Viste a San Francisco
di Nadia Magnabosco
Girando l'estate scorsa per San Francisco mi sono
imbattuta in opere di artiste - note e sconosciute - che ho voluto
fotografare per condividerle con la lettrice/lettore. In realtà
le opere che ho visto sono davvero molto più numerose visto
che a San Francisco erano in scena alcune importanti mostre di
donne artiste come Frida
Khalo, Berthe Morisot, Mary Cassatt, Eva Gonzalès, Marie
Bracquemond e Lee Miller ma ovviamente nella maggior parte
dei casi non era possibile fotografare.
Queste sono le opere di tre scultrici che ho fotografato sul campus
dell'università di Stanford:

Beverly Pepper, Bedford Sentinels, 1990

Beverly Pepper, Split Pyramid, 1971
Beverly Pepper (1922) è una scultrice
americana che vive fra New York e Todi, molto conosciuta a livello
internazionale, soprattutto per i suoi grandi totem in acciaio
o bronzo.

Maya Lin, Timetable, 2000
Maya
Lin (1959) è un'artista americana di origine cinese
che ha realizzato alcune fra le più significative opere
di arte pubblica del nostro secolo. Famosa per aver vinto, a soli
21 anni, il concorso per la realizzazione di un monumento ai caduti
americani nel Vietnam, anche in questa scultura riprende il movimento
di tavola circolare di acqua e pietra che rende ultimamente riconoscibili
i suoi lavori. L'opera, posta davanti all'edificio di computer
science, sembra voler rappresentare il concetto di tempo nel mondo
ad accesso continuo creato dall'uso di internet.
Le opere che seguono sono invece esposte al De Young Museum di
San Francisco.

Florine Stettheimer, Spring, 1932
Di Florine Stettheimer (1871, 1944), una
delle poche donne americane di fine ottocento a studiare arte
e a sviluppare uno stile molto personale, è difficile per
noi poter vedere qualcosa in Italia, anche perchè ha sempre
ritenuto il suo dipingere come un fatto privato, chiedendo addirittura
che i suoi quadri fossero bruciati dopo la sua morte, probabilmente
delusa dall'esito non felice della sua prima e unica mostra. Solo
dopo la sua morte le è stata riconosciuta la modernità
del suo stile.

Cornelia Parker, Anti-Mass, 2005
Cornelia Parker (1956) è un'artista
inglese che fa opere monumentali con oggetti inanimati disgregati,
ossidati o bruciati tipo legni o pezzi di calcare generalmente
sospesi in aria da fili di metallo sino a formare composizioni
che danno loro una vita nuova.

Georgia O'Keeffe, Petunias, 1925
Georgia O'Keeffe (1887-1986),
grande e riconosciuta artista americana, è stata la prima
donna ad esporre al Moma di New York ed
anche la prima donna artista a cui è stato dedicato un
museo, il " Georgia O'Keeffe Museum", di Santa Fe.

Joan Brown, Noel and Bob, 1964
Joan Brown (1938-1990), americana, una delle
artiste più significative nella pittura figurativa della
bay-area californiana, ha spesso usato nelle sue opere gli animali
comi surrogati degli esseri umani: "Vedo caratteristiche
umane negli animali, ma forse vedo più caratteristiche
animali negli umani". La sua visione del mondo appare
nei suoi dipinti un po' "dark", forse per esorcizzare
i demoni della propria infanzia da lei definita "psicologicamente
oscura".

Agnes Pelton, Challenge, 1940
Agnes Pelton (1881, 1961), è stata
una pioniera dell'arte astratta ma, nonostante la sua lunga carriera
artistica, è stata a lungo dimenticata dalla storia dell'arte,
Le sue opere, ispirate alla poesia di Keats, Shelley and Wordsworth,
hanno iniziato ad essere esposte dal 1913.

Elizabeth Catlett, Stepping out, 2000
Elizabeth Catlett (1915), è un'artista
afro-americana conosciuta per le sculture prodotte negli anni
'60 e '70 e ritenute di connotazione fortemente politica e femminista
perchè aventi come soggetti il "black people"
e, in particolare, la figura femminile. Famosa infatti la serie
di lavori intitolata "I Am a Negro Woman". Nata
a Washington è divenuta successivamente cittadina messicana,
optando anche per la tecnica dell'incisione come mezzo per far
giungere le sue immagini di donne lavoratrici sfruttate ad un
pubblico più vasto.

Kiki Smith, Near, 2005
Kiki Smith è
un'artista contemporanea (nata in Germania nel 1954 ma che vive
e lavora a New York dagli anni '70) molto nota anche in Italia
avendo recentemente esposto alla Biennale di Venezia e anche alla
Biennale Donna di Ferrara. In quest'opera, fluttuante nell'aria,
rappresenta due fanciulle prese da un dipinto esposto nello stesso
museo, "The Mason Children: David, Joanna and Abigail",
eseguito da un artista coloniale del 1670. Nel quadro originale
è tuttavia presente anche l'erede maschio della famiglia
che Kiki Smith omette appositamente di rappresentare come a voler
sottolineare lo squilibrio che nella storia ha favorito gli uomini.

Jane Hammond, Masindi
Jane Hammond (1950), artista americana attualmente
in giro per gli Stati Uniti con una mostra importante delle sue
opere su carta, lavora prevalentemente sui sogni, così
come nel lavoro fotografato, uno della serie in cui le farfalle
appaiono posarsi sulle mappe di tanti paesi del mondo.

Viola Frey, Man Observing II, 1984
Viola Frey (1933, 2004), scultrice californiana,
conosciuta nella bay-area per le sue colossali figure in ceramica.
Molto vicina alla Bay Area Figuration - con artisti come Diebenkorn,
David Park and Joan Brown - la sua arte trova radici nell'Art
Brut e nei ninnoli che collezionava nei mercatini delle pulci:
"You can only get good art from bad taste. Good taste
leads to ruination."

Joey Kirkpatrick e Flora C. Mace, Watercatcher, 1995
Joey Kirkpatrick e Flora C. Mace,
americane, sono un caso curioso perchè lavorano insieme
da 27 anni e sono conosciute per il loro lavoro innovativo che
utilizza soprattutto vetro e legno.
Finisco questa carrellata di artiste non sempre
note con l'opera di Louise Nevelson (1899, 1988)

Louise Nevelson, Black Moon, 1959
una invece delle più affermate scultrici
americane (anche se la sua origine è russa) nota soprattutto
come autrice di assemblaggi artistici in legno - passando dal
nero (anni '53-'60), al bianco (anni '59-'60) e all'oro (anni
'60-'61) - ma che nel tempo ha utilizzato anche materiali trasparenti
e luminosi come lo specchio, l'alluminio e il plexiglass.
ottobre 2008
(foto di Nadia Magnabosco)