MARINA LEWICKA
STRAWBERRY FIELDS

MONDADORI 2008 - EURO 16.50
recensione di Silvana Ferrari
Marina Lewicka ha esordito con l'esilarante romanzo semiautobiografico
Breve storia dei trattori in lingua ucraina nel 2006, ottenendo
un enorme successo di critica e di pubblico. Nata da genitori
ucraini in un campo profughi tedesco nell'immediato dopoguerra,
è cresciuta in Inghilterra e insegna all'Università
di Sheffield.

Con il suo secondo romanzo Strawberry Fields entra di petto
nel dramma che ha caratterizzato la storia mondiale degli ultimi
decenni: la migrazione clandestina che da tutte le parti del mondo
povero porta nell'occidente ricco milioni e milioni di donne e
uomini in cerca e con il miraggio di condizioni di vita migliori.
Più efficace di un trattato di economia, ci illustra lo
sfruttamento a cui costoro vengono sottoposti, perché privi
di diritti e dunque facilmente ricattabili, costretti di conseguenza
ad accettare condizioni di vita e di salario miserabili, pur di
garantirsi una qualche sopravvivenza. Ma il registro della narrazione
rifugge dai toni drammatici a cui generalmente questi fatti apparentemente
meglio si conformerebbero e si volge, mostrando tutta la sua particolarità
e originalità, verso l'ironico, l'umoristico e il grottesco
nelle tonalità più acide, più sferzanti,
più amare senza nulla nascondere della tragica realtà
dei fatti descritti.
Imprenditori, proprietari terrieri, fattori, dirigenti industriali
disposti a tutto per il profitto: violazione delle leggi sul lavoro,
dei contratti sul salario, dei regolamenti igienico-sanitari,
delle norme sulla sicurezza, sulle assicurazioni e sull'assistenza;
agenzie che organizzano i viaggi di questi 'nuovi schiavi' in
mano alla criminalità organizzata, russa, albanese o kosovara
poco importa, pur di avere uomini e donne disposte a lavorare
fino allo sfinimento senza protestare, sempre sotto ricatto, con
i documenti sequestrati in mano a chi li sfrutta; per le donne
è garantita anche una maggiore flessibilità: le
più 'carine', da manodopera per le fabbriche e per l'agricoltura,
possono andare a produrre ricchi introiti sul mercato della prostituzione.
Questo è il contesto in cui si trova a vivere un gruppo
di lavoratori stagionali venuto in Inghilterra, e precisamente
nel Kent, per la raccolta delle fragole con un viaggio organizzato
da una delle agenzie sopra descritte, la Nightingale Human
Solutions.
C'è Yola, polacca, che grazie ai soldi guadagnati negli
anni, come caposquadra nella raccolta delle fragole, riesce a
pagarsi una graziosa villetta con giardino nel suo paese e a mantenere
il figlio down a casa e non in un istituto.
C'è Tomazs, anche lui polacco, che vive questo viaggio
in Inghilterra come ultima chance di un uomo di 45 anni prima
di mettere la testa a posto e abbandonare i suoi desideri di libertà
e i suoi sogni di cantastorie alla Dylan.
C'è Andrij, ucraino, figlio di un minatore morto in un
incidente minerario, mentre lui si trovava dall'altra parte della
frana, quella dei sopravvissuti, venuto in Inghilterra per non
seguire lo stesso destino e con la speranza di trovare una ricca
'anglijskaja dai biondi capelli' e 'dagli occhi azzurri'
con 'un papà ricchissimo' che 'trova un bel lavoro
per il genero ucraino'.
Emanuel proveniente dal Malawi in cerca della sorella, con in
tasca l'indirizzo di un importante uomo d'affari che secondo il
suo ingenuo pensare lo aiuterà a trovare una sistemazione.
Vitalij, che sulle sue origini preferisce tacere, ha grandi ambizioni:
fare soldi in fretta, non essere un perdente, e per farli 'aveva
capito che non valeva la pena di lavorare in quel modo, che il
vecchio barbuto (Marx!) aveva ragione, se volevi entrare nell'élite,
dovevi imparare a far lavorare gli altri e arricchirti tramite
loro. Sì, far lavorare gli altri, i perdenti, gli sfigati,
e guadagnarci tu: era l'unico modo'.
Poi Marta sorella di Yola; Song Ying, cinese, e Soo Lai Bee, malese,
venute in Inghilterra con la speranza di fare un po' di soldi
per pagarsi gli studi, due ragazze che il resto del gruppo non
riesce a distinguere l'una dall'altra e di cui non conosce i nomi.
Infine Irina diciannovenne studentessa ucraina, figlia di un'insegnante
e di uno studioso, venuta in Inghilterra prima di entrare all'università,
per migliorare il proprio inglese e finita in una roulotte tra
polacchi, ucraini, cinesi, africani, che non riescono certamente
ad aiutarla nel perfezionamento di quella lingua così piacevolmente
studiata a scuola attraverso i suoi grandi scrittori - Dickens,
Byron, Chaucer, Shakespeare; ha anche lei l'idea romantica d'incontrare
un affascinante Mr. Brown, come quello descritto nel suo libro
di testo 'Let's Talk English', di cui innamorarsi.
E per ultimo c'è Cane, un cane sfuggito agli organizzatori
di combattimenti fra animali e unitosi al gruppo per affinità
odorose e olfattive.
Il gruppo andrà incontro ad una serie di amare delusioni,
di sgradevoli scoperte e di pericolose conoscenze che faranno
meditare tristemente Andrij: 'Dove sta andando a finire il
mondo? Suo padre è morto e con lui sono morti tutti i suoi
sogni e i suoi ideali: solidarietà, umanità, dignità.
Tutte queste cose si sono sgretolate e il mondo nuovo è
governato da quelli con il mobilfon.'
'Sai gli inglesi sono meschini. Non mi aspettavo' dice
sorpreso Andrij. L'avidità però non è solo
degli occidentali: la fretta di arricchirsi come un morbo colpisce
e dilaga anche fra i nuovi arrivati che facilmente dimenticano
'le regole fondamentali per potersi considerare esseri umani'.
Un romanzo che è un pugno allo stomaco e che fa riflettere
soprattutto in questo periodo in cui il dibattito sull'emigrazione
dai paesi poveri è oggetto di aspre discussioni e di legislazioni
in tutti i paesi europei. Se nel finale la scrittrice cerca di
portare una luce di speranza sulle relazioni umane, in una forma
in qualche modo consolatoria, l'amarezza della realtà raccontata
difficilmente ci abbandona.
1 luglio 2008