Elisabetta
Sirani: "pittrice eroina " 1638-1665

Elisabetta Sirani, Autoritratto come la Maga Circe
Museo
Civico Archeologico, Via dell'Archiginnasio 2 -Bologna
Orari di
apertura: dal martedì alla domenica: ore 10 - 18,30
La mostra è
chiusa tutti i lunedì, il pomeriggio del 24/12 e del 31/12
e le giornate
del 25/12 e del 1/1
La mostra è curata da Jandranka Bentini e Vera
Fortunati
"La prima mostra dedicata a Elisabetta Sirani:
la scoperta del Seicento bolognese attraverso gli occhi di una donna artista di
respiro europeo, ammirata per la sorprendente ispirazione e il prodigioso talento.
Una pittrice che seppe trasformare la sua vita in una leggenda e, in un
ambito per tradizione maschile, rese grande la sua arte attraverso la sua femminilità.
Dieci sezioni che illustrano il percorso di Elisabetta Sirani, la sua straordinaria
sensibilità espressiva e l'evoluzione del suo linguaggio attraverso i temi
iconografici a lei più cari.
Un'esposizione in cui le opere
della Sirani dialogano con i dipinti dei protagonisti più significativi
del classicismo barocco bolognese. "
Vedi Il
genio precoce di Elisabetta Sirani di Raffaella Picello
Elisabetta
Sirani: " Pittrice eroina"di Marcella Busacca
(m.m.)
_______________________
Tacita
Dean
a cura di Emanuela De Cecco
postmedia
2004
testi in italiano e inglese
112pp. -- 43 illustrazioni
In occasione della personale alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (5 novembre
2004) dell'artista inglese Tacita Dean postmedia pubblica Tacita Dean: un volume
di 112 pagine (con testi in italiano e inglese) e 36 illustrazioni a colori e
in bianco e nero. Il volume contiene un'introduzione della curatrice Emanuela
De Cecco, una selezione di testi scritti da Tacita Dean e una lunga conversazione
con il critico Roland Groenenboom nella quale l'artista passa in rassegna tutte
le opere realizzate finora, compreso il film Mario Merz che l'artista inglese
ebbe occasione di girare nel settembre 2002 a San Gimignano durante la preparazione
di Arte all'Arte.
Il Premio Regione Piemonte verrà consegnato venerdì
5 novembre, la cerimonia si svolgerà negli spazi della Fondazione a Torino
e sarà l'occasione per presentare il nuovo film Baobab che resterà
visibile dal 5 novembre 2004 al 2 gennaio 2005 nella project room della Fondazione
Sandretto Re Rebaudengo.
Tacita Dean
Tacita Dean è nata
a Canterbury (Kent, Inghilterra) nel 1965. Dal 1985 al 1992 frequenta la Falmouth
School of Art, la Supreme School of Fine Art di Atene e la Slade School of Art
di Londra. Nel 1998 è tra i finalisti del Turner Prize. Dopo aver ricevuto
una borsa di studio dalla DAAD (Deutscher Akademischer Austauschdienst) nel 2000,
l¹artista decide di vivere Berlino dove tuttora risiede. Tacita Dean ha esposto
in gallerie quali Frith Street (Londra) e Marian Goodman (New York e Parigi) e
in prestigiosi musei quali l¹ICA di Philadelphia, il Museé d¹Art
Moderne de la Ville de Paris, la Tate Gallery di Londra, il Museu d¹Art Contemporani
di Barcellona, il Museum für Gegenwartskunst di Basilea, The Hirshhorn Museum
a Washington, il Museu de Arte Contemporanea de Serralves a Porto. In occasione
della sua prima personale italiana alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino,
novembre 2004) le viene consegnato il Premio Regione Piemonte da un comitato di
esperti composto da Udo Kittelmann, Suzanne Pagé e Manuel Borja Villel.
Emanuela
De Cecco è nata a Roma nel 1965, vive a Milano. Insegna Cultura Visuale
all'Università di Ferrara ed è responsabile dei progetti di formazione
della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. E' autore di "Contemporanee. Percorsi
e poetiche delle artiste dagli anni Ottanta a oggi" (postmedia books 2002).
La mostra e il libro sono il frutto di una collaborazione tra la Fondazione Sandretto
Re Rebaudengo e L¹Associazione degli Amici della Fondazione Sandretto Re
Rebaudengo. Nata nell¹ottobre 2002, l¹associazione ha lo scopo di favorire
e promuovere la diffusione dell¹arte contemporanea operando con l¹intento
di offrire supporto agli artisti ed in armonia e coordinamento con la programmazione
artistica ed organizzativa della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.
(n.m)
________
Quintocortile
Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano
- tel. 338. 800. 7617 - segr.telef. 02. 5810. 2441
--------------------------------------------------------------------------------
COMUNICATO
STAMPA
dal 14 al 23 dicembre 2004 FOGLIE BIANCHE installazione di Mavi Ferrando
con 40 interventi di 20 artisti
23 dicembre "Il testamento di Maria
Helena" interAzioni di Antonella Prota Giurleo
testi di Donatella Airoldi,
Roberto Borghi
particolare
dell'installazione
L?installazione "Foglie bianche" consiste
nella realizzazione da parte di Mavi Ferrando di una serie di settanta piccole
sculture in legno sulle quali 20 artisti sono stati invitati ad intervenire con
un?operazione di interazione e contaminazione linguistica sul tema delle foglie
bianche.
interventi di: Alessandra Bonelli - Momò Calascibetta
- Gigi Conti - Ruggero Gamberini - Mario Gatto - Metta Gislon - Paola Guidetti
- Pino Lia - Maria Clotilde Licini - Tonino Milite - Aghim Muka ? Lucia Pescador
- Nada Pivetta - Giuseppe Prenzato - Antonella Prota Giurleo - Christopher Pisk
- Luca Rendina - Sergio Sansevrino - Irina Schwarz - Armando Tinnirello
"vernissage": mercoledì 10 dicembre h 18
"finissage
": giovedì 23 dicembre h 18 con disallestimento mostra e allestimento
di: "Il testamento di Maria Helena"
orario: da martedì
a giovedì 17,30 ? 19.30
(n.m)
________
Martedì
7 dicembre 2004 verrà presentato a Torino alle 17.30 presso Palazzo Cavour
(Via Cavour 8) Artiste di corte, da Emanuele Filiberto a Vittorio Emanuele
II, realizzato da Allegra Alacevich. Il testo fa parte di una collana curata dal
Centro Studi del Pensiero Femminile di Torino (http://www.arpnet.it/pfemm) ed
è stato pubblicato dall'editore "Thélème" grazie
al sostegno della Regione Piemonte.
Il volume ha lo scopo di ricordare
alcune artiste che in Piemonte hanno operato dalla fine del Cinquecento, a Ottocento
inoltrato; al contrario di ciò che si pensa sono numerose le donne che
parteciparono attivamente alla vita artistica piemontese. Ben più di cento
tra pittrici, scultrici, fotografe e altre figure si dilettarono o vissero d'arte
nei secoli passati in una terra che sembra averle accolte senza limitazioni. Alcune
giunsero da altre zone italiane - da Lombardia, Lazio, Veneto... - e dall'estero
- dall'Austria, dalla Francia, dalla Spagna... - per soddisfare i sovrani sabaudi
e committenze per lo più religiose e aristocratiche; molti sono i nomi
pressoché sconosciuti (Caterina Arellano, Rosa Meda e Clementina Pregliasco,
solo per ricordarne alcuni), ma altrettanto numerosi quelli eccellenti (Sofonisba
Anguissola, Orsola Caccia, Angelika Kauffmann...). Nella pubblicazione se ne riportano
vita e opere, con il fine di invogliare il lettore a godere della produzione artistica
femminile e di approfondirne i mille risvolti.
Accompagnano il testo alcune
immagini di quadri inediti realizzate da Roberto Chiarlo.
All'evento
prenderà parte la critica Cristina Giudice.
(n.m)
________
Nadia Magnabosco Marilde Magni
due streghe improbabili:
incantesimi,
menzogne e sortilegi
Associazione Sassetti Cultura
via Volturno, 35
20124 Milano
4
- 14 novembre 2004
aperto tutti i giorni, festivi compresi dalle 15, 30 alle
18, 30
inaugurazione 4 novembre 2004 ore 18 e 30

In
giro sono andata strega posseduta,
ossessa ho abitato l'aria nera, padrona
della notte;
Sognando malefici, ho fatto il mio mestiere
passando sulle
case, luce dopo luce:
solitaria e folle, con dodici dita.
Una donna così
non è una donna.
Come lei io sono stata.
( Anne Sexton )
"Diventare
streghe è una nostra aspirazione (anche se qualcuno potrà pensare
che lo siamo già). Ci è simpatica la fattucchiera stravagante e
arruffata delle fiabe, intenta ad inventare intrugli dai poteri magici e a intessere
piani segreti in silenziosa compagnia di ranocchi, civette e gatti neri. Da brave
bambine un po' ribelli, ci affascina forse più la forte personalità
della matrigna della candida perfezione di Biancaneve. Descritta come brutta,
vecchia, sciatta e disordinata, qualche volta anche un po' grassa, la strega "cattiva"
ci appare in realtà così libera, vitale, creativa e indaffarata
nelle sue molteplici attività da non aver tempo neppure per la depressione.
Solitaria e instancabile viaggiatrice, senza luogo e senza tempo, incarna in modo
suggestivo e fantasioso le contraddizioni di una vita emotiva che ha tanti colori
ma anche tanti angoli bui. Regina degli opposti, riassume in sé bontà
e perfidia, allegria e tristezza, verità e menzogna, bellezza e orrore.
Proprio come noi. Perché in realtà la simpatia per le streghe delle
fiabe serve a mitigare il doloroso disagio che percepiamo ogni volta che, nella
vita quotidiana, siamo costrette a comportarci, agli occhi dell'opinione comune,
da "streghe". Ossia ogni volta che diciamo no a quanto, individualmente
e socialmente, ci si aspetta da noi, ogni volta che "varchiamo i limiti",
ogni volta che non acconsentiamo, che non comprendiamo, che non accettiamo, che
ci ostiniamo, insomma ogni volta che lasciamo emergere il nostro carattere "selvaggio".
La strega è la nostra ombra scura, il pensiero segreto, e noi lo accettiamo,
anzi lo ricerchiamo, per evitare che si proietti fuori combinando guai. Sulle
ali della sua scopa percorriamo questo viaggio oltre la porta magica del nostro
mondo interiore esercitando gli incantesimi, le menzogne e i sortilegi con cui
l'arte ci aiuta a cambiare la realtà, dissolvendo logorati punti di vista
e ricomponendo la frammentazione con cui veniamo spesso mutilate."
(m.m.)
_________________
14
ottobre2004 - 2 gennaio 2005
Ana Mendieta:
Earth Body, Sculpture and Performance 1972-1985
Hirshhorn
Museum and Sculpture Garden, Washington DC
retrospettiva di 100 opere

Vedi
Ana Mendieta
(m.m.)
_____________________
sino
al 24 ottobre 2004
Lilith - L'aspetto femminile della creazione

