"La zia marchesa"
di Simonetta Agnello Hornby
di Marcella Busacca
Quando nel 2002 Feltrinelli pubblicò "La mennulara"
di Simonetta Agnello Hornby, il lancio in grande stile del libro
sembrò dettato dal tentativo di voler creare un caso letterario
un po' a freddo sfruttando l'origine siciliana dell'autrice e
il titolo dialettale che alludevano a Camilleri per il linguaggio
e a Tomasi di Lampedusa per il contenuto e anche per la nascita
aristocratica dell'autrice. . Il romanzo piacque molto perché
la scrittrice aveva, in realtà, saputo costruire una bella
storia attorno al personaggio di una serva che conosce i segreti
della famiglia aristocratica presso cui è vissuta e ne
è anche vittima.
Nel 2004 Simonetta Agnello ha pubblicato"La zia marchesa"confrontandosi
addirittura con Pirandello che aveva raccontato in una novella
la vera storia della prozia di Simonetta che era nel frattempo
divenuta il personaggio del nuovo romanzo.
Alta, magra e di capelli rossi, non amata dalla madre per un segreto
di famiglia, Costanza cresce con un bisogno di essere amata e
di affermarsi, ma come fa a realizzarsi in una società
dura, chiusa ed arretrata com'era la Sicilia del periodo immediatamente
seguente all'unità d'Italia?Simonetta Agnello con una scrittura
sapiente che gioca sui proverbi della cultura popolare (dichiarato
omaggio a Verga) e sul linguaggio che la giovane donna cerca di
costruirsi alternando frequentazioni servili e aristocratiche
costruisce una bella storia che non scade mai nel rimpianto del
passato:anzi esso viene giudicato impietosamente anche per i suoi
intrecci perversi tra politica e mafia. La stessa condizione femminile
è collocata in una giusta dimensione storica senza fughe
in avanti, ma con la sottolineatura di una forte esigenza di dignità
oltre che di felicità che la sfortunata marchesa esprime.
"Costanza vagava di stanza in stanza, al piano nobile, ripetendo
lo stesso percorso più volte al giorno. Era come se visitasse
un museo: si fermava brevemente davanti ai ritratti degli antenati
e alle immagini di santi, scuriti dal tempo e quindi non coperti
dai veli; spostava lo sguardo dai soprammobili alle vetrine, dai
mobili alle tende. Non toccava nulla, non li vedeva, era come
se non esistessero. Non sapeva nemmeno lei il perché di
quel girare per casa. Aveva perso la propria anima."
Un elemento di fascino del libro è la descrizione delle
vecchie case in cui la marchesa è vissuta e in cui lascia,
di volta in volta, un po' del suo cuore e noi con lei.
3 febbraio 2005