Licia Giaquinto
La ianara

Adelphi 2010 - euro16.50
recensione di Silvana Ferrari
Dopo il bellissimo Accabadora di Michela Murgia, storia
di una donna che accompagna alla dolce morte, figura arcaica e
potente di una Sardegna rituale e comunitaria ormai scomparsa,
un'altra potente figura femminile appartenente ad un mondo di
leggende e di credenze popolari, di santi e demoni che convivono
strettamente con gli umani, è splendidamente narrata nel
romanzo La ianara di Licia Giaquinto.
In una società contadina che mescola religione e paganesimo,
in cui il pensiero magico predomina quello razionale, dove semplici
eventi naturali sono letti come segni del destino o premonizioni,
e i riti propiziatori e scaramantici segnano i fatti importanti
della vita, la ianara è donna sapiente, maga e mammana,
legge i segni e penetra i segreti della natura, dialoga con il
mondo dell'aldilà; a lei si ricorre di nascosto per filtri
d'amore e fatture, per conoscere il proprio destino e quello dei
propri defunti, per sbarazzarsi del frutto non voluto di qualche
momento di passione o di una violenza; però da lei si fugge
con disprezzo e la si emargina a vivere lontano dall'abitato,
fuori dalla convivenza civile.
La ianara, fra gli abitanti dei monti dell'Irpinia, è colei
che si trova al confine fra il mistero che si manifesta negli
eventi a volte incomprensibili del mondo naturale e la leggenda
alimentata dai racconti diffusi fra la gente analfabeta di quelle
montagne. Contadini e pastori sottoposti all'unica legge vigente
in quei luoghi isolati, quella del signorotto locale proprietario
dei terreni su cui faticano per tutta la vita, non hanno altro
mezzo a cui ricorrere, oltre al dio giustiziere che non sempre
esaudisce i loro desideri, che le arti magiche, i segni premonitori,
e i mille messaggi che il mondo degli animali e delle piante invia
loro. Anche se poi sono loro stessi gli artefici di certi eventi
che desiderano veder accadere con tutte le loro forze.
Questo è il mondo che circonda Adelina, figlia e nipote
di ianare e lei stessa destinata a diventarlo, anche se con tutta
la sua volontà cerca di evitarlo, dopo aver visto la madre
e la nonna esercitare certe loro pratiche. Ma fra quelle montagne
il destino è destino e lei i poteri li ha: legge i segni,
sente e decifra le voci dei morti, conosce la potenza di certi
riti ed è stata istruita sulle proprietà delle piante.
E' bella ma inconsapevole della propria bellezza, veste di stracci
e nasconde gli splendidi occhi chiari sotto una massa di capelli
incolti; vive nei boschi, che trova più familiari e sicuri
dei luoghi degli esseri umani, dorme trovando rifugio e nascondiglio
nelle tane degli animali: quell'ambiente pericoloso e misterioso
per lei non ha segreti.
Tiene a distanza gli esseri umani, e teme soprattutto gli uomini;
parla così raramente che ormai la voce le esce a fatica
dalla gola; è affezionata a poche persone: Sofia, l'unica
nel paese che la fa entrare nella sua casa calda e accogliente,
quando per pochi soldi e qualche boccone, gira offrendo funghi,
castagne e altri frutti del bosco e Rosa, la governante del conte,
che le offre un giaciglio e la sfama in cambio di qualche lavoretto
nel tentativo, mai realizzato, di inserirla e farle vivere una
vita con gli altri.
Nel palazzo del conte, della cui imponenza e grandiosità
resta sempre presa da stupore come dalla vista della bellezza
del paesaggio che lo circonda, Adelina percepisce, prima di tutto,
e poi vede germogliare e crescere il seme del male generato e
diffuso dal figlio del conte e dalla madre di lui - la contessa
-, due creature possedute dalla malignità e dalla perfidia,
che per loro divertimento e per noia mettono in atto le loro cattiverie,
sempre a danno dei più deboli e dei più poveri.
Lì Adelina vede realizzarsi un destino malvagio i cui effetti,
nonostante i tentativi messi in atto con le sue conoscenze e doti
magiche, non è in grado di impedire e di cui in parte diventerà
protagonista.
La narrazione si avvantaggia di una scrittura raffinata e ricercata
tale da creare, inseguire e comporre le parole alla scoperta di
sonorità e ritmi che rievochino e ricostruiscano un mondo
magico, arcaico e favolistico. Delle favole ha tutti i personaggi:
il conte buono e quello cattivo, la strega malvagia, le fate,
gli animali e le pietre animati e mossi da spiriti benigni o malevoli.
Però dalla favola si rientra nella realtà umana:
insieme ad Adelina si muove e parla il coro dei suoi paesani,
gente prostrata e sfinita dalla miseria e dalla durezza del lavoro,
gente lasciata nel pregiudizio e nell'ignoranza, a cui resta poco
in cui sperare e in cui credere se non nella potenza di certi
segni mandati per soccorrerli o per dannarli e nell'accettazione
di una condizione percepita come eternamente definita e posseduta
da forze più potenti, e quasi sovrannaturali, delle loro
stesse volontà.
Licia Giaquinto è nata in Irpinia, è autrice di
testi teatrali, poesie e romanzi.

18 luglio 2010