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Risma-risme d'AFORISMI
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LUI VISTO DA LEI: DI ANNA ZOLI
L'UOMO è come PETER PAN: non vuole crescere mai.
C'è una cosa che all'uomo fa paura più della morte: mettersi in discussione.
Nessuno ha mai rinunciato volontariamente ai propri privilegi: perché dovrebbe l'uomo?.
Molti uomini credono di avere una donna ideale, ma pochi sanno che è una bambola di gomma.
La maggior parte degli uomini non vede nella moglie una persona, ma una serie di servizi a domicilio.
Gli uomini sessualmente dovrebbero imparare dagli animali: essere disponibili all'accoppiamento solo quando la femmina è in calore.
Sapete perché gli uomini proclamano la donna "regina della casa"? Per non trovarsela tra i piedi fuori.
L'uomo promette fedeltà con la testa, tradisce con la pancia (o giù di lì).
Il marito peggiore è quello che si aspetta che la moglie gli mantenga i vizi che gli ha dato la madre.
Nell'uomo l'unico chiaro sintomo di andropausa è un' irresistibile attrazione per le ventenni.
Gli uomini vogliono fortemente qualcosa che le donne hanno; per questo dalla notte dei tempi hanno fatto di tutto per impadronirsene.
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LUI VISTO DA LEI: IL MISOGINO DI GRAZIELLA POLUZZI
Secondo il MISOGINO: il cane è il miglior amico dell'uomo e la vipera è
la migliore amica della donna.
Ancora, per il MISOGINO, l'uomo è Nobile, la donna è Mobile.
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Sui soliti ROSPI. Le donne belle amano anche i brutti rospi, ma quanti brutti rospi, amano le donne brutte?
Graziella Poluzzi
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Occhiali bifocali vantaggio dell'età due visuali in una
Per vedere in due modi la realtà.
Recita il detto: "Chi dice donna dice danno:"
E' perfetto solo in quanto "le donne danno e poi danno e ancora danno."
Anna Zoli
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Il vantaggio di essere sempre con la testa fra le nuvole è di non
vedere le cacche che si pestano cammin facendo.
Fate in modo di dire una cosa intelligente e cinque sciocche o,
altrimenti, passerete per persona terribilmente noiosa.
Maria Grazia Ferro
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Se ti senti a terra vuol dire che non stai ancora sottoterra.
Isabella Giomi
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Pensieri di filosofia personali, tratti dal Diario, per la serie" Oggi ho imparato".
27 maggio 1998
Ho scoperto che un Africano ricco non è un Negro.
21 luglio 2000
Non capisco questa storia della pena di morte......perché se i buoni uccidono tutti i cattivi....dopo quelli che restano sono buoni o cattivi? Meritano di vivere o morire?
7 Aprile 2001
Sto cavolo che in primavera gli amori sbocciano! Con davanti la bella stagione, il mare, la discoteca e quant'altro, le coppie scoppiano, e via che si mescolano di nuovo le carte. Chi lascia si diverte, chi viene lasciato crepa. In autunno chi ha la sciato si pente, chi è stato lasciato si è ripreso, ed è in questa stagione quando le foglie appassiscono e cadono che si riuniscono i cuori e nascono i nuovi amori. D'altronde non è bello entrare soli nel letargo dell'inverno.
2 maggio 2001
I bambini hanno il diritto di fare i capricci. Gli adulti il dovere di sopravvivere.
15 Giugno 2001
Gli uomini vanitosi, che hanno occhi solo per sé sono facili da cornificare.
23 giugno 2001
Da giovani si crede di saperlo, ma in realtà si è lontani dall'immaginare quanto questa condizione, comporti all'uomo uno stato di bellezza totale, suprema. Solo dopo, quando il tempo è passato, cogliamo nei sorrisi di chi ha quell'età che non ci appartiene, il sapore di ciò che eravamo. E ci innamoriamo della nostra nostalgia.
Daniela Riberto
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"I VIP"..... di Graziella Poluzzi
Alba Parietti: "Una Conduttrice molto in gambe."
Sgarbi: "Un uomo, detto cavillo."
