Parte Terza – Piano di Lavoro
Il
Convento e la Città. Donne e Uomini nella Mondialità.
La
libertà di movimento, che si tratti della libertà
di andarsene
e di iniziare qualcosa di nuovo e di inaudito,
oppure della libertà di comunicare con i molti
e di esperire quella pluralità complessiva
che é il mondo,
non era né é in alcun modo il fine della politica,
ciò che si può ottenere con mezzi politici,
ma é piuttosto l’ effettivo contenuto
e il senso della politica in sé. (Hannah Arendt)
Prima
Parte - Progetto
Premessa
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Il
Convento e la città. Donne e Uomini nella Mondialità
è il progetto/programma poliennale 2005/2009 di “Orlando”
- Associazione di Donne e viene presentato al Sindaco di Bologna
e agli Assessorati competenti al fine di stringere una convenzione
tra Comune e “Orlando” per la conduzione del Centro
di Documentazione, Ricerca e Iniziativa delle Donne (forma
abbreviata: Centro delle Donne) con le sue strutture e
servizi di Centro in senso stretto, Biblioteca Italiana
delle Donne - biblioteca e archivio digitali, Server Donne
e Sala Internet; e con le sue attività di Ascolto accoglienza
e cura, Presenza e Iniziativa culturale e civile, Cooperazione,
relazioni e reti internazionali, Elaborazione e ricerca, Formazione
e trasmissione, Documentazione libraria e archivistica, Comunicazione
e sistemi informativi informatici.
Esso
tiene conto sia di quanto accumulato negli oltre 25 anni di
esistenza del Centro delle Donne, che va conservato e accresciuto,
sia di riflessioni, esperienze e apporti recenti legati ai
processi complessi di mutamento del contesto culturale e politico
della città e del mondo in cui viviamo. E’ suddiviso
in due parti: Progetto e Indicazioni Programmatiche.
Una terza parte, Piano di Lavoro, contenente i singoli
programmi e piani di lavoro e corredata dai relativi budget
con riguardo particolare al 2005, è in via di definizione.
Suppone, infatti, incontri con l’Amministrazione date
le proposte d’innovazione che la parte Progetto del
documento contiene e la parte Indicazioni Programmatiche articola.
Lo
schizzo che si fornisce prende a filo ordinatore gli spazi
fisici, virtuali e mediatici necessari a strutture, servizi
e attività. Tiene perciò conto e di quelli di
Palazzo dei Notai, in cui oggi il Centro delle Donne è
collocato con ridotta funzionalità per la perdita,
a partire dal 2001, dell’altra sua sede storica in Palazzo
Montanari, e di quelli di Santa Cristina che s’aggiungeranno
nei prossimi mesi, una volta realizzato il parziale trasloco
nell’ex convento. Schizzo corredato di un curriculum
dell’Associazione e di alcuni documenti informativi
analitici.
Alla
materiale e ideale concretezza di cui sono segno le sedi fisiche
del Centro delle Donne, il progetto/programma intreccia il
senso progettuale e la prospettiva di futuro che oggi l’ispirano.
Ciò a partire da opzioni teoriche e pratiche che hanno
espresso, nel corso del tempo, la fisionomia peculiare del
centro bolognese e la sua facilità a trasformarsi grazie
al confronto e alla combinazione, a volte consensuali e a
volte conflittuali, della capacità di fare mondo del
gruppo che lo ha realizzato, della presenza e sostegno continui
di tante singole e aggregazioni di donne (e uomini) della
città del paese e non solo, della volontà dei
governi cittadini di dare vita, tra il 1977 e il 2000, all’esperimento
unico di uno spazio e servizio pubblico affidato in autonomia
ad un soggetto privato femminile e femminista. Ma importanti
innovazioni hanno continuato ad avvenire nei più difficili
anni 2001/2004 quando, cambiato radicalmente il quadro economico
sociale e istituzionale generale e tacendo la convenzione
con un governo cittadino di mutato orientamento, “Orlando”
ha proseguito un percorso di autonomia e differenziazione.
Dell’orientamento
presente e dei processi avvenuti nel tempo, di elementi che
perdurano e delle metamorfosi intervenute, questo schizzo
dà conto prima ancora d’addentrarsi nella descrizione
delle strutture, servizi e attività di cui s’è
detto.
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1.
Una proposta e un titolo nel presente.
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La
costruzione di spazio pubblico caratterizza l’operare
proprio a “Orlando”, il suo comunicare e significarsi
per opere - luoghi e strumenti e non solo e soprattutto parola.
Ove “spazio pubblico”, arendtianamente, non rimanda
di per sé né a un luogo fisico, né a
un principio di territorialità, né a sedi istituzionalizzate.
Indica piuttosto «la condizione di possibilità
di essere insieme» e si forma “ovunque”
gli esseri umani, donne e uomini ciascuna/o diverso e unico,
s’incontrino per scambiare parola e azione e rendersi,
così, visibili e comprensibili gli uni agli altri.
L’aggettivo “pubblico” sottolinea che si
tratta di uno spazio comune a ciascuno e tutti, distinto da
altri spazi che ciascuno occupi privatamente nel mondo.
Un
gruppo che vive da un quarto di secolo – “Orlando”
nasce come realtà informale nella seconda metà
degli anni settanta ed esiste come soggetto giuridico dal
1983 - ha di necessità prodotto immagini del suo fare
e pensare. In tempi lontani “Il Convento e la Città”
esprimeva simbolicamente il movimento pendolare di
“Orlando”, e delle singole che la compongono,
tra lo stare presso di sé e l’andare alle/agli
altri, tra il raccoglimento fuori della mischia e il lasciarsi
attraversare dagli eventi della contemporaneità. Di
fatto la scelta di tenere insieme la passione per la riflessione
e “l’amore del mondo”, per usare ancora
parole di Hannah Arendt, pensatrice cui più che ad
altre ci siamo riferite, ha sempre connotato l’Associazione.
Lo provano iniziative concomitanti e ricorrenti dagli anni
ottanta, volte l’una, Teorie dei femminismi, a incontri
e comparazioni tra elaborazioni diverse prodotte nel nostro
e in altri paesi e continenti; mirata l’altra, Molte
Donne, Un Pianeta, a farsi carico di incontri e scambi tra
donne della città e paese e donne costrette a vivere
in “luoghi difficili”, sotto regimi o in guerre
che ne mettono a rischio la libertà e la vita, eppure
portatrici di prospettive critiche e creative.
“Il
Convento e la Città” diviene ora parte iniziale
del titolo di un progetto/programma perché una nuova
concretezza dà corpo alla locuzione, in un nuovo contesto
di progettualità e speranza pur in una dimensione planetaria
che appare sempre più densa di violenze e oscurità.
Innanzitutto,
ad ospitare il Centro delle Donne esistono oggi, lo si è
visto, un convento e un palazzo della piazza grande. Come
ci si è arrivate? “Orlando” tenne la prima
festa per l’assegnazione di Santa Cristina al Centro/Donne
nel 1993, con un concerto affollatissimo di musiche femminili
nell’Aula Absidale dell’Alma Mater Studiorum a
Santa Lucia. Pensavamo allora ad “un luogo grande e
inconfondibile”, sede di esperienze rilevanti che l’associazionismo
femminista veniva conducendo a Bologna, com’è
avvenuto in anni recenti al Buon Pastore a Roma, oggi bellissimo
spazio comune di eccellenza femminile. Punto di forza era
l’idea che all’ex convento la Biblioteca del Centro
avrebbe realizzato la sua annosa vocazione di “biblioteca
nazionale” sul modello di archivi e biblioteche creati
in Europa, negli Stati Uniti e altrove (in Turchia, per esempio)
tra Ottocento e Novecento da aggregazioni emancipazioniste
e suffragiste. Ma un’enorme suggestione e suggerimento
forniva di per sé Santa Cristina abitata per secoli
da suore musicanti, le cui voci e composizioni rilanciavano
il nostro desiderio e volontà di dare rappresentazione
a tradizioni sapienziali, culturali e politiche femminili
taciute nei cataloghi dei saperi conclamati e trasmessi. L’assegnazione
fu sancita, con le risorse per ristrutturare l’ex convento,
nel Protocollo siglato dal Ministro Veltroni e dal Sindaco
Vitali per Bologna Città Europea della Cultura nel
2000.
Nel 1996 inaugurammo la sede di Palazzo dei Notai, conseguendo
un obiettivo a lungo perseguito: avere infine nel cuore della
città uno spazio ideale di visibilità della
presenza civica femminile, che a Bologna ha una storia ben
più lunga e gloriosa di quella di una singola associazione.
Quella festa d’inaugurazione ebbe a fulcro l’apertura
della prima sala internet di donne nel paese (ironicamente
Sala da Tè e non Internet Caffè), all’interno
del progetto Server Donne distinto dalla pionieristica rete
cittadina Iperbole ma a contatto con essa, teso all’introduzione
di “voci, visioni, azioni di donne” negli orizzonti
contradditori apertisi con le nuove tecnologie della comunicazione
e della manipolazione dei corpi. A quel punto generazioni
di giovani si erano unite a quante tra anni settanta e ottanta
del Novecento avevano dato luogo, a Bologna come in decine
di altre parti del paese, ad archivi, biblioteche, case, centri,
cooperative, case editrici, librerie e riviste di donne prima
ancora di costituire, come sarebbe avvenuto da lì a
poco, coordinamenti nazionali e/o società italiane
di storiche, letterate, scienziate, teologhe ecc. . Un riferimento
d’obbligo: il Convegno di Siena del 1986, Le Donne al
Centro, organizzato dalla rivista DWF, dai centri di Milano,
Siena e Bologna, che ospitava e coordinava allora la maggior
parte dei reticoli cui qui s’è fatto cenno, raccolse
cento realtà di tale natura.
“Uomini
e Donne nella Mondialità” completa il nostro
titolo e ci porta con decisione al presente. Tale parte vale
a sottolineare una volta di più la dimensione planetaria
che oggi a tutti s’impone con il suo carico di danno
e distruzione e ad esporre, ciò nonostante, le ragioni
ed emozioni che adesso e qui spingono a volere contribuire,
con obbligato senso del limite, a far vivere e a valorizzare
potenzialità e sperimentazioni che configurano prospettive
e modalità inedite di sopravvivenza e convivenza della
pluralità delle/dei viventi.
Del
presente Rosi Braidotti scrive cose che condividiamo:
“Questi sono tempi strani, e strane cose stanno accadendo.
Tempi in cui i cambiamenti si susseguono a ondate sempre più
ampie, anche se irregolari, con il conseguente, simultaneo
manifestarsi di effetti contraddittori. Tempi di mutamenti
velocissimi che non cancellano la brutalità dei rapporti
di potere, ma per molti versi li intensificano, portandoli
ad un punto di implosione.
Vivere in un’epoca di mutamenti tanto accelerati può
essere elettrizzante, ma il compito di rappresentarli a noi
stessi e di impegnarsi positivamente a fronte delle contraddizioni,
dei paradossi e delle ingiustizie che essi generano è
una sfida continua. Dar conto di circostanze in rapida mutazione
è un lavoro faticoso; sottrarsi alla velocità
del mutamento è persino più arduo. Se non si
ama la complessità, è impossibile sentirsi a
casa nel ventunesimo secolo. Trasformazioni, metamorfosi,
mutazioni e processi di cambiamento sono infatti divenuti
parte integrante della vita della maggior parte di soggetti
contemporanei. E sono, del resto questioni vitali anche per
le istituzioni scientifiche, sociali e politiche che dovrebbero
occuparsene e governarli”. (In Metamorfosi, 2003).
Da
tempo l’attenzione alla differenza/differenze
propria della ricerca femminista e degli studi delle donne,
e coerentemente di “Orlando”, ha raccolto la sfida
di mettersi alla prova dei processi di cambiamento e della
pluralità degli universi culturali tra il moltiplicarsi
delle differenze e l’acuirsi delle disuguaglianze.
L’Associazione approfondirà, perciò, l’elaborazione
e le relazioni spesso complesse legate a generi, generazioni,
genti. Ciò non solo dando vita nei propri comitati
scientifici e gruppi di lavoro al confronto tra uomini e donne,
accelerando lo scambio tra generazioni che già “Orlando”
sperimenta essendo oggi costituita in misura crescente da
donne giovani, dilatando i rapporti tra migranti e native
e con donne di altri paesi, ma facendo di queste esperienze
in particolare spazi privilegiati d’invenzione e discussione
quotidiana di nuove forme di “democrazia praticata”
e di nuove concezioni rigorose ma non dogmatiche dei saperi,
dalle scienze alle arti.
Ma occorrerà anche misurarsi con le forme inedite,
negative e ostili del manifestarsi della differenza/differenze
che viene oggi riassorbita e usata sui fronti opposti dei
poteri egemonici bellicosi per giustificare la loro azione
– “liberare” donne, serve oggi a giustificazione
di guerre infinite - e delle forze che li contrastano con
il terrore – “armare” donne vale oggi a
provocare orrore illimitato.
La
differenza/differenze, in quanto così assimilata e
usata non è, quindi, più garanzia di per sé
del differire dai sistemi da cui si vuole/deve differire.
“Orlando” intende a maggior ragione proporre nel
suo progetto/programma assunzioni di responsabilità
e di linee che mantengano senso e mordente al differire.
Come
un percorso “dai sensi al senso” potrebbe
essere sinteticamente definito il lavoro conoscitivo ed estetico
che dedicheremo innanzitutto al “vocalico”, rimosso
dal logos dominante (Adriana Cavarero, 2003), in
un auditorium musicale singolare come Santa Cristina; a prospettive
diverse del “visivo” che quel logos ha
dominato, poiché l’ex convento sarà anche
sede dei Dipartimenti universitari di arti visive e della
Fondazione Zeri, al “tattile” così come
al “gusto” e all’“olfatto”.
Spostamenti importanti che dalla centralità del corpo
nelle teorie nella storiografia e nella letteratura delle
donne, e non solo dai grandi novatori del secolo scorso o
dall’antropologia o dalle ricerche sull’opera
d’arte, prendono nuovi risalti nelle stesse filosofia,
semiotica, psicologia contemporanee. Accanto ai testi di un’Adriana
Cavarero, una Barbara Duden, una Gianna Pomata, per citare
socie e vicine di “Orlando”, ci piace ricordare
i racconti dedicati ai sensi dall’ultimo Italo Calvino.
In “Orlando” peraltro sono anche le scienziate,
le tecnologhe e le esperte di comunicazione, insieme alle
artiste e attrici, a sollecitare attenzione alle dimensioni
multiple e alle trasformazioni della corporeità in
un’epoca di potenziale disincarnazione e di attuale
mercimonio e scempio dei corpi. Che il corpo, poi, sia oggetto
di “politicizzazione” (Agnes Heller 2001) e di
normazione invasive è cosa su cui donne consapevoli
hanno richiamato attenzione, trovato alleanze, mobilitato
rifiuto.
Lasciarsi
attraversare dalla contemporaneità per l’imprevisto
soggetto donne, e per “Orlando”, significa anche
avere attraversato, in certa misura in controtendenza, il
dibattito delle scienze sociali sulla crisi irredimibile delle
filosofie della storia e sui fallimenti delle grandi architetture
sociali del secolo scorso. E, di conseguenza, vuol dire avere
incontrato tesi plausibili sulla improponibilità di
progetti collettivi a lungo termine a fronte della condanna
alla contingenza, all’isolamento individuale nel tempo
biografico e nei circuiti di una socialità ristretta
ritenuta propria al nostro tempo. Quasi un’impossibilità
logica e strutturale di comunità, di presenza e di
futuro.
Certo, non è in potere di una piccola aggregazione,
quale siamo, avanzare previsioni a lungo termine o disegni
sociali che ribaltino modi prevalenti del pensiero contemporaneo,
tanto più a fronte del ridursi del tempo disponibile
a riparare situazioni di guasto crescente a causa della corsa
dei tempi distruttivi. Certo, anche il progetto/programma
qui abbozzato si colloca trai progetti ristretti e locali
che nel dibattito critico in corso sono ritenuti attendibili
e utili.
Tuttavia
nella croce e difficoltà del presente, pur senza rinunciare
al criticismo e cadere nella semplificazione, è ad
altri filoni di riflessione e azione che ci riferiamo per
creare visioni e politiche che abbiano al cuore quella “pluralità
complessiva” di singole e singoli che costituisce la
condizione umana nel pianeta vivente che abitiamo, per ritrovare
e darci tempo nello scorrere veloce dei tempi che esperiamo.
Opportune appaiono a tal proposito le operazioni di decostruzione
delle identità ascritte, sessuali di classe nazionali
culturali religiose, promosse dagli studi sulla soggettività
femminile e sul ruolo decisivo dell’intersoggettività
per una nuova idea di cultura, convivenza, mondo. Nel circuito
di donne a noi prossimo, tra Europa e Stati Uniti, pensiamo
a Luisa Passerini, Rosi Braidotti, Teresa de Lauretis, Nira
Yuval Davis, bell hooks, Seyla Benhabib, Marianella Sclavi,.
In quello, a noi non meno prossimo, delle sponde diverse del
Mediterraneo possiamo richiamare altre che, come Sahar Kalifeh,
Hagar Rublev, Kalida Messaoudi, Zahira Kamal e Terry Greenblatt,
Irfanka Pašagic, Vjosa Dobruna e Lepa Mladjenovic, Fatema
Mernissi, fanno i conti con approcci nonviolenti o si misurano
con le condizioni di possibilità del comunicare nelle
società complesse. Insomma: alla luce di filosofie
e politiche dell’ascolto, del rispetto, del confronto,
della soluzione creativa dei conflitti che nonostante tutto
fioriscono, differenti e con nomi differenti, in aree culturali
e geopolitiche oggi cariche di guerre e atti di terrore, parole
come “libertà in comune” e valori temperati
di comunicabilità tra differenti restano per noi dotate
di senso. E dotata di senso resta una progettualità
che esprima activity beyond activity (Gillian Rose
1996) e miri ad una civile e generale communitas
di donne e di uomini.
Ci
confermano nell’opzione a favore di un’attività
positiva, contributi diversi provenienti dalle scienze forti,
dalla fisica dalla biologia dalle scienze della terra, che
sembrano oggi mostrare “ubiquamente” attitudine
alla ricerca di una “verità in comune”.
Sul piano della conoscenza e non solo su quello dell’azione,
pare quindi possibile individuare vie positive percorribili.
Nuove ipotesi immagini modelli, a fronte della fine dell’idea
del “mondo” quale cosmo ordinato e determinato
con certezza, paiono così sfuggire al tempo stesso
alla pretesa della verità assoluta del mondo come io/noi
– un gruppo umano e una comunità scientifica
dati - lo vediamo, sia all’abdicazione a favore di un
relativismo assoluto, indifferente al darsi di qualcosa come
“un mondo comune”. Si fa piuttosto strada una
concezione di/del mondo, che proprio perché contingente,
frutto di processi e di combinazioni probabili e insieme l’unico
in cui possiamo esistere, può da noi essere “messo
al mondo” (Comunità Filosofica Diotima), “creato”
(Jean Luc Nancy).
Se
il richiamo del progetto/programma alla “mondialità”
vuole sottolineare quella qualità del presente che
spesso viene ricondotta e ridotta a “globalizzazione”,
“mondo” e “mondano” vogliono piuttosto
suggerire una volontà propositiva di essere affermativamente
“in questo mondo”.
Oggi
Bologna può prestarsi in modo speciale a fare vivere
una simile progettualità sia per la resistenza e ripresa
d’iniziativa e creatività emersa negli ultimi
anni dell’amministrazione di centro-destra, sia per
la spinta partecipativa che ha accompagnato il cambiamento
dei governi comunale e provinciale. Ci troviamo infine nella
condizione di vivere in tante/tanti in “una città
di donne e di uomini” anche per scelte operate nelle
nuove giunte? Senza evocare immagini futili di “femminismo
in una sola città”, siamo convinte che ad una
realtà che oggi vanta presumibilmente il più
alto numero di amministratrici dell’intera Europa Mediterranea,
debba corrispondere un salto di assunzione di responsabilità
della società civica femminile che molto ha contribuito
ad un tale esito.
