Tra recupero e natura
"Camorra? No, grazie. Lo dicono quelli di Casarcobaleno
a Scampia, dove domani si terrà la mostra dei lavori realizzati
durante il secondo Simposio internazionale d'arte contemporanea
di Scampia. Cosa? Un simposio nel quartiere di Gomorra? E addirittura
internazionale? Non sarà un errore? Per nulla
"
così scrive Graziella Geraci nella parte iniziale nell'
articolo Scampia vive con la creatività pubblicato
sul quotidiano Roma del 6 luglio 2010.
Il II Simposio internazionale d'arte contemporanea che si svolge
a Napoli, nel quartiere di Scampia viene inaugurato a Casarcobaleno;
nella stessa sede e nello stesso momento si inaugura la mostra
di arte postale convocata sul tema Occhi aperti.

Il programma della prima mattinata di lavoro prevede una visita
guidata nel quartiere. Un modo per prendere contatto con la realtà
e riportare eventualmente le emozioni nelle proprie opere.
Una discarica abusiva a cielo aperto sulla strada che porta al
campo Rom diventa una fonte di materiali per il gruppo di artiste
e di artisti.

Guidati da Enrico e da Martin, Fratelli delle Scuole cristiane
e componenti della cooperativa Occhi aperti, la cinese Chen Li,
la brasiliana Helena Manzan, la finlandese Pirjo Heino, l'inglese
Anthony White, il rumeno Constantin Neacsu e il folto gruppo di
italiani, Mirko Bozzato, Ludovica Cattaneo, Marisa Cortese, io
e la critica Cristina Rossi, rovistiamo tra detriti e mobili,
macchine bruciate, resti di metallo e quant'altro si può
trovare in una discarica, alla ricerca di oggetti che ci parlino
invitandoci a ritrovarne, in un contesto diverso, quello artistico,
l'utilità, restituendo ad essi vita e, quindi, valore.
Così antine di armadi diventano per Marisa Cortese, Helena
Manzan, Chen Li

e me supporti per lavori mentre la discarica stessa diviene oggetto
di indagine per Mirko Bozzato e per Ludovica Cattaneo e Chen Li
raccoglie manufatti in metallo deteriorati dal tempo e dall'incuria.

Nel corso della passeggiata in quartiere emerge evidente e forte
il contrasto tra il senso di abbandono e di degrado delle strade
e degli edifici da una parte e la solare bellezza e istintiva
spontaneità della popolazione del quartiere dall'altra.
Cestini che scendono vuoti dai balconi risalgono pieni di frutta
e verdura mentre il vociare dell'ortolano invita all'acquisto
e tranquillizza le donne che si sentono a disagio di fronte alla
richiesta di fotografare l'allegro saliscendi.

Il fieno, raccolto nei prati che costeggiano la piazza Giovanni
Paolo II, costituisce elemento interessante per l'artista rumeno
Constantin Neacsu, familiarmente detto "Titi", che lo
utilizza per esplicitare la sua visione del cosmo

mentre l'inglese Tony White realizza frottage di tombini,

di foglie, di incisioni sulle cortecce degli alberi per dare
forma alla sua Eva si Scampia.

Chen Li ed io ci fermiamo di fronte alla merce che un simpatico
signore espone sul marciapiede, io affascinata da una valigia
piena di pupazzetti, Chen Li da un libro in braille. Acquistiamo
valigia, pupazzetti e libro per la strepitosa somma di cinque
euro. La caccia al pupazzetto interessante costituirà poi
un connubio di ricerca e di divertimento per diverse artiste e
per la critica.

Nei pressi di CasArcobaleno, dove alloggeremo e
lavoreremo per tutta la durata del simposio, specchi rotti richiamano
l'attenzione di Chen Li e, all'interno, borse di stoffa e matasse
di lana e cotone donate dalle donne che frequentano il corso di
sartoria al Centro Hurtado diventano fonte di ispirazione per
Marisa Cortese, per Chen Li e per me.

Lilia Di Giuseppe, invitata al simposio in veste istituzionale,
in quanto vicesindaco di Cesano Boscone, realizzerà con
le stesse stoffe segnalibri, copri Bibbia, borse ed altro. Lilia
si trasforma presto in tuttofare: cuce, corregge bozze, aiuta
in cucina, sostiene psicologicamente con il suo perenne buonumore
tutte e tutti.

Magari tutte le presenze istituzionali fossero così! Una
presenza amica e insostituibile che tutte, tutti, sentiamo parte
del simposio, così come Enrico, Martin e Raffaele, come
Tiziana, Stefania, Carmela, Patrizia, Ginevra; a tutte toccano
i piccoli lavori su carta che è consuetudine ormai nei
simposi scambiare tra artiste ed artisti. Un dono che rende evidente
il senso di adesione a quel progetto comune che la cooperativa
Occhi aperti persegue.