Frascati (RM)
SCUDERIE ALDOBRANDINI DEL COMUNE DI FRASCATI
Piazza Guglielmo
Marconi 6 (00044)
LAssessorato alle Politiche Culturali del Comune
di Frascati e lassociazione Concerto dArte Contemporanea presentano
Lilith. Laspetto femminile della creazione, una grande mostra darte
contemporanea con opere di famose artiste provenienti da tutto il mondo. Lesposizione
è organizzata con il contributo di: Regione Lazio Assessorato alla
Cultura, Spettacolo, Turismo e Sport, Provincia di Roma Assessorato alle
Politiche Culturali. Ha ricevuto inoltre il Patrocinio del Ministero dei Beni
e delle Attività Culturali e dellAzienda di Promozione Turistica
della Provincia di Roma. Sponsor dellevento Consorzio COSME e Consorzio
Tutela Denominazione Frascati. Progetto e cura della mostra e del catalogo: Maria
Luisa Trevisan. Organizzazione: Rosetta Gozzini.
Lilith, archetipo del
femminino, preesistente ad Eva, fatta della stessa sostanza di Adamo ma, poiché
non accettò di sottomettersi a lui, fu cacciata e, dotata di ali, potè
così volare via. Un brano dello Zohar racconta che Lilith è nata
in eclissi di luna, come a segnare unesistenza nel buio totale e simbolicamente
nel male. Condannata a vagare di notte e a nascondersi, trovava rifugio dentro
la corteccia degli alberi. Nel III secolo questo mito era noto in una forma un
po diversa, senza rapporto con il motivo demoniaco. Si parlava della prima
Eva, e Caino e Abele avrebbero litigato per il possesso di questa donna
creata indipendentemente da Adamo e che quindi non era loro parente, dopo di che
Dio lavrebbe di nuovo trasformata in polvere. Provocante, avvenente, libera
e autonoma, e quindi presenza costante negli incubi dellintero Oriente antico,
Lilith rientra comunque anchessa scrive Giulio Busi - nel piano divino
come elemento regolatore del cosmo con una funzione essenziale nel teatro del
mondo: quella di stimolare il desiderio sessuale.
Lilith è dunque una
di quelle figure mitologiche che, seppure antichissime (ne abbiamo testimonianza
da ben ventottosecoli) conserva una stupefacente modernità, in quanto non
è confinabile ai soli ambiti archetipico-culturali, ma investe anche aspetti
sociologici del mondo contemporaneo. Lilith rappresenta la più arcaica
delle divinità ambigue dellarea del Mediterraneo. Demone eterea,
seduttrice, divoratrice e notturna, Lilith incarna gli aspetti negativi ed oscuri
della Grande Dea: madre al contrario e perversa amante. I suoi abbracci soffocano,
i suoi baci divorano e i suoi amplessi sono incestuosi e presentano una forte
attrazione per ciò che virulento, terribile e orrendo.
Pittori e scultori,
scrittori e poeti, profeti e maghi, hanno descritto in molte maniere la sua immagine
che prende ora le sembianze del leone, dellaquila, del serpente, della civetta,
del cavallo, e del pesce.
Di recente la figura di Lilith è stata assurta
a simbolo culturale di emancipazione della donna e di eguaglianza con il maschio,
diventando la chiave di lettura della presente realtà. Nella misura in
cui luomo cerca inconsciamente di riattivare nei prodotti delle sue culture
le relazioni archetipiche, si trova dinanzi alle stesse ambivalenze aggressività
e sottomissione che ha nei confronti della madre, quale primo oggetto del
desiderio. Lilith così appare un simbolo assai attuale, che rappresenta
in generale langoscia della civiltà ed in particolare incarna quella
delletà contemporanea, in cui le donne hanno preteso un ruolo diverso,
e tra le prime sono state proprio le artiste, conquistando in questi ultimi anni
la scena centrale dellarte contemporanea. Esse mostrano una forza ed una
energia creativa, da una parte particolarmente dirompente che sborda da una parte
nella provocazione, dallaltra in una creatività dall'accento più
poetico e narrativo, esprimendo forse quella tendenza più tipicamente femminile.
L'esposizione presenta una sorta di collezione da cui emerge laspetto
femminile della creazione, dalla vena più concettuale ad una sensibilità
più soft. La mostra esplora il modo tutto femminile di raccontare la vita
con provocatoria e acuta ironia. Il lavoro della donna artista indaga con rigore
il rapporto ambiguo tra vita e arte, tra quotidianità e creatività,
tra dimensione domestica e valenza universale, tra sacro e profano. Sono sfiorati
con apparente leggerezza e giocosa provocazione temi non facili per il continuo
rischio del luogo comune, come l'identità femminile, il suo ancestrale
legame con i rituali legati alla conservazione della specie.
La mostra prende
in considerazione tra i diversi aspetti della femminilità, in particolar
modo quello più provocatorio perché atto a scuotere le menti, a
stimolare limpegno sociale, a sollevare la discussione su temi scottanti
quali guerre di religione, conflitti interetnici, discriminazioni, diseguaglianze,
ingiustizie e violenze di ogni tipo, verso le quali la donna s'indigna per prima,
essendo custode della vita. Contro tali contingenze avverse la donna, quale forza
generatrice, ha sempre dovuto combattere per difendere la sua specificità
femminile di madre, moglie, compagna, educatrice, ecc., e poter così proteggere
i più piccoli e i più deboli. Da qui emerge il pensiero femminile
che diversamente da quello maschile - è un pensiero contestuale,
in quanto si estende in tutte le direzioni e tiene conto di molte situazioni contemporaneamente.
Lesposizione a cura di Maria Luisa Trevisan e organizzata da Rosetta
Gozzini presenta artiste italiane e straniere di livello internazionale con opere
di pittura, scultura, fotografia, installazioni ambientali e video che mostreranno
a tutto tondo il femminino, quale aspetto proprio della donna - visto
come archetipo della vita - ambiguo, contraddittorio, sfuggente e perciò
difficile da esplorare, soprattutto per il fatto che è spesso stato raccontato
dalluomo, il quale ne ha dato ne Leterno femminino
- unimmagine idealizzata, parziale, falsa e deviante, che non rende affatto
lidea della complessità delluniverso femminile.
Le 36 artiste
in rassegna sono: Carla Accardi, Kariri Andersen,
Donatella Berra, Anela Bohm,
Giovanna Bolognini, Julia Bornefeld, Lousie
Bourgeois, Enrica Borghi, Tania
Bruguera, Cecily Brown, Greta Correani, Marlene Dumas, Stefania Fabrizi, Giosetta
Fioroni, Vered Gamliel, Alessandra Giovannoni, Nan Goldin, Cristina Gori, Debora
Hirsch, Maria Micozzi, Silvia Levenson, Elena Luminita Taranu, Barbara Nahmad,
Shirin Neshat, Anna Onesti, Carol Rama, Natalia Resini, Maria Grazia Rosin, Sarah
Seidmann, Cindy Sherman, Kiki Seror, Hana Silberstein, Kiki Smith, Maria Pia Fanna
Roncoroni, Alessandra Urso, Jenny Watson.
(n.m)
________
Lina
Bo Bardi
La libertà dell'architettura
sino al 15 novembre
2004

"In occasione della 9.Mostra Internazionale di Architettura della
Biennale di Venezia, l'Università Iuav di Venezia e i Musei Civici Veneziani
presentano dal 10 settembre al 15 novembre, presso la Galleria Internazionale
d'Arte Moderna di Ca' Pesaro, una mostra dedicata all'opera dell'architetto Lina
Bo Bardi, ideata e curata da Luciano Semerani, Antonella Gallo e Giovanni Marras.
Nata a Roma nel 1914, Lina Bo dopo la laurea in architettura, nel 1939 si trasferisce
a Milano dove lavora con Giò Ponti e con Carlo Pagani che la coinvolge
come vicedirettore della rivista Domus. Dopo la guerra si trasferisce in Brasile
per seguire il marito Pier Maria Bardi chiamato a dirigere il Museo d'Arte San
Paolo e qui, lontano dalla cultura dell'Europa moderna in cui si era formata,
Lina decide di vivere e di lavorare fino al 1992, anno della sua morte. La mostra
veneziana rilegge l'opera architettonica di Lina Bo Bardi - suoi i principali
Musei d'arte e cultura di San Paolo, Bahia, Ibirapuera, le numerose case di abitazione
- ma vuole anche ricostruire la sua inesauribile creatività in tutte le
arti: scenografa e costumista per il teatro, designer di mobili e gioielli, senza
dimenticare l'opera grafica e i suoi progetti di urbanistica, in cui riusciva
ad integrare in un'architettura povera e autentica la naturalezza e la comunicatività
della cultura popolare brasiliana.
In mostra oltre duecento disegni
originali per mettere in evidenza ''La libertà dell'architettura'' come
fondamento del lavoro di Lina Bo Bardi, rappresentare per immagini il suo pensiero
architettonico e artistico, la sua ricerca progettuale basata su operazioni di
metamorfosi: un tema, inizialmente scelto nella sua forma essenziale (una piramide,
un parallelepipedo, una spirale), subisce via via trasformazioni acquistando in
ogni nuova struttura uno stadio più profondo dell'espressione. Alla fine
il processo di associazioni paradossali e inedite porta, percorrendo un labirinto,
a una nuovissima interpretazione dell'abitare, del museo e del centro sociale,
dell'arte e del design. Lina Bo Bardi ha rappresentato la libertà del suo
pensiero e delle sue idee con le sue opere dove coniugava la cultura espressionista
delle avanguardie europee, la visionarietà surrealista e metafisica, ai
valori primordiali e arcaici vissuti dai popoli del Terzo Mondo, attingendo dalla
cultura naturalistica del Brasile e dalle tradizioni primitive e pure dell'Africa.
Il suo lavoro - dalle architetture, alle scenografie, alle sculture - diventa
''strumento di integrazione dell'esistenza umana nella natura e nei suoi misteri,
e di confronto con la città e con i suoi conflitti''.
''La
casa come un'anima'', ''la dignità dell'architettura civile'', ''la mano
del popolo brasiliano'' sono alcuni dei temi della mostra. In ogni sezione saranno
presentati oltre ai disegni e agli oggetti di design originali, provenienti dall'Istituto
Lina Bo e Pietro Maria Bardi di San Paolo del Brasile, alcune ricostruzioni realizzate
dal laboratorio di modellistica Alias della facoltà di Design e Arti dell'Università
Iuav, come la ''Grande Vaca Mecanica'' lunga oltre 4 metri, i ''Giocattoli per
bambini Brasiliani'', il ''Bosco degli alberi maestri'' insieme all'originale
del ''Maiale con due sederi'' realizzato per la messa in scena dell'opera Ubu-Roi.
Saranno esposti anche due nuovi grandi modelli - realizzati dalla sezione modelli
CAM del dipartimento di Progettazione Architettonica - del Museo d'Arte (MASP)
costruito a San Paolo tra il 1957 e il 1968 e del Centro Sociale SESC Pompeia,
realizzato nel 1977 col recupero di una grande fabbrica in disuso."
Ca' Pesaro- Galleria Internazionale d'Arte Moderna - Santa
Croce 2076
ore 10 - 18 (ingresso ore 10-17) fino al 31 ottobre
ore 10
- 17 (ingresso ore 10-16) dal 1 novembre
lunedì chiuso
ingresso
libero
(n.m)
________
Maria
Lassnig
Paintings

Hauser
& Wirth
196A Piccadilly
London
sino al 2 ottobre 2004
"Austrian born artist Maria Lassnig (b. 1919) is one of the most
unique painters practising today. After studying at the Academy of Fine Arts in
Vienna she left to pursue her career in Paris and then later in New York. On her
return she became the first woman to be appointed Professor of Painting at the
Academy of Applied Arts in Vienna, a role from which she has influenced successive
generations of painters.
The majority of her work is deeply introspective
and concerns the physical event of bodily experience, with her psychological self
as the subject. These paintings are some of the most significant expressions of
her belief that 'truth resides in the emotions produced within the physical shell'.
Extending beyond painting, Lassnig's oeuvre comprises numerous drawings
as well as sculptures and animated films. In the last few years she has gained
several accolades, among them the Max Beckmann and Roswitha Haftmann Awards and
the Rubens Prize of Siegen. As well as her many solo exhibitions in Austria, Germany,
the USA and France, Lassnig has also participated in the Venice Biennale (1982)
and in the Kassel Documenta (1982 and 1997).
In her forthcoming
show at Hauser & Wirth London, she will exhibit a selection of new large-scale
paintings. The works are typically bold in colour, unconventional in their subject
matter and laden with Lassnig's unique sense of humour.
Works such
as 'Die Trauer' (Mourning) and 'Grüne Köpfe' (Green Heads) are prime
examples of her self-analytical style but this show also consists of portraits
of a corpulent, male nude, which is uncommon for Lassnig as her preference has
always been to use her self as the subject.
The artist describes
the group of exhibited works as drastic paintings - the substantial body of this
new sitter protrudes very directly from the canvas - but this description should
not be taken as an attempt at categorisation, as neither the artist nor the work
can be categorised that easily. Her self-titled painting styles such as 'Body-Sensation-Painting'
('Körpergefühlsmalerei') or 'Paint-Flux' ('Malflüsse') alter frequently,
echoing the state of her body and mind at that particular time.
'The
more tired the body is, the more realistic the painting becomes. When you are
in shape, you are more aware of the body's sensations. At the beginning, my body-awareness
paintings were more linear, it was all about the body's framework. Then some really
abstract things happened, changes occurred and I paid more attention to the carnal
aspect'.
Even though Maria Lassnig has attained critical acclaim
and received several awards for her painting, the range and significance of her
work is barely known outside of German-speaking Europe. The presentation of these
eight paintings in London is therefore an in-depth introduction to Maria Lassnig,
the body and the mind.
The exhibition is accompanied by a linen-bound
catalogue in an edition of 500, with text by Mark Gisbourne."
(n.m)
________
Non
Toccare la donna bianca

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
Via Modane 16, Torino
16
Settembre 2004 - 08 Gennaio 2005
a cura di Francesco
Bonami.
"Non Toccare la Donna Bianca è una collettiva di
19 artiste internazionali, alcune delle quali non hanno mai esposto in Italia,
originarie di paesi caratterizzati da complesse situazioni politiche e sociali
- Micol Assael, Maja Bajevic, Berlinde De Bruyckere, Marlene Dumas, Ellen Gallagher,
Carmit Gil, Fernanda Gomes, Lyudmila Gorlova, Mona Hatoum, Michal Helfman, Emily
Jacir, Koo Jeung-a, Daniela Kostova, Senga Nengudi, Shirin Neshat, Shirana Shabazi,
Valeska Soares, Nobuko Tsuchiya e Shen Yuan che presentano opere quasi
tutte inedite create appositamente per lo spazio della Fondazione Sandretto Re
Rebaudengo, dalla pittura al video, allinstallazione alla fotografia.
Il progetto espositivo, il cui allestimento è a cura del gruppo
Cliostraat, è composto dalle oltre 20 opere presentate dalle artiste.
Lo scopo della mostra è il confronto tra diverse visioni artistiche sulla
società di oggi, che esprimono il complesso panorama delle trasformazioni
della società dallinizio del XXI secolo.
Il progetto espositivo,
il cui titolo è ispirato al famoso film di Marco Ferreri del 1974 è
interamente prodotto dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo."
INFO
011 19831600
info@fondsrr.org
www.fondsrr.org
(m.m.)
___________________________
Off
the Beaten Track
Three Centuries of Women Travellers
sino
al 31 ottobre 2004

