da Il corriere della sera del 26 aprile
2009
"Care femministe occidentali,
lottate per le donne islamiche"
di Viviana Mazza
«Il movimento femminista è andato in bancarotta»,
svuotato di significato dal suo stesso successo. È radicale,
Ayaan Hirsi Ali, nella diagnosi, ma anche nelle aspettative. Femminista,
39 anni, nata in Somalia, ex deputata in Olanda e oggi studiosa
dellorganizzazione conservatrice American Enterprise Institute
negli Stati Uniti, dove vive sotto scorta, Hirsi Ali ha criticato
duramente il trattamento delle donne nelle società islamiche.
Lo ha fatto nei suoi libri Non sottomessa (Einaudi), Infedele
e Se Dio non vuole (Rizzoli). Nel 2004 il suo amico Theo van Gogh,
con cui aveva girato un film sulla sottomissione delle donne nellIslam,
fu assassinato in Olanda. Sul suo petto, cera una lettera
affissa con un coltello: una sentenza di morte per Hirsi Ali,
autrice della sceneggiatura del film.
Mentre le donne musulmane combattono in Occidente e nei Paesi
dorigine una battaglia per i diritti, le femministe occidentali
non stanno protestando con forza accanto a loro. Sul fronte italiano,
Susanna Camusso, Lidia Menapace, Assunta Sarlo hanno sostenuto
che «il movimento femminista è come un movimento
carsico, che compare e scompare» e che viviamo «una
stagione di silenzio», in cui le donne non hanno rilievo
politico. Per questo, dicono, oltre che per una difficoltà
a discutere di Islam, non si scende in piazza. «Non esiste
un nuovo femminismo globale fatto di donne immigrate, donne dei
Paesi del Terzo Mondo e donne occidentali dice adesso Hirsi
Ali . In ogni Paese ci sono donne come me, come Taslima
Nasreen, come Irshad Manji in Canada, Necla Kelek in Germania,
ma siamo sparse per il mondo, non abbiamo ununica organizzazione
». Allanalisi segue però lobiettivo.
«È il momento di ripensare lintero movimento
femminista, di dire che dopo aver ottenuto tanto in Occidente,
si deve iniziare un movimento per la liberazione delle donne non
occidentali».
A 5 anni Hirsi Ali fu sottoposta allinfibulazione. A 22,
fu costretta a sposarsi. Messa su un aereo per il Canada, approfittò
dello scalo in Germania per fuggire. Si rifugiò in Olanda,
dove è poi diventata deputata del partito neoliberista
VVD. Quando lOlanda ha rifiutato di proteggerla, si è
rifugiata in America. Se Hirsi Ali riesce a parlare, perché
è così difficile per le femministe occidentali?
Una delle ragioni, dice lei, è la «mancanza di affinità»:
«Le donne in Afghanistan protestano per il diritto a lavorare,
a non essere stuprate nel matrimonio o costrette a sposarsi, tutte
cose che le europee e americane hanno conquistato. Per le femministe
occidentali oggi le priorità sono infrangere il 'soffitto
di vetro' del potere, conciliare maternità e carriera ».
Cè anche una difficoltà, ammessa dallo stesso
movimento, a lottare oggi per i diritti delle donne persino in
patria. «In questo lItalia non è diversa dallOlanda,
dai Paesi scandinavi e dalla Francia dice Hirsi Ali .
La tragedia delle femministe europee è che si sono avvicinate
troppo allo Stato. Le organizzazioni prendono sussidi dal governo,
loro sono diventate funzionari statali e parlamentari. In passato
facevano pressione e protestavano contro lo Stato se non proteggeva
le donne. Ma se prendi sussidi, diventi lo Stato». La ragione
principale del silenzio, però, è ideologica, sostiene:
«Le femministe hanno abbracciato lideologia del multiculturalismo
». «In Afghanistan le donne manifestano contro pratiche
previste dalla legge islamica, ma le organizzazioni femministe
occidentali non sono per niente critiche dellIslam
spiega . Ascoltano la minoranza di uomini che usano lIslam
come strumento per sottomettere le donne. Nei confronti delluomo
musulmano hanno una sensibilità che non avevano per luomo
cristiano». Ed è così che la sinistra ha perso
il primato nella difesa delle donne.
«Lidea in sé di liberare le donne dalle catene
della tradizione e della religione è oggi negli Stati Uniti
una questione sostenuta e promossa con passione dal partito repubblicano.
È un paradosso perché una volta era la missione
principale della sinistra. Idealmente dovrebbe essere una questione
bipartisan. Ma di fatto in Europa e in America sono i conservatori
a parlare e offrire denaro e tempo per la questione delle donne
musulmane».
Il movimento femminista globale teorizzato dalla scrittrice dovrebbe
presentare petizioni, portare la gente in piazza. «Quando
le donne afghane sono andate a manifestare, cè stata
una contromanifestazione di centinaia di uomini. LItalia
ha mandato truppe in Afghanistan: donne e uomini dovrebbero dire
'Vogliamo giustizia per quelle donne'. Se guardiamo allesempio
del Sudafrica, prima dellabolizione dellapartheid,
cera unenorme indignazione in Occidente: ai bambini
veniva insegnato a scuola che la segregazione razziale è
un male, la gente mandava soldi, vestiti e risorse allAnc,
le organizzazioni per i diritti civili europee e americane facevano
pressioni sui governi e proteste senza fine. Niente del genere
sta accadendo per le donne musulmane, né per le cinesi,
le indiane o le donne del Sud del mondo».
Molte attiviste musulmane però non condividono lidea
di Hirsi Ali che Islam e diritti umani siano inconciliabili (altro
ostacolo alla creazione di un «movimento globale»).
Lei ritiene che «il principio delloppressione sia
contenuto nel Corano e negli insegnamenti di Maometto».
E ha abbandonato lIslam, professandosi atea. Ma molte musulmane
sostengono che le violenze sulle donne nel nome di Dio sono contrarie
al «vero Islam». «Non devono rinnegare la loro
religione dice Hirsi Ali . Ma per emanciparsi, devono
capire una cosa: il Dio che dice che devono essere oppresse è
lo stesso Dio che pregano per ottenere la salvezza. Le organizzazioni
di donne musulmane non lo capiscono. Le occidentali possono aiutarle
condividendo la storia della propria emancipazione, che non sarebbe
stata possibile senza una cornice morale laica che garantisce
pari diritti e se non avessero contestato la Bibbia e le autorità
religiose. La prima battaglia che le donne musulmane devono combattere
non è contro gli uomini che le opprimono, né contro
lo Stato: è contro il loro stesso Dio» .