da Art e Dossier di Dicembre 2008
Scene da un diario tragico
di Katia Ricci
Charlotte Salomon nacque a Berlino il 16 aprile del 1917 da Franziska
Grünewald, musicista, e Albert, medico chirurgo. Figlia unica,
trascorse uninfanzia serena fino a nove anni, quando la
madre si suicidò, gettandosi da una finestra. Le fu raccontato
che la causa della morte era stata uninfluenza. Soltanto
dopo il suicidio della nonna, molti anni più tardi, il
nonno le rivelò che anche la madre e altre quattro donne
della famiglia si erano tolte la vita. Nel 1930 il padre si risposò
con Paula Levi, nota cantante lirica, con la quale Charlotte ebbe
un intenso rapporto affettivo. Allavvento del nazismo con
lemanazione delle Leggi di Norimberga contro gli ebrei,
dovette abbandonare il liceo, il Fürstin-Bismarck. Viaggiò
in Italia con i nonni, rimanendo affascinata dalle opere di Michelangelo.
Anche per questo volle dedicarsi allarte e nel 36
fu ammessa allAccademia, poiché, pur di religione
ebraica, il padre si era distinto nella I Guerra Mondiale. Nel
38 abbandonò la scuola per paura delle persecuzioni,
quando il padre fu rinchiuso per qualche tempo nel campo di Sachsenhausen.
Il pogrom della notte dei cristalli consigliò
alla famiglia di mandarla a Nizza, dove già si erano rifugiati
i nonni. Li raggiunse a Villefranche nella villa di Ottilie Moore,
che le offrì assistenza e amicizia e comprò molti
dei suoi dipinti. Nel 40 dopo la morte della nonna e linternamento
per tre settimane nel campo di lavoro di Gurs nei Pirenei, Charlotte,
per superare una grave crisi nervosa, riprese il lavoro artistico.
In soli due anni dipinse i 1325 fogli di Vita? o Teatro?, che
affidò allamico, dottor Moridis, dicendogli:
Ne abbia cura. Le affido tutta la mia vita. Nel 43
il nonno ebbe un infarto per strada, in seguito al quale morì
in febbraio. Charlotte si sposò con Alexander Nagler, ebreo
austriaco, il quale dichiarò di essere ebreo, pur avendo
un passaporto falso, poiché i matrimoni misti erano vietati.
La polizia, messa così sulle loro tracce, li arrestò
in settembre. Internati ad Auschwitz, Charlotte, incinta di quattro
mesi, non passò la selezione e il 10 ottobre fu uccisa
nella camera a gas. Stessa sorte toccò il 1 gennaio del
44 ad Alexander Nagler. Le sue opere sono al Museo Giudaico
di Amsterdam, a cui Albert Salomon le donò.
Leben? Oder Theater? (Vita? o Teatro?) è unautobiografia
per immagini; divisa, secondo la classica struttura teatrale,
in tre parti, prologo, parte centrale e epilogo, è definita
dalla stessa Salomon, ein singspiel, melodramma. Gli attori sono
personaggi reali indicati con uno pseudonimo, che ne mette in
evidenza il carattere.
Ciascuna gouache -colori mescolati con acqua, colla e biacca-,
ottenuta con i tre colori primari (dalla cui mescolanza ricava
tutti gli altri) più il bianco, è formata da figure,
musica e testi scritti, che contengono sia i dialoghi dei personaggi,
sia i commenti dellartista come voce narrante. Laccompagnamento
musicale varia, da una sinfonia a una canzone popolare, dallaria
di unopera lirica alla colonna sonora di film. Charlotte
fa della sua vita unopera darte e nellopera
raffigura il senso della vita. Ne rievoca i nodi fondamentali:
linfanzia, la ricerca della bellezza, a cui la madre aspirava,
il suicidio della madre, quel lugubre 30 gennaio del 33.
E poi lassalto ai negozi degli ebrei, linternamento
del padre, la contestazione antisemita al concerto di Paula, sua
seconda madre, la bocciatura agli esami dellAccademia, la
tanto sospirata ammissione, il complesso rapporto di amore e gelosia
con Paula, lamore per Alfred Wolfsohn (Amadeus Daberlohn),
le appassionate discussioni sullarte, fino allamaro
distacco dellesilio.
Ella non si presenta come vittima, non oppone odio a odio, non
esprime solo la necessità di uscire dallorrore che
la circonda, ma il desiderio di diventare la donna che vuole essere.
Crea un linguaggio originale, in cui sono evidenti influenze degli
Espressionisti e di Chagall, del linguaggio cinematografico, dei
fumetti e dellespressione grafica infantile, rivisitata
dalle avanguardie. Gli episodi della persecuzione si mescolano
con le scene di affettività e di amore per la vita in tutte
le sue forme. La presa di potere di Hitler è rappresentata
da un compatto drappello di nazisti, tutti uguali, minacciosi
nella loro divisa rossa, simbolo di pericolo, come la bandiera
con la svastica, che agitano. Su quelle teste, quasi del tutto
prive di connotati umani, è stampigliata quella data sinistra,
30 -I -1933. Il commento suona come una satira della propaganda:
La svastica- un simbolo luminoso di speranza- ora spunta
il giorno della libertà e del pane.
