Grandi
scrittrici indiane: Anita Desai, Kamala
Markandaya
MAHASWETA
DEVI
LA TRILOGIA DEL SENO

FILEMA
EDIZIONI 2005 - EURO 12.
LA PREDA

EINAUDI 2004 - EURO 13.
di
Silvana Ferrari
E' la più grande scrittrice indiana in lingua bengali
della seconda metà del Novecento. E'nata nel 1926 a Dacca,
nel Bengala Orientale (oggi Bangladesh), in una famiglia di intellettuali;
insegnante, giornalista, ha scritto centinaia di articoli, racconti,
romanzi - la sua opera è raccolta in 42 volumi. In India
è molto nota, e ha vinto il premio Magsaysay - una specie
di Nobel dell'Asia. In Italia sono stati pubblicati: La cattura
- Edizioni Theoria nel 1996, Il cortile segreto - La Tartaruga
2003, una raccolta di racconti che conteneva Draupadi,
La Preda - Einaudi, 2004 e La Trilogia del seno
presso Filemi nel 2005.
Il suo impegno politico risale agli anni quaranta, e si è
rafforzato nel tempo indirizzandosi in difesa delle popolazioni
tribali che, negli anni sessanta, furono oggetto di una brutale
repressione da parte del governo indiano. La sua lotta contro
le ingiustizie sociali e di casta, le sue denunce sui gravi problemi
che affliggono l'India - carestie, alluvioni, povertà,
fame, disoccupazione e repressione - sono documentate nei suoi
scritti nei quali letteratura e storia si combinano, si intrecciano
e si intersecano e dove la politica difficilmente si districa
dalla narrazione. E' un'India letterariamente poco nota da noi,
molto lontana dal nostro immaginario di un Oriente pittoresco
o dalle sdolcinatezze che i film di Bholliwood ci rimandano dagli
schermi. Sono immagini dure, descritte in un linguaggio faticoso
da leggere, a volte brutale, dove si mescolano lingua e dialetto,
e l'inglese, sempre in corsivo, per sottolinearne il potere di
strumento del colonialismo.