National
Portrait Gallery
St Martins Place
Orari: 10-18 G V 10-22
ingresso
libero
Tre secoli di storia di donne viaggiatrici, dal 1660 al 1960,
in una sessantina di ritratti, da Mary Kingsley a Penelope Chetwode, Maria Callcott,
Fanny Kemble e Amelia Edwards.
"Women travellers of the past three
centuries have amazing and varied tales to tell. Some of them were exceptional
individuals who broke all the rules, while others travelled as dutiful wives,
mothers or daughters. Journeying to distant parts of the world from the 1660s
to the 1960s, before the age of mass travel, these women had experiences and encounters
almost unthinkable today.
Victorian traveller Mary Kingsley defended
herself with a canoe paddle when a crocodile attempted to board her boat, and
was saved only by the thickness of her skirt when she later fell into a pit of
sharp stakes. Penelope Chetwode made a remarkable river crossing in India using
the traditional method of floating across on an inflated animal hide, propelled
by a local man on top of whom she was required to lie. Meanwhile Lady Hester Stanhope
offered advice to respectable women on answering calls of nature whilst in the
desert - one should take a chamber pot, a small tent, declare a coffee break,
pitch the tent and gracefully retire.
This exhibition brings together
60 portraits, in all media, from the National Portrait Gallery's collections,
alongside photographs and paintings made by the women on their travels. It also
features some of their finest souvenirs, now prized exhibits in major museums
and private collections across Britain. The exhibition is organised geographically
and ends with a selection of the world's women who made Britain the destination
for their travels, recording their presence here by visiting a fashionable society
photographer.
Travellers to the Americas include Maria Callcott who
travelled in Brazil in the 1820s. The exhibition presents a fine portrait of her
by Sir Thomas Lawrence, and the album of botanical illustrations that she painted
there. Fanny Kemble, the famous actress, had a very different experience of the
United States when she discovered that her American husband's money came from
his slave plantations in Georgia. The marriage swiftly fell apart and her journal
describing the plight of his slaves was published to further the cause of Abolition.
Well
known twentieth-century women travellers, Gertrude Bell and Freya Stark, both
travelled in the Middle East and Arabia. Both were superb travel writers and took
photographs. Freya Stark's images of southern Yemen are displayed in the exhibition
and are particularly beautiful. Bell lived in Baghdad, founding the Museum there,
having been closely involved in the political and geographical decisions that
created the modern state of Iraq. In the previous century, Jane Digby also chose
to live in the Middle East. After a stormy divorce and many love affairs she found
her final husband in Syria, a Bedouin Sheikh young enough to be her son, and joined
his tribe in the deserts around the ruined city of Palmyra, shown here in one
of her watercolours.
Travellers to Africa include Amelia Edwards
whose 1877 book, A Thousand Miles up the Nile, earned her enough to pay for archaeological
excavations in Egypt. An Egyptian portrait sculpture that belonged to her is displayed
in the exhibition, as is a marble sculpture of her. Also in this section are a
selection of Mary Kingsley's artefacts - a metre-high Congolese nail figure, a
newly-discovered fish which was named after her, and the brown fur hat that she
wore during her African journeys.
From the Far East and the Pacific
come photographs of China taken in the 1890s by Isabella Bird on her journey up
the Yangtze. She converted the cabin of her boat into a darkroom, washing the
chemicals off her glass plate negatives in the river itself. In contrast, Annie
Brassey chose to travel in a luxury yacht The Sunbeam, collecting masks and other
Pacific ethnographic items.
Women who made Britain their destination
include Pocohontas, the American Indian woman who visited the court of King James
I, Queen Emma of Hawaii who stayed with Queen Victoria, Sarah Davies, a young
African slave who became Queen Victoria's goddaughter and Nehru's sister Mrs Vijaya
Lakshmi Pandit who was India's High Commissioner to Britain and the first woman
President of the United Nations."
(n.m)
________
Annette
Messager
Sous
vent
Couvent des Cordeliers
15, rue de l' Ecole de Medicine (métro Odéon) - 75006
Paris
fino al 3 ottobre 2004 - tutti i giorni: dalle 12 alle 20
entrata
4,50 euro
info: paris.fr/musees/MAMVP
"Depuis ses débuts, Annette Messager entretient
une relation privilégiée avec le Musée dArt moderne
de la Ville de Paris.
LARC la en effet invitée dès
1974 pour sa première exposition personnelle « Annette Messager collectionneuse
», puis en 1984 pour « Les Pièges à Chimères
» et en 1995 pour une importante rétrospective « Faire Parade,
1971-1995 ».
Aujourdhui pour le Couvent des Cordeliers,
Annette Messager imagine un projet spécifique, une création inédite:
mémoire allusive de lhistoire du Couvent, mais aussi mémoire
intime de la vie de lartiste. Une réflexion poétique et métaphorique
où passé et présent se mêleront en une trame continue.
A loccasion de lexposition, un ouvrage sera édité
par Paris-Musées.
Parallèlement, dans le cadre de la
manifestation « Les Intrus » organisée par le Musée
dArt moderne de la Ville de Paris, le Musée National du Moyen-Age/Hôtel
de Cluny accueillera, du 12 mai au 6 septembre 2004, une uvre dAnnette
Messager, appartenant aux collections du Musée dArt moderne, Mes
petites effigies (1988)."
(m.m.)
_____________________
Aurelie
Nemours
Rytme,
Nombre, Coleur
Centre
Pompidou - Paris
fino al 27 settembre 2004-tutti i giorni (escluso
il martedì): dalle11 alle 21
entrata 7 euro
info: cnac-gp.fr

"Aurelie
Nemours, née en 1910 à Paris, a longtemps poursuivi un travail solitaire
soutenu par quelques amateurs passionnés. Elle commence à se faire
connaître dans les années 80, notamment en Allemagne.
Le
parcours chronologique, depuis les années 50 jusqu'aux années 90
(le dernier tableau, appartenant au musée de Grenoble, date de 1992), fait
apparaître chacune des étapes importantes de l'évolution d'une
oeuvre d'une construction rigoureuse fondée sur l'horizontale, mais aussi
sensible, comme en témoigne l'utilisation subtile et inventive de ce qu'elle
appelle l'"instant couleur".
Une ligne "monochrome polychrome"
de quinze mètres de long (Musée d'art moderne de la Reina Sofia,
Madrid), envahit l'espace.
La série de peintures "Nombre et hasard"
qui résume le sens de toutes ses recherches, entre la contrainte et la
liberté, clôt cette exposition déployée sur mille mètres
carrés."
Commissaires / organisateurs:
Mnam / Cci - Claude Schweisguth
(m.m.)
______________________________
OPENASIA
2OO4
7. Esposizione Internazionale di Sculture
ed Installazioni
Venezia - Lido
1
settembre - 10 ottobre 2004

"OPENASIA 2004 è il risultato di un dialogo tra Oriente e Occidente
che da voce ad un collettivo di artisti asiatici ed internazionali non solo
per incontrare lattuale ricerca artistica orientale, ma anche linteresse
nutrito dagli artisti occidentali in seno al contesto culturale asiatico.
La mostra, ideata da Paolo De Grandis, che si terrà a Venezia
Lido parallelamente alla 61. Mostra Internazionale dArte Cinematografica,
è organizzata da Arte Communications, in collaborazione con lAssessorato
alla Cultura e Turismo del Comune di Venezia, e con il patrocinio del Ministero
degli Affari Esteri, della Regione del Veneto, della Provincia di Venezia, del
Comune di Venezia e delle Istituzioni e Ambasciate dei paesi partecipanti."
Curatore ufficiale dell'evento è Chang Tsong-zung,
autorevole studioso ed eminente critico di arte cinese contemporanea riconosciuto
a livello internazionale.
(m.m.)
vedi
nostro articolo su Yoko Ono
_______________
Yoko
Ono
Editions, Ephemera and Printed
Works
Printed Matter Inc.
535 West 22nd
Street
New York
"Printed Matter, Inc. is very pleased to announce
the opening of our summer exhibition, Yoko Ono: Editions, Ephemera and Printed
Works. On view throughout Summer 2004, the exhibition will feature a wide range
of material from the early 1960s to the present. Some pieces will be for sale
while others, long out of print, will serve as a framework for the work of this
committed avant-garde artist. The opening reception for the exhibition will take
place at Printed Matter on Wednesday, July 21, 2004 from 5 to 7 PM. Printed Matter
is located at 535 West 22nd Street between 10th and 11th Avenues.
Yoko
Ono is known internationally as one of the most challenging and influential artists
of our age. She has created revolutionary music, performance, film and visual
art since the 1960s. Her engagement with language, concept and viewer participation
had a strong influence on the formation of Fluxus, and she was among the first
artists to practice what later came to be called "Conceptual Art." Her
poetic projects operate on both intimate and global scales, linking experiences
of personal transformation with the possibility of political transformation through
thoughtful action.
Ono's engagement with simple, human activities
and her belief in the power of the mind to realize good through visualization,
led her to create profound ephemeral works of art seamlessly integrated into everyday
life. These works often took the form of instructions for music, paintings,
events, objects and films. They were collected for the first time in her seminal
1964 artist's book Grapefruit, which, from 1970 on, has been re-published in many
languages and editions. Perhaps more copies of Grapefruit have been printed than
any other artist's book. Grapefruit has been with Printed Matter since our founding
in 1976.
As an organization dedicated to artists' publications as
an alternative and accessible venue for artists' ideas and artworks, Printed Matter
is proud to present the work of someone who so inventively and energetically uses
printed material as an integral part of her work. We are delighted to exhibit
documents from Ono's early performances, exhibitions, and installations in addition
to examples of her mailed artworks, artists' books, and a 1965 price list (a conceptual
work in itself). Post cards and posters from her collaborative work with John
Lennon, War is Over! (If You Want It), will be displayed alongside buttons, cards
and posters from her current peace campaigns, Imagine Peace, and Remember Love.
The image of a naked bottom that filled all public advertising space in the small
town of Langenhagen, Germany for In Celebration of Being Human, covers umbrellas,
stickers, shopping bags, newspapers and posters that will be for sale at Printed
Matter during the exhibition.
Printed Matter, Inc. is an independent
501(c)(3) non-profit organization founded in 1976 by artists and art workers with
the mission to foster the appreciation, dissemination, and understanding of artists'
books and other artists' publications. "
(n.m)
vedi
nostro articolo su Yoko Ono
________
"Stracciando
i veli: donne artiste dal mondo islamico"
Palazzo Reale di
Napoli, Sala d'Ercole
dal 12 luglio al 15 settembre

Questa
mostra è una grande occasione e, al tempo stesso una sfida, che la Fondazione
Laboratorio Mediterraneo anche in virtù della recente designazione
ad antenna europea e capofila della rete italiana per il dialogo tra le
culture e civilizzazioni ha voluto lanciare per riaffermare il ruolo
della donna nei processi di pace.
Sono opere di donne che danno voce alla
propria creazione infrangendo rappresentazioni, stereotipi e pregiudizi della
donna velata. Una mostra in cui la creatività delle donne di
paesi musulmani prende corpo oltre il velo del suo stereotipo; un occasione di
conoscenza visiva per andare con lo sguardo del cuore e della ragione oltre il
velo della subordinazione e rimozione.
Larte come mezzo per stracciare
i veli oltre il velo dellindifferenza, e dellimposizione; per animare
il silenzio, superare la negazione e lassenza sociale, per una politica
di diritti, partecipazione e rappresentatività.
E questo il senso
più profondo di questesposizione che rompe immagini sedimentate,
rappresentazioni sociali ancorate e oggettificate.
Arte: un linguaggio condiviso che unisce popoli e culture
di Rania Al-Abdullah*
Larte è al di sopra di tutte le differenze di sesso e di età,
di storia, di cultura e di religione poiché, comunque definiti da esse,
rimaniamo tutti egualmente colpiti e ispirati dai capolavori con cui gli artisti
di talento hanno arricchito il nostro mondo.
Lammirazione delle opere
darte non sarresta al piacere della loro vista ma suscita in noi anche
una migliore conoscenza ed un maggiore rispetto verso i popoli e le culture in
cui sono sorte.
In questo momento come non mai si sente lesigenza e
si percepisce limportanza di promuovere il dialogo tra le nazioni e le loro
culture poiché i traumatici attacchi di New York dell11 settembre
2001 hanno avuto un impatto devastante sullarmonia e sulla pace del mondo
intero. Una delle peggiori conseguenze di quei terribili eventi è stato
il costituirsi duna negativa e falsa immagine dellIslam. Questa immagine
distorta ha anche spesso presentato una visione erronea delle donne nei Paesi
islamici e del loro ruolo nella tradizione islamica. Perciò sono particolarmente
orgogliosa ed onorata, in questo momento cruciale, di associarmi a Stracciando
i veli: donne artiste dal mondo islamico. Questa mostra è un magnifico
testimone visivo del talento delle donne artiste di tutto il mondo arabo. Stracciando
i veli è una mostra organizzata dalla Royal Society of Fine
Arts di Amman e dalla Rete Mediterranea di Artiste Donne con
sede in Grecia. Dopo lapertura a Rodi il 19 settembre 2002, la mostra ha
viaggiato attraverso molte città dellAsia, degli Stati Uniti e dellEuropa
e giunge ora a Napoli.
Stracciando i veli apre una finestra su
un mondo di grande ricchezza e diversità culturale. Ma è anche un
importante tributo alle donne artiste di talento delle più diverse tradizioni
culturali e religiose coesistenti nellIslam. La genialità e la creatività
delle artiste costituiscono un arricchimento non solo della cultura islamica,
ma per il patrimonio culturale dellintera umanità.
E quindi
con immenso piacere che invito tutti a condividere con me Stracciando i
veli: una celebrazione della bellezza e del talento delle donne artiste
del mondo islamico.
Con laugurio di buona fortuna.
*
regina di Giordania
10-07-2004
vedi
nostro articolo sulla stessa mostra tenutasi a Milano
vedi
Edicola
(n.m)
________
artiste
italiane nel ventesimo secolo
Palazzo Mediceo di Seravezza
(Lucca)
10 luglio 10 ottobre 2004
Orario: 15-19,30 (chiusa lunedì)
Ingresso: €5 (ridotto €3) include visita al Museo del Palazzo Mediceo
Per informazioni tel 0584-756100
E-mail: palazzomediceo@comune.seravezza.lucca.it

