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Il
ritorno delle streghe
recensione di Marcella Busacca
Non
quelle delle favole un po' maghe, un po' fate e tanto streghe, ma
le donne sapienti che per secoli hanno manipolato piante
e impiastri per curare, hanno mescolato polveri e foglie ridotte
in polvere per colorare tessuti e oggetti di uso quotidiano
e hanno con le loro parole tramandato un sapere orale, testimonianza
della loro vita e di quello del villaggio.
Le donne sapienti che parlano il linguaggio della notte, perché
è l'ora in cui riposano e possono riflettere su se
stesse e sulla vita.
Ho accettato con molto piacere di presentare la mostra di
Marilde e Nadia perché ho molto stima del loro lavoro
di artiste improntato a una ricerca di nuovi linguaggi, ma anche
a un forte legame di sorellanza che rende le loro
opere ricche di una vitalità che spesso manca in quelle di
artisti solitari.
Arte come rappresentazione del proprio mondo interiore, ma
anche della relazione forte con un'altra artista, amica,
sorella.

Il tavolo Sibilla, l'ombrello da cui piovono le poesie e le
parole sull'essere streghe, l'abito che sembra uscire per
sortilegio dal pavimento mescolano i due loro linguaggi diversissimi,
ma complementari: più pittrice Nadia, più
scultrice Marilde.

Chi non ha raccolto su una spiaggia dopo la mareggiata un
oggetto qualunque chiedendosi cos'era prima del modellamento
del mare? Marilde ha saputo trasformare molti di questi oggetti
in sculture rappresentando attraverso materiali
poveri e deformati emozioni, sentimenti e persino incubi.

Le gabbie chiudono e imprigionano, ma difendono dall'ignoto.
Piccole bambole con arti amputati come sogni impossibili?
Chissà! Le bambine di Nadia sembrano compresse nello spazio
chiuso del quadro, forse ce la faranno ad uscire
e percorrere le scale che portano verso l'alto nei grandi
quadri rossi dove sembra comprimersi la vita di città
misteriose.

In
tutte le opere c'è un forte bisogno di libertà, ma
anche la fatica a conquistarsela giorno dopo giorno. I colori
sono decisi: il nero, il rosso, il bianco, il blu. Gli oggetti della
quotidianità vestiti, case, scale, grate trovano
nuove relazioni attorno alle figure umane.
Guardando le opere esposte trovo tante allusioni e riferimenti
ad espressioni artistiche che Nadia e Marilde amano
e che fanno parte del loro patrimonio culturale di cui però
non provano soggezione e che sono presenti con
tanta leggerezza da renderle come un velo incantato. Grazie Marilde
e Nadia per il piacere che mi avete procurato.
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4
- 14 novembre 2004
Nadia Magnabosco Marilde
Magni
due streghe improbabili:
incantesimi, menzogne e sortilegi
Associazione Sassetti Cultura -via Volturno, 35
- 20124 Milano

In giro sono andata
strega posseduta,
ossessa ho abitato l'aria nera, padrona della notte;
Sognando malefici, ho fatto il mio mestiere
passando sulle case, luce dopo luce:
solitaria e folle, con dodici dita.
Una donna così non è una donna.
Come lei io sono stata.
( Anne Sexton )
"Diventare
streghe è una nostra aspirazione (anche se qualcuno potrà
pensare che lo siamo già). Ci è simpatica la fattucchiera
stravagante e arruffata delle fiabe, intenta ad inventare intrugli
dai poteri magici e a intessere piani segreti in silenziosa compagnia
di ranocchi, civette e gatti neri. Da brave bambine un po' ribelli,
ci affascina forse più la forte personalità della
matrigna della candida perfezione di Biancaneve. Descritta come
brutta, vecchia, sciatta e disordinata, qualche volta anche un po'
grassa, la strega "cattiva" ci appare in realtà
così libera, vitale, creativa e indaffarata nelle sue molteplici
attività da non aver tempo neppure per la depressione. Solitaria
e instancabile viaggiatrice, senza luogo e senza tempo, incarna
in modo suggestivo e fantasioso le contraddizioni di una vita emotiva
che ha tanti colori ma anche tanti angoli bui. Regina degli opposti,
riassume in sé bontà e perfidia, allegria e tristezza,
verità e menzogna, bellezza e orrore. Proprio come noi. Perché
in realtà la simpatia per le streghe delle fiabe serve a
mitigare il doloroso disagio che percepiamo ogni volta che, nella
vita quotidiana, siamo costrette a comportarci, agli occhi dell'opinione
comune, da "streghe". Ossia ogni volta che diciamo no
a quanto, individualmente e socialmente, ci si aspetta da noi, ogni
volta che "varchiamo i limiti", ogni volta che non acconsentiamo,
che non comprendiamo, che non accettiamo, che ci ostiniamo, insomma
ogni volta che lasciamo emergere il nostro carattere "selvaggio".
La strega è la nostra ombra scura, il pensiero segreto, e
noi lo accettiamo, anzi lo ricerchiamo, per evitare che si proietti
fuori combinando guai. Sulle ali della sua scopa percorriamo questo
viaggio oltre la porta magica del nostro mondo interiore esercitando
gli incantesimi, le menzogne e i sortilegi con cui l'arte ci aiuta
a cambiare la realtà, dissolvendo logorati punti di vista
e ricomponendo la frammentazione con cui veniamo spesso mutilate."
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