I palazzi celesti di Kiefer e i corpi squartati
di Hirst
di Marcella Busacca
Due mostre mi sono molto piaciute tra quelle viste recentemente,
una a Milano e l'altra a Napoli.
Nell'hangar della Pirelli di Milano, in un quartiere in costruzione
che sta stravolgendo il volto della Milano operaia dipinta da
tanti pittori del secolo scorso, l'artista tedesco ha esposto
sette torri. In un enorme salone coperto da teli neri che simulano
una notte priva di luce appaiono i palazzi celesti, tali il titolo
dato dall'autore alla sua complessa installazione,allineati in
modo ogni volta diverso, a seconda dal punto da cui si osservano.
Cinque, sei e sette piani hanno le torri, i materiali usati sembrano
quelli sopravissuti ad una catastrofe, tenuti insieme in modo
precario; ai piedi di ognuno di essi resti della costruzione,
vetri frantumati e pezzi di oggetti di una umanità che
forse li ha abitati, ma di cui non si ha più traccia.
Non si può entrare nel recinto, ma si resta spettatori
all'esterno, come avveniva con la città proibita della
Pechino imperiale. Ho subito pensato a Calvino e alla descrizione
di alcune pagine delle sue città invisibili o a Montale
della poesia "Forse un mattino andando in un'aria di vetro".
Un senso forte di straniamento,ma anche un bisogno cocciuto di
entrare e vedere e capire il senso delle cose e della vita.
La mostra di Hirst è stata allestita all'interno del museo
archeologico di Napoli.
Non si poteva trovare spazio più stridente tra le farmacie
e le sale ospedaliere dell'artista inglese preludio alle teche
delle mosche che vanno a morire in una trappola elettrica, dopo
essersi nutrite del sangue della testa di un bue squartato, e
la perfetta bellezza delle statue greche e romane conservate nel
grande museo napoletano. Ma a guardar bene l'orrore che dovrebbe
suscitare la scena del toro Farnese su cui viene legata Dirce
per il suo terribile martirio è molto diverso da quello
che si prova a guardare un toro anzi due fatti a pezzi e conservati
sotto formaldeide? E il grande busto di un uomo privo di pelle
in cui si intravedono le parti interne del corpo è poi
così diverso dall'ammasso di muscoli potenti dell'Ercole
trovato nelle terme di Caracalla a Roma? Le provocazioni dell'artista
inglese finiscono per diventare poca cosa rispetto agli affreschi
erotici di Pompei che vengono ancora gelosamente conservati in
luoghi appartati del museo.
3 febbraio 2005