Alcune tra le principali presenze femminili nellarte del Novecento in
Italia sono chiamate a raccolta la prossima estate presso il Castello Mediceo
di Seravezza. La rassegna intende proporre per la prima volta in maniera
vasta una selezione di alcune delle figure più significative attive nellambito
artistico italiano dallinizio del XX secolo ai giorni nostri.
Tra queste,
per citarne alcune, Antonietta Raphaël, Elisabeth Chaplin, Pasquarosa, Rosa
Menni Giolli, Daphne Maugham Casorati, Fiamma Vigo, Carla Accardi, Bice Lazzari,
Carol Rama, Marisa Merz, Ketty La Rocca
a testimoniare un aspetto della
storia dellarte italiana ed internazionale di assoluto rilievo per qualità
e consistenza numerica ancora oggi, tuttavia, scarsamente considerato dalla critica
quanto dalle istituzioni. Le opere esposte provengono dalle principali collezioni
pubbliche tra le quali la Galleria dArte Moderna di Palazzo Pitti Firenze,
La Galleria Nazionale dArte Moderna di Roma,la GCAMC-Galleria Comunale dArte
Moderna e Contemporanea di Roma, la Gam-Civica Galleria dArte Moderna di
Torino, il Cimac-Civico Museo dArte Moderna e Contemporanea di Milano e
la Galleria dArte Moderna di Genova e da importanti raccolte private. Liniziativa
nasce sotto il patrocinio della Regione Toscana, della Provincia di Lucca, dellArchivio
di Stato di Firenze e del National Museum of the Women in Arts di Washington e
della Galleria dArte Moderna di Palazzo Pitti Firenze.
(n.m)
________
sino
al 15 agosto 2004
National Gallery of Ireland
Merrion Square West - Dublino
Edith Somerville

The Goose Girl (1888)
Edith
Somerville (1858-1949) è più conosciuta come scrittrice che come
pittrice. Con lo pseudonimo di Somerville and Ross, lei e la cugina Violet Martin
hanno scritto romanzi come The Real Charlotte e le storie comiche di Irish
country life. E' stata tuttavia una pittrice e una illustratrice molto attiva,
così come è stata attiva nella battaglia per i diritti civili, e
ha esposto a Londra e New York. Ora la National Gallery di Dublino le dedica una
retrospettiva.
(n.m)
________
fino al 26 / 9 /2004
Niki de Saint Phalle
Birth of the Nanas

KunstHaus - Vienna
"Le Nanas, gigantesche figure femminili
dai colori striduli dipinte su poliestere, lhanno resa famosa: lartista
Niki de Saint Phalle (1930 2001) a cui la KunstHausWien di Hundertwasser
dedica una mostra.
La mostra espone soprattutto le opere giovanili dellartista
nata in Francia, la quale già da piccola si trasferì negli Stati
Uniti: disegni e dipinti, ma anche sculture. Niki de Saint Phalle, vissuta a lungo
al fianco di Jean Tinguely, scandalizzò per la prima volta con i suoi dipinti-bersaglio,
ma diventò una delle artiste pop più famose della scena internazionale
con le sue Nanas, gigantesche matrone amorfe che ormai popolano le città
di tutto il mondo, da New York a Parigi e Tokio.
Lallegra e variopinta
KunstHausWien, progettata dallartista Viennese Friedensreich Hundertwasser,
organizza in continuazione mostre sempre diverse su importanti maestri del 20°
secolo ed ospita una mostra permanente dedicata alla vasta opera omnia di Hundertwasser."
(m.m.)
____________________
Dal
1 luglio 2004
Ana Mendieta:
Earth Body,
Sculpture and Performance 1972-1985
Withney Museum
of American Art - New York
retrospettiva di 100 opere

Vedi
Ana Mendieta
(m.m.)
_________________________
28
giugno - 31 agosto 2004
Grete Stern
"Sogni"
Sale di villa Ruffolo - Ravello (Sa)

"Fotomontaggi
di Grete Stern nellambito di Ravello Festival 2004. Un caso unico nella
storia della psicanalisi e della fotografia. E possibile fotografare i sogni?
La rivista argentina Idilio per ben 160 numeri ha pubblicato i sogni di altrettante
pazienti e ha chiesto alla fotografa Grete Stern di illustrarli ogni volta con
un fotomontaggio"
Su Il venerdì, inserto de La repubblica,
del 25 giugno 2004 c'è un articolo di Leonetta Bentivoglio su Grete Stern
" Non capite le donne? Benvenuti nel loro inconscio"
(m.m.)
________________
Artiste
Uno sguardo al femminile fra pittura,scultura e fotografia
19 giugno - 10 luglio 2004
Mart. Merc. Giov. Sab. 15.30
- 18.30
Ven. Sab. 10.30 - 12.30
Civica Galleria d'arte Contemporanea
"Filippo Scroppo"
Torre Pellice, via R.D'Azeglio 10
Con la mostra "Artiste, uno sguardo al femminile tra pittura, scultura
e fotografia" che verrà inaugurata il 19 giugno alle ore 18,00, si
continua nella direzione della riscoperta e della valorizzazione della Collezione
della Civica Galleria d'Arte Contemporanea F. Scroppo di Torre Pellice.
La mostra vuol essere un omaggio alle donne che producono cultura e a quelle che
la diffondono.
Tale collezione dotata di 436 opere di pittura, scultura,
disegno e fotografia si è venuta costituendo attraverso l'acquisizione
di opere premiate nelle annuali mostre d'arte contemporanea (a partire dal 1949)
affiancata, 10 anni dopo, dalla Biennale della grafica e del disegno, e dall'
Autunno pittorico, ideate e organizzate da Filippo Scroppo, pittore e docente,
critico e giornalista, grande animatore culturale. E' stata in seguito arricchito
da consistenti donazioni dello stesso Scroppo, di galleristi e di generosi collezionisti,
tra cui Leopoldo Bertolè.
L'inaugurazione della Galleria nel 1994,
nell'attuale sede in via Roberto D'Azeglio 10, ha reso possibile l'allestimento
di numerose mostre e l'organizzazione di attività didattiche per gli alunni
delle scuole. Ultimamente, accanto ad esposizioni allestite grazie alla collaborazione
di privati e di enti quali la GAM e la Fondazione Italiana per la Fotografia,
sono state riproposte parte delle opere della Collezione con le mostre: "Le
collezioni di grafica e disegno" (2000) "Le sculture della collezione"
(2002) "Anni '70-'80-'90: una scelta" (aprile 2004).
Questa iniziativa
si inserisce in un progetto più ampio, che comprende il tema "Donne
nella società e nella cultura, formulato partendo dal presupposto che la
tradizione culturale del nostro territorio ha sempre riconosciuto e riaffermato
il ruolo svolto dalle donne nella comunità sociale.
Spesso costrette
a subire le conseguenze delle decisioni del potere, le donne hanno saputo reagire
in situazioni drammatiche sapendo creare modalità di sopravvivenza e non
solo: a partire dal proprio quotidiano, al pari degli uomini, sono state e sono
artefici di grandi mutamenti nel mondo del lavoro e nel sociale, impegnate per
l'integrazione, la giustizia e la pace, la cittadinanza attiva, il rinnovamento
nei vari campi, dalla politica all'arte.
La mostra è realizzata con
il contributo della Regione Piemonte e della Provincia di Torino
(n.m)
________
Sooja
Kim
Conditions of Humanity
al
Pac di Milano
(Padiglione d'arte compemporanea, Via Palestro 14)
dal 24
giugno al 19 settembre 2004

Dal
24 giugno un'altra interessante mostra è programmata al Pac di Milano:
Sooja Kim, artista koreana nata nel 1957, che vive ora tra Seoul e New York. Di
lei hanno scritto in "Contemporanee" Emanuela De Cecco e Sergio Romano,
riportando anche un'intervista di Hans Ulrich Obrist dal suggestivo titolo "Cucire
è come dipingere": Citi spesso la relazione fra dipingere e cucire.
Potremo dire, anche in termini di materiale, che la pittura è una forma
di espressione molto dominata dalla presenza maschile?
Sì,
penso che sia così. Non ero consapevole di fare "opere femministe".
Ma naturalmente è vero, perchè vivo come donna artista in un paese
come la Corea. Per me, il materiale più importante è
la mia vita. Non posso sottrarmi alla questione femminista, perchè questa
è la mia realtà, ma non voglio definirmi un'artista femminista;
vorrei piuttosto raggiungere la totalità di vita e arte.
"D'altra
parte - aggiunge ora in un'intervista di Elena Del Drago de Il
Manifesto che riportiamo in Edicola - utilizzando il cucito in una
dimensione altra mi interessava rivelare la condizione delle donne e il valore
del loro lavoro domestico non apprezzato creando intorno a esso un contesto artistico."
vedi
"Taglia e cuci sul mondo"
Comunicato
stampa:
"Nel 1954 il PAC, progettato da Ignazio
Gardella, inaugurava la sua prima mostra. Per celebrare i cinquant'anni dalla
nascita della principale istituzione civica milanese destinata all'arte contemporanea,
l'ingresso alla mostra ''Kim Sooja. Conditions of Humanity'', in programma durante
l'estate, sarà gratuito, così come gratuite saranno le attività
didattiche e le iniziative collaterali.
La mostra di Kim Sooja,
sotto la direzione artistica di Jean-Hubert Martin, è la prima importante
personale tenuta dall'artista coreana in Italia. Nata nel 1957 a Taegu, nella
Corea del Sud, dopo gli studi di pittura a Seoul e a Parigi, nel 1998 Kimsooja
si è trasferita a New York, dove vive e lavora.
Le sue opere,
estremamente poetiche e al tempo stesso contemplative, attingono al background
culturale della terra d'origine dell'artista e il tema centrale di molte di esse
verte sul ruolo dell'essere umano nel mondo globalizzato. Dagli anni ottanta il
cucito, attività appresa al fianco della madre, è divenuto l'elemento
essenziale del lavoro dell'artista consentendole di passare dalla superficie bidimensionale
della pittura alla tridimensionalità degli oggetti. I Bottari, fagotti
di tessuto realizzati a partire dal 1992 con coperte e vestiti usati, costituiscono
ormai un elemento tipico del lavoro dell'artista. Presentati anche alla Biennale
di Venezia del 1999, ammassati su un camion con il quale l'artista aveva ripercorso
per 11 giorni itinerari a lei famigliari della Corea, questi fagotti di tessuto
fanno riferimento alla tradizione coreana ma sono al tempo stesso una metafora
universale di spostamento.
L'esposizione di Kim Sooja al PAC include,
oltre a diverse proiezioni video, la grande installazione A Laundry Woman (Lavandaia),
2000 nella quale tessuti tradizionali coreani, grandi e coloratissimi, fitti di
ricami dai motivi simbolici, sono fissati su sottili fili metallici tesi lungo
il parterre del padiglione, come panni messi ad asciugare. Il visitatore è
invitato ad aggirarsi fra i tessuti, che ondeggiano lievemente al passaggio, e
a sperimentarne, da vicino e tangibilmente, la bellezza, la delicatezza e la grande
energia cromatica. Percepiti nell'installazione dell'artista soprattutto come
elementi estetici e simbolici, in Corea questi tessuti hanno una precisa funzione
utilitaria: sono usati per il letto - una coperta per riposare, dormire, amare
- per accogliere i defunti, ma anche per contenere e trasportare in un fagotto
tutti i beni di una persona.
Se in A Laundry Woman sono i copriletto,
talvolta confezionati cucendo insieme i tradizionali tessuti coreani, a rappresentare
l'elemento centrale della creazione artistica di Kimsooja, nella video installazione
A Needle Woman (Donna-ago), 1999-2001 è l'artista stessa ad ''agire'' come
la punta di un ago. Kimsooja rimane immobile in mezzo alla folla dei passanti
di metropoli come Shanghai, Tokio, New York o New Delhi, costringendo di conseguenza
le fiumane di gente ad aggirarla e a deviare. Negli otto schermi della video installazione,
esposta al PAC in due sale, l'artista si presenta di spalle e il visitatore può
vedere i volti e le diverse reazioni delle persone che la evitano mentre, idealmente,
le strade delle diverse città sembrano convergere al centro delle stanze.
Le attività dell'artista coreana, viaggi ed esposizioni,
possono essere interpretate come una costante tessitura di nuove relazioni. Kim
Sooja: ''È la punta dell'ago a penetrare il tessuto, e noi possiamo unire
due diversi lembi di stoffa con il filo che passa per la cruna dell'ago. L'ago
è un'estensione del corpo, il filo è un'estensione della mente.
Nel tessuto rimangono sempre le tracce della mente, invece l'ago abbandona il
campo non appena terminata la sua mediazione. L'ago è medium, mistero,
realtà, ermafrodita, barometro, un momento, e uno Zen.''
In
occasione della personale di Kimsooja, la Sezione Didattica del PAC organizza
''Gira il mondo con Kim Sooja!'', laboratori e attività per i bambini,
le famiglie e i centri estivi, visite guidate per il pubblico, con un programma
di iniziative legato alle tematiche della mostra e realizzato con il sostegno
del Gruppo COOP Lombardia. Si terrà inoltre la quarta edizione della rassegna
PACinConcerto, cinque appuntamenti fra arte e musica contemporanea.
La
mostra è accompagnata da un catalogo riccamente illustrato, con testi in
italiano, francese e inglese, edito da 5 Continents Editions.
Nella
galleria al primo piano, accanto alla mostra di Kim Sooja, il PAC ospita ACACIA,
associazione amici arte contemporanea italiana, che presenta le opere 'Là
ci darem la mano' di Mario Airò e 'Francesco by Francesco' di Francesco
Vezzoli, vincitori rispettivamente del Premio ACACIA 2003 e 2004. Le opere sono
destinate alla collezione del futuro Museo d'Arte Contemporanea di Milano".
(n.m)
________
Sanja
Ivekovic - Casa delle donne 1998-2002
dal 17 giugno al 25
luglio 2004
Giovedì
17 giugno 2004 alle ore 21 a Palazzo Ferretto (piazza Ferretto 1, Genova), il
Museo di Arte Contemporanea di Zagabria, in collaborazione con le gallerie genovesi
Rebecca Container e Pinksummer, presenta la mostra dellartista croata Sanja
Ivekovic, evento ufficiale di Genova 2004 - Capitale Europea della Cultura.
Casa delle donne 1998-2004 continua lattività dellartista che
da anni si occupa del problema della violenza nellambito familiare e della
sua identificazione con mezzi artistici. Il progetto è stato esposto in
diverse importanti mostre internazionali di arte contemporanea ( Manifesta 2,
Lussemburgo, 1998; Aspects/Positions, Vienna, 1999; After the Wall, Berlino, 2000),
mostre personali e in spazi pubblici (Ljubljana, 1999; Zagabria, 2002).
Questo
progetto è preceduto dal lavoro da attivista svolto da Sanja Ivekovic nei
rifugi per le donne maltrattate in tutto il mondo da Lussemburgo, Zagabria,
Podgorica e Pec fino a Ljubljana, Bangkok e Genova ed è documentato
con video registrazioni effettuate dell'artista che saranno mostrate al pubblico
di Genova in anteprima mondiale.
Nella mostra di Genova a Palazzo Ferretto,
palazzo storico del 600 già utilizzato in passato per mostre darte
contemporanea, sarà presentata la serie Casa delle donne 1998-2002 , un
lavoro recentemente acquisito dal Museo di Arte Contemporanea di Zagabria. Linstallazione
è composta dai calchi in gesso dei volti delle donne maltrattate ospitate
nei rifugi di Zagabria, Lussemburgo e Bangkok; questi sono sostenuti da piedistalli
ricoperti di specchi sui quali si trovano le brevi autobiografie delle donne
le storie delle loro vite e delle ragioni per cui hanno dovuto cercare rifugio
nelle case delle donne. Insieme a questa, presentata a Zagabria nello
spazio pubblico attorno a Piazza Bano Jelacic nellautunno del 2002, per
la prima volta sarà esposta anche la nuova serie fatta in collaborazione
con il rifugio Casa sicura di Pec, in Kosovo, nel 2004.
Per la mostra di Genova,
Sanja Ivekovic, in cooperazione con il rifugio per le donne di Genova UDI - Centro
Anti Violenza, ha realizzato una serie di quattro posters-fotomontaggi. L'artista
modifica dei posters pubblicitari di note marche italiane di occhiali, mettendo
le storie delle donne maltrattate del rifugio genovese al posto del logo del produttore,
cambiando così anche il loro messaggio. I posters, gratuiti, saranno disponibili
per i visitatori della mostra a Genova e, in tal modo, distribuiti internazionalmente.
Il progetto è curato da Nada Bero e Tihomir Milovac, conservatori
del Museo d'Arte Contemporanea, Zagabria.
(n.m)
vedi
Quei tragici
calchi sulle donne violate di
Matteo Fochessati
________
Tell
me Why

