dal 27 giugno all'11 luglio 2007
Art For Health
Incontro tra l'arte contemporanea e la salute
materno-infantile
Auditorium Parco della Musica - Foyer Sinopoli - Roma
Un drammatico bollettino di morte quello diramato
il 12 giugno a Milano durante un incontro promosso da Organizzazione
mondiale della sanità (Oms) e Fondazione Chiesi per il
lancio di un progetto contro l'asfissia neonatale nelle nazioni
in via di sviluppo. Ogni anno gravidanza e parto uccidono 500
mila donne nel mondo. In tutto il pianeta 4 milioni di bimbi
l'anno muoiono entro il primo mese di vita e 3,3 milioni nascono
morti, di cui un milione (34%) smette di respirare proprio durante
il travaglio. Senza contare l'emergenza asfissia neonatale,
che ogni anno provoca il decesso di un milione di bebè
e la disabilità di un altro milione, e che costringe
a manovre di rianimazione il 5-10% dei nuovi nati (5-8 milioni).
Numeri da epidemia in gran parte ignorati dai Paesi ricchi
ha ricordato Ornella Lincetto, neonatologa del Dipartimento
Oms Making Pregnancy Safer - che contribuiscono al drammatico
'bollettino' per un esiguo 2%: per il 98%, infatti, questi dati
riguardano la metà povera del globo. Vietato dimenticare,
e' l'appello rivolto dagli esperti specie ai Paesi più
fortunati come l'Italia: "Nella penisola - ha infatti riferito
Virgilio Carnielli, direttore dell'Unita' intensiva neonatale
dell'università di Ancona - ogni anno su mille nuovi
nati ne muoiono 'solo' 4, con punte di 5-6 in alcune Regioni
del Sud. Un dato inferiore persino a quelli registrati in Usa
e Regno Unito, che scende ulteriormente se si escludono i nati
prematuri. Di asfissia neonatale, infine, muore solo 0,5-1 bebe'
italiano ogni mille nati". Ma la situazione resta drammatica
in altri paesi. E proprio per sensibilizzare l'opinione pubblica
su calamità spesso dimenticate contro cui ognuno di noi
può fare invece una piccola parte, il Dipartimento di
Salute Riproduttiva dellOrganizzazione Mondiale della
Sanità, il Ministero della Salute e IMAGINE Onlus promuovono
la mostra Art For Health, che sarà inaugurata mercoledì
27 giugno alle 19.30 dalla ministra della Salute, Livia Turco
e sarà visitabile fino all11 luglio. Si tratta
un evento artistico in cui le tele di Elisabetta Farina
utilizzano larte contemporanea per promuovere la necessità
di migliorare la salute riproduttiva e sessuale delle donne.
Lo scopo è sensibilizzare il maggior numero di persone
sulla salute come diritto per tutti. I quadri esposti allAuditorium
Parco della Musica, attraverso leredità del movimento
della Pop Art, rappresentano donne di diverse origini etniche,
geografiche e sociali, che lottano insieme per affrontare positivamente
le circostanze avverse della vita. Lintento comune che
le muove è quello di coinvolgere chiunque le osservi
a guardarle, come persone libere, coraggiose e in grado di lottare
per migliorare le proprie condizioni.
da Delta News del 16 Giugno
2007
n.m.
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Quintocortile Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano
12 - 21 giugno 2007
ELISABETTA PAGANI
Reparto farfalle

presentazione di Donatella Airoldi
Lartista milanese presenta una serie di opere realizzate
negli ultimi anni dal linguaggio sottile ed articolato che arriva
in alcuni casi al recupero di un emblematico figurativo. Pretesti
lucidi e coscienti con la funzione di porre la luce come soggetto
ed oggetto in un dinamismo accennato che porta ad una dimensione
altra e spirituale.
inaugurazione martedì 12 giugno alle ore 18,00
orario: martedì - venerdì dalle 17,30 alle 19,30
(fino al 21 giugno)
n.m.
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sino al 29 giugno 2007
"Il lavoro delle donne nell'Africa rurale"

Centro Culturale "Aldo Moro", Via Vittorio Emanuele
II n. 79/b, Bricherasio (TO)
Mostra fotografica che racconta l'attività
svolta in un particolare momento della giornata; alcuni pannelli
descrivono la legislazione Africana sui diritti delle donne,
il lavoro.
La galleria fotografica (Le fotografie sono state
scattate da volontari del CCM che da anni si recano in Africa
per migliorare lo stato di salute delle popolazioni rurali poverissime
dei paesi in cui lavora) mostra immagini di donne al lavoro.
Ogni fotografia racconta l'attività svolta in un particolare
momento della giornata; mentre alcuni pannelli descrivono la
legislazione Africana sui diritti delle donne, il lavoro. Le
popolazioni dellAfrica Centro orientale sono in gran parte
nomadi; vivono di pastorizia o di agricoltura di sussistenza.
Solo questi stili di vita risultano compatibili con lambiente
semidesertico o con un ambiente depauperato da guerre che durano
da molti anni. Le donne hanno un ruolo importantissimo allinterno
di queste comunità. Si occupano della casa/capanna, dellapprovvigionamento
dellacqua, della preparazione del cibo, della cura dei
piccoli animali, della mungitura delle capre, della trasformazione
del latte in prodotti derivati, della gestione dei bambini.
Ma approvvigionare lacqua può voler dire ore di
cammino per arrivare al pozzo più vicino o al fiume e
trasporto di pesi importanti. Preparare il cibo vuol dire raccogliere
la legna, macinare i cereali, cuocere il cibo, attività
da ripetere quotidianamente, non essendoci armadi o magazzini
che consentano di avere riserve. Occuparsi della casa vuol dire
costruire la casa capanna, tessere le stuoie necessarie per
il rivestimento della struttura lignea, preparare le suppellettili
e gli utensili necessari per la gestione quotidiana della capanna.
Le gravidanze, che iniziano in età giovanissima e spesso
si ripetono con ritmo annuale, non arrestano le attività
lavorative di queste donne. Il lavoro delle donne inizia allalba
e termina quando tutto il resto della famiglia è a riposare.
La mostra sarà aperta dal 9 al 29 giugno 2007 - Orari:
lunedì e mercoledì 15.00-17.30 martedì
e venerdì 16.00-18.00 giovedì 17.00-18.30 - sabato
23 giugno 15.00-22.00. Ingresso gratuito
Per informazioni: Comune di Bricherasio e Biblioteca Regione
Piemonte - Tel. Assessorato alla cultura Info: 0121.59105
n.m.
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9 giugno 2007
- " notte rosa
"
donne donne eterne dee
mostra collettiva di installazioni delle artiste:
GRETEL FEHR
NADIA MAGNABOSCO
MARILDE MAGNI
DANIELA MIOTTO
VERONIQUE POZZI
ANTONELLA PROTA GIURLEO
SPELTA
cortile della via Cavour 82 - Corsico
dalle ore 17,30
Nell'ambito della Notte Rosa, organizzata dall'amministrazione
comunale di Corsico in collaborazione con le associazioni culturali,
l'associazione di donne Galassia ha proposto ad alcune artiste
la realizzazione di una mostra di installazioni nel cortile
di Via Cavour, 82 in un'antica casa del '700, ora completamente
ristrutturata, nel centro della città.
Il tema della mostra, donne donne eterne dee, viene interpretato
liberamente da ciascuna artista:
Gretel Fehr appende alla ringhiera una gabbietta
all'interno della quale è chiuso l'angelo del focolare
(stereotipo della donna-madre-moglie), appollaiata sul trespolo/mestolo
di legno da cucina, senz'ali, cadute sul pavimento.
Anche Marilde Magni gioca sul tema della gabbia,
presentando Gabbiadimatti una gabbia che intrappola e imprigiona,
ma forse difende dall'ignoto.
Daniela Miotto dedica Venere di Milosevic al ricordo
delle donne violentate e uccise nell'ex Jugoslavia durante le
pulizie etniche.
La strega del mare di Nadia Magnabosco prende
spunto dalla fiaba La sirenetta di Andersen; la strega è,
per l'artista, una donna saggia che sa che se si rinuncia ad
essere se stesse per adeguarsi ad altri ci si lacera e si perde
la propria identità.
Veronique Pozzi, sta lavorando con persone sofferenti
di problemi mentali, presenterà quindi una serie di piccoli
collages ed assemblages sul tema della riconsiderazione e della
non-discriminazione verso l'altro.
Le steli avvolte nei teli di Antonella Prota Giurleo
vogliono restituire il simbolico della spiritualità connessa
con il culto delle antiche dee; un sentire che si tramanda e
appare, alle donne, riconoscibile, al di là della cenere
del tempo e della distruzione.
Con il suo tappeto Spelta cerca di individuare
e lavorare sui contrasti, sulle differenze e sui contrapposti;
un tappeto rigido in contrasto con la consueta morbidezza dell'oggetto
tappeto.
Visioni diverse, espressioni del sentire di ciascuna
artista.
L'uscire dalle consuete pareti riservate agli addetti ai lavori
costituisce un modo coraggioso di confrontarsi con un pubblico
più ampio.
Le opere delle artiste possono diventare, poste all'interno
del cortile di una casa, momento individuale e collettivo di
riflessione sulla differenza di genere e sul simbolico femminile.
Associazione donne GALASSIA
Camera del Lavoro - via Ugo Foscolo, 17 -Corsico
Per informazioni: Silvana Gatta 339.4389688
n.m.
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Quintocortile
Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano
IV RASSEGNA
POESIARTE MILANO
IL GIARDINO SEGRETO
5 - 6 giugno 2007

Nel giardino nascosto e quasi miracoloso di Quintocortile, ubicato
tra i vecchi cortili storici del Ticinese, unoperazione
che pone ancora una volta al centro la relazione in unatmosfera
di convivialità e kermesse.
Ventiquattro artisti e ventiquattro poeti sono stati invitati
a partecipare alla manifestazione con opere ideate e realizzate
appositamente. A sottolineare lunità di intenti
gli artisti lavoreranno inglobando letteralmente nella loro
opera un testo manoscritto dei poeti. Nellera dellindividualismo
più spietato gesti preziosi del volere andare incontro,
e magari di riuscirci.
Poesiarte Milano si svolgerà a Quintocortile
nei giorni martedì 5 e mercoledì 6 giugno 2007
con interventi di poeti e musicisti dalle ore 17,30 alle ore
21
artisti: Alvaro Occhipinti, Donatella Bianchi,
Alessandra Bonelli, Adalberto Borioli, LeoNilde Carabba, Salvatore
Carbone, Loriana Castano, Francesco Ceriani, Silvia Cibaldi,
Albino De Francesco, Mavi Ferrando, Fernanda Fedi, Gretel Fehr,
Gino Gini, Marilde Magni, Gianni Marussi, Roberto Origgi, Stefania
Scarnati, Stefano Sevegnani, Elisabetta Sperandio, Spinoccia,
Enzo Rizzo, Armanda Verdirame, Guido Villa
musicisti: Adalberto Borioli (flauto), Sergio
Del Mastro (clarinetto), Michael Leopold (tiorba),
Oscar Meano (fagotto)
poeti: Sebastiano Aglieco, Claudia Azzola,
Maria Carla Baroni, Alessandro Cabianca, Rinaldo Caddeo, Luigi
Cannillo, Laura Cantelmo, Mariella De Santis, Adele Desideri,
Gabriela Fantato, Gilberto Finzi, Gabriella Galzio, Fabia Ghenzovich,
Gabriella Girelli, Giampiero Neri, Guido Oldani, Angela Passarello,
Enrico Pudilli, Maria Pia Quintavalla, Paolo Rabissi, Franco
Romanò, Ottavio Rossani, Lelio Scanavini, Adam Vaccaro
Schema del programma di ciascuna giornata di
Poesiarte Milano
17,30 - 18,00 incontro tra artisti,
poeti, musicisti e pubblico
18,00 - 19,00 letture di n.6 poeti per circa sette minuti ciascuno
intervallate da due esecuzioni musicali di dieci minuti ciascuna
19,00 - 19,30 break con visione opere degli artisti
19,30 - 20,30 letture di n.6 poeti per circa sette minuti ciascuno
intervallate da due esecuzioni musicali di dieci minuti ciascuna
20,30 - 21,00 intervallo con aperitivo. (Per chi vuole portarsi
la cena al sacco cè la possibilità
di rimanere ulteriormente in giardino a chiacchierare fino alle
23)
m.m.
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Quintocortile
Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano
2 giugno 2007
IL CORPO ATLETICO

Opere di Mavi Ferrando
a cura di Donatella Airoldi
Opere tra l'ironico e il grottesco realizzate dall'artista
a partire dagli anni '80 sul tema del corpo anabolizzato. In
mostra collages, dipinti e sculture.
sabato 2 giugno dalle ore 16 alle 19
m.m.
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30 maggio 2007
Alla Casa Internazionale delle donne la testimonianza di
Marisela Ortiz Rivera sulla strage di donne a Ciudad Juárez

Via della Lungara, 19, ore 18.00 nella Sala Convegno (Primo
Piano)
Ciudad Juárez costituisce
un caso grave e insolito di violenza contro le donne. Sono già
più di 430 le donne assassinate e oltre 600 quelle scomparse
dal 1993. Le vittime sono quasi tutte giovani (di età
compresa tra i 15 e i 25 anni), carine, magre e con i capelli
lunghi. Tutte provenivano da famiglie povere e molte tra loro
non erano originarie di Ciudad Juárez. Alla ricerca di
migliori condizioni di vita, vi erano arrivate per lavorare
come operaie in una delle numerose fabbriche di subappalto per
lassemblaggio di prodotti per l'esportazione (maquiladoras)
che si trovano nella città. Altre erano impiegate, domestiche,
studentesse, commesse, segretarie, etc. Nella maggior parte
dei casi, i corpi ritrovati portano le tracce delle violenze
estreme subite: stupro, morsi ai seni, segni di strangolamento,
pugnalate, crani fracassati. Spesso il viso appare massacrato
e irriconoscibile e in alcuni casi il corpo bruciato. Alcuni
cadaveri sono stati ritrovati nei quartieri del centro cittadino,
altri abbandonati nei fossati, tra terreni incolti in mezzo
al deserto e, solo raramente, sepolti in modo approssimativo
e frettoloso. Il modus operandi degli assassini riprende quello
dei serial killer: tutte le donne sono state uccise in luoghi
diversi da quello in cui è stato rinvenuto il loro cadavere,
a volte dopo esser state sequestrate per intere settimane e
la tipologia delle sevizie è sempre la stessa. Lorrore
di Juàrez verrà raccontato domani, 30 maggio a
Roma, da Marisela Ortiz Rivera, fondatrice dell'associazione
"Nuestras Hijas de Regresso a casa", nata per contrastare
la situazione che si è creata nello Stato di Chihuahua.
Ortiz porterà la sua personale testimonianza alla Casa
Internazionale delle donne. "Nuestras Hijas de Regresso
a casa", sta raccogliendo firme e adesioni per la petizione
"Ni una mas!"- Non una di più", che da'
il nome alla manifestazione promossa dalla Provincia di Cagliari,
per dire basta alla violenza sulle donne. Liniziativa
a sostegno dellAssociazione Nuestras Hijas de Regresso
a casa", è a cura di Donne in Nero. Ortiz racconterà
di come prima del 2001, i cadaveri delle vittime violentate
e strangolate venivano sempre ritrovati, ma da quando le inchieste
si sono moltiplicate, i corpi hanno cominciato a scomparire
nel nulla. Le associazioni hanno calcolato che le donne scomparse
sono circa 600 oltre ai cadaveri ritrovati, che sono poco più
di 400. Far scomparire i corpi delle donne assassinate è
diventata una specialità della criminalità locale.
Il sistema abituale si chiama «lechada», un liquido
corrosivo composto di calce viva e di acidi, che scioglie rapidamente
la carne e le ossa senza lasciare traccia. «Nessuna traccia»,
è la parola d'ordine. Ridurre al nulla, cancellare, far
scomparire completamente, sono le parole chiave. Per tutte le
donne, Ciudad Juárez è diventato il luogo più
pericoloso del mondo. Da nessuna parte, neppure negli Stati
uniti dove pure i serial killer non mancano, le donne sono così
gravemente minacciate. Dal 1998, diverse organizzazioni di difesa
dei diritti umani si sono recate a Ciudad Juárez per
esaminare la situazione in riferimento ai crimini sistematici
commessi contro le donne dal 1993. Dopo la visita, la maggior
parte di loro ha formulato delle raccomandazioni. Della vicenda
si occupa anche Amnesty International con una prima inchiesta,
nel 2003 sugli omicidi e la sparizione delle donne. Il suo rapporto,
reso pubblico nellagosto 2003, sintitola : «
Messico : assassinii intollerabili. Da dieci anni a Ciudad Juárez
e Chihuahua, delle donne vengono rapite e assassinate ».
Ciudad Juárez è una città di frontiera
che conta circa un milione e mezzo di abitanti ed è situata
in una regione desertica dello stato di Chihuahua al confine
con gli Stati Uniti, a quattro chilometri da El Paso, Texas.
Juárez sorge sulla linea di 3.500 Km di frontiera che
separa il mondo sviluppato dal mondo in via di sviluppo: la
sola frontiera al mondo ad avere questa particolarità.
Ciudad Juárez attira le popolazioni povere degli stati
dellinterno che arrivano a centinaia ogni mese alla ricerca
di un lavoro o per tentare di attraversare il confine. Si stima
che il 35% della popolazione economicamente attiva di Ciudad
Juárez sia costituita da emigrati, sia uomini che donne.
Dopo la firma dellALENA, Ciudad Juárez è
diventata la più importante zona franca industriale di
tutto il Messico. Nel 2003, cerano 269 maquiladoras e
197 000 lavoratori e lavoratrici (2). Secondo le statistiche
ufficiali nello stato di Chihuahua, le donne occupano il 48,3%
dei posti di lavoro disponibili e hanno in media tra i 20 e
i 22 anni ma si trovano anche delle minorenni (in Messico letà
legale per lavorare è 16 anni). A Juárez, il costo
della vita è paragonabile a quello di El Paso e i salari
nelle maquiladoras non superano in media i 4$ US al giorno per
dieci ore di lavoro. Nel 2003, il 18% della popolazione viveva
nella povertà più estrema, il 22% non aveva un
servizio dacquedotto e il 14% viveva senza acqua potabile.
I nuovi arrivati si ammassano nelle bidonvilles costruite nella
periferia della città, istallandosi su terreni incolti
che appartengono spesso a grandi proprietari terrieri. La crescita
incontrollata della città è avvenuta senza uno
sviluppo parallelo delle infrastrutture e dei servizi. Le maquiladoras
attingono da questo stesso bacino di popolazione impoverita
la mano dopera di cui hanno bisogno ma non partecipano
in nessun modo allo sviluppo della città malgrado tutti
i vantaggi (fiscali, infrastrutture moderne e gratuite, salari
bassi) di cui beneficiano. Un lavoro ingente sarebbe necessario
e parecchie risorse finanziare dovrebbero essere stanziate solo
per asfaltare le strade che ancora non lo sono (il 44%), senza
contare lilluminazione spesso insufficiente e lorganizzazione
dei trasporti pubblici. Anche il sistema di trasporto destinato
agli operai delle maquiladoras non è sicuro. Non sorprende
il fatto che molte ragazze scompaiano allalba o la notte,
alluscita dal lavoro e anche in pieno giorno senza che
nessuno se ne renda conto. Ciudad Juárez è una
città violenta. Accoglie dal 1993, il cartello di narcotraficanti
più potente del Messico. Attraverso Juárez transita
l80% della cocaina proveniente dalla Colombia e destinata
al mercato americano. I narcotraficanti non hanno nessuna difficoltà
a reclutare dei trasportatori che ricevono molto più
denaro di quanto non potrebbero guadagnare sul mercato del lavoro
formale. A Juàrez sono presenti più di 500 bande
di strada che si dedicano ad attività criminali di ogni
genere e spesso impongono ai nuovi membri lo stupro di una giovane
ragazza per essere ammessi nel gruppo. I regolamenti di conto
tra bande di strada rivali fanno registrare ogni giorno decine
di vittime. In questa città, in cui il predominio maschile
caratterizza ogni livello dellorganizzazione sociale,
la violenza verso le donne si esprime tanto nellambiente
domestico quanto in quello lavorativo. Le statistiche redatte
dal Centro di crisi di Juárez, Casa Amiga, indicano che
il 70% delle donne che vi si rivolgono per cercare aiuto sono
state picchiate dai loro mariti, mentre il 30% lo sono state
da qualcuno che conoscevano. Nel solo 2001, sono state presentate
4. 540 denunce per stupro (12 al giorno). Ugualmente, le molestie
sessuali e le minacce di licenziamento da parte dei supervisori
e dei proprietari delle maquiladoras alle donne che rifiutano
le loro avances sono un fenomeno corrente. La povertà
aumenta la vulnerabilità delle giovani donne. La violenza
che regna a Juárez sembra essere quindi il risultato
di un insieme di fattori. Le statistiche nazionali del 1998
classificano Ciudad Juárez come la città più
violenta di tutto il Messico. In Messico ci sono diverse forze
di polizia, ciascuna corrispondente a una delle diverse entità
amministrative quali la Federazione, gli stati, il distretto
federale e le amministrazioni comunali. Dallinizio del
mandato del presidente Vicente Fox, tutte le questioni legate
alla sicurezza pubblica nazionale sono competenza del ministero
della Sicurezza pubblica. La struttura fondamentale di questo
ministero è lUfficio del procuratore (la Procuraduría
General de la República la PGR). In ciascuno dei
31 stati si trova una Procuraduría General de Justicia
del Estado (PGJE). Riguardo al funzionamento di questi organismi
la Commissione interamericana dei diritti delluomo ha
denunciato lassenza di autonomia strutturale degli Uffici
del procuratore rispetto al potere esecutivofederale ed ha richiesto
al governo messicano di modificare questo stato di fatto. La
mancanza di coordinazione tra i corpi di polizia costituirebbe,
secondo alcuni, la causa principale dellelevato tasso
di criminalità a Juárez. Stupisce, però,
la perfetta convergenza tra i diversi gradi governativi, nel
minimizzare il numero di omicidi e nel considerare le vittime
le vere responsabili perché passeggiavano in luoghi
bui e indossavano minigonne o altre mises provocanti
come affermò Barrio Terrazas quando era governatore dello
stato di Chihuahua. In realtà la vera causa dellaumento
dei delitti sembra risiedere nellintreccio tra impunità
e negligenza del governo federale. Diverse testimonianze indicano
che gli assassini sarebbero stati protetti, in un primo tempo,
dai poliziotti di Chihuahua. Successivamente avrebbero beneficiato
di appoggi negli ambienti del potere legati al traffico di droga.
Alla fine del 1999, alcuni cadaveri di donne e bambine furono
ritrovati vicino ai ranch di proprietà di trafficanti
di cocaina. Tale coincidenza sembrava stabilire un legame tra
gli omicidi e la mafia del narcotraffico, a sua volta legata
alla polizia e ai militari. Ma le autorità rifiutarono
di seguire questa pista. La strategia dei diversi governatori
per «risolvere» gli assassinii seriali di donne
a Ciudad Juárez ha portato a una sequela di manipolazioni
e dissimulazioni, che in sostanza incolpavano degli innocenti.
Unaltra strategia utilizzata è stata leliminazione
di chi prendeva le difese dei falsi colpevoli. Diversi avvocati
e talvolta i loro familiari, sono stati assassinati o hanno
subito attentati, numerosi giudici, procuratori, giornalisti
hanno ricevuto minacce di morte per costringerli ad abbandonare
le inchieste sugli omicidi delle donne. Ma, più di tutto,
questa vicenda oscura rivela l'onnipotenza dei narcotrafficanti,
i legami tra ambienti criminali e potere economico e politico.
Molte testimonianze dimostrano che alcuni omicidi di donne sono
commessi durante orge sessuali da uno o più gruppi di
individui, fra cui alcuni assassini protetti da funzionari di
diversi corpi di polizia, in combutta con personaggi altolocati,
a capo di fortune acquisite per lo più illegalmente,
grazie alla droga e al contrabbando, e la cui rete d'influenza
si estende come una piovra da un capo all'altro del paese. Per
questo motivo questi crimini efferati godono della più
completa impunità. Secondo alcune fonti federali, sei
importanti imprenditori di El Paso, del Texas, di Ciudad Juárez
e di Tijuana assolderebbero sicari incaricati di rapire le donne
e di consegnarle nelle loro mani, per poterle violentare, mutilare
e infine uccidere. Il profilo criminologico di questi omicidi
si avvicinerebbe a quello che Robert K. Ressler ha definito
"assassini per divertimento" (spree murders). Le autorità
messicane sarebbero da molto tempo al corrente di tali attività
e rifiuterebbero di intervenire. Questi ricchi imprenditori
sarebbero vicini a certi amici del presidente Vicente Fox e
avrebbero contribuito ai finanziamenti occulti della campagna
elettorale che ha portato Fox alla presidenza del paese, mentre
Francisco Barrio Terrazas, ex governatore di Chihuahua diventava
suo ministro. Questo spiegherebbe perché nessun vero
colpevole ha mai avuto fastidi con la polizia dopo la morte
di oltre 400 donne.
(Fonti : Rapport de la Commission
québécoise de solidarité avec les femmes
de Ciudad Juárez aprile 2004 La strage
di donne a Ciudad Juárez di Sergio Gonzáles Rodriguez
La città della morte di Manuela Castellani
Messico: assassinii intollerabili. Report di Amnesty International,
Agosto 2003)
(Delt@ Anno V°, N. 123 del
29 Maggio 2007)
n.m.
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28 maggio 2007
Il testamento di Maria Helena

