Larissa Behrendt
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Baldini Castoldi Dalai 2008 - Euro 19
di Silvana Ferrari
Ricostruire la storia della propria famiglia significa acquisire
maggiore autoconsapevolezza e fiducia in se stessi e, ritrovare
forse, una percezione dell'io e un equilibrio andati perduti.
Questo si dice Candice Boney nel viaggio verso i luoghi ove avevano
vissuto i suoi antenati. Se questo ha senso per tutti, acquista
un significato ancora più forte se si è di origine
aborigena e il proprio paese è l'Australia. Si appartiene
ad un popolo decimato dai colonizzatori inglesi, sottoposto a
segregazione razziale, privato di tutti i diritti, espropriato
delle proprie terre, delle proprie tradizioni e della propria
cultura. Un popolo, la cui storia 'cancellata' da duecento
anni di dominio dei bianchi, viene faticosamente e lentamente
portata alla luce.
Candice e il fratello Kingsley sono nati e cresciuti in un quartiere
periferico di Sydney, abitato prevalentemente da bianchi, e hanno
vissuto, nutrendo di rabbia e ribellione, il significato della
loro diversa identità. Dopo la facoltà di legge
entrambi si sono dedicati, con metodo e passione, alla causa del
riconoscimento dei diritti di proprietà dei nativi. Riportare
un po' di giustizia là dove aveva governato il sopruso,
serviva a calmare il dolore e la frustrazione per gli abusi e
le violenze subite dalle popolazioni indigene, della cui realtà
e verità nessuno aveva desiderio di sapere e di scrivere.
Era stato il loro padre, Bob, un uomo chiuso e riservato, nel
cui cuore si celava un dolore e una rabbia antichi per un passato
di cui poco amava raccontare, a tentare di ricostruire il percorso
della propria famiglia dispersa, forse per ritrovare in se stesso
un po' di pace e di tranquillità. La sua ostinazione lo
aveva portato fino al luogo, Dungalear Station, dove la madre
settanta anni prima era stata rapita per essere messa a servizio
in una famiglia di bianchi, secondo il programma di integrazione
attuato agli inizi del novecento dal governo australiano con l'Aborigines
Protection Board.
Era il 1918 e nel campo di Dungalear, nella regione del Galles
del Sud, Garibooli, che nella lingua del popolo eualeyai, vuol
dire 'vortice di vento', viveva insieme al padre, alla
madre e al fratellino amatissimo Euroke, nell'insediamento che
i bianchi avevano assegnato alla sua famiglia, un piccolo appezzamento
di terreno chiuso da un recinto. In cambio della loro remissività
avevano ricevuto 'il timor di Dio, l'istruzione scolastica,
vestiti per non vergognarsi, e una nuova lingua che aveva imposto
loro nuovi nomi. Garibooli era stata chiamata Elisabeth
.'
Aveva quattordici anni e pur essendo destinata a sposarsi, amava
correre in mezzo all'erba, sentirsi frustare le gambe dagli steli,
salire sugli alberi e dal'alto osservare il movimento dell'accampamento.
Ma in un pomeriggio di caldo afoso tutto per lei cambiò:
due uomini in divisa nera scesi da una macchina, l'afferrarono,
sollevarono il suo corpo e la caricarono in macchina 'come
un sacco di biancheria sporca', trasportandola in città
dove un' assistente sociale - per il suo bene e per la sua educazione
- provvide a destinarla, come serva, presso una famiglia di bianchi
in una località vicino a Sydney.
Nella famiglia Howard la sua formazione venne completata. Dormiva
nello sgabuzzino vicino alla cucina e alle luci dell'alba fino
a notte tarda puliva, lavava, lucidava, stirava, impastava, infornava,
sotto la sorveglianza di un'altra domestica, la mai soddisfatta
Miss Grainger. Il padrone, accorgendosi presto della sua giovinezza
e della sua avvenenza, ne approfittò, violentandola e soddisfacendo
le sue voglie in molte occasioni. Rimase incinta, e alla sua nascita
il figlio, le venne immediatamente tolto e dato in adozione ad
un'altra famiglia di bianchi, che gli nasconderanno sempre le
sue origini: crederà per tutta la sua vita di essere, per
il colore della pelle, di origine spagnola, greca o italiana.
Un giovane, Grigor Brecht, tedesco ed espatriato per vari motivi,
alcuni dei quali politici, incontrandola in più occasioni,
s'innamorò di lei, della sua tristezza, della sua disperazione
senza fine, e la sposò sottraendola alle violenze di Mr
e di Mrs Howard.
Dal matrimonio nasceranno sei figli e tra questi il penultimo,
Bob. Mai Garibooli- Elisabeth dimenticherà il dolore per
la perdita del primo figlio, della propria famiglia e dell'amatissimo
fratello. Quando la nostalgia prendeva il sopravvento su tutti
gli altri sentimenti, di nascosto, si sdraiava all'aperto e osservava
le stelle: immaginava di tornare nella sua terra a correre veloce
in mezzo all'erba, verso la sua casa. Non seppe mai che i genitori
morirono di crepacuore pochi mesi dopo il suo rapimento, e che
Euroke, per tutta la vita l'avrebbe cercata senza mai darsi pace.
La morte la sorprese non ancora quarantenne e la famiglia per
l'incapacità del padre a tenerli insieme, si disperse:
i figli più piccoli furono affidati ai servizi sociali
finendo in orfanotrofio, i più grandi in giro per il mondo.
Questa è la storia della nonna di Candice.
Siamo ora nel 1995 e Candice insieme al padre, ad un cugino del
padre e ad una loro lontana parente si trovano finalmente nel
luogo in cui sua nonna fu vista per l'ultima volta dal fratello
e lei sente che 'l'amarezza dell'ingiustizia, della violenza perpretrata
a danno della mia famiglia, è attenuata da un senso di
trionfo. Qui ora ci sono tre generazioni, consapevoli di tutto
quanto è stato portato via e disperso ma che è tutto
presente sulla nostra terra, nel punto in cui i fiumi s'incontrano.'
Un trionfo carico della consapevolezza delle perdite subite a
causa della discriminazione razziale.
Home, romanzo di esordio di Larissa Behrendt, è
un libro importante e ha ricevuto il David Unaipon Literary Award
per scrittori indigeni, nel 2002, e nel 2005 il Commonwealth Writers'
Prize per il miglior libro della sezione South East Asia and South
Pacific. Una nota negativa va alla traduzione italiana che risente
della mancata revisione del testo.

Larissa Behrendt è docente di legge e di
studi aborigeni ed è stata la prima indigena australiana
a frequentare legge ad Harvard.
12 marzo 2009