ELISABETH TAYLOR
ANGEL

GIANO EDITORE - 2004 -EURO 16.
recensione di Silvana Ferrari
Può un film aiutare la riscoperta di un romanzo e della
sua scrittrice? Spero questo accada per Angel, film di
Francois Ozon in programmazione in questi giorni, tratto dall'omonimo
romanzo di Elisabeth Taylor (non l'attrice), scrittrice inglese,
nata nel 1912 e morta nel 1975; autrice di numerosi romanzi, saggi
e racconti ebbe una certa fama nel dopoguerra, finendo successivamente
nel dimenticatoio; di lei in Italia sono stati pubblicati tre
romanzi dalla casa editrice Giano: oltre Angel, La gentilezza
in persona e Colpa.

All'inizio del romanzo Angel Deverell è un'adolescente
che frequenta malvolentieri e con poco profitto una scuola per
figlie di bottegai e commercianti; lei e la madre vivono in tre
squallide stanze sopra la drogheria di loro proprietà,
in una altrettanto squallida cittadina chiamata Norley. La retta
della scuola è pagata dalla zia Lottie, sorella della madre
e cameriera personale in un'antica signorile dimora, Paradise
House, che tanto peso avrà nello svolgimento del racconto.
Le due donne, Lottie e Mrs Deverell ripongono grandi aspettative
sul suo futuro lavorativo: la vedono felicemente impiegata in
un ufficio, visto quanto costa farle imparare il francese, o devota
cameriera supereferenziata in una casa di persone facoltose.
La giovine è di tutt'altro avviso. Per evadere dalla desolazione
che la circonda ha una risorsa personale e inesauribile: la propria
fantasia con la quale si ritira in un mondo da lei creato, privo
delle miserie del quotidiano che la infastidiscono e la irritano,
in cui lei e solo lei è al centro della narrazione in ambienti
superbamente arredati, circondata da camerieri, valletti, dame
e quant'altro sia possibile immaginare, riverita e ammirata.
Durante una malattia da lei provocata per evitare le conseguenze
della sua sfrenata fantasia, si mette a scrivere e trasferisce
sulle pagine di un quaderno tutto quello che le passa per la mente,
costruendo una storia che la sua ambizione spinge a inviare ad
una serie di editori per vederla pubblicata.
Un editore, Theo Gilbright, che successivamente diventerà
una specie di suo angelo custode, di suo difensore e anche protettore,
intuendo le potenzialità di guadagno di quel genere di
romanzi presso un certo tipo di pubblico di lettori, pubblicherà
il suo scritto. Diventerà ricca e famosa e qui la trama
sembrerebbe avvicinarsi a uno di quei romanzi che Angel scrive,
pieno di improbabili personaggi, ambientato in città che
lei non ha mai visitato, con intrecci assurdi e privi di logica.
La novità sta nella costruzione del personaggio Angel,
nelle sfumature e nella precisa analisi della sua personalità.
Angel è un'antieroina, descritta in tutti i suoi difetti,
le sue ambizioni, il suo egoismo, la sua incapacità di
vivere nella realtà e di nutrire sentimenti e interesse
verso gli altri esseri umani; è tutto il contrario di un
personaggio in cui è possibile identificarsi, verso cui
potrebbero andare le nostre simpatie e la nostra compassione.
Perché di fatto il suo mondo è la solitudine, un
deserto del corpo e dell'anima a cui oppone durezza, superiorità,
amor proprio e un'enorme vanità.
L'atto dello scrivere è per lei l'unico momento in cui
riesce in qualche modo ad essere se stessa, 'a comunicare con
se stessa', una specie di trance, 'atto di volontà
con cui si proiettava in un altro mondo, dal quale, quand'era
il momento, riemergeva provata nel fisico. In quella febbre non
esistevano lettori'. Del suo scrivere Angel confessa: 'Un'indigestione
davvero tremenda. Quando scrivo, purtroppo, respiro male: trattengo
il fiato e lo lascio entrare a fiotti. Mi vengono i crampi. E
non appena mi alzo, comincia il dolore; ma se riesco a ruttare,
passa.' E' l'atto creativo che va al di là del prodotto
della creazione, al di là di chi ne beneficerà,
di chi lo utilizzerà e Angel lo vive nel suo compulsivo
bisogno di scrivere ritrovando una grandezza di personaggio, una
tragicità ben lontana dai protagonisti dei suoi romanzi.
3 novembre 2007