performace di Antonella Prota Giurleo
Lunedì 28 maggio 2007 dalle ore 14,30 alle ore 18 si
svolgerà alla Camera del Lavoro di Milano in corso di
Porta Vittoria 43 il convegno "In ricordo di Carlo Gerli.
Dal passato l'insegnamento per il futuro."
Nell'ambito del convegno sarà presentata la performance
Il testamento di Maria Helena, progettata da Antonella Prota
Giurleo e interpretata dall'artista stessa, da Fulvia Colombini,
Iole Contino, Lella Corvi, Maria Carla Rossi, Patrizia Falcomata.
Nella sala Buozzi della Camera del lavoro di Milano, per opera
di un gruppo di donne, la lettura del testamento poetico della
pittrice Maria Helena Vieira da Silva si trasformerà
in una festa di colori e permetterà ad ogni persona intervenuta
di portare con sé il pensiero di una persona amata e
la riflessione sul dono come atto che "crea e rafforza
legami sociali"(*)
(*)Serge Latouche Decolonizzare l'immaginario. Il pensiero
creativo contro l'economia dell'assurdo. Emi, 2002.
Per ulteriori informazioni: Antonella Prota Giurleo 02 45
10 13 08 347 03 12 744 a.protagiurleo@lombardiacom.it
n.m.
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dal 21/5/07 al 24/5/07
Jenny Holzer

American Academy - via Angelo Masina 5 - Roma
A Roma, dal 21 al 24 maggio, le proiezioni di
luce di Jenny Holzer appariranno in diversi luoghi della città.
For the Academy e' realizzato dall'American Academy in Rome,
alla quale Jenny Holzer dedica l'evento, in collaborazione con
l'Associazione Tevereterno e la Fondazione Volume!, sponsorizzato
da FLOS e con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività
Culturali e del Comune di Roma.
Il lavoro dell'artista si caratterizza per la
proiezione di testi e versi poetici che illuminano architetture
e paesaggi, realizzando una comunicazione semplice, diretta
e incisiva. Le architetture scelte da Jenny Holzer diventano
portatrici di poesia. Dalla facciata neoclassica dell'American
Academy in Rome al Teatro di Marcello, da Castel Sant' Angelo
a Piazza Tevere, nuovo spazio tra Ponte Sisto e Ponte Mazzini
dedicato all'arte contemporanea sul fiume.
In quest'occasione, Jenny Holzer ha scelto di
presentare testi di autori italiani come Antonella Anedda, Paolo
Bertolani, Patrizia Cavalli, Franca Grisoni, Rosanna Guerrini,
Jolanda Insana, Eugenio Montale, Pier Paolo Pasolini e Amelia
Rosselli, insieme a quelli di Yehuda Amichai, Elizabeth Bishop,
Henri Cole, Mahmoud Darwish e di Wislawa Szymborska.
21 maggio, American Academy in Rome e Fontana
dell'Acqua Paola
22 maggio, Piazza Tevere
23 maggio, Teatro di Marcello
24 maggio, Castel Sant'Angelo
Inaugurazione: 21 maggio ore 21.30
Orario: dalle 21.00 alle 24.00
n.m.
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dal 20 maggio al 22 luglio 2007
Katharina Fritsch

GALLERIA CIVICA D'ARTE MODERNA - PALAZZO SANTA MARGHERITA
Corso Canalgrande 103 (41100) - MODENA
Mercoledì - Venerdì dalle 10.30 alle 13.00 e dalle
16.00 alle 19.30
Chiuso Lunedì e Martedì
Ombrelli colorati appesi al soffitto, un serpente
nero e straordinari paesaggi monocromi sono alcuni degli elementi
che popolano il misterioso mondo di Katharina Fritsch. La prima
rassegna in un museo italiano della celebre artista, già
protagonista del Padiglione Germania alla Biennale di Venezia
del 1995, nasce in stretta relazione con l'idea di giardino
e con la sede in cui la mostra ha luogo. Dopo aver partecipato
alla collettiva EGOmania (2006), Fritsch torna alla Galleria
Civica di Modena con una nuova serie di lavori che trovano nella
Palazzina dei Giardini la loro più ideale collocazione.
Questa sede infatti, in origine un seicentesco Casino per balli
e divertimenti edificato per volontà dei duchi Estensi,
che furono mecenati di Boiardo, Ariosto e Tasso e dei rispettivi
poemi cavallereschi, diventa il più suggestivo scenario
per una delle più note artiste tedesche della sua generazione.
Curata da Milovan Farronato, organizzata e prodotta dalla Galleria
Civica di Modena e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena,
la mostra sarà inaugurata domenica 20 maggio 2007 alle
ore 12.
Nota al pubblico italiano per l'opera Rat King
che accoglieva il visitatore alla Biennale di Venezia del 2001,
una ruota di enormi ratti legati per le code a formare un gomitolo,
presenta in questa occasione un'inedita serie di sculture e
serigrafie il cui immaginario gravita attorno al tema classico
del giardino inteso come percorso di conoscenza e di avventura
formativa. Un giardino dentro il quale Fritsch mette in atto
l'errare fisico e morale, il perdersi e il ritrovarsi sospinti
da oggetti-icone carichi di una varietà di significati
e rimandi.
Del giardino a Fritsch interessa l'ambivalenza, la sua capacità
di comprendere la sorpresa, gli angoli oscuri, la storia di
varie generazioni.
Il giardino circonda la casa, ma non definisce uno spazio intimo
e corazzato rispetto alle intrusioni, nasconde sempre sul retro,
oltre alle bordature di pietra, degli angoli tenebrosi. All'artista
tedesca interessa seguire queste suggestioni per rincorrere
elementi, motivi e simboli ambivalenti così come ambivalente
è la natura stessa del giardino: se abbacinato dalla
luce del giorno trasmette sensualità e partecipazione
al mistero della natura, se invece cade la pioggia diventa improvvisamente
minaccioso, segreto e selvaggio. Un luogo che riassume entrambi
i topoi classici del poema cavalleresco: da un lato la selva,
luogo dell'erranza senza meta, in cerca d'avventura, dove si
incontra ciò che non si insegue e ci si può imbattere
nel cedimento erotico e quindi morale; dall'altro il locus amoenus,
applicazione del concetto di Eden, che nel giardino, come costruzione
intorno a se stesso, diventa spazio artificiale a propria immagine
e somiglianza.
Al visitatore il compito di divenire "cavaliere
errante". Accolto inizialmente all'interno di un'installazione
sonora - manifestazione delle voci e dei rumori della natura
- è poi costretto a intraprendere due percorsi differenti
e ad imbattersi così nell'alterità, nel peccato,
nel mostruoso, nel ribaltamento superstizioso dei valori, nel
residuo della memoria.
I motivi ricorrenti e le immagini, che subito diventano icone,
sono suggeriti da altrettante sculture dalle sagome definite
e dai colori saturi, ognuna abbinata a grandi serigrafie composte
da più pannelli ritraenti scenari di giardini che prevalentemente
rimandano a Essen, città natale dell'artista.
Le immagini provengono da foto scattate da Fritsch o da cartoline
a lei spedite negli anni Settanta dalla sua famiglia: si tratta
di un mondo pittorico in cui la materialità degli oggetti
è distillata dalla memoria e dal sogno. Ogni pannello
è virato in un solo colore. L'immagine sembra sbiadita
al sole e i colori scelti tra quelli della liturgia cristiana.
Accompagnerà la mostra una pubblicazione
con testi critici del curatore e la riproduzione delle immagini
esposte in mostra.
Note Biografiche
Katharina Fritsch è nata nel 1956 a
Essen, in Germania; vive e lavora a Düsseldorf. Perfetta
simmetria, bisogno d'ordine, definizione minuziosa delle forme,
sono aspetti che caratterizzano le sue opere scultoree. Per
l'artista tedesca non si tratta di una questione morale, ma
piuttosto di un tentativo di astrazione. Le madonne gialle,
così come gli elefanti verdi o i topi neri sono presenze
inquietanti per le loro proporzioni alterate e per la cura nella
definizione dei particolari con cui sono realizzate. Fritsch
attua un controllo minuzioso sulla forma, sulle cromie e sulla
modulazione delle superfici, orientando il suo lavoro verso
un'univoca possibilità di interpretazione e riconoscimento;
non apre la discussione ma la costringe in un'unica direzione.
Dietro un'apparente ordinarietà questi oggetti sono il
risultato di un lento processo creativo, talmente accurato da
impedire all'artista di avere, almeno nel corso degli anni Ottanta
un'abbondante produzione. Tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio
degli anni Novanta si assiste ad una sorta di sviluppo narrativo:
in sculture come Company at Table (1988) e Rat King (1993-94),
l'artista trasferisce i principi che hanno caratterizzato i
precedenti lavori all'interno di situazioni di comunicazione.
Artista ormai affermata internazionalmente e riconosciuta dalla
critica, Katharina Fritsch ha rappresentato con Martin Honert
e Thomas Ruff, la Germania durante la Biennale di Venezia del
1995. Il San Francisco Museum of Modern Art le ha dedicato una
personale nel 1996, così come il Museum of Contemporary
Art di Chicago e la Tate Modern di Londra, nel 2001. Un'ampia
antologica le è stata dedicata nel 2002 dal K21 Kunstsammlung
im Standehaus di Düsseldorf e un'altra le verrà
dedicata dalla Kunsthaus di Zurigo nel 2009.
n.m.
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9 maggio 30 luglio 2007
Lara Baladi

Brancolini Grimaldi Arte Contemporanea
Via dei Tre Orologi, 6/A
00197 Roma
Nata a Beirut nel 1969. Vive a lavora al Cairo.
Lara Baladi applica lestetica del collage a diversi media
come la fotografia, il video, linstallazione. Il suo lavoro
sottolinea lassurdità, i contrasti e le contraddizioni
dellEgitto tra modernità e tradizione. Per creare
i suoi enormi collages Lara Baladi usa una varietà di
immagini prese dai media più diversi come cartoni animati,
riviste, video, pubblicità. Le immagini sono poi tradotte
in piccole fotografie e riunite insieme a formare un grande
mosaico dal disegno regolare. Limmaginario di Lara Baladi
è rivolto soprattutto al mondo femminile: dalle bambole
ai ritratti di famiglia; dalle guerriere dei videogiochi alle
figure mitiche; dalle pin-up alle donne di carta dei fumetti.
Un immaginario vasto di supereroine, che mixa il mondo occidentale
e quello arabo.
I lavori di Lara Baladi sono un caleidoscopico universo di storie,
forme e simboli, che si ispirano a memorie private, a favole,
alla mitologia e agli archetipi femminili dellimmaginario
popolare della cultura araba e occidentale.
Lara Baladi ha esposto a livello internazionale,
in Medio Oriente, negli Stati Uniti, in Giappone e in Europa.
Ha partecipato a mostre internazionali itineranti come Africa
Remix (2004-2007), I-Dentity (2005-2007), e Snap Judgements
(2006-2008), curata da Okwui Enwezor allICP di New York.
Più recentemente, Lara Baladi è stata selezioanta
per gli Arts Projects alla prima Gulf Art Fair di Dubai nel
marzo 2007. Nellaprile 2007 partecipa alla Sharjah Biennale,
dove presenterà nuovi lavori e installazioni.
La mostra di Brancolini Grimaldi è la sua prima personale
in Italia.
vedi articolo Oriente
e occidente, donne sospese tra sogno e realtà di Manuela
De Leonardis
m.m.
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Martedì 15 maggio 2007
CONVEGNO ARTEAMBIENTE
Gheroartè - Via Gramsci 4 - Stazione
FS - Corsico (Mi)
Programma
h.9.30 accoglienza
9.45 Stefania Tussi e Marco Fantasia. L'esperienza di
Gheroartè. Il vagone.
9.55 Antonella Prota Giurleo, artista e curatrice progetto
ArteAmbiente
Presentazione e visione DVD raccolta documentazione inviata
da artiste e
artisti che utilizzano materiali ecocompatibili e/o di recupero
e/o di riciclo
10.45 Dario Ballardini, assessore all'ambiente di Corsico
11.00 Luca Rendina, artista e direttore artistico. Le
esperienze di Art in Ice, Pietrarte e Fienarte a Livigno ( visione
DVD)
11.15 Maria Cilena, gallerista. Arte e ambiente (visione
DVD)
11.35 Maria Ferrucci, assessora alla cultura di Corsico
11.45 Interventi
12.10 Gretel Fehr, artista, curatrice della mostra SOS.
Presentazione visione
mostra
12.30 - 13.30 pausa pranzo
13.30 Eliana Farotto, L'esperienza di Comieco (visione
DVD)
13.45 Angelo Caruso, artista e direttore artistico. L'esperienza
di sitart
(Visione DVD)
14.00 Bruna Brembilla, assessora all'ambiente della Provincia
di Milano
14.15 Interventi
15.30 Roberto Borghi, Arte e ambiente
16.00 chiusura
m.m.
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3 maggio - 20 maggio 2007
S.O.S - Salire O Scendere

