MAGDA SZABO'
L'altra Eszter

EINAUDI - 2009 - EURO 20
di Silvana Ferrari
Dopo La porta (2005), La
ballata di Iza (2006), Via Katalin (2008), la casa
editrice Einaudi pubblica L'altra Eszter, un romanzo del
1959, proseguendo nella meritevole opera di divulgazione di una
delle più grandi scrittrici europee del Novecento.
Con Eszter, la Szabò aggiunge un altro ritratto
alla sua galleria di personaggi femminili; un'altra protagonista
dalla personalità forte e dalle molteplici sfaccettature,
dai sentimenti contradditori e dalle passioni profonde e incontenibili.
Una figura per niente amabile e piacevole in cui chi legge possa
ammettere facilmente di riconoscersi; un carattere complesso,
di non facile decifrazione, a testimonianza, se ce fosse ancora
bisogno, della difficoltà di interpretazione e di decodificazione
dell'opera della scrittrice che, attraverso i suoi personaggi,
procede come un'archeologa nello scavo dei sentimenti e delle
passioni umane.
Un lungo monologo, quello di Eszter, celebre e versatile attrice
di teatro, in cui in un ininterrotto flusso di ricordi e in continui
spostamenti temporali, racconta ad un interlocutore assente, che
si scoprirà essere il grande amore della sua vita, Lorinc,
la sua esistenza, non risparmiando nulla, compresi i sentimenti
più gretti e meschini e le azioni più riprovevoli
e vergognose.
Lo fa in un'opera di svelamento di sé, che non era stata
in grado di compiere mentre l'uomo amato era in vita; lo fa per
riuscire a trovare il nucleo vero del suo essere e per cancellare
le innumerevoli maschere che in tutti gli anni si è costretta
ad indossare.
Nel racconto-monologo non facile da seguire, per la continua oscillazione
fra passato e presente, fra episodi che riportano ad altri, fra
immagini che ne suscitano altre, Eszter inizia con il narrare
della sua famiglia, dalle origini altolocate, ma povera; della
madre che, grazie alla buona educazione ricevuta, guadagnava qualcosa
impartendo lezioni di pianoforte; del padre, avvocato, che a causa
di una malattia, che gli arrecava uno stato di debolezza costante,
non aveva mai esercitato la professione ritenendola oltretutto
inutile, e limitandosi a fornire, a chi glieli chiedeva, consigli
gratuiti.
In una situazione del genere, per non soccombere, con due genitori
che poco badavano ai beni materiali e si bastavano l'un l'altro,
Eszter aveva imparato a badare alla casa, ai genitori e a se stessa.
Lavava, puliva, ramazzava, cucinava e quando non era occupata
con la scuola e la casa s'ingegnava in piccoli lavoretti per i
vicini o a dare ripetizioni ai loro figli.
Non conosceva molti sentimenti positivi: non se li poteva permettere;
l'unico sentimento che nutriva abbondantemente era l'amore per
il padre e la madre per i quali era capace di sopportare tutto.
Non le venivano risparmiate le umiliazioni come quelle di indossare
i vecchi vestiti e le vecchie scarpe di una vecchia zia molto
ricca oppure di frequentare il ginnasio, con abiti logori e sempre
fuori misura e con le scarpe aperte sul davanti, grazie alle donazioni
di un suo antenato che con i suoi lasciti aveva beneficato il
sistema dell'istruzione cittadina.
Tutto quello che faceva doveva essere convertito in qualcosa di
utile per sé e la sua famiglia.
Il sentimento di generosità le era estraneo come quelli
di affetto e amicizia verso le sue compagne di scuola, Angela
o Gizike; anzi sfruttava le loro incapacità, fino ad arrivare
a dar loro le risposte sbagliate nei compiti di matematica o di
latino, per poter guadagnare qualche soldo in più impartendo
loro poi le ripetizioni.
Mentre non aveva il tempo e la possibilità di coltivare
i buoni sentimenti, quelli negativi li viveva con piacere. Nutriva
per Angela sentimenti di odio e invidia violentissimi: Angela
era tutto quello che lei non era ed aveva tutto quello che lei
non possedeva. Era bella, gentile, generosa, buona, affettuosa,
abitava in una bella casa ed era anche molto ricca. Di Angela
desiderava tutto e contemporaneamente odiava tutto. Il sentimento
nato nell'infanzia crescerà con lei, e non troverà
pace neanche quando si affermerà e avrà riconoscimenti
come attrice, anzi si alimenterà negli anni fino al punto
di amare il di lei marito, Lorinc. Covava l'odio dentro di lei
ma da maestra in simulazione quale era diventata non lo mostrava.
Eszter, fin da bambina, poi da adolescente e successivamente da
giovane donna, aveva sopportato tanto: la miseria, il duro lavoro,
le umiliazioni, la perdita della casa sotto un bombardamento durante
la guerra e poi la morte dei genitori, e a tutto aveva fatto fronte,
senza mai mostrare debolezza, dolore o frustrazione. Tutto era
stato ingurgitato, assimilato e digerito. Di fronte agli altri
esisteva una Eszter con tante maschere intercambiabili mentre
nel suo cuore il nocciolo del dolore s'induriva sempre di più
e, quando a volte emergeva e la disperazione si faceva incontenibile,
era costretta a fuggire, a sparire e a ritirarsi in solitudine
per potersi calmare.
Quando ad uno spettacolo teatrale incontrerà Lorinc, stimato
professore universitario, traduttore di Shakespeare e marito di
Angela, e scoppierà in entrambi la passione, Eszter mai
gli rivelerà i suoi sentimenti: la rabbia, le gelosie,
l' odio, la sofferenza di amante in seconda battuta rispetto alla
moglie; mostrerà le sue innumerevoli maschere, i suoi travestimenti,
le sue capacità illusionistiche, capace irridendo tutto
e chiudendosi a tutto.
Verso la fine della sua lunga confessione arriverà ad ammettere
l'errore di non aver rivelato nulla di sé, della sua famiglia,
della durezza della sua infanzia e della sua giovinezza, di quanto
tutto fosse stato da lei duramente guadagnato e nulla regalato,
compresi gli studi universitari, e la sua brillante carriera di
attrice. E dirà: 'Se solo una volta qualcuno mi avesse
accettato per quella che sono davvero, senza riserve e senza condizioni,
con i miei ricordi
Nemmeno tu l'hai fatto. Nessuno mi ha
mai aiutata, mai'.
In quel nessuno è compresa lei stessa incapace di ammettere
le proprie debolezze e i propri bisogni, primo fra tutti quello
di amore e di accettazione: il suo vero io nascosto dentro un'armatura
ben costruita lo ha occultato persino a se stessa.

6 dicembre 2009