Silvia
Ballestra "La seconda Dora",
Rizzoli, 2006
di
Marcella Busacca
Due sorelle Dora e Lorenza Levi sono costrette ad abiurare la
religione ebraica in cui sono state allevate in seguito alle leggi
razziali del 1938. La cosa è possibile perché la
madre è cattolica. Da questo drammatico avvenimento si
sviluppa una storia affascinante che ha come protagonista Dora,
una delle due ragazze, che ritroviamo alle soglie della vecchiaia,
maestra in pensione che riflette sulla sua vita passata, sulla
sua vita familiare e sul suo ruolo di maestra che ha svolto per
gran parte della sua vita e che, in un certo senso, ha continuato
a fare insegnando dottrina cristiana ai bambini del quartiere.
Ma chi è veramente Dora? La prima Dora scompare con le
leggi razziali che costringono la famiglia ad abbandonare la casa
borghese in cui vivono ad Ancona e ad affrontare una vita di difficoltà.
Dora decide di fare la maestra, ma non si sente assolutamente
più vicina alla madre che è un'insegnante, ma continua
a nutrire un affetto fortissimo per il padre che muore durante
la guerra di stenti. "La morte del padre avrebbe segnato
profondamente la sua vita. Aveva il culto, Dora della sua memoria,
e in casa teneva un ritratto del suo genitore,e accanto a quel
ritratto sistemava sempre dei fiori freschi assieme a una stella
di Davide incisa sul legno. Disponeva fiori accanto alla stella
e qualche volta pregava.".Si sposa ed ha tre figlie. Una
vita, tutto sommato, serena ,ma che non le fa dimenticare il passato
o fare del tutto i conti con esso. "Dora aveva a lungo pensato
a questo:d 'aver cercato un argine,di sublimare quel senso di
costante incertezza e disagio indotto dalle vicende della sua
giovinezza. Si era sentita a lungo nel mirino, così insicura,divisa
tra due identità:tutto il tempo in apprensione, eccessivamente
cauta nell'usare il suo cognome ogni volta che aveva dovuto scriverlo
su un modulo, per chiedere un permesso, un trasferimento. Oltre
che in famigli solo tra i bambini si sentiva completamente al
sicuro, libera di occuparsi di quei piccoli senza dover provare
diffidenza o timore, immaginare pregiudizi o retropensieri."
La vita scorre rapida:le figlie crescono e vanno a vivere altrove,
muore il marito e Dora continua la sua vita di insegnante. La
madre, che dopo la morte del padre si è risposata, la invita
a non restare sola, ma Dora dice di no. "Poiché stava
bene da sola e se ne convinceva ogni giorno di più,nonostante
la casa fosse vuota e in mezzo a quel vuoto l'orologio in corridoio
scandisse i secondi con una strana energia, quasi a voler divenire
più presente." E' una maestra tradizionale Dora che
fa a fatica a percepire i cambiamenti che stanno avvenendo attorno
a lei e nella scuola stessa. Lo ammette senza reticenze e, quando
si sente inadeguata, se ne va. Restano le amiche, le figlie e
le ex scolare che la vanno a trovare, ma soprattutto i ricordi
da mettere in ordine.
10 ottobre 2006