GEORGIA O'KEEFFE
di
Maria Colleoni
"Georgia
con il suo puro profilo contro il legno
scuro delle pareti, calma e luminosa, con i capelli
dritti e neri raccolti in un nodo sulla nuca, le mani
forti e bianche, che toccavano e sollevavano tutto,
perfino un uovo sodo, come se fosse un essere
vivente, mani lente e sensibili che uscivano dal
vestito bianco e nero, sempre bianco e nero. "
Doroty Brett
Alfred
Stieglitz- Georgia O'Keeffe, 1918 
Una
sera di primavera del' 92, ad una cena con amiche in cui si discuteva
della costituzione dell'Associazione "Oltreluna", ho
visto per la prima volta un catalogo con i "fiori" di
Georgia O'Keeffe. Ricordo la profonda impressione che mi hanno
lasciato: amo i fiori, innanzitutto quelli veri e anche quelli
dipinti, perchè mi permettono di intuire la personalità
dell'artista; ma quelli della O'Keeffe sono veramente particolari:
così grandi e veri e pur così intimi e personali.
Così lei stessa spiega la sua scelta in una lettera:
" Nessuno vede i fiori- realmente - sono troppo piccoli -
non abbiamo tempo - e per vedere occorre tempo, come per avere
un amico... Così mi sono detta - dipingerò quello
che vedo - quello che il fiore è per me, ma lo dipingerò
in grande e loro si sorprenderanno a perdere il loro tempo guardandoli
- riuscirò a far sì che perfino gli indaffarati
newyorkesi si soffermino a vedere quello che io vedo dei fiori."
Il percorso artistico di Giorgia ha radici nella determinazione
di fare la pittrice manifestata chiaramente fin dalla più
tenera età e sostenuta da scelte coraggiose di fedeltà
a ciò che sentiva e di amore per la vita che la faranno
diventare una grande artista.
"Nell'autunno del 1915 ebbi per la prima volta l'idea
che tutto ciò che mi era stato insegnato aveva poco valore
per me, eccetto che per l'uso dei materiali...Ma cosa dire con
essi? Mi avevano insegnato a lavorare come gli altri e, dopo aver
attentamente riflettuto, decisi che non avrei passato la mia vita
a fare ciò che era già stato fatto. Appesi alla
parete tutto il lavoro che andavo facendo da molti mesi. Poi mi
sedetti e lo guardai. Potevo vedere come ciascun dipinto o disegno
era stato fatto assecondando un insegnante o l'altro, e mi dissi
' ho cose nella mia testa che non assomigliano a niente di ciò
che mi è stato insegnato - forme e idee così vicine
a me, così naturali al mio modo di pensare e di essere
che non mi è mai venuto in mente di eternarle'. Decisi
di cominciare da capo, di accettare come vero il mio modo di pensare.
Questo fu uno dei momenti migliori della mia vita. Non c'era nessuno
a guardare cosa stavo facendo, nessuno interessato, nessuno che
esprimesse opinioni di qualche tipo. Ero sola e singolarmente
libera, lavoravo su ciò che mi apparteneva, sconosciuta,
nessuno da soddisfare tranne che me stessa."
Yellow House, 1917
Nasce così un'artista di talento, vissuta fino a 99
anni con grande dignità e in modo da trarre soddisfazione
da quello che faceva, che si è imposta come pionera dell'astrattismo
americano, anche se, come dice Laure
Leslie nella biografia, "Georgia era contraria alle etichette
fabbricate dai maschi e le rifiutava quando cercavano di applicarle
al suo lavoro"
Georgia O'Keeffe ha ricevuto numerosi riconoscimenti ed è
stata invitata a partecipare a numerosissime mostre; è
stata la prima donna ad esporre al Moma di New York; nel luglio
del ' 97 a Santa Fe, nel New Mexico, dove è morta nel 1986,
è stato inaugurato il primo museo americano dedicato ad
una donna artista, il " Georgia O'Keeffe Museum".
In lei credette fin da subito l'amica Anita Pllitzer che, a sua
insaputa, perchè Georgia, così originale da sentirsi
artisticamente diversa, era molto schiva, mostrò nel 1916
i lavori di O'Keeffe ad Alfred Stieglitz, fotografo affermato
e gallerista di New York. Molto colpito dalle capacità
tecniche, ma soprattutto dalla tipicità di espressione
della sensibilità femminile, Stieglitz ebbe il merito di
farla conoscere e l'onore di percorrere con lei una parte della
sua vita. Si sposarono nel ' 24 e quasi ogni anno fino alla morte
avvenuta nel ' 46, egli espose le opere di Georgia nella sua galleria,
incontrando inzialmente delle difficoltà a far accettare
che quello che lei dipingeva era espressione artistica ad altissimo
livello.
La notorietà e l'ambiente stimolante in cui ebbe la fortuna
di vivere le permisero di meglio sperimentare l'apertura al nuovo
cui anelava già da sè, ma non le fecero mai perdere
il contatto con la propria solida identità.
Nata nel 1887 in una fattoria dello Wisconsin, seconda di sette
figli, di una famiglia con origini irlandesi, ungheresi e olandesi,
aveva vissuto l'infanzia e l'adolescenza immersa nella natura
tanto da radicarsi profondamente e da sviluppare una intuizione
tipicamente femminile dei processi vitali a cui attingerà
per tutta la vita.
L'esperienza newyorkese, che le ispirò, tra l'altro, le
famose tele sui grattacieli di Manhattan, le fece maturare la
necessità di vivere e lavorare in un ambiente naturale
primordiale, dove avrebbe potuto liberarsi di tutto quello che
non era necessario all'Arte. Scelse il deserto del New Mexico,
dove si recò per la prima volta nel 1929; fino alla morte
di Stieglitz ogni anno vi trascorse parecchi mesi e poi si trasferì
definitivamente a Ghost Ranch, dove "c'era solo nutrimento
di bellezza per l'anima"; come scrisse in una
lettera. Lei stessa diventa materia artistica, si fa scolpire
dal sole del deserto fino ad assomigliare "quasi a una
aborigena". Anche le ossa del deserto diventano
forme meravigliose, attraverso le quali studiare la luce e la
forma, fino a farle rivivere in grandi ed ammirate tele.
Non amava parlare delle cose che pensava di poter dipingere, per
paura di perdere l'impulso a creare e imparò ad aspettare
le settimane e i mesi che erano necessari perchè un'idea
prendesse forma.
Evening Star,
No V
Era maestra nell'uso del colore che sapeva far entrare amorevolmente
dentro di sé quale nutrimento e che donava poi al quadro
integro ed arricchito di qualità e di vita. Famosi sono
i bianchi delle sue calle, delle rose, delle ossa trovate nelle
lunghe passeggiate sulle colline del deserto e gli azzurri, i
gialli, i rossi e i rosa dei bellissimi acquerelli e dei trasparenti
oli.
Quel che mi ha colpito di lei, è quanto il suo processo
di elaborazione e ricreazione vada alla ricerca di ciò
che è essenziale: questo attraverso un procedimento di
astrazione che non è mai negazione della realtà,
ma piuttosto la capacità di conoscerla, incarnarla nelle
sue opere per trasmettere le sue esperienze più profonde.
Orange
and Red Streak, 1919