COROT: natura, emozione, ricordo
di
Marcella Busacca

L'otto
gennaio 2006 si chiude a Ferrara (salvo proroga) una bella mostra su Jean- Baptiste
Camille Corot. Il Palazzo dei Diamanti accoglie un significativo numero di opere
che testimoniano la lunga attività produttiva dell'autore che sfugge a
qualsiasi classificazione rispetto ai periodi e ai movimenti che hanno caratterizzato
la sua operosa vita: dal neoclassicismo all'impressionismo di cui è considerato
un precursore.
I primi dipinti sono la testimonianza del suo viaggio in Italia
dove fu colpito dalla varietà del paesaggio e dalla sua singolarità
più che dalla straordinaria ricchezza delle opere d'arte conservate nelle
chiese e nei musei. Ritornò tre volte a Roma, a Napoli, a Venezia e sui
laghi. La luce imprigionata nel verde diventò una costante dei suoi paesaggi
dove la natura domina potente e le figure umane sembrano perdersi in tanta bellezza.
Accanto ai piccoli dipinti,dove il tema del ricordo si mescola con le emozioni
provate, ci sono alcuni quadri di maggiori dimensioni in cui compaiono temi mitologici
o descrizioni paesaggistiche più precise, ma in ognuno c'è il suo
grande amore per la natura che lo affascinava già al semplice affacciarsi
alla finestra della sua casa di campagna e alla vista di qualche albero e un'aiuola
fiorita. Possiamo immaginare il suo stupore di fronte a stagni, rocce, alberi
intricati e arbusti dove la luce crea mille ombre e sfumature di colori. Uno dei
dipinti più interessanti è quello intitolato "La stella del
pastore". Il pittore ha sommato l'emozione provata nel sentir cantare un'aria
di De Musset al ricordo un paesaggio visto. C'è un grande stagno diviso
in due da un albero che si innalza potente verso il cielo contro cui si appoggia
una fanciulla che sembra salutare l'aria che avvolge in una atmosfera sospesa
la campagna vicina dove un pastore conduce al pascolo le sue pecore. Sono belli
anche alcuni quadri d'interni come il suo studio dove i quadri passano in secondo
piano perché la scena è occupata da una fanciulla che ha in mano
un mandolino. Gli ultimi dipinti esposti sembrano improntati a una atmosfera da
sogno: ci sono i soliti stagno, alberi e figurine umane, ma è come se il
pittore li vedesse attraverso la nebbia e ce li facesse più intravedere
che fissare in modo preciso e netto.
La mostra è aperta tutti i giorni
dalle 9.00 alle 20.00 dalla domenica al giovedì; il venerdì e il
sabato dalle 9.00 alle 24.00.
12
dicembre 2005