da L'Unità del 5 settembre 2009
Tutti i passaggi del Forum
Uscire dal silenzio, farsi sentire. Adesso. Perché le cose
stanno già accadendo: la mortificazione, ogni giorno, di
troppe donne. E poi, a un passo, quella della libertà:
di esprimersi, di competere, di informare e di essere informate.
A lUnità - un mese dopo linizio della nostra
campagna «Ribellarsi fa bene» - molte delle voci che
quel dibattito hanno animato.
Per rimettere in fila le questioni. Per darsi una idea, una «cosa»
da cui ripartire. E per vedere se dietro questo qualcosa - i diritti,
e le cose legate ai diritti: parità, rappresentanza, potere
politico - può riannodarsi un movimento.
Dunque, come rompere il silenzio?
Nadia Urbinati: «Credo che si debba spezzare quella
catena primaria che è il binomio sesso-potere - dice, lei
che per prima sul nostro giornale ha aperto il dibattito - . Guardiamo
alla vicenda ragazze a palazzo Grazioli: siamo di fronte a un
maltrattamento della donna, ma abbiamo taciuto. Quello scambio
- tra corpo e carriera, e che magari molte interpretano come arma
di scambio - è finto: in questo contesto le donne
dipendono sempre. Lo vediamo in tv, che dovrebbe essere un luogo
democratico e normale di presenza. Non è un tempo benevolo
questo per stare in televisione: o sali su una gru, o fai lo sciopero
della fame, niente alternative. Come possiamo farci sentire in
questo contesto? Tre proposte: nuovi movimenti politici; poi cè
la parte di rivendicazione giuridica della sopraffazione - penso
a quellinsegnante di Bologna che si sta battendo contro
i tagli della Gelmini e che è stata estromessa anche perchè
consigliera dopposizione in Comune. Terzo, lEuropa:
tra parlamento e Commissione dobbiamo rendere presenti tutte le
anomalie italiane. Quarto: lopinione pubblica, linformazione.
Cè un monopolio dispotico dei media, superiamolo.
Andiamo in piazza con cartelli, sit-in. Facciamoci vedere a chi
ci passa accanto. Oltre loscuramento catodico».
Vittoria Franco: «Difficile prendere spazio. Lo
vedo anche dentro al Pd. Il nodo è quello di renderci davvero
protagoniste. Invece esistiamo solo come vittime: stupri, scandali
sessuali. Siamo altro: scienziate, astronaute. Samantha Cristoforetti,
per esempio: sarà lei la prima ad andare sullo spazio».
In cerca di modelli, allora? Il punto è che sembra
non esserci scampo: o tentare molta fortuna subito - sposando
un milionario, come suggerisce il premier - oppure cercare pochissima
fortuna lentissimamente: studiando, facendo concorsi, insomma
percorsi normali che per le donne in Italia sono una condanna...
Lorella Zanardo: «Il punto è proprio quello
dei modelli. Con il nostro documentario e poi sul nostro blog
Il corpo delle donne abbiamo fotografato tutto: veline,
umiliazioni. Stiamo lavorando per aumentare il livello di consapevolezza:
ma lo vedete davvero quello che state guardando in tv, questo
mercato? Anche perchè l80% di chi guarda la tele
ha solo quello come mezzo dinformazione. In rete - soprattutto
giovani uomini - hanno il coraggio di dire: vorremmo anche noi
altre femminilità, ma dove sono? Dallaltra parte
giovani donne: no, vogliamo essere belle, magre, desiderabili.
Libere. Ma non oggetti. Non toglieteci la conquista dei nostri
corpi liberati. Resta la domanda: quali modelli alternativi siamo
in grado di fornire?».
Paola Concia: «Ecco però il nodo: le donne
sono precepite come del potere. Il caso-Noemi è
solo lultimo scoperchiamento della questione. In realtà
il vario mondo delle donne - come lo chiamo io - nel
racconto pubblico del paese non esite. Non abbiamo valore sociale
né potere. La Germania della Merkel è lontana anni
luce. Lì le veline ci sono, ovvio. Ma ci sono - e si vedono
- tutte le altre. Appunto: la percentuale di conigliette da noi
chi la tiene a bada? Le istituzioni no, la società civile
nemmeno».
Non solo il Il corpo delle donne. Abbiamo anche
- nonostante lo spot oscurato - il sovversivo Videocracy...
Zanardo: «Un momento: quando Fabrizio Corona dice
Io sono il nuovo Robin Hood, rubo ai ricchi per dare a me
il rischio è addirittura di subire una fascinazione di
quel modello - speculare e identico rispetto a quello delle veline.
Ma se non sappiamo capire le immagini e il loro messaggio andiamo
incontro a un fraintendimento che poi altera significati e valori...
».
Infatti Noemi diceva serenamente: voglio fare la velina o
la deputata, e dopo un po di giorni - ripiegando in un certo
modo - ci ha aggiunto oppure mi andrebbe un reality...
Susanna Cenni: «Chiaro. Mi viene in mente unimmagine:
il primo giorno di questa legislatura. Alla Camera sfilata di
tutte le neoelette del Pdl: belle, tacchi ma anche lauree e master.
Eccoci ci dicevano, e pareva una sfida. Confesso:
è stato un pugno nello stomaco. Non abbiamo reagito. Politicamente,
intendo».
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