La Trilogia del seno raccoglie tre racconti: Draupadi,
Stanadayini- Colei che dà il seno, Choli ke pichhe-Dietro
il corsetto e i saggi di Gayatti Chakravorty Spivak, la maggiore
studiosa della Devi e sua traduttrice dal bengali in inglese;
il volume inoltre è introdotto da una utile presentazione
di Ambra Pirri.
Nei racconti sono narrate tre storie che hanno come protagoniste
tre donne e il loro corpo: corpo che diventa un luogo di violenza,
di sfruttamento e di umiliazione. Come dice la stessa Devi, in
un'intervista a Marina Forti sul Manifesto: 'La donna ha un
corpo attraente, capace di amare e di generare figli. Questa è
l'immagine della donna, colei che genera e nutre gli umani, l'acqua,
la terra, gli animali. Quindi se vuoi darle una lezione fai violenza
al suo corpo.'
Draupadi è una tribale che partecipa alla lotta del suo
popolo per il diritto all'acqua, durante un periodo di carestia
e siccità; in una rappresaglia dell'esercito contro un
villaggio che viene raso al suolo e tutti gli abitanti uccisi,
riesce insieme al marito a fuggire.La loro latitanza dura poco:
inseguiti dall'esercito, che ha posto taglie per la loro cattura,
prima è il marito a venire individuato e ad essere ucciso,
poi lei, Draupadi; a lei non viene riservata una pallottola ma
lo stupro di gruppo dei soldati che l'hanno catturata, autorizzato
dallo stesso comandante: 'Fatevela. Fate tutto quel che è
necessario, e sparisce.' E dopo 'un miliardo di lune',
arriva l'alba e Draupadi portata davanti al capo, Senanayak, rifiuta
di lavarsi e di coprirsi; e lui, uscito dalla tenda, se la trova
di fronte, nuda. 'Sulle cosce e sul pube il sangue raggrumato.
I suoi seni, due ferite aperte.' Lo irride, quando le ordina
di coprirsi, e dice:' Qui non ci sono uomini di cui io debba
vergognarmi'.
In Stanadayni - Colei che dà il seno, la protagonista
Jashoda, per poter far sopravvivere se stessa e la sua famiglia
dopo l'incidente che ha reso invalido il marito, è costretta
a diventare madre per professione: mentre il suo corpo vive la
maternità come stato perenne, il suo seno viene messo a
disposizione dei figli del padrone. La padrona, guardandola con
invidia ma anche con l'interesse del mercante, le dice: 'Il
buon Dio ti ha mandata qui come la leggendaria Mucca che Esaudisce
e Appaga. Tiri fuori la tetta e il latte fluisce! Le mucche che
ho portato a casa mia non hanno neanche un quarto del tuo latte
nei capezzoli!'. Genera venti figli e ne nutre altri trenta
e quando di lei non c'è più bisogno viene abbandonata:
dai figli, dal marito e dai figli del padrone. 'La fortuna
di Jashoda coincideva con la sua capacità di mettere al
mondo bambini. Tutto questa sfortuna le era capitata non appena
tutto ciò era svanito'. Con il suo spirito anche il
corpo esaurisce le sue risorse e il suo seno, un tempo così
buono e protettivo, luogo di nutrimento e di vita, si ammala di
tumore.
Nel terzo racconto, Choli ke pichhe-Dietro il corsetto, il seno
della protagonista Gangor, lavoratrice itinerante, è l'oggetto
del desiderio ossessivo di Upin, provetto fotografo, le cui immagini
vanno per la maggiore all'estero e nel suo paese. Incantato dalla
bellezza di quel seno, destinato comunque a sfiorire, vuole conservarla
a tutti i costi e lo fa attraverso le immagini riprese dalla sua
macchina fotografica. Le conseguenze inaspettate ma prevedibili
saranno fatali per entrambi. Con la scoperta che il suo corpo
può essere fonte di guadagno Gangor, lo mette a disposizione
di altri uomini, subendone le violenze. Nella drammatica scena
finale, ad un Upin impazzito, Gangor mostra al posto del seno
'due cicatrici secche, la pelle aggrinzita, allungata.'
Sono gli anni '70,'80','90, ma pare di essere nel XVI secolo,
come afferma la Devi, in una società feudale, divisa in
caste, in cui vige il potere di vita e di morte del padrone sui
suoi subalterni che lavorano per lui per un piatto di riso o per
un vestito; una società, dove le riforme, come quella agraria,
sono rimaste inattuate e dove la ribellione contro le terribili
condizioni di vita di milioni di persone, ha come unica risposta
la cieca e brutale repressione delle forze di polizia e dell'esercito.
La preda è una raccolta di sette racconti curata
da Anna Nadotti e seguita da una sua illuminante e attenta postfazione.
Draupadi, ormai racconto-simbolo che introduce nel mondo
della Devi, inaugura la raccolta.
La preda, il racconto che dà il titolo al volume,
narra la storia di Mary, nata da un veloce rapporto fra una serva
e il padrone occidentale. Mary è vitale, grande lavoratrice,
tiene pulita la casa del padrone, si occupa del cibo, contratta
i prezzi dei prodotti al mercato, è una serva fedele e
piena di iniziativa; vuole sposarsi e ha un fidanzato che sa tenere
a bada, come tiene a bada tutti gli altri uomini che tentano con
lei delle confidenze: ben verrà a saperlo Singh, il mercante
di legname, che ha messo gli occhi su di lei e vuole averla a
tutti i costi.
Sementi e Sale, due racconti che narrano episodi
della vita del villaggio. Nel primo, il villaggio di Kuruda e
i suoi abitanti sono sotto il giogo del proprietario terriero,
che con le armi, il fuoco e la connivenza della polizia locale,
impone le sue condizioni di lavoro e di salario ai braccianti
nei periodi del raccolto. Nel secondo, è l'usuraio del
villaggio che per mantenere il suo potere sulle famiglie con lui
indebitate, le ricatta togliendo dal mercato il sale.
In Kunti e le donne nishaadi la mitologia indiana è
usata per introdurre considerazioni sulle responsabilità
individuali nell'esercizio del potere.
La statua è un racconto lungo che cogliendo l'occasione
dell'inaugurazione di un monumento nel villaggio isolato e sperduto
di Chhatim, permette all'autrice di ripercorrere cinquantanni
di storia della sua popolazione, rimasta tagliata fuori da qualsiasi
innovazione e vantaggio del progresso che, comunque, pur nelle
difficoltà, in altre parti dell'India sta avanzando modificandone
la struttura sociale e abbattendo pregiudizi e vecchie usanze.
Insieme alla storia locale, narrata attraverso i ricordi di alcuni
abitanti, emergono le storie e le tragedie individuali collegate
alla figura di Dindayal Takur, giovane del villaggio, di cui ora
si celebra la figura di martire e rivoluzionario, condannato a
morte come sovversivo e impiccato, cinquantaquattro anni prima.
Centrale è la sua storia d'amore con la bellissima Dulali,
a cui è però vietato il matrimonio perché
già sposa all'età di quattro anni , e vedova all'età
di sei. Struggenti sono le pagine dedicate ai ricordi dell'ormai
vecchia donna che ha vissuto isolata da tutti, una vita di stenti
e di rimpianti. Amare sono le considerazioni finali dell'autrice
per bpcca del nipote di Dulali: 'Hanno speso 74851 rupie per
il monumento, la strada sterrata e la cerimonia. Avrebbero potuto
ricoprire d'oro l'intero villaggio con quella cifra, avrebbero
potuto costruire la strada, un ambulatorio, una scuola, tutto.
I vivi tirano avanti peggio dei morti, eppure
'.
Dhouli è la metafora delle condizione femminile
in India. Dhouli 19 anni, già vedova, è bella, per
sua disgrazia; per per sfuggire alle attenzioni del cognato è
costretta a tornare dalla madre, dividendo con lei la condizione
di miseria di una nata nella casta dei senza terra. 'Dhouli
sapeva che la vita è questo: Vestirsi di nero cotone grezzo,
lavorare tutto il giorno come schiavi sulle terre del mahajan
o nei campi del jotedar o in un cantiere stradale. Riuscire a
malapena a consumare un pasto decente prima di coricarsi.'
La sua bellezza attira le attenzioni del figlio minore del proprietario
terriero, un ragazzo gentile ma debole, che con profferte, promesse
e dimostrazioni d'amore, la stringe in un cerchio di lusinghe
convincendola ad una relazione con lui, da cui Dhouli resterà
incinta. Le conseguenze saranno terribili: non solo diventerà
oggetto di odio, e di ritorsioni da parte della famiglia di lui,
ma l'intera comunità la stringerà d'assedio con
la sua disapprovazione. E' un racconto in cui la tragedia non
trova nessuna forma consolatoria, ma è inesorabile sulla
sorte dei più poveri e fra questi delle donne.
27 aprile 2006