ANNE TYLER
UNA DONNA DIVERSA

UGO GUANDA EDITORE - 16.50 EURO
Scritto nel 1975, é solo ora pubblicato da noi con un titolo
completamente differente rispetto all'originale Searching for
Caleb ( In cerca di Caleb).
Intitolandolo Una donna diversa l'editore intendeva forse
indirizzarci su Justine, porre su di lei la nostra attenzione?
Justine è personaggio del tutto originale, è vero,
ma che dire allora di Duncan, suo cugino e marito, di Daniel,
loro nonno e, ultimo, ma non per questo meno bizzarro, di Caleb
di cui si parla nel titolo?
Mi spiego meglio: l'eccentricità, l'originalità,
l'apparente non-senso caratterizzano tutti i personaggi del romanzo,
ma non solo di questo romanzo: l'intera opera della scrittrice
mi sembra essere finalizzata al racconto di individualità
irriducibili a qualsiasi definizione.
Inoltre, datare il romanzo ha il senso, per chi conosce l'opera
di Tyler, di aiutarci a valutare l'evoluzione del suo percorso
narrativo - e quest'opera la sottolinea con evidenza rispetto
ad Un matrimonio per dilettanti - e a collocare questi
caratteri insieme agli altri nella già notevole galleria
che man mano crea e mette in scena.
L'universo, il mondo è il microcosmo rappresentato dalla
famiglia in cui i componenti, come cellule di un organismo, contribuiscono
alla sua crescita, prosperità, riproduzione e, in alcuni
casi, da cui anche violentemente si separano, distaccandosi per
poter riuscire a vivere una loro individualità sentita
pericolosamente minacciata e soffocata dai legami familiari.
Questo fece 60 anni prima Caleb, amante del violino e della musica
di strada, che una bella mattina, dopo un'abbondante colazione,
decise di sparire, non facendo pervenire più alcuna notizia
di sé ai suoi parenti i quali, come niente fosse, continuarono
le loro esistenze più che ordinate e regolari fra confortevoli
residenze e uffici di famiglia. Tutti, tranne il fratellastro,
Daniel, che contravvenendo alla noiosa regolarità quotidiana
dei Peck 'a volte di sera tardi prendeva la Ford e girava senza
meta per le strade al chiaro di luna, finendo spesso nella parte
più vecchia della città dove non aveva più
alcun motivo di andare e non conosceva nessuno, e non sentiva
altro che i lievi fischi armoniosi dei cavi del tram nel cielo
buio sopra di sé.' E che incontriamo nelle prime
pagine del libro, ultraottantenne, insieme alla nipote, Justine,
continuare imperterrito, la sua ricerca di Caleb. 'Darei gli
anni di vita che mi restano pur di rivederlo', dice alla nipote
pensando probabilmente di recuperare in qualche modo delle sensazioni,
dei momenti, qualche immagine di una vita che vede sfuggirgli
e andare avanti comunque ineluttabilmente. 'Se soltanto potessero
ridarmi un piccolo brandello di tempo
non chiedo tanto!.'
Forse è anche il desiderio di poter raccontare la sua vita
a qualcuno con cui così tanto aveva condiviso nella giovinezza,
e riuscire insieme a darne un senso come tutti noi desideriamo
fare.
Caleb non è il solo della famiglia ad avere avuto il desiderio
di scappare. Duncan, nipote di Daniel, fa di tutto per andarsene
e tagliare definitivamente i legami con una famiglia le cui relazioni,
così abitudinarie e chiuse rispetto all'esterno, lo fanno
sentire ingabbiato, prigioniero di regole e pregiudizi creati
per tenere lontani gli altri, il mondo, tutti quelli che non sono
Peck. Questa fuga da una realtà che odia, questa separazione
non riesce a compierla definitivamente: sposando la cugina Justine
continua a mantenere un rapporto con la famiglia.
Lucidamente il padre di Justine, nel giorno del suo matrimonio,
la avverte sul tipo di legame che si verrà a formare: secondo
lui, Duncan 'vuole una Peck o da tormentare o per appoggiarsi.