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2.
Il soggetto proponente: metamorfosi e radici.
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Chiave
della proposta restano progettualità e storia di
“Orlando” che in virtù di un finanziamento
ad hoc del Ministero per i Beni Artistici e Culturali avrà
a Palazzo Pallavicini, in via San Felice, una sede sociale
per attività che eccedono e arricchiscono simbolicamente
e materialmente il Centro delle Donne realizzato con il Comune.
Ciò avverrà con strumenti da poco creati: l’Istituto
Strategie di Genere, con il suo centro studi e scuola
di politica, ideato nel 1999 in Kosovo, nell’immediato
dopoguerra, e oggi in corso d’opera dopo uno studio
di fattibilità finanziato dal Fondo Sociale Europeo
e dalla Regione E R presentato al pubblico alla Sala Farnese
nel febbraio 2003; il Centro Risorse Multimediale
realizzato con la partnership Portico all’interno del
Programma Europeo Equal e presentato nella sede provvisoria
di via del Rondone nell’ottobre 2003, con i suoi nuclei
produttivi di software, cercatrici di rete, magazine ed emissioni
radio e tv web. Ed ancora: perno essenziale sarà la
più recente e tuttora in via di formalizzazione ONLUS
“Orlando” – Molte Donne, Un Pianeta”,
volta a progetti di cooperazione allo sviluppo sostenibile.
Porre l’Associazione “Orlando”, la sua capacità
e storia a chiave delle proposta significa affermare la centralità,
per la vita e qualità del Centro delle Donne, di un
gruppo partito da 11 singole e pervenuto oggi a 250 socie
e vicine che costituiscono, con forme e gradi diversi di personale
iniziativa e partecipazione e grazie alla loro appassionata
presenza ed elevate competenze, il patrimonio più prezioso
e decisivo che possiamo mettere in campo. Ciò esprime
innanzitutto il convincimento che i “beni”
umani e relazionali siano sempre alla base di intraprese
di valore. Sottolinea soprattutto un dato di fatto: le componenti
di “Orlando”, prestino o non abbiano incarichi
remunerati al Centro/Donne o in progetti indipendenti dell’Associazione,
impegnano un volume considerevole di idee, di tempo e di energie
gratuite per il Centro/Donne. A loro s’è aggiunto
un numero considerevole di volontarie (e qualche volontario)
che, stagiste inviate da dipartimenti universitari e da enti
di formazione oppure “amanti della materia”, coprono
non di rado i vuoti di personale di cui il centro bolognese
soffre ormai endemicamente.
Un gruppo, tuttavia, non è un semplice aggregato
di singole e di relazioni, esprime piuttosto il modo di vedere
di donne che da anni pensano e agiscono in comune. Il nostro
punto di vista – al “punto di vista delle donne”
fa forte riferimento il Programma di mandato dell’attuale
Governo della città – è che ci sono le
condizioni perché visioni e pratiche di donne consapevoli
siano centrali e non parallele o residuali nella trasformazione
della città. Che, poi, questo si chiami “doppia
sovranità”, “città di donne e di
uomini”, poco importa. Ciò che conta è
che Bologna, società e istituzioni, assuma fino in
fondo la svolta che in questa direzione ha saputo darsi in
questi mesi nei suoi stessi governi. Per tale svolta “Orlando”,
con e oltre il Centro delle Donne, si ritiene risorsa essenziale
perché gruppo sperimentato e non pura istanza molecolare.
“Progetto" è parola che appartiene da sempre
all’Associazione: progetti sono stati l’ideazione
di un centro di documentazione, ricerca e iniziativa delle
donne, la fondazione di una "biblioteca nazionale",
la creazione di un server donne. "Progettare" in
tale accezione indica il porsi finalità generali e
definire mappa e percorso per raggiungerle, secondo direzioni
di senso e principi che attengono alla natura dell’associazione.
Ma il progettare di “Orlando”, più di recente,
ha assunto anche la forma e il senso più ristretti
di "lavorare per progetti", cioè proposte
operative sottoposte ad enti finanziatori (Provincia, Regione,
Ministero per il lavoro e il welfare, Ministero degli affari
esteri, Ministero per i beni e le attività culturali,
Unione Europea, Fondo Sociale Europeo, ONU e altre agenzie).
Ciò in risposta ad una duplice spinta. Da un lato il
desiderio e la necessità interna a “Orlando”
di consolidare la propria autonomia d’azione anche economica,
creando riparo alle situazioni contingenti quali, per esempio,
l’interruzione della convenzione con il Comune; dall’altro
la volontà di cogliere le opportunità di allargare
e diversificare le iniziative e le reti di relazioni e collaborazioni
di volta in volta offerte dai programmi delle agenzie di finanziamento.
Verso la progettazione ha spinto, poi, dall’esterno,
il consolidarsi a tutti i livelli - locale, nazionale, internazionale
- di una prassi di finanziamento strutturata per bandi e chiamate
di proposta. Questa progettazione, tuttavia, segue a sua volta
direzione di senso e principi che ci sono propri. Per questo,
contrastando una tendenza alla frammentazione dell’agire
e alla dispersione degli obiettivi che il lavorare per progetti
induce, l’Associazione si è concentrata attorno
ai nuclei strategici sopra richiamati: presenza delle donne
nella sfera pubblica, inclusa la rappresentanza politica,
oggetto dell’Istituto Strategie di Genere; trasformazioni
del mondo del lavoro in prospettiva di genere, oggetto del
Centro di Risorse Multimediale attorno a cui si coagulano
azioni nel campo delle Tecnologie dell’Informazione
e della Comunicazione e in quello dei mass-media.
Più
timida tuttora, benché non del tutto assente, appare
la presenza di sponsor e committenti privati. Ma è
una strada intrapresa su cui il Comune stesso – e l’Assessorato
alla Cultura in particolare – potrebbe dare consiglio
e aiuto in ordine ai progetti che riguardino il Centro/Donne.
Qui, ci limitiamo a segnalare come di recente l’Associazione,
l’ISG in particolare, sia fatta oggetto di richieste
di studi di fattibilità da parte di privati. I più
recenti in vista di nidi e scuole per l’infanzia. E’
il caso di HERA di Bologna e di Cesena.
La
trasformazione avviata nella seconda metà degli anni
novanta si è accelerata dopo il 2000, quando il governo
cittadino ha cercato di ricondurre la complessa e intrecciata
realtà del Centro delle Donne nei confini della sua
biblioteca e servizio internet. Solo a fine 2003 c’è
stato l’intervento ministeriale per l’acquisto
di una sede sopra richiamato, riservato a pochissimi gruppi
femminili in ambito nazionale e dovuto a scelte di sostegno
ai “beni culturali di donne” delle parlamentari
della Commissione Cultura, su iniziativa di deputate bolognesi.
Ed
è, forse, utile fornire un indicatore finanziario di
come l’Associazione sia cresciuta grazie a progetti
e alleanze diverse, nonostante la perdita della convenzione
comunale: nel 2003 il suo bilancio ha raggiunto quota 1.440.073
Euro, mentre il bilancio 2002 era di 667.819 Euro e quello
precedente del 2001, costruito con diversi criteri contabili,
s’aggirava sui 350.000.
Né guasta fornire un indicatore d’impatto segnalando
i contatti on line legati al progetto Equal Portico e al Centro
Risorse Multimediale che hanno fin qui raggiunto quota 2.029.150.
Nell’ultimo anno gli accessi complessivi al Server Donne,
esso pure privato dei contributi comunali e sostenuto in parte
dalla Regione, sono stati 16.535.470.
Grande
incremento intendiamo dare all’esperienza della
radio, finora una radio web condotta da una giovane redazione
interna alla più vasta redazione dell’insieme
dei media di Portico. La radio “normale” è,
infatti, ascoltata da un numeroso pubblico femminile che non
ha computers e risorse per acquistarne. Non a caso, all’apertura
e sostenibilità di radio indipendenti sono dedicati
progetti di donne di vari continenti, e la mappatura che ne
ha realizzato “Orlando” con il Dipartimento di
Scienze della Comunicazione (Equal Portico) può costituire
una buona base di ragionamento.
Se
è evidente che il Centro delle Donne con le sue/suoi
utenti e la città beneficiano delle “risorse”
diverse messe in campo in modo autonomo da “Orlando”,
lungo queste linee proponiamo di inserire una progettazione
che valorizzi direttamente, attraverso la ricerca di risorse
aggiuntive, le azioni del Centro/Donne nella sua articolazione
in strutture, servizi e attività. A tal fine, tra le
competenze che l’Associazione mette a disposizione come
proprio contributo, è da annoverare il gruppo di esperte
in progettazione e gestione di progetti che “Orlando”
ha costituito e la vasta rete di partenariati locali, nazionali
e transnazionali creati e mantenuti in questi anni.
“Orlando” e il Centro delle Donne nel tempo.
Accanto alla trasformazione dell’Associazione –
“Orlando” nel romanzo di Virginia Woolf da cui
traiamo nome è un soggetto di metamorfosi per eccellenza
-, ci piace richiamare momenti essenziali e linee di continuità
che la hanno caratterizzata e che si sono espresse direttamente
nella natura ed evoluzione del Centro delle Donne.
“Progetti/programma” si sono chiamati i documenti
su cui si è basata la collaborazione tra Comune di
Bologna e Associazione. Li ricordiamo succintamente come altrettante
tappe nella crescita del Centro delle Donne e per segnalare
elementi che ancora gli offrono radici e nutrimento.
A fine anni settanta l'idea di costituire un Centro delle
Donne partì contemporaneamente dall'Amministrazione
Comunale e da più aggregazioni in città. L'Amministrazione
si riproponeva di offrire sedi e servizi a soggetti femminili
che in modo “imprevisto", come allora si diceva,
venivano prendendo coscienza di sé e delle proprie
possibilità. Quante negoziavano spazi e strutture con
il Comune desideravano piuttosto garantire, grazie al nascere
di un'istituzione di genere autonoma, durata e visibilità
ad una produzione simbolica e ad un'azione di donne che, nel
corso dei secoli, avevano mostrato una sorta d'andamento carsico,
apparendo e disparendo sulla scena storica. Fino dal progetto
iniziale fu prevista un'attività culturale e di ricerca
volta sia a edificare una Biblioteca specializzata
ed un Archivio delle tradizioni e della creatività
femminili, sia a promuovere uno Spazio d'incontro
e presenza civica ove approfondire e diffondere saperi e pratiche
che, avendo a soggetto le donne, "riguardavano conseguentemente
l'intera comunità cittadina". Così dice
il Regolamento del Centro/Donne approvato all'epoca dal Consiglio
comunale. In modo coerente, furono affidate a figure competenti
e impegnate dapprima uno studio di fattibilità e in
seguito la realizzazione e conduzione del Centro/Donne, anche
attivando collaborazioni con altri enti e istituti di ricerca
a partire dall'Università. Tutto ciò è
evidenziato dalla denominazione prescelta per il nuovo istituto
che per intero, lo si è visto, suona: Centro di
Documentazione, Ricerca e Iniziativa delle Donne. L'intreccio
tra i libri e il materiale grigio - e oggi i "bit"
-, la ricerca e l'iniziativa ne è rimasta caratteristica
essenziale.
I Percorsi dell’Identità Femminile,
primo progetto/programma di "Orlando" valse perciò
a presentare l’emergere, in tante parti del pianeta,
di un soggetto femminile libero e al contempo a orientare
le bibliografie attorno a cui avviare l'accumulazione dei
primi nuclei documentari. I modelli non mancavano nelle più
rilevanti istituzioni di studi e presenza di donne precedenti
quella bolognese: la Millicent G. Fawcett Library di Londra
e la Marguerite Durand di Parigi in Europa, la Arthur and
Elizabeth Schlesinger Library del Radcliffe College (Boston)
negli Stati Uniti, sorte a partire dalla prima secessione
femminista a cavallo dell’Ottocento; l’Archivio
delle Donne di Amsterdam, sorto negli anni trenta per raccogliere
l’eredità del movimento intellettuale delle Blue
Stockings. Esso assumeva al proprio cuore la libertà
femminile: libertà nell'accumulazione di riserva simbolica
(documentazione), nella ricerca, nell'iniziativa. In quel
progetto/programma si adombravano con frequenza termini quali
"individualità" e "pluralità",
che poi sarebbero ricorsi in ogni progetto/programma. Ciò
per esprimere il nascere e vivere ciascuna/o al tempo stesso
come una singolarità irripetibile e come un'esistenza
tra e con le/gli altri. Una formulazione così arendtiana
sopravvenne, però, nei primi anni ottanta dopo che
quell’autrice e la tradizione intellettuale delle donne
ebreo-tedesche, dal proto-romanticismo in poi, divennero riferimento
centrale di “Orlando”. Ai tempi, l’interesse
alle singole fu espresso attraverso la storia orale, le ricerche
sul cinema delle donne, la ricostruzione storica del movimento
neofemminista in Emilia Romagna fino al seminario itinerante
“La Singola e il Genere”. Soprattutto si tradusse
in iniziative –“Voci e Testo” - in cui artiste,
studiose, attiviste presentavano, senza steccati ideologici,
i loro percorsi di identità femminile.
L'idea
di costituire la biblioteca bolognese come biblioteca d'interesse
nazionale nacque nel 1988, quando essa era già divenuta
la biblioteca/emeroteca di genere più rilevante nel
paese, per quanto fosse distante dal rilievo attuale. Generare
e Trasmettere Cultura delle Donne era il titolo del progetto/programma
in cui "Orlando" l'avanzò. Nel giugno 1994
l'idea fu presentata a Boston, alla Schlesinger Library, ove
si tenne il periodico convegno mondiale, a nome Women,
Information and the Future. Collecting and Sharing
Resources Worldwide, delle reti di biblioteche di donne.
In 25 anni, infatti, in tantissime parti del mondo si erano
costruite sedi per la memoria e la cultura femminili. Il riconoscimento
formale dell'interesse nazionale della biblioteca bolognese
è avvenuto quando, nel febbraio 2000, il Ministero
per i Beni e le Attività Culturali ha disposto un sopralluogo
alla Biblioteca del Centro che ha avuto esito positivo.
L'intreccio
stretto tra crescita della biblioteca/centro e crescita
della presenza e delle reti di donne può essere
evidenziato con altri richiami. Il Centro/Donne bolognese
ha avuto ab origine il compito di offrire spazio e strutture
a singole e gruppi formali e informali di donne che ne facessero
richiesta. Si può dire, con parole più recenti,
che per questa via esso ha veramente contribuito all'empowerment
e al mainstreaming, cioè al potenziamento
ed alla centralità dei soggetti femminili
in città e non solo. Sono gli anni – il 1992
segnatamente – di convegni internazionali importanti:
“Made in Usa: Teorie dei Femminismi”, che mette
a confronto, grazie a figure di rilievo mondiale, affinità
e scarti tra l’elaborazione statunitense e italiana
e dedica riflessione alle differenze di preferenza amorosa,
classe sociale, razza e così via; “Molte Donne,
Un Pianeta l” che, mettendo a tema questioni di massima
attualità oggi, quali fondamentalismi ortodossie integralismi,
donne nel conflitto Israelo-Palestinese, efficacia della politica
femminista nelle relazioni internazionali e nelle guerre,
porta a Bologna quaranta palestinesi e israeliane, figure
eminenti e differenti, dopo la cosiddetta Prima Guerra del
Golfo. Un evento storico che, coagulando l’attività
svolta dalla Casa delle Donne di Torino e dalle Donne dell’Associazione
per la Pace oltre che dal centro bolognese, ha dato luogo,
con altri che gli sono succeduti, ad una realtà stabile
di scambio e collaborazione tra donne israeliane e palestinesi,
il Jerusalem Link.
L’empowerment
e mainstreaming delle donne, per essere all'altezza
della contingenza storica, non poteva infatti limitarsi alle
mura cittadine. Due soli passaggi ancora, l'uno nazionale
e l'altro globale. Come si è detto, è il Centro
delle Donne di Bologna che insieme alla rivista DWF di Roma
e agli Archivi Storici delle Donne di Milano (tuttora attivi
a Milano in un’altra sede storica del femminismo italiano,
insieme alla Fondazione Elvira Badaracco e alla Libera Università
delle Donne), riunisce le oltre cento biblioteche centri e
librerie delle donne allora esistenti nell'iniziativa Le
Donne al Centro (1986) presso il Centro di Siena. Tra
1994 e 1996 è il Centro di Bologna che organizza incontri
nazionali preparatori e incontri di bilancio susseguenti Forum
e Conferenza Mondiale di Pechino (1995). E in questo
non poco ha aiutato la natura di Bologna come città
di comunicazione, sede di un'università illustre e
di un'amministrazione democratica.
Il
progetto/programma del periodo 1993/1996 s'intitola Memoria
e Invenzione Femminili per una Civiltà di Individue
e Individui e tenta una risposta alla contingenza di
fine secolo e millennio, caratterizzata insieme dall’apertura
di nuovi orizzonti di coscienza e di azione e dal
riemergere di violenze e traumi innominabili in Europa.
Sono gli anni d'avvio dell’ultimo ciclo delle guerre
balcaniche, della violenza esercitata sulle donne - della
Bosnia soprattutto -, e tante, in città, si riuniscono
al Centro per dare attività, solidarietà. E'
vanto delle nostre concittadine la trasversalità e
l'ampiezza con cui hanno saputo costruire progetti duraturi
– Ponti di Donne attraverso i Confini - a favore di
donne e bambini dalla Bosnia al Kosovo.
E'
allo stesso tempo un decennio in cui prendono piede nuove
tecnologie della comunicazione e nuove tecnologie della nascita,
della cura e della morte; tecnologie che incidono
radicalmente sulla vita di ciascuna e ciascuno. Ancora più
forte si fa la contraddizione e la necessità della
riflessione sulle potenzialità e insieme sui pericoli
che si aprono per uomini e donne. Con Politiche dell’Attenzione
e Politiche della Connessione verso il Terzo Millennio,
il progetto/programma su cui si definisce la convenzione tra
Comune e "Orlando" nel periodo 1996/1999, l'Associazione
propone che il Centro faccia posto sia alle nuove tecnologie,
sia ad una ricerca e confronto approfonditi sulla "mutazione"
in atto.
Sono gli anni in cui presentiamo, col documento Una città
di donne e di uomini, la nostra idea di “doppia sovranità”
maschile e femminile per il governo e la governance di una
città di grandi tradizioni femminili, e non solo di
grandi transiti materiali e culturali, qual’è
Bologna.
In
occasione di Bologna Città Europea della Cultura
nel Duemila, la qualità degli eventi realizzati
ci viene riconosciuta dal nuovo governo locale e dal grande
pubblico. Li ricordiamo succintamente: la IV Conferenza Europea
di Ricerca Femminista – Corpo, Genere, Soggettività.
Attraversando il Confine delle Discipline e delle Istituzioni,
che ha portato a Bologna decine di studiose e ricercatrici
da tutto il mondo ed è stata seguita da oltre 900 donne
e uomini, al di là di migliaia di utenti internet;
il convegno internazionale I Monasteri Femminili come Centri
di Cultura fra Rinascimento e Barocco, affidato a figure di
chiara fama per documentare la sapienza delle mistiche e i
saperi delle monache – incluse quelle di Santa Cristina
- fuori dai ritratti stereotipati; il Festival di Musica delle
Donne che, sotto la direzione di Nicoletta Conti, ha presentato
in città e provincia un ciclo di concerti con musiche
di compositrici di età moderna e contemporanea con
il plauso dalla critica musicale.
Libertà
Comune: Generi, Generazioni, Genti è il titolo
del progetto/programma 1999/2004 e parve pertinente ai dibattiti
attuali e utile ad una crescita adeguata del Centro all'avvio
di un millennio, ove le differenze tra le individualità
e la convivenza tra la pluralità dei viventi si presentano
all'ordine del giorno e costituiscono essenziale metro e misura
della validità dell'offerta culturale e politica. Per
esso il Centro delle Donne si è fatto ancora più
attento alla città, a chi, la abita, donna e uomo,
nativo o migrante, giovane o vecchio, con le consuetudini
ed istanze di anziane/i che la hanno animata, con l’università
che ospita ragazze /i portatori di nuove visioni e domande,
con gli spostamenti di uomini e donne migranti. A tutte/i
esso ha donato uno spazio senza barriere, così com’è
avvenuto per le singole e i gruppi femminili che lo hanno
abitato fino dall’origine.