Gheroartè - Via Gramsci 4 - Stazione
FS - Corsico (Mi)
Inaugurazione: Giovedì 3 maggio
2007 ore 18.30
Orari: da martedì a domenica, dalle 16 alle 20; lunedì
chiuso
Artiste invitate: Rosa Maria Arau e Marina Biscola Baldis
- Marisa Cortese - anna Rosa Faina gavazzi - Mavi Ferrando -
Humus - Nadia Magnabosco - Marilde Magni - Monica Mazzoleni
- Nada Pivetta - Antonella Prota Giurleo - Evelina Schatz -
Presentazione: Anna Aurenghi
Progetto: Anna Aurenghi e Gretel Fehr
Testo critico: Donatella Airoldi
Curatrice: Gretel Fehr
Collaborazione: Galleria Quintocortile - Milano
Associazione
di Donne Galassia
Patrocini: Provincia di Milano, Città di Corsico
Grafica inviti: Marco Fantasia
Informazioni: Gheroartè 02 45 10 31 13 - 3494759779
- 3334333040
Sito internet : www.gheroarte.com
E
mail: gheroarte@gheroarte.com
E
mail: gretelfehr@libero.it
La vita, in fondo, è una lunga strada ferrata,
due rotaie che corrono all'infinito, parallele. I vagoni sono
il nostro limite di tempo. Gli scompartimenti le fasi della
nostra vita. Qui c'è un vagone: ci sono 11 scompartimenti.
Per ognuno un'artista con la sua installazione e un'opera nello
spazio espositivo ( ex deposito merci della stazione). Materiali
semplici ma complessi nella rielaborazione del riciclo. Riflessioni
di pace e propositi di guerra alla crudeltà. Memorie
di giocosa malinconia.
Facile salire. Bello scendere con qualcosa in più negli
occhi e nell'anima.
Anna Aurenghi
I piaceri della vita si dimenticano nei vagoni
pieni di gente, a volte si fanno viaggi
dissestati e si perde il respiro solo sperando in guanciali
traslucidi dipinti alla chetichella. A volte ci sono treni che
non partono neppure spingendoli forte e i viaggiatori spazientiti
rincarano la dose di anfetamine furiose di bucato.
Alla stazione di Corsico c'è una carrozza parcheggiata
su un binario laterale, lasciata come le vecchie cose abbandonate
al sole e alla fitta pioggia. Da lì inizia un viaggio
che condurrà, i passeggeri viandanti, in luoghi inusitati
attraverso 11 installazioni realizzate da altrettante artiste
nei suoi undici scompartimenti.
All'arte piace convivere con le situazioni più estreme
e corrispondere sottili illusioni nell'immediato frastuono di
binari fermi senza scambi parziali. E allora il vincolo di uno
spazio definito quale è lo scompartimento di un treno
diventa la stazione di partenza, undici stazioni per arrivare...dove?
Donatella Airoldi
PRESENTAZIONE MOSTRA SOS Salire O Scendere
Vi proponiamo un viaggio speciale.
L'appuntamento è a Corsico in questa stazioncina fs ex
deposito merci della ferrovia. Siamo a due passi da Porta Genova,
ma sembra di entrare in una dimensione antica, dove i ricordi
si mescolano a idee di un futuro auspicabile. Il luogo si chiama
Gheroartè. La mostra SOS Salire O Scendere.
Gretel Fehr,la curatrice, è il deus ex machina o, se
volete, la capotreno che rende possibile il nostro viaggio.
Nell'erba, ci aspetta un vagone ferroviario; all'interno di
esso, undici scompartimenti accolgono ognuno un'artista con
la sua installazione. Si tratta sempre di materiali semplici,
nel dovuto equilibrio con la natura, ma anche complessi nella
rielaborazione del riciclo. Il filo conduttore che tutto accomuna
e motivo del viaggio sta nella frase: SOS, Salire O Scendere.
L'acronimo SOS richiama alla memoria l'estrema richiesta di
aiuto: accorrere a grida di aiuto, compreso quello della natura,
è sempre stata la specialità delle donne, per
altro, molto spesso ricambiate con l'indifferenza, o peggio,
la violenza. Intanto, tutti continuiamo a percorrere questa
lunga strada ferrata che è la vita, scandita da vagoni
e scompartimenti che ne sono le fasi. Salire O Scendere dipende
dal destino, ma anche da noi.
Sul nostro vagone, le undici artiste vi invitano a entrare per
un poco nella loro personale esperienza.
Ali ricamate aiutano il viaggio di Rosa Maria Arau e Marina
Biscola Baldis. Marisa Cortese "dimentica" piccoli
oggetti pieni di musica e poesia, sparsi qua e là nello
scompartimento. SOStare è l'invito che Anna Rosa Faina
Gavazzi ci rivolge, affinché guardiamo l'immagine viaggiante
che ci propone. Le 4 figure in legno di Mavi Ferrando salgono
e scendono nella loro continua immobilità. Gli artisti
di HUMUS ci fanno trovare un insolito e rigenerante "Scompartimento
vegetale". Nadia Magnabosco accompagna le sue bambine di
carta in viaggio nell'eterno enigma della crescita. Nello scompartimento
di Marilde Magni, strani oggetti personali testimoniano il passaggio
della viaggiatrice. "Che ti è successo in treno?":
Monica Mazzoleni ci chiede di annotare un pensiero sui piccoli
fogli di carta appuntati ovunque nel suo scompartimento. Nada
Pivetta racconta di sé e del suo lavoro con le sue piccole
sculture. Nulla meglio della cenere rende l'idea della fine
e dell'inizio delle persone e della natura, dice Antonella Prota
Giurleo che la utilizza per i suoi emozionanti lavori. Evelina
Shatz, dalla Russia, evoca qui "I treni della mia vita"
e ci coinvolge nella sua appassionata visione.
Vi aspettiamo dunque: non mancate! Facile salire. Bello scendere
con qualcosa di più negli occhi e nell'anima.
Anna Aurenghi
La fisica ci aiuta a capire i movimenti dei corpi
gassosi, sali scendi, riscaldamento e vaporizzazione della materia.
Vapore: sostanza aeriforme che si sviluppa da un liquido per
evaporazione o ebollizione e, se da un solido, per sublimazione.
Sublimare, ancor prima dell'inflazionato significato psicoanalitico,
vuol dire innalzare o elevare qualcuno o qualcosa a grandi onori.
Gli antichi Sumeri avevano un capo amministrativo, il Sanga,
e un gran sacerdote, l'En che secondo la tradizione poteva essere
un uomo o una donna. I sacerdoti, ricordiamo la sacerdotessa
dell'Ekishnugal di Nanna a Ur, offrivano oggetti di pregio al
tempio, dedicandoli a una divinità, ovvero elevavano
suppliche affinché gli Dèi concedessero benessere,
fertilità e prosperità.
Ora, cosa è possibile elevare nella contemporaneità
e praticità di una carrozza, non appartenuta al Re Sole,
non con i cavalli bianchi, non con i fregi d'oro a maniglia,
non a Parigi, non a Fontainbleau, ma ubicata nel cortile di
una stazione ferroviaria nella città di Corsico?
Questo luogo contemporaneo, post-industriale, con un ferrovia
reale che le scorre vicino e che bacia quotidianamente migliaia
di clienti che vi trovano forsennatamente posto, questo luogo
isolato, solitario, post-lavorativo, quasi in pensionamento
forzoso con il sapore del vecchio tabacco delle sigarette con
il pacchetto verde, le nazionali un po' stropicciate, rimaste
forzosamente nella tasca dei pantaloni, questo luogo stranamente
acido poetico che ha la nostalgia di quei corpi che sempre l'hanno
vissuto, schiacciato, aspirato, chiuso con quelle piccole porte
scorrevoli che non cedono a sorrisi inutili, cosa concede?
O meglio cosa lascia elevare in 11 scompartimenti chiusi con
bagno comune annesso?
Ogni artista o gruppo di artiste porta l'opera in una corsia
preferenziale a circuito chiuso. Salgono e creano il loro grande-piccolo
luogo lasciando le loro irreplicabili impronte digitali.
Quale sublimazione potrà accadere con questa varietà
di elementi e composizioni alchemiche? Partire per viaggi interiori
ai bordi di liquefatte strade di cemento armato, sentirsi intrappolati
da fessure longitudinali che non hanno appartenenza ma sensibilità
visiva in incanti disperati di luoghi anchilosati rinchiusi
nelle finestre di scompartimenti sottovuoto.
La carrozza tollera che il rito sia fatto da una persona alla
volta, talora si potrà accedere allo scompartimento,
talora ne sarà proibito l'accesso, ogni opera potrà
essere vista o percepita passandovi accanto come in una processione
che avanza lentamente, sostando incontrastati davanti a ciascuna
stazione profana.
Maria Rosa Arau e Marina Biscolo Baldis, volare è sempre
stato un desiderio condiviso, spiccare il volo per raggiungere
l'alto cielo, scoprire che ognuno ha ali nascoste e scapole
alate che attendono di essere finalmente utili, a volte vengono
lasciate sui sedili in attesa di uso; Marisa Cortese, pezzetti
di saggezza intrecciate a cartoline di parole, ci si può
soffermare e introiettare corpuscoli di senso appesi al finestrino;
Marilde Magni, serie di oggetti ritrovati o dimenticati, ombrelli
per la pioggia, orologi, con una percezione inversamente proporzionale,
specchi abbandonati nei guanciali; Nadia Magnabosco, le bambine
buone sono composte, non urlano né dicono parolacce,
raccolgono fiori e distribuiscono petali di desideri; Monica
Mazzoleni, nei luoghi si depositano i nostri bagagli emozionali,
raccattiamo sensazioni e le appendiamo con spilli appuntiti;
anna Rosa Faina gavazzi, è un treno in corsa, due donne
con coda e maglione a righe si trattengono a capo chino sul
piccolo piano accanto al finestrino. Condizione delle donne
lavoratrici senza sosta? Mavi Ferrando, piccole statue classiche
lignee, con corpi abbondantemente piacenti, e capelli chiari
al vento, potrebbero essere vissute nel VI millennio a. c. in
Anatolia o nel Caucaso, con spruzzata di contemporaneità
per le scale mobili di coiniana appartenenza; Nada Pivetta,
sculture di terracotta policroma, titani silenti nascosti negli
incavi della terra; Antonella Prota Giurleo, piccole travi scortate
da tele piegate, il tutto imbevuto di grigio. Gradini appesi
a fili invisibili. La cenere è vissuta come materia di
partenza e arrivo; Evelina Schatz, dipinge con carta ricaricata
e scritta l'intero scompartimento con racconti treniferi al
sapore freddo di una Russia ghiacciata, vodka liquida e passione
proibita al fulvo fulcro femminile; UMUS, collettivo che crea
un piccolo appezzamento di terra vergine concimata e profumata
in grado di creare un piccolo vagone alberato: si inizia con
la semina dell'erba. A ogni visitatore saranno regalate semenze
biodigeribili da coltivare nel vaso colorato posto sul proprio
davanzale.
Corsico o Carsico, Del Carso. Rilievi Calcarei solcati da fenditure
tali da permettere un rapido assorbimento delle acque e uno
sviluppo della loro circolazione sotterranea.
Aghata Christie avrebbe scovato gli elementi per farne un grande
giallo.
E scendere?
I piaceri della vita si dimenticano nei vagoni pieni di gente,
a volte si fanno viaggi dissestati e si riprende il respiro
solo sperando in guanciali traslucidi dipinti alla chetichella.
A volte ci sono treni che non partono neppure spingendoli forte
e i viaggiatori spazientiti rincarano la dose di anfetamine
fresche di bucato, riprendono il dolore lacerato e si rinchiudono
nei vagoni capestro.
E' inebriante scendere in binari senza sosta, cambiare il ritmo
del respiro nell'attesa di una ritmata sinteticità dei
tessuti, sprecare soldi di bassa lega nei campi di gioco assetati,
rinchiudere sensazioni a fior di pelle in contenitori ermetici
senza possibilità di respiro. O aprire uno sportello
come tanti, senza visione angolare, tolto dagli altri limitrofi
senza sforzo né tensione, ubicato in fondo alla ghiaia
a sinistra, e poi scendere tre alti gradini. Nei viaggi lontani
assapori suoni insentiti, lo sguardo si apre alle diversità
fragili e non occorre nessuna parvenza di abito falsamente luccicante,
deambuli con affaticamenti di voci e le diverse personalità
aderiscono ad una sola immagine dissipatamente friabile con
sguardi finiti nella limpidezza.
Chi potrebbe saggiare liquidi cristallini che contengono informi
modalità di rilevazione, seguire infinite rotaie senza
metalli attaccati, strattonare lunghe schede ferrose e rimanere
con i brividi incatenati a traversie dai bordi fragili?
Scendi?
Donatella Airoldi
vedi SOS
Salire O Scendere di Marcella Busacca
m.m.
_______________
da Sabato 5 Maggio a Domenica 13 Maggio 2007
COMUNE DI BUCCINASCO - PROVINCIA DI MILANO
collettiva di Arte Postale: Lavoro,
fatica, creatività

Buccinasco - Cascina Robbiolo - salone I° piano - Via
Aldo Moro n.7
Inaugurazione: Sabato5 Maggio 2007 ore 17.30
Interventi di Maurizio Carbonera, sindaco di Buccinasco; Guido
Morano, assessore alla cultura; Nando Perrucci, coordinatore
CGIL di zona; Antonella Prota Giurleo, artista, curatrice della
mostra.
Orari: dal lunedì al venerdì dalle ore 15.00 alle
ore 19.00. Sabato e Domenica dalle ore 15.00 alle ore 18.00.
Curatrice: Antonella Prota Giurleo
Testi: Maurizio Carbonera, Guido Morano, Nando Perrucci, Antonella
Prota Giurleo
Sito internet: www.comune.buccinasco.mi.it
La Mail Art, Arte Postale, è nata negli anni Sessanta.
Si tratta di una modalità di comunicazione artistica
che, utilizzando la posta ordinaria, permette di scambiarsi
piccoli (ma non solo!) lavori artistici.
In occasione del centesimo compleanno della CGIL il sindacato
di zona ha organizzato una mostra itinerante di Arte Postale
sul tema del lavoro, della fatica e della creatività.
Il numero di adesioni è stato importante sia per quantità
di partecipanti, 132, che per i paesi di provenienza, 15.
La qualità dei lavori è mediamente buona, in molti
casi alta. Hanno partecipato molte artiste ed artisti le cui
qualità professionali sono ampiamente riconosciute a
livello dei singoli paesi.
Ciascuna, ciascuno può vedere le immagini delle opere
sul sito del comune.
Partecipanti:
Argentina Fernando Marcelo Vera, Maria Angelica Chamorro, Patricia
S.R. Chauvet, Graciela Gutierrez Marx, Claudia Lucius, Ida O.,
Mariana Perata, Alfredo West Ocampo Belgio Luc Fierens Brasile
Paulo Bacedonio, Marithè Bergamin , Terezinha Bof Reis,
Mara Caruso, Jeanete Ecker Koler, Jacira Fagundes, Terezinha
Fogliato Lima, Luiza G.P.Gutierrez, Neiva Mattioli Leite, Tania
Luzzatto, Adelaide Mertens, Maria Esther Mussoi, Simone Pompeo,
Maria Julieta R.D. Ferreira, Mara Radè, Eduardo Rangel
Baptista, Dorian Ribas Marinho, Heloisa M.Sonaglio, Jane Beatriz
Sperandio Balconi Canada La Toan Vinh Grecia Thomai Kontou Germania
Schoko Casana Rosso Finlandia Paul Tiilila Francia Julien Blaine,
Manuel Vaz Giappone Ryosuke Cohen Italia Michele Alfano, Sebastiano
Altomare, Carlo Annesanti, Rosa Maria Arau, Giovanni Bai, Alberto
Baio, Vittore Baroni, Elisabetta Baudino, Giovanna Bellanca,
Giuliana Bellini, Luther Blisset, Vera Benelli, Salvo Bonnicci,
Alda Maria Bossi, Beppe Burgio, Renzo Calzavara, Bruno Capatti,
Beppe Carrino, Francesco Ceriani, Cristina Clerici, Anna Consiglio,
Letterio Consiglio, Natale Cuciniello, Annamaria Danese, Caterina
Davinio, Giancarlo Degni, Miki Degni, Michele De Grandi, Antonia
De Padova, Adolfina de Stefani, Monia Di Santo, Fernanda Fedi,
Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Giorgio Fiume, Pino Forzisi, Umberto
Mario Garro, Alberico Gnocchi, Helene Gritsch, Carlo Iacomucci,
Luigia Introini, Jane Kennedy, Silvana Lalomia, Lella Langscedel,
Giancarlo Latini, Consiglio Letterio, Pino Lia, Elia li Gioi,
Pierpaolo Limongelli, Salvatore Li Puma, Rosalba Locatelli,
Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Vera Elvira
Mauri, Sandra Mazzon, Attilio Milani, Lucrezia Minerva, Elisa
Mazza e Mattia Pompei, Gilia Montanella, Stefano Morleschi,
Clara Panico, Andrea Penzo, M.Elisabetta Piu, Giuseppe Prenzato,
Antonella Prota Giurleo, Michele Protti, Giancarlo Pucci, Giuseppe
Riccetti, Nino Rizzo, Enzo Salanitro, Matteo Sanfilippo, Sergio
Sanseverino, Simona Sarti, Fabio Sassi, Antonio Sassu, Roberto
Scala, Domenico Severino, Nino Sicari, Stefano Sini - Fossiant,
Mariadolores Simone, Antonio Sormani, Spelta, Giovanni Strada
da Ravenna, Maria Rosaria Tortorici, Piero Viti, Carlo Volpicella,
Mario Vittoria, Odilia Zanini, Costanza Zappa, Giusi Zivillica.
Norvegia Jaromir Svozilik Olanda Piet Franzen Spagna Kaos Pro,
Isabel Jover, Cesar Reglero Campos, Valdor Uruguay Clemente
Padin, U.S.A Rachel
n.m.
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8 - 18 maggio 2007
Quintocortile
Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano
CARNE A PIACERE
a cura di Donatella Airoldi
presentazione di Giovanni Schiavo Campo
Questa è la seconda mostra di un nuovo
ciclo metafora condensata dellumana vita dal titolo Pranzo
completo. Tali mostre si chiamano: Penne allarrabbiata,
Carne a piacere, Crudité. Come è
consuetudine nei temi che proponiamo sono presenti, oltre alla
evidente vena ironica, diverse possibili e ambigue interpretazioni.
Un bel cosciotto di agnello o una spalla umana vagamente nuda?
Carne, ovvero tutti gli esseri viventi.
Ci sono i bolliti misti che sono insiemi di carni lessate, ma
che sono anche tutte le cose disordinate e articolate con stridore,
sono i compromessi ideologici allultimo stadio, sono pezzi
di mondo slegato e frantumato. Bistecche uguale occhi pesti
e dis-piaceri, arrosti uguale braci, fumo, lente rosolature.
Come chi sta sulla graticola aspettando docce fredde, o chi
si inoltra nelle città torride riscaldate dalle marmitte
e dagli impianti di raffreddamento.
Carne, piacere della carne, orrore della carne!
opere di: Bruna Aprea, Rosa Maria Arau, Zareh
Baghoomian, Birthmark, Momò Calascibetta, Angela Colombo,
Pietro Diana, Mavi Ferrando, Anna Finetti, Jane Kennedy, Gianantonio
Ossani, Roberto Vecchione
inaugurazione: martedì 8 maggio alle ore
18,00
orario: da martedì a venerdì dalle
ore 17,30 alle 19,30 (fino al 18 maggio)
m.m.
_______________
27 aprile 2007

ore 18
Antigone: il tragico al femminile a cura di Vera
Maria Carminati
m.m.
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sino al 23 aprile 2007
Silvia
Cibaldi
sette pelli ho cambiato

Terzo Millennio
Via S.Andrea 12 - 20121 Milano
dalle 10 alle 20, orario continuato
In occasione del Salone del Mobile, Silvia Cibaldi, grande
madre dell'arte, presenta pelli, abiti e dimore in cui ha pazientemente
incastonato respiri, sospiri e pezzi di vita, creando un appassionato
intreccio poetico di parole, materiali e oggetti scartati che
recuperano corpo e comunicano emozioni a chi li guarda.
n.m.
________________
dal 15 al 22 aprile 2007

m.m.
________________
sino al 16 luglio 2007
Wack! : Art and the Feminist
Revolution

Los Angeles Museum of Contemporary Art -
152 Nirth Central Avenue Los Angeles - Usa
The Museum of Contemporary Art (MOCA) presents
the first international survey of a remarkable body of work
that emerged from the dynamic relationship between art and feminism
in and around the 1970s. WACK! Art and the Feminist Revolution-on
view at The Geffen Contemporary at MOCA March 4-July 16, 2007-brings
together the work of 119 artists from 21 countries to examine
how the feminist movement fundamentally changed the way we see
and understand art. More than eight years in the making, WACK!
is organized by The Museum of Contemporary Art and curated by
Ahmanson Curatorial Fellow Connie Butler-curator at MOCA for
10 years (1996-2006) and current Robert Lehman Foundation Chief
Curator of Drawings at The Museum of Modern Art, New York. MOCA
Director Jeremy Strick notes that, "MOCA is a most fitting
institution to organize this groundbreaking exhibition given
its tradition of mounting scholarly, ambitious, and risk-taking
thematic surveys." Following its debut at MOCA, the exhibition
will tour to the National Museum of Women in the Arts in Washington,
D.C. (September 21-December 16, 2007); P.S.1 Contemporary Art
Center in Long Island City, New York (Winter 2008); and the
Vancouver Art Gallery in British Columbia, Canada (Summer 2008).
In the late 1960s through the '70s-a period marked by the resurgence
of feminism-a fundamental shift in women's perceptions of their
own social roles began to have an impact on contemporary art
practices. As reflected in the exhibition's title, WACK! Art
and the Feminist Revolution focuses on the intersection of art
and feminism during this era and recaptures the idealism of
the feminist movement. "WACK" is not an acronym in
itself, but was chosen by curator Connie Butler to recall the
acronyms of many activist groups and political communities from
this time whose activities focused on women's issues and cultural
production.
While the term "feminism" can be broadly defined,
scholar and author Peggy Phelan states, "Feminism is the
conviction that gender has been, and continues to be, a fundamental
category for the organization of culture. Moreover, the pattern
of that organization favors men over women." Embracing
this definition, WACK! argues that feminism was perhaps the
most influential of any postwar art movement-on an international
level-in its impact on subsequent generations of artists.
In the past few decades, a canonical list of American artists
have become identified with the feminist movement. The exhibition
dismantles this canon through the inclusion of women of other
geographies, formal approaches, socio-political alliances, and
critical and theoretical concerns. The artists in WACK! do not
necessarily all identify themselves or their work as feminist.
Nonetheless, as artist Susan Hiller has said, "Art practice
with no overt political content may, nevertheless, be able to
sensitize us politically." The globalized model adopted
by WACK! acknowledges the importance of artists working in their
own communities and/or connecting with artists elsewhere and
recognizes that while individual artists may work in relative
isolation, their practice-and worldview-comes together through
discourse, affinity, and relationship.
Influential proto-feminist work produced by artists in the
years immediately prior to the florescence of the '70s is also
featured, including work by important figures who were active
through that crucial decade and beyond, but whose contributions
in the mid-'60s anticipated new feminist aesthetics that took
hold during the '70s. The scope of the exhibition also allows
for the inclusion of the early work by such artists as Cindy
Sherman and Lorraine O'Grady, representing a division between
essentialist work of the '70s-which hypothesized a universal
way to portray female experience -and a more theory-driven approach
adopted during the '80s-which accounted for concepts like race,
class, and sexual orientation.
Rather than following a chronological sequence, WACK!'s thematic
organization encourages a dialogue between individual works
from a wide range of media-including painting, sculpture, photography,
film, video, and performance art. The themes are: Abstraction,
Autophotography, Body as Medium, Body Trauma, Collective Impulse,
Family Stories, Female Sensibility, Gendered Space, Gender Performance,
Goddess, Knowledge as Power, Labor, Making Art History, Pattern
and Assemblage, Silence and Noise, Social Sculpture, Speaking
in Public, and Taped and Measured.
n.m.
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dal 19 aprile al 3 maggio 2007
PROFONDAMENTE
dedicato a Sigmund Freud- cap. II
Collettiva a cura di Mimma Pasqua
testi di Donatella Airoldi, Mimma Pasqua, Paolo Stramba Badiale
BIBLIOTECA DERGANO BOVISA via Baldinucci, 76 Milano.
Tram n° 3 fermata Piazzale Bausan. Passante metropolitana
Bovisa.
.; non fece altro che usare la memoria come i vecchi
e dire la verità come i bambini. W.
H. Auden (1907 1973) da: Un
altro tempo (1940)
ARTISTI
Lorenzo Alagio, Mavi Ferrando, Piero Ferrini,
Anna Finetti, Rebecca Forster, Giglio, Gino Gini, Claudio Grandinetti,
Helene Gritsch, Anna Lambardi, Pino Lia, Giorgio Longo Ruggero
Maggi, Marco Magrini, Luchino Malarazza, Massimo Maselli, Sandra
Mazzon, Daniela Miotto, Diego Minuti, Elisabetta Pagani, Antonella
Prota Giurleo, Federico Simonelli, Armando Tinnirello, Stefano
Soddu, Roberto Vecchione.
35 artisti esplorano, in occasione del 150esimo
anniversario della nascita di Sigmund Freud, quel profondo che
linventore della psicoanalisi portò alla luce ne
Linterpretazione dei sogni, e fece oggetto della terapia
analitica.
VERNISSAGE giovedì 19 aprile h. 17,30
Presentazione a cura di Mimma Pasqua e intervista a Eva Hennigs
sui suoi ricordi di Freud.
FINISSAGE giovedì 3 maggio h. 17,30
Conferenza del Dottor Paolo Stramba Badiale su Psicoanalisi
e arte: Il gioco delle metafore..
Si prevedono visite guidate per scolaresche e
per il pubblico.
. lopera darte rappresenta la
tappa di una storia di cui il critico si fa cantore e che si
è convenuto chiamare ricerca. La mostra è ispirata
a Sigmund Freud, nel 150° anniversario della nascita, con
opere che raccontano il mondo sommerso dellinconscio di
cui Freud fu lo scopritore....
Mimma Pasqua
Freud, pertanto, non si limita a cercare
nellopera darte le pulsioni e i ricordi infantili
rimossi, ma individua nel necessario adeguamento alla realtà
il mezzo in grado di trasformare il sogno in un processo creativo
ed artistico
Paolo Stramba Babiale
. Nel suo saggio sul Mosè di Michelangelo
Freud scriveva:
E se avessimo preso sul serio dettagli
che non erano nulla per lartista,
? Ogni segreto
vale la pena di trattenerlo in estremità più lontane,
lasciando linconsapevole nelle repliche successive
Donatella Airoldi
m.m.
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Martedì 3 aprile 2007, ore 18
Fili di donne, fili di vita
di Antonella Prota Giurleo

Quintocortile
Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano
Presentazione DVD e testi
di Donatella Airoldi, critica; Bruna Brembilla, assessora all'ambiente
della Provincia di Milano; Luciana Tavernini, scrittrice.
Il video documenta le performances interpretate
da diverse donne alla galleria Quintocortile di Milano e allo
spazio d'arte Gheroartè di Corsico. E' stato realizzato
su invito di zonadearte di Buenos Aires per la partecipazione
a Buenos Aires zonadearte en accion 2007, nell'ambito dello
scambio culturale Quebec - Buenos Aires che si svolgerà
a Buenos Aires tra il 20 e il 25 aprile 2007.
Federica Condè e Clara Oliveti leggono alcune poesie
di Gabriella Lazzerini.
m.m.
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fino al 14 giugno 2007
Antonia Pozzi
Nelle immagini l'anima

