Edicola
(a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

 

 


dalla rivista Segno n. 231 dell'estate 2010

 

LOUISE BOURGEOIS
The fabric drawings

Ultima mostra seguita dall'artista finchè era in vita e primo omaggio a pochi giorni della sua scomparsa.

La fondazione Emilio e Annabianca Vedova, affiancando al Magazzino del Sale il recuperato Studio di Emilio Vedova, Zattere 51, diventa un ulteriore spazio pubblico per esposizioni e incontri con l'arte. Tale arricchimento coincide con la presentazione, in contemporanea, di due importanti e originali mostre, dedicate ad aspetti inediti dell'opera di Louise Bourgeois, quanto del lavoro mai analizzato, tra pittura e scultura. Nel magazzino del Sale, dal 5 giugno al 19 settembre è allestita una mostra di Louise Bourgeois, protagonista assoluta dell'arte moderna e contemporanea, a cura di Germano Celant in collaborazione con Jerry Gorovoy dello Studio Bourgeois di New York. Nello spettacolare spazio veneziano viene presentata la produzione quasi sconosciuta di opere realizzate in stoffa, come la ricco sequenza dei suoi Fabric Drawings 2008 realizzati dal 2002 al 2008 o la leggera presenza delle sue Cells, come Conscius and Inconscius, 2008.

