Mario Sironi Constant Permeke. I luoghi
e l'anima.
di Ugo Siciliano

Una
bella mostra al Palazzo Reale di Milano mette a confronto i dipinti di due pittori
che, pur avendo avuto esperienze artistiche molto diverse, hanno molto in comune,
come l'esposizione milanese dimostra. Il primo sentì all'inizio della sua
esperienza pittorica l'influenza del futurismo, ma, ben presto iniziò a
reinterpretarlo in modo originale ed approdò ad un monumentalismo evidente
in particolare nelle opere di esaltazione del regime fascista. Erano gli anni
del cosiddetto ritorno all'ordine che significò spesso in pittura adesione
ad un realismo di basso livello infarcito di retorica guerresca e familistica.
Sironi, tuttavia, fu capace di dare ai suoi dipinti uno spessore poetico (evidente
soprattutto nelle sue periferie urbane squallide e cupe) che fa pensare alle cose
migliori dell'espressionismo.
Permeke, influenzato dal cubismo picassiano, adottò, nella rappresentazione
della figura umana, una monumentalità cupa e drammatica che lo avvicina
all'espressionismo tedesco.
La mostra ci dà l'opportunità di
cogliere i legami fra i due pittori, che nasce dal comune riferimento ad una poetica
che, superati i concetti tradizionali di bellezza, va alla ricerca di un'intensità
spirituale fondata sulla consapevolezza della crisi dell'uomo moderno.
L'esposizione
è divisa in diverse sezioni ed è arricchita da foto di Francesco
Jodice che ha cercato, con foto di periferie urbane e di persone della strada
dei giorni nostri, di ricreare "l'anima" dei loro personaggi e le atmosfere
dei luoghi dei due pittori.
12 dicembre 2005