Luciano Pavarotti: " Il Tenorone."
Don Lurio: "Il Metà-fisico."
Vianello e Mondaini: "L'Unione fa la farsa."
Gad Lerner: "Occhio di Tenebra."
Dedicata a Gullit:
"Ma di nome, come si CHIOMA?"
EVA ROBIN'S: "La Principessa col PISELLO."

(Si ringrazia Eva ROBIN'S, per la fotografia gentilmente concessa.)
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RACCONTI
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ALLO SPECCHIO (monologo tragicomico) di Graziella Poluzzi
Lo specchio: oggetto di uso quotidiano con cui le donne debbono sempre fare i conti. A volte gratificante, più spesso dubitativo e accusativo. Dato un nominativo, nel senso di pronome personale, risponde all'invocativo, nel senso di e-vocare, chiamare da un mondo remoto.
Anche se non ha vocali e consonanti, si può dire che gli manchi solo la favella. Come raccontano le favole: è un oggetto parlante e sa essere eloquente.
Che faccia che ho! Oggi lo specchio non è gratificante. E' quasi insolente.
Con una faccia così: basteranno cinque chili di crema di bellezza a nascondere cotanta bruttezza? Più due chili di cipria ed uno di ombretto, conservanti ed additivi vari ed una nuvola di spray deodoranti, a coprire, a seppellire… prima di uscire.
E' meglio che stia in casa.
Guarda che brutta lingua, una linguaccia! La gola poi, è rossa di vergogna, poverina, ma non è il caso di vergognarsi… E i capelli: unti e maleodoranti.
Pure le gengive stanno sul dolente, per farmi compagnia. Oggi non ho niente di buono, di passabile; no, mi dimenticavo: salvo l'utero, come mi ha detto ieri il ginecologo: "Signora, lei ha un utero bellissimo!"
Che fortuna! E' il colmo! Ho un utero bellissimo e nessuno può vederlo, a parte il ginecologo. Fosse stato un bel nasino all'insù, altro che l'utero.
Se sei bella dentro, anziché un album di fotografie ti è più adatto un album di radiografie da mostrare agli amici; chissà se le apprezzeranno….Che faccio con una faccia così? Faccio cosa?
Specchio-specch'-io, dimmi qualcosa. Un fumento forse…per depurare la pelle, per
depurare la mente, anche quella ne ha bisogno; per la voce, per la gola.
L'acqua purifica. Dovrei berne due litri al giorno, ogni tanto ci provo a cacciare giù qualche bicchiere, ma se non hai sete, è una gran fatica, un po' come il latte, provalo caldo, provalo freddo, ma è una tristezza, così pallido, bianco, due dita giusto perché il latte fa bene, mi viene quasi la nausea, come lo yogurth naturale, tutto bianco, solo bianco, un bianco ospedaliero, un monocolore totale, vedo tanta neve a fiocchi, il circolo polare in un vasetto. Che gelo! Lo sente anche lo specchio. Già l'odore non so come definirlo, mi pare un po' inquietante.
Quel suo profumino ambiguo e un po' animalesco agita il mio stomaco, che di prima mattina è delicato e sospettoso. Passiamo ad altro.
Bere fa bene, così ci raccontano, fa diventare più belle, sarà, ma comunque, se non lo sei già di tuo, è meglio che non ti fai troppe illusioni.
Fossi almeno simpatica…Qui c'è da piangere, qui casca l'asino, anzi l'asina, che sono io, perché io ci provo, sì, a far la simpatica, ma mi costa uno sforzo incredibile e i risultati non li vedo mai, risultati: zero. Ovvio: se non lo sei, mi sta dicendo l'amico Fritz, il mio specch'-io. Mah! Sorvoliamo… E' difficile gestire le risorse che non ci sono? Ci sono o non ci sono? In un giorno così è senz'altro meglio non porsi tante domande, anzi nessuna proprio, ancora zero.
