SUSANNA MOORE
LE RAGAZZACCE

UGO GUANDA EDITORE 2008 - EURO 15.
recensione di Silvana Ferrari
Susanna Moore si è fatta conoscere con il romanzo Dentro,
(edito da Guanda) - da cui Jane Campion ha tratto il film In
the cut interpretato da Meg Ryan, - inquietante indagine della
psiche femminile in cui fantasie erotiche e incontri di intensa
sessualità si mescolano in pagine di grande effetto.

Con Le ragazzacce prosegue la sua analisi dei lati oscuri,
più nascosti e meno dicibili della mente femminile ambientando
il romanzo in un carcere e affidando la narrazione a quattro voci:
Helen, una detenuta schizofrenica, Louise Forrest, psichiatra
del carcere, Ike Bradshaw, agente di polizia e Angie una giovane
e ambiziosa attrice.
Il carcere di Sloatburg sorge sul fiume Hudson, a nord di Manhattan
e accoglie una popolazione di cinquecento detenute, la maggior
parte delle quali ha a proprio carico crimini legati alla droga,
alla prostituzione e al furto. Ma vi è un settore di massima
sicurezza in cui sono incarcerate, sotto strettissima sorveglianza,
donne che hanno commesso crimini terribili, così efferati
che alcune di loro scelgono la follia per allontanare, in un atto
di miracolosa selezione, la memoria e le immagini di quanto commesso.
Darla ha ucciso smembrandola con un machete la moglie del figlio;
Aida ancora minorenne uccise una sua cugina a scuola; Jo ha accoltellato
il marito procurandogli ferite permanenti; Kim ha aiutato sua
madre ad annegare una compagna di scuola, ospite nella loro casa;
Mary ha ucciso il figlio di mezza età, 'durante una
lotta per prendergli il coltello mentre la stava torturando';
e poi ci sono le donne che hanno ammazzato i propri figli, come
LizAnn che a diciassettenne anni nascose il figlio nato prematuro
nell'armadio, procurandogli accidentalmente la morte e infine
Helen che soffocò entrambi i figli.
Il matricidio è un crimine che spaventa, che raccapriccia,
che ripugna la società, e se da un lato, poichè
delitti del genere sono frequenti, se ne parla sui media per mesi
se non per anni, oggetto di aspre dicussioni e di facili linciaggi,
dall'altro poi risulta difficile argomentare seriamente sulla
maternità, anche solamente scalfire il simbolico che si
porta dietro, quello per cui 'la madre fa tutto per i suoi
figli', quello per cui 'l'amore di una madre è infinito'.
Lo stesso tabù vale per la famiglia.
L'autrice sottolinea che solo recentemente negli Stati Uniti,
le donne che uccidono i figli sono punite con il carcere e fa
dire a Louise Forrest, la psichiatra: ' a Chicago tra il 1870
e il 1930 nessuna donna fu condannata per tale reato. Per sessant'anni,
le donne furono ricoverate, curate e dimesse. Nessuna commise
un altro omicidio. Qualsiasi madre che avesse ucciso un figlio,
per la natura stessa del suo crimine aveva perso il lume della
ragione e aveva bisogno di cure, non di punizioni. A quei tempi
erano più indulgenti con loro.'
Questo è quanto Susanna Moore vuole mettere in scena: donne
dentro il carcere con vite violente e donne fuori dal carcere
- la psichiatra e l'attrice - con altrettante vite complicate
e un passato di sofferenze da tenere coperto, nascosto alla coscienza.
Helen è una giovane donna, per anni abusata dal patrigno
senza che la madre se ne accorgesse(!), ha preferito - si può
dire? - già dall'infanzia, rifugiarsi in un mondo fantastico
creandosi un'amica, Ellie, suo alterego che subisce le violenze
al posto suo, che impersona la parte cattiva e sporca di lei,
che la consola dopo i maltrattamenti e i ricatti del patrigno.
Questo sdoppiamento proseguirà anche nel matrimonio e alla
nascita dei figli, talmente amati, protetti e curati da preferire
per loro la morte piuttosto che un'esistenza dolorosa in un mondo
duro e violento. Sono state le voci dei Messaggeri, dei suoi Cavalieri
a suggerirglielo, quelle voci che ancora adesso nel carcere la
consigliano, la guidano, le fanno compagnia e le dicono di punirisi
accanendosi su se stessa con tagli, ferite su tutto il corpo.
23 giugno 2008