di Francesca Alix Nicoli

La penombra è da luogo sacro entrando nel Magazzino del Sale alla Fondazione Vedova di Venezia che ospita l'ultima mostra pensata e seguita nei minimi dettagli da Louise Bourgeois finchè era in vita. Pochi giorni prima dell'inaugurazione, lo scorso 31 maggio, un attacco di cuore ha portato via l'artista novantottenne che era nata fuori Parigi ma naturalizzata cittadina americana da oltre cinquant'anni. In lutto l'intellighenzia più colta dei quattro continenti: il presidente Sarkozy e Carla le avevano reso omaggio commossi nella sua casa di 20th Street a Manhattan l'anno passato. L'amica Miuccia Prada tutti gli anni per Natale le inviava le quintessenze dei prodotti gastronomici italiani di gran pregio. Per l'estate 2009 i collezionisti italiani Marco e Lorenza Pallanti avevano voluto per la loro importante casa vinicola di Castello Ama in Toscana un'installazione ad hoc fra le rocce delle cantine trecentesche, e una sorgente purissima lambisce una donna/fiore nascosta nei sotterranei mentre il tintinnio ininterrotto dell'acqua accarezza le sue cosce rosa di marmo, nenia dolcissima che è anche un semplice gesto d'amore. Vi si recavano come in pellegrinaggio, tappa obbligata nei soggiorni newyorkesi, anche celebrità della musica pop più impegnata, e quest'inverno è arrivato anche Bono Vox con tutto il gruppo degli U2. Erano anni che Louise non usciva più di casa, ma fin quasi alla fine ha mantenuto in piedi la consuetudine di ricevere artisti giovani, critici e amici da tutto il mondo, aiutata in questo, così come in tutta la macchina organizzativa di esposizioni, pubblicazioni e di una produzione dalla mole di livello praticamente industriale, dallo staff in Studio, in direzione Wendy Williams, e soprattutto dall'assistente di una vita Jerry Gorovoy, presenza insostituibile di grande sensibilità. Era un privilegio assoluto essere ammessi all'Open house e avere uno scambio con una grande donna, dal piglio acuto e persino pungente, o da vecchia signora della borghesia francese, cioè avvezza a pensare sempre col proprio cervello, mai affettata ma ironica, e in fondo très bien rangée. La sua casa trasudava del respiro del tempo, vecchie mura con cartelloni ingialliti, appunti delle notti insonni passate a disegnare, la scala di legno che cigolava ad ogni scalino per immettere in uno studio interrato farcito di prove, gessi piccoli e grandi, pezzi di tessuti o lattice, fucina di una miriade di forme fra le più esaltanti dell'ultimo secolo.
Forse è proprio per le difficoltà nel raggiungere lo studio di sotto condannata com'era nell'ultimo anno di vita a usare un walker per spostarsi fra gli ambienti della sua casa anni '30, che ha prodotto la vasta serie dei Fabric Works in mostra nell'amata città delle Biennali - ove consacrazione le giunse tardiva nella metà degli anni '90. La tessitura si pratica anche negli ambienti domestici, specialmente se le mani intelligenti di un'esperta cucitrice riescono ad assecondare qualunque tipo di immaginazione, in una pratica quotidiana di intercambio fra progettualità ed esecuzione, che seda le tempeste emotive e lascia all'artista tutto l'agio di eseguire schizzi preparatori e verificare che gli accostamenti dei colori e l'arrangiamento finale raggiungano i risultati richiesti di sobrietà ed eleganza. Forse la delega nell'esecuzione ha contribuito a creare quella nota di freddezza riscontrabile negli ultimissimi lavori. Ad ogni modo è molto importante sottolineare da subito che il tessuto c'è stato sempre nella produzione di questa artista, e un focus specifico su questo aspetto è salutato con calore dal Gotha della critica internazionale. Ricordiamo che pezze, bambole, vestiti come sudari appesi a giostre, abiti suoi o dell'assistente, coperte, gomitoli, fili di lana, aghi, tendoni e corpetti, brandelli di arazzi e fazzoletti, cioè un ampio e variegato repertorio di materiali tessili ha fatto da cardine in parecchie installazioni della maturità. Ritroviamo qui esemplificate tre installazioni della serie Cells in cui a giocare un ruolo da protagonista è il filo, o l'ago, sostenuto dalla presenza poco rassicurante di un ragno gigantesco.
Ma il tessuto inteso anche come vestire già giocava un ruolo chiave negli anni d'oro delle performances dai connotati anche politici e fortemente rivoluzionarie, quando Louise cucì addosso a se stessa costumi di lattice costellati di bulbi di non si sa bene di quale natura, vedesi il famoso ritratto fotografico di lei vestita dell'abito Avenza sulle scale della sua casa newyorkese nel 1975 ma anche i documenti del successivo A banquet /A fashion show of body parts del 1978 quando nelle sale della Hamilton Gallery a sfilare furono in molti, anche lo storico dell'arte Gert Schiff. Un florilegio di strane protuberanze come mammelle o sessi maschili in riposo, una tavolata di bolle che avevano sempre un chiaro ricordo del mondo organico o meglio degli apparati genitali, ma stravolto e deformato tanto da essere ormai irriconoscibile. Anni davvero gloriosi in cui Louise, invero già una sessantenne, gettò le basi per l'esplosione impressionante di popolarità e di una serie di lavori che si sono