Fondazione Corrente
Via Carlo Porta 5
Milano
Fotografie 1929-38. A cura di Toni Nicolini
e Ludovica Pellegatta
Nel 1929 la giovane poetessa milanese Antonia Pozzi, che
negli anni trenta sarà allieva di Antonio Banfi e amica
fraterna di Vittorio Sereni, Dino Formaggio e Remo Cantoni,
scopre la fotografia. Nei dieci anni successivi, prima del suicidio
avvenuto nel 1938, la Pozzi scatterà circa 2800 immagini,
un fondo fino a oggi pressoché sconosciuto di cui Ludovica
Pellegatta ha curato una prima, magistrale disposizione nel
volume Antonia Pozzi. Nelle immagini lanima. Antologia
fotografica, che Ancora pubblica accompagnato da un testo biografico
di Onorina Dino. Sono foto che parlano di un duplice percorso:
immagini in qualche modo rese analoghe alla parola poetica,
e insieme testimonianze di un interesse storico e antropologico
verso la Lombardia rurale. Parte delle fotografie riflettono
infatti il lavoro di ricerca compiuto da Antonia Pozzi a Pasturo
in Valsassina e alla Zelata di Bereguardo sul Ticino per un
ultimo progetto letterario, un romanzo storico la cui stesura
non venne mai compiuta. Delle circa 70 immagini pubblicate nel
volume, Toni Nicolini e l'autrice hanno selezionato una quarantina
di scatti che saranno presentati alla Fondazione Corrente in
una mostra a corollario della presentazione del volume (via
Carlo Porta 5, a partire da mercoledì 28 marzo fino a
giovedì 14 giugno). Oltre ai curatori interverranno Graziella
Bernabò, autrice di una biografia di Antonia Pozzi, Onorina
Dino, Antonello Negri, Fulvio Papi e Gabriele Scaramuzza.
m.m.
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29 marzo - 15 luglio 2005
Antonietta Rahaël
Sculture in villa

Casino dei Principi - Villa Torlonia
Roma
Unaccurata selezione
di 30 sculture, 10 dipinti e 20 disegni che rappresentano le
fasi più rilevanti nellarco dellintera attività,
dalla fine degli anni venti allinizio degli anni settanta,
di una delle artiste italiane più importanti del XX secolo.
vedi Antonietta
Rahaël:
Il mondo di un'artista acceso dal dolore
m.m.
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March 23July 1, 2007
Global Feminisms

Judy Chicago - The Dinner Party, 1974
Brooklyn Museum - 200 Eastern Parkway - New
York
The exhibition, a large-scale international
survey of contemporary art, will inaugurate a study center devoted
to art created from a feminist perspective.
Signaling an intent to take the study of new,
often-critical visual expressions in new directions, the Elizabeth
A. Sackler Center for Feminist Art at the Brooklyn Museum, the
first facility of its kind in the United States, ventures far
beyond American and European borders for the inauguration presentation.
"Global Feminisms" assembles works
in a range of media by more than 100 women artists, most of
whom are under 40 and two-thirds of whom have never before presented
work in New York. Some 50 countries are represented, including
a good number that seldom figure in the contemporary art discourse,
such as Sierra Leone, Kenya, Russia, Yugoslavia, Costa Rica,
Afghanistan, Indonesia and Taiwan.
The joint enterprise of two scholars, Maura
Reilly, PhD, curator of the new center, and Linda Nochlin, PhD
and Lila Acheson Wallace Professor of Modern Art at the New
York University Institute of Fine Arts, the survey coincides
with the 30th anniversary of the first major exhibition to explore
the role of women in the history of Western art. Organized by
Nochlin, with Ann Sutherland Harris, "Women Artists: 15501950"
was presented at the Brooklyn Museum in 1977.
"In 'Global Feminisms,' we are attempting
to construct a definition of 'feminist' art that is as broad
and flexible as possible," says Reilly. "Linda and
I kept asking what it means to be a feminist in radically different
cultural, political and class situations. And we found not one
definition, but many; hence, the term 'feminisms.'"
Despite real differences in the life situations
and preoccupations of the artists, several threads of thought
emerge as themes in "Global Feminisms." One is an
interest in "Life Cycles" that transforms conventional
conceptions of a woman's life into visual experiences that more
closely mirror life as it is lived and dreamed
today. Among the works featured in this section is a huge photograph
by the London-based artist Melanie Manchot, featuring the artist's
mother nude from the waist up, and laughing against a background
of sky so blue it could grace a Hallmark card.
Reilly and Nochlin also found artists around
the world exploring "Identities," be it racial identity,
gender identity or concern with the concept of self. In this
section, viewers will find a number of artists skewering notions
of exoticism with hyperbolic send-ups of, for example, the contented
Spanish peasant woman (Pilar Albarracín of Madrid); the
butch lesbian in a never-ending ritual of binding (Mary Coble,
Washington, D.C.); and the hip Asian chick doing karaoke as
performed and documented for video by Taiwanese-born artist
Hsia-Fei Chang.
Nowhere can the differences among women be
grasped more clearly than in the section focusing on the recurring
them of "Politics." Regina José Galindo is
seen trailing a bloody footprint with each step as she walks
from the Court of Constitutionality to the National Palace in
Guatemala City, in memory of murdered Guatemalan women, in her
performance videotape, Who Can Erase the Prints?, 2003.
Tania Bruguera, who has lived in Cuba and the
United States, asks the viewer to consider the meaning of a
Cuban flag woven of hair from countless anonymous Cubans. She
entitled the 199596 work, "Estadistica (Statistic)."
Another exhibition theme is "Emotions."
Japanese artist Ryoko Suzuki contributes a mural-sized installation
of three photographs in which her face is bound tightly by pig's
intestines bullied into a kind of mute, anonymous submission.
Bulgarian artist Boryana Rossa is among a number of artists
represented in this section who wields a wicked humor, appropriating
cultural clichés about women's histrionic emotions and
blasting away at these assumptions, as in her video Celebrating
the Next Twinkling, 1999.
"Global Feminisms" inaugurates The
Elizabeth A. Sackler Center for Feminist Art, which was established
in 2003 through funding from The Elizabeth A. Sackler Foundation.
The center's 8,300-square-foot facility is on the museum's fourth
floor.
Along with the opening "Global Feminisms,"
an icon of contemporary art returns to the public stage in March:
Judy Chicago's "The Dinner Party" is to be a permanent
centerpiece of the center. Also on view, is "Pharaohs,
Queens and Goddesses," an exhibition drawn from the museum's
Egyptian collection to illuminate the role of women in Egyptian
art and life.
n.m.
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sino al 30 aprile 2007
Angiola Churchill / Lucia
Pescador
Camera con Vista

LATTUADA STUDIO - ARTE CENTRO - IL DIAFRAMMA
Via Dell'Annunciata 31 (20121)
La mostra Camera con Vista, di Angiola
Churchill e Lucia Pescador, intende indagare alcuni aspetti
di una linea poetica sotterranea, quella linea che contrappone
alla componente espressiva una matrice evocativadi
segno metafisico. Ovvero lesigenza, comune a queste due
artiste, di scegliere linfinito come dimensione.
Lesposizione si articola in un dialogo tra spazi e oggetti,
tra luci ed ombre, tra lio e il mondo, una visione che
si propone di dare visibilità alle emozioni.
Per Angiola Churchill lopera non è più
una composizione di elementi, ma lo spazio entro cui si mette
in scena la lotta tra forme e colori nel dominio emozionale,
una materializzazione dellimmagine che pone laccento
su una ricerca spaziale orientata verso la tridimensionalità,
intesa non più come scultura, ma come integrazione reciproca
tra spazio e opera. E il disegno la vera lingua di Angiola,
un disegno vivo come una performance.
Lucia Pescador realizza una serie di catalogazioni, una catalogazione
su carta spesso già utilizzata, pagine di registri, spartiti
musicali, frammenti di diari, registri contabili, pagine di
libri,
Il suo Inventario di fine secolo con la mano
sinistraraccoglie varie voci in una sorta di storia del
mondo che si realizza attraverso i segni e le immagini di altri
sguardi: i bambini, gli stranieri, gli animali.
Entrambe le artiste hanno sempre messo in gioco nel loro lavoro
il senso del fare manuale. Piegare, intrecciare, o disegnare,
raccogliere, cercare
Entrambe creano delle installazioni
in cui raccontano il proprio stare al mondo attraverso
materiali fragili e desideri e accumulazioni. E
lincontro tra le due vive di un gioco di opposti e di
equilibri, ordine e disordine, astrazione e rappresentazione,
mettendo in evidenza il valore dellimmaginazione che nasce
dallincontro e dalla contrapposizione visiva dei meccanismi
di pieno e di vuoto.
Un dialogo quello tra Angiola Churchill e Lucia Pescador che
sembra immetterci allinterno di una mappa, con tutti i
riferimenti per trovare il tesoro.
n.m.
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sino al 15 luglio 2007
Italian Women Artists from Renaissance to
Baroque
National Museum of Women in the Arts
Washington
In celebration of its 20th year, the National Museum of Women
in the Arts will host the ground breaking exhibit Italian Women
Artists from Renaissance to Baroque. This exhibition brings
together paintings, prints, drawings and sculpture by prominent
women painters, including Artemisia Gentileschi, Lavinia Fontana,
Sofonisba Anguissola, Giovanna Garzoni and Elisabetta Sirani
and presents them within a historical context. It will examine
the position of women artists as second-class citizens, the
economics of art production, and the cultural context both within
Italy and beyond the countrys borders. Ultimately, it
will address the ways in which these artists overcame "the
conditions of their sex," to leave behind a fascinating
visual legacy.
martedì 20 marzo 2007
ore 15.30
Centro Sociale di via Falcone 5/7a
Fili di donne nellarte
incontro organizzato nellambito del ciclo
Saper fare di donne
dallassociazione di donne Galassia
condotto e coordinato da
Antonella Prota Giurleo
che esporrà la realtà delle artiste francesi e
le presenze femmminili alla FIAC di _ Parigi nel 2006.
Saranno presenti le artiste italiane Nadia Magnabosco
e Marilde Magni che illustreranno il proprio lavoro
Nina Bellomo che suonerà larpa.
Durante lincontro saranno proiettate diverse
immagini relative al lavoro artistico femminile.
n.m.
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In concomitanza con la giornata
mondiale della poesia una mostra dedicata al poeta Cecco Angiolieri
20 - 30 marzo 2007
Quintocortile
Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano
PENNE ALL'ARRABBIATE

a cura di Donatella Airoldi
Questa è la prima mostra di un nuovo ciclo
apparentemente fatuo, nella realtà metafora condensata
dellumana vita dal titolo Pranzo completo.
Tali mostre si chiameranno : Penne allarrabbiata,
Carne a piacere, Crudité.
Come è consuetudine nei temi che proponiamo
sono presenti, oltre allevidente vena ironica, diverse
possibili e ambigue interpretazioni.
Penne allarrabbiata sono ovviamente un succulento
primo piatto piccante, ma sono anche coloro che scrivono feroci,
e sono tutti i segni che ci portano al caos, grovigli e cumuli
che seducono, e sono penne di uccelli uccisi, penne acuminate,
penne doca usate rabbiosamente dai poeti maledetti, penne
degli alpini, pennette o pennaccie rosse di peperoncino che
se si mangiano danno fuoco alla vita, se si leggono ci fanno
allucinare come Ginsberg o non ci fanno sperare più niente
come Cecco.
opere di: Paolo Barrile, Alberto Casiraghy,
Lorana Castano, Mavi Ferrando, Simonetta Ferrante, Mario Gatto,
anna Rosa Faina gavazzi, Ruggero Maggi, Sandra Mazzon, Giorgio
Nelva, Evelina Schatz, Armando Tinnirello
inaugurazione: martedì 20 marzo alle ore 18,00
alle ore 19 'Mise en espace' di e con Rita I.Giacchetti su testi
di Cecco Angiolieri
orario: da martedì a venerdì dalle ore 17,30
alle 19,30
m.m.
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20 marzo 2007 - 20 maggio 2007
Sabah Naim

Galleria Lia Rumma Napoli,
Via Vannella Gaetani 12
80121 Napoli
Il nuovo progetto dell'artista egiziana Sabah
Naim esce dai confini delle pareti e occupa fisicamente lo spazio
della galleria. Si tratta di un'installazione composta da leggerissime
tele trasparenti sospese al soffitto, sulle quali sono stampate
immagini singole a grandezza naturale della popolazione cairota.
I teli obbligano l'osservatore a perdersi in un percorso labirintico
che intende rievocare l'atmosfera caotica delle vie del Cairo,
mentre la fragilità e la trasparenza del tessuto ci rimandano
alla delicatezza espressiva e formale dell'arte araba. Le foto,
scattate direttamente dall'artista o prelevate da giornali locali
e vecchi album di famiglia, ci offrono una visione variegata
della popolazione. Militari, anziani, ragazzini, donne sintetizzano
la molteplice gamma culturale e sociale dei passanti. Sabah
Naim vuole porre l'accento sulle relazioni tra gli individui
e sulle difficili possibilità di contatto nella frenesia
della vita contemporanea. La trasparenza dei tessuti crea uno
stato di ambiguità tra realtà e finzione, obbliga
ad un rapporto diretto con i soggetti e spinge a sentirsi parte
integrante dell'opera. Il lavoro di Sabah Naim puo' essere considerato
una sorta di reportage visivo che muove dalle sue vicende personali
e familiari per spostarsi verso le origini culturali della sua
terra. Le sue opere nascono da una combinazione tra immagini
fotografiche, pittura e collage. Le immagini, quasi sempre in
bianco e nero, sono spesso accostate ad elementi decorativi
che rievocano nei motivi e nei colori il linearismo aniconico
della tradizione artistica araba. In questo modo, al realismo
dei personaggi, portatori del loro vissuto individuale, si contrappone
l'astrazione del segno. In alcuni lavori questo contrasto tra
astrazione e figurazione e' accentuato dalla presenza di giornali
o di frammenti cartacei che, arrotolati o ripiegati secondo
rigorosi schemi geometrici, sono posti accanto alle foto e conferiscono
al supporto una consistenza materica.
Sabah Naim (Il Cairo, 1967) ha esposto nella Galleria
Lia Rumma di Milano nel 2004. Ha partecipato a importanti appuntamenti
internazionali e preso parte a mostre collettive in prestigiose
sedi espositive, dalla sezione Smottamenti della 50ª Biennale
di Venezia del 2005, ad Africa Remix - Contemporary Art of a
Continent la mostra itinerante al Museum Kunst Palast di Düsseldorf,
alla Hayward Gallery di Londra, al Centre Georges Pompidou di
Parigi e al Mori Art Museum di Tokio. Tra le ultime mostre segnaliamo
Napoli presente. Posizioni e prospettive dell'arte contemporanea
presso il Museo PAN di Napoli. Le sue opere sono state acquisite
dalle collezioni permanenti del British Art Museum di Londra,
del Museum of Modern Egyptian Art e dall'Egyptian Ministry of
Culture.
m.m.
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sino al 5 aprile 2007
Oltre la polvere/Beyond the dust
Lida Abdul, Regina Jose' Galindo, Michal Rovner, Zineb Sedira
Zineb
Sedira
Lo sguardo di 4 artiste internazionali dalle terre della
violenza
Museo Archeologico Nazionale
Piazza Museo Nazionale, 19 - Napoli
La mostra "Oltre la polvere/Beyond the dust"
a cura di Renata Caragliano e Stella Cervasio, si propone di
presentare sguardi e voci di alcune artiste che affondano le
loro radici in aree che vivono ed hanno vissuto atti di violenza,
guerre, privazioni della libertà ed esilio, nell'impossibile
normalità del quotidiano. Il titolo "Oltre la polvere"
deriva da una raccolta di poesie della scrittrice Nelly Sachs,
Premio Nobel 1966.
Le artiste invitate sono l'afghana Lida Abdul
(Leone d'oro come migliore artista straniera alla Biennale 2005),
la guatemalteca Regina Jose' Galindo (Leone d'oro come migliore
artista straniera under 35 alla Biennale 2005), l'israeliana
pluripremiata Michal Rovner e l'algerina Zineb Sedira (Decibel
Award, Arts Council, Londra 2004).
Lida Abdul presenta la video-proiezione "White
House" (2005) per cui e' stata insignita del premio alla
Biennale di Venezia 2005 e inoltre alcune foto tratte dal video
What we saw upon awaking (2006); Regina Jose' Galindo presenta
un'installazione della sua performance documentata da una video-proiezione
su tre schermi "Plomo" (Clases para aprender a manejar
armas) (2006) e da tanti dei fogli usati come bersagli nella
sua esperienza ad una scuola di tiro e infine alcune foto tratte
sempre da "Plomo"; Michal Rovner presenta una video-proiezione
su tre schermi "Ash" (2006) e una video-proiezione
su pietra "Roma" (2004) dal famoso ciclo "Culture
Zone". Una serie di proiezioni su pietre chiuse in vetrine
dove e' la storia stessa ad essere esposta o piu' esattamente
cosa ci rimane di essa: la sua archeologia.
Zineb Sedira presenta la video-proiezione su due
schermi "Saphir" (2006) e alcune foto tratte sempre
da "Saphir" (2006). Saphir e' il nome di un albergo
di Algeri d'epoca coloniale, costruito negli anni Trenta da
architetti francesi, ma e' anche una parola che tradotta dall'arabo
vuol dire "l'ambasciatore".
n.m.
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8 marzo 2007

La donna nell'arte
Giovedi' 8 marzo tutte le donne potranno accedere
gratuitamente ai luoghi d'arte statali, ove saranno organizzati
eventi, mostre, visite guidate, concerti e dibattiti intorno
all'eterno femminino, curati ed allestiti dal Ministero per
i Beni e le Attività Culturali in collaborazione con
gli Istituti aderenti all'iniziativa. Per la prima volta il
MiBAC, in occasione dell'Anno Europeo delle pari opportunità
per tutti, e all'insegna della non discriminazione e della promozione
dell'uguaglianza partecipa giovedi' 8 marzo 2007 alla Festa
della donna con la manifestazione nazionale La donna nell'arte.
Tra gli eventi organizzati per questa occasione
segnaliamo i molteplici appuntamenti ispirati alle maggiori
artiste contemporanee e del passato, come le visite guidate
che si terranno presso il Museo di Palazzo Reale di Genova alla
scoperta delle protagoniste di tre capolavori della collezione:
Caterina Balbi Durazzo, nel ritratto di Antonio Van Dyck, Venere,
nella scultura di Filippo Parodi e Sant'Agnese, nella quattrocentesca
tavola fiamminga; la mostra che la Biblioteca Universitaria
di Bologna dedica ad una sua impiegata di particolare valore
con Rita: La -Virginità Trionfante- e la presenza femminile
nei fondi della Biblioteca Universitaria di Bologna; l'incontro
con l'artista Mirella Bentivoglio che si terrà a Roma
presso la Sala della Crociera, unitamente all'esposizione di
alcune opere e pubblicazioni della stessa posseduta dalla Biblioteca;
o, ancora, le iniziative inserite nel mese di celebrazione della
-Festa delle Bambine- che il Museo di Arte Orientale Chiassone
di Genova ed il Museo Nazionale Preistorico Etnografico Pigorini
di Roma riservano, rispettivamente, alla conferenza Donne e
femminilità nell'Arte giapponese ed alla mostra Hina-Matsuri.
La festa delle bambine.
Ulteriori iniziative si propongono la ricostruzione
- attraverso opere d'arte, giornali e periodici d'epoca, fonti
letterarie ed archeologiche, documenti d'archivio, fotografie
e ritratti - dei diversi ruoli e della mutevole condizione femminile
nelle varie epoche e nelle diverse regioni: e' il caso della
mostra La lunga marcia della cittadinanza femminile allestita
presso l'Archivio di Stato di Roma; dell'esposizione che la
Biblioteca Nazionale di Bari dedica all'Essere donna in Puglia;
delle visite guidate alla scoperta del culto di Cibele in La
Magna Mater ad Ostia Antica: storia di una dea presso gli scavi
di Ostia Antica (RM) o delle vicende di un'emancipata sacerdotessa
del culto imperiale con Donne che danno: il testamento di Cetrania
Severina allestita presso il Museo Archeologico di Sarsina (FO);
della conferenza Titinia e le altre. Ruoli pubblici e privati
della donna nella società lunense che si terrà
a Ortonovo Luni - La Spezia Museo Archeologico Nazionale di
Luni ed Area Archeologica.
Di particolare interesse, infine, quelle mostre
che intendono presentare la figura femminile cosi' come ci e'
restituita da documenti pubblici e privati conservati presso
Archivi e Biblioteche, e che, attraverso le tematiche affrontate
contribuiscono all'innalzamento del livello di conoscenza culturale
della condizione della donna nel corso dei secoli portando alla
ribalta il tema, attualissimo, delle pari opportunità.
Si inseriscono in tale filone le iniziative che si terranno
presso l'Archivio di Stato di Pistoia e l'Archivio di Stato
di Caserta; la mostra documentaria Dal baule di Giovanna alle
pari opportunità, a cura dell'Archivio di Stato di Trieste
e quella dedicata a La presenza femminile nelle carte d'Archivio
allestita dalla Sezione Archivio di Stato di Castrovillari (CS);
il contributo sulla condizione femminile offerto dall'Archivio
di Stato di Vibo Valentia con Essere Donna. Ieri e oggi e la
particolare rassegna plurisensoriale Un infuso di benessere
con due cucchiaini di arte e fiaba in mostra presso il Museo
Tattile Statale Omero di Ancona.
n.m.
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8 marzo 2007
Politecnico di Milano - Campus Bovisa
Via Giovanni Durando 10 - Milano
Stanze del Tempo
Le arti le donne
a cura di Maria Cristina Loi
Giovedi' 8 marzo 2007, nello spazio mostre e nell'aula
Carlo De Carli della Facoltà di Architettura Civile del
Politecnico di Milano, via Durando 10, una giornata dedicata
al lavoro femminile nelle arti.
Stanze del tempo. Le arti le donne- e' un progetto
al cui centro e' posto il punto di vista femminile, nel rapporto
fra memoria storica e presente.
L'iniziativa intende proporre un momento di riflessione e di
dibattito sui modi in cui da sempre, nelle varie arti, il lavoro
creativo delle donne manifesta caratteri propri e spesso sostanzialmente
differenti dalla cultura consolidata dominante. Il progetto
ha un carattere fortemente interdisciplinare, un omaggio al
concetto di "assialità della cultura" caro
a Giulio Carlo Argan, oltre che risposta a una sentita necessità
: aprire la scuola all'incontro di piu' discipline, per promuovere
un dibattito trasversale ricco, stimolante e aperto a molteplici
suggestioni.
L'iniziativa si articola in tre momenti distinti
:
ore 14:30, aula Carlo De Carli
Convegno
a cura di Maria Cristina Loi
Dopo la presentazione di Adriana Baglioni, Prorettore,
Amalia Ercoli Finzi, Presidente Comitato Pari Opportunità
del Politecnico di Milano, Antonio Monestiroli, Preside della
Facoltà di Architettura Civile, Massimo Fortis, Direttore
del Dipartimento di Progettazione dell'Architettura, Alberto
Seassaro, Preside della Facoltà del Design, Arturo Dell'Acqua
Bellavitis, Direttore del Dipartimento INDACO, interverranno
: Cini Boeri, Chiara Baglione, Aurora Scotti, Anna Finocchi,
Matilde Baffa Rivolta, Chiara Molina, Michela Alberti Merri,
Eleonora Fiorani, Luisa Spinatelli.
Ore 18:00, spazio mostre
Performance
-Il cielo e' della mente-
Partitura per voce e immagini
di e con Paola Maffioletti
danzatrice: Stefania Mariani
attrice-danzatrice: Simona Di Maria
video art: Silvia Giulietti
direzione tecnica: Luca Lanzini
assistente alla regia: Simona Di Maria
(si ringrazia: Accademiadanza diretta da Susanna Beltrami)
ore 19:00, spazio mostre
Inaugurazione della mostra
-Stanze del tempo: la memoria, lo spazio interno, la città,
il paesaggio-
a cura di Maria Cristina Loi
Opere di : Cini Boeri, Isabella Cuccato, Luisella
Deiana, Franca Ghitti, Silvia Giulietti, Paola Marzoli, Marilisa
Pizzorno, Luisa Spinatelli, Armanda Verdirame e delle donne
architetto della Facoltà di Architettura Civile e del
Dipartimento di Progettazione dell'Architettura
n.m.
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fino al 24 marzo 2007
Bibi: un viaggio nel tempo

