da L'Unità del 28 agosto 2009
«Berlusconi danneggia
lonore degli uomini»
di Elisabetta Ambrosi
«Impossibile stuprare una donna che resiste».
«Il no delle donne è un sì, perché
le donne in realtà lo vogliono». «Gli uomini
sono facilmente accusati di stupro».
Luoghi comuni ormai dimenticati?
Purtroppo no, secondo quanto sostiene Joanna Bourke, storica londinese
e autrice di una vastissima ricerca sul tema della violenza sessuale
dalla metà dellOttocento ad oggi (Stupro, Laterza,
2009), intervenendo nel dibattito de lUnità sul silenzio
e sulla voce delle donne.
Senza strizzare locchio né a chi relativizza la
questione, né a un certo femminismo secondo cui la violenza
è innata alla onnipotente natura maschile, la studiosa
attacca frontalmente i «rape myths», ricordando una
storica sentenza italiana del 1999, poi ribaltata, che stabilì
che era impossibile stuprare una donna in jeans.
«Pensi che ci sono persino alcune donne che trovano affascinante
la tesi per cui se si resiste non si può essere violentate,
perché questo le fa sentire inattaccabili. Ma lunico
modo per fermare la violenza è smascherare i luoghi comuni
che la alimentano, questo compreso».
Professoressa Bourke, sono solo gli uomini a stuprare?
«Solo uno su cento è donna. Tuttavia, se ci riferiamo
solo alle violenze sui bambini, è possibile incontrare
delle donne, in genere madri o babysitter. Ciò non vuol
dire affatto che laggressione sessuale fa parte dellidentità
maschile. Non cè niente di naturale nella
violenza degli uomini; anzi, gli uomini aggressivi sono il risultato
di un fallimento delle nostre comunità. La violenza non
è inevitabile».
Stupratori non si nasce, si diventa.
«Le domande sullidentikit fisico, psicologico e ambientale
dello stupratore hanno sempre ossessionato lopinione pubblica.
In un primo momento si credeva che gli stupratori fossero uomini
non evoluti, primitivi, con una certa forma delle mascelle e un
pene piccolo. Queste teorie razziste sono state poi sostituite
da visioni che accentuavano il ruolo della povertà e dei
disordini familiari e infine, da teorie psicoanalitiche, secondo
cui gli aggressori sono uomini malati che soffrono di complessi
inconsci su cui non hanno alcun controllo».
Lei quale spiegazione preferisce?
«Oggi si è arrivati a riconoscere che la nozione
di malattia non basta. Spesso la violenza si situa nella normale
interazione tra uomo e donna. Inoltre, tutte queste teorie implicavano
delle punizioni - castrazione, lobotomia, prigione - oppure delle
terapie, comportamentali o psicologiche, che hanno mostrato i
loro limiti».
Un partito italiano di governo inneggia alla castrazione chimica.
«Secondo lei, come può funzionare questa terapia
senza la collaborazione del paziente? Inoltre, non abolendo lodio
e la paura connesse al comportamento criminale, la castrazione
ormonale aumenta la pericolosità di questi individui, che
spesso hanno preso misure estreme per attestare la loro mascolinità».
Perché secondo lei così poche donne denunciano
le violenze (una su cinque, come lei scrive?)
«Di fronte alla struttura sociale e istituzionale, la donna
può sentirsi fragile. Durante la testimonianza di stupro
in un processo, ad esempio, si analizza il modo in cui si veste,
laccento, la sua attrattività, inchiodandola così
al suo corpo. Poche sono in grado di sostenere questa prova».
Qual è allora la strada per combattere questo male?
«Prendere atto che lo stupro è una questione che
riguarda anche gli uomini, e di conseguenza ripensare la mascolinità
focalizzandosi sullagire maschile e sul suo immaginario.
Va ricordato che quando un uomo abusa di una donna, tutti gli
altri ne sono offesi e che il corpo delluomo è un
posto di piacere, non uno strumento di oppressione e di dolore».
La sua accusa è anche per i media?
«Sicuramente, perché sono gravemente responsabili
del modo stereotipato in cui riportano la violenza sessuale e
più in generale i rapporti di forza tra uomo e donna. E
non dimentichiamo la politica, con le sue leggi e i suoi comportamenti.
Posso dire che Berlusconi ha danneggiato soprattutto lonore
degli uomini italiani?».