Libertà Comune rimandava contemporaneamente
ad una concezione della cultura e ad un'idea della
libertà. In una storia lunga qualche secolo,
donne di opzioni ideali, esperienze e competenze diverse hanno
ritenuto la cultura cosa che lega l'esistenza e il pensiero,
che intreccia la creazione - affettiva, intellettuale,
artistica, scientifica, politica e spirituale - alle scelte
e stili di vita. Ciò è avvenuto in base
alla consapevolezza di una duplice continuità: tra
la vita quotidiana e la creatività di ciascuna, tra
le espressioni visibili di chi s'è prodotta in forme
alte e le biografie oscure di chi mezzi e condizioni per rendersi
visibile non ha potuto trovare. Troppo lunga sarebbe una lista
di nomi eccelsi che volesse essere rappresentativa, ma "trarre
pensiero dalla coscienza della vita" e "vivere il
pensiero ritrovato" è cifra comune offerta da
donne di tempi e di mondi assai distanti. In Occidente pensiamo,
per esempio, a Suor Juana o ad Artemisia Gentileschi, a Maria
Gaetana Agnesi o alla Marchesa du Châtelet, a Rahel
Varnhagen o a Clara Wieck Schumann, a Emily Dickinson o ad
Anna Achmatova, a Rosa Luxenburg o a Germaine Dulac, a Madame
Curie o a Dorothy Hodgkin, a Kate Köllwitz o a Frida
Kalo, a Simon Weil o a Edith Stein, a Colette o a Cristina
Campo, a Maria Zambrano o a Marguerite Yourcenair. Le citiamo
in tante per sottolineare la trasversalità come una
qualità della cultura delle donne. Oggi tale concezione
e taglio allargato di cultura trovano conforto nella definizione
che di tale nozione avanza da decenni l'antropologia culturale
e che prospettano i più recenti cultural studies.
Libertà è parola perfino abusata ed
equivoca in epoca di secolare affermazione di individualità
molteplici, ma nel contesto detto post-totalitario essa non
poteva essere trascurata. Che tra le nuove soggettività
spicchino nell'intero Novecento, soprattutto negli ultimi
suoi decenni, quelle femminili è noto. Ma che attorno
alla "libertà femminile", all’inviolabilità
della mente e del corpo delle donne, ci siano ancora controversie
lo mostrano tuttora, ad esempio, decisioni e norme in ordine
alle Tecniche di Riproduzione Assistita. Perciò la
ricerca di libertà ha avuto ruolo decisivo in tutti
i movimenti femministi e femminili di idealità diverse
e, in specifico, nei più recenti. Il richiamo ad una
libertà comune voleva però sottolineare
come sia proprio di una moltitudine di donne spendersi nel
costruire relazione tra le/i singoli e nella comunità,
nel tentare cioè di far legame e di "far società",
e nel porsi al contempo come un "soggetto libero",
capace di autonomia e di scelta morale. Dicendosi "comune"
la libertà tiene infatti insieme la "relazione",
l'essere tra e con le/gli altri, e l’ "autodeterminazione",
cioè l'idea della libertà come esperienza personale
di scelta e iniziativa.
Nominando
Generi, Generazioni e Genti quel progetto/programma
intendeva precisare alcune articolazioni del nesso individualità/pluralità
che valevano sia come poli di una nuova elaborazione
sia come tracciati di una nuova agenda per il Centro/Donne.
Articolazioni lungo assi differenziali di potere che generano
negative “disuguaglianze” e secondo distinzioni
singolari che creano la ricchezza esistenziale delle “differenze”.
“Generi”, “generazioni”, “genti”
sono termini che derivano dal verbo latino gigno e restituiscono
l’ampiezza del suo campo di significati. "Gigno"
significa in prima istanza: generare, mettere al mondo, produrre.
Riunire tali termini è più di un divertimento
lessicale, rimanda con pertinenza al "naturale"
e "storico" rapporto privilegiato che le donne hanno
con il "generare" nuovi nati e con il "trasmettere"
alle nuove generazioni. Anche "genealogia" deriva
da gigno; e sempre più le donne hanno appreso
la loro genealogia, vale a dire il valore delle loro antecedenti
nonché la propria funzione genealogica di conferire
un lascito simbolico e materiale alle loro discendenti. Ma
gigno ha a che fare anche con la capacità
di generare mediante l'ingegno e l'arte. E "genio"
e "generosità" derivano dalla sua medesima
radice. Su tali basi e per via analogica, la pertinenza dei
termini prescelti riguardava immediatamente lo specifico istituto
culturale e sociale per il quale la formulazione era pensata:
il Centro delle Donne.
Insistere
per oltre venticinque anni sull’esperienza, i saperi,
i cataloghi di virtù di donne – che ricorrono
anche nel progetto/programma 2005/2009 -, non vuole dare luogo
a equivoci su una presunta “migliore” natura essenza
carattere delle donne. Un’ipotesi come questa, sempre
fallace sul piano teorico, risulterebbe grottesca alla luce
del moltiplicarsi di figure femminili di guerra e terrore
amplificate dall’informazione massmediologica. Figure
con cui vogliamo fare i conti, e li facciamo già dagli
“anni di piombo”, in nome di scelte di nonviolenza
e di critica dei paradigmi che identificano “naturalmente”
la donna con la maternità.
Ciò che tuttora noi “Orlando” riteniamo
credibile e difendibile sono le concezioni e le pratiche di
quante sanno “approfittare della differenza” ponendosi
come soggetto etico e politico autonomo, senza accodarsi alle
scelte culturali e politiche che hanno retto e reggono gli
scenari prevalenti della storia. Sono queste le indicazioni
di altre referenti essenziali dell’Associazione: Virginia
Woolf e Carla Lonzi. Questo è anche il significato
appropriato di “femminismo” e “femminista”,
un significato che viene riscoperto in anni recenti da un
numero crescente di giovani donne e uomini attraverso gli
studi di genere o attraverso scelte di impegno civico e sociale.
Su
queste basi di coerenza, di crescita e di efficacia noi continuiamo
a credere nel senso e utilità di un Centro delle Donne,
delle sue strutture, servizi e attività.
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3.
L’innovazione del Centro di Documentazione, Ricerca
e Iniziativa delle Donne.
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Il
progetto/programma 2005/2009 Il Convento e la Città:
Uomini e Donne nella Mondialità comporta innovazioni
considerevoli per il Centro delle Donne. Non, quindi, il semplice
ripristino di ciò che si era interrotto e il puro necessario
riparo dei danni che dall’interruzione sono venuti.
“Convento”,
la parte che si addice al ritrarsi e alla riflessività,
in tale prospettiva significa sia eccellenza, sia
radicamento in quel luogo e nella comunità
universitaria e degli studi.
Sotto il profilo della qualità, vanno considerate
negli anni a venire l’effettiva realizzazione di una
biblioteca specialistica pari a quelle storiche delle principali
città europee e atlantiche più volte citate,
una biblioteca che si propone d’intitolare a Cristina
Campo per il suo legame con Bologna, ove è sepolta,
e per la sua eccezionalità “imperdonabile”,
come lei scriveva di donne e uomini capaci di perfezione cui
aveva dedicato i propri studi; la capacità di mettere
a disposizione un Server Donne e una Sala Internet d’avanguardia
nel paese e in Europa; una diversificazione degli strumenti
d’accesso e consulenza che coinvolgerà con più
efficacia non solo studiose/i e ricercatrici/ori insieme ad
un numero più elevato di studenti e di utenti comuni,
ma migranti e componenti delle cosiddette utenze speciali.
“Orlando” ha già lavorato con aggregazioni
di portatrici e portatori di handicap, di non vedenti e ipovedenti,
si reca nelle carceri ecc. .
“Convento” sotto questo rispetto significa anche
iniziative periodiche di alto profilo così che andare
a Santa Cristina acquisti il valore di godere di lezioni,
conversazioni, seminari, esperienze formative che portino
all’attenzione figure notevoli; dibattiti teorici e
scambi culturali essenziali; eventi artistici e feste musicali,
performance sportive, ecc. .
Fra
le novità vi è, dunque, il rilancio, reso possibile
e richiesto al tempo stesso dagli spazi di Santa Cristina,
delle attività culturali, che si pongono come ricerca
e nuova elaborazione di tematiche ed anche come restituzione
alla cittadinanza di tale ricerca in forme che vorremmo le
più innovative possibili. Ricerca e iniziative culturali
si presenteranno come aspetti intimamente connessi del nostro
modo di pensare alla cultura, secondo quel progetto di creazione
di infrastrutture civiche che caratterizza tutto il nostro
programma. Fra i vari temi abbiamo sottolineato quello del
rapporto fra sensorialità percettiva e produzione di
senso (dai sensi al senso). L'organizzazione sensibile del
mondo, così come la costruiamo attraverso tutti i nostri
sensi, è la prima e forse fondamentale forma di organizzazione
del significato che diamo al mondo, ma il modo in cui il nostro
corpo sente e rappresenta il senso del mondo è attraversato
dalle nostre appartenenze culturali, di genere, di età.
Vorremmo quindi interrogarci sui diversi modi del visibile,
dell'udibile, del sensibile. Se il visibile è evocato
anche dalla vicinanza con il Dipartimento di Arti visive e
la Fondazione Zeri, con cui già si stanno progettando
iniziative comuni, l'udibile, l’acustico è certo
un tema di forte valenza simbolica per l’ex convento
di monache musiciste; e d'altra parte l'ascolto rimanda ad
una ben consolidata pratica delle relazioni fra donne. La
musica, in tutte le sue varie forme e differenti declinazioni
culturali, potrebbe diventare uno dei punti qualificanti dell'offerta
del Centro delle Donne alla cittadinanza di Bologna.
Ci
limitiamo a dare esempi tratti da filoni musicali meno noti:
oltre a prevedere una giornata di studio/ascolto sulle compositrici
bolognesi, pensiamo a incontri con Candace Smith e la Cappella
Artemisia, che canta le musiche delle monache di Santa Cristina
e di altri conventi; alla messa in scena all’ex convento
(se idoneo) de’ “La liberazione di Ruggero dall’isola
di Alcina”, prima opera scritta da una compositrice,
Francesca Caccini, ed eseguita nel 1625; a portare a Bologna
“Lavinia Fuggita”, opera tratta da Matteo D’Amico
dall’omonimo racconto di Anna Banti che andrà
in scena nella stagione musicale 2004/5 del teatro Comunale
di Modena. Dallo stesso racconto sono tratte le 10 Cantate
e Suonatine pittoriche della “Lavinia del Coro”
di Donatella Franchi, da cui “Orlando” ha scelto
le immagini delle principali pagine del Server Donne.
Vi
avranno inoltre peso le modalità sensoriali connesse
all'uso delle nuove tecnologie, oggi al centro di una sperimentazione
di estremo interesse e trasversale alle forme più consolidate
di pratiche culturali ed estetiche. Questo, comunque, senza
interrompere il lavoro delle registe di cinema e tv che da
anni producono – mezzi permettendo, di solito mezzi
derivanti da committenze private o del privato sociale - audiovisivi,
corti e documentari sperimentali per l’Associazione.
Sotto
il profilo del radicamento, abbiamo già segnalato
l’intenzione di entrare in un luogo abitato per secoli
da donne colte facendo i conti con le tradizioni sapienziali,
intellettuali e artistiche femminili. Ciò corrisponde
non solo alla domanda di comprensione e insieme di bellezza
e gioia delle socie di “Orlando” e di tantissime
frequentatrici del Centro delle Donne, ma al desiderio di
rispettare passato e presente del monumento di via Fondazza,
vicino peraltro alla casa di Giorgio Morandi. In quello spazio
c’è, inoltre, una piccola cripta che un eccezionale
“prossimo” di “Orlando”, Ivan Illich,
immaginava d’usare per letture ad alta voce come quelle
dei medievali monaci “borbottanti”, mentre religiose
oggi vicine immaginano per essa tempi di silenzio e meditazione
di ciascuno e ciascuna che abbia religione diversa o sia laica/laico.
Afferirà al Centro delle Donne, infine, parte del giardino
tra il chiostro restaurato e la palazzina da restaurare, che
offrirà a sua volta occasione di svago e relazioni
dedicato com’era in passato a bambini, anziani e animali
che potranno presto tornarvi.
La prossimità fisica con l’Ateneo, implicherà,
poi, che i rapporti annosi e proficui, le convenzioni con
facoltà, dipartimenti, centri interdipartimentali si
formalizzeranno in una convenzione quadro tra Rettorato e
“Orlando”, il cui testo redatto da tempo, attendeva
la distribuzione definitiva degli spazi dell’ex convento.
Passi sono stati fatti anche in vista di una collaborazione
non più episodica con l’Associazione Donne Universitarie
(ADU), interessata alla nostra proposta di realizzare un servizio
di orientamento e tutoraggio a favore delle/degli studenti
sui percorsi formativi praticabili e le prospettive professionali
legate agli studi femministi, di donne, di genere. Non va
dimenticato che un elevato numero di socie “Orlando”
sono docenti universitarie disseminate quasi in ogni area
disciplinare a Bologna e non solo. Cosa questa che dice le
scelte di studiose e docenti a favore della creazione, insieme
ad altre ricercatrici e attiviste, di realtà culturali
rilevanti ed autonome esterne all’accademia nel nostro
come in altri paesi.
Radicamento, però vuol dire anche “abitanti”
e “territorio”, quartiere fisico e istituzionale
di Santo Stefano ove la bellissima sede di Santa Cristina
è collocata. Già si sono presi accordi per incontri
che facciano conoscere a Consiglio e cittadinanza finalità
e progetti che l’arrivo del Centro delle Donne porterà
con sé. Il che ci riporta alla città.
“Città”
sotto l’aspetto della novità, vuol soprattutto
dire innovazioni che avranno sede a Palazzo dei Notai nella
“piazza maggiore”, cuore civile di Bologna. Se
è indubbio che il Centro delle Donne attua iniziative
in luoghi molteplici della città, della provincia e
oltre, la sede di Palazzo di Notai è stata salutata
da donne famose come da donne sconosciute della storia bolognese
quale conquista per eccellenza della società civica
femminile. Sono, quindi, innanzitutto relativi a temi
e pratiche di cittadinanza i salti di qualità
che si produrranno ai Notai. L’uno di essi promuove
strumenti di esercizio della cittadinanza economica, sociale
e politica offrendo una “infrastruttura di cittadinanza”;
l’altro amplia l’accesso e uso autonomo dello
spazio pubblico dei Notai a nuove e più avanzate aggregazioni
trasversali di donne nate negli ultimi anni e mesi, configurando
nuove forme di coesione sociale e avviando nuove forme di
democrazia praticata.
Entriamo
nel merito: la prima novità porterà a introdurre
nel Centro delle Donne la dimensione del lavoro/lavori femminili
e della presenza delle donne nel mercato del lavoro, secondo
un intreccio tra vita lavorativa, vita familiare, vita pubblica
e vita tout court di cui già si prendono cura istituti
di donne di altri paesi, ad esempio la Spagna (indagine realizzata
in vari paesi europei per la fattibilità dell’Istituto
Strategie di Genere). “Orlando” lo propone a partire
da strumenti collaudati come l`Istituto Strategie di Genere
(ISG), focalizzato sulla cittadinanza pubblico-politica, e
il Centro Risorse Multimediale (CRM) mirato alla cittadinanza
socio-economica delle donne. E’ la connessione dei due
che permette di dare luogo ad un nuovo oggetto sperimentale:
un “centro risorse di genere”, infrastruttura
per la cittadinanza estesa (politica, sociale, economica,
lavorativa e culturale). Costruire infrastrutture di cittadinanza
ai fini del lavoro e dell’effettivo godimento dei diritti,
specie da parte di chi è discriminata/o o in condizione
di svantaggio, è indicazione data dal Comitato Economico
e Sociale Europeo (CESE) nel febbraio 2004 in ordine all’Agenda
per la Politica Sociale 2003/2005, che potremo contribuire
a soddisfare poiché ci è stato approvato e verrà
finanziato un progetto Equal 2 – a nome Techné
Donne e non più Portico – le cui risorse potranno
concorrere a mantenere sportello e servizi on line.
Allo scopo “Orlando” può poi avvalersi
di esperienze attuate fuori del rapporto col Comune di Bologna:
oltre allo sportello- lavoro del CRM per chi opera nel campo
delle nuove tecnologie della comunicazione e informazione,
quello del Centro per l’Occupabilità Femminile
(COF) del Comune di Salerno,costituito a capo di una ATI con
cui ne ha vinto l’appalto; la collaborazione con l’Associazione
Centro Donna Modena e la rete regionale Penelope di sportelli
informativi che essa ha creato su tematiche sociali e civili
in varie città dell’Emilia Romagna, con la partecipazione
di Comuni e Province. Ciò che qui ci si ripropone –
e ha l’assenso della Regione E R – colma quindi
una lacuna del Comune di Bologna. Per questo vi indugiamo
più che su altri temi. L’Associazione conduce,
poi, al momento un progetto (GRADUS - Gender and Decision
Making, Steps and Stairs in Civic Society,) entro il V Piano
D’Azione Europeo per la Parità tra Donne Uomini
che, consentendo paragoni con realtà francesi, greche,
inglesi, scozzesi, spagnole, prova come ovunque sia in atto
l’orientamento ad accorpare in complessi unitari l’offerta
di informazione/formazione culturale, politica, sociale ed
economica rivolta a donne.
Di fatto, per contrastare l’esclusione/segregazione/disuguaglianza
bisogna modificare in radice, nei diversi ambiti d’azione
e aree geografiche, cultura e pratiche che regolano il quadro
del lavoro pagato e non pagato delle donne, l`equilibrio tra
vita e lavoro di uomini e donne e, in ultima istanza, le condizioni
di vita e di cittadinanza di ciascuna/ciascuno. Un`ampia finalità
necessaria nel contesto di vita/lavoro indotto dalle trasformazioni
in atto e, in particolare, dalla mondializzazione.
Un
esempio sotto gli occhi di tutti: il lavoro `”riproduttivo”
non solo resta questione di donne ed è tuttora svalutato,
benché abbia al centro la cura e le relazioni interpersonali,
ma aumenta con l`innalzarsi dell`età media e del numero
di anziane/i, comportando una presenza crescente di donne
migranti. Capitolo a parte, poi, costituiscono oggi tantissime/i
giovani. La stretta connessione tra condizioni materiali/esistenziali
di vita e un concetto allargato di cittadinanza, acquista
nei loro confronti massimo spessore alla luce del proliferare
del lavoro atipico e individualizzato, o di quello autonomo
di seconda generazione che riguarda di donne e uomini in età
riproduttiva. Di fatto, questi tipi di lavoro riflettono un
importante deficit di cittadinanza, un limite di democrazia
che si fonda sulla discriminazione tra lavoro standard e non
standard, regolando e normando l'accesso alla precarietà
lavorativa/biografica, separando, in termini di diritti, lavoratori
di serie A e di serie B. Trai giovani in queste condizioni
prevalenti sono le donne. Per esempio “La legge 53/2000
del Ministero Turco sui congedi genitoriali è innovativa
solo per i lavoratori dipendenti, specie là dove incentiva
sia una flessibilità amichevole nei confronti dei lavoratori
e lavoratrici con responsabilità familiari, sia una
più equilibrata ripartizione di cura tra padri e madri”,
ma non produce analoghi effetti positivi per i lavoratori
atipici “escludendo i vari tipi di contratto non standard
che vedono peraltro una forte presenza di giovani uomini e
giovani donne in età riproduttiva” (Tindara Addabbo
2003).