Nella gouache in cui rievoca le vacanze sulle montagne bavaresi,
lazzurro, secondo Kandinskji il più spirituale dei
colori, e il verde richiamano sensazioni di serenità e
di agio. Inquadrata in alto e in basso da due treni, che vanno
in direzioni diverse per indicare larrivo e la partenza,
tra prati, mucche, laghetti e cime montuose, la piccola Charlotte
vestita di azzurro corre e salta con il padre e la madre, rappresentata
un trentina di volte nella sua gonnella rossa. Nel racconto dei
momenti immediatamente successivi alla morte della madre, usa,
invece, colori scuri: Charlotte corre a precipizio in un buio
corridoio per cercare di sfuggire al dolore, rifugiandosi infine
nel bagno.
Larte per lei non è certo evasione e fuga dal reale,
ma unica possibilità di sopravvivenza, fluisce direttamente
dalla vita, dalla necessità di trovare alternative possibili.
Questo la salvò dalla depressione e dal sentirsi vittima
e laiutò a interrogare e elaborare fino in fondo
le proprie emozioni. Il suo scopo non era solo salvare se
stessa, come disse Etty Hillesum in quegli stessi anni,
ma costruire una testimonianza di come poter uscire da un destino
che si presentava ineluttabile e dare un senso universale alla
sua vicenda. Per raccontare questo singolare percorso, ha inventato
una nuova forma narrativa e un linguaggio artistico composito.
Con vari mezzi sottolinea la distanza tra lessere protagonista
degli avvenimenti e lesserne narratrice: il commento è
in terza persona, la realtà si mescola alla fantasia, lo
stesso titolo pone un legame, ma anche unambiguità,
tra vita e teatro, vale a dire tra realtà e finzione. Il
tono è vario, a volte ironico, i testi talvolta in rima,
come in qualche gouache in cui rappresenta Daberlhon, il maestro
di canto. Con lui Charlotte polemizza, pur amandolo, e mette in
scena il conflitto tra uomo e donna nella visione dellartista,
non genio solitario, ma legato alla vita. Inoltre da narcisista
qual è, egli si sente un pigmalione. Mortificato dalla
reazione di Paula, tuttaltro che propensa a farsi condizionare
nella sua libertà espressiva di cantante, seduto al tavolino
del caffè, davanti a un boccale di birra, sfoga la sua
delusione. La nota ironica consiste nel fatto che le parole pronunciate
da Daberlhon, in rima, lascia che io ti plasmi, lascia che
io ti plasmi. Questo è tutto ciò che chiedo, tutto
ciò che chiedo, siano scritte sopra il boccale, come
se fossero la continuazione delle bollicine di schiuma che trabocca
dal bicchiere.
Riflettendo sui motivi per cui le donne della famiglia si erano
tolte la vita e rielaborando il dolore, Charlotte comprende che
esse, cercando la propria libertà, con il suicidio riuscirono
solo a sottrarsi alloppressione patriarcale, che per lei
è la matrice del nazismo. Lavorando freneticamente, riempiva
i fogli con una gestualità, che, quanto più procedeva
nel racconto e si avvicinava al tempo presente, tanto più
diventava ampia e veloce, ottenendo un tratto più essenziale
e un colore più puro. Man mano lopera diventava la
sua vita e la vita lopera, al punto tale che nellimmagine
di chiusura si ritrae di spalle, in ginocchio di fronte al mare,
con la mano sinistra che regge il foglio, il braccio destro libero
di muovere il pennello sulla carta, che in realtà non cè,
perché al posto del foglio cè il mare stesso.
Sulla schiena è dipinto il titolo Leben oder Theater, Vita
o Teatro, senza il punto interrogativo, come se non solo la sua
vita, ma il suo stesso corpo fosse diventato lopera. La
ricerca di Salomon va dal figurativo allinformale, frutto
del passaggio da uno sguardo allindietro verso le vicende
vissute, pur trasfigurate dal ricordo, ad uno sguardo rivolto
dentro di sè, perché, come afferma in una delle
ultime pagine, bisogna entrare in se stessi per poterne uscire.
Se confrontiamo le gouache del prologo con quelle dellepilogo,
notiamo come le prime siano più descrittive e dense di
segni, colori, parole e elementi narrativi.
Quelle dellepilogo, invece, rifuggendo dai particolari,
acquistano tratti quasi informali per rappresentare non tanto
gli eventi quanto il loro senso, come quando cerca di confortare
la nonna in preda alla disperazione, ricordandole i motivi per
cui la vita vale la pena di essere vissuta.
Molto tenere sono alcune pagine, in cui Charlotte racconta i giorni
della sua infanzia popolati di figure amorevoli, il padre, la
tata, ma soprattutto la madre, mentre lallatta, labbraccia,
la porta in giro in carrozzina. Non cè nessun riferimento
ai luoghi in cui si svolgono le azioni, perché per una
bambina gli spazi significativi sono quelli affettivi, che sono
tutto il suo mondo. In una scena Charlotte saluta dal suo recinto
i genitori che escono, agitando una mano assai grande, come se
la bambina volesse colmare la distanza che la separa da loro.
Il ritmo veloce, la disposizione in cerchio delle figure intorno
a Charlotte suggeriscono quasi il suono delle voci che spesso
nel ricordo accompagna le immagini. La memoria dellabbandono
fiducioso, del rapporto pulsionale e carnale con il corpo materno
costituisce lhumus della sua lingua poetica, musicale e
visiva. E da lì che Charlotte è venuta al
mondo, quelle sono le sue radici; averle riconosciute e aver trovato
un linguaggio così originale per raccontarle le ha dato
la possibilità di riuscre a vedere altre strade oltre a
quella della disperazione e della sventura. Ha ritrovato la sua
libertà di donna, restituendo vita e senso alla figura
tragica della madre, e consegnando un luminoso esempio alle generazioni
future.