ANNE TYLER
LA FIGLIA PERFETTA

Editore GUANDA 2007 EURO15.50.
recensione di Silvana Ferrari
È' possibile lasciar passare sotto silenzio l'uscita di
un romanzo di Anne Tyler?
Per me la risposta è ovviamente no. La figlia perfetta
è un romanzo piacevole e bello, con le virtù che
noi lettrici/lettori da ogni libro vorremmo: che il piacere della
lettura si prolungasse infinitamente tenendoci incollati fino
all'ultima riga, e che giunti ad essa, non senza qualche impazienza
e già con una sensazione di ineluttabile perdita, i personaggi
continuassero a parlarci magicamente delle le loro storie, vivendo
in noi di vita propria,
Un romanzo un po' eccentrico rispetto ai precedenti per la scelta
dei personaggi, ma non per l'ambientazione, che rimane la familiare
Baltimora, né per la sua fine abilità e sensibilità
nel raccontarci relazioni familiari e amicali, di scendere con
leggerezza nell'inestricabilità dei sentimenti che muovono
le persone le une verso le altre, dove qualche filo dell'intreccio
si aggroviglia, ma un altro si dipana portandosi dietro, per caso
o per volontà, altre storie con altri intrecci e così
via.
Due coppie e le loro più o meno estese famiglie si incontrano
una sera all'aeroporto di Baltimora. E' un giorno per tutti loro
particolarmente atteso: quello dell'arrivo dalla Corea delle loro
figlie adottive.
L'evento sarà l'occasione per i due gruppi familiari -
i Donaldson e gli Yazdan - di rincontrarsi in successivi momenti
di festa e avviare una conoscenza che nel corso degli anni si
farà sempre più stretta, non lineare però
o semplicemente convenzionale, ma tali del resto non lo sono neppure
le due famiglie.
Una è americana, l'altra di origine iraniana e americana
di prima generazione, entrambe appartenenti al ceto medio benestante
e colto; rispetto ai loro genitori le due giovani coppie stringono
più facilmente amicizia, sembrano più disinibiti
nel mettersi in relazione, meno legati ai riti delle tradizioni.
Bitsy e Brad sono l'esemplificazione dell'american politically
correct style: sono vegetariani e ambientalisti, desiderano
che la loro figlia Jin-ho cresca conoscendo le tradizioni della
sua terra di origine e mantenga il suo nome coreano; usano pannolini
di cotone riciclabili e non quelli usa e getta; la nutrono con
alimenti fatti in casa e sono contrari alle vaccinazioni. Bitsy
è un'alternativa: scrive poesie, tesse, insegna yoga, Come
tutti i liberal mostrano un atteggiamento socialmente aperto,
quasi a scusarsi di essere americani, di appartenere cioè
alla cultura del Primo Mondo.
Ziba e Sami sembrano tendere ad una maggiore assimilazione dei
modelli correnti: il nome della bimba da Suki è diventato
immediatamente Susan, evitano in sua presenza di parlare in 'farsi';
per loro, che già hanno subito questo passaggio, è
più facile considerare la bimba a tutti gli effetti americana.
Maryam, la madre di Sami, è il personaggio del romanzo
su cui vengono concentrate le difficoltà, i dubbi, le delusioni
ma anche le aspettative di chi si trova in America da molto tempo
e che comunque sente le proprie radici affondare da un'altra parte
e vede tutti i propri tentativi di 'integrazione' fallire in quel
sentimento sempre presente di estraneità, di non appartenenza,
di non avere un luogo né nella terra di origine, l'Iran,
dove non si può ormai tornare, né nella nuova terra
dove si è, e ci si sente sempre 'foreigner'. Lo
dice chiaramente in una conversazione rivelando di aver provato
tristezza nel momento dell'ottenimento della cittadinanza americana.
'Come triste?', le chiede Dave, il padre di Bitsy, dando
per scontato molte cose. 'Non è stato facile rinunciare
a essere iraniana. Continuavo a rimandare
..Da un lato ero
molto contenta. Ma dall'altro sa com'è. Ero anche triste'.
A Teheran aveva studiato all'università, aveva fatto parte
del movimento di opposizione allo scià ed era stata arrestata;
per la famiglia il suo matrimonio con Kiyan, già residente
in America e il suo trasferimento, che la allontanava da un paese
diventato politicamente pericoloso, erano stati una grazia. Solo
lei ricordava la solitudine che le congelava il corpo e l'angoscia
che di notte la faceva stringere al marito dormiente al suo fianco
nei primi anni nel nuovo paese.
