LAVANYA SANKARAN
IL TAPPETO ROSSO -- STORIE DI BANGALORE

MARCOS Y MARCOS - 2006 - EURO 14.
di Silvana Ferrari
Il Convegno 'L'odore dell'India. Scritture e narrazioni.'
organizzato dal Premio Grinzane Cavour a fine gennaio 2008, ha
riunito a Torino scrittrici e scrittori di origine indiana fra
i quali Lavanya Sankaran, già presente nel 2006 al Salone
del Libro di Torino con una raccolta di otto racconti, Il tappeto
rosso, il suo libro d'esordio.
Il sottotitolo del libro 'Storie di Bangalore' è
significativo: tutti i racconti trovano un comune denominatore
nella città del Sud dell'India assurta a simbolo dell'high-tech,
del folgorante sviluppo economico e tecnologico che sta portando
il paese fra le potenze mondiali; simbolo anche delle aspre e
forti differenze sociali, crudelmente esibite, fra i nuovi arricchiti
e il resto della popolazione che continua a vivere miserevolmente.
Lavanya Sankaran, trentanovenne, è nata a Bangalore; a
19 anni si è recata a studiare a New York laureandosi in
Economia e lavorando presso una banca come consulente finanziario;
ha poi deciso di tornare a Bangalore dove vive con il marito e
la figlia.

I racconti sono un'importante fotografia dell'attuale situazione
indiana, in cui il processo di transizione fra vecchio e nuovo,
fra la conservazione della tradizione e i modelli occidentali,
trainati dai nuovi stili di lavoro, evidenziano un continuo e
stringente contrasto, maggiormente esaltato dalla pressione dei
moderni lavori sulle giovani generazioni. L'India è divenuta
luogo di coesistenza di una cultura millenaria e di moderne forme
di creatività, non solo economiche, artistiche e letterarie,
una fucina di trasformazione, un posto ideale per ambientare storie
e racconti.
In polemica con altri scrittori indiani, emigrati da parecchi
anni, o nati all'estero, che hanno dell'India un'idea o un ricordo
secondo i modelli di un passato, conservato in una memoria statica,
e la descrivono ancora e solo nel suo esotismo di odori, di colori
e di un'estrema povertà privata di un futuro, Lavanya Sankaran
oppone 'l'India delle città di oggi, delle vite e delle
aspirazioni della classe media, del quotidiano.'
Come scrittrice sente l'importanza di raccontare il cambiamento,
di 'riuscire a catturare questo momento quando racconto le
storie che vedo intorno a me. E' un momento appassionante per
essere in India e per scrivere di questo meraviglioso e affascinante
paese.'
Ogni racconto è una metafora ed un vissuto del cambiamento,
dello stato di passaggio fra vecchio e nuovo, delle aspirazioni
delle nuove generazioni e delle nostalgie delle vecchie; è
anche desiderio di conoscere il passato e le proprie tradizioni
perché senza quelle radici difficilmente si dà senso
al futuro; in più è decisa rivolta contro il dominio
maschile delle regole imposte un tempo e ora mancanti della corrispondente
autorevolezza.
Ogni racconto è scritto con leggerezza ed eleganza, tratta
di temi vitali, senza toni drammatici; la tragedia resta ai margini;
si sente aleggiare il dolore, ma la delicatezza e l'acuta sensibilità
orientali impongono di accennarlo, di farlo intuire, di comunicarlo
senza farne il soggetto centrale.
In Bombay qui il giovane Ramu, dirigente di un'importante
multinazionale è incerto, un pò divertito e in parte
preoccupato, fra il matrimonio con una donna emancipata scelta
fra quelle che frequentano il suo Club e la Riccona Chiappe
di Cane o La Cuoca Vergine suggerite dalla madre, secondo
la tradizione.
In Tende tirate l'anziano signor D'Costa, un tempo orgoglioso
dirigente in una piantagione di proprietà degli inglesi,
spia con evidente curiosità, forse invidia e senz'altro
molte perplessità, la giovane coppia venuta ad abitare
nel villino di fronte: lui un consulente finanziario, lei una
pubblicitaria. Il loro tenore di vita, le amicizie, l'abbigliamento,
il modo di comportarsi in pubblico, persino il loro cibo diventano
oggetto di continuo stupore e di commenti sarcastici per la novità,
ma anche l'occasione per un risveglio nostalgico del passato.
In Il tappeto rosso Raju si considera fortunato per avere
un lavoro di autista presso una ricca famiglia di Bangalore. E'
un uomo per bene, preoccupato per la sua famiglia che con il suo
lavoro deve mantenere: gli anziani genitori, la sorella da sposare,
sua moglie e la bambina appena nata. La vicinanza dei ricchi,
pur per motivi di lavoro, lo imbarazza non poco anche se ne vede
i vantaggi: buon cibo da portare a casa e abiti smessi ancora
nuovi per tutti, più una buona paga. Ma è l'atteggiamento
della giovane padrona a turbarlo maggiormente: la vede fumare,
indossare minigonne, bere e frequentare locali, i pubs, da cui
esce con un odore 'di fumo e di dissipazione'. Sente che
quel comportamento è 'immorale, inaccettabile',
ma capisce anche che lui non può farci nulla.
In Rompicapo Priyamvada, giovane studentessa di una prestigiosa
università americana, in aperta ribellione al modello di
vita dei genitori, - ricchi indiani trasferiti a Chicago quando
ancora lei era in fasce,e totalmente americanizzati, - e su invito
del padre decide di tornare in India per un breve periodo e visitare
'un mondo il cui colore della pelle era uguale al suo'.
Risiederà a Bangalore presso lontani parenti in modo da
'vivere l'India vera'. A casa dei signori Iyer assiste
ai riti tradizionali della casta dei bramini e con la loro giovane
nipote partecipa alle feste dei giovani rampanti in avvenieristici
e lussuosi locali. E lei si sentirà come un 'ABCD, American
Born Confused Desi, indiani disorientati nati in America'.
Sita, la protagonista di Caffè di Mysore, è
una giovane donna in carriera e occupa, grazie alle sue non comuni
doti con i numeri, una posizione importante in una multinazionale.
Conduce una vita solitaria, nutrendo nel cuore un dolore che non
trova consolazione: la morte del padre suicida per un banale errore
di contabilità commesso sul lavoro. Di notte deve fare
da madre alla propria madre, tormentata da angosce e da fantasmi
che non le danno pace. L'unica relazione viva e da cui trae affetto,
stima, solidarietà e calore umano è quella con Christine,
vice presidente del ramo americano della stessa società;
un rapporto nato via e-mail e cresciuto durante le visite di lavoro,
di una a Bangalore e dell'altra a New York. Christine, per Sita,
è il suo opposto: molto sicura, sul lavoro non si fa mettere
i piedi in testa da nessuno, tantomeno dai suoi colleghi uomini;
nella vita sentimentale 'entrava ed usciva con grande naturalezza
nei rapporti umani'. Quando il suo collega Ramu, cinico manager
yuppy, già incontrato nel racconto Bombay qui ,
cerca di far passare come propria una sua brillante relazione,
Sita riflette e vagheggia il proprio suicidio, un pensiero sempre
alimentato e mai allontanato dalla propria mente, sollecitato,
inoltre, in quei giorni, da quello di una donna piuttosto famosa
dell'alta società di Dehli. Per fortuna i destini e le
scelte non sempre si ripetono, e soprattutto una generazione non
è obbligata a seguire le orme dell'altra: Sita decide di
dare al proprio dolore un'altra forma e questa volta, di non fare
di se stessa la vittima.
29 febbraio 2008