Biblioteca Comunale Carlo Emilio Gadda
piazza delle Associazioni
20077 MELEGNANO MI
a cura di Angela Huemer, regista tedesca appassionata lettrice
di Bibi.
La mostra è dedicata a Karin Michaëlis,
la scrittrice danese che tra le due guerre creò il personaggio
di Bibi. I sei libri di avventure di Bibi, bambina libera, coraggiosa
e indipendente, tennero compagnia a un intera generazione
di ragazzine italiane, ma anche di ragazzini, che quella libertà
potevano soltanto sognarla.
La mostra darà modo ai visitatori di
entrare nel mondo di Karin e Bibi, di vedere come è diventato
il mondo che Bibi ha esplorato e di incontrare alcuni dei lettori
e lettrici di prima e seconda generazione.
Sono esposte le lettere di alcuni dei più
famosi amici della scrittrice, come Albert Einstein e Bertolt
Brecht. Karin Michaëlis, attivista per i diritti umani
e femminista sui generis, si prodigò con
generosità straordinaria per aiutare i perseguitati dal
nazismo.
La mostra è stata allestita a Colonia,
a Salisburgo, alla Casa della letteratura di Copenaghen e nello
scorso mese di gennaio a Sesto san Giovanni. Ha il patrocinio
del settore cultura della Provincia di Milano e dellAmbasciata
di Danimarca.
Linaugurazione è alle ore 17 di sabato
3 marzo. Per i bambini ci sarà un anteprima alle 16 con
una performance teatrale di Mara Sfondrini. Per partecipare
alla rappresentazione è necessaria la prenotazione.
Per le lettrici e i lettori di Bibi è previsto
un incontro con Angela Huemer e Marina Morpurgo, giornalista
e scrittrice, fissato per lunedì 5 marzo 2007, alle ore
21. Lincontro vuole far conoscere generazioni di lettrici
e lettori di Bibi e di Karin Michaëlis.
Inoltre nei sabati 10, 17 e 24 marzo, alle ore
16, in biblioteca ci sarà la merenda letteraria con Bibi,
una lettura in tre puntate del primo libro, a cura di Adriana
Milani, lettrice ufficiale.
Durante il periodo della mostra sono inoltre previste
visite guidate e animazioni teatrali e letterarie per le classi.
m.m.
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dal 28/2/07 al 6/5/07
Lorna Simpson

Twenty-Year Survey of Artist's Work
Whitney Museum - 945 Madison Avenue 75th Street - New York
One of the leading artists of her generation, Lorna Simpson
is well known for her photographic and film works, which often
examine racial and gender identity. In works such as Call Waiting
(1997), she depicts people of color engaging in intimate yet
incomplete conversations that elude easy interpretation but
seem to plumb the mysteries of identity and desire.
Lorna Simpson, a survey of the past 20 years of
the career of the internationally recognized photographic and
film/video artist, will be presented by the Whitney Museum of
American Art from March 1 to May 6, 2007. Organized by the American
Federation of Arts and curated by AFA Adjunct Curator Helaine
Posner, the exhibition presents a sweeping view of the multi-faceted
work of one of the leading artists working in the United States
today. Shamim Momin, associate curator at the Whitney, will
oversee the installation for the Museum.
Featuring both black-and-white and color works,
Lorna Simpson includes approximately 17 of the artist's acclaimed
image-and-text pieces (1985-92) and seven major photographs
on felt (1994-2005). Also on view are six film installations
dating from 1997 to 2004, including Call Waiting; Easy to Remember;
Interior/Exterior; Full/Empty, a seven-part projection and related
series of photographs; 31, a video calendar in which the artist
closely observes a month in the public and private life of an
unknown woman; and Corridor (2003), a work that juxtaposes the
domestic meanderings of two women-one set in the 17th-century
Coffin House (a noted historic structure in Newbury, Massachusetts),
and the other in the 1938 house built by Bauhaus architect/designer
Walter Gropius for his family in Lincoln, Massachusetts. As
these enigmatic figures attend to their homes and the quotidian
activities of their respective times, the viewer is irresistibly
led to compare them-an action that is, in fact, central to the
viewing of all of Lorna Simpson's work. The exhibition concludes
with Simpson's recent photographs (2001-03), which consist of
ghostly, silhouetted profiles of black women and men accompanied
by the titles of paintings, songs, and films that date from
the 1790s to the 1970s.
Lorna Simpson first became well-known in the mid-1980s
for her large-scale photograph-and-text works that confront
and challenge narrow, conventional views of gender, identity,
culture, history, and memory. With the African American woman
as a visual point of departure, Simpson uses the figure to examine
the ways in which gender and culture shape the interactions,
relationships, and experiences of our lives in contemporary
multi-racial America. In the mid-1990s, she began creating large
multi-panel photographs printed on felt that depict the sites
of public-yet unseen-sexual encounters. More recently, she has
turned to moving images-in film and video works such as Call
Waiting, Simpson presents couples engaged in intimate and enigmatic
yet elliptical conversations that elude easy interpretation
but seem to address the mysteries of both identity and desire.
When Lorna Simpson emerged from the graduate program at the
University of California, San Diego, in 1985, she was already
considered a pioneer of conceptual photography. Feeling a strong
need to reexamine and re-define photographic practice for contemporary
relevance, Simpson was producing work that engaged the conceptual
vocabulary of the time by creating exquisitely crafted documents
that are as clean and spare as the closed, cyclic systems of
meaning they produce. Her initial body of work alone helped
to incite a significant shift in the view of the photographic
art's transience and malleability. In an exhibition catalogue
essay, Okwui Enwezor, Dean of Academic Affairs at the San Francisco
Art Institute, observes that, -Much of Simpson's work imbricates
[creates overlaps of] language, speech, and text. Language is
employed like a lever, to pry open the lid of the unconscious.
Here text plays a subsidiary role. However, when it approximates
speech, it functions like a memory trigger in relation to a
visual cue. The text panels also confront the viewer with a
fundamental contradiction between the sense of vision and voice
as separate forms of knowing: between seeing and speaking. If
we are to reconcile this contradiction, then much of Simpson's
work is not simply annexed to text/image relationship, it is
fundamentally audiovisual.
n.m.
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dal 28/2/07 al 28/3/07
Rosetta Berardi

Maison de l'Unesco - Salle des Actes
125, avenue de Suffren - Parigi
Mercoledi' 28 febbraio 2007 alle ore 18,30, nella
sede dell'UNESCO a Parigi, presso la SALLE DES ACTES, si inaugura
la personale di Rosetta Berardi nell'ambito della Rassegna INTERNATIONAL
WOMEN'S DAY 2007 che celebra l'8 marzo prossimo. L'esposizione
dal titolo CHINDIART, presenze d'Oriente, e' composta di 21
tele, che l'artista ha realizzato appositamente per questo evento.
Il titolo della mostra CHINDIART e' composto dalle iniziali
(in francese e inglese) di Cina e India a significare la straordinaria
sintonia grafica dei segni linguistici fondativi di queste due
grandi civiltà. Per Rosetta Berardi l'interesse per la
scrittura non e' nuovo. Già in passato aveva lavorato
sul segno della punteggiatura e sulla parola. Segni grafici
come -tracce nella memoria-.
La scrittura come mistero per un alfabeto visivo in cui la componente
calligrafica assume una valenza simbolica. L'artista ha voluto
dare un valore estetico e contemplativo alla scrittura considerando
il segno grafico non come un semplice mezzo di comunicazione
ma come fine stesso dell'azione pittorica. Una pittura in cui,
appunto, la forma tende a trasformarsi in segno, cioe' in un
elemento grafico riconoscibile a prescindere dai contenuti di
senso. La -messa in scena- del segno e' un modo per diminuire
la distanza fra questi popoli e fra loro e noi. Affascinata
sia dai grafemi indiani sia dall'ideogramma cinese per la loro
prepotenza figurativa e per la forte astrazione e concettualizzazione
dell'immagine, Rosetta Berardi usa la scrittura per raggiungere
il calore e il colore dell'India e della Cina. Scrive in catalogo
Hans D'Orville, Direttore dell'Ufficio di Pianificazione Strategica
dell'Unesco:
-L'UNESCO saluta il lavoro creativo e ispiratore di Rosetta
Berardi, che illustra come la calligrafia possa svelare aspetti
tangibili della cultura... La Giornata Internazionale della
Donna, osservata globalmente l'8 marzo 2007, e' il giorno universale
che unisce tutte le donne attorno al mondo e le ispira a realizzare
appieno le loro potenzialità...All'UNESCO, noi crediamo
che le donne artiste, attraverso le loro espressioni creative,
abbiano grande potere al fine di cambiare il modo in cui le
donne sono percepite nella società. Permetteteci
percio' di guardare con ammirazione questa mostra e viverla
come fonte d'ispirazione. I lavori di Rosetta Berardi testimoniano
la capacità delle donne artista di contribuire alla piu'
ampia agenda della comunità internazionale tramite l'uguaglianza
dei generi, tramite il conferimento di potere alle donne di
tutte le estrazioni sociali.
n.m.
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sino al 22 aprile 2007
Konstfeminism

Annika Liljedahl
Göteborg Konstmuseum
Göteborg
A little over thirty years ago a group of
women artists launched a new trend-setting aesthetic which introduced
fresh questions and themes into the world of art. KONSTFEMINISM
is an exhibition of feminist strategies and their effects on
art as witnessed by the work of some two hundred artists in
Sweden from the 1970s to today.
Artists of a feminist inclination call in
question accepted value hierarchies and aim to find new emancipating
strategies. One method has been to "infiltrate" the
established art world by pandering to the demands of the art
market while at the same time criticising by their choice of
topics the very system within which they operate. These artists
have also striven to reach the general public in new ways, including
public demonstrations.
KONSTFEMINISM covers a wide span of both materials and techniques
and embraces a broad range of subject matter anything
from everyday realism and genitalia to dreams and political
visions. The feminist element is not dependent on the sex of
the artist or on any stated feminist agenda, even if many of
their works treat of the norms and injustices associated with
sex and genus.
'art feminism': the collective term for feminist analysis and
activism in the field of art as applied by Riksutställningar
(the Swedish government organisation responsible for administration
of travelling exhibitions), Dunkers Kulturhus, Helsingborg,
and the Liljevalchs konsthall, Stockholm. The term refers to
the art works themselves, to the artists, the general public,
institutions, gallery owners and administrators, researchers,
journalists etc.
'feminism': The view according to which women are subordinate
to men and that this state of affairs should be righted. A host
of varied sub-movements have arisen, resulting in the plural
term feminisms being frequently used.
The exhibition is a collaboration between Dunkers Kulturhus,
Liljevalchs konsthall and Riksutställningar.
vedi Le
cento guerriere del genere di Giannina Mura
m.m.
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sino al 28 febbraio 2007
Maria Micozzi - Don't rape Lilith

Archivio di Stato
Sede Via del Senato, 10, Milano
Lunedì - Giovedì: 10.00 - 18.00 / Venerdì:
10.00 - 15.00 Sabato: 10.00 - 14.00
Maria Micozzi, parte da unidea forte
per tessere la trama della sua esposizione: Non violentare
Lilith! E la ricerca sulle ragioni dellintolleranza
e della violenza che impegna lartista da anni. La violenza
viene qui declinata al femminile e lidea forte intorno
a cui ruota la mostra è lo stupro. Parlare dello stupro
è difficile, il linguaggio che normalmente lo esprime
nei media, in genere, in qualche modo lo parcellizza, lo relega
in ambiti eccezionali, lo allontana. I soggetti vengono stereotipati
in una tipica diversità. Ci si difende sempre da ciò
che è troppo grande perchè la psiche umana non
riesce ad accogliere il troppo grande, ma la difesa posta in
atto apre la strada ad un travisamento pericoloso, quello che
il fatto venga decontestualizzato, tolto cioè dal contesto
che gli dà senso; non dal contesto contingente, che,
in un certo senso, è quello più attraversato dalla
cronaca, ma piuttosto dai contesti più di fondo come
quello storico e quello antropologico. Stuprum in latino sta
per colpo e deriva dal verbo stupere , ammutolire, togliere
la parole. Spegnere il linguaggio, annichilire il nome con cui
ci diciamo e che ci dice. Ecco Lilith, la parlante e quindi
la seduttrice la colpevole dei drammi di Adamo che diviene protagonista
delle tele della Micozzi e che denuncia lo stupro identificandolo
con larchetipo fisico della violenza contro il diverso
temuto. Vengono presentate opere sia a parete che istallazioni.
I materiali, sono diversi e proprio il loro articolarsi struttura
limpegno creativo e lo spessore della sua poetica. Il
tema trattato ha suggerito colori più forti e fondi;
la compulsione e il trauma sembrano chiudere le opere in ossessioni
monocromatiche. Il lavoro si articola attorno ad una simbologia
linguistica di fondo e in questottica tra i lavori costruiti
e dipinti compaiono anche insiemi di parole raccolte,
parole fuggite , come lartista chiama i versi che
entrano nellallestimento dellintera mostra.
n.m.
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Fino al 10 marzo
Valentina Berardinone
Galleria Milano. Via Turati 14, Milano
«A flying attitude»: pittura «in volo»
nell'installazione composta da canne di bambù e tessuti
colorati sospesi e un libro d'artista con disegni, scritture
e fotografie che ricostruisce un percorso immaginario.
n.m.
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20 febbraio - 1 marzo 2007
Quintocortile
Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano
SCOLLATI

a cura di Donatella Airoldi
In concomitanza con la settimana di Milano Moda
proponiamo una mostra dallinsinuante e significativo titolo
Scollati. Dopo le precedenti mostre sul tema della
moda che abbiamo realizzato, Unisex, Svestiti
e Travestiti, una quarta pausa di riflessione per
sgorgare dal pathos la consueta carrellata cittadina di vestiti,
stile e sostanziale ripetizione.
Scollati, ovvero abiti trasgressivi
e sensuali magari a luci rosse, oppure insiemi frantumati, pezzi
di mondo disunito e privo di collanti, o ancora visioni di esseri
senza collo perché nati senza o perché decapitati.
opere e installazioni di: Chiò, Mavi
Ferrando, Mario La Fortezza, Giò Lagòstena, Pino
Lia, Giorgio Longo, Alberto Mari, Hera Mendikian, Maria Micozzi,
Daniela Miotto, Marco Viggi
inaugurazione: martedì 20 febbraio alle ore 18,00
orario: da martedì a venerdì dalle ore 17,30 alle
19,30
m.m.
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dal 17/2/07al 7/4/07
8 donne e un mistero
Collettiva femminile

Galleria Zaion -Salita di Riva 3 (Lanificio Pria) - Biella
Inaugurazione: Sabato 17 febbraio 2007 ore 18
Dal mercoledi' al venerdi' 16.30-19.30
Nel mondo dell'arte contemporanea si e' consumato
un efferato delitto: e' stata messa in dubbio la predominanza
maschile! Quale reato! Chi sarà il responsabile? Otto
artiste:Antonella Bersani, Benedetta Bonichi, Ivana Falconi,
Irina Gabiani, Francesca Gagliardi, Sarah Ledda, Benedetta Mori
Ubaldini, Chiara Todero, sono sospettate di avere commesso questo
delitto. Tutte le otto artiste hanno dell'ottime ragioni sospettate.
Chi avrà compiuto il delitto? Chi sarà
veramente responsabile di questo misfatto? Sarà Benedetta
Bonichi con le sue immagini -radiografiche- che, pur presentando
un immaginario fantastico, derivano da raffinate elaborazioni
di topoi dell'arte classica? O sarà Antonella Bersani
che, nelle sue opere scultoree e nelle sue installazioni, rielabora,
con una evidente cifra ironica, le certezze domestiche e gli
antichi rituali del lavoro femminile?
O forse dobbiamo sospettare delle due straniere
del gruppo: delle poetiche installazioni della georgiana Irina
Gabiani, che indaga sul rapporto tra umano e divino, o delle
ironiche e, talvolta, ciniche composizioni scultoree della svizzera
Ivana Falconi, che con occhio attento interpreta manie e idiosincrasie
della società contemporanea? E che dire delle altre quattro
sospettate? La responsabile non sarà forse Francesca
Gagliardi, attenta osservatrice dell'universo femminile che,
nel suo lavoro, trasfigura, quasi a livello organico, le costanti
della vanità muliebre, o forse Benedetta Mori Ubaldini,
geniale scultrice che, attraverso le sue opere modellate con
la rete da pollaio, ricrea un universo fantastico con accenti
da una fiaba gotica?
Forse la nostra attenzione di improvvisati investigatori
deve cadere sulla dolce Sarah Ledda, cosi' appassionata di cinema
da ispirarsi ai classici di Hollywood per proporre una insolita
e nostalgica rilettura del mondo in chiave cinemascope. E chi
rimane ancora, ah si'- forse la piu' anticonformista fra le
otto artiste, la pecora nera, l'inconsueta writer in gonnella,
Chiara Todero, che allontanandosi dai muri delle periferie ci
ripropone, con qualche sottintendimento autobiografico, su tela,
il suo mondo cosi' vicino alla Kai Kai Kiki, e al tempo stesso,
ingannevolmente fanciullesco.
Questo mistero avrà una risposta? Abbiamo
rinchiuso le otto artiste e le loro opere in un loft a strapiombo
sul torrente Cervo di Biella: la sede della galleria Zaion,
Forse, la sera del 17 febbraio 2007, quando le tenebre allungheranno
le ombre fino ad inghiottirle, e le acque impetuose del torrente
ululeranno sotto le alte finestre della galleria, avremo una
risposta. Forse.
n.m.
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fino al 25 febbraio 2007
Australian Colours
Arte Aborigena Contemporanea

Casa del Pane - casello Ovest di Porta Venezia
MILANO
da martedì alla domenica dalle 11.00 alle 19.00
artisti: Ada Bird
Petyarre, Gloria Petyarre, Kathleen Petyarre, Evelyn Pultara,
Minnie Pwerle, Judy Purvis, Josie Petrick, Nancy Nungurrayi,
Ronnie Tjampitjinpa, Ben Pushman, Petrina Neufeld, Troy Bennell,
Donny Woolagoodja, Mabel King, Rita Mangalamurra, Eddie Calyon,
Elisabeth Gordon, Genevieve James, Minnie Napanagka, Monica
Wishput, Richard Tax, Rosie Nanyuma
Da uno scambio culturale con l'Australia nasce questa singolare
esposizione, una raccolta di opere di elevato contenuto artistico
e di assoluta originalità, che consente un inconsueto
e prezioso contatto con il movimento pittorico contemporaneo
degli Aborigeni australiani.
La collezione raccoglie la cosiddetta "arte dei deserto",
che dall'inizio degli anni settanta ha dato vita ad un percorso
che si snoda tra credenze arcaiche e nuove interpretazioni,
ed una selezione di "arte urbana" di alcuni giovani
artisti.
La mostra, ideata e prodotta da Aborigenacorp Sri e dall'Associazione
Culturale ARTmida, è a cura di Armida Allevi, a ingresso
libero, e comprende dipinti eseguiti dai più importanti
artisti delle comunità Balgo Hills, Nyoongar, Papunya
Tula, Utopia e Mowanjum.
L'arte aborigena contemporanea costituisce una fonte ricca d'ispirazione
e di conoscenza culturale di valore inestimabile.
E' un'espressione di bellezza. potente e fortemente persuasiva
che, dopo anni di sforzi e di lotte per essere ammessa nel gotha
dell'arte contemporanea, si è giustamente conquistata
una posizione di primo piano a livello internazionale.
Il richiamo che attrae i direttori di musei, i sovrintendenti
alle gallerie d'arte ed i collezionisti privati, è la
potente e sublime estetica, sostenuta ancora oggi dalle credenze
e dai riti cerimoniali della più antica cultura vivente
al mondo.
I pittori aborigeni australiani raffigurano in modo davvero
unico, attuale ed innovativo credenze antichissime che resistono
al passare del tempo.
La mostra, è un percorso affascinante che fa intuire
e intravedere piccoli scorci del mondo aborigeno, impregnato
di intimismo e sacralità nel rispetto della natura.
Sarà possibile scoprire che i loro "sogni",
come questi artisti chiamano i tempi della creazione dei mondo,
non sono forse tanto diversi dai nostri e che magari in fondo
ad ogni tradizione e civiltà si possono ritrovare elementi
comuni.
m.m.
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fino al 1 giugno 2007
Pipilotti Rist
Gravity, Be My Friend
Magasin 3 Stockholm Kunsthall
Stockholm

