Kym Ragusa
La pelle che ci separa

Nutrimenti 2008 - Euro 16
recensione di Silvana Ferrari
La ricerca della propria identità, delle proprie origini
è un tema ricorrente della letteratura contemporanea.
La storia recente ha provocato la modificazione di intere aree
geografiche, con la variazione dei confini e dei nomi dei rispettivi
stati. Migrazioni di popoli hanno portato culture differenti a
confrontarsi se non a scontrarsi; le generazioni successive, frutto
di questo incontro-scontro, sono state obbligate a porsi domande,
in base alla differenza del colore della pelle, sulle proprie
radici e a tentare di ripercorrere il cammino dei loro genitori
e dei loro antenati per ritrovare una storia che parla di appartenenza,
un legame anche simbolico che leghi la propria vita a quella di
altre generazioni che hanno vissuto in altri luoghi, sotto altri
cieli.
Kym Ragusa lo fa oltrepassando non solo i confini geografici,
ma soprattutto quelli che la differenziano e la separano dagli
altri: i confini del colore della propria pelle. Lo fa come portatrice
di tante contraddizioni e conflitti vissuti in quanto essere multirazziale.
Le sue origini sono birazziali: italoamericana e afroamericana.
Proviene da due comunità che pur abitando gli estremi opposti
di Harlem, l'East e il West, a pochi isolati di distanza, si sono
trovate perennemente in conflitto. L'una, quella italoamericana,
disprezzata ed emarginata dai bianchi di origine anglosassone,
a sua volta fortemente razzista nei confronti dei neri; l'altra,
quella afroamericana, emarginata da tutti, che a sua volta disprezza
gli italiani.

Kym Ragusa si definisce: 'Nera e italiana. Afroamericana, italoamericana.
Americana. Altra. Birazziale, interrazziale. Sangue-misto, mezzo-sangue,
giallo-pallida, pellerossa, mulatta, negra, sporca italiana'.
Un'identità difficile da definire e da trovare, come l'accettazione
della propria differenza e lo stare bene nella propria pelle.
'Una pelle giallastra'
'indefinita'
'i riccioli
a molla' e 'la sensazione di sentirsi strambi e brutti
che ti faceva venire la voglia di rompere lo specchio tutte le
volte che vedevi la tua immagine riflessa'. Una gran parte
dell'infanzia e dell'adolescenza passate a nascondersi, ad evitare
di definirsi e di essere definita dagli altri, in una specie di
ritiro in se stessa per evitare le classificazioni, le definizioni
- l'essere bianca o l'essere nera. E poi marcatamente nell'adolescenza
l'essere donna e nera.
Tracciando la genealogia della propria famiglia, una genealogia
tutta al femminile, narra la storia della sua famiglia materna
e della sua famiglia paterna, mettendo in luce quanto in comune
avessero questi mondi così separati ed eternamente in conflitto,
dove lei, Kym, costituiva l'unico punto di collegamento. Entrambi
allontanati dalla proprie terre di origine, gli uni forzatamente
con la riduzione in schiavitù, gli altri emigrati per necessità
di sopravvivenza, quindi sradicati e in continua ricerca di una
comunità in cui identificarsi, poi la violenza dei loro
quartieri e le violenze taciute e tenute nascoste nelle loro famiglie.
Attraverso Miriam, la mamma della madre, e i suoi racconti ritrova
Mae, la sua selvaggia bisnonna che viveva a Pittsburg, vicino
alle numerose figlie e sorelle tutte di carnagione chiara, una
pelle che le separava dalla stessa comunità nera, guardate
con sospetto e invidia. Il bianco era, da parte dei neri, oggetto
di desiderio e contemporeanermente di disprezzo e di odio. La
loro pelle più chiara apriva molte porte presso i bianchi,
ma ne chiudeva molte altre presso i neri. Un legame unisce Miriam,
Mae, e prima ancora Sybela Owens, - la loro prima antenata di
cui avevano memoria, la nonna della nonna di Miriam, schiava in
una piantagione, dove il padrone era anche il probabile padre,
- una costante nelle donne della loro famiglia: la bellezza e
il colore della pelle.
Attraverso Gilda, la madre del padre, si risale a Luisa, a Carmella
che agli inzi del Novecento lasciò il paesino calabro per
raggiungere il marito a New York, dove già vi lavorava
insieme ai fratelli e ad altri parenti e conoscenti.
Tra questi due mondi, che si rifiutano a vicenda, che non hanno
mai riconosciuto il legame fra sua madre e suo padre, Kym si sente
come Persefone, la cui storia le fu raccontata da nonna Miriam
ancora quando era una bimba. Si sente come la figlia di Demetra
costretta a vivere una parte dell'anno con Ade, negli inferi e
l'altra parte dell'anno sulla terra a fianco della madre. Lei
è come Persefone, 'una brava ragazza destinata a vivere
una vita spezzata in due'.
Kym Ragusa è nata a New York nel 1966, è cineasta
e scrittrice. Tema costante dei suoi lavori, documentari e saggi,
è l'analisi delle differenze di genere, di etnia e di pelle
5 maggio 2009