"Ella s'en va / sentendosi laudare"
"…dolci acque / ove le bella membra pose / colei che sola a me par donna/ gentil ramo, ecc…"
L'amor cortese. Ai tempi delle favole. La poesia che ti fa compagnia, ti consola gentile
nell'avversità. E le favole del passato remoto…Adesso se non ti rifai dal chirurgo, ti possono anche dire: "Chi è causa del suo mal, pianga se stesso." Non ti puoi nemmeno lamentare più di tanto. Anche essere "piagnona" è diventata una vergogna.
Caro specchio che resti fra di noi ,come non detto.
Caro?! Voce dal sen sfuggita, non so bene perché.
"Quando beltà splendea/ negli occhi tuoi/ ridenti e fuggitivi."
La seduzione di uno sguardo.
Vediamola allo specchio la capacità di seduzione, sentiamo cosa mi risponde di riflesso.
Niente. Il mio specchio tace. Un silenzio ammorbante.
Potrei anche comperarmi un bel paio di lunghe ciglia finte da sbatacchiare, non le ho mai usate, non mi sono mai impegnata a fondo sul tema, si può fare di più, ma non so se ne ho voglia.
E se rovescio le palpebre inferiori, vedo che sono pure anemica. Stasera zuppa di lenticchie. Così almeno ho risolto il menù quotidiano.
"Bello era e biondo e di gentile aspetto."
Bello come la statua del Guidarello dal pallido languore.
Gli dedicherò un'ode: il grande, noto fascino di quel marmo museale in quel di Ravenna, così steso….in senso orizzontale, però è un senso che fa senso. Fosse almeno un non-senso; invece no. Brutto segno se mi attira il macabro. Sono in picchiata. Debbo proprio
risollevarmi. E volare alto.
Non mi resta che rifugiarmi nella bellezza della Poesia, che mi riesce pure bene.
Ma perché mi è venuto in mente il Guidarello, che è bello, tanto, tanto bello, ma un tantino gelido, così composto, a morto. Anzi più che un tantino: è troppo gelido, peggio dello yogurth.
E' meglio che cerchi un'altra ispirazione. Il discobolo di Mirone, ad esempio, non sono una sportiva, ma è una statua che merita. E poi qualche passeggiatina, la faccio pure io.
"Chi mai ti fé sì bello?/ Il lavoro, fratello."
Bravo lui, il Pascoli col suo aratro, io invece col PC, il mio personal computer, a sera ho gli occhi strabici e arrossati.
Ma sono brutta perché sono depressa o sono depressa perché sono brutta? Mi sto un po' ingolfando mentalmente e mi gira anche la testa…
Che faccio con questa faccia un po' così?
Se avessi uno psicofarmaco, mah! Comunque non ce l'ho.
'Faccia pure, faccia lei.' Ecco, mi è sembrata di sentire una voce riflessa. Una voce poco fa. Era l'eco. L'oracolo ha risposto?!
Uno psicofarmaco per essere abbacchiata ed intontita con pillola o sto così angosciata al naturale? Non so proprio cosa consigliarmi.
Soluzione in conclusione: bene, adesso esco senza creme, senza cipria, senza niente, senza pillole, senza…senso di colpa, ecco quello che mi rode stupidamente: il senso di colpa! E di ché? Non ho proprio nulla di cui vergognarmi.
Specchio, specchio delle mie ipnosi, per ora ti giro sul retro ed anche ti copro. Adesso mi autoipnotizzo e porto a spasso la faccia che ho. Farsi la faccia, faccia da facere: faccio-faccia, la faccia ciascuno se la costruisce giorno per giorno, non so bene come, però…vorrei tanto crederci.
Voglio essere libera di non essere bella, di essere come sono, rivendico il diritto di avere il muso, di avere la luna, di avere i nervi, di essere grassa, di essere magra, invalida, di essere vecchia; ché ci vuole? Basta autoipnotizzarsi: li-be-ra-mente è la parola chiave, li-be-ra-mente. Essere bella dentro. Il lifting dei pensieri.
Sorridere è un po' eccessivo, però…in fondo, in fondo, non sono mica un mostro!
Come dicevano ieri alla radio? Consigli per risollevarsi: un respiro pro-fon-do e poi si battono le mani, ciac! Facciamone tre. Ree-spii-roo e uno e due e ciac-ciac.
