MAGDA SZABO'
LA PORTA

EINAUDI - 2005 - EURO 17
di Silvana Ferrari
Magda Szabò, nata nel 1917 - quindi oggi ottantottenne
- è considerata una delle più grandi scrittrici
ungheresi, se non la più grande.
Di lei, in Italia, negli anni sessanta, fu pubblicato da Feltrinelli
L'altra Ester e ora appare questo romanzo del 1987: meglio
tardi che mai, e penso sia solo l'inizio, visto che la sua produzione
fra romanzi, saggi, sceneggiature e opere teatrali è piuttosto
consistente.

La Porta narra la storia del rapporto fra la scrittrice
e la sua donna delle pulizie, Emerenc.
Emerenc, il personaggio principale su cui ruota il romanzo, emerge,
prende consistenza, esce dall'ombra e viene illuminata in tutta
la sua grandezza tragica grazie all'instaurarsi di un legame d'amore,
d'amicizia, di complicità, ma anche di grande scontro e
conflitto, fra le due donne.
Il rapporto, durato ventanni, è raccontato con continui
spostamenti fra il presente e il passato e si allarga alla rappresentazione
di una serie di figure che contornano coralmente la vicenda, altrettanto
particolari e quasi leggendarie.
Intrecciata alla vicenda umana di Emerenc e della scrittice, è
narrata la storia dell'Ungheria, dagli anni recenti - gli anni
ottanta - in cui si accenna ad una maggiore libertà di
idee e a maggiori riconoscimenti dell'opera dell'autrice, in un
percorso a ritroso, non sequenziale, si torna all'invasione russa
del '56 e all'occupazione del '44/45, al nazismo, alla dittatura
degli anni trenta, fino alla prima guerra mondiale e alla costituzione
della prima repubblica indipendente dall'impero asburgico.
Fin dal primo approccio Emerenc si rivela immediatamente una persona
singolare, fuori dagli schemi: è lei a stabilire le regole
e il contratto del suo lavoro, le ore da lavorare e la sua paga.
In compenso, lavora, sgobbando senza risparmiarsi, mostrandosi
impeccabile in tutto quello che fa, cosciente del valore del suo
lavoro. La donna, 'la vecchia' come spesso viene nominata nel
romanzo - perché già anziana quando inizia la storia
- , pur intrattenendo molteplici relazioni di lavoro e di buon
vicinato, è molto chiusa, gelosa della propria vita, delle
sue cose, dei suoi affetti; mantiene una distanza di sicurezza
fra sé e gli altri e non permette a nessuno di varcare
la porta della sua casa; persino i parenti, il figlio del fratello
a cui è molto legata, il tenente colonnello della polizia
che la protegge, vengono ricevuti nell'atrio di casa sua.
Il senso di questo mistero, di questa chiusura si chiarirà
man mano con lo svelarsi della storia e con il mutamento del rapporto
fra le due donne. Rapporto che evolverà in una relazione
d'amore -anche materno e filiale - e come tale fatta di attenzione,
di rispetto - che Emerenc via via conquista -, di intimità
e di confidenze dalle quali affioreranno, in un racconto quasi
onirico, gli episodi drammatici e determinanti della sua vita.
Nella casa, a cui nessuno può accedere, c'è il mondo
che ha potuto salvare dalle rovine della sua esistenza; nella
casa c'è il suo mondo segreto, tutto quello che le permette
di andare avanti, e la chiave della sua vita e del suo mondo non
viene data a nessuno. Quando ciò avverrà, e sarà
per amore e fiducia, sarà la sua fine.
Perché Emerenc quando ama lo fa intensamente e senza condizioni
e l'attaccamento che ad un certo momento prova per Magda, la scrittrice,
è 'una passione che non si può esprimere pacatamente,
disciplinatamente, morigeratamente'. Il sentimento è
reciproco, e coglie Magda di sorpresa quando si accorge che, dopo
la morte della madre, 'Emerenc era stato l'unico essere umano
cui aveva concesso di avvicinarsi'.
Eppure, come una maestra, alla sua allieva un po' troppo fiduciosa,
Emerenc, a proposito dell'amore, continua a ripetere alla scrittrice:
'impari soltanto una cosa, non bisogna mai amare nessuno perdutamente
perché altrimenti si causa la sua rovina. Se non è
prima sarà poi. La cosa migliore è non amare mai
nessuno
'
Perché nasca questo attaccamento, questa confidenza, è
inspiegabile: fra le due donne, di fatto, maggiori sono i punti
di conflitto che quelli di contatto. Però l'amore non si
sceglie, non guarda in faccia a nessuno e soprattutto è
imprescindibile agli essere umani.
Emerenc non conosce compromessi e al pari di quello che dà,
richiede e, prima di tutto, l'essere considerata con tutte le
sue manie, i suoi credo, le sue stravaganze.
Combatte la Chiesa, i sacerdoti e Dio; reputa tutti i lavori non
manuali 'roba da pelandroni, una specie di truffa' , disprezza
gli intellettuali, li ritiene dei parassiti; non sopporta la politica,
è indifferente alla vita pubblica; odia il potere 'in
quanto tale, in qualunque mano fosse riposto, se mai fosse comparso
un uomo capace di risolvere i problemi dei cinque continenti Emerenc
si sarebbe comunque schierata contro di lui, semplicemente perché
aveva trionfato'.
Ma i vantaggi che si traggono dalla sua amicizia sono enormi e
di questo si rende conto la scrittrice nelle molteplici occasioni
nelle quali Emerenc, grande maestra di vita e profonda conoscitrice
dell'animo umano, duramente ma giustamente la fa riflettere sui
suoi atteggiamenti, sul suo tradizionalismo nel vedere il mondo
e gli altri, svelandole lati del proprio carattere e difetti che
pensava di non avere.
Le dice: 'Lei non capirà mai le cose semplici, vuole
entrare da dietro anche se la porta è sul davanti'.
E ancora: 'lei dovrebbe imparare a dimenticare, perché
il suo cervello è come la resina, quando qualcosa ci resta
impigliato dentro non esce più. Lei la fa pagare a tutti
quelli con cui ha avuto da ridire, me compresa. E almeno gridasse,
invece no sorride. E' la persona più vendicativa che ho
incontrato.'
E altrettanto importante, per la scrittrice scoprire come per
Emerenc, sotto la durezza del carattere e la scontrosità
dei modi, la generosità sia spontanea, naturale il suo
donare all'opposto del proprio comportamento, dove tutto è
stato educato, obbligato, piegato per rispettare le consuetudini
e le buone regole.
Questa intensa relazione permette alle due donne di aprire le
innumerevoli porte delle stanze delle loro vite e consente alla
scrittrice di svelare la complessa grandezza della figura della
'vecchia', non solo dando un significato alla sua tragica esistenza,
ma creando un personaggio femminile che per signoria, autorevolezza,
potenza, si colloca fra le figure del mito.
Nel finale questo non sarà smentito: quando la porta più
segreta verrà aperta, come previsto, la rovina si abbatterà
sulla casa.
Negli incubi notturni della scrittrice, ormai anziana e sola,
rivivono l'impotenza per l'irrimediabilità dell'accaduto
e la consapevolezza dei propri errori e della propria leggerezza,
aggiungendo ulteriore dolore alla sofferta ammissione della proprie
responsabilità.
26 ottobre 2005