In biblioteca tra quadri, sculture e libri
di Marcella Busacca
Alla Biblioteca Gallaratese (Via Quarenghi 21 Milano) fino all’8
Aprile 2009 si può visitare la mostra “Rosa shocking”
a cura di Antonella Prota Giurleo.
In mezzo agli scaffali é aperto un libro di immagini creato dalle artiste partecipanti alla collettiva: un labirinto dove ogni autrice ha a disposizione tre pagine per rappresentare un mondo di emozioni,di ricordi, di sensazioni. Colori, segni e parole si dispongono in un dialogo tra di loro e con noi che osserviamo.
Sulle pareti e in giro per la sala sono disposti quadri e installazioni
sul tema suggerito da Anna Aurenghi: ”Assetate d’amore,come
le piante da fiore a Giugno chiedono l’acqua. Tenere come
piccole rose selvatiche, dolci come rose già aperte, sfatte
come rose sfiorite, ma disperatamente profumate. Offriamo gioia
noncuranti del dolore e vita noncuranti della morte. Disposte
a tutto, per un affetto sincero…anche a chiudere la verità
nel cassetto più alto dell’armadio e non guardarci
più dentro. Tutta la vita per un abbraccio….un abbraccio
Rosa shocking”

Un abito dai colori tenui di Marilde Magni si muove leggermente appeso a un esile filo. Chi lo indosserà in questa primavera avara che fa fatica a liberarci dai rigori invernali? La sua leggerezza non ci inganna: dietro c’è invenzione, pazienza e rigore nell’esecuzione. La maglia è costruita con striscioline di carte geografiche tagliate con la macchina per fare la pasta. La sua iridescenza non ci nasconde, del tutto, la fatica dell’esecuzione minuziosa. Una sapienza mi verrebbe da dire di cuore e di testa come in tante attività femminili, spesso misconosciute.


La bambola di Nadia Magnabosco con il suo vestito ricco di veli fin quasi a soffocarla e con i capelli rigogliosissimi che fanno da mantello ha un viso corrucciato forse perché ha perso la scarpina come Cenerentola, ma non ha la fiducia nella salvifica apparizione del Principe Azzurro che caratterizza il personaggio della favola.

Antonella Prota Giurleo costruisce una stele con materiali di recupero e la riveste con un lenzuolo ricamato indurito e come irrigidito dallo scorrere del tempo e per la fatica del lavoro che nasconde. Le due facce dell’opera ci permettono attraverso le crepe e le pieghe di avvertire il peso delle età della terra, la sua sofferenza, ma anche la sua vitalità.


Patrizia Di Siro coglie nello sfiorire dei fiori il senso dell’inesorabile incalzare del tempo, ma anche il permanere della bellezza e il suo volersi rinchiudere in sé stessa.

Giancarla Ugoccioni nei volti di donne anziane trova le tracce della sapienza di vecchie signore che non badano né ai vestiti né ai ritocchi al corpo, ma sembrano godere dell’aver superato miseria e traversie e ci lanciano un messaggio di serenità..


Maria Grazia Zanmarchi costruisce immagini con stoffe fatte a brandelli e irrigidite nel gesso. Un gelido paesaggio bianco che sembra rinchiuderci in un silenzioso mistero.

Luigia Introini tratta il tema della maternità in bianco e nero dando ai corpi rappresentati una patina di atemporalità che ne rende l’intima bellezza.


Anna Rosa Faina Gavazzi sulla riproduzione di dipinti antichi
costruisce un fiocco con forbici che sembrano lacerare le immagini.
Peccato!

Gretel Fehr gioca ancora sul tema dello specchio. Colloca le
sue opere sugli scaffali e sembra chiederci chi sia la più
bella del reame: Venere o chi? Ancora una favola come se tornassimo
bambine a farci incantare dalle maghe.
La sera dell’inaugurazione della mostra il 17 Aprile scorso
l’associazione Galassia ha regalato pasticcini e torte


mentre una allieva della civica scuola musicale di Corsico
intratteneva il pubblico.

(foto di Ugo Siciliano e Nadia Magnabosco)
26 marzo 2009


