"IN CERCA DI
ALICE"
Mostra di dipinti di Nadia Magnabosco
4-18 maggio 2002
Biblioteca Dergano-Bovisa
Via Baldinucci 60 - Milano
recensione
a cura di Marcella Busacca
Tanti
volti di bambine mi circondano: non sono volti sorridenti, ma
spesso corrucciati, di bambine sole che abbracciano fino a soffocarla
una bambola o un gatto. Piantano in faccia a me che le guardo
con attenzione i loro grandi occhi chiedendomi se ricordo la mia
infanzia, se anche io sono stata una bimba sola con un balocco
o un animale con cui trastullarmi, se a volte mi sono sentita
addosso tutta la fatica del crescere come uno specchio che mi
impediva di andarci dietro o le poche volte che mi era riuscito
di oltrepassarlo se avevo provato la sensazione di esserne prigioniera
con i vari conigli e cappellai pazzi. L'infanzia come sogno, ma
non di quelli leggeri ed ilari come si pensa si debbano fare quando
si è bambine, ma grevi e pesanti, fin quasi ad abbattere
e a rendere impossibile il più piccolo movimento. Qualche
volta la bambina è imprigionata ed a Nadia non bastano
più i suoi colori decisi, ma ricorre a tessuti, a reti
e a materiali in rilievo per esprimere, attraverso la costrizione
il travaglio della crescita. Solo quando la bambina è cresciuta,
dopo aver danzato, dopo aver fatta l'acrobata e cercato invano
di uscire dalla tela sempre più stretta e sempre più
costrittiva, ed è diventata una donna matura trova la sua
compagnia: altre donne con cui dividere un percorso. E allora
la figura umana si fa più piccola, siede a un tavolo, non
è più sola ed ha attorno uno spazio normale, delle
finestre da cui filtra la luce.
Mi è molto piaciuta la mostra di Nadia anche per il luogo
che ha scelto per presentare le sue opere e cioè la biblioteca
della Bovisa. A me l'idea di riempire di quadri luoghi per lo
più deputati alla lettura o a presentazioni di libri e
dibattiti mi sembra importante perché così lo spazio
delle parole è diventato contenitore di immagini che raccontano
anche esse tante storie con i segni e i colori. Bello il titolo:
non è più Alice che cerca di passare attraverso
lo specchio per andare alla ricerca di un'altra realtà,
ma siamo noi a muoverci guidate da Nadia di quadro in quadro,
come le stazioni di un viaggio di iniziazione e al tempo stesso
di liberazione, alla ricerca di Alice che è non solo la
memoria della nostra infanzia, ma anche l'emblema della nostra
inquieta vita odierna. La troveremo? Nel frattempo ritroviamo
noi stesse in una nuova rinnovata sorellanza.
Marcella Busacca
lettera
di Elisabetta Baudino
Venerdì, 3 maggio, 2002 sera
Cara Nadia,
davanti ai tuoi quadri, ai tuoi tanti quadri messi
assieme, ho avuto l'impressione che non ci sia
bisogno di chiedere spiegazioni all'autrice: adesso è
tutto chiaro.
Mi è sembrato che poterli vedere tutti insieme abbia
permesso a quella bambina così compressa dentro
cornici e rettangoli troppo stretti, di conquistare
finalmente una dimensione adatta.
Sarebbe stata molto diversa la vita di quelle opere in
un magazzino in mezzo alla polvere ! (mi riferisco
alla nostra corrispondenza di due anni fa)
Anche dal punto di vista pittorico ho percepito un
cambiamento che cattura meglio di prima la mia
sensibilità: colori più cercati, trasparenze e
morbidezze, figure che si affacciano con più
sicurezza da finestre che non hanno bisogno per forza
di grandi misure. Hanno trovato il colore giusto e
col colore giusto si va lontano.
E' come se il poter spaziare in luoghi fisici ampi
(bisogno che anch'io sento molto fortemente), porti
a meglio definire una dimensione interiore non magica
o meravigliosa, ma reale, esistente, usando un
lessico più disinvolto e più ricco.
E ricordo a proposito una tua osservazione davanti al
mio autoritratto:" Come sembrano compresse quelle
figure! Perché non le liberi da quella cornice?"
Elisabetta