CAMILLE CLAUDEL
di Antonella Prota Giurleo
(Scheda elaborata in occasione della conferenza
Camille Claudel: vita di una scultrice tra arte, amore e follia
organizzata dal Centro Aggregativo Multifunzionale della Zona
6 del Comune di Milano il 14 ottobre 2005)
In questa scheda ho cercato di tenere insieme gli aspetti professionali
e interiori relativi all'opera e alla vita di Camille Claudel,
in una rivisitazione che tenga conto dei ragionamenti svolti dalle
donne ormai diversi anni fa e divenuti oggi parte dell'agire quotidiano:
la necessità di tenere insieme privato e pubblico. Spesso
invece l'analisi svolta su Camille Claudel pone in luce maggiormente
il privato rispetto all'attività artistica, che appare
secondaria, mentre è di grande qualità.
Firma di Camille su L'age mur, bronzo, Musée
Rodin, Parigi
Camille Rosalie Claudel nasce in Francia a Villeneuve sur Fere
l'8 dicembre 1864. La famiglia è borghese e benestante;
nel 1866 nasce la sorella Louise e nel 1868 il fratello Paul.
Paul, poeta e scrittore, sarà per molti anni l'alleato
complice di Camille.
Non è probabilmente un caso che il nome di Camille sia,
in francese, utilizzabile indistintamente per uomini e donne;
è possibile che la madre desiderasse un maschio e che,
delusa per la nascita di una bimba, abbia messo in atto una sorta
di rifiuto della piccola.
La madre non comprese mai questa figlia dal temperamento forte;
completamente estranea all'arte, senza dubbio preferisce Louise,
che le rimarrà accanto per sempre.
L'infanzia di Camille non è felice; l'ambiente è
austero, talvolta drammatico, caratterizzato dalla collera del
padre, dalla rassegnazione e dai rigidi principi della madre.
Ancora bambina Camille comincia a modellare con accanimento. Non
seguendo un iter di apprendimento regolare si rivolge istintivamente
a soggetti viventi, saltando i lunghi esercizi di copia di nature
morte imposti nelle Accademie; la scultura la coinvolge e coinvolge
l'intera famiglia: non avendo ricevuto lezioni affronta audacemente
i soggetti mobili e, a turno, tutti sono costretti a posare per
lei.
Non a caso, nella sua attività artistica, Camille dimostrerà
un talento notevole nell'affrontare la tematica del ritratto;
tra i ritratti più noti realizzati in bronzo quelli del
fratello Paul e di Auguste Rodin.

Busto di Paul Claudel a 37 anni, bronzo, 1910,
M.Rodin (cm 48 x 53 x 19)

Busto di Auguste Rodin, 1888 - 1889, bronzo, M.Rodin
(cm 40,7 h; cm 25,7 l; cm 28 p)
Ma Camille non perse mai l'abitudine a ritrarre
chiunque fosse disposto a posare per lei; è il caso del
Brigante del museo di Reims; il soggetto di questa testa è
probabilmente un condannato: era infatti consuetudine che i condannati
fungessero da modelli per gli artisti.

Brigante, 1885, bronzo, Museo di belle Arti di
Reims (cm 32 x 26 x 27)
Da ragazza Camille legge molto, attingendo dalla
biblioteca del padre e, per i suoi tempi, accumula, con la sregolata
attività dell'adolescenza e dell'isolamento, una cultura
eccezionale.
La famiglia si trasferisce a Parigi nel 1881; ciò permette
a Camille di frequentare il Louvre e di seguire le lezioni di
modellato di Alfred Boucher all'Academié Colarossi. Affitta
uno studio che divide con tre amiche; una di queste, Jessie Lipscomb,
diventerà e rimarrà la sua migliore amica.