"Come artista è nostro compito
e dovere rendere coscienti i nostri sogni. Il nostro lavoro
è quello di esaminare più da vicino i nostri sogni
che normalmente sono messi da parte per amor della produttività.
Per creare una distanza".As artists it is our task and
duty to heed our dreams and the subconscious. It is our job
to examine more closely everything that usually gets swept aside
for the sake of productivity". Pipilotti Rist, 2006,
dal catalogo
Pipilotti Rist è una delle più
interessanti artiste contemporanee, molto conosciuta per le
sue video installazioni simili a sogni. Esaminando sia la dimensione
fisica che psicologica la sua esplorazione del nostro corpo,
i nostri sensi, i rituali e i tabù sono divertimenti
allo stesso tempo poetici, intimi e giocosi.
La mostra è la prima personale in Scandinavia
e sono esposti sia lavori che sono centrali nella produzione
di Rist che due nuovi lavori. Pipilotti Rist è nata nel
1962 e vive e lavora a Zurigo. Fin dall'inizio degli anni novanta
è inclusa in un gran numero di mostre collettive e espone
in personali nelle più prestigiose istituzioni in tutto
il mondo.
vedi Nel sogno di
Pepperminta di Cloe Piccoli
m.m.
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dal 3/2/07 al 23/4/07
Marisa Merz / Rachel Whiteread
Doppia personale

MADRE-Museo d'Arte Donna Regina
Via Luigi Settembrini 79 - Napoli
Orario: dal lunedi' al giovedi' e domenica ore 10 - 21 / venerdi'
e sabato ore 10 - 24 / chiuso il martedi'
Intimo e visionario, il lavoro di Marisa Merz
sin dagli anni sessanta introduce nel linguaggio della scultura
contemporanea tecniche tradizionalmente considerate artigianali
o appartenenti allambito femminile, ad esempio il lavoro
a maglia, sovvertendone la destinazione e attribuendo alle procedure
e ai materiali di volta in volta adottati piena dignita'. Le
sue opere sono scandite dalla presenza di diverse temporalita':
quella obbiettiva, legata al flusso degli eventi, e quella del
ricordo. La memoria e' volontaria quando include tasselli dellesistenza
privata dellartista [molto spesso compare nei titoli il
nome della figlia] e involontaria quando presenta degli archetipi
legati al mondo femminile. Il gesto del tessere e' un atto da
sempre associato alla pazienza della donna, chiusa nello spazio
privato della sua casa. Lartista sente di dover cambiare
questa visione, di operare unapertura: gli oggetti, le
sensazioni, latmosfera legata alla familiarita' della
sua abitazione possono confluire nellarte, divenendo patrimonio
collettivo. Cogliere questo movimento continuo dalla dimensione
personale a quella pubblica secondo unoscillazione di
forme ed opere che trovano di volta in volta una loro specifica
e sempre diversa dimensione espositiva costituisce una delle
chiavi di lettura principali del lavoro della Merz e risulta
fondamentale per comprendere alcune sue scelte, come il rifiuto
di realizzare mostre personali che risale allinizio degli
anni 80. Per molto tempo infatti lartista ha accettato
di partecipare soltanto ad occasioni espositive a dialogo con
altri artisti, sempre con grande difficolta e costante
riluttanza, per non sottoporre il proprio lavoro ad una installazione
individuale, che potesse rappresentare con una definizione
e unaffermazione conclusiva". Tuttavia non le sono
mancati ampi riconoscimenti e non ve' dubbio che la sua
figura dartista sia assolutamente acquisita a livello
internazionale. Tra le tappe fondamentali del suo percorso la
partecipazione a Documenta 9 nel 1992, una importante mostra
personale al Centro Pompidou nel 1994 e, invitata alla Biennale
di Venezia del 2001, il Premio Speciale dalla Giuria.
La mostra napoletana alla cui installazione partecipera'
direttamente lartista e' stata concepita come una tappa
ulteriore di questo processo di infinita definizione di unopera
ormai quarantennale che qui viene ripercorsa e indagata attraverso
un corpus di opere particolarmente denso e significativo.
Rachel Whiteread (Londra 1963) e' una delle artiste
piu' importanti della sua generazione. Sin dal 1988, dopo essersi
laureata alla Slade School of Fine Art, Whiteread ha utilizzato
per le sue sculture calchi di oggetti quotidiani: lo spazio
sotto le sedie e i letti e all'interno di armadi, vasche da
bagno e interni di case viene invertito cosicche' il vuoto diventa
solido, il negativo si trasforma in positivo. L'oggetto da cui
si e' partiti sembra essere stato assorbito dallo spazio, lasciando
le tracce della sua presenza nel calco del vuoto che lo circondava.
Attraverso la descrizione dell'assenza, l'artista riesce comunque
a far emergere associazioni sensoriali grazie anche all'uso
di materiali quali poliuretano, resine, gesso e gomma che acuiscono
la percezione di qualcosa che non esiste piu', ma che una volta
era indissolubilmente legato alla vita umana. Molti dei lavori
di Rachel Whiteread presentano questo aspetto: da un lato sono
nostalgici e confortevoli, dall'altro si rivelano sinistri e
alieni. Il suo interesse si sposta progressivamente verso l'architettura
intesa come spazio della collettivita' e della storia. Nel 1992
realizza la prima serigrafia Mausoleum Under Construction (Mausoleo
in costruzione), basata su un'immagine di loculi cimiteriali,
la cui struttura a griglia evoca le geometrie minimal.
L'anno successivo realizza per l'associazione
londinese Artangel la sua prima commissione pubblica: House
(Casa, 1993), monumentale calco di cemento di una casa vittoriana
distrutta, realizzato in situ e a sua volta votato alla distruzione,
stigmatizzando la speculazione edilizia in atto nel quartiere.
Un tema su cui l'artista ritorna anche nel portfolio Demolished
(Demoliti, 1996), che documenta tre fasi di "sparizione"
di altrettanti condomini popolari. Su invito del Public Art
Found, nel 1998 realizza Water Tower (Serbatoio dell'acqua),
"doppio" in resina traslucida di un serbatoio, installato
sui tetti di New York. Nel 2000 costruisce, dopo cinque anni
di controversie, l'Holocaust Memorial (Memoriale all'Olocausto)
nella Judenplatz di Vienna, una "biblioteca" inaccessibile
costruita con calchi di libri rivolti verso l'interno. Nel 1993
ha ricevuto il prestigioso Turner Prize. Nel corso della sua
carriera ha ricevuto numerosi importanti commissioni , tra cui
ricordiamo per lo spazio pubblico, il Plinth nella centralissima
Trafalgar Square a Londra nel 2001, e lUniliver Project
alla Tate Modern sempre a Londra nel 2005. Lopera della
Tate Modern e' un lavoro monumentale, dove si evidenzia il suo
tentativo di rappresentare ambienti intimi e domestici a una
scala inaspettata con migliaia di cubi bianchi accatastati l'uno
sopra l'altro, ora ordinatamente ora alla rinfusa, a formare
tante candide montagne di altezze diverse in mezzo alle quali
lo spettatore si muove liberamente, con l'illusione di essere
in un paese fantastico costituito da scatoloni di cartone. Nel
1997 ha inoltre rappresentato la Gran Bretagna alla XLVII Biennale
di Venezia. Importanti mostre personali le sono state dedicate
dai maggiori musei internazionali tra cui il Reina Sofia di
Madrid, i musei darte moderna di Sao Paulo e di Rio de
Janeiro, il Guggenheim Museum di New York, il Deutsche Guggenheim
di Berlino, la Kunsthalle di Basilea. La retrospettiva in programmazione
al MADRE di Napoli sara' la prima mostra museale della Whiteread
in Italia. Per loccasione lartista creera' anche
una grande installazione pensata appositamente per gli spazi
dellistituzione partenopea, utilizzando decine di case
di bambola di varie epoche fino a formare un villaggio immaginario,
reminiscente le ricostruzioni storiche negli allestimenti museali
dei siti archeologici, analizzando e decostruendo la nostra
percezione critica dei contesti abitativi.
n.m.
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dal 3/2/07 al 6/4/07
Antonietta Raphael
Un lungo viaggio nel '900

Nuvole Galleria
Via Matteo Bonello, 21 - Palermo
LAssociazione Nuvole Incontri dArte,
dopo dieci anni di attivita', produce una mostra di Antonietta
Raphael (Kowno 1895 ca. - Roma 1975), unartista che ha
attraversato epoche e culture diverse, allorigine di una
fitta trama di riferimenti indispensabili per leggerne lopera.
La mostra vuole essere anche un modo, nel decennale dellassociazione,
di ricordare le radici familiari che ci legano a questa donna
straordinaria, alla magica atmosfera della sua casa dove arte
e quotidianita' erano una cosa sola.
Ancora bambina, ma gia' abbastanza grande da trattenere
con se' memorie e ricordi, Antonietta Raphael fugge a Londra
con la madre in seguito ai pogrom che sconvolgono le comunita'
ebraiche nella Russia zarista del 1905. Qui vive per quasi ventanni
frequentando la comunita' yiddish dellEst End, si diploma
alla Royal Academy of Music e vive insegnando musica. Ha quasi
trenta anni quando lascia Londra nel corso del 1924, per un
viaggio solitario, senza una meta precisa: si ferma a Parigi
per alcuni mesi e poi giunge a Roma con lintenzione forse
di proseguire verso la Grecia, forse lEgitto. Ma Roma,
con suoi colori mediterranei, e' una rivelazione. E poi qui
incontra Mario Mafai e ne diviene, con alterne vicende, la compagna
di una vita.
La mostra si articola intorno a due temi centrali:
- La maternita': Genesi n.1, grande scultura in bronzo del 1947,
fara' da perno allesposizione di un nucleo di disegni
e piccole sculture che ruotano intorno alla figura femminile
e della maternita', intesa come potenza generatrice: corpi di
donna (talvolta possenti e spesso mutilati) insieme ai ritratti
di famiglia, ci parlano dellaspetto forte e severo della
Raphael ma anche della sua solitudine;
- I viaggi e i sogni: Concerto, tela della fine
degli anni 60, fa da catalizzatore alla presentazione
di oli, acquerelli e disegni frutto dei numerosi viaggi compiuti:
in Cina, in Spagna, in Sicilia ma soprattutto nella memoria
delle proprie origini, nei sogni e nella felicita' di una fantasia
trasbordante.
In mostra anche le fotografie di Roberto De Paolis
e il video di Giuseppe Zimmardi che ricostruiscono la magica
atmosfera della grande antologica della scultura della Raphael
nei Sassi di Matera del 2003.
n.m.
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dal 3 febbraio al 1 marzo
2007
TRACCE

Biblioteca Gallaratese - Via Quarenghi 21
- Milano.
Testi: Paolo Daffara, responsabile della biblioteca; Loretta
Lo Giudice
Curatrice: Antonella Prota Giurleo.
Inaugurazione: sabato 3 febbraio 2007 ore 17,30
Orari: lunedì - venerdì 9.30 - 21.30, sabato 9.30
- 19.30.
Artiste e artisti: Argentina:
Gabriela Alonso, Alfredo West Ocampo Brasile: Marithè
Bergamin, Theresina Bof Reis, Mara Caruso Maria Do Carmo Toniolo
Kuhm, Miranda Deo, Jeanete Ecker Kohler, Therezina Fogliato
Lima, Thereza Jacob, Luiza G.P. Gutierrez, Mesther Mussoi, Joel
Silva, Jane Beatriz Sperandio Balconi, Neusa Thomè Cile:
Daniela Lewin Finlandia: Paul Tiilila Giappone Junko
Ono Yamaguchi e Shizue Morioca Portogallo: Josè
Kuski Vieira Spagna: Agustin Calvo, Xacobe Melèndez
Fassbender Italia: Elisabetta Baudino, Giannetto Bravi,
Francesco Ceriani, Marisa Cortese, Gretel Fehr, Mavi Ferrando,
Donatella Franchi, Luigia Introini, Nadia Magnabosco, Marilde
Magni, Maria Grazia Musolino, Antonella Prota Giurleo, Michele
Protti, Luca Rendina, Stefano Soddu, Antonio Sormani, Attilio
Tono e Veronique Pozzi, Claudio Jaccarino
"Il romanzo comincia in una stazione ferroviaria, sbuffa
una locomotiva,uno sfiatare di stantuffo copre l'apertura del
capitolo, una nuvola di fumo nasconde parte del primo capoverso"
Se una notte d'inverno un viaggiatore, romanzo di Italo Calvino
sulla scrittura e sul viaggio, o meglio sulla scrittura come
viaggio, si apre così, con uno sbuffo che copre il primo
capitolo.
E questa mostra ha in sé la metafora dello sbuffo, le
artiste e gli artisti espongono infatti in biblioteca un'opera
di venti centimetri per trenta mentre piccoli lavori sono inseriti
tra le pagine dei libri.
I piccoli originali costituiscono tracce di un passaggio, come
le cartoline (non casualmente, lo stesso formato) che talvolta
si incontrano nei libri destinati al prestito o alla consultazione.
Tracce o souvenir di viaggio che capitano in mano al futuro
lettore. Sbuffi.
L'iniziativa ha il senso di riprendere una casualità
d'incontro e vuole affermare il valore del dono.
Nella logica del mercato dell'arte il dono non è previsto;
un alto numero di artiste e di artisti, accettando la proposta,
dimostra, oltre alla propria generosità, che le regole
si possono cambiare.
Ma il dono ha anche un aspetto di intimità, di quasi
segretezza tra chi lo porge e chi lo riceve, e ciò fa
dire a Loretta Lo Giudice: " C'è una sola cosa che
mi dispiace in questa mostra e allo stesso tempo mi suggerisce
il senso del gioco: il fatto che le cartoline siano nascoste
e invisibili a quanti vedono la collettiva delle opere più
grandi.
Una mostra che non si mostra, ma aspetta.
Singolare.
Le opere piccole -le cartoline- ci sono, ma in esposizione sono
visibili solo i lavori più grandi, uno per ogni artista
partecipante. Le altre 15 "tracce" del proprio sentire
il viaggio -il tema - sono qui, tra i libri della biblioteca
chissà dove, chissà per quanto tempo. Un gioco?
Ben di più: una riflessione, tante possibili interpretazioni,
sulla traccia che lascia in noi ogni passaggio o che noi lasciamo
di esso."
vedi l'articolo di Marcella
Busacca
m.m.
___________________________
dal 26/01/2007 - 25/02/2007
Yoko Ono per "Il giorno
della Memoria"

Porta di S. Agostino
Bergamo Città Alta
da martedì a venerdì: 15 20
sabato e domenica: 10 - 19 -lunedì chiuso
Il Comune di Bergamo, Assessorato alla Cultura e la GAMeC -
Galleria dArte Moderna e Contemporanea presentano al pubblico
dal 26 gennaio al 25 febbraio 2007 il progetto dellartista
Yoko Ono in occasione del Giorno della Memoria presso
la Porta di S. Agostino.
Il Giorno della Memoria, che ricorre
il 27 gennaio, è lanniversario della liberazione
del campo di sterminio di Auschwitz avvenuta nel 1945, ed è
stato istituito in ricordo del genocidio e della persecuzione
del popolo ebraico e dei deportati italiani nei campi nazisti.
LAssessorato alla Cultura e la GAMeC ricordano
questa importante ricorrenza attraverso una mostra di Yoko Ono,
dopo le esperienze con Fabio Mauri (2005) e William Kentridge
(2006). La personale si compone di tre installazioni Were
All Water, la rinnovata versione di Pieces of Sky e il lavoro
inedito Mother Earth. Lopera Were All Water, realizzata
nel 2006, consiste in una serie di bottiglie in vetro trasparente
riempite dacqua ed etichettate con nomi di persona.
Pieces of Sky, come il titolo suggerisce, sono pezzi di un puzzle
che rappresenta il cielo e che ciascun visitatore può
prendere; lopera viene di volta in volta contestualizzata
collocando i pezzi di cielo in diversi contenitori
come elmetti della Seconda Guerra Mondiale o, come in questo
caso, in unurna funeraria. Il terzo lavoro Mother Earth,
che completa il progetto, è composto da tre manciate
di terra provenienti da differenti aree cimiteriali: una cristiana,
una musulmana e una ebrea e completato con testi dellartista.
Da sempre Yoko Ono esplora gli aspetti legati alle dinamiche
della partecipazione e della comunicazione sostenendo che finché
esiste dolore nel mondo non è possibile la felicità
personale perché lesperienza del singolo si lega
con quella universale, cosicché i processi di trasformazione
individuale si identificano con quelli di trasformazione politica.
Temi centrali dei lavori di Ono sono i concetti di amore e pace,
considerati dallartista lunica via verso il futuro
dellumanità.
Yoko Ono nasce a Tokio nel 1933 e alla fine
della Seconda Guerra Mondiale si trasferisce con la famiglia
a New York.
Nota al pubblico come compagna di John Lennon e per gli happening
pacifisti organizzati, Yoko Ono è unimportante
artista concettuale sin dallinizio degli anni 60,
quando fonda, insieme ad un gruppo di giovani ispirati alla
cultura non-occidentale, lassociazione libera di artisti
davanguardia denominata Fluxus, dedita alla sperimentazione
musicale, poetica e artistica. Qui Ono trova spazio per esplorare,
prima tra tanti altri artisti (tra cui Ken Friedman, Ben Patterson,
Giuseppe Chiari e Gianni Emilio Simonetti) larte concettuale
e le performance artistiche. Un esempio delle sue performance
è Cut Piece: lartista, seduta su un palco, invitava
il pubblico a tagliare con delle forbici i vestiti che indossava
fino a restare nuda.
Il suo lavoro abbraccia un ampio campo di media: musica, film,
scrittura, performance, pittura, installazione e scultura. I
temi ricorrenti della sua opera sono lamore e la pace,
affiancati da riflessioni su partecipazione, comunicazione,
filosofia e politica sessuale. Con le sue opere si occupa sia
della vita interiore che di quella sociale, unendo esperienze
di trasformazione personale con la possibilità di trasformazione
politica attraverso lazione. Famoso in questo senso è
il manifesto War is Over-if you want it, realizzato
nel 1969, insieme al compagno John Lennon, per protestare contro
la tragedia umana della guerra in Vietnam. Della sua ispirazione
artistica lei stessa ha dichiarato: sono sempre dentro
me stessa e in ascolto di quello che succede nella mia testa.
Sono come un condotto per quei messaggi che arrivano attraverso
me. Sono incuriosita da tutto, nello stesso modo, ogni giorno.
Sono innamorata della vita, del mondo, ogni momento.
Yoko Ono ha preso parte a Documenta a Kassel (1972) e alle Biennali
di Vienna (2002), di Venezia (2003), di Liverpool, di Shanghai
(2004) e, nel 2005, a quelle di Lione, di Taipei e di New York.
Personali le sono state dedicate in numerose istituzioni museali
e gallerie internazionali tra cui il Musée dArt
Moderne de la Ville di Parigi, lICA di Londra, il Museum
of Contemporary Art di Tokyo e il Museum Moderner Kunst Stiftung
Wörlen di Passau. Inoltre, ha partecipato a diverse mostre
collettive, tra cui quelle presso la Kunsthaus di Zurigo (2002),
il Centre Pompidou di Parigi (2005), il KW di Berlino (2005),
la Kunsthalle di Düsseldorf (2005) e la Kunsthaus di Graz
(2005).
Tra i riconoscimenti ottenuti si ricordano la Skowhegan Medal
nel 2002 e il Lifetime Achievement Award conferitole dalla Società
giapponese di New York nel 2005 mentre la retrospettiva a lei
dedicata YES Yoko Ono ottiene il primo premio come miglior mostra
attribuito dalla International Association of Art Critics di
New York nel 2001.
n.m.
____________________
THE SHENKER INSTITUTE OF ENGLISH in collaborazione
con AIDOS,
Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo, presenta a Milano
la mostra fotografica
INVISIBLE WOMEN
di Sheila McKinnon

