LYNNE SHARON SCHWARTZ
GIOCHI
D'INFANZIA

Fazi editore - 2005- euro 14.50
di Silvana Ferrari
Raccontare la Storia (con la S maiuscola) di un popolo, di una
città, in un momento altamente tragico e sconvolgente quale
fu l'11 settembre 2001 e la 'storia', le storie individuali
degli abitanti di New York, guardando e osservando il particolare,
è il tema del romanzo di Lynne Sharon Schwartz.

Il linguaggio è lo strumento con cui viene raccontata la
Storia: vi è la lingua del potere, degli apparati, degli
intellettuali, delle Tv e dei giornali e poi la lingua del quotidiano
usata per esprimere i sentimenti, le relazioni che caratterizzano
la vita di tutti i giorni. Questo è l'altro tema del romanzo.
Renata, la protagonista, è una linguista, lavora alla Public
Library di New York occupandosi di lingue rare e in via di estinzione;
ha una dote: è in grado di imparare velocemente una lingua
decifrandone la struttura e il vocabolario. Tanto per intenderci
studia il Bliondico, parlato in una piccola zona della Lapponia,
l'Etinoi, la lingua delle popolazioni dei Mari del Sud, il Cochandi
della giungla amazzonica, lo Shakranik di una tribù della
Mongolia ormai quasi estinta. Crede fermamente nella frase di
Socrate: 'Il falso linguaggio, che è un male in sé,
infetta le anime con il male'. E'ossessionata dal cattivo
linguaggio, quello usato male, per mentire, ad esempio, quello
usato per fuorviare l'interlocutore, per distrarlo e confonderlo
evitando verità pericolose, quello usato per stupidità,
per riempire il vuoto.
Non è la sua unica ossessione: raccoglie in un fascicolo
intestato Trasformazioni Esistenziali -altrimenti detto Tutti
Vogliono Cambiare - storie di vite che avevano preso una svolta
imprevista; compone liste lunghissime di Titoli Gemelli o della
Ridondanza; è appassionata di ucronie, racconti che immaginano
che la storia prenda un corso diverso in virtù di qualche
evento minimo, ma plausibile, cioè la teoria del 'se fosse'
applicata alla storia.
Sentimentalmente non vuole provare di aver bisogno di qualcuno:
dopo un'adolescenza piena di infelicità e di dolore si
sente rassicurata dal vivere senza forti emozioni: dalla perdita
di Claudia, la sorella gemella, non aveva più voluto avvicinarsi
a nessuno, perché la vera vicinanza l'aveva già
avuta. Desidera la quiete turbata 'solo dalla scoperta di qualche
nuovo e oscuro linguaggio pieno di parole suggestive, spesso così
ricche di sfumature da non avere l'adeguato equivalente in inglese
- parole, sentimenti, sensazioni di cui non abbiamo dato un nome
e che quindi, come tutti sanno, non possiamo vedere, né
prendere in considerazione.'
Attualmente ha una relazione che per la prima volta, dopo anni
di solitudine, ritiene importante, ma le sue paure la trattengono
dal mostrare i sentimenti e anche dal lasciare a se stessa la
possibilità di approfondirli; anche lei nelle relazioni
usa la menzogna del linguaggio mostrandosi elusiva, evasiva, omissiva:
si è costruita un'immagine da presentare agli altri e il
suo passato, più presente e condizionante del presente
in cui vive, non vuole condividerlo con nessuno tanto meno con
Jack, con cui sta vivendo una storia amorosa. Con lui vuole essere
una persona nuova. Il silenzio da lei usato è ritenuto
'una forma di menzogna più pulita non implicando l'uso
di parole sbagliate'.
Quel martedì mattina 11 settembre, ventoso e assolato,
si sta recando al lavoro, attraversando il ponte di Brooklyn e
'l'evento, l'attacco, la tragedia, - come lei stessa dice di
non sapere più come definire la 'cosa', - la travolgono,
risucchiandola in una corrente tempestosa, facendola navigare
nelle turbolenti arie di cenere e carta come i corpi che precipitano
nel vuoto dalle torri. In quel giorno per lei e per tutti i cittadini
di New York si manifesta l'inconcepibile, l'assurdo, realizzandosi
la massima trasformazione.
Renata, maestra del linguaggio, non trova le parole adeguate per
confortarsi, per darsi consolazione e l'unica via che vede, in
opposizione ai roboanti discorsi del Presidente trasmessi ininterrottamente
su tutte le Tv, e al linguaggio minaccioso dei giornali e dei
Politici, è la concretezza dei gesti quotidiani, compresa
la trasformazione dei muri della città in grandi quadri
raffiguranti le foto delle persone scomparse. (The writing
on the wall è il titolo originale del romanzo).
Persino le parole di Susan Sontag la irritano, non perché
non siano vere le cose che dice: 'ma è la loro collocazione
ad avvilirla: non è quello che diciamo, ma è la
prima cosa che scegliamo di dire a rivelare il nostro carattere.
ANCHE LA VERITA' PUO' ESSERE DETTA IN MODO DA DISTRUGGERE OGNI
NOSTRA FIDUCIA.'
Il dolore e il trauma del momento la spingono, l'attirano verso
il passato di cui è ben consapevole di non poter cambiare
i fatti, ma altrettanto conscia di poter trovare parole diverse
per raccontarselo e anche per svelare storie e episodi che volutamente
o inconsciamente non ha voluto raccontarsi o non ha voluto farsi
raccontare.
Nell'Etinoi, linguaggio ricco di sfumature per descrivere le emozioni
e piuttosto preciso nel definire le relazioni sociali e i doveri
della comunità, esiste un termine apposito per spiegare
il dovere più importante a cui tutte le persone si devono
attenere 'ahmintu' quello cioè di vivere la propria
vita e di non sfuggirle; faticosamente pare sia il cammino che
Renata decide di percorrere insieme ad una maggiore consapevolezza
del proprio esistere anche come essere politico. Si sente esistenzialmente
ingenua per essere stata colta alla sprovvista, per la sorpresa
provocatale dall'evento; e si rimprovera dicendo: 'avremmo
dovuto saperlo che la vita è questa'. E quando, andando
a trovare la madre alla casa di riposo, sente due anziani discutere
animosamente, di fronte ad un dibattito televisivo, non può
non concordare con quello che dice: 'Se continui a riempire
di merda le persone, è ovvio che prima o poi anche loro
faranno lo stesso con te. Basta guardare la storia.'
Decidendo di arrendersi al futuro, pur rischioso e minaccioso,
quale è quello continuamente prospettato e pianificato
dal Presidente e dal suo staff in un delirante quadro di guerra
infinita, Renata sente di allontanarsi dal suo passato senza tradirlo,
senza passare sopra la memoria della sorella e del padre, semplicemente
capisce di dover accettare la realizzazione del proprio ahmintu.
Il romanzo è complesso e ambizioso e vuole combinare la
Storia Pubblica di un paese, di una nazione con la storia privata,
individuale delle persone. Ironico, nonostante il tema trattato,
ben scritto in un linguaggio raffinato e colto. Nella parte finale
c'è forse qualche ambiguità e una certa frettolosità
nella conclusione.
Mi piace riportare una citazione di Joseph Rosix posta all'inizio
del quinto capitolo: 'L'unica cosa importante nella vita, sono
i particolari
.Di fronte al microscopio, ogni grandezza appare
disperata, completamente priva di senso. La minuzia delle singole
parti è assai più impressionante della monumentalità
del tutto.'
15 gennaio 2006