A disposizione di artiste ed artisti c'è anche materiale
recuperato altrove e portato in loco:
. cerchi di plastica, residuo di lavorazione della Lagostina,
saranno trasformati in installazione da Chen Li;

. teli bianchi, offerti da Franco Sormani, trasportatore di Sormano,
saranno trasformati in abiti nelle mani di Pirjo Heino, di Constantin
Neacsu, di Ginevra, giovane madre socia della cooperativa, e nelle
mie.

Cartoni da imballaggio assumeranno la forma di un albero nel
suo aspetto invernale ed estivo nella rielaborazione di Giuseppe
Piscopo

mentre bottiglie di plastica recuperate a sacchi si trasformeranno
in grandi fiori verdi nell'installazione di Pirjo.

Un elemento importante il fiore, i fiori, nell'iconografia della
pittrice finlandese; sono rose, infatti, grandi, importanti, colorate,
i soggetti che dona, con le sue opere, a Scampia.

Un'eco di una frase resa celebre da un film "Vogliamo il
pane, ma vogliamo anche le rose"; Rose, quindi, come quelle
che, per l'inaugurazione, ci regalerà Lanfranco,un amico.

Sembra una gara al recupero, ma non si tratta di questo; semplicemente
gli occhi, naturalmente aperti, di artiste ed artisti vengono
attratti da forme che chiedono di essere rivitalizzate.
Collant recuperati e acquistati per l'occasione diventeranno,
nella mani di Helena Manzan, un'installazione tra gli alberi

e daranno forma ai suoi quadri. I collant assumono, nel lavoro
di Helena Manzan, un valore simbolico importante, infatti trasparenza
e adattabilità, resistenza e apparente fragilità
costituiscono caratteristiche comuni sia al materiale utilizzato
che al genere femminile.

Pagine e pagine di riviste patinate comporranno i "pacchetti"
che, accostati sapientemente, costituiranno Cult, l'opera di Fabio
Fumo.

Carte particolari raccolte con cura, frasi di canzoni di Fabrizio
de Andrè, piccole stoffe accostati su tela dalle abili
mani di Marisa Cortese diventeranno opere collage - pittura

e la paglia ammassata su tela, incollata e dipinta, si trasformerà
in un trittico sul caos



Le ore di lavoro si alternano a momenti di indagine sul territorio
o di svago, individuali o collettivi: tra una visita alle catacombe
di San Gennaro

o al MADRE o al centro di Napoli; una passeggiata al mercato
o in quartiere; un giro in metropolitana, una serata alla piazza
dove Mammut ha organizzato spettacoli teatrali, animazioni e concerti,
le giornate scorrono nel caldo spesso soffocante della città
napoletana.
Sono davvero tante le persone che sostengono il lavoro delle artiste
e degli artisti:
. i fratelli, naturalmente, che assumono i più diversi
compiti, da organizzatori a collaboratori, da guide a cuochi,

da esperti di computer a trovarobe, da trasportatori da aeroporto
e stazione a sostegno psicologico e fisico, persino arredatori!
Infatti negli stessi locali che, durante il periodo scolastico,
fungono da aule per le ragazze e i ragazzi che hanno abbandonato
la scuola dell'obbligo senza aver superato l'esame di licenza,
troveremo i letti e gli spazi per il riposo e l'igiene ( e anche
i ventilatori, acquistati per l'occasione e subito trasportati
nello spazio di lavoro).
. le Suore della Provvidenza e l'Associazione C.E.Lu.S, sempre
presenti, capaci con la loro forza e con la loro ironia, di trasmettere
sapere e speranza alle mamme e alle bambine e ai bambini del quartiere;
bambini e bambine per le quali, a novembre, sarà inaugurata
la nuova ludoteca, Il giardino dei mille colori.

Un'offerta di serenità, di apprendimento e di gioco che,
in questi anni, è stata garantita utilizzando uno spazio
messo a disposizione dalla Direzione didattica. Spazio che ha
visto anche, nel corso del simposio, l'impegno di un folto gruppo
di mamme per il laboratorio Alfabetonatura condotto da Chen Li
e di tutte le bambine e i bambini fotografati da Mirko Bozzato.

. Elena, splendida psichiatra,

che desidera offrire alle ospiti e agli ospiti della Comunità
Irene, l'opportunità di costruire, in un laboratorio condotto
da Tony White, rapporti e opere, in un miracolo di comunicazione
tra il napoletano stretto, l'inglese scolastico o raffazzonato
degli ospiti e le competenze linguistiche ( inglese e francese)
e sensoriali di Tony.