Via Nirone 2, Milano
La mostra rimarrà aperta fino al 24 Marzo 2007,
dal lunedì al venerdì ore 10.00 -19.30
sabato ore 10.00 -12.30.
Per non dimenticare le donne invisibili nel
cuore di tenebra del mondo.
Il nome di mia madre è affanno.
D'estate mia madre si affanna
per l'acqua, d'inverno mia madre si affanna a cercare legna,
tutto l'anno si affanna per il riso.
Il nome di mia madre è affanno.
Ragazza dodicenne di Seul
Sheila McKinnon ha colto attimi di quotidianità
femminile in India, Etiopia, Yemen, Turchia, Mali, Kenya, Vietnam,
Eritrea, Sierra Leone, Senegal e altri paesi. Un bagaglio di
volti e storie che la fotografa ha raccolto negli anni fino
alle recenti esperienze del Novembre 2006 in Congo e Nepal.
Mani che lavorano senza posa, schiene piegate per trasportare
legna e acqua, braccia che sorreggono i bambini. Una quotidianità
faticosa e palese, ma al contempo così discreta da risultare
invisibile. Una galleria di immagini emozionante, rese ancora
più impattanti dalla stampa sui grandi pannelli. Scatti
dai colori saturi, vividi e bellissimi - contrasti assoluti
e potenti che riassumono la bellezza e il dolore. Le donne di
Sheila McKinnon colpiscono per la dignità e, nonostante
tutto, per la carica vitale che comunicano.
"Donne invisibili, le più povere tra
i poveri. Eppure sono loro che reggono il sud del mondo. Sono
loro che nelle zone rurali producono, conservano, preparano
il cibo. In città svolgono le mansioni che nessun uomo
vorrebbe fare. Sono loro che curano i bambini e gli anziani:
la salute e l'educazione delle generazioni future è nelle
loro mani. Nei momenti di guerra sono loro ad occuparsi dell'economia
di sussistenza. Nei paesi del sud del mondo i bisogni primari
giornalieri dipendono dal lavoro delle donne ma a loro è
preclusa l'istruzione, non hanno alcun potere, nemmeno sul loro
corpo."Daniela Colombo, Presidente AIDOS
"Le donne svolgono i due terzi del lavoro
mondiale, guadagnano però solo il 5% delle entrate e
la globalizzazione dell'economia è ovunque la causa dell'aumento
della femminilizzazione della povertà. Ed è la
povertà che aumenta le diseguaglianze e l'esclusione
sociale delle donne, favorita non soltanto dalla mancanza di
reddito, ma anche dall'analfabetismo. Alla soglia del 60esimo
anno dalla conferenza delle Nazioni Unite e a 10 dalla Conferenza
delle Donne a Pechino, a dispetto dei numerosi impegni presi
dagli stati nazionali, in molte parti del mondo non soltanto
le donne sono invisibili, in alcune aree del pianeta stanno
anche lentamente scomparendo. Amartya Sen - premio Nobel per
l'economia nel 1998 - ha recentemente dimostrato che tra Cina
e India mancherebbero alla conta demografica circa 80 milioni
di donne: non solo quale risultato del sottosviluppo, della
fame, delle malattie." Francesca Zajczyk, Professore ordinario
presso la facoltà di Sociologia dell'Università
degli Studi Milano - Bicocca.
"Le donne invisibili poste al centro della
creazione artistica di Sheila McKinnon s'illuminano d'intensa
bellezza, attraversata dalla concreta speranza di trasformazione
delle loro condizioni sociali. L'auspicio è che le donne
invisibili diventino non solo artisticamente visibili, ma emblemi
di una realtà sociale sottratta alla emarginazione o
allo sfruttamento, creature concretamente liberate dalle necessità
della vita materiale e immateriale, indispensabili alla realizzazione
di uno sviluppo che coincida con un reale progresso umano.
Il fatto che siano rappresentate in modo artisticamente sublime
è già un fatto rilevante, è un grande merito
dell'arte, ma è altrettanto evidente che la politica
debba dare un contributo decisivo, inseguire il sogno, coltivare
il progetto di un'utopia concreta: quella di vedere unite le
mani di quelle donne. Se mettessero insieme i loro occhi, le
loro parole e i loro straordinari talenti rifarebbero il mondo.
Se mettessero insieme tutto questo regalerebbero un cuore nuovo
al mondo" Luca Nitiffi, Presidente Commissione Speciale
Roma Capitale.
Sheila McKinnon è nata in Canada e vive
da molti anni in Italia. Ha lavorato come fotografa e giornalista
per varie testate Europee e Nord Americane: The New York Times,
Newsweek, The International Herald Tribune, Die Welt, Beaux
Arts Magazine ed altre. In Italia ha collaborato con La Repubblica,
Il Messaggero, Corriere della Sera, L'Espresso, Panorama, Gente,
Weekend Viaggi e tanti altri periodici. Ha viaggiato per il
mondo con varie organizzazioni umanitarie, lavorando per UNICEF,
FAO, Sant'Egidio, Africare ed altre.
Ha pubblicato diversi libri fotografici: The Sacred Fire, sui
matrimoni in India, On Their Side - Dalla Parte dei Bambini,
per UNICEF, sulla Convenzione sui Diritti dell'Infanzia e The
Islands of Italy, sulla Sardegna, le isole Eolie e la Sicilia,
pubblicato da Houghton Mifflin, USA. Mostre personali: "Eyes"
al Centro Culturale Canadese a Roma, mostra itinerante "On
Their Side - Dalla Parte dei Bambini" per UNICEF Italia
in tutte le principale città d'Italia.
La mostra di 28 gigantografie è corredata
da un catalogo di 48 pagine che riproduce tutte le foto, con
testi di Mariapia Garavaglia, Luca Nitiffi, Daniela Colombo,
Francesca Zajczyk, e Barbara Santoro. Sono incluse poesie e
frasi di donne, raccolte nei vari i paesi in via di sviluppo.
Il volume è pubblicato da Shenker Publishing.
Le foto della mostra sono reperibili sul sito http://www.sheilamckinnon.com
n.m.
____________________
15 - 28 gennaio 2007
" Il peso dell'Arte
"

Mondadori Multicenter
Milano via Marghera 28 MM1 De Angeli - tel. 02.480471
orari: Lu 13-24 / ma-do 10-24
mostra collettiva a cura di Gianni Ottaviani
Lucia Abbasciano - Roberta Barbieri - Donatella Bianchi - Mario
Borgese - Salvatore Carbone
Anna Catacchio - Doretta Cecchi - Chio'- Alfredo Cifani - Elena
Ciuti - Giovanna Deffenu - Fausta Dossi Mavi Ferrando - Davide
Ferro - Anna Filippi - Veronica Gallinger - Antonio Gandolfo
- Grazia Lavia
Nadia Magnabosco - Massimo Maselli - Enrica Meli - Alvaro Occhipinti
- Giannantonio Ossani
Gianni Ottaviani - Lorenzo Pietrogrande - Antonella Prota Giurleo
- Karl Heinz Reister - Gabriella Ruggeri Jeannette Rutsche -Oreste
Sabatin - Francesca Sacconi - Licinio Sacconi - Sergio Sansevrino
Stefano Soddu - Elisabetta Sperandio - Pippo Spinoccia - Dino
Turturici - Silvia Venuti - Cristina Ventura - Franco Vertovez
inaugurazione lunedì 15 gennaio ore 18,30
n.m.
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Fino all'11 febbraio 2007
Kiki Smith
A gathering. 1980-2005"

Whitney Museum
New York
"Sin da quando emerse nei primi anni '80, Kiki Smith
si è rivelata una delle artiste più affascinanti
e originali del nostro tempo ed è una delle maggiori
figure del mondo dell'arte contemporanea. Le sue riflessioni
sulla condizione umana, il corpo, il regno del mito, la spiritualità
e la narartiva sono diventati lavori di straordinario potere
e bellezza non comune. In questa mostra Kiki Smith presenta
un insieme delle varie tecniche che ha esplorato nella sua carriera
incluse le sculture in plastica, bronzo, carta, vetro, porcellana
e altri materiali, installazioni, stampe, disegni, fotografie,
multipli, gioielli, libri d'artista, film e video. E' organizzata
dal Walker Art Center di Minneapolis in collaborazione con l'artista".
vedi Nudi
di donne che provocano
m.m
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sino al 28-01-2007
SABRINA MEZZAQUI
C'è un tempo
GAM - sala mostre piano terra
Orario: tutti i giorni 10-19, giovedì 10-23, chiuso lunedì
La GAM di Torino dedica una mostra personale a Sabrina Mezzaqui,
una tra le figure più interessanti del panorama artistico
italiano contemporaneo, e presenta nello spazio della sala mostre
al piano terra, dedicato allarte di oggi e alla fotografia,
una serie di lavori inediti realizzati dallartista appositamente
per il Museo, insieme a due opere giunte in prestito da collezioni
internazionali mai prima esposte in Italia nella loro versione
completa: Le mille e una notte del 2004, e Odissea del 2003
Il titolo della mostra Cè un tempo è tratto
da un passo del Quoelet, libro sapienziale del Vecchio Testamento,
noto anche come libro dellEcclesiaste: Cè
un tempo per nascere e un tempo per morire / un tempo per piantare
e un tempo per sradicare le piante / Un tempo per uccidere e
un tempo per guarire / un tempo per demolire e un tempo per
costruire
lintero passo è stato riletto e
ricostruito dallartista attraverso le parole trovate nei
libri fondamentali di tutte le religioni, dai Veda ai Bhagavad
Gita, fino al Corano. Dal ripensamento dei diversi tempi che
scandiscono larco di unesistenza e della storia
dellumanità prende le mosse una mostra che nelle
stesse parole dellartista, quando si iniziò a lavoraci
ormai tre anni fa, vuole essere immagine del tempo che lha
generata: Vorrei che tutto questo tempo che ci separa
dallinaugurazione diventasse la materia prima delle mie
opere che questattesa si sostanziasse in immagini e fosse,
tutta intera, leggibile per chi verrà, vorrei che la
mostra fosse fatta in fondo di nullaltro che di tempo
di lettura.
La lettura non è soltanto una modalità imprescindibile
del lavoro di Mezzaqui, ma anche un omaggio alla città
di Torino, città di libri e di case editrici. Da questo
sentimento di riconoscenza che lartista ha per la tradizionale
cultura di Torino nascono opere come Collana e come Coperte
di Copertine. Entrambe partono da alcuni libri che fanno parte
della storia intellettuale ed emotiva dellartista. La
prima è un nucleo di 33 libri, numero quanto mai simbolico
nei grani delle collane di preghiera, dei quali è stata
rielaborata la copertina presentati, in mostra, come una collana-scultura
di volumi e, in catalogo, come miscellanea di citazioni. La
seconda è unopera installativa, composta di tre
coperte appese nello spazio, stampate con motivi di copertine
di libri prese da edizioni legate alla memoria personale dellartista.
Unopera fondamenteale in mostra è il video 2004-2006
composto con singole fotografie scattate ogni mese per larco
di 3 anni, dal gennaio 2004 al dicembre 2006, ad un medesimo
paesaggio con al centro una torre campanaria, rispettando ad
ogni foto sempre la stessa distanza, angolatura ed altezza.
Il video verrà compiuto durante laperuta della
mostra con i due frame mancanti che saranno scattati e aggiunti
in montaggio a novembre e dicembre 2006.
Si presenterà poi una grande installazione di due mandala,
due lavori in carta a forma di rombo, alti 4 metri, posti uno
di fronte allaltro, realizzati con fogli a quadretti ritagliati.
Uno è il negativo-positivo dellaltro a creare tra
i due uno spazio di energia e di meditazione. Così come
rispondono alla matrice concettuale dei mandala orientali, intesi
come disegni dellimpermanenza, anche i due video gemelli:
Senza titolo, 2006, che riprendono gocce di pioggia che si espandono
in cerchi sulla superficie dellacqua e gocce di pioggia
che vengono riassorbite in cerchi che si restringono sulla superficie
porosa di sassi di fiume.
La mostra è per sua natura in stretto dialogo col catalogo
edito da Hopefulmonster, non solo come si è già
accennato per lopera Collana, ma anche per unaltra
opera, in carta, che partirà dal motivo in copertina:
un volo duccelli, intitolato Segni, che dalle pagine si
liberarà nello spazio della mostra. Il testo critico
in catalogo è di Elena Volpato che ha inteso ripensare
i nuovi e i vecchi lavori di Mezzaqui attraverso il continuo
riemergere di una costante: una forma unica sottesa alla
sua ricerca: la linea della lettura, orizzonte primo della nostra
attenzione, dove lettera segue a lettera, intervallando spazi,
accorpando segni, sotto lo sguardo che riconosce e attende.
Il catalogo è impreziosito da un testo letterario dedicato
al lavoro di Sabrina Mezzaqui, di Mariangela Gualtieri, scrittrice
e poetessa.
Sabrina Mezzaqui è nata a Bologna nel 1964, vive e lavora
a Marzabotto. Ha partecipato a numerose mostre collettive, tra
le ultime (In) visibile (In) corporeo, presso il MAN di Nuoro
nel 2005 e, nello stesso anno a Ti voglio bene: from Italy
with love, Raid Projects a Los Angeles. Le sue ultime
personali sono state Sottolineature presso la Galleria
Continua di San Gimigniano e Sabrina Mezzaqui presso
One Severn Street di Birmingham
n.m.
_____________________
dal 13/12/2006 all'11/02/2007
Grazia Toderi
Personale

PAC Padiglione dArte Contemporanea,
Via Palestro 14
orario: 9.30/19, giovedì fino alle 21, chiuso lunedì
(Natale e 1° gennaio)
inaugurazione: mercoledì 13 dicembre 2006, ore 18.30
Il PAC prosegue la programmazione 2006 con la mostra di Grazia
Toderi che presenta nuove opere create per loccasione
e unampia raccolta dei suoi video. Nella ricerca di Grazia
Toderi (Padova, 1963), una delle più interessanti personalità
emerse nella generazione artistica italiana dellultimo
decennio, il teatro lirico italiano è un elemento fondamentale,
presente al PAC con lultimo lavoro, inedito, realizzato
con la collaborazione del Teatro alla Scala di Milano la scorsa
estate. Grazia Toderi ha dedicato video di grande bellezza al
Teatro La Fenice di Venezia, al Teatro Rossini di Pesaro, al
Teatro Massimo di Palermo, al Teatro Comunale di Ferrara e a
quello di Modena e ad altri più periferici, piccolissimi
e preziosi. Attraverso la rilettura di questi luoghi decisivi
nella cultura musicale, artistica e architettonica italiana
Grazia Toderi propone uninterazione tra il patrimonio
storico e il linguaggio contemporaneo dellarte visiva.
Ha inoltre, spesso, preso a tema le architetture a pianta centrale,
arene e stadi italiani, europei e americani. Le sue immagini
di queste architetture, rielaborate e arricchite da luci e movimenti,
si trasfigurano in corpi siderali che si fanno tramite e luogo
di sintesi tra lo spazio cosmico e quello umano. Al PAC un flusso
continuo coinvolge tutto lo spazio ed evoca appunto il rapporto
tra terra e cielo.
Nelle due proiezioni del nuovo video Scala nera, 2006, limmagine
del Teatro alla Scala è virata in una tonalità
che allude al buio nel momento in cui sta per iniziare lo spettacolo.
In una proiezione limmagine è frontale; nellaltra
il teatro, raddoppiato in modo da costituire una ellissi circondata
dai palchi, ruota attorno al proprio asse. Lovale nero,
nucleo germinale e segreto, crea unattrazione ipnotica.
Da un lato la sua forma ellittica ci riporta al lavoro sugli
stadi; dallaltro evoca una grande bocca che ricorda i
ritratti dei personaggi delle commedie di Plauto, o del Giardino
di Bomarzo. Questa ellissi nera diventa simbolo di una sedimentazione
così profonda da diventare imperscrutabile.
Laltro nuovo lavoro si intitola Rosso Babele, 2006, due
proiezioni video. Attraverso la sovrapposizione di riprese di
città appare una materia rossastra, brulicante di luci,
dalla quale si innalza, si sgretola, sprofonda una torre, formata
dalla stratificazione di centinaia di livelli di trasparenza.
Una moderna Torre di Babele che si intreccia alla moltitudine
di città indistinte dove, sempre più spesso, il
significato profondo del linguaggio fluttua tra crescita, moltiplicazione
e distruzione, tra eccesso di informazione e impoverimento del
messaggio. Il titolo si collega a quella tonalità notturna
delle lampade ai vapori di sodio dellilluminazione stradale.
Un colore rossastro che non esiste nella tavolozza e che Toderi
chiama Rosso Babele, proprio per la sua mobilità
e indefinitezza per lo sguardo, ma anche per lossessivo
sovrapporsi di livelli che attornia la Babele che stiamo attraversando.
La mostra si articola in unampia sequenza di proiezioni
tra le quali troviamo: Zuppa delleternità e luce
improvvisa, 1994, dove lartista tenta di camminare e aprire
un ombrello completamente immersa in una piscina, sperimentando
lassenza di gravità, tema che ritroveremo poi nel
video dedicato alle riprese televisive dello sbarco sulla Luna,
Nata nel 63, 1996, in Ragazzi caduti dal cielo, 1998,
e ne Il fiore delle 1001 notte, 1998, che collegano lo spazio
dellimmaginazione filmica a quello cosmico. Il legame
con la televisione e i media riappare nei video dedicati alle
riprese televisive degli stadi, Il decollo, 1998, San Siro,
2000, Diamante, 2001, e in Q, 2003, ispirato invece al famoso
quiz televisivo italiano Rischiatutto. Il rapporto
reale e simbolico con lo spazio siderale trova unulteriore
lettura nelle immagini prese dallalto di Mirabilia Urbis,
2001, e di Milano, 2003, dove le luci intermittenti che brillano
tra il tessuto urbano creano un collegamento con le costellazioni,
e in Empire, 2002, dove nellimmagine satellitare notturna
degli Usa, anchessa brulicante di luci, sembra quasi che
quei punti luminosi provengano dalla terra stessa e si immergano
nel firmamento. Lattenzione ai monumenti architettonici
storici ritorna in Rendez-vous, 2005, che riprende, in una doppia
proiezione, la cupola della chiesa - progettata da Juvarra -
di SantUberto nella Reggia della Venaria Reale, vicino
a Torino.
m.m
______________________
dal 10 Dicembre al 28 Gennaio 2007
TINA MODOTTI
Gli anni 1923-1929
Vintage prints

La Galleria Carla Sozzani presenta diciotto fotografie vintage
di Tina Modotti, una delle personalità più avvincenti
dell'intera storia della fotografia.
La vita di Tina Modotti, bellissima e travolgente, è
un romanzo di appassionante trama che, esplorata da decine di
biografie, rimane ancora oscura in alcuni anfratti. Arte, sesso,
trasgressione, politica
un labirinto che spesso ha compromesso,
con ambiguità, l'obiettiva valutazione di un'artista.
Le sobrie fotografie a carattere politico, assai note, sono
parte ormai dell'immaginario collettivo quali simboli dell'eterna
lotta per la giustizia e la libertà. Ma la sua produzione
è stata molto ricca e soltanto di recente recuperata
dall'oblio.
Sia pure nel breve periodo di sette anni - dal 1923 al 1930
- realizzò un patrimonio di immagini fino a oggi ignorate:
ritratti, scene di vita quotidiana e piccoli eventi, architettura
e paesaggi, sempre risolte con la maestria di un equilibrio
compositivo molto originale e con la grazia disciplinata di
chi usa lo strumento fotografico per raccontare davvero le minime
storie dell'umanità.
Soltanto pochi anni di fotografia, eppure con la sua visione
fresca e libera incide una delle più belle pagine della
storia. Il suo atteggiamento nei confronti della realtà
è flessibile, coglie armonie segrete con valenza simbolica
e, nel contempo, le sue notazioni lievi sono pervase dall'attenzione
intima ai dettagli, ritenuti insignificanti, dell'esistenza.
Tina Modotti, italiana sì, ma formatasi culturalmente
nel vivido ambiente dei pittori muralisti Diego Rivera, Clemente
Orozco e David Alfaro Siquieros, segna lo stile e l'attitudine
al vedere così caratteristici e distintivi della fotografia
messicana e, per prima, concilia la tradizione documentaria
con la creatività espressiva.
Le fotografie in mostra sono esemplari per comprendere, infine,
l'essenza del complesso lavoro di Tina Modotti. Un contributo
culturale e storico determinante che dischiude insospettate
prospettive di analisi su una grandissima artista della fotografia
moderna.
n.m.
_______________
Germaine Richier

