Faiza
Guène
KIF KIF DOMANI

MONDADORI 2005 EURO 12
AHLEME, QUASI FRANCESE

MONDADORI 2008 - EURO 14.
Sono sempre più numerose le voci di scrittrici e scrittori,
immigrati di seconda generazione, che narrano la vita quotidiana
delle periferie delle grandi metropoli del mondo, Parigi o Londra.
Non ultima quella di Faïza Guène, nata nel 1985, figlia
di immigrati algerini, che vive con la famiglia nel quartiere
Les Courtillierès, nella banlieu parigina.
Così lei spiega come è arrivata alla scrittura:
'Qui da noi si fanno tutti dei gran film sulla vita dei parigini:
un bel lavoro, un sacco di soldi
E invece loro ci vedono
come animali selvatici allo zoo. Ero stufa di sentire storie brutte
e tristi sulla vita di periferia, così ho scritto di ciò
che accade davvero qui tutti i giorni'.

Nel suo primo romanzo, Kif Kif domani del 2004, Doria,
la protagonista e voce narrante, è una quindicenne figlia
di immigrati marocchini che vive insieme alla madre nella periferia
parigina. Con ironia e umorismo sferzanti descrive le difficoltà
quotidiane che lei e la madre, abbandonate dal rispettivo padre
e marito, desideroso del figlio maschio e di una moglie più
giovane, devono affrontare per non soccombere al degrado e all'emarginazione
che come una spirale cerca d'inghiottirle nel suo vortice. Yasmina,
la madre, analfabeta e apparentemente senza risorse, lavora come
donna delle pulizie in un albergo di ultima categoria, sottoposta
ai maltrattamenti e alle vessazioni del proprietario; Doria passa
le sue giornate tra le mura di in una scuola che non desidera
frequentare e i vagabondaggi in metropolitana e per le strade
di Parigi; è seguita da una psicologa consigliata dalla
scuola da cui settimanalmente e controvoglia si reca pensando
di non trarne alcun beneficio.
Il quartiere e l'edificio in cui madre e figlia abitano sono lasciati
in uno stato di abbandono e di degrado: sporcizia e miseria le
circondano e a ben poco servono le visite dell'assistente sociale
o la solidarietà di qualche vicina che offre loro qualche
aiuto in danaro.
E'un momento illuminante per Doria, quando dovendo svolgere un
tema di educazione civica: "L'astensione: perché?"
, arriva a capire che ' i quartieri popolari sono abbandonati
a se stessi perché nessuno va a votare. E se non vai a
votare politicamente non servi'.
Nelle sue osservazioni l'adolescente è continuamente presa
fra il pensiero che 'il destino è miseria perché
non puoi farci niente. Cioè, qualunque cosa fai finirai
sempre fregato' e la speranza di un domani da vivere diversamente.
E sembra che nelle ultime pagine del romanzo anche per lei e la
madre qualcosa stia cambiando.
In Ahlème, quasi francese la protagonista e voce
narrante è una giovane ventiquattrenne di professione precaria
con specializzazione in varie attività: commessa, cameriera,
animatrice per bambini, telefonista, venditrice porta a porta.
Non è francese, è nata in Algeria e vive a Ivry,
periferia parigina, con il padre e un fratello più giovane,
Foued; è quasi francese, le manca 'quello stupido pezzo
di carta azzurra
. Un oggettino che mi darebbe diritto a
tutto'. Invece ogni tre mesi è costretta a far la fila
davanti alla prefettura alle tre del mattino per rinnovare il
permesso di soggiorno. E' arrivata a Parigi all'età di
undici anni quando un attacco terroristico la rese orfana della
madre, uccisa insieme a decine di uomini, donne e bambini di un
villaggio che stavano festeggiando un matrimonio. Con il fratellino
tra le braccia era giunta 'nel paese del freddo e del disprezzo'
raggiungendo il padre che da decenni vi lavorava.
Ora Alhème si prende cura del padre, reso invalido da un
incidente sul lavoro e del fratello, un quindicenne ribelle che
le procura non poche preoccupazioni. La vita per lei sarebbe veramente
triste se non avesse un gruppo di amiche un pò rompiscatole
e superficiali con cui uscire e soprattutto la sua vicina Tantie
Mariatou, una senegalese, energica e saggia, madre di quattro
figli, che le fa da vicemadre, ascoltandola e sostenendola nei
momenti di delusione, e da consigliera in quelli d'incertezza
e di smarrimento. Perché come lei dice: 'E' una gran
tristezza, chi può negarlo?, ma per fortuna in fondo, c'è
sempre quella cosa che ti aiuta a scendere dal letto la mattina.
Senza averne alcuna certezza pensi sempre che un giorno sarà
meglio. Come dice Tantie: "Le storie più belle sono
le storie che cominciano male".
Scritto con mano leggera e pervaso da un pungente umorismo, il
romanzo non nasconde la drammaticità delle situazioni che
descrive: il degrado delle periferie con i casermoni dalle architetture
'eccentriche, con i loro colori eccessivi', entro le cui
mura si sono cullate molte illusioni; l'arroganza della polizia
e dei pubblici funzionari 'che si rivolgono a noi come se fossimo
dei ritardati'; i tranelli delle leggi sull'espulsione; la
criminalità che nelle zone di povertà prospera e
trova nei giovani, senza speranze e desiderosi di un guadagno
facile e immediato, ingenue e sprovvedute reclute; le vecchie
tradizioni importate dai villaggi natii che cozzano contro la
nuova morale e i nuovi costumi; il villaggio con i suoi forti
legami parentali e l'impossibilità ormai di tornarvi per
restare.
Questi luoghi così carichi di negatività e violenza
sono anche i luoghi dove culture diversissime s'incontrano, si
mescolano reciprocamente si danno vita e respiro, sono i luoghi
dove i legami di solidarietà e di amicizia assumono più
valore del denaro, sono i luoghi dove la gente quotidianamente
non si dà per vinta.
16 ottobre 2008