rinnovati infaticabilmente attraverso cicli successivi in uno sperimentalismo mai sazio di nessun materiale, ma sempre centrato coerentemente sul fondo della sua personalissima ricerca: chi la battezzò come "astrazione eccentrica", negli anni '50, ovviamente colse solo un aspetto, forse neanche un pronunciamento. Se dunque il tessuto è sempre stato presente nell'opera di Louise Bourgeois, la mostra serve anche a comprendere come non si tratti di una componente marginale, non di un semplice riempitivo nel gioco di ben calibrare i pieni e i vuoti delle installazioni, ma di un elemento fortemente simbolico, vettore di precisi significati cognitivi ed emotivi legati alla sua storia personale e, più in esteso, ad un immaginario di portata ampia e quasi diremo junghianamente collettivo.
Messo in chiaro questo, va considerato che l'artista è rimasta attiva sino all'ultimo giorno di vita, e sotto un aspetto molto concreto di logistica, il fatto di avere trovato una brava cucitrice capace di realizzare i suoi disegni per così dire in diretta giorno per giorno, ha certamente facilitato l'estensione del ricorso a questi materiali. L'ultimissima, sorprendente ampia serie dei Fabric drawings, nasceva nei lunghi notturni ove l'insonnia la condannava a dedicarsi alla sua arte, ma forse, al contrario, la veglia si imponeva a Louise come la forza prorompente della sua arte, una necessità ormai fisiologica che la teneva in vita, lunghi silenzi, lavoro duro e paziente condotto nell'oscurità più profonda fino alle prime luci dell'alba. Poi acqua sul fuoco a preparare un thè, i primi rumori delle auto in strada, e lei canticchiava gironzolando per casa C'est le murmure de l'eau qui chante o altre vecchie canzoni francesi che aveva messo sul web e distribuito in cd agli amici più cari nel 2001. La scansione del suo lavoro in decadi è forse una pratica riduttiva che serve allo studioso a mettere a posto molteplici aspetti di un'opera vasta e poliedrica, probabilmente non corrispondente con precisione al dato storico del susseguirsi di fasi lungo l'arco di una vita lunghissima, ma per comodità è possibile circoscrivere e delimitare gli innamoramenti e l'entusiasmo, ora per il disegno non propriamente o almeno non solo classificabile come di derivazione surrealista, le sculture totemiche in alti pali grezzi dipinti assiepati a formare moderni ambienti, le prove su materiali sperimentali come lattice, cera, gesso e resine, a metà degli anni '60, e poi le performances durante gli anni dell'insegnamento, già da apripista, a combattere le rigide convenzioni sociali, a inaugurare la stagione calda delle battaglie di genere. Louise Bourgeois e la demolizione dell'autorità paterna, come recita il libro uscito di recente in Italia per i tipi della Quod libet. Si tratta di un'opera del 1974 costituita da un grande antro scuro avvolto di bulbi in lattice a dimensione variabile, dalle pareti buie arrossate anguste ove si mette in scena Le repas du soir, la consuetudine dei Bourgeois di sedersi tutti insieme a tavola in famiglia per la cena della sera: un giorno avvenne, magnifica e definitiva, The destruction of the father. E' possibile stabilire la data di nascita di immagini ormai famosissime e pregne di significato, cioè si può ricostruire con precisione la loro origine nelle vicende della vita ma va ricordato che queste immagini dalla potenza straordinaria hanno un valore e una portata simbolica universali. Come dire: la distruzione del padre di Louise è l'emancipazione di Zeus con l'uccisione di Cronos, l'assassinio involontario ma alla fine inconsciamente desiderato di Laio da parte del figlio Edipo, ed ogni importante crescita che non può compiersi se non al prezzo di un simbolico atto di sangue, una uccisione, che avviene, prima di tutto, dentro di sé. Sotto un profilo sociologico poi la distruzione del padre si carica di ulteriori connotati rispetto a quelli più individuali relativi alla formazione dell'identità personale adulta e matura: e qui il fatto che il padre di Louise venisse per la prima volta zittito da tutte le sue donne di casa, insieme, apre la strada ad una rivolta corale analoga ad uno dei punti di snodo fondamentali nella nascita della filosofia e della civiltà occidentale, i riti compiuti dalle Menadi nell'antica Grecia guarda caso anche loro al calar della sera, se non proprio di notte: attorno al fuoco, il sacrificio di un agnello, divorato vivo da donne statiche come lupi famelici in un accesso improvviso di carica sessuale e pulsioni inferiori bestiali fortissime. Alle origini della tragedia, quindi una vittima sacrificale e un femminile che si scopre vorace e predatore mentre il mondo maschile propriamente detto dorme, così come tacciono la guerra, il potere politico e quello economico. Si accendono le forze sotterranee del profondo, al di là quindi di una lettura psico analitica che lega la distruzione del padre alla formazione della personalità adulta, l'opera è carica di risvolti sociali importanti: con il padre è messa a tacere l'arroganza maschile, il sessismo, financo il machismo e ne esce rafforzato un femminile che si trova ancorato alle origini della civiltà occidentale in