PENELOPE LIVELY
UN'ONDATA
DI CALDO

UGO GUANDA EDITORE - 2006 - EURO 14.50
di Silvana Ferrari
Quali sono le reazioni di una madre, quali i sentimenti nel vedere
la propria figlia ripercorrere le stesse dolorose e azzeranti
esperienze matrimoniali che così profondamente hanno segnato
un periodo della sua vita? Le è possibile intervenire?
In quali modi e forme?
Questa è la trama del terzo romanzo, pubblicato in Italia,
della scrittrice inglese Penelope Lively, che in patria è
nota sia per la sua produzione letteraria per l'infanzia che per
i suoi numerosi romanzi fra i quali Incontro in Egitto
vincitore del Booker Prize.

Pauline, la voce narrante, 55enne, ha avuto ed ha tuttora una
vita professionalmente soddisfacente nell'ambiente editoriale;
ha frequentazioni intelligenti e stimolanti, nonché solide
relazioni affettive e professionali. E' una donna autosufficiente,
sicura di sé e indipendente. Nella sua esistenza, però,
c'è un buco nero che l'ha quasi portata all'autodistruzione:
il rapporto con Harry, prima amante appassionato poi marito, egocentrico
manipolatore, e infine vanesio infedele senza remissione.
La narrazione, che avviene su due piani temporali, ripercorre,
attraverso i ricordi, costituiti da immagini, da richiami di luoghi,
da frammenti di conversazioni, momenti della sua vita particolarmente
tormentati che le hanno lasciato dentro una zona buia, un pozzo
di disperazione, da cui faticosamente ma con determinazione è
riuscita ad uscirne. L'altro piano, quello attuale, parte dall'osservazione
dei comportamenti di Maurice, il marito della figlia: essendosi
costruita, data l'esperienza, un sesto senso, certi atteggiamenti
del genero la allertano, la rendono quasi preveggente di una storia
che ben conosce e di cui può presagire tutto l'ordine degli
sviluppi futuri.
Siamo nella campagna inglese, e in un antico cottage, dal nome
che più simbolico non si può, World's End, stanno
trascorrendo un'estate torrida, Pauline, che sta editando un libro
di fantasy particolarmente curioso, Maurice il marito della figlia,
talentuoso scrittore di libri di viaggio alle prese con la sua
ultima opera, e Teresa, figlia di Pauline, unicamente intenta
all'accudimento del figlio Luke di poco più di un anno.
In questo ambiente e nella sua stessa casa Pauline vede maturare
i germi del tradimento da parte di Maurice: dapprima li intuisce,
avendo come una doppia vista, diventandone poi una testimone muta.
Cosa mostra di nuovo il romanzo di Penelope Lively rispetto alla
messa in scena di passioni quali la gelosia, l'ossessione amorosa,
il tradimento, il dolore provato dopo la presa di coscienza della
verità e della realtà, che tante pagine di romanzi
hanno riempito?.
L'accento è posto sul confronto e sul passaggio generazionale
fra madri e figlie avvenuti a partire dagli anni sessanta in avanti.
Pauline ci racconta l'esperienza della sua relazione con la madre
a cui non era mai stata in grado di aprirsi e parlare dei tradimenti
del marito e tantomeno della sua decisione di abbandonarlo, non
trovando nell'atteggiamento materno nessuna propensione a darle
solidarietà, sostegno e fiducia per le decisioni da prendere.
Nei confronti della figlia è protettiva, la vede vulnerabile
nel suo amore per Maurice, ancora bisognosa di aiuto, figura archetipa
di donna e madre in attesa del marito e a disposizione dei figlio.
Le vorrebbe preservare i dolori, metterla sull'avviso, insegnarle
maggiore durezza, prepararla di fronte alle slealtà della
vita, ma 'bisogna starsene in un angolo a guardare mentre succede.
O ad aspettare che succeda. O a chiedersi se succederà'.
Pauline sente che la sua generazione non ha trasmesso forza sufficiente
alle figlie: ogni volta che vede quanto la figlia sia innamorata
'rabbrividisce. E' come se lei fosse al sicuro su una spiaggia
e guardasse Teresa annaspare tra le onde'.
Perché rivede se stessa con Harry. 'Amore? Non amore.
Un terribile e logorante bisogno. Un'ossessione irrazionale. Una
forma di schiavitù.'
Le stesse idee sull'amore Pauline cerca di argomentarle nelle
sue conversazioni con lo scrittore Chris Rogers di cui sta editando
il romanzo di fantasy, dove l'eroina, travolta dall'impossibilità
del suo amore romantico, alla fine si toglie la vita. E lei lo
ritiene esagerato
'per me non avrebbe dovuto farlo, ovvio
Perché al momento giusto si sarebbe ripresa. Alla fine
se ne sarebbe infischiata del cavaliere e ne avrebbe trovato un
altro chissà. O avrebbe scoperto che poteva farcela benissimo
anche da sola.' La sua, è certamente una visione disincatata,
che forse danneggerebbe tanta parte dell'editoria, però
molto saggiamente realistica perché 'non è così
che dovrebbero finire le passioni'.
Ma l'epilogo del romanzo, contraddicendo queste parole, sarà
tragico.
Scritto con una grande attenzione ai sentimenti, alle relazioni
fra i personaggi, descrive anche un paesaggio che fa da splendida
cornice alle scene, con i suoi mutevoli aspetti nei passaggi delle
stagioni, che non solo è sfondo ma in molti casi è
in sintonia con le passioni lì vissute.
Segnalo per una maggiore conoscenza dell'opera della scrittrice
la lettura dei due precedenti romanzi: Incontro in Egitto
e La fotografia sempre editi da Guand
7 settembre 2006