da L'Unità del 4 settembre 2009
L'allarme: "L'abc delle
nostre libertà è a rischio
di Mariagrazia Gerina
"Andiamo nelle scuole ad insegnare l'articolo
tre della Costituzione, anche la seconda parte... è compito
della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto
la libertà e l'uguaglianza dei cittadini... L'abc delle
nostre libertà democratiche sono a rischio e se lo capiamo
prima noi degli uomini meglio anche per loro", organizza
l'azione Nadia Urbinati, docente di Teoria politica e ideologie
moderne alla Columbia University e al Sant'Anna di Pisa: "L'opposizione
non è solo in parlamento, ma anche quella che fuori dal
parlamento non ha voce e non ha luoghi". E' stata lei ad
avviare sulle pagine de l'Unità il dibattito sul silenzio
delle donne davanti al Papi-gate. E ieri c'era anche lei,
insieme a Paola Concia, Vittoria Franco, Susanna Cenni, Alessandra
Bocchetti, Maite Larrauri, Siriana Suprani e in collegamento
telefonico la regista Lorella Zanardo, al forum organizzato
nella nostra redazione per fare il punto su donne, corpo potere,
iniziativa politica femminile, dopo un mese di riflessioni, articoli,
analisi, idee.
Una prima riunione operativa. In cui anche i dubbi servono: Che
vogliamo dire, per esempio, quando diciamo: noi donne?,
domanda la spagnola Maite Larrauri, insegnante. Certo un
tempo era chiaro, adesso no. Ma da qui si riparte. Primo
appuntamento in agenda: partecipare tutte il 19 settembre alla
manifestazione sulla libertà di stampa. E poi: Individuiamo
degli obiettivi attorno a cui mobilitare le donne e poi vediamo
se questo movimento c'è.
"Né vittime, né rivendicative", suggerisce
Siriana Suprani, dell'Istituto Gramsci: "E' il momento di
fare battaglie non solo per noi stesse ma per tutti". Obiettivo:
riprendere l'iniziativa. Dopo quello che Nadia Urbinati, appunto,
ha chiamato il silenzio delle donne: "Nessuna
di noi in realtà era in silenzio, ma di fronte agli eventi
gravi le donne si sono sempre mobilitate facendo sentire la loro
presenza attiva e collettiva, mentre davanti al maltrattamento
a cui abbiamo assistito perché non c'è dubbio
che così si debba definire quel via vai di donne a Palazzo
Grazioli siamo rimaste in silenzio, forse perché
attonite, forse perché si trattava di un maltrattamento
ingannevole", riflette Nadia Urbinati, richiamando l'attenzione
sul nodo centrale di tutta la questione. Il rapporto tra sesso
e potere. Altri modelli cercasi. Disperatamente. Un'alternativa
a Noemi e a Patrizia D'Addario deve esserci. "E non è
possibile che l'unica altra via perché si parli di donne
è quando sono vittime di violenza o comunque vittime",
si accalora Alessandra Bocchetti, storica e femminista. Almeno
in Germania hanno Angela Merkel, sbotta Paola Concia. Da noi
come suggerisce qualche lettore c'è Mara Carfagna,
ministro delle Pari Opportunità.
Come smontare il modello velina dunque? "Perché
va bene l'allarme sulla proposizione del corpo-oggetto fatta dalla
tv er però poi i giovani hanno un bisogno enorme di corpo,
per loro l'espressione attraverso il corpo è fondamentale",
spiega Lorella Zanardo, autrice (insieme a due uomini,
precisa lei) di un documentario su Il corpo delle donne,
appunto, che è un montaggio rivelatore di come la tv le
vuole, e anche animatrice dell'omonimo blog (www.ilcorpodelledonne.net,
240mila contatti). "Sul nostro blog , ci scrivono tanti ragazzi
che dicono: ok, il corpo oggetto non va bene, ma dateci spazi
e modi dove esprimere il nostro copro che per noi è una
conquista e la vogliamo esibire". Figuriamoci se sarà
un gruppo di femministe a smentirli. Tanto più
che riapproriarsi del corpo significa di fatto rovesciare il rapporto
con i media. Questione delle questioni. Come? Magari come
la stessa regista Lorella Zanardo vorrebbe fare andando
a insegnare nelle scuole educazione alle immagine e alla televisione.
La scuola di nuovo. E accanto a questa, si snocciolano poi in
due ore fittissime di workshop tutte le altre questioni. Il lavoro,
prima di tutto. Il lavoro e come conciliarlo con la cura
della famiglia, come fare in modo che anche il lavoro di cura
diventi spazio pubblico condiviso, articola Vittoria Franco,
senatrice e responsabile Pari Opportunità del Pd: La
destra ci sta facendo fare un passo indietro e anche nel Pd si
stenta a far capire la centralità di questi temi.
Mettiamo le mani nella pasta del nostro paese, rivendica
Alessandra Bocchetti, femminista e storica, convinta che il punto
non sia rivendicare ma governare: Un paese di
uomini e donne non può essere governato da soli uomini.
Mi sono sentita un colpo allo stomaco alla prima seduta
del parlamento, quando una a una si sono alzate le parlamentari
del Pdl, era chiarissimo il messaggio: le donne in questo paese
le rappresentiamo noi, racconta la parlamentare del Pd Susanna
Cenni.
E gli uomini? Si posso cambiare, suggerisce da brava insegnate
Maite Larrauri: "Si parla di Zapatero come un uomo di sensibilità
estrema ma non si dice quante donne hanno fatto pressione su di
lui perché diventasse così sensibile. Io
so che in Germania dove Angela Merkel è cancelliera il
valore sociale delle donne è salito, dice la deputata
del Pd Paola Concia, autrice della proprosta di legge contro l'omofobia.
Altro esempio di possibile iniziativa.
Delle otto ospiti tre erano parlamentari del Pd. A proposito:
come mai non c'è nemmeno una candidata donna alla segreteria
del Pd. La domanda non cade nel vuoto. Il congresso è
stato pensato come un risiko per maschi, si lamenta Paola
Concia. E però: Anche noi non siamo riuscite a rovesciare
le regole del gioco e ci siamo trasformati in comari dell'uno
e dell'altro. Certo, dipende anche da noi... E in
effetti ragiona Vittoria Franco - Anna Finocchiaro sarebbe
stata una bella candidatura.