La divina basura
Uno spazio espositivo completamente "riciclato" e
una galleria che sembra un cantiere: a Buenos Aires la spazzatura
si trasforma in installazioni da museo
di Elena Bianchi
articolo pubblicato sul numero
di novembre 2009 sulla rivista Meridiani
C'è una festa? Conviene invitarli. Quelli di Reciclarte
arrivano, frugano nei bidoni dell'immondizia e con le lattine,
i bicchieri e le bottiglie di plastica destinati alla discarica
plasmano ciclopiche sculture. Per esempio? Li hanno visti maneggiare
ciò che è rimasto al termine di un'esibizione della
Bomba de Tiempo, il gruppo di 17 percussionisti che ogni settimana
fa vibrare i capannoni dell'ex fabbrica di olio trasformata nella
Ciudad Cultural Konex, uno spazio dedicato a tutte le nuove forme
di espressione creativa. Si sono infilati alle cene "in"
del Club Hipico, all'ippodromo. Hanno partecipato al primo "evento
verde" organizzato in Argentina, lasciando il loro Mundo
inteligente, un'installazione alta due metri e mezzo realizzata
con rifiuti non organici prodotti nei tre giorni del forum, affinchè
venisse donata a un ente di beneficenza pubblico. Sono stati alla
manifestazione di arte, moda e design Codigo Pais, espongono nelle
strade, nelle piazze e nei centri culturali della capitale, ma
non solo. Nell'ottobre 2009 si è chiusa una mostra internazionale
allestita a Posadas, nella remota provincia di Misiones.
Al grido di "restituiamo al mercato tutta la basura ( spazzatura)
con cui ci ha sommerso", gli operatori ecologici di Reciclarte
sembrano essersi prefissi lo scopodi rendere "presentabili",
persino belli, i rifiuti che i portenos producono al ritmo di
un chilo e mezzo a testa al giorno. Sono stati definiti esponenti
di quella Trash Art che ha per padre putativo il Marcel Duchamp
che nel 1917 stravolse i canoni estetici con il suo gabinetto
rovesciato e che oggi annovera tra i suoi campioni il Damien Hirst
dei quotatissimi squali in formalina. Ma a loro sembra troppo.
Più umilmente, si ritengono operai dell'arte e affermano
che - visto quanto sta accadendo al pianeta - l'elaborazione creativa
è solo una scusa, un modo per agire concretamente e contribuire
all'indispensabile formazione di una coscienza ambientale.
E' questo che muove da sempre uno dei fondatori del movimento,
il trentunenne David Acevedo, che dal 1992 al 2002 tappezzò
strade, piazze, fabbriche e case abbandonate di diverse città
con oltre duecento collage surrealisti di piccolo formato: Firmati
con gli pseudonimi Armando Guerra, Diògenes Rolihlahla
o El Barrabàs, quelle sgargianti composizioni sono ancora
appese là dove le ha volute l'autore ( in realtà
ne sono rimaste poche decine: le altre se le è portate
via qualcuno di passaggio
). Acevedo ha dato vita a reciclarte
nel 2004 insieme con Alberto Vàzquez, medico, terapeuta
ed artista autodidatta. Nel giro di qualche anno il gruppo si
è allargato e ha cooptato, per le sue azioni, centinaia
di "colleghi", oltre ad attori, musicisti,poeti e fotografi.
Così, con un grande lavoro collettivo, ha preso forma il
capolavoro del movimento, l'Espacio Ave Fénix. Si tratta
di uno spazio espositivo unico al mondo, allestito nei sotterranei
delle scintillanti Galerias Santa Fè, di proprietà
della famiglia Noble e dichiarate monumento nazionale per i mille
metri quadrati di affreschi ( restaurati di recente) realizzati
negli anni Cinquanta da Raùl Soldi, Luis Seoane, Juan Battle
Planas e Leopoldo Torres Aguero. Tutto cominciò nel 2007
quando Guadalupe Noble, figlia del fondatore del quotidiano Clarìn,
vide una mostra di Reciclarte al giardino botanico. Decise allora
di contattare l'organizzazione perchè mettesse mano ai
700 metri quadrati di sotterraneo del centro commerciale, fatto
costruire dal padre nel 1953. Quel luogo, che aveva ospitato la
prima pista di pattinaggio sul ghiaccio della capitale, era abbandonato
da decenni e ingombro di 30 tonnellate di macerie, rottami, vetri,
legni, cavi e cianfrusaglie di ogni genere. Pane per i denti di
Acevedo e Vazquez, che dichiararono che nemmeno un calcinaccio
sarebbe uscito di lì. Ci misero nove mesi, coinvolsero
74 artisti ( che dovettero fare anche i manovali e gli elettricisti)
e nell'ottobre del 2008 mostrarono per la prima volta al pubblico
le decine e decine di opere che affollavano quello strano spazio
che si è meritato una menzione dell'Unesco. Tra le pareti-quadrerie
e le colonne-sculture, dal pavimento a mosaico al soffitto dipinto,
ci sono altari di vergini manichini e feretri ricoperti di etichette
di Coca Cola Cero e Philip Morris; i pesci di ferro di Alejandro
Curtto e le sottili figurine metalliche di Nico Alligator; i cavalli
dalle esili zampe di Marcela Baubeau de Secondigne

Marcela Baubeau de Secondignè

Marcela Baubeau de Secondignè
e il Patio de luz di Pablo Patza e Mara Fernàndez, un
luminoso giardino nel ventre della terra dove sono miracolosamente
cresciuti un ficus e due banani.
Si potrebbe dire che Reciclarte ha fatto scuola, o che a Buenos
Aires è nata una corrente, se è vero che l'unica
galleria argentina invitata alla prestigiosa Frieze Art Fair,
che ogni anno chiama a raccolta le più effervescenti realtà
mondiali, è stata la Appetite di Daniela Luna, da poco
insediatasi a New York. L'estrosa trenetenne, che ammette divertita
che spesso chi entra nella sua galleria ha il dubbio di essere
finito in un cantiere, nel 2008 ha portato a Londra una squadra
di argentini che ha rimodellato i rifiuti prodotti nei giorni
della fiera. Passeggiando per la capitale argentina, allora, è
bene guardarsi intorno: l'arte con basura, che sia un cuore ricoperto
di banconote ( vere) o un gigante di ferro arrugginito, potrebbe
essere ovunque
Reciclarte: www.reciclarteargentina.com.ar
Appetite: www.appetite.com.ar
10 febbraio 2010