Grandi
scrittrici indiane: Anita Desai, Mahasweta
Devi
KAMALA
MARKANDAYA
NETTARE
IN UN SETACCIO

FELTRINELLI - 2000 - EURO 8.
di Silvana Ferrari
Kamala Markandaya nacque nel 1924 nell'India Meridionale in una
famiglia di bramini, la più alta casta indù; studiò
Storia all' Università di Madras. Fu giornalista e iniziò
a pubblicare racconti brevi su riviste e giornali. All'età
di 25 anni si trasferì a Londra dove visse fino alla morte,
avvenuta nel 2004.

Scrisse il romanzo Nettare in un setaccio nel 1954 ottenendo
un immediato successo internazionale; in Italia la prima edizione
fu del 1956.
E' considerata una pioniera fra le scrittrici indiane di lingua
inglese e il suo romanzo è ritenuto ormai un classico studiato
nelle università.
Fa parte della prima generazione di scrittrici che descrissero
il conflitto fra i valori occidentali e orientali, la situazione
e la miseria delle zone rurali, i processi di inurbamento, l'industrializzazione
e i grandi cambiamenti che questi provocarono negli usi e nelle
consuetudini delle popolazioni contadine.
Nel romanzo, Rukumani, la protagonista, narra in prima persona
la storia della sua vita.
Nata in una famiglia agiata di proprietari terrieri, istruita,
ma ultima di quattro figlie, arrivato il suo turno per maritarsi,
con una dote alquanto ridotta, dovette accontentarsi di sposare
Nathan, un contadino senza terre, 'povero di tutto, tranne
che di cura e amore per me, sua moglie che egli prese all'età
di dodici anni.'. Sposata al di sotto delle sue condizioni,
perché priva di bellezza e di dote, si adattò ad
andare a vivere in una capanna di fango e paglia, con cuore sereno,
amando il lavoro sulla terra, la soddisfazione di raccoglierne
i frutti, la tranquillità della vita e delle relazioni
del villaggio. Presto, secondo un suo pensiero preferito 'che
la gente semplice ha sempre il suo compenso', la sua vita
fu allietata dalla nascita della prima figlia Irawaddy.
Altri figli arrivarono dopo la prima. Ma le cose non continuarono
a muoversi gradualmente come sempre lei aveva sperimentato: in
un batter d'occhio, dove ogni cosa procedeva con il solito lento
ritmo, tutto cambiò. Con l'installazione di una grande
conceria che occupava centinaia di operai e che aveva bisogno
di vasti terreni per espandersi, i prezzi dei beni salirono, il
villaggio diventò una cittadina con la confusione, il disordine
e la sporcizia tipica dei grandi agglomerati urbani.
Il cambiamento provocò grande disperazione nello spirito
di Rukumani: 'dappertutto c'è chiasso e fastidio e folla,
dovunque tu vada. Anche gli uccelli hanno dimenticato di cantare,
oppure siamo noi che non intendiamo più il loro richiamo.'
E non c'è consolazione nelle parole del marito quando
le risponde:
' Sciocca donna, non si torna indietro. Devi piegarti come l'erba,
se non vuoi romperti'.
Ma lei non smise di disperarsi, anzi la delusione crebbe quando
i due figli maggiori maschi decisero di andare a lavorare in fabbrica.
Vi erano stati lunghi periodi di siccità, seguiti da alluvioni
e la terra, con i raccolti sempre più scarsi, non garantiva
il cibo per tutta la famiglia; ma soprattutto i figli, non vedevano
più, nel fare il contadino, un loro possibile futuro. Sentivano,
al contrario dei loro genitori, come grande ingiustizia, la mancanza
di sicurezza nella vita dei contadini, nonostante il duro lavoro
e le schiene rotte sui campi.
Nella loro semplicità, il rispetto reciproco era però
forte, tanto da far dire al padre, nonostante il suo dolore:
'I nostri figli devono agire seguendo la loro scelta e non secondo
i nostri comodi.'
I tempi migliori non vennero e le cose precipitarono: due figli
morirono uno per un incidente, il più piccolo di stenti
e la figlia, allontanata dal marito dopo il matrimonio perchè
sterile, divenne prostituta per bisogno.
I pensieri di Rakamuni erano sempre e comunque di rassegnazione.
'La miseria è la nostra compagna, dalla nascita alla
morte, familiare come le stagioni, come la terra, diversa solo
per intensità. A che vale rammaricarsi di ciò che
è sempre stato e che non può mutare?' .
Niente le faceva cambiare atteggiamento, provocando così
la rabbia impotente di Kenny. Kennington era un medico bianco,
venuto da giovane ad aiutare quelle popolazione e, nonostante
i lunghi anni trascorsi con loro, conoscendone perfettamente lingua,
costumi e filosofia, non riusciva ad accettare la loro miseria
e la loro capacità di sopportazione.
Arrivò il momento in cui anche la terra su cui lavoravano
Nathan e Rukumani fu venduta ai proprietari della conceria che,
come un grosso animale onnivoro, si espandeva, ingoiando e inglobando
tutto ciò che incontrava. Ormai anziani, costretti a lasciare
le terre così amate e a cui erano così strettamente
legati, abbandonarono il loro villaggio, allontanandosi da chi
li conosceva, da tutto quello che per loro era familiare per essere
ospitati dall'unico figlio in grado di farlo, in una città
lontana. Ma le disgrazie continuavano a cadere su di loro. In
città, il figlio era fuggito, lasciando moglie e prole.
Per un anno l'anziana coppia, a cui si era aggregato uno dei tanti
ragazzi di strada, Puli, elemosinò, lavorò in una
cava, mangiò alla mensa dei poveri per mettere insieme
la somma necessaria per il viaggio di ritorno. Nathan prostrato
dalla fatica si ammalò e, privo di cure, morì.
Le ultime pagine raccontano il ritorno di Rukumani al suo villaggio
insieme a Puli, il ragazzo ormai adottato, nella speranza di trovare
un po' di pace con Selvam, il più giovane dei figli sopravvissuti,
con la figlia Ira e il suo piccolo e con Kenny, che con spirito
di determinazione, prosegue nella sua opera di cura, lavorando
alla costruzione di un ospedale nella zona.
E' un romanzo che, con una scrittura semplice e piana, racconta
i processi di trasformazione della vita rurale di un villaggio
provocati dall'industrializzazione; i personaggi sono raffigurati
con grande precisione e spessore psicologici e i loro usi, le
loro consuetudini, i loro pensieri, sono descritti con grande
rispetto: la voce narrante, Rukumani, ricca di poesia, di sentimento,
di amore per quello che vive e che fa, ma anche di rabbia, ci
comunica, in modo vivido, le sensazioni, le paure, i dolori, i
rimpianti di un mondo in totale trasformazione.
17 aprile 2006