O per te sarà un'inferno, oppure lui è più
legato alla sua famiglia di quanto non pensi di essere.'
Justine lo sposa perché da sempre attirata da questo cugino
dagli atteggiamenti stravaganti, così libero da condizionamenti,
così autonomo negli affetti, rassicurata anche dal fatto
di conoscerlo da una vita; ha le idee meno chiare di Duncan che
non sa quello che farà, e affida al caso il suo futuro,
mentre è più che sicuro di quello che non vuole
fare, di quello che non sopporta: il lavoro fisso, le sistemazioni
stabili. Dopo qualche tempo che si sono stabiliti in un posto,
conosciuto persone, avviata l'attività, Duncan diventa
irrequieto, triste di umore strano, inizia a bere molto anche
senza ubriacarsi, stanco e annoiato di quello che ha attorno,
desideroso di cambiare, di andare via.
Di lui il nonno pensa: ' A Duncan non veniva in mente che anche
gli altri hanno alti e bassi ma aspettano che passino e non prendono
armi e bagagli per trasferirisi altrove? Si sopporta, ci si organizza
per sopravvivere; non aveva mai visto nessuno che si rifiutava
così tenacemente di farlo.' Un eterno adolescente che
Justine segue all'inizio con un po' di ritrosia, essendosi posta
l'obiettivo di essere una buona moglie con una casa ordinata e
confortevole sul modello delle zie Peck, ma via via, che capisce
e conosce meglio Duncan, sempre più liberamente lasciandosi
alle spalle mobili, tendaggi e suppellettili, non attaccandosi
più a niente, tranne alle persone che incontra e che non
vorrebbe lasciare. Lo stesso Duncan è stupito della sua
tenacia, della sua capacità di adattamento, di sopportare
case sempre più squallide e fatiscenti, del suo riuscire
a scivolare sopra cose e situazioni.
Che ne è stato di quella bambina insicura, così
attenta ai gesti e alle espressioni degli adulti, così
sensibile all'intonazione delle loro voci, così desiderosa
di affetto, e di quell'adolescente fiduciosa, dolce, pronta a
capire il punto di vista degli altri? Duncan a volte si domanda
quando sia avvenuto il cambiamento. Justine è divenuta
una donna dinamica, sempre in movimento, con mille cose per la
testa, che fa facilmente amicizia e ovunque suscita affetto, adeguandosi
al nuovo ambiente e con un talento, quello di predire con le carte
il futuro.
Sul suo desiderio di diventare madre si era imposta su Duncan,
che alla fine aveva accettato vedendolo come un compromesso, uno
scambio rispetto alla vita da nomade che le faceva fare.
Ma la notte, dopo il funerale del nonno, ripensando alla sua esistenza,
Justine rivede tutto quel suo correre come una continua fuga,
'sfrecciando verso quale futuro, con il passato che la incalzava
alle spalle, portandosi dietro Meg sotto un braccio ma dimenticandosi
di ascoltarla o di chiederle se volesse andare con lei o meno'.
E sente di aver perduto proprio se stessa. 'E tuttavia aveva
proceduto per gradi, andando solo dove gli altri la portavano,
dimostrando solo di sapersi adattare all'infinito'.

La Tyler, ineccepibile nel creare figure femminili, con Justine
ci dà un ritratto di una donna la cui vita è vissuta,
passando tra le cose e le persone, con leggerezza lasciando di
lei il ricordo della sua gentilezza, della sua capacità
di essere attenta agli altri, sempre pronta a capire il loro punto
di vista, sensibile nell'avvertire i cambiamenti attorno a sé;
una figura in qualche modo anche irritante nel suo lasciarsi trascinare,
nella sua incapacità di imporsi, per la sua mancanza di
idee e obiettivi chiari fino quasi alle ultime pagine del romanzo,
dove con un lampo geniale trova la strada per riprendere la sua
vita e ricomporne i pezzi.
Ripensando a quello che dicevo nelle prime righe di questo scritto,
forse il titolo attribuito non è del tutto fuori tema.
10 marzo 2006