Il desiderio di conoscersi e il piacere di stare insieme fanno
moltiplicare i momenti in cui i due gruppi familiari (li chiamo
così perché come tali vengono raccontati) si incontrano.
La loro educazione e il reciproco rispetto li mostrano partecipi
gli uni verso la cultura degli altri, sempre interessati ad acquisire
nuove informazioni sui rispettivi usi e costumi, sempre disponibili
a mostrarsi aperti e privi di preconcetti. Quando si trovano fra
loro (dello stesso gruppo, intendo) non mancano però di
far emergere le loro perplessità, le loro critiche e anche
i pregiudizi, sentendo ognuno segretamente, forse inconsciamente,
ma con sicurezza, di appartenere a una cultura superiore a quella
degli altri. Qui la scrittrice mostra tutta la sua maestria nel
delineare con ironica delicatezza e con sottile umorismo le dinamiche
interne alle due famiglie, le contraddizioni che le muovono ma
anche i sentimenti affettuosi e d'amore che li animano, spingendoli
a stare insieme, a frequentarsi, a trarre reciproco piacere dalla
compagnia degli altri.
Molto reticente ad intrecciare e a stringere più strette
relazioni con i Donaldson è Maryam, ora austera vedova,
con un suo gruppo chiuso di amicizie e con abitudini ormai consolidate
in una confortante routine quotidiana. E' rigida e precisa nei
giudizi, a lungo ponderati, e dopo difficilmente messi in discussione;
mantiene però sempre una facciata di inappuntabile educazione
e di buone maniere, come inappuntabile è la sua eleganza
e cura nel vestire. 'Era importante avere un bell'aspetto.
Ne era convinta. Che portassero le loro tute felpate, gli americani!
Lei non era americana
.Era un'ospite e come tale manteneva
sempre un comportamento impeccabile'.
Quando Dave, divenuto a sua volta vedovo, le rivolgerà
delle affettuose attenzioni, fino alla proposta di matrimonio,
per Maryam la situazione risulterà sconvolgente; il pensiero
non solo rivolto ai cambiamenti delle abitudini quotidiane per
lungo tempo organizzate da single, ma quello di doversi costantemente
confrontare con quell'americanità, i cui codici di comportamento
continua a non capire o a rifiutarsi di capire, la porteranno
a cercare di evitare qualsiasi legame con lui, mettendo in atto
nei suoi confronti una totale chiusura e negazione. In lei è
chiara la differenza: 'Io sono iraniana; lui americano',
risponde alla stupefatta nuora. La sua chiusura, il porre continuamente
paletti fra sé e gli altri è paura, ma anche desiderio
di preservarsi, di conservarsi di fronte allo spossessamento di
sé, delle sue tradizioni, della sua memoria che sente in
atto attorno a lei: quel processo chiamato integrazione, assimilazione.
Per Dave sarà all'opposto un momento in cui vivrà
acutamente una più attenta disponibilità, una più
'cauta' apertura, ora consapevole e ragionata, merito di una accresciuta
sensibilità nata insieme all'amore per Maryam. Sarà
anche il momento in cui dubiterà dei suoi codici di comportamento,
di quelli che per lui e per generazioni di maschi erano state
delle regole certe e comunemente accettate. 'Non so come comportarmi'
, confessa candidamente a Ziba.
In uno dei frequenti rumorosi e mangerecci incontri fra le due
famiglie, osservando il movimento intorno a lui 'intuì
che quelle persone dovevano avere dentro pensieri molto più
complessi di quelli che il loro inglese primitivo ed essenziale
lasciava intravedere'. E un'altra volta di fronte alle posizioni
rigide e precostituite di Maryam le disse:' In verità,
argomentare un po' non ha mai fatto male a nessuno'.
Sono tante le cose che dividono le persone, (e i popoli) e alcune
sembrano insormontabili e di fatto forse lo sono esistendo, al
di là e al di sopra delle loro vite, per infinite ragioni
di cui storicamente si possono trovare le origini ma di cui a
volte non si riesce a trovarne il senso o la possibilità
di soluzione; sembra però possibile trovare quelle che
uniscono per fare percorsi insieme pare suggerirci Anne Tyler
con un romanzo a più voci, corale, in cui senza stereotipi
e ideologie lucidamente analizza uno stato delle relazioni senza
catastrofismi e con una conclusione ottimistica. Il movimento
finale del gruppo della famiglia Davidson verso Maryam è
una scena che mi lascia rappacificata e sollevata.
23 agosto 2007