AL MURO è schierata una miriade di piccoli corpi grigi
decapitati, in piedi, braccia lungo i fianchi, impercettibilmente
diversi. Sono i Bambini con cui Magdalena Abakanowicz accoglierà
i visitatori: 90 figure in ceramica vulnerabili e minacciose,
perché «tutte le moltitudini sono senza testa.
Hanno reazioni pericolose, da organismi senza cervello».
Tra fantasia e inquietudine, del resto, e sfruttando in modo
originale i media più diversi, dalla morbidezza arrendevole
dei tessuti alla durezza dell' acciao corten, si è
sempre sviluppata la ricerca di Abakanowicz. Che ha una biografia
da romanzo d' appendice. Classe 1930, figlia di un' aristocratica
polaccae di un nobile russo di origini tartare (discendente
del mongolo Abaka-Khan, pronipote di Gengis), cresce in campagna
tra domestici e precettori, fino all' invasione nazista del
' 39. Si rifugia a Varsavia (dove vive tuttora), e con l'
avvento del regime comunista nasconde le proprie origini per
accedere agli studi. All' Accademia, la sua passione «politicamente
scorretta» per l' arte astratta viene punita con sfilze
di zero in pagella, e la sua mostra d' esordio (nel 1960)
viene chiusa a poche ore dall' inaugurazione. Scomoda anche
la posizione del marito Jan, che diventerà leader di
Solidarnosc. Eppure, nulla di tutto ciò le ha impedito
di rimanere legata al proprio paese, di perseguire con ostinazione
la carriera, di insegnare (all' Accademia di Belle Arti di
Poznan e all' UCLA), di viaggiare ed esporre in tutto il mondo.
La mostra alla Fondazione Pomodoro ripercorre liberamente
mezzo secolo di carriera di Abakanowicz, che ne ha curato
personalmente (insieme ad Angela Vettese, direttrice della
Fondazione, sotto la cui egida sembrano in crescita le «quota
rosa»: a fine anno, sarà la volta di un' antologia
della spagnola Cristina Iglesias) la scelta delle opere e
l' allestimento, perché «la scultura per me non
è un bell' oggetto da guardare, ma l' esperienza di
uno spazio da sperimentare»- da cui il titolo: Space
to Experience. In un angolo, campeggia la spettacolare installazione
Embriology (creata per il Padiglione Polacco alla Biennale
di Venezia del ' 79), un agglomerato di oltre 600 «gusci»
cuciti a mano con fibre di iuta, garza, cotone, canapa; dall'
alto pendono gli Abakans neri e rossi, le sue opere più
note (che nel ' 65 le valsero il Grand Prix alla Biennale
di Sao Paulo e la ribalta internazionale), sculturebozzoli
avvolgenti, sensuali, che tesseva a mano «per via delle
circostanze: all' epoca avevamo diritto solo a due stanze».
In ordine sparso, le 11 figure de La corte di Re Artù
in acciaio inossidabile fuso a vista, destinate a una piazza
di Varsavia. E ancora, due enormi Teste in acciaio: una porta
il sigillo della fonderia bolognese Venturi Arte, dove negli
anni ' 80 Abakanowicz ha scoperto la tecnica del bronzo, preparando
la sua gigantesca Katarsis per il parco della scultura della
Fattoria di Celle, in Toscana. Come è approdata a Milano?
«Ho conosciuto Arnaldo Pomodoro anni fa, per caso, come
succedono quasi tutte le cose. Ma abbiamo continuato a rimanere
in contatto, a parlarci e confrontarci,e alla fineè
arrivata questa mostra. Che per me è la testimonianza
di quanto sia necessario comunicare, sempre, a dispetto delle
distanze geografiche e culturali. Perché l' arte è
un linguaggio al di là delle parole.» Fondazione
Pomodoro via Solari 35, inaugurazione domani ore 18.30, fino
al 26 giugno.
Space to experience
A cura di Angela Vettese
L'esposizione presenterà un gruppo selezionato di
opere di grandi dimensioni, in grado di raccontare 50 anni
di lavoro di una tra le voci piu' autorevoli della scultura
contemporanea internazionale.
La stagione espositiva 2009 della Fondazione Arnaldo Pomodoro
di Milano si apre con la mostra di Magdalena Abakanowicz (1930),
una delle personalità piu' autorevoli della scultura
contemporanea internazionale, già medaglia d'oro alla
VII Biennale Internazionale dell'Arte di San Paolo del 1956,
rappresentante unica del padiglione della Polonia alla Biennale
di Venezia del 1979 e celebrata nel 2008 da una retrospettiva
al Palacio de Cristal, Madrid, al Museum Kunst Palast di Dusseldorf.