Non a caso all’interno del Centro/Donne e di “Orlando”,
moltiplicandosi la presenza di giovani che sono o vogliono
essere madri, si sottolinea come, nonostante le molteplici
ricchezze che la nostra società offre a chi sceglie
di avere un figlio, si riproponga la scelta di “fare
un passo indietro" rispetto alla carriera, pur di poter
mantenere una vita accettabile rispetto ai tempi e ai ritmi
della maternità. A meno di non godere del supporto
di nonni, nonne, suocere e parentele varie o, invece di “badanti”
cui non tutte possono o desiderano ricorrere. Non a caso,
per la prima volta sono le giovani donne di “Orlando”a
riproporsi di pensare a nuovi tipi di nidi e scuole per l’infanzia
e ad accettare di studiarne la fattibilità, quando
ce ne viene offerta l’occasione (si è detto come
HERA di Bologna e di Cesena abbia avanzato una simile richiesta
all’Associazione).
Altri nodi cruciali della "catena dei lavori femminili"
verranno articolati in seguito.
La
questione delle infrastrutture di cittadinanza appare centrale
anche nel segno di un complessivo ripensamento del welfare
locale (non solo); un welfare che superi ogni residuo
di funzione di disciplinamento sociale e non sia un mero servizio
che si paga, seppure erogato da stato e/o ente locale, ma
espressione dell’operare necessario alla costruzione
di una promessa reciproca di vita e convivenza fra uomini
e donne che abitano le nostre società. Usiamo termini
come “promessa” e “convivenza” per
descrivere il compito ineludibile di ripensare il senso del
comune vivere su questo pianeta a partire dalla differenza
e del restituire pieno senso alla libertà, alla dignità
e alla felicità degli esseri umani, del condividere
la contingenza, che è anche destino, senza dimenticare
mai l’irriducibile singolarità di ciascuno e
ciascuna. La sfida è fare sì che questo diventi
materia del vivere quotidiano. Molto abbiamo imparato nell’ultimo
anno: ad ascoltare, per esempio, le donne di Bologna. Stabilire
che l’ascolto è momento prioritario e che dalla
relazione possono nascere scarti e soluzioni imprevedibili
non è indifferente (quanta storia del femminismo c’è
in un atto apparentemente così semplice?). Pensare
che chi opera in vista di questa promessa di convivenza ha
a che fare non con un “mercato” di “bisogni
insoddisfatti”a cui occorre fornire un prodotto/servizio,
ma con progetti di vita che non possono svilupparsi al di
fuori della relazione umana e sociale - una relazione che
va intrecciata e sostenuta perché vitale per ogni uomo
o donna al pari dell’aria che respira - può essere
uno dei punti di partenza per ripensare un welfare
che accompagni i mutamenti in atto. Adottare pratiche di progettazione
partecipativa e di ascolto attivo, per pensare insieme ai
vari soggetti coinvolti passi e soluzioni sostenibili, è
possibile, è positivo ed è ciò che molte
donne hanno realizzato insieme in città con l’esperienza
della Carovana.
Questo riferimento porta alla seconda non meno decisa novità.
Il Centro come spazio pubblico, rivolto al "pubblico"
è la struttura che provvede a rendere effettiva, per
quanto possibile ad un istituto limitato in mezzi e poteri,
iniziative volte a favorire l'essere/insieme, l'essere/con.
In questo senso ha sempre offerto spazi e uso di attrezzature
per l’auto-organizzazione di singole e gruppi. Ed ancora:
ha sempre cercato uno stile di governo delle sedi
atto a discriminare tra puri contenitori e spazi in comune.
Per intenderci, il Centro non opera come un’agenzia
di distribuzione di pubbliche sale (gratuite, in quanto del
Comune). Propone, invece, stili di accoglienza e modalità
d'uso ispirate all’ospitalità di chi le mette
a disposizione e al garbo di chi le chiede in uso. Esso risulta
così essere luogo di massima apertura che pone però
condizioni d’accesso e soglie di utilizzo. Fulcro di
tale pratica di ospitalità è la Sala di Palazzo
dei Notai, spazio tradizionale della società civile
bolognese. Teatro di atti di vandalismo, era stata chiusa
al pubblico nel 1992. Una volta riaperta, non senza forzatura
da parte nostra, è stata gestita a favore dell’associazionismo
cittadino tutto dal 1996 all’estate 2001 senza che si
presentassero problemi. Quando nell’estate 2001 la precedente
Giunta tolse al Centro delle Donne la sede di Palazzo Montanari
e la Sala dei Notai fu adibita a caotico ufficio e Sala Internet,
com’è tuttora, la media annuale delle/degli utenti
aveva raggiunto le 30.000 unità circa a fronte delle
10.000 circa dei primi anni.
Eppure, vi è un balzo in avanti in ciò che “Orlando”
propone con l’offerta di servizi di cittadinanza
da erogare in proprio (vedi in seguito Centro) e con le esperienze
di democrazia praticata che verranno co-promosse e/o
ospitate (vedi Presenza e Iniziativa culturale e civile) ai
Notai. Su questo ultimo punto si tratta di inventare forme
di accordo tra Associazione e Carovana e tra essa e la recentissima
non ancora denominata aggregazione di donne fuori/dentro le
istituzioni – vedremo meglio in seguito –, ma
al tempo stesso di trovare forme nuove di responsabilità
di “Orlando” verso il Comune che affida gli spazi.
Quanto alla prima proposta, si tratta piuttosto di ragionare
e negoziare con il Comune un ampliamento del Centro delle
Donne che, investendo nuovi ambiti, riguarda nuovi assessorati
e deleghe e richiede risorse aggiuntive, per quanto “Orlando”
sappia trovarne in proprio e sia prevedibile, su tale terreno,
il consenso e sostegno di Provincia e Regione.
Candidandosi
a gestire ancora il Centro/Donne, accanto alle proprie trasformazioni,
l’Associazione non può ignorare i più
vasti mutamenti dei contesti prossimi in cui il nuovo
istituto andrà a collocarsi. Parte del progetto/programma
resta così da scrivere con i gruppi e comitati, che
a partire dall’ambiente per arrivare alla comunicazione,
dalla scuola e formazione per arrivare al divertimento, dal
lavoro e produzione per arrivare alla cultura vogliono rendere
vivibile e desiderabile la città. Alcuni possibili
programmi condivisi potranno riguardare cose già messe
in cantiere con incontri di vari soggetti attivi in città,
come l’idea della tv cittadina digitale. E che la cosa
sia credibile lo dice il valore di eccellenza e di massa che
ha una realtà come Cineteca di Bologna e l’esistenza
di ottime imprese di video e film.
Matura
appare però un’iniziativa culturale condivisa
di grande portata sul tipo di quelle che hanno valorizzato
ingegno e intrapresa di altre città, quali il Festival
di Filosofia a Modena e quello di Letteratura a Mantova. La
nostra predilezione va ad una Bologna che si occupi di
Politica, dei saperi necessari ad un presente e ad un futuro
migliori per la vita di ciascuna e ciascuno. Vi è
una tradizione di virtù civiche, di convivenza, convivialità,
communitas degli uomini e delle donne della città che,
ritrovata e restituita, potrebbe offrire fondamento e slancio
all’impresa. Certo, circolano altre voci, ma non ci
limiteremo a stare a guardare… .
Contesto
immediato del Centro/Donne è il Comune, nel cui
Programma di Mandato, tra I valori e le scelte
per il futuro della città sono la pace, i diritti
e il rifiuto delle discriminazioni, le scuole e la cultura,
l’accoglienza l’affettuosità e la sicurezza,
la valorizzazione del punto di vista delle donne.
In
tale Programma 2004/2009 il riferimento al Centro/Donne
si trova nelle Linee programmatiche (Bologna città
delle differenze, D.5.1 pag. 101). Vi si trovano poi, al punto
D.5. 2 Azioni, il bilancio di genere, il riconoscimento del
lavoro di cura, la promozione di nuove forme di democrazia
e progettazione partecipata, tutte indicazioni che il presente
progetto/programma sostiene come tante donne e uomini in città
e che, quindi, non possiamo che condividere.
In particolare, la delega alle “Politiche delle Differenze”
appare un riconoscimento di rilievo alla cultura che i femminismi
hanno prodotto, cultura nella cui creazione “Orlando”
e il Centro hanno avuto e hanno un ruolo protagonista nel
nostro paese e in Europa.
Tuttavia,
ricordiamo l’opportunità della scelta con cui
dall’inizio, cioè dalla convenzione del 1983,
invitammo – ascoltate - il Comune di Bologna a porre
il Centro/Donne, con la sua biblioteca, e, più di recente,
con il suo Server Donne e Sala Internet, tra gli istituti
culturali della città che afferiscono all’Assessorato
alla Cultura, mantenendo al contempo riferimento diretto al
Sindaco e al suo Gabinetto per i molti aspetti trasversali
che tale istituto incarna. Ancora oggi, quando proponiamo
un ampliamento del Centro/Donne che investe nuovi ambiti,
altri assessorati e deleghe non pensiamo ad un suo diverso
incardinamento, quanto piuttosto a nuove operatività
riferite a più aree del governo comunale. Ciò,
del resto, è avvenuto con vantaggio di tutti in passato
con gli assessorati alla scuola e alle politiche sociali:
ed è bene valorizzare le “buone pratiche”.
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Parte
Seconda. Indicazioni programmatiche.
1.
Ripartizione di strutture, servizi e attività del Centro
delle Donne.
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Il
progetto/programma fa perno sulla differenziazione e unità
delle sedi di Santa Cristina e Palazzo dei Notai, destinata
la prima, a contatto con l’Università, alla creazione
e trasmissione della cultura femminista, delle donne e di
genere e all’espressione estetica e intellettuale di
una pluralità di donne (e uomini) di valore; mirata
la seconda a fare del Centro non solo luogo essenziale e creativo
di iniziativa civile e politica, ma un “centro risorse
di genere” con sportello informativo/formativo per lavori,
diritti, esercizio della cittadinanza attenti alle differenze
tra generi, generazioni e genti.
Allo
stato attuale Santa Cristina non include la Palazzina che,
una volta ristrutturata, completerà quella sede; una
ristrutturazione cui il Ministero per i Beni e le Attività
Culturali ha destinato i fondi necessari nel provvedimento
con cui ha dotato “Orlando” di mezzi per acquisire
la sede sociale. Ciò comporterà un periodo transitorio
di utilizzo di spazi, che in seguito serviranno per attività
rivolte all’utenza, da parte del personale del Centro
delle Donne destinato a Santa Cristina. Al contrario, parlare
oggi della sede di Palazzo dei Notai si riferisce anche alla
Sala che, a trasferimento parziale del Centro delle Donne
a Santa Cristina avvenuto, sarà restituita alla cittadinanza.
Si è detto altrove che “Orlando”, che la
ha gestita con cura e a vantaggio di tutto l’associazionismo
in anni recenti, si candida a gestirla di nuovo, pur all’interno
di nuove pattuizioni con l’Amministrazione.
Nella
Premessa del documento il futuro Centro di Documentazione,
Ricerca e Iniziativa delle Donne è descritto come
istituto articolato nelle strutture e servizi del
Centro in senso specifico; della Biblioteca Italiana delle
Donne - Biblioteca e archivio digitale; del Server Donne e
Sala Internet; e nelle attività di Ascolto
accoglienza e cura; Presenza e Iniziativa culturale e civile;
Relazioni e reti internazionali, cooperazione allo sviluppo
sostenibile; Elaborazione e ricerca; Formazione e trasmissione;
Documentazione libraria e archivistica; Comunicazione e sistemi
informativi informatici. L’elenco riassume varietà
e completezza delle opportunità di cui l’utenza
potrà disporre, nonché la molteplicità
di spazi di autorganizzazione che sarà possibile mettere
a disposizione della cittadinanza, di quella femminile in
particolare ma non solo, una volta ultimati gli insediamenti
del Centro delle Donne. Accanto a esperienze e funzioni
collaudate, metteremo in luce settore per settore novità
che, lo si è detto, sono considerevoli sul piano di
chi opera al Centro delle Donne – soprattutto giovani
- e su quello delle attività proposte. E’ poi
evidente che molte attività sopraelencate, come la
documentazione, la comunicazione e informatizzazione, la ricerca,
la formazione, l’iniziativa, il networking, gli scambi
e relazioni internazionali, sono trasversali e riguardano
sia Santa Cristina sia i Notai. Per chiarezza esponiamo le
indicazioni programmatiche secondo una ripartizione tra
Strutture e Servizi da un lato e Attività dall’altro.
Strutture e servizi sono poi distinti in base alla sede in
cui avranno svolgimento prevalente. Per le attività
s’indicherà dove avranno svolgimento prevalente
solo quando abbia significato farlo.
Con
criteri analoghi di prevalenza verranno assegnate le operatrici
indispensabili al funzionamento di strutture, servizi e attività
che, nel caso del Centro delle Donne, tra dipendenti comunali,
figure a contratto, stagiste e volontarie mostrano una tipologia
complicata a fronte di un organico che, lasciato deperire
negli anni, è sottodimensionato e va rivalutato in
vista dell’ampliamento e della nuova gestione del Centro
delle Donne. Ed è materia di confronto con l’Amministrazione.
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2.
Strutture e Servizi.
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Andranno
collocati presso la sede di Santa Cristina la Biblioteca Italiana
delle donne - Biblioteca e Archivio digitale, il Server Donne
e Sala Internet, mentre collocato presso la sede di Palazzo
dei Notai resterà il Centro propriamente detto con
i suoi compiti verso l’utenza e i suoi spazi per la
presenza civica.
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A.
Santa Cristina
I.
Biblioteca italiana delle donne - Biblioteca e Archivio digitale
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Nel
primo programma di mandato del Sindaco Vitali veniva indicata
tra i punti qualificanti “Per una città di uomini
e di donne” – formula ripresa da “Orlando”
-, la trasformazione della Biblioteca del Centro di Documentazione
delle Donne di Bologna in biblioteca di rilevanza nazionale.
Inaugurata sul modello di analoghe biblioteche realizzate
in Europa e negli Stati Uniti dal movimento emancipazionista
di fine Ottocento, essa infatti era cresciuta fino ad essere,
com’è ora, una delle più rilevanti istituzioni
dedicate all’accumulazione e valorizzazione della produzione
culturale e teorica femminile nel nostro paese.
Dal
momento della sua inclusione diretta nei programmi di governo
dalle città, il progetto di biblioteca nazionale ha
continuato a svilupparsi grazie al sostegno costante dell’Associazione
“Orlando” che, dopo averlo proposto, lo ha collocato
al centro della sua ampia progettualità, quale snodo
cruciale trai suoi diversi settori di attività: dalla
politica internazionale (attraverso la partecipazione attiva
a reti e network femministi europei e internazionali), allo
sviluppo telematico (dalla creazione del sito web della biblioteca
sul server donne al progetto di biblioteca e archivio digitali),
all’attività in campo formativo (per addette
alla documentazione di genere) e di ricerca (storico documentaria),
oltre che propriamente culturale (aggiornamento periodico
del catalogo, promozione libraria, incontri con autrici, organizzazione
di convegni e conferenze internazionali).
La Biblioteca Italiana delle Donne si colloca dunque nell’insieme
delle attività di “Orlando” volte alla
promozione di forme di cittadinanza attiva di uomini e donne,
di generazioni, di appartenenze culturali e geo-politiche
differenti, attraverso gli strumenti che le sono propri: la
raccolta e valorizzazione delle informazioni, nonché
la loro piena disponibilità pubblica, con particolare
attenzione al superamento di ostacoli e barriere tra le donne
e l’informazione bibliografica.
Grazie a questa sua speciale collocazione in una ampia rete
di differenti forme di cittadinanza femminile e di attivismo
civico, essa dispone oggi di una sorta di doppia natura che
ne costituisce l’originalità e la ricchezza nel
panorama delle istituzioni bibliotecarie esistenti nel paese.
E’ insieme un’istituzione altamente specializzata
di livello universitario, come testimoniano le oltre 150 tesi
di laurea che vi si realizzano ogni anno, il patrimonio ricco
e aggiornato di libri e riviste italiani e internazionali,
il catalogo interamente informatizzato attraverso il Servizio
Bibliotecario Nazionale. Ma è anche biblioteca pubblica
di base, aperta e accogliente per un’utenza non specialistica
fatta di donne e uomini della città che vi possono
trovare occasioni di informazione, cultura, ma anche di formazione
permanente per adulti, attività oggi al centro dell’attenzione
di tutte le istituzioni informative.
Una
duplice natura rilevante: come mostrano i recenti StatiGenerali
dell’Editoria (Roma, settembre 2004), nel panorama
desolante della lettura di libri in Italia – uno degli
ultimi paesi per numero di lettori in Europa -, sono le donne
che leggono, scrivono e traducono più libri, sono ancora
le donne che lavorano più numerose nell’editoria
e che, in di più ancora, insegnano a leggere e a scrivere.
Biblioteca e progetto/programma, per quanto sta in noi, mirano
a modificare questo stato di cose.
Difficile
è stato il percorso per rendere visibile e riconoscibile
la differenza di genere prodotta nei linguaggi, nelle discipline
e nelle stesse istituzioni dedicate alla documentazione. È
un percorso non ancora interamente compiuto ma che ha visto
nel riconoscimento istituzionale attraverso specifici interventi
finanziari e amministrativi, sia a livello locale dalla Soprintendenza
ai Beni Librari della Regione Emilia Romagna che nazionale
dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, una
tappa certamente rilevante.
Molti
sono stati tuttavia gli ostacoli incontrati per la compiuta
realizzazione di questo progetto soprattutto nell’ultimo
quinquennio per le notevoli difficoltà di ordine politico,
gestionale, logistico e finanziario: molto lavoro e molte
energie andranno dunque investite nei prossimi anni. Ci preme
tuttavia sottolineare alcuni dati che mostrano come l’attività
non si sia bloccata, al contrario abbia guadagnato, per la
sua rilevanza, un incremento di utenza, passando, ad esempio,
dai 2446 utenti del 2002 ai 3664 del 2003.
Il
dimezzamento dello spazio attribuito alle attività
di “Orlando” nel Convento di Santa Cristina operato
dalla giunta uscente, ha comportato una riduzione drastica
anche dello spazio destinato alla biblioteca che arriva alla
nuova sede con metrature insufficienti soprattutto per la
conservazione dei documenti, in assenza di locali destinati
a magazzino. Il patrimonio librario entrerà nell’ex
convento già pesantemente condizionato da tale riduzione.
Esso ammonta attualmente a oltre 33.000 volumi, tra i quali
opere contemporanee pubblicate da donne nei più diversi
campi disciplinari e in differenti lingue e scritti di uomini
su temi relativi al genere; una Collezione Storica antecedente
il 1945 - frutto di una ricerca documentaria e bibliografica
volta alla ricostruzione di una tradizione culturale femminile
italiana -; letteratura grigia, cioè una ricca raccolta
di materiali inediti, prodotta da organizzazioni femminili
in tutto il mondo; la Biblioteca di Sofia, collezione speciale
di letteratura per bambine e ragazze nata in seguito ad un
primo dono dei libri di formazione di generazioni di bambini
della famiglia anglosiciliana di Maria Luisa Muscatello; seguito
da donazioni della Fiera del Libro per Ragazzi. In materia
di generositas ricordiamo poi il fondo donato dalle sorelle
Molfino, psicanalista e femminista Francesca, direttrice del
Dipartimento Cultura del Comune di Milano, Alessandra; il
fondo Rosi Braidotti, composto da circa 150 opere di filosofia
femminista contemporanea in diverse lingue, dono della nota
filosofa a “Orlando”. Ed è in via d’acquisizione
il fondo Laura Lilli, che la scrittrice intende donare all’Associazione.
La Biblioteca dispone inoltre della più consistente
Emeroteca a livello nazionale, con 660 periodici italiani
e stranieri di cui 100 attivi, attualmente.
Si noti di passaggio che 1/3 dei libri è di proprietà
dell’Associazione, mentre lo è quasi tutto l’Archivio
costituito da centinaia di cartoni.
Occorrerà
pertanto trovare soluzioni idonee per la sua naturale crescita
e sviluppo che continuerà, tra l’altro, a ricevere
fondi donati dalle proprie socie e vicine.
