Darkladies

(a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

 

da La Repubblica del 6 febbraio 2009

Francia, un film e una mostra per la de Senlis

Séraphine

Lo strano caso della pittrice naif che seduce Parigi

                         di Laura Putti               

Non tutti gli artisti sono pazzi, né, tutti i pazzi, artisti. Non è raro, però, che la follia vada a braccetto con la pittura, la musica, la letteratura. Ed è spesso da un´ossessione che scaturiscono colori, nascono forme, parole, note. Le ossessioni di Séraphine Louis erano addirittura due. Dio e la natura. Per buona parte della sua vita - iniziata nel 1864 ad Arcy-sur-Oise, vicino Parigi, e conclusa nel 1942 nell´ospedale psichiatrico di Clermont-de-l´Oise - Séraphine ha cercato di far coincidere le sue ossessioni su tele e tavole di legno. In maniera del tutto inconscia ha cercato di dare loro un´immagine. Mai sacra, o forse sempre: dal 1905 (quando il suo angelo custode le consiglia di dipingere) al 1932 (quando, internata in manicomio, dirà: "La pittura è scomparsa nella notte" e non toccherà più un pennello) Séraphine dipingerà alberi, cespugli, fiori e frutti. Mai un oggetto (tranne un vasetto con fiori in uno dei primi disegni), mai un volto.

Neanche quello del collezionista tedesco Wilhelm Uhde del quale fu cameriera nel villaggio di Senlis, che la scoprì, le fu mecenate e la rese celebre.
Con un film e con una mostra la Francia riscopre la pittura di Séraphine. Uscito qualche mese fa (ed ancora programmato nelle sale d´essai), il film si intola Séraphine ed è diretto da Martin Provost, regista poco prolifico e molto schivo.

Nei panni di Séraphine è una bravissima attrice belga, Yolande Moreau, vincitrice di premi cinematografici in Francia (ha appena vinto il "Lumière", premio francese della stampa estera, per la migliore attrice), ma poco conosciuta in Italia (ha avuto una piccola parte in Amelie Poulain e in Cacciatore di teste di Costa Gavras). E il Museo Maillol, non distante da Saint-Germain, ha dovuto prolungare la mostra su Séraphine de Senlis, inaugurata proprio all´uscita del film: avrebbe dovuto chiudere il 5 gennaio, ma andrà avanti fino al 30 marzo (mentre un vero e proprio pellegrinaggio culturale è cominciato a Senlis, cittadina a cinquanta chilometri a nord di Parigi, con una bellissima cattedrale gotica del XII secolo).

Nel piccolo, raffinato Museo Maillol sono esposte una ventina di tele, quasi tutte dell´ultimo periodo: quelle alte due metri che Séraphine si era concessa quando Wilhelm Uhde, tornato in Francia nel ´24 dopo esserne fuggito all´inizio della Prima Guerra Mondiale, aveva deciso di renderle la vita più comoda.
Tutto iniziò dalle mele. Durante una visita in una casa borghese di Senlis, Uhde vide, posato in terra, un quadretto che raffigurava mele. Lo racconta lui stesso nel ´49, nel libro intitolato "Cinque maestri primitivi (Rousseau il Doganiere, Vivin, Bombois, Bauchant, Séraphine)", divenuto una referenza per conoscere quel gruppo di pittori autodidatti scoperti dallo stesso collezionista tedesco e da lui chiamati "primitivi moderni" (e non "naif", come ancora spesso): "Erano delle vere mele, modellate in una bella pasta consistente. Cézanne sarebbe stato contento di vederle". Uhde domandò ai suoi ospiti chi fosse l´autore del quadro. "Ma è la sua donna di servizio!" risposero, e gli vendettero il quadro per otto franchi. Il silenzioso rapporto tra Uhde e Séraphine è la cosa più bella del film di Provost (ancora senza un acquirente italiano). Due esseri solitari, quasi reclusi - lei era stata mandata per vent´anni a servizio in un convento di suore; lui, omosessuale, viveva con la sorella, lontano dal rumoroso mondo dell´arte di quegli anni - il cui incontro sarà sempre basato sul rispetto.


Sin dall´inizio dell´improvvisa vocazione Séraphine de Senlis dipinse con colori naturali che, solo dopo il sostegno finanziario di Uhde, unì alla lacca Ripolin, usata anche da Braque e Picasso. Nel film la vediamo scegliere le terre nei boschi e negli stagni; riempire bottiglie, nella macelleria del paese, con il sangue degli animali e, alle volte, mischiare sangue e terra al petrolio dei lumini rubato nella cattedrale. Séraphine ebbe un rapporto fisico con la natura. Abbracciava gli alberi, parlava alle piante, sorrideva al cielo. Parlava anche con Gesù e con la Madonna. Con gli esseri umani, invece, il rapporto fu molto più difficile. Tutta Senlis guardava con timorosa pietà quella donna con un mondo blindato nel cuore, quella pittrice che dipingeva foglie che parevano conchiglie, rami che diventavano piume, una natura immaginaria e inquietante, scura, minacciosa, mai pacificata.
Quando, dopo la guerra, Uhde tornò a vivere in Francia, la ritrovò a Senlis e propose di aiutarla, lo sbilenco equilibrio di Séraphine crollò. Volle tele enormi (quelle esposte al Museo Maillol), iniziò a comprare freneticamente oggetti: mobili, tappeti, argenteria. Affittò l´intero piano nel quale si trovava la sua stanzetta e, a un certo punto, andò di porta in porta annunciando agli abitanti di Senlis la fine del mondo. "Ma il mondo continuò a esistere, mentre il suo universo immaginario crollò" scrive Uhde, diventato nel frattempo il più importante collezionista dei suoi quadri. Alla sua morte, la sorella Anne-Marie li donò a vari musei francesi tra i quali il Centre Pompidou. Dai cui depositi (la gloria di Séraphine fu offuscata da quella di Rousseau il Doganiere) sono, oggi, usciti trionfanti. Anche se, inspiegabilmente, Wilhelm Uhde annunciò la sua morte nel 1934, Séraphine de Senlis morì nel 1942, a 78 anni, e fu sepolta in una fossa comune. Nessuno avrebbe mai reclamato il corpo della pazza del paese.