In effetti mi sento già meglio. Ancora: uno, due, ciac-ciac; anzi: unò, duè, ciac-ciac; unò, duè e ciac.
E cik e ciak e cik e cik e cik e ciok. Ciok- ciok.
Mi vengono in mente le nacchere: olé. Sì, mi sento un po' risollevata.
E uno e due e cik e ciak. E uno e due e tre. E uno e due, olé E cik e ciak. Ciak-ciak.
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"LUI" di Anna Santoro
Lo guardo poco, questo è vero. Lo ascolto poco. Anche questo è vero.
Il fatto è che mi deprime. Non sempre. Tante volte mi piace, anzi, il più
delle volte mi piace.
Quando sono di buon umore e lui è forte e pieno di energia, allora mi piace e
lo guardo soddisfatta. Ormai lo conosco, mi sono abituata a lui e lui è sempre
lì pronto a fare quello che io desidero: voglio andare lì! Va bene. Voglio
fare questo! Va bene.
Qualcuna me lo invidia. Dice: beata te, stai proprio bene. Io sorrido
compiaciuta, annuendo, e penso: sapessero...
Il fatto è che quando ho da fare, il che è superfrequente anzi è sempre, da
fare cose che non posso assolutamente rimandare, quando mi faccio forza per
resistere e andare avanti e non badare a niente altro, ecco, in questi casi,
lui mi deprime.
Perché si lamenta, si irrigidisce, mi lancia segnali di pericolo, commenta
acido e troppo saggio tutto ciò che faccio, si offende, si fa venire mille
mali, assume subito un aspetto sciupato, stanco, teso, diventa brutto,
inguardabile, insopportabile.
Sì, insopportabile... sebbene, in fondo in fondo, io lo capisca.
Faccio finta di non ascoltarlo, proprio perché so che ha ragione, ma so anche
che non posso dargliela, questa ragione.
Allora gli dico, ancora gentile: Dai, non fare così, è ancora per poco, finisco
questo libro, questo saggio, questo Convegno, la stesura delle lezioni per
questo Seminario, questa organizzazione per la difesa dei diritti civili,
questa maratoneta per i cani abbandonati, questa manifestazione...
e intanto penso che devo anche ricordarmi di chiamare la mia amica, che sta
male perché non sa come riempire il tempo, visto che il marito se ne va in
giro, il mascalzone, la tradisce, certo che la tradisce e lei mai, mai che
abbia pensato a rendergli pan per focaccia...
in quanto a lasciarlo poi, sei pazza!
e a trovarsi cose da fare? non se ne parla proprio, appunto perché è triste,
sola, abbandonata e almeno tu chiamami, dice, fammi sentire che qualcuno mi
vuole bene, mi protegge, mi assiste, mi comprende...
e insomma devo fare questo e poi quest’altro e quest’altro ancora e...
Non ne posso fare a meno, ti dico, ma ti giuro, gli dico, non lo farò più, ti
giuro, ma tu non fare così proprio ora, non piantarmi in asso, non mi farò più
incastrare in ritmi di tempo che non sono i miei, credimi, che poi quali siano
i miei qualcuno me lo dica, no, non tu, tu lo so come la pensi, ma ti giuro,
non mi farò affascinare da proposte di lavoro, da un Progetto meraviglioso, da
un invito importantissimo se non quando avrò tempo e sarò serena e potrò
pigramente dire, sì, mi piace, ci sto, ma ho bisogno di tre mesi, di un anno,
di cinque anni...
farò così, lo giuro, ma ora, capiscimi, sostienimi, devo devo farcela...
