ROMA E I BARBARI. La nascita di un nuovo mondo
di Marcella Busacca

A Palazzo Grassi di Venezia si svolge un'importante mostra fino
al 20 di Luglio.
Qual è stato il rapporto di Roma con i suoi vicini lo sappiamo
dalla storia antica: conquista dei territori e ed assimilazione
dei popoli vinti, quando non annientamento. Unica eccezione per
i Greci ."Grecia capta ferum victorem cepit" recita
un famoso verso di Orazio. La Grecia vinta conquistò (con
la sua cultura) il rozzo vincitore. Ma da un certo momento in
poi Roma ha un duplice problema: difendere i confini di un impero
gigantesco, incrementando il numero dei suoi soldati e avere anche
manodopera a buon mercato per far produrre le terre di confine.
Da Marco Aurelio in poi si accetta che popoli cosiddetti barbarici
entrino all'interno dell'impero per colonizzare le terre incolte,
ma anche per difendere con la loro presenza i confini. Caracalla
nel 212 concede la cittadinanza a tutti gli abitanti dell'impero.
Nel frattempo si è diffuso il cristianesimo che unisce,
ma anche finisce per essere un fattore di disgregazione. Con i
figli di Teodosio avviene la separazione dell'impero in due parti.
Ed è L'Occidente che subisce le vere e proprie invasioni
di popoli che giungono dalla Germania e soprattutto dalla sterminata
pianura sarmatica. L'autorità di Roma è sempre più
debole, mentre quella della chiesa cattolica non è ancora
sufficientemente forte e dal 476 in poi i sovrani dei cosiddetti
regni romano-barbarici si riconoscono sudditi dell'imperatore
d'Oriente che sta a Costantinopoli e può quindi esercitare
un'autorità puramente formale sull'Europa occidentale.

Questa la storia politica; ma cosa sappiamo dei popoli venuti
a contatto con Roma, delle loro tradizioni, della loro lingue
e delle loro abitudini? La mostra attraverso un excursus storico
e geografico ci mostra la vita materiale che come spesso capita
per genti prive di civiltà urbane e letteratura scritta
si basa sui culti funerari. La morte con le sue varie rappresentazioni
e il suo rapporto con il divino ci permette di ricostruire aspetti
importanti della vita di tutti i giorni. Le popolazioni seminomadi
davano una grande importanza all'attività orafa. Si lavorava
l'oro, l'argento, ma anche altri metalli per fare oggetti di ornamento
e di uso quotidiano. Nelle tombe accanto ai corpi si lasciavano
gli oggetti che servivano ad identificarne il sesso, le cariche
rivestite e i ruoli assunti nella società tribale. La quantità
e la varietà di fibule, fibbie, collane, anelli, orecchini
e pettorali sono impressionanti come le armi e i finimenti dei
cavalli. Quando ci si impadronisce della lingua e delle tradizioni
romane anche il linguaggio degli oggetti cambia. La cristianizzazione
porta a produrre oggetti per la pratica religiosa. A questo punto
non si parla più di barbarie e di romanità. Il sacro
romano impero di Carlo Magno segna l'inizio di una nuova storia
e a sud nell'Africa settentrionale sono arrivati gli Arabi.
Il fascino della mostra sta nella varietà, ricchezza e
originalità degli oggetti esposti spesso conservati nei
musei europei di archeologia e storia antica e non del tutto valorizzati.
La mostra è aperta tutti i giorni dalle 9 alle 19
25 giugno 2008