Toni
Morrison
Il dono

Frassinelli 2009 - Euro 17.50
recensione di Silvana Ferrari
'Il dono' ultima opera della scrittrice afroamericana
Toni Morrison, premio Nobel della Letteratura nel 1993,

è il romanzo della fondazione di quello che diventerà
qualche secolo dopo lo stato americano degli Stati Uniti d'America.
Un romanzo corale dove le voci dei protagonisti si alternano nella
narrazione raccontando esperienze di vita esemplari di gente che
ha abitato quelle terre agli albori, prima della costituzione
dello stato. Un paese dalle grandi ricchezze naturali e dalle
grandi possibilità, nato su un peccato originale: l'accumulazione
di grandi patrimoni prodotta non dal libero spirito d'avventura
e d'impresa, ma dallo sfruttamento del lavoro umano, attraverso
la riduzione in schiavitù di donne e uomini, e dal commercio
degli esseri umani. Un paese in cui lo stato di donna/uomo libero
può trasformarsi in una condizione di schiavitù
anche per i bianchi, caduti in disgrazia per debiti o cacciati
dal vecchio mondo per aver contravvenuto qualche legge. Un paese
in cui si rifugiano coloro che fuggono dalle persecuzioni religiose
e qui rifondano le loro chiese, le loro sette, dai credi e dai
riti alimentati da paure e superstizioni più che dalla
fede. 'Un popolo nuovo rifatto in forme antiche quanto il tempo'.
Ambientato negli ultimi decenni del seicento fra la Virginia e
il Maryland narra di un paese dalle bellezze senza respiro, di
una natura abbondante e violenta, di malattie e di morte portate
dai bianchi colonizzatori, e della decimazione di intere tribù
di nativi.
Florens, Jacob, Sorrow, Lina, Rebekka, Scully e Willard sono le
voci narranti di storie di schiavitù, di pionieri, di pregiudizi
e di persecuzioni religiose, ma anche di viaggi, lunghi e avventurosi
che attraversano continenti e oceani, alimentati da speranze di
ricchezza, di libertà, di desideri di amore e di ricerca
di nuove possibilità di esistenza.
Essi si trovano tutti riuniti o meglio dire raccolti nella tenuta
di Jacob Vaark, un giovane uomo olandese divenuto proprietario
terriero nel nuovo mondo grazie all'eredità di uno zio
lontano e mai conosciuto; spinto dallo spirito di avventura e
attirato dalle difficoltà, oltre la terra, ama il commercio,
non quello di esseri umani, quello che richiede inventiva, intelligenza
e rapidità di azione; ama la natura e l'aria di questo
nuovo mondo con 'foreste intatte sin dai tempi di Noé,
coste tanto belle da far venire le lacrime agli occhi, selvaggina
in abbondanza.' Disprezza la mollezza dei vecchi colonizzatori,
divenuti una specie di aristocrazia decadente, e la loro esibizione
di ricchezze create dal lavoro gratuito e forzato di uomini e
donne, dal dominio e non dall'intelligenza e dalle capacità.
Accetta Florens, schiava-bambina in cambio di un credito, che
non avrebbe mai riscosso. E' la madre stessa, una schiava africana,
con un bambino neonato appoggiato al fianco, che cede la piccola,
e lo fa per un atto di misericordia - A Mercy è il titolo
originale in inglese - , per garantirle forse un destino diverso
dal suo. Negli occhi il terrore di madre per la sorte tragica
che toccherebbe all'altro figlio se fosse separato da lei, - un
neonato ancora da allattare -, ma anche un lampo di speranza:
forse l'uomo alto con i capelli gialli, che non ha un animale
nel cuore, proteggerà la figlia dalle violenze e dagli
abusi maschili, che avverte imminenti nella tenuta del padrone.
Per Florens, la separazione dalla madre e la scelta caduta sul
fratello, saranno una ferita non rimarginabile, un inesauribile
bisogno di amore e di approvazione, difficilmente soddisfatti.