Palazzo
Re Rabudengo, Guarene d'Alba (CN)
29 Maggio 2004 - 04 Luglio 2004
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo riapre gli spazi espositivi di Palazzo Re
Rebaudengo a Guarene dAlba (CN), e presenta, dal 29 maggio al 4 luglio,
la mostra a cura di Filippo Maggia.
Lesposizione, interamente prodotta
dalla Fondazione, presenta i lavori di sette giovani artiste: Martina Della Valle,
Elisabetta Senesi, Michela Formenti, Silvia Camporesi, Alice Grassi, Leonora Bisagno
e Sabine Delafon, queste ultime rispettivamente nate in Svizzera e in Francia
ma entrambe residenti in Italia.
I progetti, tutti inediti e appositamente
realizzati per la mostra, rappresentano un mosaico di suggestioni ed emozioni
che inducono il visitatore a porsi delle domande - tell me why, appunto - su un
mondo visto e interpretato attraverso lo sguardo e mediato dalla sensibilità
femminile.
(n.m)
_________
Marlene
Dumas
Marijke van Warmerdam
"con vista
al celestiale"

Ex convento di clausura Montevergini di Siracusa - fino
al 5 luglio 2004
"Nel 1995 Marlene Dumas, Marijke van Warmerdam
e Maria Roosen hanno rappresentato lOlanda alla Biennale di Venezia. Lidea
centrale del progetto era sintetizzata dalle parole del poeta Simon Vestdijk:
Il colore nasce dove le tenebre dominano e la luce continua a resistere
disperatamente.
Marlene Dumas e Marijke van Warmerdam hanno
deciso di approfondire il loro dialogo a Siracusa, attratte dalla storia e in
particolare dal martirio di Santa Lucia, patrona della città.
Seppure
orientate verso un senso fisico e corporeo dellesistenza, le due artiste
nutrono però un vivo interesse per la dimensione immateriale e metafisica
del tempo e dello spazio, nei quali larte vive. Non è forse solo
un caso, che lultimo libro di van Warmerdam si intitoli Soon and Now (Presto
e ora) e una recente mostra di Dumas, Time and again, (Tempo e ripetizione).
Per
questa mostra, Dumas (di famiglia protestante) ha dipinto, tra le altre opere,
tre diversi ritratti di donna: Lucia, Alfa, Stern: unitaliana, una russa
e una tedesca, tutte martiri per un ideale, per un Paese, per un Dio. Ora si mostrano
serenamente, ibernate come tutti quegli angeli folli, a cui appartiene anche The
prophet (Il profeta).
Nei film, nelle sculture e nelle fotografie
di van Warmerdam (fedele alle sue origini cattoliche, seppure superstiziosa al
punto di non passare sotto una scala), la figura umana è per lo più
assente. Le immagini sono fortemente legate alla realtà terrena, ma lo
sguardo procede sempre verso lalto.
Safe and Sour (Sicuro e aspro),
una scultura realizzata appositamente per la mostra, si presenta come una vanitas
tradizionale, con un limone sbucciato al quale è stato aggiunto un nido.
Forse una base intima per il presente dopo la vita?
A volte vengono
alla mente le parole di Theodor Adorno quando afferma: Un solo passo separa
il sublime dal ridicolo.
Sia che si interpreti questo progetto da un
punto di vista politico (lUnità dellEuropa?), sia che lo si
legga da un punto di vista strettamente religioso (cè una vita dopo
la morte? e con chi?), questa mostra non intende essere spettacolare né
propone verità da gridare: chi guarda può esprimere un desiderio,
come si fa davanti a una stella cadente.
Possiamo sapere da dove veniamo,
da quale madre e da quale paese, ma non sappiamo dove stiamo andando. Nei lavori
esposti a Siracusa, cè una forte spinta a muoversi verso la luce.
Sarà il flash di una macchina fotografica o sono gli occhi dei santi?
È possibile che attraverso questa collaborazione Marlene sia diventata
un po più luminosa e Marijke un po più oscura? E lo
spettatore si lascerà attrarre da entrambe le dimensioni?"
(n.m)
_________
Angela
Occhipinti
Il
viaggio

Palazzo
delle Stelline-Sala del Collezionista
Corso Magenta 61
Milano
6-26
giugno2004
orari: lunedì 14-19; da martedì a sabato 10-19; chiuso
domenica e lunedì mattina
Ingresso libero
"Le trenta
opere presentate (dipinti, sculture, istallazioni e un video) sono l'effettivo
risultato di una serie di percorsi fisici e mentali che l'artista ha compiuto
in Sud America, nel corso degli ultimi due anni. Dalla Patagonia alla Terra del
Fuoco, dalla cordigliera cilena al deserto dell'Atacama, su fino ai confini con
la Bolivia, il 'viaggio' si è compiuto alla ricerca di memorie arcaiche
e, di conseguenza, della propria memoria.
Il 'repertorio' di immagini, di
sensazioni, di simboli, che sono quasi visti per la prima volta, grazie proprio
allo 'straniamento', al distacco dal consueto dato dal viaggio, é divenuto
memoria collettiva e individuale allo stesso tempo. Di tutto questo è perfettamente
conscia Angela Occhipinti, che in quel sistema di immagini, e immaginativo, ha
trovato il suo tesoro: un tesoro di segni, di simboli e di significati praticamente
inesauribile, perché pressoché infinite sono le combinazioni possibili
di segni per altro finiti. Il numero e la qualità dei simboli cui l'artista
attinge, infatti, non è vastissimo: il cerchio, il quadrato, la spirale
o il labirinto sono la base di ogni lavoro, su cui si innesta il
colore i colori, anch'essi gravidi di significati, da sempre...- e a cui,
spesso, viene sovrapposta la parola. Ma non si tratta soltanto di una ricerca
antropologica e alchemica, benché il lavoro di Angela Occhipinti possieda
anche questa vocazione, mutuata dall'interesse per le culture altre e per
le loro immagini e oggetti sorto negli anni Settanta: è la relazione,
lo stabilire punti di contatto, il 'non dimenticare' che sono i punti centrali
del lavoro (non a caso, una delle opere più impegnative si intitola 'Recuerdame',
ed è concepita come una lastra tombale medievale, non precolombiana, ma
medievale e occidentale...), che fanno della memoria il 'luogo' dell'umanità,
del senso dell'umano. "
(m.m.)
__________________
Tracey
Emin
I'll
Wait For You in Heaven
Galleria Lorcan O'Neil
Via Orti d'Alibert
n. 1E
ROMA
fino a fine luglio