Nello stesso anno la Tate Modern ha acquistato la sua imponente
opera Embriology che sarà in mostra a Milano.
Dal 10 aprile al 26 giugno 2009, la personale, curata da Angela
Vettese, proporrà un gruppo selezionato di opere di
grandi dimensioni, realizzate in cinquant'anni di attività
dall'artista polacca, che testimoniano la sua versatilità
nell'uso dei materiali - dal corte'n al bronzo all'alluminio,
dalla corda, ai filati e grovigli di tessuti di iuta - e nella
descrizione della condizione umana.
Indipendente da qualsiasi tradizione, e' molto difficile,
se non addirittura impossibile, classificare il lavoro di
Magdalena Abakanowicz all'interno di un solo filone espressivo.
La sua ricerca mostra comunque punti di contatto con la tendenza
intenzionale antiforma e ha toccato tempestivamente i temi
della femminilità e dell'erotismo. Nel corso della
sua carriera, ha potuto infatti operare nella totale libertà
dalle regole. Quello che permane in ogni sua fase creativa,
sono le mostre, concepite per essere spazi di esperienza e
luoghi in cui maturare sinteticamente una serie di paure,
delizie, stupori, protezioni, solitudini a altri sentimenti
basilari cosi' come accade nella successione dei fatti dell'esistenza
umana.
Space to experience, termine a lei caro - che dà il
titolo all'iniziativa - significa infatti spazi da esperire
con tutti i sensi. Per Magdalena Abakanowicz, l'opera e' la
mostra nel suo complesso, installazione dalle molte tecniche
ma tesa a fare nascere un'atmosfera di generale disagio, di
stupore per la vita e al contempo di inestricabile difficoltà
del vivere.
Tra le opere presenti alla Fondazione Arnaldo Pomodoro, si
segnalano gli Abakans, superfici rotondeggianti tessute a
mano, tinte di nero o, piu' raramente, di rosso e arancione.
La corda con cui sono fatte veniva reperita dall'artista nelle
discariche sugli argini del fiume Vistola e senza poterne
realmente vedere lo sviluppo spaziale; solo in un secondo
tempo, distesi e allestiti, questi oggetti si rivelarono gruppi
di presenze metaforiche che alludevano a folle di persone,
e a frammenti di materia e a cellule di fluido: le loro movenze,
una volta installate in verticale, assomigliavano a un mare
mosso da onde ritmiche.
La sua scultura di materiali soffici tocco' un apice con il
complesso Embriology, un ambiente composto in origine di ottocento
elementi (duecento sono andati dispersi durante la Biennale
di Venezia, probabilmente asportati dai visitatori), una delle
installazioni ambientali piu' d'impatto mai realizzate. Come
scrive Angela Vettese, -Chiunque vi penetri entra in una sorta
di ovaia dove si trova a contatto con le diverse fasi della
vita nel suo momento di bozzolo iniziale, di piccolo ammasso
cellulare, di esseri che stanno passando come gli embrioni
dallo stato di merula a quello di feto. Ci troviamo a confrontarci
con la transizione da uno stato all'altro, con l'apparente
disordine delle cellule nel nostro corpo, con i tessuti del
corpo che e' cosi' facile -lacerare o anche soltanto disturbare.
Embriology e' un grande teatro dell'essere prima che esso
sia, benche' ricordi - o forse anche per questo - i luoghi
dove i mercanti di granaglie tengono i sacchi delle loro merci,
cosi' preziose e cosi' facilmente esposte ai topi e ad altre
calamità-. A tal proposito, la stessa Abakanowicz afferma:
-Io divento una cellula di questo organismo senza confini
che e' la folla, come altri già integrati e deprivati
di espressione. Distruggendosi l'un l'altro, noi ci rigeneriamo.
Attraverso l'odio e l'amore, noi ci stimoliamo l'un l'altro-.
L'ingresso nella scultura fatta con materiali tradizionali
e' stato tardivo, e si e' compiuto nel 1985 con Katarsis,
una grande installazione scultorea realizzata presso la Fattoria
di Celle a Pistoia. Da allora Magdalena Abakanowicz ha sperimentato
molte materie dure: dopo il bronzo e' venuto l'acciaio corte'n,
l'acciaio inossidabile, l'alluminio, i laterizi e i mattoni
mescolati con l'alluminio fuso (per Standing Figure with Wheel)
e ancora il legno, vari tipi di resine, la pietra degli sferoidi
di Unknown Growth (1998), installati nell'Europas Parkas in
Lituania, e quella dell'esplosione in frammenti e cristalli
di ventidue massi presi al confine canadese per Spaces of
Stone (Hamilton, New Jersey).