Camille Claudel e Jessie Lipscomb
Alfred Boucher, docente, scultore di buon livello
che sarà anche maestro di Zadkine e di Archipenko, intuisce
e sostiene il talento di Camille. Al momento di partire per un
soggiorno-premio in Italia egli domanda ad Auguste Rodin (1840-1917)
di sostituirlo nell'insegnamento, raccomandandogli in particolar
modo Camille.
Rodin lavorava allora in un atelier in rue de l'Universitè;
Camille abbandona presto il suo studio per trasferirvisi.
Mentre Rodin lavora alle Portes de l'Enfer Camille è coinvolta
nell'impresa: posa, presta il suo corpo a più di un dannato
e può essere che certe figure siano modellate da lei stessa.
E' certo che Rodin permetteva solo a Camille di modellare i piedi
e le mani di certe sue grandi composizioni.
L'incontro tra i due sfocia presto in un rapporto amoroso oltre
che professionale, sebbene Camille continui ad abitare con la
famiglia sino al 1888.
Alla fine dell'88 Rodin affitta uno studio in Boulevard d'Italie;
nella stessa via si trasferirà Camille. A quest'epoca risale
la sua indipendenza; è probabile che Rodin le dia una remunerazione
per l'attività svolta. Camille lavora l'argilla, impasta
il gesso, e scolpisce il marmo con energia e precisione.
Benchè estremamente giovane, Camille è l'amante
di un artista già arrivato, molto più vecchio di
lei. I critici cominciano ad interessarsi alla sua opera; Cacountala,
esposta al Salon des Artistes Francais, riceve una menzione particolare.
Purtroppo Camille, a causa della sua relazione con Rodin, non
frequenta gli artisti suoi coetanei, rimanendo quindi priva di
un rapporto che avrebbe potuto essere fruttuoso per il suo lavoro
(a casa di Renoir apre una voliera per liberare gli uccelli).
Rodin e Camille effettuano numerosi soggiorni in Touraine tra
il 1887 e il 1894, ma i rapporti tra i due cominciano a deteriorarsi
a partire dal 1892 - 93, pur se la relazione tra loro si trascinerà
sino al 1898.
A questo punto si inserisce il rapporto tra Camille e Claude Debussy;
un incontro che coinvolse Debussy e al quale Camille non potè
probabilmente abbandonarsi poiché troppo impegnata a cercare
di liberarsi dal legame con Rodin. Pare che Debussy abbia tenuto
per sempre sul caminetto del suo studio la scultura di Camille,
La Valse. I sentimenti del musicista sono espressi chiaramente
in una lettera da lui inviata nel febbraio 1891 a Robert Godet:
" ... Ah! L'amavo veramente, e in più con un ardore
triste poichè sentivo, da segni evidenti, che mai lei avrebbe
fatto certi passi che impegnano tutta un'anima e che sempre si
manteneva inviolabile a ogni sondaggio sulla solidità del
suo cuore! Ora resta da sapere se lei contenesse tutto ciò
che io cercavo! E se ciò non fosse il nulla.
Malgrado tutto, piango sulla scomparsa del Sogno di questo Sogno.
..."

Il walzer, bronzo, M. Rodin (h cm 43,2 x l cm 23
x p cm 34,3)
La Valse, 1895 - 1905
E' una delle opere più note di Camille Claudel, di essa
si conoscono diverse interpretazioni, realizzate a più
riprese tra il 1895 e il 1905. In essa la scultrice mostra una
forte capacità di trovare equilibrio tra movimento e staticità.
Soprattutto la figura femminile, quasi ancorata al terreno dal
panneggio dell'abito, dà il senso del collegamento tra
la terra e l'aria.
Mi pare che in quest'opera sia ben resa una potenzialità
femminile solo apparentemente contraddittoria, la capacità
di "volare alto e agire nel concreto". Mi sembra la
stessa capacità indagata, con altre modalità, da
due diversi artisti: Leonardo e Picasso. In Leonardo è
resa attraverso l'inserimento della figura femminile (S.Anna,
la Vergine) in una struttura piramidale, mentre in Picasso donne
dagli enormi piedi danno il senso di appartenenza alla terra rastremandosi
poi verso l'alto.
Camille interrompe la sua relazione con lo scultore dopo essersi
resa conto che tra loro non sarebbe stato possibile alcun matrimonio
e che Rodin resterà sempre legato a Rose Beuret, la sua
compagna fissa, che lo scultore non ha mai lasciato. Sembra che
anche un aborto abbia minato seriamente l'equilibrio della ragazza.
Equilibrio che l'artista cerca di ritrovare rivolgendosi alla
sua passione per la scultura, esprimendo in essa la sua sensibilità.
Non è un caso che, dopo la decisione della separazione,
Camille realizzi diverse tra le sue opere migliori, tra essa La
valse e Les Causeauses.

