L'Arte delle Donne
dal Rinascimento al Surrealismo
di Marcella Busacca
A Palazzo Reale di Milano si è inaugurata il 5 Dicembre
2007 una mostra di artiste vissute in un arco di tempo molto ampio.
Cose le accomuna oltre al genere? Poco perché non si è
indagato sui legami tra di loro, ma semplicemente si sono presentati
oltre 250 quadri e sculture di 150 e forse più donne impegnate
in varie arti,vissute in luoghi e in realtà storiche culturali
e sociali molto diversi. Ha ragione Lea Vergine a non volere nessuna
parentela con la sua geniale mostra sull'altra metà dell'avanguardia
in cui non si sono buttati in pasto al pubblico opere su opere,
ma si è indagato sulle profonde ragioni che spingono una
giovane donna a intraprendere un'attività difficile in
un terreno in cui difficilmente avrebbe trovato aiuto e comprensione,
ma anche sui legami creatisi tra diverse artiste quasi una sorellanza.
Qui prevale l'idea della genialità solitaria o del puro
spirito gregario, quasi come se ogni artista vivesse in una realtà
separata dal mondo. Ma poter vedere tante opere di autrici così
varie per generi artistici scelti e per luoghi dove si sono formate
ed hanno operato è sempre una piacevole sorpresa.
Moltissimi gli autoritratti: le pittrici si rappresentano tra
Cinquecento e Seicento spesso come la personificazione della pittura
o la rappresentazione di qualche altra arte, il loro volto gentile
e giovanile raffigura in modo esemplare la professione scelta.
Nel Settecento e nell'Ottocento spesso le pittrici guardano con
aria spavalda imbracciando tavolozza e pennelli come armi gentili.
Sofonisba Anguissola si dipinge con in mano i pennelli dinnanzi
a un quadro rappresentante la Madonna col Bambino,

la sorella Lucia si rappresenta seduta come una nobildonna con
in mano un libro. Marietta Robusti la Tintoretta si dipinge imbracciando
della carta da musica come a voler fondere le due arti, Lavina
Fontana è nel suo studio seduta alla scrivania con un libro
aperto, Elisabeth Louise Vigée Le Brun con in mano tavolozza
e pennelli,

stesso soggetto per Marie Bashkitseff. Nelie Jacquemart-André
si mette in posa come in una fotografia esibendo un bellissimo
vestito di velluto quasi come Frida Kahlo.

Altre autrici preferiscono temi tradizionali, spesso soggetti
religiosi o storici e mitologici: gentilezza e forza espressiva
si mescolano insieme. Artemisia Gentileschi ed Elisabetta Sirani
non indulgono al grazioso, ma scelgono colori forti per rappresentare
sdegno e rabbia o dolore.
Le scultrici sembrano ribaltare l'idea che la scultura non possa
sposarsi con la femminilità (ma c'è un'assenza imperdonabile:
Louise Bourgeois!) Basti pensare ai corpi appesantiti dalla sofferenza
e dallo sfruttamento di Kathe Kollwitz.
Se nell'epoca del Rinascimento e del Barocco le artiste erano
figlie d'arte, nell'Ottocento e nel Novecento sono spesso ragazze
di buona famiglia che hanno la possibilità di studiare
e di trasformare quello che all'inizio poteva essere un hobby
in una vera professione. Curiosa la storia di Rosalba Carriera
dapprima ricamatrice di pizzi e poi famosissima ritrattista o
quella di Anna Morandi Manzolini che divenne la più brava
preparatrice di corpi per i teatri anatomici. Spesso però
alcune di loro si trovavano a lavorare in settori obbligati come
le nature morte o quadri e sculture ornamentali: lo fanno con
correttezza e, nei limiti delle richieste dei committenti, con
freschezza e una certa originalità.
La mostra è visitabile fino al 6 Aprile 2008
orario 9,30-19,30 lunedì 14,30-19,30, giovedì 9,30-22,30
25 febbraio 2008