Everyone I Ever Slept With 1963-94
Segnaliamo
due articoli interessanti sull'artista inglese
su
il manifesto del 5 giugno 2004
Emin,
a capofitto nella vita
di Arianna Di Genova
su
D, inserto de La Repubblica, del 5 giugno 2004
Tracey
intervista di Barbara Casavecchia
(m.m.)
______________________________
Arte
e Donne: Comunicando Verso
MARGUTTA ARCADE
Via
Margutta 3 (00187)
Roma
dal 26 al 29 maggio 2004
orario: 10.30
19.30, lunedì 14.30 19.30 domenica aperto
"La
mostra Arte e Donne: Comunicando Verso
verrà inaugurata
il 26 maggio alle ore 18,00 a Roma nello spazio polifunzionale Margutta Arcade
in Via Margutta, 3. Verranno presentate le opere di quattro artiste romane, Anna
D'Arienzo, Giusy Lauriola, Annamaria Russo, Marilena Sutera, differenti universi
interiori, come espressioni dellunicità del dato femminile nella
dimensione creativa. Tecniche e campi dindagine distinti pongono accanto
le varie modalità utilizzate per comunicare, oltre alloriginalità
artistica di ciascuna, lattenzione verso il mondo esterno e lesigenza
di trasmettere un messaggio.
Da questesigenza nasce il titolo della
mostra, emblema della specificità della visione al femminile della vita,
della capacità di comunicazione e di apertura verso laltro nonostante
tutte le difficoltà, le chiusure e i conflitti che da sempre contrappongono
gli esseri umani. Una predisposizione al dialogo che, specialmente in questo momento,
le artiste intendono trasmettere allaltro; inteso non solo come possibile
fruitore dellopera ma soprattutto come soggetto attivo, in grado di accogliere
e fare propria lattitudine alla comprensione, insita nellanimo femminile.
LAssociazione Donne Italiane Diplomatiche ( www.esteri.it ),che prevede
fra i suoi scopi anche quello di incoraggiare scambi di conoscenze ed esperienze
per rendere più proficuo il ruolo delle donne diplomatiche e di incoraggiare
iniziative a livello nazionale e internazionale per favorire il confronto tra
esperienze professionali, sostiene questa esposizione per trasmettere un messaggio
fondamentale, che è quello della crescente presenza delle donne nelle attività
di intermediazione culturale, di intervento diplomatico e di pacificazione.
Limportanza dellimpiego delle risorse al femminile vuole
essere percepita sempre più come fondamentale per la costruzione della
comunicazione verso
popoli, culture e religioni anche molto
distanti tra loro.Nel corso della mostra sarà trasmessa anche la rassegna
di video-art curata da Giovanna Minnucci e il sottofondo musicale è del
maestro compositore Daniele Pozzovio.
Breve cenno sulle artiste in mostra
Anna DArienzo nei dipinti e nelle incisioni in mostra volge lo sguardo verso
quellaltrove femminile lontano dalla nostra civiltà. Nelle rappresentazioni
di donne iraniane, nomadi, nelle maternità ancora intime del cosiddetto
resto del mondo, ritroviamo delle assonanze con unimmagine di
attesa e silenzio tipici delle nostre donne di una volta . Le tecniche utilizzate
dalla pittrice nel corso della sua carriera artistica sono molteplici e originali:olio,acrilico,
acqueforti e sabbie.
Giusy Lauriola nella sua produzione artistica di opere
digitali trasposte su plexiglas, utilizza i mezzi della tecnologia avanzata, in
conformità con il panorama visuale contemporaneo, elaborando modelli di
esperienze personali contrapposte al fiume di immagini offerte quotidianamente
dai media. Lartista instaura un dialogo provocatorio molto femminile con
lo spettatore, per cercare di esprime il disagio interiore, la sofferenza o semplicemente
lo stridente contrasto tra la realtà e la nostra possibile interpretazione.
Marilena Sutera espone i suoi totem di legno inciso e dipinto in un percorso che
comunica la libertà creativa tipica della donna. Opere che definiscono
la sintesi tra incisione e pittura, entrambe materializzate in un segno che, una
volta impresso, si contorna di forme primitive e colorate, evocatrici di un universo
quasi incantato. Il lavoro che lartista compie da anni sullincisione
si rivitalizza a contatto con la forma simbolica, il colore e la luce, in grado
di variare ad ogni nuova collocazione.
Annamaria Russo concentra la sua attenzione
su tutti quei materiali che la nostra società accumula e produce a ritmo
vorticoso, ma con lo sguardo spesso rivolto allantichità. La pittrice
recupera nella simbologia le testimonianze del nostro passato. In una serie di
collages lartista fa rivivere un cumulo di carte abbandonate, riutilizzandole
e donando ai frammenti dispersi una dignità nuova, estetica ed etica allo
stesso tempo. Un lavoro di recupero paziente abilità tutta femminile che
trasforma in profili e colore inediti quello che sembrava dimenticato ma con lo
sguardo rivolto all'antichità. La pittrice recupera nella simbologia le
testimonianze del nostro passato."
(n.m)
_________
Dal
20 maggio al 22 settembre 2004
Zamfira Facas - Damore, di morte e di
altre in/certezze
Torino
GALLERIA DIEFFE
Via Porta Palatina 9 (10122)
"Il
secondo appuntamento della rassegna, vede protagonista Zamfira Facas, con il tema
Di morte.
Nata a Bucarest (romania) nel 1961, Zamfira Facas crea
abiti che sono sculture, opere da indossare e da appendere. Arazzi, mantelle,
stole dalla doppia natura, funzionale e contemplativa. Opere da
osservare
e leggere. Simili a preziosi ipertesti, i suoi lavori danno forma a riflessioni
dartista sulla morte come momento rivelatore e ciclico nella vita umana.
La morte come passaggio, come vuoto lasciato per chi rimane, ma anche simbolo
della feroce inutilità della guerra, male endemico dellumanità.
Un lungo ciclo di lavori si ispira proprio alla dimensione della guerra, pensieri
ed emozioni ritagliati, cuciti, abbinati tra impunture, spilli. Libri di stoffa
da leggere e scoprire dettaglio dopo dettaglio, dove ogni particolare porta avanti
la narrazione.
Ma succede anche che ci siano mantelle che raccontino come
le fiabe illustrate dei cantastorie, così come, costumi di scena che però
si possono mimetizzare addosso nel flusso della vita quotidiana.
La stoffa
grigia per le armi, quella senape come il petrolio, chiodi come croci, filo rosso
per il sangue. Come un rosario recitato sottovoce, che partendo da conflitti contemporanei
torna indietro fino a raccogliere idealmente la memoria passata e antica, con
tutte le vittime e il dolore sparso per conquiste di terre, popoli, potere. Cè
a guerra in Iraq, la sposa rimasta già vedova allaltare, la donna
afghana, le stragi, le città distrutte dai bombardamenti. Sembra il ritornello
di una filastrocca triste e senza tempo, dove cè sempre qualcuno
che va in guerra e non torna più, figlio o marito."
(n.m)
_________
Doris
Bloom
Studio Stefania Miscetti
Via delle Mantellate 14
Collegamenti: Bus 23, 271, 280;
Tel. 06 68805880 - mistef@iol.it
martedì-sabato:
16-20 ingresso gratuito

"Doris
Bloom si esprime sia con la fotografia, sia con la pittura. In Sod. Myth of Origin
and Other African Stories, personale proposta allo Studio Stefania Miscetti dal
6 aprile al 8 maggio, la sua doppia anima emerge a pieno grazie a dieci fotografie
dedicate al suo Sudafrica e a tre dipinti che rispecchiano il suo mondo pittorico.
Il soggetto principale della serie di foto (1995) esposte è la violenza
vissuta come ricordo d'infanzia del Sudafrica. Si tratta di immagini ricostruite
in tableaux vivants che testimoniano frammenti di esperienza che Doris Bloom ha
portato con sé sin da bambina e che solo adesso, dopo anni vissuti in Danimarca
e dopo la caduta dell'apartheid, si sente pronta a rivelare visivamente. Il ricordo
svela le crepe esistenti nell'ordine ferreo che il regime dell'apartheid cercava
di imporre sulla cultura e che si aprirono con violenza ancora maggiore quando
il controllo di indebolì: non solo la violenza tra i bianchi e i neri,
ma anche quella che si diffuse tra gli stessi neri.
Nei dipinti (2003) emergono
i temi ricorrenti del suo universo pittorico: la memoria, il caos, la decadenza
e la rinascita che prendono forma attraverso simbologie classiche e arcaiche appartenenti
alla sua cultura. I quadri sono di grandi dimensioni, Columbia in Texas, Good
hope in a bottle e Welsh Bell II.
"La fotografia è un'influenza
vitale per il mio lavoro e la mia percezione - spiega l'artista - Parte di questa
influenza ha a che fare con il sottrarre la realtà dal "contesto generale".
Il parallelo tra il singolo e la massa indistinta, che s'incontra nel modo in
cui i media rendono il mondo, è da me affrontato lavorando sulla tela,
sia per ricollocare me stessa sia per trasferire i miei impulsi sull'immagine."
Doris Bloom è nata a Vereenigieng, Sudafrica, nel 1954 e
ha studiato al Johannesburg Art College. Dal 1976 vive a Copenhagen dove ha studiato
alla Royal Academy of Fine Art presso il Dipartimento di Design con Robert Jacobsen.
Al suo lavoro di pittrice affianca anche un coinvolgimento altrettanto importante
nella fotografia, nell'installazione e nella grafica. Ha partecipato a diverse
mostre internazionali e ha rappresentato la Danimarca alla Biennale di Johannesburg
nel 1995 con un progetto in collaborazione con William Kentridge. Il suo lavoro
è stato incluso in "Nuovi territori dell'arte. Europa/America",
a cura di Achille Bonito Oliva e in "Out of Africa" Contemporary Danish
Art presso la South Africa National Gallery. "
(n.m)
__________
Andata
e ritorno - Artiste contemporanee tra Europa e USA
PALAZZO
BONACOSSI
Via Cisterna del Follo 5 (44100)
+39 0532232911 (info), +39
0532232944 (fax)
arteantica@comune.fe.it zo
dal 4 aprile al 6 giugno

"A
Ferrara, nell'ambito dell'XI Biennale Donna, presso le sale espositive di PalazzoBonaccossi,
dal 4 aprile al 6 giugno, si terrà una mostra dedicata alle opere di sei
artiste, protagoniste dell'arte contemporanea che si collocano per nascita e formazione
professionale fra la cultura statunitense e quella europea. La mostra è
organizzata dall'Assessorato alle Politiche e Istituzioni Culturali del Comune
di Ferrara e dall' UDI (Unione Donne in Italia) ed è curata da Lola Bonora.
L'obiettivo è quello di far conoscere ad un ampio pubblico, le presenze
femminili più aggiornate del mondo della ricerca artistica, attraverso
personalità straordinarie, molto conosciute in ambito internazionale ma
non abbastanza nel nostro Paese. Marina Abramovic (scultura e video-installazione),
Louise Bourgeois (scultura), Angiola R. Churchill (installazione), Liliane Lijn
(video-scultura), Beverly Pepper (scultura) e Kiki Smith (scultura) sono figure-chiave
della ricerca dell'arte del Novecento.
Le loro opere suggeriscono una
lettura della vicenda artistica del nostro tempo diversa e coinvolgente, attraverso
una complessità di linguaggi fatta di sculture, video sculture e installazioni
che caratterizza il lavoro di una generazione artistica diventata ormai "storica".
Presso la Sala conferenze di Palazzo Bonaccossi, si terranno tre incontri, con
la presenza di esperti, finalizzati ad indagare il tema della scultura attraverso
figure che hanno segnato ed influenzato in diversi modi la scultura e la presenza
femminile di questa arte: Properzia De Rossi (28 aprile - Vera Fortunati); Camille
Claudel (5 maggio - Sandro Parmiggiani); La scultura femminile alle Biennali di
Venezia (12 maggio - Vittoria Coen).
La mostra "Andata e ritorno"
costituisce il secondo momento espositivo che caratterizza l'XI edizione della
Biennale Donna. Presso il Padiglione di Arte Contemporanea, è infatt in
corso una mostra dedicata alle opere di Patti Smith. Le due mostre dialogano tra
loro per alcune caratteristiche che accomunano le protagoniste invitate, unite
da una sorta di "nomadismo" esistenziale che percorre la loro vicenda
artistica, umana e creativa, collocata tra due continenti così complementari
e diversi come quello europeo e quello americano.
L'anno 2004 coincide con
i vent'anni della Biennale Donna. Le mostre fin qui realizzate hanno ospitato
oltre 350 artiste italiane e straniere, giovani figure emergenti e personalità
note ed accreditate sulla scena internazionale dell'arte, come pure mostre storiche
e a tema, di rilevanza internazionale. Nel 2004 l'Amministrazione comunale di
Ferrara rivolge la sua attenzione alla cultura femminile vista nei suoi vari aspetti,
inaugurando "Era Eva" l' anno della donna. L'XI edizione della Biennale
si inserisce nel programma generale con un progetto di alto profilo che coinvolge
artiste di primissimo piano presenti nel panorama internazionale dell'arte."
orario: Dalle 9.00 alle 13.00 dalle 15.00 alle 18.00
biglietti: ingresso libero
vernissage: 4 aprile 2004.
(n.m)
___________
Grafiche:
Louise Nevelson, Helen
Frankenthaler, Nancy Graves e Beverly Pepper.

dall' 11/3/04al 2/5/04
Galleria 2RC
Via delle Mantellate
15/a - Roma
"La 2RC è lieta
di presentare la mostra di opere grafiche di quattro artiste americane:
Beverly
Pepper
Nel 1966 Valter ed Eleonora Rossi conoscono Beverly Pepper attraverso
la galleria Marlborough di Roma. In questo periodo Pepper è affascinata
dalla patina e dai colori tipici delle lastre di metallo abbandonate all'azione
del tempo; queste vengono così incluse nelle incisioni seguendo un percorso
realizzativo molto delicato. Ruvide e rigide lastre saldate insieme sono arditamente
accostate a un materiale fragile come la carta, che, sottoposta a questi trattamenti,
si dimostra particolarmente incline a lacerazioni. Questa collaborazione giunge
al culmine tra gli anni '80 e '90, con la pubblicazione di Janus Blue e Genesis
Rust.
Vive e lavora a Todi.
Louise Nevelson
Il 1973 è
un anno di intensa collaborazione tra la 2RC e Louise Nevelson. Il progetto che
per diverse volte porta i signori Rossi a New York è una cartella commissionata
da A.I.A.P. UNESCO a cui lavorano 11 artisti di fama internazionale: Alechinsky,
Burri, Calder, Delaunay, Sebastain Matta, Wotruba, Vasarely, Mirò, Pasmore,
Chillida, Nevelson.
Per trasporre su stampa le scelte dell'artista in ambito
scultoreo la 2RC deve appositamente elaborare una particolare pasta di nero, opaco
e molto profondo. Nello stesso anno realizzerà, sempre con la 2RC, "Cartella
da 6" (in coedizione con la Pace Gallery di New York) e "Presenza Grafica".
Helen Frankenthaler
Nel 1973 inizia a lavorare con i Rossi nel loro
studio di Roma. In questa prima sessione vengono realizzate tre stampe nelle quali
l'attenzione dell'artista verso la trama incontra i metodi sperimentali con cui
la 2RC ottiene spiccati effetti di ruvido e liscio. Risale poi al 1986 un secondo
e più ricco ciclo di produzione, che coinvolge Frankenthaler nella realizzazione
di sei incisioni nel laboratorio dei Rossi a New York. Queste compongono la "Broome
Street Series", dal nome della via di Soho in cui era ubicata la sede statunitense
della 2RC.
Nancy Graves
Sicuramente tra le quattro è stata
l'artista con cui i Rossi sono stati più in contatto. Un rapporto di lavoro
e di amicizia, inizato nel 1979 e protrattosi per tutti gli anni '80 e parte dei
'90. Eleonora Rossi ricorda intere giornate passate nel giardino della propria
casa insieme a Nancy Graves: la composizione delle stampe partiva spesso da calchi
di fiori e piante, retaggio della professione del padre di Nancy, il quale era
geologo. L'artista partecipava attivamente a un processo di stampa che si rivelava
molto articolato, per via delle molteplici tecniche e della grande varietà
di colori utilizzati.
Purtroppo questa proficua collaborazione termina nel
1995, anno della morte di Nancy Graves."
(n.m)
___________
Janieta
Eyre
dall' 11/3/04al 27/3/04
Diane Farris Gallery
1565
West 7th Avenue
Vancouver
Una nuova serie di provocatorie immagini fotografiche di questa artista
canadese che lavora soprattutto sul corpo femminile e sul doppio.
(n.m)
___________
13.03.04 -16.09.04
Louise Bourgeois
Daros Collection
Limmastrasse 275 - Zurigo