Les causeuses, 1897, onice e bronzo, M. Rodin (h
cm 45 x l cm 42,2 x p cm 39)
Questo gruppo, all'inizio intitolato La confidenza,
è particolarmente originale. Si tratta della miniaturizzazione
di una scena ripresa dalla vita reale, nello scompartimento di
un treno; l'impiego dell'onice, materiale raro e difficile da
lavorare, dona a quest'opera un carattere di estraneità,
non priva però di un naturalismo sensibile e anedottico.
Ci sono più versioni di questo stesso soggetto, che si
diversificano per un modo particolare di trattare il paravento.
Un paravento che non era presente nella prima ipotesi di lavoro
e che sembra isolare/proteggere dal mondo esterno il gruppo di
donne che si scambia confidenze. Una scena che si tramanda da
sempre, sempre attuale, che restituisce il senso delle relazioni
femminili; quelle relazioni, indispensabili per crescere e per
vivere, che a Camille, a partire dalla relazione con la madre
e con la sorella, sono mancate.
La ricerca di Camille, nell'intento di liberarsi dall'influenza
di Rodin, si orienta verso una scultura di piccole dimensioni
dalle suggestioni psicologiche. Vive però come una reclusa,
dedita al lavoro con accanimento; gli armadi del suo studio si
riempiono di piccole figure. Sola, Camille precipita in una semi
miseria; la sua corrispondenza brulica di appelli di soccorso
e di richieste di anticipi.
Suo padre e suo fratello l'aiutano di nascosto dalla madre e dalla
sorella; è probabile che, per vivere, Camille fornisca
bozzetti per oggetti di utilità quotidiana, bozzetti che,
purtroppo, non essendo firmati, non si sono potuti identificare.
Non rimane però sconosciuta; quasi ogni anno espone le
sue opere in Salon parigini e anche all'estero. Alcuni collezionisti
si interessano al suo lavoro, la critica le dedica regolarmente
degli articoli.
Tuttavia testimonianze e documenti indicano i progressi di una
malattia interiore, di una disperazione crescente che porta Camille
all'ossessione del furto e del plagio. L'ossessione è la
traduzione di un'osservazione: Camille aveva dato a Rodin una
parte del suo genio e non poteva più riprenderglielo.

A. Rodin, Il bacio, marmo pentelico, Tate Gallery,
Londra
Tutti gli esperti dell'opera di Rodin sanno che la sua maniera
degli anni '80 è contemporanea all'incontro con Camille.
Più che quarantenne Rodin, se fosse rimasto solo, si sarebbe
evoluto forse verso un neo-michelangiolismo esasperato; improvvisamente,
invece, il suo lavoro si anima di una voce nuova, voce che, partita
Camille, si insabbia.
Questa convivenza di passione e di creazione in due amanti che
svolgono la stessa attività, che operano insieme nei medesimi
luoghi e sui medesimi soggetti, conduce ad un lavoro misto. Si
è detto di Camille che lavorava alla maniera di Rodin,
così come c'è una parte dell'opera di Rodin che
fa eco a quella di Camille.
Il numero delle opere firmate da Camille durante il periodo di
lavoro con Rodin è limitato, mentre tutti i testimoni la
descrivono come una lavoratrice accanita e non per produrre copie
da principiante ma opere di grande qualità.

Ragazza con la fascina, 1897, terracotta, collez.
Privata

Vertumno e Pomona (Cacountala), 1905, marmo, M.
Rodin
( h cm 95 x l cm 82 x p cm 45)

La suonatrice di flauto, 1904, bronzo, collez.
Privata ( h cm 53 x l cm 27 x p cm 24)

Piccola castellana, 1893, gesso, collez. Privata
( h cm 33 x l cm 28 x p cm 22)
Quando la collaborazione e l'affetto si allentano, Camille avverte
un'immensa disperazione, la certezza di essere stata spogliata
della propria energia vitale e del senso stesso della vita. Camille
vive sola, è un'artista ed è conosciuta da tutti
per la sua relazione con il grande scultore. Tutto, il suo essere
e il suo fare, costituiscono, per l'epoca, un'anomalia disdicevole,
un'anomalia che costringe alla solitudine.
Vedere l'uomo che lei ha nutrito con il suo genio avanzare verso
la gloria, mentre lei affonda è troppo per Camille; la
ragione vacilla. A partire dal 1905 le ossessioni e le angosce
si trasformano in idee fisse e poi in psicosi. L'artista distrugge
le sue opere per evitare che cadano nelle mani della "cosca"
a suo parere manovrata da Rodin, accusato di volerla derubare
delle sue idee e di desiderare di ucciderla.
Alle difficoltà e alle ossessioni si aggiungono gli odi
familiari, a Villeneuve è persona non gradita, sua madre
la subissa di rimproveri e la condanna, la sorella Louise è
poco incline all'indulgenza, il fratello Paul è lontano
dall'Europa dal 1895 al 1909 e, dopo la conversione, si trova
a condannarla in quanto peccatrice. Solo il vecchio padre di nascosto
le manda, sino alla di lui morte, del denaro.