Peraltro
il veloce evolversi delle tecnologie nel campo dell’informazione
impone alla Biblioteca delle Donne d’avviare lo sviluppo
digitale del proprio patrimonio librario e documentario. Il
progetto di fattibilità è già approvato
dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, direzione
dei Beni Librari, e trova nel Server Donne uno straordinario
strumento di propulsione: occorrerà tuttavia incrementare
le competenze specifiche e le risorse umane necessarie, dato
che finora il personale destinato, sempre insufficiente sia
dal punto di vista qualitativo che quantitativo, si è
complessivamente ridotto.
Ma
l’andata in Santa Cristina, potrà fornire l’occasione
di realizzare infine un Archivio Musicale dedicato al Repertorio
Musicale di compositrici del Cinquecento. Con manoscritti,
saggistica, CD.
Nel
rilancio del progetto Biblioteca Italiana delle Donne in Santa
Cristina grande rilevanza dovrà avere la costituzione
di un Comitato Scientifico che comprenda figure di spicco
della cultura femminile cittadina e nazionale nei diversi
ambiti disciplinari, ma anche protagoniste dell’associazionismo
e dell’attivismo femminile, nonché studiosi interessati
alle tematiche di genere, per elaborare un indirizzo programmatico
adeguato, per progettare attività culturali e di ricerca,
per scegliere più efficacemente le iniziative di promozione,
in una parola, per legare ancora più saldamente questa
istituzione all’insieme della vita della città.
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II.
Server Donne e Sala da Tè Internet
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Attorno
a tali denominazioni, indicativa la prima di un luogo virtuale
e la seconda di un luogo fisico, si è andata costituendo
un’intera struttura informatico/telematica che comprende
la Sala da tè Internet come front office al
pubblico e un apparato di strumenti e personale.
In
circa dieci anni di attività, sotto il titolo Voci,
Visioni e Azioni di donne, il Server Donne ha
sperimentato trasformazioni, avviato mutazioni nel tentativo
costante di creare/mantenere uno spazio pubblico femminile,
preservare la propria autonomia politica attraverso convenzioni
e nuove forme di finanziamento, intersecare gruppi di giovani
donne, rapportarsi alle istituzioni. Ponendo l'accento sulla
differenza sessuale, esso (vero e proprio Internet Service
Provider) si è concentrato sullo sforzo costante di
valorizzare la soggettività femminile; assecondando
poi una connessione stretta fra teorizzazione e pratica politica,
ha cercato d’inventare un nuovo senso a tali tecnologie.
Insomma: doppia sovranità maschile e femminile da rendere
visibile in ugual modo anche all’interno del complesso
mondo dell’ICT, costituzione di uno spazio pubblico
condiviso per promuovere una progettualità distinta
ed autonoma.
Nel 1994, data di esordio dell’attuale fase di Internet,
a Bologna la leadership politica fu capace di inventarsi nuove
forme di comunicazione con la società civile. Attraverso
la realizzazione della rete civica Iperbole nacque una forma
originale di utilizzo politico della tecnologia, che prevedeva
fin dall’inizio quell'interazione tra rappresentanti
politici e cittadini oggi definita e-governance. Del medesimo
anno, e presentato all’Unione Europea dai medesimi fornitori
di ICT di Iperbole, è il progetto WIN (Women Information
Network) del Server Donne. In una pratica politica diversa
dalla pratica delle pari opportunità si cercò,
quindi, non senza ostacoli, di gettare le basi di una struttura
tecnologica gestita in autonomia e libertà da donne
bolognesi.
In
breve tempo, il Server Donne è diventato uno dei principali
luoghi di (medi)azione della rivoluzione informazionale di
genere italiana ed internazionale. La realizzazione di un
sistema informativo di genere, conosciuto come Portale di
genere, rende oggi piena visibilità alle pratiche,
ai saperi ed alle iniziative delle donne. Un Content Management
System per la pubblicazione dei contenuti, una distribuzione
di E.mail protette (circa 500) e l’annesso corollario
di forum e liste di discussione, il mantenimento di Siti web
autogestiti (87) sono solo alcune delle offerte di servizi
ma anche: Blog, Archivi, Information Retrieval (40 Data Base)
ed un Search Engine (motore di ricerca) che tenta la scommessa
di declinare al femminile la ricerca di informazione nel web
anche per contrastare il continuo spamming pornografico richiamato
con la parola women/donne.
Spazio
pubblico virtuale ma insieme spazio d’accesso fisico
alle ICT, la Sala da Tè Internet nasce nel 1996 come
Internet access point gratuito. L’esigenza emerge con
urgenza dall'introduzione massiccia e diffusa delle tecnologie
telematiche e informatiche nell'organizzazione e nel sistema
del mercato del lavoro e delle comunicazioni, con la rilevazione
di nuovi rischi di esclusione che ciò può comportare
per diverse fasce di popolazione, in particolare per le donne.
La tecnologia di fatto non è neutra e ancor meno lo
sono le nuove tecnologie della comunicazione; esse al contrario
reintroducono meccanismi di esclusione e resistenza da parte
delle donne che impongono un approccio, all'uso del computer,
complesso e mediato. Il costo di un PC collegato alla rete
Internet è ancora elevato e il suo utilizzo impone
continui processi di apprendimento. Viceversa l’organizzazione
sociale non può prescindere dalle informazioni trasmesse
ed elaborate da strumenti che impongono frequenti aggiornamenti
e adeguamenti di hardware e software. Emerge il fenomeno che
è stato definito "siberizzazione": isolamento
e disincarnazione della persona davanti alla macchina. Per
i suoi aspetti statistici è , poi, definito gender
digital divide lo scarto tra donne e uomini nell’accesso
e utilizzo delle nuove tecnologie della comunicazione e informazione.
L'ultima edizione del World Internet Project, i cui primi
risultati sono stati resi noti dal Center for Communication
Policy dell'Università di Los Angeles (UCLA), conferma
uno scenario alquanto sconfortante sull'uso delle nuove tecnologie
da parte delle donne italiane: solo il 21,5 per cento utilizza
Internet contro il 41,7 per cento degli uomini con uno scarto,
quindi, del 20,2 per cento. L'Italia conquista senza fatica
una poco onorevole classifica nel digital divide sessista,
battendo per una manciata di punti la Spagna (19,2 per cento).
Server
Donne e Sala da Tè rappresentano, dunque, un progetto
culturale di “integrazione della soggettività
femminile, in base a criteri di sostenibilità sociale
ed economica”, nell’attuale società dell’informazione
fondata sulle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione
(ICT), che coinvolge, per gli aspetti di studio, ricerca,
produzione di nuovi linguaggi e formazione l’intera
“Orlando”. Infatti la realizzazione e il mantenimento
del portale di genere implementato nel Server Donne, sistema
di elaboratori di classe alta, è autonomamente gestito
dalle socie.
Recentemente
l’Associazione ha ulteriormente marcato la propria presenza
nel settore delle ICT, realizzando con un ampio partenariato
di attori sociali diversi (PORTICO) e grazie ad un finanziamento
della prima fase del programma europeo EQUAL, il Centro di
Risorse Multimediale, attorno all’intreccio donne/lavoro/nuove
tecnologie della comunicazione. Il CRM, condotto da uno staff
che annovera numerose giovani, è dotato inoltre di
propri media: magazine, web radio e web tv. Al CRM si affiancherà
tra breve un laboratorio al femminile di produzione e innovazione
tecnologica, detto Techné Donne, che verrà avviato
nell’ambito della seconda fase di EQUAL. Si tratta di
esperienze e strutture uniche nel nostro paese.
Il
progetto che ha portato alla realizzazione del Server Donne
e della Sala da Tè Internet mantiene intera la sua
validità. Pensiamo che siano ancora necessari luoghi
fisici dove promuovere la compresenza tra donne esperte e
donne di tutte le età che vogliono apprendere, lo scambio
di conoscenze nell'uso di PC, di strumenti multimediali (scanner,
DVD ecc.) e delle reti di informazione; cose che possono produrre
la mediazione necessaria all’utilizzo di tale complesso
strumento.
Nel
periodo coperto dal presente progetto-programma, “Orlando”
attraverso la propria struttura informatica/telematica e in
Convenzione con il Comune, si pone l’obiettivo di realizzare
due aspetti del più ampio ed articolato progetto Server
Donne: aumentare e caratterizzare l’accesso/uso alle
ICT delle donne abitanti nel bolognese e offrire uno specifico
strumento informativo on-line a nome “Bologna al femminile”.
- Maggiore possibilità d’accesso
in città alle ICT: la Sala da tè
internet a Palazzo dei Notai (punto di presenza con assistenza
tecnica permanente e 10 PC disponibili gratuitamente connessi
ad Internet) ha contato, dalla sua inaugurazione, presenze
sempre più numerose e consistenti. Nel 2000, la presenza
è stata di circa 1000 donne in media al mese su 6 mezze
giornate di apertura settimanali; nel 2004 la presenza è
di circa 600 donne in media al mese sulle tre mezze giornate
attuali di apertura settimanale. Il servizio potrebbe essere
portato di nuovo alle 6 mezze giornate considerato il successo
rispetto ad altre iniziative del genere in città. La
mediazione all'uso delle tecnologie, attraverso la presenza
di personale qualificato, in grado di rendere le donne libere
di padroneggiare i nuovi strumenti rende ragione alla nostra
richiesta di personale tecnico opportunamente formato. In
generale l’esigenza può essere soddisfatta con
un backbone di rete opportunamente dimensionato, uno spazio
adeguato, l’incremento delle attrezzature comprese quelle
per disabili e delle operatrici che lo spostamento a Santa
Cristina esige;
- lo sportello informativo on-line,
con possibilità di sviluppo di un magazine
(vedi all’indirizzo web "Bologna al femminile"
sul Server Donne) che ricerca, struttura, aggiorna e mette
a disposizione, attraverso uno spazio web apposito, quelle
informazioni che possono aiutare le donne a vivere maggiormente
la città. E’ questa l'altra esigenza che prima
la Sala da Tè ai Notai, poi il CRM in via Rondone hanno
subito evidenziato e verificato: una richiesta pressante di
informazioni, da parte delle donne che li frequentano. Informazioni
sui servizi offerti dalla città, sui luoghi d'incontro,
sulle iniziative che riguardano le donne; e più in
generale informazioni che riguardano peculiari aspetti della
vita quotidiana nelle diverse fasi del ciclo vitale personale
e della vita stessa della città. E' a partire dalla
relazione con quest'utenza che intendiamo ampliare e realizzare
più compiutamente un servizio che potrebbe ampliarsi
con forum e auto-promozione femminile. Ma, come si vedrà,
parte di tutto ciò sarà elemento costitutivo
dello “sportello” di Palazzo dei Notai.
Fra
le attività, fra quelle del sistema informativo/informatico,
formative e di elaborazione e ricerca in particolare
saranno in seguito riprese alcune articolazioni del progetto.
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B
Palazzo dei Notai.
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III.
Il Centro (in senso specifico), dal lato interno,
è la struttura che provvede trasversalmente a funzioni
di gestione, amministrazione e segreteria.
Molti sono i suoi sforzi per formare chi lavora all’interno
dell’intero Centro delle Donne attraverso un'auto/formazione
mirata e mediante la partecipazione a seminari organizzati
a livello locale o nazionale da altri enti. Si tratta di corsi
di amministrazione, management, progettazione e simili, ma
anche di aggiornamenti legati ai contenuti professionali delle
diverse strutture, servizi, attività. Va tenuto conto
che il Centro delle Donne è cosa in certa misura sperimentale,
come lo sono analoghi istituti in altre parti del paese e
d'Europa. Per dare esempi, la Biblioteca affronta i problemi
tecnici di una schedatura di libri e materiali cartacei e
on line, che deve tenere correttamente conto della differenza
tra i sessi ancor più nel momento in cui si è
immessa nel sistema bibliotecario nazionale (dall'inizio problemi
di biblioteconomia e catalogazione vengono affrontati con
seminari organizzati da reti italiane ed europee); al sistema
informativo/informatico occorrono sistemiste ed esperte di
hardware e software con competenze di genere che il mercato
del lavoro offre con avarizia (alla cui formazione “Orlando”
offre proprie esperte); al Centro serve una capacità
di progettazione e di formulazione dei budget e dei bilanci
in ottica di genere (l'Università di Roma ha di recente
organizzato un corso di formazione in questa direzione cui
ha partecipato il personale addetto del Centro/Donne). Si
tratta spesso anche di esperienze formali e durature attuate
da “Orlando” attraverso progetti del Fondo Sociale
Europeo che, essendo volti alla riorganizzazione dell’Associazione
(si è appena concluso TREES, durato oltre un anno,
con il supporto dell’Istituto per il Lavoro), sono in
realtà aperte a tutto il personale del Centro delle
Donne. Il completamento delle sedi richiederà, tuttavia,
come s’è detto, un allargamento quantitativo
e non solo un innalzamento qualitativo delle addette.
Il
Centro come spazio pubblico è la struttura che
vuole favorire l'essere/insieme, l'essere/con. In
questo senso continuerà a offrire spazi e uso di attrezzature
per l’auto-organizzazione di singole e gruppi. Offerta
che ha a che fare insieme con la attività di Ascolto,
Accoglienza e Cura e con la Presenza e Iniziativa civile e
culturale.
Più volte ci si è richiamate ad una tradizione
di pensiero femminile che, dai salotti protoromantici gestiti
da donne alle elaborazioni femminili/femministe recenti, segnala
una via diversa della modernità e postmodernità,
tesa alla ricerca di una vita pubblica capace di relazioni
amichevoli e politiche insieme. Del resto, i tentativi di
tornare ad abitare in amicizia i luoghi pubblici,
di ricostituire luoghi in comune, sono oggi numerosi
e documentati dalla letteratura politologica. Pur con le restrizioni
intervenute negli ultimi anni, una “Orlando” delegittimata
come gruppo, ma indirettamente legittimata da contratti ad
personam di sue socie, ha continuato a garantire, con
l’insieme del personale del Centro, un uso articolato
dei ridotti spazi disponibili.
Oggi
si propone, però, che il Centro diventi una infrastruttura
di cittadinanza, intesa come un punto di riferimento
“olistico” e plurivalente per diverse tipologie
di beneficiari/ie, con servizi plurimi innovativi e permanenti
per donne e uomini nel quadro dei servizi alla persona.
Qui si darà un’ampia descrizione dello sportello/lavoro
ipotizzato.
Servizi
tradizionali forniti dal Centro resteranno:
- consulenze
specializzate in ordine agli women’s affaire, in risposta
a interrogativi diversi di singole donne; per chi, governo
locale o gruppo autonomo, intenda costituire e aprire al
pubblico biblioteche, case, centri, cooperative di progettazione,
sportelli ecc. di donne e di genere;
- la
capacità di mettere a confronto e di connettere in
coordinamenti e reti faccia a faccia e a distanza realtà
numerose e diversificate sotto diversi profili.
Servizi
innovativi ipotizzati:
Sportello Studio.
In relazione alla convenzione che si firmerà con l’Ateneo
bolognese e in accordo con l’ADU, è previsto
un servizio informativo che fornisca orientamento e indicazioni
sui diversi corsi e opportunità di studi femministi,
di donne, di genere in sede locale, nel paese e a livello
europeo. Un servizio che faciliti, quindi, un percorso di
studi individualizzato e competente durante il percorso universitario
di base e specialistico, nei master e dottorati post laurea.
Sportello
Lavoro.
Il servizio è punto di riferimento per donne che hanno
difficoltà d’accesso al lavoro o che vogliono
migliorare la propria condizione lavorativa; sarà anche
punto di riferimento per quante desiderano essere destinatarie
di attività di mentoring.
La struttura dello sportello prevede: l’accoglienza
in cui sono comprese ed identificate le domande espresse
dall’utenza; l’informazione sui temi
del lavoro, professioni e opportunità formative; l’orientamento
in cui si potrà costruire un progetto professionale
personale; l’orientamento all’impresa
che metterà a disposizione delle utenti materiali su
supporti informatici già sperimentati. Vediamo più
analiticamente:
Accoglienza.
Attività: comprensione e identificazione di
domande e bisogni espressi e inespressi dall’utenza;
presentazione ed invio ad attività interne (servizio
informativo, orientativo, formativo); rinvio ad un servizio
esterno.
Strumenti: schede per la raccolta approfondita dei
dati relativi all’utenza e all’intervento effettuato;
mappatura dei diversi servizi presenti sul territorio.
Informazione.
Attività: informazioni in materia di professioni
(caratteristiche, competenze richieste, percorso di studi,
possibili collocazioni, richiesta del mercato, retribuzione),
mercato del lavoro, opportunità formative, normativa.
Strumenti: mappatura professioni, raccolta ricerche,
materiali, dati, esperienze, interviste mercato del lavoro,
donne, nuove tecnologie, mappatura formazione e legislazione.
Orientamento.
Attività: percorso finalizzato alla costruzione
di un progetto professionale attraverso bilancio delle competenze,
tecniche e strumenti per la ricerca attiva del lavoro.
Strumenti: modelli di Bilancio delle competenze e
di Curriculum Vitae; lettera di presentazione; ricerca lavoro
e autocandidatura in Internet, ricerche, materiali sulle competenze,
interviste.
Orientamento all’impresa.
Attività: orientamento, formazione al lavoro
autonomo e all’impresa.
Strumenti: opportunità di finanziamento, incentivi
statali e regionali alle imprese di donne, prestito d’onore
e altre formule a sostegno dell’attività imprenditoriale
in genere, prodotti su supporti informatici.
Le
tipologie d'uso in autonomia degli spazi da parte dell'utenza
anche al di fuori degli orari di ufficio, rispettate finalità
e calendari del Centro delle Donne, che si manterranno
sono:
- riunioni
dei gruppi che ne facciano richiesta e uso di attrezzature
(fotocopiatrici, computer per il pubblico) da parte di singole
e gruppi che hanno fatto del Centro la loro sede operativa;
riunioni di studiose, di professioniste o attiviste di altre
parti d'Italia e oltre;
- conferenze
stampa di gruppi di donne locali e regionali;
- incontri
di aggregazioni della società civile cittadina
che ne fanno richiesta, dalle bambine/i alle ragazze/i,
a donne e uomini, ad anziane/i; native e migranti, residenti
e non residenti;
- corsi
e seminari organizzati da gruppi ed enti (specie nella
Sala Internet).
Con
il recupero al pubblico della Sala dei Notai dopo il trasloco
a Santa Cristina, sarà possibile riprendere:
- iniziative
e pubblici dibattiti organizzati dall’associazionismo
culturale e di volontariato, ONG, gruppi impegnati sui diritti
umani, enti di ricerca, istituti universitari, giornali
e riviste, ecc.;
- mostre,
manifestazioni artistiche, performance – che
soprattutto in concomitanza con Bologna Città Europea
della Cultura nel 2000 avevano garantito un uso continuato
degli spazi, potranno svolgersi ai Notai come a Santa Cristina..
Gli
usi innovativi riguardano l’idea che il Centro
valga come laboratorio per attività di nuove aggregazioni
trasversali di donne tese a esperienze di progettazione partecipata,
a concrete forme di democrazia praticata ed a rapporti di
confronto e, ove possibile, di collaborazione tra istituzioni
e società (vedi voce Presenza e Iniziativa civile e
culturale al punto 3. Attività).
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3.
Attività
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Le
attività vengono presentate mettendo in luce la centralità
della singolarità/relazione (altri dicono singulier/pluriel)
nel pensiero e nella pratica femminista e di donne. In tale
direzione si procederà dalle attività che hanno
al cuore il rapporto tra soggetti in diversi “luoghi
dell’esperienza” metaforici e reali.
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I.
Ascolto accoglienza e cura.
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Ogni
spazio fisico, virtuale e mediatico del Centro di Documentazione,
Ricerca e Iniziativa delle Donne sarà improntato ad
uno stile di accoglienza, ricerca e convivenza. Qui ci riferiamo,
tuttavia, ad attività che si svolgeranno prevalentemente
a Palazzo dei Notai, benché in Santa Cristina siano
stati difesi luoghi per incontri seminariali e riunioni di
chi ne faccia richiesta, pur se si resta in attesa della ristrutturazione
della Palazzina che completerà quella sede.