Retrospettiva
che include opere di tutti periodi: dalle opere degli anni 40 alle sculture dedicate
al corpo, ai disegni.
Vedi
Louise Bourgeois in Voci di artiste
(m.m)
_________________
Al
Mart di Rovereto
Corso Bettini 43
fino al 2/05/2004
INGEBORG LUSCHER

"Ingeborg
Lüscher, nella mostra curata da Lucrezia De Domizio Durini, espone, accanto
a opere realizzate negli anni Settanta, come Dokumentation über A.S. (Documentazione
su A.S.), e Zaubererfotos (Foto della Magia), alcuni lavori più recenti
(Die Quelle, La Fonte, del 1995). Inquadrate in un particolare allestimento -
che è parte integrante dell'esposizione - le opere di Ingeborg Lüscher
mettono in luce una personalissima ricerca spirituale, nel contesto della quale
va vista anche l'installazione creata appositamente per questa mostra, I Giardini
pensili di Semiramide. Accanto alle tele vengono proiettati due video. Si tratta
di FEY-YA! FEY-YA / fly-fly (Our Chinese Friends) (1998/99), e di Fusion (2000/2001)
nei quali la creatività dell'artista si pone di fronte a differenti appartenenze
di realtà sociali, tradizioni e luoghi geografici. I risultati sono opere
che rispecchiano e mettono a confronto la visione Occidentale di azioni e linguaggi
artistici con quella Orientale. Ingeborg Lüscher ha una visione "totale"
dell'Arte. Tutte le sue opere sono da considerarsi "stazioni" di un
viaggio, segnato cromaticamente da un colore che si ripete; il giallo dello zolfo,
principio attivo dell'alchimia, (luce-saggezza-energia), che si amalgama con la
multimedialità."
(n.m)
___________
MAJA
VUKOJE
sino al 19.03.2004
Vai Cavour 13, 33100
Udine

(n.m)
___________
Segnaliamo
su
Alias inserto de Il manifesto del 6/03/2004 l'articolo di Arianna Di
Genova
Patti Smith: Patti con l'arte

e
Casamica
inserto de Il Corriere della sera del 6/03/2004 l'articolo di Sara Banti
Carol
Rama - arte per guarire

(m.m)
___________________
ANA
MENDIETA
Galleria di Stefania Miscetti - Roma
fino al 7 marzo 2004

da Il manifesto del 29 febbraio 2004
I video di Mendieta
In mostra alla galleria Miscetti l'opera rara dell'artista cubana
di Arianna Di Genova
Un corpo incrostato
di fango se ne sta tra le foglie, invischiato nella melma della palude. È
un corpo di donna, nudo ma appena percettibile in quello stagnare della natura.
La visceralità del lavoro artistico di Ana Mendieta, cubana cresciuta a
New York, morta giovanissima (nel 1985 cadde dal 35° piano dell'appartamento
dove abitava) dopo aver realizzato 70 tra cortometraggi, super8 e videotapes,
è qualcosa che disturba lo spettatore. Ha a che fare con temi che spiazzano,
come i riti della sepoltura o la lacerazione dello sradicamento dalla propria
storia. E il body dell'artista, sempre e solo "impronta" magica, diventa
elemento primario tra gli altri, terra con la terra, acqua con l'acqua, sangue
col sangue. Si disidentifica tornando alla sua fisicità primordiale, energia
pura. Poter vedere gran parte dell'opera video di questa artista è un'occasione
davvero unica e viene offerta, martedì sera (e fino al 6 marzo), dalla
galleria di Stefania Miscetti a Roma, per la cura di Cristiana Perrella, nell'ambito
del progetto "7 K Nights". Una notte con Mendieta non fa dormire sonni
tranquilli ma implica una cerimonia quasi zen dello sguardo: azzerare gli effetti
speciali e lasciarsi trasportare dentro quell'iconografia femminile dai contorni
granulosi e poco "visibili". Tra i corti presentati, la serie delle
Silueta (1974) dove il corpo diviene landscape, immerso e trasfigurato in modo
esoterico fino a trasformarsi quasi in una maschera, non più luogo carnale
ma simbolico, "mummia" ecologica. Le esplorazioni di Mendieta attraversano
e contaminano le categorie dei generi, sessuali ma anche sociali o di classe,
provocando sempre sensazioni estreme e mistiche. I tabù vengono minati
alla base: dalla violenza non solo fisica (Ana Mendieta peregrinò a lungo
nei campi dei rifugiati cubani a Miami) alla morte fino alle mutilazioni. Il dolore
del suo "non essere" torna prepotente in ogni immagine, trasgredendo
alle regole. Dietro ogni frames, c'è la sua storia personale che fu anche
una vicenda collettiva. Mendieta, bambina, venne spedita negli Stati uniti con
sua sorella Raquelin nel 1961: la sua famiglia doveva assecondare l'operazione
Peter Pan, un piano cattolico e anticomunista che doveva "salvare" i
niños cubani sradicandoli e portandoli negli Stati uniti.
(m.m)
__________________
TINA
MODOTTI FOTOGRAFIE
Arte Vita Libertà
Galleria d'Arte Contemporanea
Cascina Roma
Piazza delle Arti
SAN DONATO MILANESE

Sabato 6 marzo 2004 alle ore 18.30
La mostra resterà aperta
fino al 20 aprile 2004
Orario da lunedì a sabato
dalle ore 9.30-12.30
/ 14.30-19.00
Domenica 10.30-12.30 / 16.30-19.00
MM3 - San Donato Milanese
ATM 120 fermata Torri Lombarde
(n.m)
___________
Eva
Hesse transformations

The Time in Germany 1964/65
5
Marzo23 Maggio
MuseumsQuartier Wien
Museumsplatz 1
1070 Wien
"Eva Hesse is an icon of 1960s American art.
Her work has been extensively exhibited and widely acclaimed, most recently at
a major retrospective of the SFMOMA, and also at Wiesbaden Museum and the London
Tate Modern. The focus of the present Eva Hesse exhibition in Vienna is on those
works, which were created in the years 1964/65, during her stay in Germany - the
country she and her family had been forcibly expelled from in 1938.
Hesse
s return had happened as the result of the invitation of the industrialist and
art collector Friedrich Arnhard Scheidt to her husband, the American sculptor
Tom Doyle, and herselfe. The couple spent the time from June 1964 to August 1965
in Hesse s native country, sharing a large studio in an abandoned textile factory
of Frederick Scheidt s in Kettwig on the Ruhr near Essen.
The time spent
in Germany was to prove a benchmark period both in Hesse's personal and artistic
development. It marks a kind of methodological turning point in her work - a move
away from painting and drawing towards collages and sculptural, plastic art works.
On the content side, it marked a reduction of figural elements in favour of a
linear and monochromatic minimalisation.
The exhibition at the Kunsthalle
Wien shows 60 drawings, collages, gouaches and relief works from the time before
and during her stay in Germany, as well as some of the works, which came into
being immediately after her return to the States. These latter works tend to pick
up motifs from the Kettwig days, further concentrating them and thus pointing
towards Hesse s mature, Minimalist inspired work, cut short in mid stride by her
early death at the age of 34.
The first series of drawings generated in Germany
comprises collages of an Abstract Expressionist colouration, 'wild space', as
Hesse wrote to her friend Sol LeWitt in a letter of 18 March, 1965. Subsequently,
the drawings became more structured, the space being filled with a grid like structure
of squares of a sort that Hesse had been using repeatedly since the beginnings
of her career as an artist. From these would emerge figuratively organic and machine
like elements. Finally, in her crystalline, linear 'machine drawings', inspired
by objects left lying around the abandoned factory halls, Hesse would entirely
liberate herself from the constraints of space. Eventually this phase of formal
reduction - Hesse speaks of the 'nonsense', of the disregard for meaning which
governs these drawings - would lead to her three dimensional relief objects, which
marked the decisive break through in Hesse s development towards becoming a sculptor.
The powerful use of colours, so characteristic of the entire period of her stay
in Germany, is gradually replaced by a more mellow monochromaticism.
Over
the past few years Kunsthalle Wien has aimed to present important art reference
figures of the 1960s and 1970s and also, if possible, to bring out as yet unpublished
writings of those artists. As a companion to the Eva Hesse exhibition, therefore,
a publication of calendar notes from the artist s time in Germany, translated
for the first time and fitted with a commentary, as well as a catalogue featuring
the works created during this period, have been scheduled to appear. Both works
offer revealing insights into a phase of individual and artistic transformation
of this important artist.Beyond that they may also, thanks to the critical
elucidations, be read as detailed documents of the times. While it is true that
Eva Hesse s central point of residence and work was based in Kettwig on the Ruhr,
her calendar notes reveal a lively travelling activity shared by Tom Doyle during
this time. Journeys took them to Brussels, Paris, Rome, Majorca, and regular trips
to exhibition openings in Berne, Basel, Zurich, Düsseldorf, etc. were par
for the course.Hesse and Doyle found themselves, during their sojourn in
Europe, continuously at the centre of the confluence of the most diverse directions
of the European and American avant garde. This mixture created the foundation
upon which Hesse s forms of expressions were honed to their particular level of
precision.The diaries and datebooks, beyond offering crucial insights into
the artistic challenges faced by Eva Hesse, also bear eloquent witness of her
inward personal conflicts and the temporary irreconcilability of her aim of wanting
to lead a self determined life as a woman artist and at the same time being the
wife and homemaker of a successful sculptor. ''I cannot be so many things. I cannot
be something for everyone ... Woman, beautiful, artist, wife, housekeeper, cook,
saleslady, all these things. I cannot even be myself nor know what I am.''The
exhibition, as much as the catalogue and the calendar now published for the first
time, offer a rare opportunity to reference the personal notations of an artist
in conjunction with the work, mirroring thoughts and encounters which pushed along
the transformational process of her art."
(n.m)
___________
Helen
Frankenthaler
dal 24/2/04al 21/3/04
Los Angeles - USA
11640
San Vicente Blvd. (Brentwood)

Helen
Frankenthaler, artista americana nata a New York nel 1928, dove è anche
sempre vissuta, è stata una delle prime e più famose artiste a ricercare
gli effetti dell'azione del colore sulla superficie ruvida della tela, creando
opere che danno la sensazione di volare.
(n.m)
___________
Katarzyna
Kozyra
Mostra
personale
Galleria civica di Trento
fino al 30 maggio 2004

Katarzyna Kozyra, The Olympia, 1996
"Per
Kozyra
l'arte non è un'attività contemplativa ma un banco
di prova durissimo, a volte crudele con cui misurarsi. Un documento che "ruba"
frames alla realtà e smaschera le ipocrisie che si annidano dietro temi
come la malattia, la vecchiaia, la distinzione tra i sessi, la guerra, la difesa
della privacy
.Il corpo, dunque. E' uno dei suoi soggetti preferiti ma non
si presenta mai in forma e atletica
Spesso,è un corpo avvizzito dall'età,
toccato dalla malattia, mutilato. E' qualcosa che non condivide l'immagine patinata
che passa in tv ma ha a che fare con una fisicità concreta, con le proprie
e altrui stagioni esistenziali." Arianna Di Genova su Il manifesto del
21 febbraio 2004
(m.m.)
_________________
Carol
Rama
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
Torino, Via Modane 16
08 Marzo 2004 - 06 Giugno 2004

Carol Rama, Idilli, 1993
"In
occasione dell'Anno della Donna la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ospita una
grande mostra antologica di Carol Rama, artista torinese premiata con il Leone
d'oro alla carriera alla 50° Biennale di Venezia.
Curata da Guido Curto
e Giorgio Verzotti, la mostra è organizzata in collaborazione con il MART
di Rovereto. "
INFO
011 19831616
www.fondsrr.org
(
vedi Carol Rama di Marilde Magni)
(m.m)
___________
E'
nato il Portale Virginia
www.reteculturalevirginia.net
spazio virtuale delle donne che si dedicano all'arte
Dal 4 febbraio 2004 è operante il Portale Virginia, spazio virtuale
delle donne che si dedicano, a vario titolo, all'arte:
"Il
Portale è uno strumento affinché le donne che operano in campo artistico
si riapproprino della riflessione sullarte, sulla propria cultura ed identità
di genere. Un luogo che raccoglie i modi, le relazioni e le scelte dellessere
donna ed artista, per raccontare i propri percorsi di ricerca e di vita e trovare
un modo personale di accedere al mercato, sviluppando contatti, interessi ed occasioni
con altre professioniste del settore.
Cultura delle pari opportunità?
Virginia non è uno spazio protetto bensì uno spazio dedicato. Pensiamo,
ed il confronto con voi è aperto, che una criticità dellarte
femminile sia laccesso ai luoghi in cui emergere. E se può essere
difficile farlo come artista, ancor più lo diventa valorizzando la propria
identità di genere. Per questo abbiamo reso Virginia un atto pubblico e
al contempo intimo, della produzione artistica e della cultura femminile.
Il Portale ospita anche uno spazio per le Istituzioni (Comuni, Assessorati
)
e le associazioni: con loro cercheremo di diffondere quanto più possibile
informazioni, notizie ed occasioni che riguardano movimenti ed eventi artistici.
Virginia, cercherà anche di raccogliere le vostre considerazioni - attraverso
le sessioni tematiche del forum o tutte le sollecitazioni che vorrete fornirci
- così che in un lavoro comune con il Comitato Artistico e la Consigliera
Provinciale di Parità, Virginia possa formulare riflessioni, proposte ed
intenti capaci di orientare le politiche culturali.
I percorsi per
entrare nel Portale sono pensati con ampi gradi di libertà, e come accade
per gli atomi e molecole, ci auspichiamo che conducano a reazioni ed interazioni
creative e stimolanti.
Allinterno del portale si troverà
dunque:
il catalogo multimediale delle artiste con un elaborato sistema
di ricerca
larea riservata alle donne che dà accesso ad un forum
di discussione e alle schede delle artiste che non desiderano entrare in catalogo
ma mettersi in contatto con le altre
lelenco e i riferimenti di associazioni,
istituzioni, luoghi dellarte che aderiscono al progetto
la promozione
di eventi artistici delle donne e la possibilità di segnalarli al portale."
(n.m)
___________
Roni
Horn
dal 31/1/04
al 12/4/04

