AMINATTA FORNA: LE PIETRE DEGLI AVI - Feltrinelli 2007
di Marcella Busacca
Aminatta Forna vive tra Londra e la Sierra Leone, sua terra di
origine. In questo, che è il suo primo romanzo, l'elemento
autobiografico si fonde con lo sguardo, ora appassionato ora disincantato,
della giornalista, attenta ai cambiamenti ambientali e sociali
del suo paese di nascita.
La storia narrata riguarda un gruppo di donne: Abie, che parla
in prima persona e vive a Londra, Asana, Mariama, Hawa e Serah
che sono rimaste in Sierra Leone. I legami familiari sono fondamentali,
e a noi occidentali appaiono singolari. Le quattro donne, di cui
Abie riceve le confidenze e che raccontano le loro vite in un
arco temporale che va dal 1926 al 1999, sono le figlie del nonno,
ma hanno madri diverse, spose di un unico uomo in una società
che era cambiata in tutto, tranne che nei rapporti familiari e
dove le donne restavano in una situazione di inferiorità
giuridica, ma qualche volta, non sociale. Il colonialismo aveva
imposto regole estranee che erano rimaste lettera morta, o, semplicemente,
avevano contribuito a una naturale evoluzione della società
da tribale in urbana. La decolonizzazione aveva accentuato il
fenomeno, ma non migliorato la vita delle donne. Scomparsa la
vita del villaggio, rischiava di scomparire una società
che si era basata sul lavoro delle donne e che aveva fatto apparire
la Sierra Leone ai primi colonizzatori come una specie di paradiso
terrestre.
Ogni donna racconta la sua storia che non è mai individuale,
ma quella del gruppo familiare allargato. Non sempre i rapporti
sono idilliaci. Asana racconta la sua storia di terza moglie di
un uomo mediocre che pure le varie mogli si contendono e servono
perché così vogliono le tradizioni. Hawa ha sei
figli dal marito e al sesto parto le vengono chiuse le tube senza
che lei l'abbia chiesto. Quando se ne rende conto va alla ricerca
della casa del medico che le ha fatto l'intervento fidandosi del
suo fiuto e dell'odore che aveva sentito in quel luogo. Mariama
cerca la madre che è fuggita e che crede di riconoscere
in donne che si aggirano alla ricerca di cose e, forse, di se
stesse. Quando va a studiare in Inghilterra è colpita dal
grandissimo numero di specchi che ci sono nelle case e in giro:
ci si può specchiare continuamente, ma nessuno guarda gli
altri negli occhi, anzi tutti camminavano con gli occhi bassi
e pronti a scansare le altre persone. Un mondo inodore e silenzioso
la avvolge facendole rimpiangere la terra che pure ha abbandonato
volontariamente.
Ogni partenza è una perdita. Anche il cammino verso la
democrazia é difficoltoso: Serah racconta una giornata
elettorale in cui lei ed altre persone, per lo più donne,
si erano illuse di poter costruire un mondo muovo, ma la dittatura
dei militari torna a farsi terribile col suo corollario di morti
e di violenze. Abie accetta di ereditare la piantagione di caffè
fondata dal nonno e il giorno prima di partire per rientrare a
Londra va a fare un bagno con le zie. "Mentre percorrevo
lo stretto sentiero le vidi prima che loro si accorgessero di
me. Asana e Serah nell'acqua scura, dietro l'albero caduto, con
i seni che ballonzolavano tondi e alti come seni di ragazza .
Hawa, che mi dava la schiena, sottile e diritta, una sentinella
in attesa del ritorno del figlio. Mariana, nel suo elemento, scrollava
dai capelli una pioggia di cristalli come un'elaborata corona.
Quattro signore africane si facevano il bagno, un gruppo di sirene
che se la spassava. "Con questa immagine si conclude il racconto
delle quattro vite, ma la storia continua con Abie divisa tra
la sua vita inglese e quella della piantagione in Sierra Leone.
21 gennaio 2008