Patricia Highsmith

Gioco per la vita
Editore Bompiani - 2005 - Euro 17
di Silvana Ferrari
Quando esce un nuovo romanzo di Patricia Highsmith corro immediatamente
a leggerlo, pregustando, con felice aspettativa, le piacevoli
ore di tensione e di brivido che mi farà trascorrere. E
penso, anche con gratitudine, alla sua vasta produzione di romanzi
a cui gli editori continuano tuttora ad attingere, come ad un
baule senza fondo.

A Londra è stata recentemente pubblicata una sua raccolta
di racconti inediti 'Nothing meets the eye - The uncollected stories-(1938-1982).
Gioco per la vita è del '59 ed esce, ora, per la prima
volta in Italia.
E' senz'altro un'opera minore, comunque meritevole di attenzione
come qualsiasi altro lavoro della signora della suspense.
Opera minore non nella trama - che è singolare e ben costruita-;
non nella capacità di introspezione dei caratteri dei personaggi
- che risulta approfondita e accuratamente meditata -; non nella
fluidità della sua scrittura - che da sola merita la lettura
-, ma per la tensione narrativa non costantemente alta, tranne
negli ultimi capitoli dove tende, mano a mano, a crescere.
Come in tutti i suoi romanzi c'è il delitto, l'indagine
poliziesca, ma quello che più attira e coinvolge è
il suo sondare l'animo dei personaggi, la scoperta delle loro
ombre, dei loro lati oscuri, i punti deboli, i vizi e le vergogne.
E la fitta rete di legami, di relazioni che s'intrecciano fra
i protagonisti.
Dato per ovvio il divieto di raccontare la trama, qualcosa sui
personaggi è obbligatorio dire.
La storia ruota attorno al brutale assassinio di Leila narrato
nelle prime pagine del romanzo; tale espediente narrativo ci permette
di conoscerla, come personaggio centrale - inizio e fine della
vicenda - attraverso la descrizione, generalmente affettuosa,
dei numerosi amici e amiche e da quella più sofferta dei
due uomini che l'hanno amata.
Leila è una pittrice con un notevole talento e uno spirito
libero; ha due amanti e se la sua vita, nell'ambiente degli artisti
da lei frequentato, non suscita particolari pettegolezzi, sarà
oggetto di derisione e di scherno da parte dei poliziotti accorsi
sul luogo del delitto. Sono le parole risentite della zia a rimetterli
al loro posto: 'Se una donna vuole dipingere, che cosa ci trovate
di strano? Il fatto che abbia immaginazione? Pensate che non fosse
seria?
.. E se non aveva voglia di sposarsi, non credete
che fossero affari suoi? E se aveva due amici carissimi
non era pure quello affar suo? E se anche venivano a trovarla
nel cuore della notte, perché dovete ridacchiare come scolaretti?
Solo perché tutti voi avreste un'unica ragione per recarvi
da una donna nel cuore della notte?' . Ma non possiamo stupirci
troppo perché siamo negli anni cinquanta a Città
del Messico.
Theodore, ama Leila, ed è anche lui pittore. E'nato ad
Amburgo, vive di rendita e dopo aver lungamente viaggiato per
il Sudamerica, si è fermato in Messico. E'un uomo gentile,
colto e generoso, considerato un 'cuor contento' dalla maggior
parte delle persone, a cui riesce di nascondere il suo pessimismo
e la sua depressione: 'è convinto che il mondo e la vita
non abbiano nessun significato', per cui ciascuno 'deve ricavare
il massimo da ciò che ha'; inoltre sente come incombente
il pericolo, globalmente avvertito in quegli anni di guerra fredda,
della bomba atomica e di un possibile annientamento totale.
E' lui a scoprire, al ritorno da una vacanza di lavoro, l'amica
uccisa. Per lui la morte dell'amica significa la distruzione e
la fine della parte migliore della sua vita: ha perso la compagna
di lunghe notti passate a chiacchierare, a discutere, l'amante
stupenda, la consolatrice delle sue delusioni e delle sue profonde
angosce.
Ramon, l'altro amore di Leila, è specularmente all'opposto:
è emotivo, violento, quando si arrabbia; povero, come quasi
tutti i messicani; è innamorato di Leila e da cattolico
è pieno di sensi di colpa, perché non riuscendo
a sposarla, non riesce neppure a lasciarla, vivendo così
nel peccato. Psicologicamente instabile, in preda a crisi di rimorso,
per lui, 'tra l'ammazzare se stesso e l'uccidere l'oggetto della
propria passione non c'era molta differenza'.
Leila li amava entrambi ed era in grado di avere una relazione
del genere, a detta di un'amica, 'perché non aveva paura
di dire di no'. Secondo Theodore era 'semplicemente in accordo
con la sua natura. Appartenere a un solo uomo sarebbe equivalso
a chiudere fuori tutti gli altri'.
I due uomini si dichiarano a più riprese amici: attraverso
Leila si sono conosciuti e accettati e, per amor suo, frequentati;
ma quello che provano è ambivalente: Theodore, più
controllato, nasconde i sentimenti, e l'educazione gli fa reprimere
gli impulsi e le passioni eccessive; Ramon ne è totalmente
preda, tormentato, ossessionato devastato dal dolore e dai sensi
di colpa. Sotto però cova una forte tensione: si sospettano
e vicendevolmente si accusano, tutto potrebbe esplodere se l'amore
per Leila non li tenesse sotto controllo.
E' magistrale e intrigante la trama di relazioni fra i protagonisti
perché l'autrice evita di cadere nella trappola della prevedibilità
del triangolo amoroso tanto descritto nella narrativa, seguendo
un suo percorso meno usuale ma più reale: quello inesauribile,
inestricabile della lotta fra i due sessi.
13 novembre 2005