Le attività di Ascolto Accoglienza e Cura del Centro
delle Donne in linea di principio rivolte a ciascuna/ciascuno
che si affacci al suo interno, presenteranno aree cui ci si
dedicherà particolarmente, mantenendo in ognuna attenzione
alle differenze di genere, età, culture. Richiamiamo
in particolare l’area degli studi femministi, di donne
e di genere: quella del lavoro/lavori, quella della cura in
un senso peculiare.
Per
comprendere domande e attese delle/degli studenti si proseguirà
in pratiche di ascolto e di intervista che già hanno
consentito a “Orlando”, in più riprese
della sua storia, di avere le giovani generazioni a “testimoni
del loro tempo”. Ciò varrà non solo a
cogliere ciò che noi ipotizziamo come un nuovo passaggio
di atteggiamenti e attitudini nelle più recenti coorti
delle/dei ventenni. Un passaggio che forse segna l’avvio
dell’uscita dalla caduta del progetto di vita e dalla
socialità ristretta (vedi le successive ricerche dell’importante
osservatorio delle/dei giovani IARD dagli Anni Ottanta in
poi) verso la capacità di un’assunzione creativa
e in comune di forme precarie e insicure di vita per tradurle
in progetti positivi e praticati spesso volti a ricerca, solidarietà,
cooperazione internazionale ecc.. Ma potrà apportare
sia un contributo nella direzione dell’offerta di opportunità
e acquisto di capacità (capabilities) che
oggi si ritengono essenziali al contempo all’autonomia
economica e alla crescita democratica (Amartya Sen, Martha
Nussbaum), sia un contributo a quella promessa di convivenza
- in questo caso una promessa intergenerazionale – cui
già abbiamo fatto cenno.
Per
comprendere domande e attese delle donne nel mercato del lavoro,
occorre focalizzarsi su interdipendenze e fratture dei lavori
e delle professioni femminili (complessi e riconosciuti, complessi
e disconosciuti, né complessi né riconosciuti)
per considerare l`apporto decisivo del lavoro totale femminile
nel sistema economico/sociale e i nessi da stabilire tra godimento
della cittadinanza sociale (politiche sociali gender sensitive,
bilanci di genere, ecc.) per migliori condizioni di presenza
femminile nel mercato del lavoro e di vita di uomini e donne.
In quest'ottica, centrale diventa “la catena dei lavori
femminili” al cui interno vi sono nodi critici che per
essere contrastati necessitano operatività nei luoghi
di lavoro e servizi nella società atti a combatterli.
Ascolto e accoglienza in tale ambito significano incontrare
le assistenti familiari, specie migranti, che offrono lavoro
di cura in relazione alle loro datrici/datori di lavoro; le
donne che si siano discostate dal mercato del lavoro in momenti
decisivi del ciclo di vita (maternità, cura di familiari
anziani o svantaggiati) e che intendono rientrarvi; quante
vivono un’intensa trasformazione del lavoro in ambienti
tradizionali e in ambiti a forte innovazione tecnologica nel
contesto di mercato globale; le/i lavoratrici/ori autonomi
di seconda generazione nel lavoro `flessibile` e/o `immateriale`;
le imprenditrici con ciò che rende onerosi o, invece,
facilita i loro percorsi peculiari.
“Orlando”
ha spesso dato spazio al particolare ascolto delle “donne
che curano”, si richiamassero a modalità
consone a tradizioni “terapeutiche” più
note e accettate nelle nostre società, a filoni esoterici
della nostra stessa cultura o ai medicamenti e cure offerte
da altre tradizioni e altri continenti. Alcune esperienze
e iniziative realizzate su anoressia e bulimia a metà
anni novanta, con associazioni professionali e l’assessorato
ai servizi sociali, hanno portato al Centro più di
mille donne, terapiste diverse e giovani in cerca di cura;
ma di volta in volta decine o centinaia di donne giovani e
meno giovani sono venute al Centro per ascoltare e, potenzialmente,
per essere ascoltate, donne competenti di diversi medicamenta
del corpo e della psiche. Con rigore e affidandoci alla professionalità
di esperte note, a partire da numerose socie di “Orlando”
impegnate in varie professioni di cura, tale tipo di ascolto
verrà riproposto pur senza porsi come sostitutivo delle
sedi deputate. Questioni di isolamento, disagio, silenzio
e conflitti intrapersonali e interpersonali possono beneficiare
di una dimensione allargata di ascolto, attenzione e cura.
E che di queste questioni e situazioni anche Bologna sia sovraccarica
non possiamo negarlo.
Rimandiamo
invece soprattutto ad altre realtà (vedi ancora Presenza
e Iniziativa civile e culturale oltre che Relazioni e reti
internazionali, cooperazione allo sviluppo sostenibile) una
diversa area dell’ascolto propria di “Orlando”
e di sue attività continuative: la questione della
pace e dell’approccio nonviolento ai conflitti in cui
siamo sempre più brutalmente immersi. Qui ci limitiamo
a ricordare come “Orlando” a partire dai primi
campi di pace tra giovani palestinesi, israeliani e italiani
realizzati nel nostro paese con il Laboratorio Nazionale per
la Didattica della Storia e delle Scienze Sociali, abbia promosso
incontri e seminari, spesso “segreti” e chiusi
al pubblico, con donne delle diverse aree di una guerra in
corso. Più di recente, l’Associazione è
passata dal promuovere, con la Scuola di Pace di Monte Sole
e la Provincia, la formazione di figure professionali della
mediazione dei conflitti sanguinosi, alla proposta di un intervento
diffuso di approccio creativo ai conflitti della vita quotidiana
rivolto a donne e uomini della città.
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II.
Presenza e Iniziativa Civile e Culturale.
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Abbiamo
limitato i riferimenti al dibattito femminista in corso perché
ci nutriamo “spontaneamente” e continuativamente
di quella cultura. Che “Orlando”, e suo tramite
il Centro delle Donne, stiano dentro orizzonti che ne derivano
è ciò che tutti possono aspettarsi da noi, poiché
non avrebbe significato, per le donne pur differenti che abitano
o frequentano o visitano il Centro delle Donne, ribadire identità
e ruoli ascritti senza fare tesoro della riflessività
e dei rivoluzionamenti che la soggettività femminile
ha messo in atto negli ultimi decenni. Vi sono, tuttavia,
inflessioni e opzioni di “Orlando” da riprendere
quando si parli di “presenza” e “iniziativa”.
Il ricorrere di termini come “pubblico”, “civico”,
“cittadinanza” può suggerire un’esposizione
ininterrotta al fare e al mostrarsi, dimenticando il movimento
pendolare da cui siamo partite. Diversamente noi parliamo
del ritrarsi, del raccogliersi, dello stare in silenzio, quale
componente essenziale del movimento che va dallo “stare
presso di sé” al farsi attraversare dalle/dagli
altri. La Comunità filosofica Diotima di Verona oppone
“l’invisibile”, il “non starci per
esserci” all’eccesso di visibilità e di
presenzialismo cui pare chiamare la cosiddetta società
della comunicazione. Per noi “presenza” vuol dire
“darsi presente” ed “essere pronte”
alle chiamate del presente; “iniziativa” vuol
dire “dare inizio” e lasciare spazio a quante/quanti
sono capaci di inizi. Perciò abbiamo scelto a ex ergo
un brano che unisce la libertà singolare di ognuno
di cercare senso - libertà di andarsene e di iniziare
qualcosa di nuovo e di inaudito – alla condizione
comune e obbligata dell’essere nel mondo con il suo
carico di danno e desiderio di speranza - libertà
di comunicare con i molti e di esperire quella pluralità
complessiva che é il mondo –, nel convincimento
che nella mossa tra l’uno e l’altro possa risiedere
sia l’effettivo contenuto e il senso della
politica in sé, sia il suo contrario:
la salvaguardia che proviene, per ciascuna e ciascuno, dallo
spazio dell’impolitico vissuto in solitudine o in comunità.
Anche l’altro termine che nel documento ricorre spesso,
“pluralità”, dice qualcosa su cui indugiare
brevemente: ”Orlando” non è un gruppo di
affini in senso stretto; al Centro delle Donne ha sempre incontrato
e voluto incontrare donne (e uomini) le cui voci offrissero
uno spettro e prospettive le più ampie possibili. I
richiami potrebbero essere molti, ne scegliamo uno: l’Associazione
si iscrive fino dai suoi inizi nel femminismo della differenza
e con esso si è confrontata privilegiatamente; ha dato
priorità all’agire a livello della società
civica rispetto a quello della presenza nelle istituzioni.
Ma nel Centro delle Donne e nei suoi incontri hanno avuto
riconoscimento e peso donne delle istituzioni, figure emblematiche
delle politiche delle pari opportunità, ecc. . Che,
poi, sia un tratto proprio del Centro delle Donne l’apertura
a ognuna/o che si fa presente è un dato di fatto ribadito
qui anche troppo.
Le
Iniziative civili e la Presenza organizzate da "Orlando"
al Centro hanno riguardato soprattutto temi di attualità
e spesso di emergenza. Senza insistere su ciò che appare
in altri punti del documento - rappresentanza e presenza femminili
nella sfera pubblica; tematiche del lavoro, della povertà
e dell'esclusione; ri/aggregazione trasversale di donne impegnate
nella ricerca femminile e femminista e valorizzazione di una
creatività femminile vivace in città e da sostenere;
riflessione sulle donne e uomini nella mondializzazione e
nel nuovo sistema delle relazioni internazionali – ci
limitiamo a indicare che l’insieme dei dibattiti e seminari
ricorrenti previsti verterà su: pensare/sentire/immaginare
differentemente nelle “metamorfosi” in atto, secondo
elaborazioni del pensiero femminista critico e degli studi
di genere;
- condizioni
di vita e di attività e nuovi paradigmi della cittadinanza
nell’attuale organizzazione/divisione di genere della
società e del lavoro, con attenzione alla critica
dei sistemi economico e sociale dominanti e alle nuove esperienze
di economia etica e/o sociale;
- istanze,
intuizioni e proposte dei femminismi transnazionali davanti
alla mondializzazione, alle guerre e terrorismi;
- voci,
visioni, azioni di donne e uomini per una diversa "civiltà
di individui e individue".
Iniziative tutte che ribadiscono lo stretto intreccio tra
Biblioteca; Server Donne e Centro, i legami con la Ricerca,
la Formazione e il Settore internazionale e con i comitati
scientifici e gruppi di lavoro che li supporteranno; la collaborazione
con donne dell'Ateneo cittadino e con altre sedi di ricerca
accademiche e private; gli scambi già in corso con
pensatori, scienziati, religiosi, politologi, giuristi, artisti,
analisti sociali, attivisti (e con "corrispondenti"
figure al femminile, per dire così); il più
largo confronto tra generi, genti, generazioni promosso negli
ultimi anni.
E’
utile poi dare conto, se pur minimo, delle attività
nuove che legano insieme iniziativa civica e ricerca
sociale in esperienze di cittadinanza attiva e allargano a
spirale la presenza pubblica delle donne con nuove forme e
gruppi. Abbiamo detto che costituiscono un’innovazione
nel panorama cittadino e che avranno sede ai Notai. Ci riferiamo
a Carovana ed alla ancora innominata nuova sede
di confronto tra donne fuori/dentro le istituzioni.
Nell’anno
passato, a partire da finanziamento del FSE all’Istituto
Strategie di Genere per il progetto Genere e Governance,che
unisce partner civici e istituzionali, “Orlando”
ha proposto la ricerca partecipata e l’Incontro Aperto
(Open Space Technology - febbraio 2004) per la rilevazione
della domanda politica delle donne in città e la valorizzazione
delle loro visioni e pratiche da cui ha preso il via l’aggregazione
trasversale Carovana - autonoma da “Orlando” e
da altre realtà, innanzitutto il Bar Linea, che hanno
creduto nell’iniziativa. Oltre alla produzione dell’Agenda
Politica delle Donne per Bologna - Una città desiderabile
- distribuita in migliaia di copie in periodo elettorale,
che verrà presenterà nei quartieri, essa ha
individuato San Vitale, in cui vivono sue componenti tra cui
non poche elette in consiglio di quartiere, come luogo ove
promuovere una progettazione urbana cui è favorevole
l’Unità Progetti urbani complessi del Comune.
Ed è ovvio che Carovana dovrà vedere in autonomia
gli assessorati pertinenti per arrivare alla Giunta con un
piano già abbozzato di rilevazione dei problemi e aspettative
delle/degli abitanti di quella zona in vista del che fare.
Né è il caso che sia “Orlando”,
sia pure con il beneplacito di Carovana, a spingersi più
addentro nei dettagli di un processo che continuerà
ad avvalersi di figure amicali e competenti come Marianella
Sclavi e lo staff di Avventura Urbana.
Nell’Agenda
Politica di donne per Bologna le risposte alla domanda: “Se
la tua voce di donna contasse come cambierebbe la vita nella
città?” , che coprono altrettanti punti svolti
in quella breve agenda, sono: 1) Una città respirabile,
dove…; 2) Una città socievole, dove…; 3)
Una città inclusiva, dove…; 4) Una città
ospitale, dove…; 5) Una città partecipata, dove…;
6) Una città di pace, dove…; 7) Una città
differente, dove… .
Ma
non presenteremo qui l’intero arco di proposte avanzate
dai gruppi di lavoro. Ne richiamiamo un paio.
Moltissime
partecipanti a Carovana, migranti e native, giovani e meno
giovani, sono pronte a lavorare sull’interculturalità,
partendo dal nodo delle più difficili condizioni delle
migranti. A Bologna il 7,4 di studenti è figlio di
genitori immigrati; per loro l’integrazione (il termine,
che può fare pensare ad una cancellazione culturale,
non piace, ma viene usato per comodità in contrapposizione
a discriminazione, isolamento, separazione/ismo, ghettizzazione)
può passare attraverso il filtro scolastico, l’esperienza
in comune a bambini, italiani e non, della stessa età,
ed è teoricamente più facilmente raggiungibile.
Per gli adulti lavoratori il luogo e i rapporti di lavoro
possono costituire un tramite per stabilire rapporti di convivenza
con cittadini italiani. Più difficile la situazione
immigrate al seguito dei mariti, che fanno il mestiere di
mogli e madri. La loro è una situazione d’inevitabile
isolamento causato da difficoltà oggettive d’interscambio
per l’ignoranza o la scarsa conoscenza della lingua,
per l’assenza di condivisione di luoghi di studio e
di lavoro con donne adulte della popolazione locale, oltre
che per fattori culturali che relegano queste donne a ruoli
esclusivamente interni alla casa. La proposta è, dunque,
quella di attivare una rete migranti/ native che partendo
dal livello minimo, ma essenziale, della formazione linguistica,
si estenda ad una dimensione culturale ampia intesa come formazione
in doppia direzione, delle native e delle migranti attraverso
una scambio informale ma assiduo di esperienze, tradizioni,
storie, arti.
Circa
la nonviolenza, “Una città di pace, dove…”
è una delle “risposte” date da tante donne
alla domanda di come possa cambiare in futuro la città,
se si darà spazio alla voce delle donne per divenire,
così, Una città desiderabile ai loro
occhi. Il progetto è di lavorare in città a
partire dalle scuole, con insegnanti e studenti, mediante
l’apprendimento di approcci creativi ai conflitti interpersonali
e di gruppo. E’ questo uno dei gruppi di lavoro che
Carovana ha attivato che intende operare utilizzando strutture
del Centro/Donne.
Quanto
all’organismo di donne dentro/fuori le istituzioni,
non solo costituirebbe a sua volta una innovazione di rilievo
anche in una città, come Bologna, ove un nucleo rilevante
di amministratrici ha favorito e sostenuto il nascere e crescere
di istituzioni autonome di donne – non solo il Centro,
ma la Casa per non subire violenza, per esempio -, ma potrà
dare un effettivo contributo alle politiche della differenza/differenze
dell’attuale Giunta e alla riflessione su nuove forme
di democrazia sostanziale.
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III.
Relazioni e reti internazionali, cooperazione allo sviluppo
sostenibile.
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Collocata
ai Notai sarà prevalentemente l’iniziativa “internazionale”,
benché essa non si riferisca solo a scambi e azioni
in luoghi difficili del pianeta - con riferimento particolare
al Mediterraneo e all’Europa dell’Est è
da poco nata la Rete regionale Women, che “Orlando”
co-presiede insieme al Comune di Forlì e che riunisce
donne di istituzioni e di associazioni e ong della Regione
Emilia Romagna e di varie sponde del mare nostrum
-, ma reti di centri e biblioteche, di ricerca e di studi
femministi e genere cui fanno capo Biblioteca e Ricerca. Ed
ancora: essa coinvolge l’attività transnazionale
di molti progetti europei.
Più decisivo ai fini della comprensione dell’attività
in questione è, poi, il fatto che una parte significativa
dell’impegno dell’Associazione è rivolta
a studiare e comprendere il complesso e inquietante “stato
del mondo” e non solo a costruire relazioni, reti, azioni
e progetti.
La
collaborazione con l’Ateneo cittadino e, in specifico,
con il pro - rettorato cui spetta la cura delle relazioni
e iniziative internazionali, nonché degli scambi tra
docenti e studenti del nostro e di altri paesi è frequente
e proficua.
“Orlando”
nacque non soltanto nel convincimento che “il personale
è politico”, ma che esso, nella mondializzazione
che esperiamo, è al tempo stesso “internazionale”,
“planetario”. Un assunto che si poteva ricavare
non solo da teoriche, poi divenute famose, dedite allo studio
delle relazioni internazionali come la statunitense Cynthia
Enloe, ma dalla figura luminosa di una fondatrice del neofemminismo
italiano come Carla Lonzi. Oggi, quando gli aggettivi globale,
locale, glocale ci accompagnano ogni giorno, può sembrare
cosa ovvia. Anche allora solidarismo cristiano e internazionalismo
socialista avrebbero potuto offrire ambienti favorevoli a
visioni mondiali, ma i femminismi puntarono subito alla quotidianità
della dimensione mondo e alla critica di costrutti patriarcali
come la “patria”, la “nazione” e simili.
Il
primo impegno fu la costruzione di relazioni. Risalgono
alla fine degli anni Settanta incontri con donne di diverse
parti del mondo, specie latino-americane e statunitensi, sia
sul terreno della cultura femminista sia su quello del sostegno
a chi ricerca la propria libertà di donna insieme al
cambiamento culturale, sociale e politico delle società
in cui vive.
Uno degli strumenti più efficaci su tale terreno si
rivelò essere il supporto ai luoghi autonomi di
donne già esistenti o alla nascita di case, centri,
librerie, ecc. .
Una spinta in più a confrontarsi e misurarsi con realtà
culturali, sociali e politiche diverse nacque, poi, sull'onda
del dibattito sorto all'interno del femminismo afro-americano
sull'intreccio dei differenti livelli di appartenenza determinati
da gender, race e class.
Proseguiamo
per un breve tratto in questo excursus. Ancora negli Anni
Ottanta “Orlando" s’impegna nella costruzione
di relazioni, sostenendo la società civile femminile
e soluzioni non violente dei conflitti. Dalla seconda metà
degli anni 80, con la Casa delle Donne di Torino e le donne
dell’Associazione per la Pace di Roma, l’Associazione
si accosta al conflitto israeliano - palestinese con un lavoro
intenso di incontri, seminari con donne di Libano, Palestina,
Israele e Mahgreb. Non a caso essa è tuttora un punto
della rete internazionale di riferimento di un’esperienza
unica e di rilievo come il Jerusalem Link, costituito dal
palestinese Jerusalem Center for Women e dall’israeliano
Bat Shalom, che in questi mesi progetta la costituzione di
una Commissione Internazionale di Donne per la Soluzione dei
Conflitti.
Dal 1992 “Orlando” si reca nell’ex-Iugoslavia:
prima in Croazia, poi in Bosnia, Kosovo e Serbia e, a metà
degli Anni 90, in collaborazione con Spazio Pubblico di Donne
e l’ONG GVC (Gruppo di Volontariato Civile), tramite
il progetto Donne attraverso i confini, apre centri
di donne a Tuzla (Bosnia), Pancevo (Serbia), Pristina (Kosovo).
Grazie a tali esperienze, l’Associazione coopera alla
nascita della Scuola di Pace di Monte Sole (Marzabotto, Bologna).
