Alicia Giménez-Bartlett: "Segreta
Penelope" Sellerio 2006
di Marcella Busacca
La scrittrice spagnola abbandona in questo romanzo le vicende
di Petra Delicato e le sue inchieste poliziesche e ricostruisce
la storia di una donna di nome Sara colta nel momento della sua
morte.
Al suo funerale si ritrovano nell'estremo saluto amici e amiche
sconvolti per il suicidio di Sara, ma anche un po' a disagio perché,
presi dalla vita di ogni giorno, si erano poco alla volta disinteressati
di lei. E se qualcuno di loro l'aveva consigliata e persino aiutata
l'aveva fatto più per tornaconto personale che per un reale
interessamento per le sue difficoltà. La persona che ci
racconta i fatti è una scrittrice che parla in prima persona
e non si lascia scappare la ghiotta occasione per ricostruire
gli anni della giovinezza e della maturità dell'amica,
ma anche quella degli altri personaggi che hanno intrecciato la
loro vita con quella di Sara.
Sara sembra essere una randagia che ha rotto con la famiglia di
origine. La sua storia è come una metafora sulla Spagna
degli ultimi quarant' anni. La fatica di Sara per essere libera
e se stessa è la medesima del paese iberico nel superamento
del franchismo e nella ricerca di nuovi valori.
Nella giovinezza di Sara e dei suoi amici la libertà coincide
con quella sessuale e col desiderio di fare professioni e mestieri
in netta rottura con quelli dei padri; per le ragazze in più
c'è il bisogno di vivere la vita di coppia e la maternità
in contrapposizione alle madri.
Sara vive in una casa aperta a tutti, ha tanti amori e molti amici,
ma nei momenti di sconforto non sa da che parte girarsi e i consigli
ricevuti non l'aiutano a essere felice. Ma la fragilità
e la contraddizione di Sara si scontrano col desiderio di una
vita normale, di avere un marito e dei figli. Ecco la condizione
di Penelope che riemerge: anche se Sara se ne vergogna e la tiene
nascosta.
La maternità la distrugge perché non sa amare, ma
soprattutto non sa farsi amare dalla figlia. A poco a poco perde
gli amici, fa lavori sempre meno gratificanti. Un grande amore
alla fine della sua vita sembra ridarle il gusto dell'esistenza,
ma "lui" è un prete spretato e nessuno dei due
se la sente di mettere su casa insieme. "Dubito" - dice
l'autrice - "che avesse progettato di vivere una vita normale
accanto a un prete spretato. Non aveva raccontato a nessuno la
sua storia d'amore. Non aveva chiesto aiuto a nessuno. Aveva aspirato
fino alla fine la sua vittoria sul mondo come il fumo di una sigaretta.
Si era uccisa in silenzio. Aveva smesso di desiderare la normalità,
che non è un compendio di sordidezze non confessate. Era
uscita dalla vita come una principessa, come una santa, orgogliosa
e sicura, dignitosa e felice".
1 aprile 2007