GABRIELLA GHERMANDI
REGINA DI FIORI E DI PERLE

DONZELLI EDITORE - 2007 - EURO 21.
di Silvana Ferrari
Gabriella Ghermandi è nata ad Addis Abeba nel 1965 da madre
etiope e da padre italiano e vive attualmente a Bologna. Vincitrice
nel 1999 del primo premio nel concorso per scrittori migranti
dell'associazione Ecs&Tra, ha pubblicato racconti su diverse
riviste; è autrice e interprete di spettacoli teatrali
che porta in giro per l'Italia; svolge inoltre un'intensa attività
didattica nelle scuole.

Regina di fiori e perle rappresenta il suo
esordio nel romanzo.
E' un testo corale, in cui le storie del passato e del presente
sono guidate e organizzate in un lungo racconto dalla protagonista
e voce narrante Mahlet, una giovane che fin da piccola, fingendosi
occupata nei suoi giochi, nei tranquilli pomeriggi in cui giravano
confidenze e caffè, amava ascoltare le donne e gli anziani
della sua estesa famiglia Selemon, Yohanes e Yakob e proprio loro,
i tre vecchi saggi, le affidano un compito: 'Sarai la nostra
cantora'.
In particolare l'amatissimo e rispettato Yakob, - 'Occhi dolci,
sguardo morbido, senza spigoli. Tutti smussati dall'aver visto
tanto.' - che, dopo averle raccontato un drammatico episodio
della sua vita legato all'occupazione italiana, si fa promettere
in un giuramento solenne davanti alla sua Madonna dell'icona:
'Quando sarai grande scriverai la mia storia, la storia di
quegli anni e la porterai nel paese degli italiani, per non dare
loro la possibilità di scordare'.
In un magistrale intreccio di fatti storici, di memorie collettive
e di ricordi personali, strutturati come nella tradizione del
racconto orale, Mahlet si fa ascoltatrice, raccogliendo le storie
della sua sua famiglia, della sua gente, e di chiunque è
disposto a narrare, per poi diventare 'cantora', conservando e
tramandando la memoria della sua gente. In un duplice compito;
ad essere preservata e trasmessa non è solo la loro storia,
quella del popolo etiope, ma anche la nostra, la storia degli
italiani che dal 1935 al 1941 hanno occupato quelle terre, appropriandosene
attraverso una guerra in cui nessuna atrocità fu risparmiata,
incluso l'uso dei gas tossici e le rappresaglie sulla popolazione
inerme, donne e bambini compresi.
Le vicende storiche del romanzo, presentate in un alternarsi di
narratori e di narrazioni, percorrono un'arco temporale che oltrepassa
l'occupazione coloniale italiana, comprendendo un passato più
recente fino all'anno 2000.
Della guerra vengono rievocati episodi di battaglie, i cui nomi
appartengono ormai alla storia ufficiale, ma anche racconti da
noi poco noti della lunga e strenua resistenza della popolazione
condotta su due versanti, quello dei guerriglieri nelle montagne
e quello dei civili, uomini e donne, la cui rete di collaborazione,
di sostegno e di informazione risulterà quanto mai utile
e vitale ai primi. La presenza delle donne non è marginale:
esse accompagnano i mariti nell'esercito, assumono incarichi di
comando come la leggendaria Kebedech Seyoum che alla morte del
marito, al quarto mese di gravidanza, si porrà a capo delle
sua armata contribuendo a tenere costantemente in scacco l'esercito
italiano, o come altre, meno famose, che combatteranno o faranno
parte, figure senza nome, della rete di organizzazioni che muovendosi
nell'ombra provvedono all'approvvigionamento dei cibi, dei medicinali.e
delle armi o fungono da informatrici in un'intensa attività
clandestina di opposizione.
Il racconto del signor Antonio sembra gettare un ponte fra i due
popoli, aprire uno spiraglio di comprensione fra due mondi frontalmente
in opposizione e culturalmente irraggiungibili. Come la maggior
parte degli altri è narrato a Malhlet nel cortile della
cattedrale di Giorgis ad Addis Abeba, luogo sacro per gli etiopi,
da Woizero Bekelech per anni domestica in Italia, nella città
di Bologna.
Il signor Antonio che ora ha novantanni e vive a Bologna ha vissuto
in Etiopia durante l'occupazione italiana arrivando come volontario
nel '38; studioso e appassionato di lingue imparò velocemente
l'amarico entrando così in contatto diretto con la popolazione;
dopo essersi smobilitato visse in un villaggio appropriandosi
della lingua e imparando gli usi della gente, la loro cultura:
'L'amarico
. certe parole ti riempiono la bocca come il
gusto della papaya, dell'avocado. E poi il modo il modo che avete
voi di esprimervi. La poesia
'. Iniziò per lui
una passione, un amore, quasi un'ossesione per quella terra, che
lo ospitava, per la sua gente, la terra della regina di Saba e
dei discendenti di Re Salomone; una malattia, il 'mal d'Africa',
che non lo abbandonerà per il resto della vita e che farà
sospettare più volte sua moglie spingendola a chiedergli:
' Antonio non è che hai avuto una donna da quelle parti?'.
Lui tace perché sa che lei non capirebbe, 'la nostalgia
che ti afferra quando vieni via
per quel qualcosa di magico
che sta nell'aria, di cui neppure ti sai spiegare'. E quando
Bekelech lo invita a tornare insieme a lei, per un breve viaggio,
ospite a casa sua, le risponde di non poterlo fare 'perché
non riuscirei a guardare in faccia nessuno. In questi anni
ha
iniziato a sorgere dentro di me una grande vergogna
.. Mi
vergogno di ciò che il mio paese ha fatto al vostro.'
La narrazione della storia più recente dell'Etiopia emerge
direttamente dalla memoria di Mahlet e dei suoi familiari: il
lungo periodo di dominio del Derg - sedici anni -, il regime filo-sovietico,
il terrore rosso, con cui Mengistu insieme alla giunta militare
impose il suo potere, l'opposizione clandestina dei giovani sostenuta
dai contadini, aperta su più fronti nel paese, fino all'insurrezione
generale e alla tanto auspicata caduta della dittatura ad opera
del Fronte Rivoluzionario Democratico del Popolo Etiope.
In Regina di fiori e di perle Gabriella Ghermandi rispettando
la promessa di Mahlet diventa a sua volta cantora del suo popolo
e della sua storia, di storie grandi e di storie individuali,
ugualmente significative, raccoglitrice di perle e di fiori come
dice la bella poesia che apre il romanzo:

Raccolgo fiori e perle.
Fiori di tutti i tipi: grandi, piccoli, invisibili, anonimi,
fiori con colori sgargianti come il sole imperioso
e altri con colori tenui, come brezze di primavera.
Fiori profumati e fiori la cui fragranza segreta
racconta storie all'anima.
Raccolgo perle e fiori.
Perle di tutti i tipi: lucenti, perfette, imperfette, bianche,
rosa, nere.
Perle nascoste e perle evidenti.
Raccolgo fiori e perle del giardino incantato della mia terra.
Una particolare segnalazione va alla postafazione di Cristina
Lombardi-Diop, accurata e illuminante sul percorso del romanzo,
il suo significato letterario e sull'opera della sua autrice.
20 maggio 2008