Germaine Richier e' la prima mostra antologica
che lItalia dedica alla grande scultrice francese, considerata
uno dei piu' importanti protagonisti dellavanguardia artistica
del dopoguerra.
Germaine Richier attraversa la prima meta' del
900 scrutando le rotte di anni convulsi che finiscono
con il divenire silenziose ispirazioni al suo percorso di ricerca.
Nata nel 1902 a Grans (Bouches-du-Rhone, Francia) si trasferisce
a Parigi nel 1926 dopo aver frequentato lAccademia di
Belle Arti di Montpellier, dove lavora nellatelier di
Louis Guigues, uno degli assistenti di Auguste Rodin. Nella
capitale francese inizia a frequentare lo studio di Emile-Antoine
Bourdelle, apprendendo la difficile tecnica della scultura dei
busti, da cui la mostra alla Collezione Peggy Guggenheim prende
avvio. Infatti si potranno ammirare, tra gli altri, il Busto
di Cristo (1931), il Busto n. 12 (1933-34) e La re'godias (1938),
plastici e ancora carichi di realismo. Nel 1934, la Galleria
di Max Kaganovitch le dedica la prima personale e due anni dopo
riceve il prestigioso Premio Blumenthal per la scultura. Nel
1937 e' invitata allEsposizione Universale di Parigi,
nel 1939 alcune sue opere sono presentate allEsposizione
Universale di New York. Pur non abbracciando alcun movimento
artistico o politico, Germaine Richier partecipa al fermento
culturale di quegli anni frequentando a Montparnasse Henri Favier,
Celebonovic Marko, Massimo Campigli, Alberto Giacometti, Raymond-Jacques
Sabouraud e il suo fraterno amico Marino Marini. La guerra la
porta a Zurigo dove prende con se' degli allievi e ricreando
latmosfera del suo atelier, ritrova le conversazioni con
gli amici che avevano lasciato la capitale, come Jean Arp, Le
Courbusier e Fritz Wotruba. Nel 1945 Richier torna a Parigi:
il secondo conflitto mondiale le ha consegnato una sperimentazione
di forme e ambienti che non tarderanno a fare emergere la potenza
espressiva delle sue sculture bloccate nel ricordo di movimenti
svaporati ma indelebili.
Dal 1945 al 1959, anno della sua scomparsa, Germaine
Richier completa un intenso cammino muovendo da una analisi
espressionista delle figure, come ne Luomo foresta, grande
(1945-46), L orco (1949), Luragana (1948-49), che
testimoniano di una avvenuta osmosi tra uomo e natura, ad una
composizione piu' ascetica ma affascinata dalla rappresentazione
della deformita' (Il diavolo, 1950, La coppia, La formica, 1953)
metafora dellimpatto brutale tra le creature viventi e
lambiente che le circonda. Giunge infine a una composizione
surrealista che completa libridizzazione di essere umano
e animale - La tauromachia e Idra entrambe del 1954 - in cui
la metamorfosi e' parte integrante del linguaggio scultoreo.
Il fantastico e' semplicemente uno stato dialettico
della coscienza che vede nellibrido la constatazione della
realta' e delle sue contraddizioni" - ebbe a dire Pierre
Restany descrivendo queste stesse sculture che, insieme a quelle
degli anni quaranta, saranno esposte nella mostra alla Collezione
Peggy Guggenheim. La mostra germaine richier si propone di avviare
in Italia la riscoperta della scultrice francese che fino ad
oggi ha visto le sue rare opere custodite gelosamente nelle
piu' importanti collezioni pubbliche, come la Tate Modern, Londra,
il Centre Georges-Pompidou, Parigi, il MOMA, New York, la Galleria
Nazionale dArte Moderna, Roma.
Germaine Richier era solita ripetere Amo
la tensione, il secco, il nervoso". I piccoli bronzi del
1946 Il combattimento e La Lotta, ma anche Il griffu (1952)
declinano questa predilezione per esseri" privati
della carne" metabolizzata dallambiente che
tutto divora e nei confronti del quale e' necessario disporre
di uno schermo, la ragnatela di fili attorno alle sculture,
in grado di definire uno spazio intermedio di protezione della
figura umana. Le opere di Richier esprimono, oltre la sofferenza
delle torture, langoscia della deformita', il senso imperativo
della posizione nello spazio, il rigore elegante della postura,
in altre parole il senso dellumanita'. Tutte le
mie sculture - ha lasciato scritto lartista - anche quelle
che sembrano essere ispirate dallimmaginazione, si basano
su qualcosa di vero, su una verita' organica
limmaginazione
necessita di un punto di partenza". Lessere umano
e' il punto di partenza e di arrivo della ricerca di Germaine
Richier che ha disegnato i drammi e i sogni della sua epoca
combinando, in maniera rivoluzionaria, la violenza del linguaggio
espressionista al mistero fantastico delle sculture surrealiste"
degli anni cinquanta. E per arrivare a questo risultato, lartista
usava pochissimi strumenti: bisogna sentire le proprie
mani, le proprie passioni, (
) perche' la scultura e' qualcosa
di intimo e privato. E qualcosa che vive e che ha le proprie
regole".
In occasione della mostra alla Collezione Peggy
Guggenheim, vengono esposte per la prima volta, grazie alla
generosita' dellArchivio Francoise Guiter, le opere grafiche
della scultrice -incisioni, acqueforti, acquetinte-, che permettono
di ricostruire lappassionante ricerca che lartista
dedica per anni alle tecniche di incisione. Lesposizione
sara', inoltre, loccasione per sperimentare la dimensione
ambientale" delle sculture di Richier attraverso
il dialogo tra queste e il giardino di Palazzo Venier dei Leoni.
LArchivio Francoise Guiter ha acconsentito al prestito
dellimponente gruppo scultoreo La grande scacchiera (1959),
le cui figure alte oltre due metri, del Re, la Regina, il Cavallo,
la Torre e lAlfiere interpretano una sorta di mandala
della contraddittorieta' dellesistenza umana. germaine
richier e' accompagnata da un catalogo edito dalla Collezione
Peggy Guggenheim, con saggi del curatore e del critico Giorgio
Mastinu. Attenta la ricerca dedicata ai materiali iconografici,
tra cui spicca la riproduzione di stampe originali delle foto
delle opere che Richier fece realizzare a Brassai.
n.m.
_______________
dal 5 ottobre 2006 al 14 gennaio 2007 sarà
a Milano, Palazzo Reale,
Tamara De Lempicka

Giunge a Milano la prima grande retrospettiva italiana su
Tamara de Lempicka. A ottantanni dalla prima mostra personale
tenutasi nel capoluogo lombardo, presso la galleria del Conte
di Castelbarco, la mostra introduce linfinito fascino
del lavoro e delle idee di Tamara alle nuove generazioni di
visitatori.
Pittrice cosmopolita e icona dellArt Déco parigina,
Tamara de Lempicka ha creato immagini che sono diventate il
simbolo di unepoca. Immagini della Parigi anni 20
e 30 di cui diventa la più brillante interprete.
Il suo talento precoce la rende presto protagonista stravagante
della mondanità europea; si afferma nei Salons sin da
giovane e dopo i grandi successi, prima a Parigi e poi in Italia,
prosegue una folgorante carriera negli Stati Uniti.
La mostra Tamara de Lempicka ripercorre la storia
di questa affascinante artista, attraverso una meditata scelta
di opere.
Il percorso espositivo si articola in cinque sezioni.
La prima sezione comprende i lavori del periodo parigino, ispirati
allArt Nouveau, con opere come Portrait dun joueur
de polo (1922) e Portrait dune fillette avec son ourson
(1922); inoltre, si intende qui ricreare la personale mostra
storica di Milano, del 1925, che ha consacrato il lancio e la
carriera internazionale di Tamara de Lempicka.
Il legame dellartista con il nostro paese è per
altro ampiamente documentato fin dal 1911, anno in cui, ancora
fanciulla, visita i musei di Firenze, Roma, Venezia; nasce da
allora la passione per larte italiana, in particolare
per Raffaello, Bronzino, Pontormo e Guido Reni; seguono altri
viaggi di studio e nel 1926 è ospite di Gabriele DAnnunzio
al Vittoriale.
La seconda sezione illustra la fase di ricerca e sperimentazione
stilistica dellartista, attraverso dipinti come Le baiser
(1922) o Rue dans la nuit (1923), e lapprodo personale
al neo-cubismo con Nu assis de profil (1923), La dormeuse (1923).
La terza sezione si focalizza sulle opere di grande impatto,
i suoi famosi ritratti del periodo Art Déco: Portrait
du Price Eristoff (1925), Portrait du Marquis dAfflito
(1925), Portrait de la Duchesse de La Salle (1925), Portrait
de Son Altesse Impériale le Grand Duc Gabriel (1926)
La tunique rose (1927), Le rêve (1927), Jeune fille aux
gants (1930), Portrait de Pierre de Montaut (1930), Portrait
de Marjorie Ferry (1932); ritratti unici nella geniale rappresentazione
della società mondana durante i ferventi anni tra le
due guerre.
Sono opere degli anni 20 e 30 che raffigurano tutto
ciò che allora era considerato glamour e che rappresentava
il nuovo: la Bugatti, il telefono, la donna che
scia, le vedute urbane con grattacieli. Le donne esprimono un
glamour gelido e perfetto, sembrano incontaminate dalla realtà:
le labbra con rossetto rosso profondo e prezioso, le mani immacolate,
le braccia ricoperte da gioielli sfavillanti e gli sguardi sicuri
e sfidanti.
Immagini vicine allartificio e al perfezionismo della
fotografia di moda, ma sicuramente tutte strettamente legate
alla vita e alla personalità di Tamara de Lempicka.
Lartista sviluppa in queste opere un concetto molto interessante:
si allontana dalla costruzione razionalistica del ritratto e
introduce quella che definisce visione amorosa ovvero
una visione deformata dai sentimenti che la pittrice prova per
una persona o per un oggetto.
Nei suoi quadri, le figure quasi esplodono e tendono a fuoriuscire
dalla tela in cui sono compresse, a pretendere una solidità
che si contrappone alleffimero dei sentimenti; come se
fossero interamente possedute, de Lempicka cattura le persone
in pose in cui interviene lordine delle linee geometriche
e della misura. Daltra parte lartista ha dichiarato
di aver quasi sempre ritratto gli uomini e le donne che ha amato.
Le immagini oscillano così tra raffinata sensualità
e gelido classicismo, apportando un nuovo contributo alla storia
dellarte degli anni 20 e 30. Nessun altro
artista ha saputo interpretare i vari aspetti della corrente
della Neue Sachlichkeit con la sensualità e lerotismo
delle sue figure. La presenza apparentemente cartellonistica
delle persone ritratte, come catturati da un flash, non significa
mai uniformità. Il marchese dAfflito ha una presenza
lunare, Arlette Boucard medusiana, mentre il Docteur Boucard,
inventore del Lactéol, emana intelligenza positva. Alcuni
sembrano sognatori inguaribili come Ira P. , altri invece olimpici
nel loro distacco, come la Jeune fille aux gants e La Duchesse
de La Salle in tenuta da cavalcata, è evidentemente di
umore diabolico. Questa varietà psicologica allinterno
di unapparente monotonia stilistica controdistingue questi
ritratti e costituisce unelemento molto originale.
La quarta sezione comprende i quadri del periodo californiano.
Opere dal carattere meditativo che rivelano un approccio iper-realistico
nella rappresentazione della realtà: Madone (1937), LAtelier
à la campagne (1941), Le turban orange (1945), Chambre
dhôtel (1951).
Infine, il contributo di Tamara de Lempicka alla pittura moderna
viene esposto nel contesto della moda e del design degli anni
20 e 30. Amante della bellezza, lartista allestisce
il suo studio in un edificio progettato dallarchitetto
Robert Mallet-Stevens, rappresentante di spicco dellarchitettura
modernista, e ne affida larredamento alla sorella Adrienne
Gurwick-Gorska, che sceglie per lei gli oggetti più rappresentativi
del gusto dellepoca.
Nata a Varsavia nel 1898, trascorre la gioventù
tra il collegio di Losanna, San Pietroburgo, Montecarlo, frequentando
le località di villeggiatura della vecchia aristocrazia
europea.
Nel 1916 sposa a San Pietroburgo Tadesusz Lempicki, il più
ambito scapolo della città, in una cerimonia ostentamente
fastosa (lo strascico della sposa Tamara va dallaltare
alla porta della chiesa).
Alla vigilia della rivoluzione bolscevica lascia San Pietroburgo
alla volta di Parigi, indiscussa capitale della vita artistica
dei decenni fra le due guerre, dove nel 1920 sinscrive
allAcadémie de la Grande Chaumière e diventa
allieva di due pittori di scuole molto diverse nelle conclusioni
figurative: il post-impressionista Maurice Denis e il pittore
neo-cubista André Lhote. Presto Lempicka si annoia nel
ruolo di allieva, e si presenta come artista indipendente affermando
in quegli anni uno stile di perfezione e grandiosità.
Nel 1920 nasce la prima figlia Kizette, e Lempicka si divide
tra ruoli di madre, moglie e artista.
Già dal 1922 espone per la prima volta ai Salons parigini,
dove le sue presenze si intensificano con grande clamore di
anno in anno. Nel 1925 il conte Emanuele di Castelbarco le organizza
la prima grande mostra personale di Tamara de Lempicka nella
sua galleria Bottega di Poesia al 14 di via Montenapoleone di
Milano. Lanno seguente conosce DAnnunzio e trascorre
un periodo al Vittoriale per ritrarre il poeta, ma la tormentata
vicenda amorosa tra i due comprometterà lesecuzione
del ritratto. Lo stesso anno il Musèe des Beaux-Arts
di Nantes sarà la prima collezione pubblica ad acquistare
una sua opera (Kizette en rose, 1927).
Nel 1928, durante un viaggio a Montecarlo si separa dal suo
primo marito Tadeusz de Lempicki. Lanno seguente esegue
un ritratto della danzatrice andalusiana Nana de Herrera, amante
del Barone Raoul Kuffner. Da lì a poco Tamara de Lempicka
diventerà la baronessa Kuffner.
Nel 1929 parte in seguito alla commissione del ritratto Mrs.
Bush per gli Stati Uniti, dove in seguito viene organizzata
una sua mostra al Carnegie Institute di Pittsburgh.
Negli anni 30 Lempicka abita in un grande appartamento-studio
in rue Méchain, disegnato da Robert Mallet-Stevens, e
vi riceve aritisti, politici, ambasciatori e artistocratici.
Lempicka era diventata la perfetta impersonificazione della
donna moderna, una diva al centro della società
e una pittrice i cui ritratti rispecchiavano il mondo di cui
si circondava, le tout Paris, che era ai suoi piedi.
Nel 1939 si trasferisce con il secondo marito in California,
dove diventa la regina della mondanità hollywoodiana.
Le feste diventano il punto focale della vita mondana di Hollywood,
cui protagonisti di allora tra cui Charles Boyer, Vicky Baum,
Greta Garbo erano di casa nella villa dei Kuffner. Nei decenni
seguenti espone a New York, Los Angeles e San Francisco.
Dopo la guerra fa spesso ritorno a Parigi e in Italia. Roma
nel 1957 e Parigi nel 1972 le dedicano grandi mostre.
Si spegne a Cuernavaca in Messico nel 1980, dove si era trasferita
dopo la morte del marito. Seguendo la sua ultima volontà
le sue ceneri vengono sparse sul vulcano Popocatépetl.
testo ripreso dal sito http://www.skira.net
n.m.
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dal 23/11/06 al 27/1/07
Kiki Smith

Galleria Raffaella Cortese
Via A.Stradella, 7 - Milano
Artista da sempre votata alla sperimentazione, Smith si avvicina
allincisione sin dalla prima meta' degli anni ottanta
e da questo momento in avanti lattivita' grafica sara'
una pratica costante e significativa del suo lavoro.
La centralita' del corpo umano, in particolare
quello femminile, resta un importante oggetto di indagine, sebbene
gli interessi di Kiki Smith si aprono, a partire dagli anni
novanta, al rapporto tra luomo e la natura. Ne sono un
esempio White Mammals" (1998), sette incisioni di
mammiferi artici e albini, rappresentati non in posa"
ma fluttuanti su un fondo bianco che esalta il loro essere semplicemente
dei corpi; o ancora Falcon" (2001), in cui la grande
abilita' dellartista emerge nei dettagli del piumaggio.
Constellations"(1996) testimonia il profondo interesse
di Smith per lastronomia. Nella litografia, la bellezza
delle figure e' esaltata dal supporto di carta nepalese, usata
spesso nei disegni.
Banshee Pearls" (1991), litografia su 12 fogli realizzata
assemblando dozzine di autoritratti in diverse grandezze, orientamenti
ed espressioni, e' il primo di una serie di lavori dedicati
allautoritratto; un soggetto che lartista indaghera'
in modo particolare con questa tecnica.
Nel corso della sua ricerca artistica Kiki
Smith ha tratto piu' volte ispirazione dalla letteratura, dal
mito e dalla favole, cercando sempre di reinterpretare le storie
dei personaggi presi in prestito", da un punto di
vista femminile e personale come nella serie delle Blue Print
(1999) in cui confluiscono numerosi rimandi ai Maestri nordici
(Melancholia" in cui cita testualmente il titolo
di unincisione di Albrecht Durer) e allarte Vittoriana
(Emily D." che ritrae la poetessa Emily Dickinson).
In seguito lartista realizza alcune grandi
incisioni, acquarellate a mano, ispirata al celebre romanzo
di Lewis Carroll Alice nel paese delle meraviglie".
Nascono Pool of Tears 2 (After Lewis Carroll)" (2001)che
interpreta lepisodio in cui Alice si trova immersa nelle
sue lacrime in mezzo a grandi animali, e Come away from
her (After Lewis Carroll)" (2003) tratto dalla scena in
cui gli uccelli abbandonano la bambina alla sua solitudine.
La favola di Alice nel paese delle meraviglie" e'
esplorata anche nella scultura in porcellana bianca, Alice II
(Feet Uncrossed), raffigurante unAlice sognante e vulnerabile.
Nello stesso periodo Kiki Smith esplora anche la favola di Cappuccetto
Rosso", interpretata in termini di dominazione maschile,
da cui trae numerose opere ma soprattutto le due grandi litografie,
Companions" e Born".
Negli ultimi anni, lartista si dedica a una serie di
piccole sculture in porcellana di soggetti femminili: Woman
with Dog" (2003), Tahitian Girls with Feathers (2005),
Me in a Corner (2005) e Lo (Seated) (2005)
n.m.
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Unica Zürn
Ouvres

Halle Saint-Pierre
2, Rue Ronsard
75018 Paris
Dal 24/09/2006 al 04/03/2007
Cette exposition rend hommage à Unica
Zürn, icône surréaliste au destin tragique,
trop souvent demeurée dans l'ombre de son compagnon,
Hans Bellmer. La trajectoire artistique d'Unica Zürn lui
donne une place exceptionnelle et singulière dans le
mouvement surréaliste. Son oeuvre graphique et littéraire,
sous la forme d'anagrammes, de dessins automatiques et d'écrits
en prose où elle mêle fiction et autobiographie,
est marquée par le destin d'une vie en tension entre
délire et création.
Unica Zürn offre, comme Artaud, une perspective sur la
folie vécue de l'intérieur. L'aveu extatique de
l'illumination que lui procure dans ses crises son envol intérieur
donne à ses dessins et ses écrits un accent de
vérité bouleversant. Cependant, son oeuvre se
situe au-delà d'une forme nouvelle de subjectivité
et renouvelle, par sa fécondité créatrice
et son langage poétique, la magie de l'intelligence du
monde.
vedi Unica
Zürn di Giannina Mura
m.m
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Yayoi Kusama
Metamorfosi
Palazzina dei Giardini, c.so Canalgrande, Modena
15 settembre 2006 7 gennaio 2007

Orari: da martedì a venerdì 10,30
-13,00; 15,00 -18,00
sabato, domenica e festivi 10,30 -18,00
chiuso il lunedì
15,16 e 17 settembre, in occasione del festivalfilosofia 2006,
apertura dalle 10,00 alle 23,00
Festività: 1 novembre, 8 dicembre e 6 gennaio, 10,30
18,00
25, 26 dicembre, 1 gennaio, 15,00 18,00
Ingresso: libero
Persa dentro a un puntino e moltiplicata da muri
di specchi: è così che vediamo Yayoi Kusama, la
più importante artista giapponese vivente. Il fatto è
che a Tokyo, negli anni cinquanta, era difficile essere una
ragazza con desideri di originalità e indipendenza. Sostenuta
da un narcisismo divertito ma devastata da una sensibilità
ossessionata, spinta dal desiderio di porsi allo stesso livello
dei maschi, aiutata dal suo talento multiforme, Yayoi Kusama
se ne andò negli Stati Uniti dove visse tra il 1957 e
il 1973.
Inserita nel fermento artistico di New York, non si sottrasse
ad happening per la pace in Vietnam e soprattutto per lautonomia
femminile.
Malgrado abbia girato film, redatto riviste e partecipato ad
attività sperimentali di ogni tipo, il suo lavoro è
ampiamente riconoscibile per lutilizzo di pallini, reticoli,
specchi e tutto ciò che mette in crisi la percezione,
comunicando il suo disagio con opere che generano da una parte
un vissuto giocoso, dallaltra una perdita dellorientamento.
La sua poetica si è comunque incrociata con quella di
molti protagonisti del nostro tempo: ricordiamo le collaborazioni
col musicista Peter Gabriel, con il fotografo Nobuyoshi Araki,
con lo stilista Issey Miyake.
Dopo la vasta notorietà raggiunta grazie a mostre tenute
nei maggiori musei del mondo, in Italia lhanno resa particolarmente
nota le sue partecipazioni alla Biennale di Venezia, nel 1966
e nel 1993, quando fu scelta come rappresentante per la propria
nazione dorigine: la ragazzina ribelle aveva vinto, anche
se forse a prezzo del proprio stesso equilibrio.
Ora la Galleria Civica di Modena la invita a tenere la sua prima
mostra personale in un museo italiano: inaugura infatti sabato
16 settembre alle 12 alla Palazzina dei Giardini in c.so Canalgrande
a Modena la mostra Yayoi Kusama, organizzata e prodotta
dalla Galleria Civica di Modena e dalla Fondazione Cassa di
Risparmio di Modena, a cura di Angela Vettese in collaborazione
con Milovan Farronato.
Come la personale dedicata ad Ugo Rondinone, anche questa mostra
rientra nellambito del festivalfilosofia, dedicato questanno
al tema dellUmanità, in programma a Modena, Carpi
e Sassuolo il 15,16 e 17 settembre 2006 (www.festivalfilosofia.it).
I visitatori troveranno alla Palazzina dei Giardini quattro
installazioni ambientali, quadri e sculture oggettuali. Progettata
dallartista medesima, la mostra si apre con un ambiente
dedicato alla sfera e si prolunga con due ambienti oscurati,
nei quali vengono distribuiti punti di colore illuminati: un
modo per rendere appariscente quanto possa essere allucinato
un semplice locale domestico. E per estensione, quanto estranee
ci possano diventare le cose che consideriamo più vicine.
In un attimo tutto si fa nemico, indecifrabile, ostile. Lo spettatore
camminerà poi in una stanza fatta di forme biomorfe e
trasformata in un divertente labirinto, per giungere poi ai
quadri in cui lartista dipinge con maniacalità
i suoi cerchietti o riempie scatole, scarpe, contenitori improbabili
di piccole forme inquietanti, come microrganismi che ci assediano
e come piccole escrescenze che crescono senza controllo.
Ecco allora che emergono i fulcri su cui è disegnata
lesposizione e lintera produzione dellartista:
lodio/amore per il controllo, appunto, ma anche il fare
manuale e la creatività in generale come antidoto allansia.
Yayoi Kusama non dice la sua età. Vive e lavora a Tokyo.
Per biografia, immagini e informazioni dettagliate consultare
il suo sito www.yayoi-kusama.jp
Cura: Angela Vettese in collaborazione con Milovan Farronato
Ufficio Stampa Studio Pesci: Bologna, www.studiopesci.it, info@studiopesci.it,
Tel. + 39 051 26 92 67
Ufficio Stampa Galleria Civica: Tel. +39 059 2032883 galcivmo@comune.modena.it
Info: Galleria Civica di Modena, c.so Canalgrande 103, 41100
Modena,
tel. +39 059 2032911, 2032940, fax 2032932
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m.m.