. Patrizia, madre del quartiere e volontaria della cooperativa,
che non solo cuce tutti gli abiti, le camicie e il poncho realizzati
da artiste ed artisti, ma anche aiuta per la cucina e per le pulizie,
come Stefania, come Tiziana.

. Patrizia Palumbo, presidente di Dream Team, con la quale si
stabilisce una relazione forte, di amicizia, di comprensione reciproca,
di sorellanza, organizza incontri con le artiste:

. con Marisa, che torna a CasArcobaleno sorpresa ed entusiasta
della serietà e della curiosità di apprendere del
gruppo di donne alle quali è rivolto il laboratorio sul
colore da lei condotto;
. con la Biblioteca del Centro Hurtado in un reading al quale
parteciperemo in tanti, ciascuna e ciascuno a partire dalle proprie
preferenze e competenze;
. con Ludovica

che, tra l'incontro con le donne della Consulta delle Pari Opportunità
e con quelli, individuali con le donne

che abitano nel caseggiato popolare dove vivono anche i tre fratelli
Enrico, Martin e Raffaele, costruisce uno splendido ritratto visivo
delle donne di Scampia.

Anche a CasArcobaleno un laboratorio coinvolge persone del quartiere,
artiste ed artisti; bendati uomini e donne utilizzano i sensi
dell'udito e dell'odorato per seguire suoni e profumi;

si confrontano in una lite numerica, si fanno specchio

si affidano l'uno all'altra, impegnano la propria
gestualità e respirano, tutte e tutti insieme, sperimentando
la sensazione di costituire un unico organismo;

E concludono il laboratorio dipingendo il proprio sentire.


La richiesta di Occhi aperti, cooperativa organizzatrice del
simposio comporta la consegna di tre lavori per ogni artista.
Quando interpello ciascuna e ciascuno per individuare i lavori
che verranno lasciati a Scampia percepisco fortemente come il
senso dell'azione delle persone che, riunite in associazioni,
agiscono sul quartiere, abbia inciso su ciascuna e ciascuno di
noi.

Nessuna, nessuno lascia solo i tre lavori concordati; tutte,
tutti, ne lasciano di più, suggerendo timidamente chi una
vendita, chi un'asta, il cui ricavato venga interamente impiegato
per i progetti di Occhi aperti rivolti alle donne, alle adolescenti
e agli adolescenti di Scampia.

Così la frase di Dostojevskij che Enrico aveva scelto
come titolo per il simposio dello scorso anno, "La bellezza
salverà il mondo" sembra farsi più concreta
e reale rispetto alla speranza di perseguire un'utopia necessaria.

L'allestimento è affidato a Pirjo, artista, curatrice
e gallerista; conosco la sua competenza e la sua professionalità
e so che definirà spazi e lavori nel modo migliore.

Un tentativo di coinvolgimento esterno, una performance visiva
e sonora nel corso della quale le artiste, gli artisti e Lilia
si muovono a proprio agio mentre le donne del quartiere appaiono,
seppure un po' spaesate, molto, molto divertite, trovano un'accoglienza
sicuramente sorpresa e sorridente anche tra i giovani pali che
affollano uno spazio dove è opportuno non scattare fotografie.
E, mentre Lilia ed io ci avviciniamo a ciascuno agitando le scatolette
intonarumori, invitando a venire all'inaugurazione, Stefania e
Patrizia ci dicono, un po' vergognandosi degli abiti dipinti che
indossano: " Voi domani ve ne andate, noi restiamo qui".

All'inaugurazione della mostra conclusiva del simposio,

donne e uomini del quartiere ( e non solo, diverse persone anche
da fuori), bambine e bambini in quantità, si rivedono nelle
immagini di Mirko e di Ludovica, applaudono felici nel riconoscere
i volti di persone amiche e di spazi conosciuti proiettati sul
muro bianco.

Spaesa un po' all'inizio la ricerca di Mirko, il colore nel grigiore,
ma è poi immediata la comprensione.


Molte, molti, chiedono spiegazioni su forme, colori, in una ricerca
impossibile di lettura comune come se nell'arte, al pari che nella
scrittura, fosse possibile identificare un alfabeto riconoscibile.


Non a caso tutte, tutti, vogliono portare con sé il pieghevole
stampato per la mostra, con il testo di Cristina su progetto grafico
di Mirko, e i pochi cataloghi delle artiste e degli artisti messi
a disposizione.

E nelle chiacchiere si scambiano, in un continuo fluire di parole,
di sguardi, di affettuosità, competenze e saperi sulla
vita e sull'arte. E si torna a casa più ricche, più
ricchi.
Antonella
Prota Giurleo
Fotografie di Mirko Bozzato,
Ludovica Cattaneo e
Antonella Prota Giurleo
31 luglio 2010