L'age mur, 1898, bronzo, modello grande, M. Rodin
( h cm 120 x l cm 181,2 x p cm 70)
Un'opera che ben rappresenta il sentire di Camille rispetto
al rapporto con Rodin è L'età di mezzo, bronzo,
1899 - 1913.
Un primo progetto del 1895 presenta questo gruppo di tre figure
- vecchiaia, età di mezzo, giovinezza- come fosse fisso
e immobile. La versione definitiva, del 1898, qui ripresa, ha,
al contrario, un effetto di movimento che coinvolge tutta la composizione,
amplificandosi lungo una diagonale che accentua la plasticità
delle figure e la loro drammaticità.
La giovane donna inginocchiata, figura realizzata anteriormente
al gruppo e conosciuta come L'implorante (1894), immagine
di Camille al momento della sua rottura con Rodin, è integrata
qui in una composizione più vasta e drammatica: è
isolata e le sue mani non riescono più a trattenere quelle
dell'uomo, come nel primo progetto.
Il contrasto tra le figure, lisce e nude, realizzate con naturalismo
esacerbato e le pieghe tormentate dei drappi, che avvicinano la
Vecchiaia all'immagine delle tre Parche, fanno di questo gruppo
un'allegoria del tempo e della morte.
Nel 1932 Eùgene Blot, in una lettera inviata a Camille,
scrive di lei e di quest'opera: "
Nel mondo di volpi
che è la scultura, Rodin, voi e forse tre o quattro altri,
avevate introdotto l'autenticità, e questo non si dimentica.
X conserva un ricordo ancora pieno di meraviglia del vostro marmo
L'implorante (fuso da me in bronzo per il Salone del 1904), che
egli considera il manifesto della scultura moderna. In quest'opera
siete finalmente voi stessa, liberata completamente dall'influenza
di Rodin, grande tanto per l'ispirazione che per il mestiere.
La copia della prima tiratura arricchita dalla vostra firma è
uno dei pezzi salienti della mia galleria. Io non la guardo mai
senza provarne un'emozione indicibile. Mi sembra di rivedervi,
queste labbra semiaperte, queste narici palpitanti, questa luce
nello sguardo, tutto grida alla vita in ciò che ha di più
misterioso. Con voi si lasciava il mondo delle false apparenze
per quello del pensiero. Quale genio!
"
Il 10 marzo del 1913 Camille viene ricoverata. In trenta anni
di manicomio, dove resterà sino alla morte, avvenuta il
19 ottobre del 1943, Camille scrive lettere, elenchi di oggetti
necessari o appelli per essere riportata a Villeneuve, ma non
modella più nulla né, tanto meno, scolpisce. Nel
1938 ( o '39, la lettera non è datata) scrive al fratello
Paul:
"... vorrebbero frozarmi a fare delle sculture, qui all'istituto,
e vedendo che non ci riesco, mi si impone un sacco di seccature.
Ciò non mi convincerà di certo, al contrario. ..."
Ed è nella stessa lettera che Camille scrive della madre:
"... In questo momento, vicino alle feste, penso alla
nostra cara mamma. Non l'ho mai più rivista dopo il giorno
in cui avete preso la decisione di mandarmi in un manicomio! Penso
a quel bel ritratto che le avevo fatto all'ombra del nostro bel
giardino. I grandi occhi in cui si leggeva un dolore segreto,
lo spirito di rassegnazione che regnava sul suo volto, le mani
incrociate sulle ginocchia in totale abbandono: tutto indicava
la modestia, il sentimento del dovere portato all'eccesso, tutto
questo era proprio la nostra povera mamma. Non ho più rivisto
il ritratto (e nemmeno lei). Se per caso ne senti parlare, me
lo dirai.
Non penso che l'odioso personaggio di cui ti parlo spesso abbia
l'audacia di attribuirselo, come altri miei lavori; sarebbe troppo,
il ritratto di mia madre!..."
Mi pare incredibile che, pur conservando un sentimento di rabbia
nei confronti di Rodin, Camille riesca a parlare con tanta tenerezza
affettuosa della madre, pur facendo notare di non averla mai più
vista dal momento dell'internamento. Dolorosa cecità di
figlia o tentativo di apparire al fratello figlia devota e quindi
sorella degna di affetto?
Numerose opere di Camille sono esposte nel Museo Rodin di Parigi,
in una sala a lei dedicata, voluta da Rodin per riconoscere l'opera
dell'allieva, collaboratrice, ispiratrice, compagna, collega.
Nella sala Camille Claudel sono esposte opere di Camille ed alcune
sculture di Rodin da lei ispirate.
La scheda è stata realizzata sulla base
di conoscenze personali e utilizzando i seguenti testi:
. Reine Marie Paris. Camille Claudel. Frammenti di un destino
d'artista. Marsilio editori,
Venezia, 1989
. Anne Delbée. Una donna chiamata Camille Claudel Longanesi
editore, Milano, 1989
. Camille Claudel catalogo edito da Musée Rodin di Parigi
in occasione della mostra della scultrice, 1991
. Scheda del Musée Rodin. Salle Camille Claudel
. Paolina Preo. Vita immaginaria di Camille Claudel scultrice,
Giunti editoriale, Firenze, 1993
. Martina Corgnati. Artiste. Bruno Mondadori, 2004