forme comunitarie di stampo matriarcale precedenti alle supremazie del maschile con tutti i suoi derivati. Ed ancora, esistono corrispondenze e riscontri iconografici fra queste opere di Louise Bourgeois incluse le varianti di Mammelles e tutto il lavoro di quel periodo, e certe forme scultoree apparse in Grecia nel periodo minoico- miceneo, ad esempio una statuetta raffigurante l'Artemide di Efeso cosiddetta Polimastea per la presenza di molte mammelle nel suo addome, che poi si riconducono alla fertilità e stanno per la donna di grande forza. Poi arrivò l'attrazione verso la pietra, grande e durevole per tutta la vita, il solidificarsi dei precedenti Soft Landscapes, a dar la concretezza che è propria delle cose fisiche e materiali, che sono solide e resistenti al tatto, alle visioni e ai sussulti dionisiaci di una coscienza, precipitando quelle visioni ancora oscure in forme nette di chiarezza adamantina come frasi apodittiche, visioni ormai apollinee, cioè gli esiti di un caos attraversato a colpi di accetta, un mare in tempesta di ricordi e dolori travolgenti alla fine solcato con la destrezza d'un traghettatore d'anime.
Sbirciare dentro una delle sue storiche installazioni degli anni '90 è come fare un tuffo all'interno di sé, smuovere il profondo causandovi scossoni e scricchiolii: spazi delimitati a creare cellette interne chiuse da paraventi o reticolati sotto luci fioche e assistere all'emersione sinistra di strani oggetti delle meraviglie, boccette di profumo, specchi, arti mozzati su blocchi grezzi di marmo rosa, piedini di legno come di marionette fin troppo rigide.
Con piacere voyeuristico si seguita a curiosare non per afferrare un significato di livello cognito, lasciandosi semmai sedurre, ammaliare, impossessare dalla potenza delle immagini. E ragni giganteschi, con uova marmoree nascoste sotto gambette esili e pelose, ragni avvolgenti da percorrere straniati e presi da una forma di repulsione, stretti nell'abbraccio di un insetto cresciuto in maniera abnorme, inquietante esperienza come di una caduta in trappola, impigliati nelle reti di una seduzione dell'intelligenza, tirati a forza gravitazionale verso un centro pulsante che emana un amore tirannico e prepotente: il ragno è la madre. E arriva la serie infinita di occhi - panchina con cui la Bourgeois ha invaso il globo terrestre colonizzando parchi e aree di verde pubblico con la sua simbologia stratificata e carica di riferimenti storici. L'occhio apre sull'interno della persona, è analogo alla natura umidiccia del sesso femminile, con le sue aperture e palpebre come labbra socchiuse invitanti. E rimanda alla capacità di penetrazione, l'intelligenza intesa in senso etimologico come facoltà di intus legere, leggere all'interno, capire o meglio capire la struttura profonda delle persone, delle più diverse situazioni sociali e ambientali sollevandosi a cogliere la matrice nascosta del reale: Clair voyance, dote che Louise menzionò in alcune interviste, significare l'enorme espansione di consapevolezza che può apportare l'operare artistico: non solo un fare quindi, ma un comprendere oltre le soglie della percezione normale e ordinaria. E si badi, non una preveggenza di falsi profeti ciarlatani, ma la penetrazione vera nel gran sostrato inconscio che sottende e regge il quantitativo di materiale minimo che arriva a manifestazione piena: ogni dire si erge su enormi zone di vuoto che lo rendono significativo, sono le poche grandi immagini che affiorano alla coscienza da un magma indistinto di figure invece solo potenziali, cioè ricordi, sensazioni della vita vissuta, intrecci d'esperienze e fantasie tutte ancora nel buio e inavvertite. Con Louise si è spenta una grande coscienza del mondo odierno, i suoi occhi penetranti ci lasciano ampi squarci aperti sull'inconscio.
I lavori in tessuto sono ricchi di rimandi di rimandi simbolici sull'infanzia di Louise, il laboratorio di restauro di antichi tappeti e arazzi ove la madre spendeva le sue ore di lavoro paziente e metodico, i fili del cucito con cui venivano eseguiti i rammendi, balle di cotone soffici in cui si può sprofondare, come nelle tele dei ragni, cucite di bave e salive dal più acuto degli insetti. E sfogliando il catalogo si viene a sapere che sono moltissimi i lavori della serie di Fabric Drawings, uno più bello dell'altro. E' notevole il ritorno quasi ossessivo della spirale che diventa pattern scandito nei colori più diversi, nei blu profondissimi, che ricordano anche il mare del Sud della Francia e sembrano accennare agli ombrelloni, perfino alle rondini sull'azzurro profondissimo della Costa azzurra. Nelle sfere concentriche vistosamente cucite come punte d'ombrelli, si avverte il ritorno di pensieri ricorrenti e ripetitivi, la spirale è anche l'insistere su un medesimo centro generatore di forze attrattive o repulsive. Se ti trovi all'esterno di una spirale in movimento centrifugo sei a rischio, e potresti smarrire proprio te stesso, sei smembrato in mille pezzi, portato sempre più fuori di te, condannato alla frattura schizofrenica che costringe al mutismo e al nulla. Al contrario, se ti trovi nella spirale a forza centripeta, il risucchio al centro si rinforza di girone in girone e alla fine quel centro sei tu, perfettamente identico a quel gran centro propulsore, punto a densità infinita, polo d'attrazione di tutto l'esistente. Alla fine della ricerca ti ritrovi modificato e trasformato, la tua esistenza si è rimessa come in carreggiata, sei divenuto ciò che eri, coincidi con te stesso, ben piantato nel tuo baricentro, hai trovato la tua giusta misura esistenziale.