Lina è una nativa americana sopravvissuta all'epidemia
che aveva decimato l'intero villaggio. Era stata salvata dai soldati
francesi, insieme a pochi altri bambini, mentre l'intero villaggio,
capanne e cadaveri, veniva dato alle fiamme, lasciando solo cenere
al posto di tutto quello che era stato il suo mondo. Affidata
ai presbiteriani, era stata da questi 'civilizzata', 'cristianizzata'
e ceduta per pagare il proprio mantenimento. Schiava dunque, venduta
e comprata in molteplici passaggi.
Sorrow è una meticcia. Prima di essere trovata in fin di
vita sulle rive di un fiume, non aveva mai messo piede a terra,
allevata dal padre, il Capitano, sulla nave, come un maschio,
per farne un provetto marinaio, sottomesso ai suoi comandi. Sopravvissuta
al naufragio, aveva vissuto per mesi nascosta nel relitto incagliato
sulla costa; raccolta dal taglialegna e dai suoi figli e curata
dalla moglie, la sua mente perduta nei marosi del naufragio, come
l'intero equipaggio, impaurisce gli animi bigotti dei suoi salvatori,
e il suo corpo mette alla prova le virtù dei bravi e molto
religiosi coloni, quindi dopo abusi, seguiti da immediati pentimenti,
per il bene della comunità è venduta e comprata
fino a giungere nella tenuta di Jacob.
Rebekka, è la moglie inglese di Jacob. Per sfuggire alla
povertà di una famiglia numerosa in cui il suo destino
era già stato deciso - serva, prostituta o moglie - e al
fanatismo religioso, accetta di essere comprata-scambiata come
moglie. Il nuovo mondo le dona un marito, un uomo insolito ma
per bene, dei figli da amare e da piangere, una terra da coltivare
duramente, insomma un futuro.
Scully e Willard, i due braccianti, come molti europa,
per pagare i debiti e scontare le pene, devono lavorare da un
padrone che li ha comprati, e il loro destino è comune
a quello degli schiavi neri: essere continuamente venduti e comprati
e fornire lavoro gratuitamente fino all'assolvimento di quanto
dovuto. Probabilmente non basterà l'intera loro vita per
sanare le loro situazioni così i loro debiti ricadranno
sui figli, riperpetuando all'infinito la struttura dello schiavismo.
Il romanzo va alle origini della storia americana. Vuole riempire
un vuoto degli studi storici e della memoria delle radici di un
paese e delle sue identità individuali; vuole dare una
rappresentazione della nascita della schiavitù e del razzismo
nella formazione di uno stato, prima ancora della formulazione
delle leggi che poi sanciranno la sua costituzione.
Si apre con il ricordo di Florens, del suo dolore di bambina seienne
ceduta dalla madre e affidata nelle mani di estranei, e si conclude
con la rivelazione dell'atto di protezione e di misericordia materno.
In mezzo il racconto di un gruppo di persone, quasi una comunità,
aggregate dal bisogno di sopravvivere in un paese violento e pericoloso,
mosse dal desiderio di darsi un futuro; un nucleo apparentemente
unito che si disgrega immediatamente però con la morte
per vaiolo di Jacob, per disperdersi forse in tutto il territorio
del nuovo mondo.
Hanno la saggezza di chi ha moltosofferto le parole conclusive
del romanzo, l'ultimo saluto e consiglio della madre a Florensso:
'ricevere il dominio su un altro è difficile; lottare
per il dominio su un altro è sbagliato; cedere il dominio
di sé a un altro è male.'
E' un romanzo dalla scrittura evocatrice, muove in chi legge profondi
sentimenti ed emozioni, ma non solo: se ne limiterebbe il significato
se si considerasse semplicemente la sua capacità di suscitare
emozioni - che non sarebbe comunque poco. La ricchezza e la bellezza
del romanzo stanno anche nella varietà dei temi trattati
, in molti casi solo accennati, che ne fanno un testo di riflessione
sull'affermazione di quella che sarà il sistema di dominio
occidentale.
13 ottobre 2009