Queste
esperienze ci spingono a partecipare o ad organizzare autonome
conferenze internazionali, ad aderire o a sostenere la
nascita di numerose reti a livello locale, nazionale e
globale. "Orlando" prende regolarmente parte
ai grandi eventi sovranazionali di donne voluti dall'ONU,
da altre agenzie internazionali e da grandi reti tematiche
al femminile, mentre abbiamo già ricordato i seminari
ricorrenti dell'Associazione, quali "Teorie dei Femmnismi"
e "Molte Donne Un Pianeta", che portano periodicamente
a Bologna e in Italia attiviste e teoriche di ogni parte del
mondo.
E’ proprio attorno ad incontri di critica femminista
alla “globalizzazione”, come il G7 tenuto a Napoli
o gli incontri d’area mediterranea e atlantica preparatori
dei Forum e Conferenze mondiali dell’ONU che nasce VADO
-WAVE (Visioni Alternative di Donne Ovunque – Women'
s Alternative Visions Everywhere), un piccolo gruppo di riflessione
impegnato sulle questioni internazionali a partire da figure
provenienti da luoghi di donne, università, sindacato
e Ministero degli Affari Esteri. VADO - WAVE accompagnerà
per quasi un decennio l’elaborazione di “Orlando”
in particolare sui temi della critica all’idea di sviluppo,
alle politiche di sviluppo gender blind e ai modelli
economici dominanti.
Solo
più lentamente avviammo, singolarmente o con varie
ONG, progetti nel campo della cooperazione internazionale,
prima in Palestina e in altre realtà del mondo arabo
mediterraneo, poi in varie zone dell'Est europeo e in paesi
dell'America Latina. Quando nel 1997 il Dipartimento per gli
Affari Sociali della Presidenza del Consiglio dei Ministri
apre un Coordinamento degli Aiuti Umanitari per l’Albania,
“Orlando” ne coordina il Tavolo Donne. A tal fine
l'Associazione ha avviato un processo di messa in rete di
ONG italiane e associazioni dando luogo ad un’Associazione
temporanea (Associazione per le Donne dell’Area dei
Balcani /ADAB). Sarà ADAB a costruire il progetto “Dignità
delle Donne, Dignità del Kosovo” alla fine della
guerra NATO in Serbia e della fuga in massa della popolazione
albanese del Kosova/Kosovo – la doppia denominazione
sta a segnalare una volta di più come il ciclo recente
delle guerre balcaniche abbia ridato fiato a divisioni e violenze
etniche, dislocando, in misure e forme differenti, un numero
altissimo di donne e uomini delle diverse culture in stati
fondati sull’etnia. Un progetto, quello appena nominato,
sostenuto prima dal governo italiano poi dall’Agenzia
dell’ONU UNIFEM e menzionato per il suo valore ed efficacia
dal Consiglio dei Ministri Europeo nella primavera 2003 in
Macedonia, in una delle sue sedute periodiche sullo stato
d’avanzamento della parità uomo/donna.
Un’importante
esperienza deriva a “Orlando” dalla collaborazione
con VADO – WAVE e dal rapporto instaurato con UNIFEM
e MAE. Per iniziativa dell’Università di Ferrara
e con quella di Modena, nel 2002 tra Ferrara, Modena e Bologna
si realizza il seminario internazionale Ripensare genere,
democrazia e sviluppo. Decentrare rende più efficace
la voce politica delle donne? . Ove, come si capisce
dalle problematiche espresse dal titolo, vengono discusse
questioni oggi all’ordine del giorno anche a Bologna,
come il bilancio di genere e il decentramento partecipativo.
Possiamo,
ora ricapitolare le attività consuete di “Orlando”
che si sono svolte o hanno coinvolto il Centro delle Donne
- con restrizioni nel periodo di governo della precedente
Giunta interessata, per quanto ci riguarda, al tema dei conflitti
e a quello israelo/palestinese in particolare, ma non alla
diplomazia tra le città euro/mediterranee ed alla cooperazione
allo sviluppo, in linea con la scelta dell’attuale governo
nazionale che privilegia gli scambi commerciali e non altrettanto
quelli solidali.
- Relazioni
tra donne del Nord/Sud, dell'Est/Ovest del mondo, creazione
di società civile femminile, specie attraverso la
creazione di Case e Centri autonomi di donne.
- Ricerca
di approcci (e soluzioni ove possibile) nonviolentiai conflitti,
con interventi in realtà del Mediterraneo e dell’Est
europeo; formazione di mediatrici/mediatori di pace.
- Progetti
di cooperazione e di educazione allo sviluppo sostenibile,
con costruzione di partnership paritetiche secondo le modalità
cui in Italia il femminismo ha rivisitato il gender
and development approach.
- Formazione
di operatrici/operatori con competenze di genere nella cooperazione
allo sviluppo e nell’emergenza sul campo; incluse
le emergenze nel nostro paese.
- Partecipazione
a eventi predisposti da organismi delle Nazioni Unite, della
Commissione Europea, in Conferenze e Forum organizzati da
istituzioni locali e nazionali (Regione, MAE), incontri
planetari organizzati in proprio.
- Ricerca
e divulgazione di proposte e invenzioni femminili in ordine
ai processi di globalizzazione, alle ristrutturazioni dei
poteri forti, alle crisi in date aree geopolitiche, ai diritti
e strumenti giuridici spesso negati ecc., all’economia
sociale e solidale, con attenzione ad aree in cui la "guerra
di cunnus" (espressione di Guido Ceronetti, liberamente
tradotta “guerra condotta al sesso femminile”)
è più attiva, per vistosa o sottile essa sia.
Delle
attività usuali sono elemento costitutivo gli incontri
degli importanti network di cui fanno parte Biblioteca e Ricerca.
a) Rete mondiale delle Biblioteche, Archivi e Centri di Documentazione
delle Donne (Know How Conferences) che dal 1990 si riunisce
ogni quattro anni (Istanbul 1990, Boston 1994, Amsterdam 1998,
Kampala 2002), con oltre 350 membri.
b) WINE, sezione Europea della Know How Conferences, di cui
la nostra Biblioteca ha il coordinamento.
c) AOIFE - Association of Institution for Feminist Research
and Education, rete di università e centri europei
dedicati alla ricerca e agli studi di genere (circa 100 associati).
d) Rete Tematica ATHENA dedicata allo sviluppo degli women's
studies nelle università europee e finanziata in Socrates
dalla DGXXII dell'UE.
e) Women's World, sezione femminile del Pen Club (associazione
di scrittori e scrittrici con sede a New York operante dagli
inizi del secolo) dedicata alla promozione della letteratura
femminile soprattutto nei paesi in cui opera la censura.
f) Partnership UNESCO e Università di Bologna nel progetto
"L’Informazione, i media e le donne" nell'area
del Mahgreb e del Mashreck (Algeria, Marocco, Tunisia, Giordania,
Egitto).
Quanto
abbiamo indicato, e in particolare i progetti in alcuni paesi
– Albania, Bosnia, Cile, Palestina, Kosovo – sarà
proseguito anche sulla base della appena nata ONLUS “Orlando”,
cui già si è fatto cenno.
Tuttavia,
nella congiuntura che sembra sovrastarci senza sbocchi prevedibili
di civile convivenza e mostra il coinvolgimento crescente
tra terrorismi e guerre di figure femminili inedite, tutto
ciò appare insufficiente. Insufficiente appare perfino,
per quanto non superata, la transversal politics,
il lavoro di spola che per anni "Orlando"
ha svolto insieme a tante donne in Italia e in altre parti
del mondo con amiche algerine, israeliane e palestinesi o
albanesi, bosniache, croate, kosovare e serbe tra sponde diverse
dei lembi spezzati del Mediterraneo come di altre parti del
mondo. Nira Yuval Davis, politologa anglo/israeliana tradotta
e letta in numerosissimi paesi, ha mutuato da “Orlando”
e rilanciato l’espressione "politica trasversale",
accogliendo quel doppio movimento di "radicamento"
e "spostamento" che ci consentiva di non abdicare
alla nostra identità e di non chiedere ad altre di
abdicare alla propria nel momento stesso in cui, tutte insieme,
ci impegnavamo tuttavia ad aprirci al confronto, a "sporgerci"
le une verso le altre. Di fatto, al diffondersi in saggi e
testi di varie parti del mondo di quell’idea non hanno
corrisposto altrettante pratiche dirompenti. Allora immaginavamo
che una forma di realismo politico fondata sulle capacità
di prefigurare alternative alle logiche militari distruttive
della Real Politik, potesse raccogliere forze costruttive
idonee a sconfiggerle. Oggi, le guerre “infinite”
in corso e le risposte “totalitarie” del terrorismo
allargano globalmente le spirali di distruzione, senza che
si vedano all’orizzonte alleanze sufficienti a dilatare
gli spazi di comunicazione che pure si danno, le pratiche
di prevenzione e le politiche di riconoscimento, rispetto
e giustizia che pure sono le più necessarie. Occorre
fermarsi.
Occorre
fermarsi, mettersi all’ascolto di chi reinventa nel
quotidiano gesti di rifiuto dell’orrore e dello strazio,
siano i padri e le madri che non cercano vendetta ai loro
lutti, le donne in nero di tutto il mondo che s’incontrano
per diffondere le loro pratiche, il giornalismo indipendente
che parla dai luoghi di bombe e kamikaze, chi mette a disposizione
i propri saperi di cura dei corpi e delle menti per riparare
ed elaborare il trauma, chi ha ingegno e chi ha religione
per cercare lume e speranza, le due Simone e le tante/tanti
altri che davanti alla dura dimensione mondo che viviamo assumono
con semplicità inedite forme di vita, le moltitudini
che si riversano silenziose per le strade per non consentire.
Occorre uno scatto del pensiero, della politica in comune.
E’ una priorità su cui “Orlando”
impegnerà le sue limitate forze al Centro delle Donne
per conversazioni, seminari ed elaborazioni negli spazi di
Santa Cristina.
In
tale direzione, richiamiamo due imminenti occasioni di comunicazione
e riflessione: ai primi di ottobre 2004 sarà con noi
Zahira Kamal, Ministra del Dipartimento di Women’s Affairs
del Governo dell’Autonomia Palestinese e cittadina onoraria
di Bologna dal 1992. A metà dello stesso mese, a Santa
Cristina, verrà Fatema Mernissi, sociologa e scrittrice
eminente, per la presentazione del suo ultimo libro in una
prima tappa italiana della straordinaria Caravan Civique che
si svolge in varie città del Marocco. Un augurabile
riavvio, una nuova apertura e ponte cercati e voluti tra i
“rinascenti” studi della tradizione colta e tollerante
musulmana e il desiderio di chi, anche nella nostra cultura,
fa prevalere un volto colto e tollerante.
Sottolineiamo, poi, l’eccezionale iniziativa che si
avvierà nella Repubblica Serbska in occasione del decimo
anniversario del massacro di Sebrenica per creare con le amiche
di Tuzla, a partire da Irfanka Pašagic, e le psicanaliste
e operatrici di Onda Amica di Bologna, un centro di donne
nella stessa Sebrenica.
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IV.
Elaborazione e Ricerca.
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Sin
dalle origini il settore della ricerca svolge un ruolo cardine
e di supporto ad ogni attività di "Orlando".
Attraverso studi condotti nei filoni storico/documentario,
teorico/culturale e di indagine sul presente, esso fornisce
essenziali strumenti di analisi, orientamento e progettazione.
Perciò il settore sostiene, da un lato, le strutture
del Centro/Donne, ed in particolare la Biblioteca, dall’altro
approfondisce, attingendo alle risorse delle discipline e
dei saperi, questioni emergenti nel contesto storico a noi
contemporaneo. A monte, in altre parole, vi è una nozione
e una concezione della ricerca come “servizio”,
nel senso che le scelte tematiche, i campi d’indagine,
le modalità hanno tenuto conto dell’equilibrio
necessario tra la specificità di tale attività,
la libertà e lo scatto creativo che le sono proprie
e i vincoli costituiti dal suo svolgersi all’interno
di un luogo destinato al servizio di donne e uomini della
comunità territoriale. I risultati delle ricerche sono
disponibili in pubblicazioni cartacee e on line.
L’elaborazione stessa dei progetti e delle opere che
hanno scandito, nel corso del tempo, l’attività
dell’Associazione per la fondazione e gestione del Centro
delle Donne racchiude un impegno costante alla ricerca teorica
e alla produzione di una cultura radicata nell’esperienza
storica della soggettività femminile nelle sue differenti
e molteplici forme di espressione. Centrale in questo sforzo
creativo di pensiero e teoria è stata l’attenzione
ai processi e ai mutamenti che hanno segnato il turning point
del recente passaggio di secolo: un passaggio che ha visto
e sta vedendo il consumarsi di contesti che hanno accompagnato
l’esistere di molte delle generazioni ancora viventi,
e l’irrompere di discontinuità forti, di altre
prospettive interpretative, di sommovimenti profondi, di nuove,
difficili ed enigmatiche sfide alla convivenza dei molti e
delle molte. Questa attenzione è stata uno dei tratti
che ha reso “Orlando” e il Centro di Bologna esperienza
originale nello scenario dei femminismi internazionali e delle
culture storicamente prodotte dalle donne, facendone un luogo
di incontro e di scambio privilegiati con giovani appartenenti
alle generazioni che nel loro processo di formazione hanno
vissuto il mutamento e con donne di altri mondi, di altre
culture.
Cruciale,
di conseguenza, ci appare la possibilità di mantenere
e allargare uno spazio dedicato ad un’attività
di ricerca con caratteristiche specifiche in quanto assume
un volto duplice: da una parte l’elaborazione teorica,
larga e innovativa, e dall’altra il necessario articolarsi
e sedimentarsi in progetti specifici, capaci, di volta in
volta, di verificare ipotesi, dare luogo a sperimentazioni,
concretarsi in oggetti, esprimersi nella molteplicità
dei linguaggi e delle discipline contaminandosi ed attraversando,
con libertà e rigore, i confini disciplinari spesso
presenti in altri luoghi deputati alla ricerca.
Un’altra ragione ci induce a prefigurare questo “spazio”
rispetto al futuro del Centro delle Donne nelle sue diverse
articolazioni: essa sta in un rinnovato slancio ad ancorare
le diverse attività e servizi in una progettualità
ampia in grado d’arricchire attraverso nuove ricerche
il patrimonio documentario e archivistico, sperimentare attraverso
l’ascolto di soggettività in mutamento nuove
forme di accoglienza e ricerca partecipata, approfondire senso
e forme della comunicazione e dell’innovazione tecnologica,
dare corpo e voce all’espressione artistica.
Da questo punto di vista, nell’ambito complessivo dell’attività
di “Orlando” (che metterà a disposizione
anche per questo spazio risorse e progetti propri e, in primo
luogo, l’Istituto per le Strategie di Genere per quanto
attiene la ricerca relativa alle politiche), tre saranno gli
aspetti che intendiamo sviluppare nei prossimi anni: la
ricerca documentaria; la ricerca teorica e innovativa
con peculiare riferimento allo statuto delle scienze oggi;
la ricerca sulla comunicazione, i linguaggi e l’espressione
artistica.
La
ricerca documentaria è legata, in particolare,
all’esplorazione delle differenti espressioni della
soggettività femminile attraverso i secoli ed al recupero
di testi e materiali per l’arricchimento del patrimonio
bibliotecario e/o la costituzione di fondi archivistici; e
si pone in stretta connessione con la biblioteca e l’archivio
per recuperare fonti nuove o difficilmente accessibili, potenziare
l’archivio, costruire percorsi di lettura tra passato
e presente da mettere a disposizione di scuole, sedi di formazione
oltre che dell’intera comunità di studio. Sulla
base dell’ampio lavoro già condotto in questi
anni per dare visibilità a tradizioni di sapere femminili
fino ad ora inesplorate, essa, da una parte continuerà
a delineare i contorni di una cultura politica delle donne,
che nel corso degli ultimi due secoli si è sviluppata
accanto alle altre grandi culture politiche della modernità
con una sua specificità ed autonomia, aprendo, dall’altra,
nuove piste di indagine su altre forme di inventività
sociale, artistica e scientifica femminile in rapporto ai
diversi e molteplici contesti storici in cui si sono realizzate.
La
ricerca teorica e innovativa volta alla riflessione epistemologica
sullo statuto delle discipline e dei saperi, alla lettura
a più ampio raggio del mondo presente, dei segni delle
tante trasformazioni intercorse nel passaggio di secolo, e
all’avvistamento di nuovi e significativi campi d’indagine.
Vi è una lunga prassi di elaborazione teorica del gruppo
di lavoro aperto che "Orlando" chiama Teorie e cui
spesso affida individuazione e realizzazione delle iniziative
culturali; gruppo che offre un'occasione strutturata di lettura/discussione
condivisa e/o conflittuale, su nodi tematici di volta
in volta pertinenti. Come si è detto in altre parti
del documento esso sarà aperto specialmente a studiosi
della mascolinità e/o con approccio di genere.
In
particolare, v’è interesse a confrontarsi anche
con interrogativi “filosofici” risorgenti all’interno
delle scienze fisiche e della terra sul significato, valore
e possibilità di giungere ad un accordo sulle ipotesi,
immagini, modelli del “mondo” oggi e sulle “letture”
del mondo stesso che oggi offrono epistemologhe e scienziate
donne. Parte centrale avrà in questo il sottogruppo
di riflessione/ricerca “donne, genere, scienza”,
costituito soprattutto da giovani ricercatrici di “Orlando”,
con formazione umanistica e scientifica, appartenenti ad una
terza generazione di femminismo, oltre che da studiose/i più
âgé.
La premessa storico -concettuale da cui la riflessione muove,
dopo trent'anni di dibattito femminista sulla scienza in particolare
oltreoceano, è che non esista oggi una scienza consapevole
della propria dimensione di genere e che la vasta letteratura
critica prodotta sia rimasta patrimonio dei luoghi di ricerca
umanistici (women's studies, gender studies, feminist
studies) non raggiungendo altri luoghi quali i laboratori
e gli enti di ricerca scientifica o contesti socio-culturali
diversi, dentro e fuori le accademie. Perciò si studieranno
l'immaginario femminista sulla scienza (scienziate e teoriche
femministe, approcci empiristi e approcci culturali, approcci
di genere e approcci femministi, scienza e tecnologia ecc),
l'immaginario delle donne nella scienza (presenza/assenza
delle donne nelle scienze, fenomeni di discriminazione verticale,
orizzontale e salariale, scienze “deboli” e scienze
“dure” in relazione a tecnologia/economia/potere,
percezione dell’appartenenza di genere delle donne scienziate/tecnologhe
ecc); l'immaginario sulle donne della scienza (rappresentazioni
delle donne scienziate/tecnologhe nei media ecc). Tale proposta
di ricerca verrà presentata, oltre che nel presente
progetto/programma, nell’ambito del VI Programma Quadro
Europeo su Scienza e Società.
Più
in generale, si offrirà a tutte e tutti le/gli studiose/i,
ricercatrici/ori, studenti, una “ricerca delle ricerche”,
una mappatura degli studi che, a più di trent’anni
dall’avvio del neofemmnismo, tracciano bilanci sugli
studi femministi, delle donne, di genere e sulle tendenze
più recenti. E continuiamo a utilizzare le diverse
diciture più in uso in merito a tali studi non solo
perché esprimono convincimenti e approcci differenziati
della materia, ma perché non è sempre facile
né opportuno tracciare confini troppo netti tra di
esse. In Italia tali bilanci riguardano soprattutto le discipline
che un tempo avremmo detto umanistiche e sociali (vedi i lavori
di Franca Bimbi, di Paola di Cori e Donatella Barazzetti;
o, per gli studi sulla mascolinità, quelli di Sandro
Bellassai; e ancora quelli su donne e uomini curati da Barbara
Mapelli con Sandro Bellassai), mentre sulle scienze occorre
ricorrere piuttosto a bilanci d’oltreoceano (citiamo
a titolo indicativo i lavori di Londa Schiebinger e Alessandra
Tanesin).