Il fatto che nell'ultima decade Louise Bourgeois si sia ampiamente dedicata alla produzione su tessuti si riallaccia dunque al vissuto adolescenziale e privato della sua formazione nell'ambito dell'attività economica di famiglia e agli influssi di quest'ultima sul suo immaginario, cioè sul deposito di immagini archetipiche cui Louise ricorrerà tutta la vita nel rielaborare i più diversi casi, traumi, conflitti di coscienza, ma anche suggestioni,quesiti di natura esistenziale e non solo: è come un cerchio che si chiude. Forse invecchiando si torna un po' bambini, riaffiorano ricordi dell'infanzia lontanissimi come i miraggi che ballano all'orizzonte sotto la canicola d'estate, provenienze enigmatiche e a volte spettrali da territori ormai vergini e incontaminati, riaffiora la fanciullezza.
L'arte della tessitura è arte al femminile per eccellenza. Nella mitologia greca la giovane Aracne - araxnh è il vocabolo greco che indica il ragno - accettò la sfida di Minerva a chi cucisse meglio: Aracne, giovane e bella, femmina fiera e indipendente, grazie al suo lavoro, aveva attratto la gelosia della dea della caccia e della intelligenza in una battaglia necessariamente vinta in partenza, perchè impari e non giocata sulla effettività del miglior arazzo prodotto ma sul diverso livello di potenza delle due rivali, dotazione non disponibile a piacere. Eccola rimpicciolita e ammutolita per sempre la bella Aracne che aveva peccato di tracotanza e suscitato l'invidia degli dei. E il ragno microscopico continua a cucire con la solita caratteristica perseveranza, reti bellissime e lucenti attraverso le quali appronterà la sua comoda vendetta. Ma per Louise cucire è anche rammendare gli arazzi dell'adolescenza, rimediare al danno, mettere insieme gli strappi dolorosi. Altra dote del femminile, saper pazientare, perseverare nell'attesa, confidare sempre nella invincibile convinzione che col tempo le cose si aggiustano. Arte del credere dunque, che insegna come andare avanti.
Tornando a una lettura in chiave psicoanalitica, probabilmente Louise Bourgeois incorpora i tessuti nel suo lavoro portando a compimento un lungo processo di identificazione con la madre che l'ha portata di grado in grado ad allontanarsi dal padre, fino a distruggerlo, simbolicamente dentro di sé. Perciò il lavoro è sempre meno aggressivo, e i segni della sua fattura scompaiono dietro la chiarezza di immagini ben confezionate. Il fatto della tessitrice, della dolcezza nel ricamo e nella giuntura dei diversi tessuti, si deve rimandare alla volontà di eseguire un lavoro perfetto, uscendo fuori dal lavoro diretto e controllandolo maggiormente a livello nazionale. Nel tempo l'astrazione è divenuta preponderante sul resto.
Il tessuto è anche l'abito che indossiamo ogni giorno, l'abito è la consuetudine, l'aspetto con cui ci mostriamo al giorno esterno. L'abito sta anche per la persona che di solito lo indossa, quindi quelli che Louise usa rimandano tendenzialmente a se stessa, all'assistente, agli amici, e contribuiscono in quest'ottica a mettere in scena un incrocio ben specifico di passioni e di sentimenti.
E' un dato significativo dal punto di vista stilistico che la ricerca scultorea abbia raggiunto nell'ultima fase la più netta riduzione bidimensionale, messaggio che diventa astratto e in certi casi sfiora il minimale, il minimale, lo schiacciato di una tela senza alcuna ambizione rappresentativa, tessuto di per sé, piacevolezza della decorazione, memore dell'arte del ricamo. Ma al di là degli aspetti di raffreddamento progettuale e degli apici di raffinatezza, Louise non disdegna il ricorso a merletti, a bottoni dalle taglie più diverse a disegnare ancora nuove installazioni ambientali astratte in miniatura, ma spesso anche icone con tutto il loro carico umano. La già ricordata spirale ha un doppio statuto di segno ideogrammatico e astratto e di immagine simili ai cerchi concentrici velocissimi di un ciclone, alle buche nel mare in tempesta, cioè ha un che di naturalistico che fa il paio con le scritte lapidarie di significato affettivo non solo privato e riportano dunque al mondo umano. In tutti questi momenti colpisce la straordinaria libertà di un linguaggio artistico che rimastica stilemi e modi espressivi fra i più diversi quando non antagonistici, che è capace di dialogare violare e re-inventare tutti i simboli dall'antichità ad oggi, i codici invalsi nella produzione artistica più recente insieme a quelli dei primordi dell'umanità, e supera certamente il ristretto ambito dell'arte contemporanea, ritagliandosi un proprio posto, più in generale, nella storia del pensiero universale.


"Oltreluna" ringrazia Antonella Prota Giurleo e Antonio Sormani per aver segnalato e trascritto tale articolo in "Edicola"