Alexis Wright
I cacciatori di stelle

Rizzoli 2008 - Euro 19.50
di Silvana Ferrari
Alexis Wright è nata nel 1950 in un piccolo centro, Cloncury,
nel Queensland, Australia nord-orientale. Di origine mista, madre
aborigena di etnia Waanyi, padre irlandese, ha vissuto fin da
piccola presso la nazione a cui appartenevano la madre e la nonna.
Attivista da sempre per i diritti all'autodeterminazione dei popoli
indigeni, è stata tra gli organizzatori di due importanti
Congressi Costituzionali Indigeni in cui si definì una
politica unitaria e si diede vita al progetto delle Nazioni Aborigene
Unificate dell'Australia Centrale.

Autrice di libri di storia, di raccolte di racconti e di saggi,
fra cui 'Grog War', un'analisi politica sull'alcolismo
presso gli aborigeni, nel 1997, Alexis Wright scrisse il suo primo
romanzo 'Plain of Promises'. Fu inoltre curatrice dell'antologia
'Take Power' pubblicata per celebrare il XX° anniversario
della legge che permetteva agli aborigeni del Territorio del Nord
di reclamare i propri diritti territoriali ancestrali.
'I cacciatori di stelle', sua ultima opera, ha vinto il
Miles Franklin Award, il più prestigioso premio letterario
australiano.
Il titolo originale 'Carpentaria', fa riferimento al Golfo,
situato nella parte settentrionale del paese, dove il romanzo
è ambientato. E' il luogo del mito in cui 'il serpente
ancestrale, creatura più vasta delle nubi tempestose scese
dalle stelle gravido della sua immensità creatrice
Scese
sulla terra miliardi di anni fa, per strisciare sul ventre pesante,
intorno alle umide terre argillose di Carpentaria.' Ma
anche il luogo della realtà attuale in cui continuano a
perpetrarsi i drammi, i contrasti, gli abusi, le intolleranze
dei colonizzatori bianchi sulla popolazione aborigena. La stessa
famiglia dell'autrice era stata cacciata dalla zona del Golfo
negli anni '30, quando gli allevatori bianchi avevano occupato
i territori aborigeni costringendo le popolazioni a spostarsi
ai margini delle periferie urbane
Lì, l'autrice vi colloca Desperance, una cittadina di frontiera
nata nel momento più alto dell'orgoglio coloniale e ora
segnata da un ineluttabile declino. Ai suoi margini, dove un tempo
cresceva la fitta boscaglia, vivono gli aborigeni, in una discarica
di immondizie, creata dagli abitanti della città, 'stretti
sino a soffocare, ammassati in baracche di lamiera, stoffa e persino
plastica, tutti materiali recuperati fra i rifiuti'.
Protagonista è la famiglia di Normal Phantom, a loro memoria,
abitante da sempre di quelle terre, prima che i bianchi se ne
impossessassero.
Normal vive sul fiume, sulla foce, come avevano fatto i suoi antenati
e di quelle acque conosce tutto: le correnti, le maree, i pesci
che nuotano in banchi e risalgono il fiume, 'e quando parlava
delle stelle, sembrava che ne sapesse del cielo quanto dell'acqua'.
Angel, sua moglie, aveva scelto il luogo, lontano dal fiume e
dal mare, dove costruire la sua baracca e farvi crescere i figli;
era in una zona odiata da Normal, paludosa, in cui nugoli di zanzare
sciamavano facendola da padrone, vicino alla discarica: quanto
lui amava il fiume, tanto lei amava la discarica 'dove trovava
tutto ciò che il suo cuore desiderava e..gratis'. I
loro sei figli crebbero fra questi continui diverbi.
Narrando la storia di Normal e della sua famiglia, Alexis Wright
vuole raccontare la sua storia e quella della sua gente ancora
poco conosciute. La storia delle popolazioni aborigene di quelle
zone, le lotte per il diritto alle loro terre e per il mantenimento
dell'ecosistema che permette loro di continuare a viverci conservando
le loro tradizioni.
Ha lavorato per oltre sei anni al romanzo per ottenere un risultato
che la soddisfacesse, cioè un tipo di narrazione che si
avvicinasse il più possibile al racconto orale tramandato
dai contastorie aborigeni, un abile dosaggio di elementi mitici
e di verità attuali. Durante la sua infanzia, la scrittrice
ha potuto avvalersi di un ricchissimo e originale patrimonio di
storie aborigene trasmessole dalla nonna materna, maestra in quell'arte
così rispettata da chi si dispone all'ascolto.
Perché, come è insegnato nella tradizione, vi è
un'arte nel narrare, ma anche un'arte di chi si presta ad ascoltare.
E i nativi dimostrano grandi capacità per entrambe.
12 marzo 2009