La
ricerca sulla comunicazione, i linguaggi e l’espressione
artistica; già si è detto di un più
generale interesse di “Orlando” alla riflessione
sul nesso sensi/senso o se si vuole percezione/mondo. Qui
si insiste sulla comunicazione intesa secondo un duplice profilo.
Il primo riguarda l’approfondimento di un aspetto specifico
della cultura delle donne, in particolare delle più
giovani, nel mondo contemporaneo in relazione alla presenza
e alla rappresentazione/comunicazione del femminile nello
spazio virtuale della rete. Il secondo riguarda l’espressione
più strettamente artistica. Un prima suggestione è
il ritrovamento, per questa via, – ad esempio attraverso
il teatro – di forme di rappresentazione di figure femminili
più intessute della complessità della vita delle
donne, di tante e diverse donne, e meno divaricanti rispetto
alle rappresentazioni dominanti nell’immaginario sociale
collettivo e soprattutto nell’attuale rappresentazione
mediatica. Altre suggestioni ancora, come si è visto,
ci vengono dall’arte dell’ascolto, del canto e
della musica, dall’arte del vedere movenze e trasformazioni
dei corpi differenti nel tempo e nello spazio, qui e altrove.
Non ci insistiamo.
Quanto
alle indagini sul presente volte alla raccolta di
dati e di informazioni, alla documentazione di aspetti peculiari
e all’approfondimento di nodi problematici che la contemporaneità,
intesa come specifico tempo storico, mette a tema, il presente
progetto programma le lega piuttosto a ciò che si è
detto in materia di bilancio di genere e democrazia praticata
al punto Presenza e Iniziative civili e culturali.
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V.
Formazione
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Se,
stando ai modelli sistemici delle organizzazioni, ciò
che caratterizza le organizzazioni promotrici d’innovazione
e inventiva è l’essere sistema cognitivo, capace
di dare struttura alle conoscenze e ai comportamenti dei suoi
membri, l’essere cioè “organizzazioni che
apprendono” (learning organizations), allora
sarebbe possibile una rilettura del Centro delle Donne, e
dell’Associazione “Orlando”, in termini
appunto di “organizzazione che apprende”. La dimensione
individuale della conoscenza e dell’apprendimento, base
essenziale e ineliminabile, si integra con quella collettiva
fino a produrre una capacità d’acquisizione del
nuovo, integrazione nel sedimentato e rielaborazione che trascende
la dimensione individuale, e si fa quello che prima abbiamo
indicato come “sistema cognitivo”. “Organizzazioni
che apprendono” è una nozione a cui s’allacciano,
nelle recenti teorie dell’apprendimento in età
adulta (Aureliana Alberici, ad esempio), quelle di “società
della conoscenza” e “formazione nella durata dell’arco
della vita”, parole-chiave che l’Unione Europea
ha posto al centro delle proprie politiche non solo educative,
ma anche sociali, economiche, di cittadinanza e nei terreni
della ricerca e dell’innovazione a partire dagli anni
novanta (Relazione Delors) . La “società della
conoscenza”, a sua volta sistema cognitivo, come modello
ideale è caratterizzata da flessibilità, apertura,
autoriflessività, partecipazione; ma ha in sé
inevitabilmente il rischio di produrre il contrario: di creare
nuovi e gravi divari lungo l’asse dell’accesso
all’apprendimento costante, oltre che lungo i tradizionali
assi di disuguaglianza; di indurre involuzioni regressive
di fronte all’innovazione forzata; di favorire chiusure
identitarie di fronte ai mescolamenti favoriti dai fenomeni
di internazionalizzazione ad essa sottostanti.
Ecco
che in questa cornice la formazione, o come altri preferiscono
“educazione”, per sottolinearne la portata ampia,
o “trasmissione/tradizione di sapere” per sottolineare
piuttosto il passaggio tra persone di sapere ed esperienza
accumulati nelle biografie e nella storia, risponde a bisogni
che travalicano di molto le esigenze di professionalizzazione
e/o autorealizzazione, esigenze pure legittime a cui è
necessario dare risposta. La formazione è anche risposta
a bisogni che sono di senso, di orientamento e di sicurezza
del sé e della propria collocazione, di fronte ad un
reale che sfugge per la sua complessità. Non solo e
non tanto l’acquisizione di competenze spendibili socialmente
e professionalmente, ma rafforzamento di sé nelle sfere
del proprio agire, pensare e sentire individuale pubblico
(empowerment).
Riformulare
nei termini dell’attuale dibattito sulla formazione
in età adulta la pratica e riflessione formativa svolta
da “Orlando” presso il Centro delle Donne e altrove,
rinunciando a parole più sue, consente di evidenziare
la convergenza tra questa pratica e le linee più avanzate
della riflessione formativa. Convergenza non casuale, dato
che a queste ultime ha contribuito non poco il femminismo,
attraverso concetti oggi essenziali quali quello di differenza/differenze.
Con
“formazione” al Centro delle donne, dunque, intendiamo
diversi tipi di azioni, che descriveremo in seguito. Tutte
sono congruenti, tuttavia, ad una concezione di percorso formativo
che ha come fine orientativo, qualunque sia l’obiettivo
specifico della singola azione, l’aumentata coscienza
di sé come individua o individuo sessuato, collocato,
per una biografia fatta di condizioni date e scelte deliberate,
in un reticolo spazio/temporale e sociale. Questo ha condotto
negli anni a sedimentare alcuni risultati che costituiscono
la base dei programmi di attività formativa.
- La formazione può introdurre la dimensione di genere
e le visioni delle donne nei luoghi che le hanno escluse,
perché luoghi ritenuti neutri o per strutturazioni
storiche del potere. Un esempio sono i seminari della Scuola
di Politica Hannah Arendt (vedi sotto), che hanno toccato
tra l’altro il tema della scarsa visibilità del
pensiero delle donne e femminista nel discorso politico.
- La formazione mira a rafforzare la presenza femminile nei
luoghi della politica, dell’economia, della cultura
o altri, in cui la differenza dei generi non è rispettata
e la disparità uomo/donna è vistosa, fornendo
strumenti interpretativi e operativi per un agire efficace.
Un esempio sono le azioni formative intraprese da “Orlando”
nel campo delle Tecnologie dell’Informazione e della
Comunicazione, anche recentemente nel quadro del citato progetto
Equal PORTICO.
- Sono stati messi a punto modelli di formazione in ottica
di genere, che hanno due passaggi essenziali nel momento dell’accoglienza,
volta non solo a identificare gli specifici bisogni formativi
ma anche a prendere coscienza del percorso individuale che
ha portato ciascuna/o a riprendere la propria formazione,
e in quello dei moduli di genere, volti a inserire la specifica
azione formativa nella progettualità del Centro delle
Donne e di “Orlando” circa ogni specifico campo
di intervento.
La
prassi che vedeva interagire risorse e competenze proprie
all’Associazione e al Centro/Donne e che aveva portato
ai buoni risultati di corsi come quello per “Bibliotecarie
con competenza di genere” o dei corsi di “alfabetizzazione
informatica” presso la Sala da Tè Internet (1300
richieste nell’arco di due tornate formative) è
stata interrotta con la sospensione della convenzione tra
“Orlando” e Comune di Bologna, da un lato, e la
restrizione dell’ambito dei servizi consentiti al Centro
delle Donne, servizi dai quali la formazione è stata
espressamente esclusa dalla precedente Giunta.
Ciò ha portato allo spostamento di tutte le azioni
formative verso l’Associazione, che è riconosciuta
come ente formativo tramite l’accreditamento regionale
ottenuto nel 2000. Come ente accreditato, “Orlando”
ha organizzato e organizza numerosi corsi professionalizzanti
o di base che nell’anno 2003-2004 hanno interessato
circa 100 corsisti in larga maggioranza giovani donne. Essi
sono rivolti a due tipi di utenza: da un lato giovani donne,
e uomini, con alti livelli d’istruzione che desiderano
essere formati in attività tradizionali o innovative
acquisendo competenze di genere: cooperanti allo sviluppo,
operatrici/operatori di pace, sistemiste informatiche, redattrici
on line; dall’altro sono rivolti a donne “a rischio”
nel mercato del lavoro per condizioni di emarginazione sociale
o di minori diritti: migranti, donne a scolarità debole,
carcerate, portatrici di handicap. I corsi professionalizzanti,
organizzati secondo percorsi e criteri di istruzione formalizzata,
non hanno esaurito e non esauriscono le azioni formative di
“Orlando”. A questi si affiancano percorsi informali,
il cui valore per l’adulta o l’adulto è
messo in rilievo sia nei modelli educativi sia dalle istituzioni
di livello regionale, nazionale, europeo e internazionale.
L’esperienza formativa di “Orlando”, documentata
nel curriculum allegato, è messa nuovamente a disposizione
del Centro delle Donne e della città con la creazione
nelle sedi di Santa Cristina e di Palazzo dei Notai di un
polo aperto di formazione e auto-formazione.
Nell’arco temporale coperto dal presente progetto-programma,
intendiamo attuare azioni formative che si collocano a due
livelli. Ad un livello, ponendo sotto la voce larga "formazione"
quell’incremento individuale e collettivo di sapere
e capacità che ha il proprio perno nella documentazione,
ricerca e riflessione attorno alle visioni e azioni delle
donne promosse dal Centro nel suo insieme, intendiamo realizzare
una serie di iniziative di alto profilo intellettuale e teorico
intrecciate alla ricerca e documentazione del passato e del
presente (Biblioteca, Archivio, Ricerca, Server Donne) in
vista di un agire efficace. Sono iniziative che allargano
alle donne e agli uomini della città - e oltre - la
riflessione collettiva che “Orlando” aveva promosso
nell’iniziativa chiamata "Teorie dei Femminismi"
e che riprendono, in sede cittadina, le attività della
Scuola di Politica Hannah Arendt. Va poi considerata la possibile
convergenza di più forze interne ed esterne all’Università,
tanto più richiesta per la contiguità con le
sedi universitarie, soprattutto in esperienze già formalizzate
in cui è proficua una presenza di docenti interne/esterne
l'Università. Tali esperienze potranno avere riconoscimento
formale in termini di crediti formativi per integrare i curricula
delle/degli studenti.
In questo quadro s’intende organizzare una sezione di
incontri sui temi connessi a "generi, generazioni, genti"
nell’ambito della Scuola di Politica Hannah Arendt.
Essa, ideata negli anni precedenti nel confronto tra donne
attive nella società civica e donne attive nelle istituzioni,
è stata aperta formalmente nel 1997, con iniziale finanziamento
europeo, e risponde all’intento di mettere al centro
della riflessione e della trasmissione le pratiche ottimali
prodotte dalle donne ai fini del mainstreaming e
dell'empowerment femminili nella sfera pubblica.
Per sua natura è scuola itinerante, che ha realizzato
iniziative a Bologna, in vari paesi europei e recentemente
a Salerno, e scuola aperta al confronto tra donne e uomini
diversi per età, provenienza, tradizione politica di
riferimento, collocazione tra società civica e sfera
del politico-istituzionale. Nella serie dei suoi seminari
sono emersi nuclei di riflessione tra cui: identità,
differenza e differenze nelle società multietniche,
tema sul quale si sono confrontate donne migranti e native,
singole e rappresentanti di associazioni; l’agire politico
delle donne nella società civica e nelle istituzioni,
che ha consentito a donne con diversi percorsi di vita pubblica
di confrontarsi attorno al tema della rappresentanza - rappresentatività
e della presenza ed ha avviato un’analisi di genere
della società civile e delle sue articolazioni, continuato
poi in altri progetti di “Orlando”; emozioni,
passioni e politica, che ha ripresentato al dibattito alcune
tematiche classiche del femminismo (oggi approfondite, per
esempio, dai lavori di un’Elena Pulcini); pratiche politiche
di riconoscimento e riconoscenza, secondo riflessioni diffuse
nelle filosofie pratiche contemporanee, ecc. . Nella sua sessione
estiva a Salerno (2003), essa ha organizzato incontri formativi
per donne delle Commissioni di Pari Opportunità nelle
amministrazioni della Provincia di Salerno e dei suoi Comuni
e per cittadine comuni.
La serie proposta nel presente progetto-programma, porrà
al proprio centro una "civiltà di uomini e donne",
per riprendere una problematica cara ad “Orlando”,
interrogando e confrontando le opzioni etiche ed estetiche
capaci di ripristinare legami sociali e modi della relazione
in un’epoca in cui tali legami appaiono sottoposti a
tensioni usuranti fino alla disgregazione. Si darà
spazio ad un confronto sulla convivenza in una città
sempre più diversificata, per la presenza di gruppi
immigrati in primo luogo ma anche per l’eterogeneità
dei modelli di vita tra generazioni e tra singoli: verranno
valutate e comparate esperienze e riflessioni che consentano
di uscire dalle strettoie della integrazione omologante, da
un lato, e di un comunitarismo etnico o d’altra radice
sfociante in una semplice co-abitazione di identità
chiuse, dall’altro. La ricca riflessione del femminismo
sui temi della differenza, dell’identità, delle
dislocazione del potere e della relazione sociale lungo assi
differenziati costituisce il filo conduttore delle attività
della scuola. Essa si affianca alle attività del Centro
delle Donne qui denominate “Presenza e Iniziativa civile
e culturale” e nell’intreccio con iniziative sul
territorio sta la sua innovazione rispetto alle passate edizioni.
Su un piano diverso e ad un diverso livello proponiamo un’attività
di formazione che fa perno sui servizi del Centro/Donne. Una
prima linea d’intervento è pensata in risposta
ai bisogni di donne che si rivolgono ai servizi di Ascolto,
accoglienza e cura per averne orientamento, consulenza, sostegno
in momenti critici della vita privata, pubblica e lavorativa.
È una formazione volta all’empowerment,
consolidando le competenze personali, di base o specialistiche,
definite e negoziate tra utenti e operatrici dello sportello.
Poiché intendiamo l’attività di Ascolto,
accoglienza e cura come un’attività che riguarda
l’interezza degli uomini e donne che vi accedono, tale
formazione può riguardare tanto il campo del lavoro,
della cittadinanza attiva, dei diritti, quanto quello della
salute, della sessualità, delle età della vita,
della conciliazione tra vita privata e vita lavorativa. Attenzione
particolare verrà posta ai bisogni specifici di donne
migranti, per le quali “Orlando”, nella propria
autonomia di ente formativo, ha predisposto corsi e modelli
formativi integrati.
Una seconda serie di iniziative è collegata ai servizi
di Biblioteca e di Internet, in risposta ai bisogni culturali
di fasce di popolazione femminile che difficilmente accedono
a tali servizi culturali per condizioni soggettive, di handicap
ad esempio, per deboli competenze alfabetiche in lingua madre,
per scarsa padronanza della lingua italiana o semplicemente
per percepita estraneità rispetto ai luoghi della cultura.
Questa formazione si articola in corsi brevi sul modello di
quelli attuati dallo Sportello Lavoro attivo presso il Centro
Risorse Multimediali o già realizzati in passato presso
la Sala da Tè Internet: corsi di prima alfabetizzazione
informatica, di competenze di base per donne italiane o straniere,
incluse le competenze linguistico/comunicative, avvio all’uso
delle tecnologie della comunicazione e informazione, avvio
alla lettura. Per forme organizzative, durata e contenuti
coprono aspetti solitamente trascurati nell’Educazione
degli Adulti e nella formazione iniziale o professionale,
ma possono dare luogo a forme di collaborazione con enti ad
essi preposti, quali i Centri Territoriali Permanenti.
In particolare, in relazione all’esigenza di empowerment,
s’intende organizzare un corso dal titolo “La
parola pubblica”: titolo ampio che consente di avvicinare
un’ampia gamma di difficoltà soggettivamente
percepite o rilevate dall’ambiente circostante, espresse
da donne in ordine alla propria competenza comunicativa nel
senso che linguistica e teoria della comunicazione oggi danno
a tale espressione: capacità di agire con efficacia,
linguisticamente e con altri codici espressivi, negli ambiti
e nelle situazioni in cui un uomo o una donna intendono realizzare
i propri obiettivi come soggetti sociali. Può rivolgersi
pertanto sia a donne straniere la cui insufficiente padronanza
della lingua italiana è di ostacolo per una libera
presa di parola in ambiti pubblici (dalla riunione di lavoro
all’assemblea di quartiere), sia a donne che desiderano
affinare una retorica efficace, sia a donne che desiderano
impadronirsi della scrittura pubblica. Si consideri che, secondo
dati del Ministero dell’Istruzione, dell’Università
e della Ricerca, il 36% degli italiani ha una scolarità
inferiore ai 5 anni di studio, cifra confermata da una ricerca
dell’OCSE tra i paesi industrializzati, che ha messo
in rilievo rischi di “analfabetismo funzionale”
perfino trai giovani laureati del nostro paese.
Formazione alta e formazione di base di donne non sono due
piani paralleli. Il distinguerle semplicemente riflette e
vuole problematizzare le tensioni e fratture che segnano oggi
il mondo e gli individui. Concorrono quindi alla definizione
di concetti trasgressivi rispetto al paradigma che proietta
la differente collocazione pubblica di uomini e donne in una
disuguaglianza planetaria, che porta le donne ad essere le
più povere nei rispettivi paesi e ne oscura in molti
luoghi la presenza.
In direzione differente, perché non rivolta verso l’esterno,
va menzionata infine la formazione rivolta a chi lavora presso
il Centro delle Donne, già citata in altra parte del
documento.
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VI. Documentazione
libraria e archivistica.
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Ci
limitiamo qui a dire che documentazione libraria e archivistica
accompagnano ogni attività qui presentata, come si
è avuto modo di leggere nelle pagine precedenti. Sono,
quindi, disponibili – per quanto in attesa di una debita
catalogazione – materiali, testi e carteggi che non
solo costituiscono a loro volta un patrimonio considerevole
per chi lo voglia consultare, ma offrono necessari punti di
riferimento per chi entri in veste diversa e a diverso titolo
come operatrice nelle varie attività del Centro delle
Donne.
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VII
Comunicazione e sistemi informativi e informatici
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La
struttura del Server Donne svolge anche funzione trasversali
a tutti i settori di attività del Centro delle Donne.
L’apparato consiste in due grossi elaboratori
di media potenza connessi ad un sub-system di hard-disk di
parecchie centinaia di gigabyte di spazio. In quanto apparato
tecnologico, e per esigenze di elevati livelli di connettività
di rete necessari agli accessi al Portale e alla diffusione
delle produzioni multimediali, esso è attualmente in
housing presso il CINECA (a carico di “Orlando”).
Sia il Centro che la Biblioteca si avvalgono e dell’apparato
strumentale e del personale tecnico/informatico del SD, composto
da giovani specificamente formate a praticare una sensata
interazione con le macchine. E’ nelle loro mani l’intera
assistenza tecnica al parco macchine e al personale
del Centro delle Donne, compresi gestione e mantenimento dell’apparato
tecnologico dell’intera struttura comunale. Nulla è
stato a carico dell’Amministrazione negli ultimi anni
se non i pezzi di ricambio e un’addetta. Ciò
ha significato un notevole sgravio per la struttura informatica
comunale, che occorrerà tuttavia modificare in parte
con la nuova convenzione dato l’ampliamento previsto
del servizio.
Il personale della struttura ha collaborato, inoltre, all’informatizzazione
del catalogo della Biblioteca e della sua immissione nel Servizio
Bibliotecario Nazionale, e sarà di supporto nella costruzione
della Biblioteca e archivio digitalizzati da realizzare nel
prossimo quinquennio.
È inoltre di supporto nell’attività di
progettazione attraverso l’allestimento di pagine web
dedicate e attraverso la messa in opera di strumenti di co-operazione
a distanza, essenziali nella costruzione e cura dei partenariati
transnazionali.
Lo sportello informativo on-line, una volta realizzato, costituirà
un necessario complemento e strumento delle attività
di Ascolto, accoglienza e cura.
Più in generale, il Server Donne offre e potrebbe potenziare
l’offerta di servizi lungo altri filoni della pratica
politica delle donne bolognesi. E’ in corso una collaborazione
con il progetto di “e-democracy” della Regione
Emilia Romagna e sono in corso di studio allestimenti a supporto
delle attività di democrazia partecipativa dell’ISG.
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