tu da che parti stai? Sì, lo so, ti preoccupi, lo fai per me, ci tieni a me, lo
so, e anche io ci tengo a te, lo sai, tu però non capisci. Ora, per esempio, ho
anche la grande pulizia pasquale della casa, mettere via gli abiti pesanti e
tirar fuori camicette, jeans, tailleurs freschi freschi, insomma tutte le
cosine estive, carine, carine, ma da lavare, stirare, mettere in ordine e c’è
il riordino dei libri che, non so come facciano, si muovono da soli dal loro
posto e io perdo la testa a cercarli nel casino generale e allora devo devo
rimetterli in ordine e facendolo, ovvio, li tiro via dagli scaffali e vedo la
polvere, dio come la odio, allora pulisco e nel farlo mi fermo a leggere una
pagina di quel romanzo tanto amato e che da tempo non rileggo, non ci pensavo
più e così mi accendo una sigaretta, per un poco volo tra le parole e poi il
telefono e quando torno non ricordo più cosa stessi facendo, guardo il casino,
guardo l’orologio, presto, è tardi, mettere in ordine, altrimenti non ci
capisco più nulla, come per le carte, che anche loro non so come facciano, si
scambiano di posto, si confondono, si moltiplicano e io penso a quei poveri
boschi decimati per cosa? anche per me, anche per il mio disordine e allora
mentre sui fornelli bruciano i piselli la pasta è ormai scotta e non ho la
ricotta, decido di tirarle tutte fuori, le carte di questa grafomane che sono,
di rivedere l’archiviazione e facendolo escogito sistemi sempre più sofisticati
di cui tra pochissimo tempo non avrò più memoria e mi ritroverò nel casino e
non so a chi chiedere una mano, un consiglio, un aiuto perché anche il
computer uso male o lo sottouso perché, anche lì, decine di copie di file con
nomi diversi, per non perdere nulla delle cose straordinarie che scrivo e
allora ogni correzione va fatta ma salvando quello che c’era prima e bisogna
escogitare nomi strani o numerare i file e poi devo riaprirli e perdo la testa
a confrontarli...ma qual è la differenza???????
E in tutto questo mio fare e mio spiegare e mio giustificare e mio prendere
tempo e cercare di rabbonirlo, lui mi fa il muso. Tosto. Si chiude permaloso,
soffre, mi fa soffrire, non solo non mi sostiene, mi attacca, mi indebolisce,
mi mette in crisi, mi sta addosso pesante, mi pesa sulle spalle, mi schiaccia,
non mi fa dormire, mi tiene sveglia e dice che sono io, dice che è colpa mia se
non riesco a prendere sonno, perché sono troppo eccitata o troppo preoccupata,
troppo tesa, troppo nervosa.
Io lo guardo per una rispostaccia e lo vedo proprio orribile, debole, vecchio,
allora mi irrigidisco anche io, affermo con superiorità che non mi darò per
vinta, che posso farcela...
se solo mi dà una mano. Eh già, perché io ho bisogno di lui, mi è
indispensabile, devo poter contare su di lui.
A sera, tardi, quando finalmente vorrei che si stendesse, calmo, sereno, forte,
che mi desse sicurezza, proprio la sera, la notte, mi fa impazzire, perché
continua a segnalare, ad avvertire, ammonire, mettermi in guardia: tiri troppo
la corda, chiedi troppo dalle tue forze, ormai non sei più una giovincella,
prenditi una vacanza, al sole, nel mare, nuotare, buon cibo, riposo, leggere,
dormire, camminare sulla spiaggia, chiacchierare di cose cretine, non pensare
al Cavaliere e alla sua corte scorticata, non fare progetti, piani, non
rimuginare, non soffrire...
Io rispondo lo so lo so, proprio come diciamo tutti noi a Napoli. Lo so, lo so,
diciamo lo so a qualunque cosa, perché è vero, sappiamo tutto, siamo filosofi,
siamo antichi, e specialmente noi donne, sappiamo tutto, abbiamo occhi e testa
e cuore così grandi che...
No, non mi distraggo. Sono qui, dammi tempo. E lui: no! E io: voglio almeno... E
lui: no! Solamente... No!
E’ inutile, si mette di impegno a rovinarmi tutto. Così, sul più bello, quando
credo di avercela fatta e basta ancora un piccolo sforzo, lui, trac... mi
abbandona, cede, mi punisce e io mi ritrovo bloccata da un colpo della strega,
o da una febbre da 39 in su, o da herpes, eczemi vari, pruriti, mal di gola, di
pancia, di schiena, di polsi, di gambe, di testa... e lui, il mio corpo, benché
sofferente, anzi proprio per questo, finalmente se la gode: te l’avevo detto.
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