Magdalena Abakanowicz nasce in Polonia nel 1930 da una famiglia
di possidenti terrieri di origini aristocratiche. A causa
del conflitto mondiale e' costretta a trasferirsi a Varsavia,
dove ha inizio la sua ricerca artistica e dove ancora oggi
vive e lavora. I suoi inizi sono stati segnati da un atteggiamento
sospettoso da parte del regime Polacco, per cui pote' lavorare
solamente in modo segreto e senza spazi adeguati. A impaurire
le autorità era soprattutto la struttura antieroica,
molle, decisamente dubitativa dei valori politici dominanti.
Abakanowicz crea strutture morbide e flessibili, forme intrecciate
di diverse fibre, grezze al tatto; la serie Abakans (1965-75),
cosi' denominata dal proprio cognome, dichiara la volontà
di occupare lo spazio per entrare dentro l'opera, perche'
la sensazione di interiorità diventi una condizione
necessaria alla comprensione. Il linguaggio metaforico del
suo lavoro si rivela nella -irripetibilità all'interno
della quantità: una folla di persone o di uccelli,
insetti o foglie e' un misterioso assemblaggio di varianti
di un certo prototipo, un enigma della natura aberrante, di
esatta ripetizione o incapacità di produrre se stessa,
proprio come una mano non puo' ripetere il proprio gesto"
(M. Abakanowicz). L'artista analizza il punto in cui l'organico
incontra il non-organico, in cui cio' che e' ancora vivo incontra
cio' che e' già morto, dove tutto cio' che esiste in
oppressione incontra tutto cio' che lotta per la liberazione:
Embryology (1978-1981) si presenta come una sequenza di circa
800 moduli di varie dimensioni a forma di patate, ricuciti
di iuta; quelle forme diventeranno poi figure umane sedute
o in piedi, figure senza testa, teste, mani o schiene (le
serie Heads, Backs, Crowds). A poco a poco le opere si fanno
sempre piu' possenti, ma continuano ad essere di materiali
fragili e deperibili; ciascuna figura e' una individualità
tra la folla, quindi ha una propria espressione, specifici
dettagli della pelle, la superficie e' naturale come corteccia
d'albero o come pelliccia di animale, e' l'impronta delle
dita dell'artista sull'opera.
Dal 1965 al 1990 Magdalena Abakanowicz e' docente presso l'Accademia
di Belle Arti di Poznan in Polonia e dal 1984 visiting professor
presso la UCLA (University of California, Los Angeles). Riceve
numerosi riconoscimenti di livello internazionale, dal Royal
College of Art di Londra, dalla Rhode Island School of Design,
dall'Accademia di Belle Arti del Pratt Institute, dall'Art
Institute of Chicago, dall'Accademia di Belle Arti polacche
di Lodz e di Poznan, dalla Akademie der Künste di Berlino
e di Dresda.
Nel 1965 vince il Gran Premio alla Biennale di S.Paolo e nel
1980 rappresenta il suo Paese al Padiglione polacco della
Biennale di Venezia.
Importanti gallerie e musei hanno ospitato le sue opere,
tra i quali la Marlborough Gallery di New York, il Muse'e
d'Art Moderne de la Ville di Parigi, il Museo National Reina
Sofia, nel cui Palazzo di Cristallo e' stata installata la
serie de La corte di Re Artu', tra gli ultimi lavori dell'artista.
L'artista sarà in mostra al Kunst Palast di Dusseldorf
fino a Gennaio 2009.
Magdalena Abakanowicz riceve importanti commissioni all'aperto,
-spazi di esperienza-, in Italia, Germania, Israele, Corea
del Sud, Stati Uniti; l'artista crea luoghi dove la tensione
data dallo spazio invita lo spettatore a muoversi tra forme
di energia impietrita, di bronzo, pietra o legno. Nel 1990
realizza Folla di Bronzo, un gruppo di 36 figure presso la
Grande Asse di Parigi; nel 2004 il gruppo Big Figure 20 viene
installato di fronte alla Princeton University Art Museum
e una nuova istallazione permanente Agora, composta di 106
figure in ferro di circa 9 metri di altezza ciascuna, viene
inaugurata nel novembre del 2006 al Grant Park di Chicago.
L'intera popolazione delle sue figure e' sufficiente a colmare
una grande piazza pubblica e ad oggi sono piu' di mille, ma
la folla non e' mai stata esposta insieme. Le figure restano
nei numerosi musei, collezioni pubbliche e private in varie
parti del mondo. Esse costituiscono un avvertimento, un senso
prolungato d'ansia proprio della poetica della scultrice.