Galleria Bevilacqua La Masa
Galleria di piazza San Marco, 71/c,
30124
Venezia :
Orario: 12.00-18.00 Chiusura: Martedì
"Ad
inaugurare il 2004 nella galleria di piazza San Marco, ci sarà la mostra
di Roni Horn, che con i suoi frammenti di disegni e di clown, intende essere un
contro canto doloroso e sensibile all'opulento carnevale veneziano. L'artista
presenta infatti una produzione di disegni tratti dalle sue stesse fotografie
manipolate, riviste e sottilmente martoriate, come fossero flussi d'acqua che
uniscono e disperdono la materia. Roni Horn, artista americana nata nel 1955 a
New York, nota in Italia grazie alla sua partecipazione alla Biennale di Venezia
(1997) e a una personale al Castello di Rivoli, si dedica al disegno da oltre
vent'anni: lo considera infatti la base per la sua intera poetica, fondata su
una ricerca ipersensibile, acuta e a tratti dolorosa del flusso interiore e del
rapporto tra natura, tempo e vissuto individuale. L'artista amplia il concetto
stesso di disegno, solitamente limitato al lavoro grafico: nel caso di Roni Horn,
esso comporta infatti contemporaneamente un lavoro di scrittura, di scultura e
di installazioni fotografiche in cui predomina l'interazione dialettica tra l'opera
e lo spettatore. Roni Horn compie i suoi studi alla Rhode Island School of Design
(1972-1975) e all'Università di Yale (1976-1978). Presentata in Francia
a partire dal 1987, è solo dal 1999 che si è resa davvero possibile
la scoperta della sua opera, esposta dapprima al CAPC, il museo d'arte contemporanea
di Bordeaux, e al Musée d'art moderne de la Ville de Paris e, in seguito,
nel 2002, alla Galleria Yvon Lambert. I suoi disegni a base di pigmento, che l'artista
definisce ''pigment drawings'', sono realizzati applicando il pigmento direttamente
sulla carta, con l'ausilio di poca essenza di trementina. Successivamente, l'artista
fissa la tenuta della polvere con l'applicazione graduale a pennello della vernice,
fino a quando non aderisce alla carta. Questa operazione può durare diversi
mesi. Solo allora il supporto viene tagliato sia in strisce regolari, sia in forme
geometriche complesse, che, successivamente, la Horn unisce bordo a bordo con
frammenti di carta di spessore e di colore equivalenti, in un minuzioso processo
di ricomposizione. Il nuovo disegno si avvicina più all'assemblaggio che
al collage. Roni Horn tratta i propri disegni alla stregua delle proprie sculture:
si tratta di composizioni spaziali a tutti gli effetti, con lo stesso interesse
riguardo all'occupazione dello spazio e ai rapporti tra i diversi elementi, con
la stessa precisione nella collocazione all'interno di un quadro determinato dai
confini del foglio. Negli anni Ottanta, Roni Horn utilizza la carta come legame
per l'esplorazione di nuove possibilità: i suoi disegni di piccolo formato
sono ripetizioni di forme colorate. Negli anni Novanta, il foglio s'ingrandisce,
le linee create attraverso l'assemblaggio di frammenti di carta acquistano importanza
e si stagliano grazie a piccoli tratti disegnati con la matita di piombo, semplici
parole ripetute che evidenziano i punti di confluenza tra le diverse carte. Nella
serie So, la forma si dissolve spiegandosi su tutta la superficie, mentre con
Too l'artista abbandona provvisoriamente il formato grande e, al contrario, lascia
che il colore si concentri nella parte centrale del foglio. Nell'ultima serie
Were, la forma viene sdoppiata (Were 1, 3 o 4) per poi essere tramutata in dittico
(Were 9). Parallelamente ai disegni al pigmento, Roni Horn elabora un altro tipo
di disegno che trae origine dai ritratti fotografici di un clown realizzati nel
suo studio. Riprendendo la stessa tecnica, le fotografie sono tagliate a pezzi
e riassemblate con leggeri spostamenti. I volti che nascono attraverso questo
procedimento risultano destrutturati e scomposti. Il ritaglio può essere
relativamente semplice, con grandi frammenti di carta come in Clowndoubt (You)
o più elaborato, con sottili lingue verticali che rendono ancora più
complessa la lettura delle immagini in Clowndoubt (No). La recentissima serie
Clownpoutest è composita ad un livello ulteriore: le due teste identiche
vengono intrecciate l'una nell'altra, come il risultato di una stretta appassionata,
di un combattimento o di un incidente. In questa nuova serie, la concordanza tra
la forma e il contenuto risulta perfetta. La frammentazione e la ricomposizione
quasi distruttiva dell'immagine si fondono con la violenza sprigionata dall'opera.
Accompagna la mostra un catalogo bilingue francese-inglese pubblicato dal Centre
Pompidou nella collezione ''Carnet de dessins''. "
(n.m)
___________
Eva Marisaldi
dal 31/1/04al 13/3/04
Brescia

Galleria
Minini
Via Apollonio 68
030383034
Eva Marisaldi
presenta lavori inediti realizzati in seguito ad un'esperienza in Madagascar,
un viaggio molto lontano che l'ha condotta alla scoperta di un ricco bottino di
sollecitazioni da interpretare attraverso una serie di nuovi progetti."Penso
ai pittori che viaggiavano sulle navi ai tempi delle scoperte geografiche e mi
comporto in maniera discutibile. Documento, falsando, modalità di applicazioni
e poesie malgasce".L'artista presenterà diversi tipi di installazioni:
video, ricami, disegni, strutture, fotografie, tutte immagini che rappresentano
l'idea di scoperta e di estinzione, due temi che in questo luogo lontano, il Madagascar,
vanno a spasso insieme.Eva Marisaldi è nata a Bologna nel 1966. Vive e
lavora a Bologna.
(n.m)
___________
Paula
Rego
Abbot Hall Art Gallery - Cumbria LA9 5AL
Kendal
20 gennaio - 20 marzo

L'artista portoghese Paula Rego è una delle più famose artiste figurative
presenti oggi in Inghilterra. Questa mostra comprende una recente serie di litografie
ispirate a Jane Eyre di Charlotte Bronte.
(n.m)
___________
STRANGE
MESSENGER, THE VISUAL WORK OF
PATTI SMITH
Ferrara,
Padiglione d'arte moderna e contemporanea
Dal 20 marzo al 16 maggio 2004
"LAssessorato
alle Politiche e Istituzioni Culturali del Comune di Ferrara e lUnione Donne
Italiane, presentano, nellambito dellXI edizione della Biennale Donna,
The Art of Patti Smith. Il progetto, in programma a Ferrara dal 20
marzo al 16 maggio 2004, prevede, in esclusiva per lItalia, la mostra Strange
Messenger , organizzata presso il Padiglione dArte Contemporanea di
Palazzo Massari, in collaborazione con Ferrara Arte e lAndy Warhol Museum
di Pittsburgh; un reading di poesie, presso Palazzo Schifanoia il 21 marzo 2004
e un concerto acustico, in programma al Teatro Comunale il 22 marzo 2004.
Liniziativa rappresenta il tentativo più approfondito, mai realizzato
nel nostro paese, di esplorare ed approfondire le molteplici espressioni artistiche
di Patti Smith. In particolare la mostra dedicata allopera grafica dellartista
americana costituisce loccasione rara di conoscere una parte assai poco
nota ma assolutamente affascinante della produzione di questa straordinaria e
versatile performer che, da oltre trentanni, si cimenta con eguale tensione
creativa con la musica, la poesia e le arti visive.
Patricia Lee Smith è
nata a Chicago nel 1946, cresciuta nel New Jersey abbandona presto gli studi per
dedicarsi alla sua vera passione: la poesia. Presto, influenzata da numerosissimi
esponenti della cultura, antica, moderna e contemporanea (dai preraffaelliti a
Jackson Pollok, da Bob Dylan a Giuseppe Verdi, da Bela Bartok ad Hank Williams,
ecc
), diviene, come aveva teorizzato Andy Warhol, unesponente dellarte
globale, anticipando la multimedialità e linterdisciplinarietà
odierna.
Il suo lavoro si allarga, quasi caoticamente allarte figurativa,
alla musica rock, alla critica letteraria, al teatro. Il risultato è una
capacità espressiva e comunicativa, mediate attraverso luso di un
linguaggio ribelle, assolutamente unica nel panorama artistico contemporaneo.
La mostra Strange Messanger, alla presenza di Patti Smith, sarà
inaugurata sabato 20 marzo 2004 alle ore 17,30.
Il reading di poesia si terrà
domenica 21 marzo 2004 alle ore 17,30, con ingresso ad inviti.
Il concerto
acustico avrà luogo lunedì 22 marzo 2004 con inizio alle ore 21,15
(prevendita biglietti presso il Teatro Comunale di Ferrara a partire da lunedì
2 febbraio 2004).
The Art of Patti Smith è parte integrale delle iniziative
previste per 2004-Comune di Ferrara-Anno della Donna. "
(n.m)
___________
Girl
on Girl
17 gennaio - 8 febbraio
Transition
110a
Lauriston Road - London

http://www.transitiongallery.co.uk
(n.m)
___________
MARGHERITA
MANZELLI e KARA WALKER al MAXXI
Museo Nazionale delle arti del
XXI secolosino all' 8 febbraio 2004
Via Guido Reni 6, Roma
11.00 - 19.00
chiuso il lunedì
Ingresso: gratuito

"Nata a Ravenna nel 1968, Margherita Manzelli è tra i nomi di maggior
rilievo nel panorama artistico italiano contemporaneo. Presentata al grande pubblico
attraverso numerose esposizioni personali e collettive in Italia (Castello di
Rivoli, Studio Guenzani e Viafarini a Milano) e all'estero (Whitechapel e Greengrassi
a Londra, Centre d'Art Contemporain a Ginevra e VI Biennale di Istanbul), l'artista
ha rappresentato il nostro paese in occasione della Biennale di San Paolo, Brasile
nel 2002.La mostra al MAXXI presenta 6 tele di grandi dimensioni frutto della
sua più recente attività ed una performance per cui l'artista è
nota accanto alla produzione pittorica.
I quadri di Margherita Manzelli rappresentano
giovani donne, leggermente alterate nelle proporzioni e nell'incarnato con segni
di invecchiamento precoce nelle mani e nei piedi ed espressioni che ne sottolineano
i corpi emaciati. Sono donne che l'artista ha incontrato o visto di sfuggita,
e sulle quali ha sovrapposto alcuni dei suoi tratti somatici."

"Nata
a Stockton, California nel 1969, Kara Walker è una delle artiste più
affermate a livello internazionale. Numerosi tra i più importanti musei
hanno ospitato sue esposizioni (ICA di Boston, Walker Art Centre di Minneapolis,
Tel Aviv Museum of Art, Centre d'Art Contemporain di Ginevra, Museum of Contemporary
Art di Chicago, Carnegie Museum di Pittsburgh) e opere dell'artista fanno parte
delle collezioni di Museum of Modern Art, Whitney Museum e Guggenheim Museum di
New York oltre che del Ministero per i beni e le attività culturali.Kara
Walker propone una serie di confronti tra il dato storico (la storia del conflitto
razziale dell'America nel periodo prebellico) e l'invenzione narrativa che l'artista
riconduce nel mezzo attraverso cui si esprime: grandi silhouettes a dimensione
d'uomo realizzate con la tecnica dello stencil. Questa tecnica è un richiamo
cosciente al passatempo delle mogli dei proprietari delle piantagioni nel periodo
precedente la guerra civile americana e contribuisce a rendere le silhouette fili
conduttori tra dato storico, arti minori e vita quotidiana.
alcuni dei suoi
tratti somatici. La mostra al MAXXI dal titolo The Emancipation Approximation,
è un'unica narrazione che si sviluppa lungo un percorso murale di circa
110 metri lineari. Il titolo dell'opera rievoca l'Emancipation Proclamation, con
la quale Lincoln aveva posto fine allo stato di schiavitù nel 1863. The
Emancipation Approximation, è un progetto che ha impegnato Kara Walker
dal 1999 al 2003. Una versione precedente è stata esposta nella hall neoclassica
del Pittsburgh Museum of Art nell'ambito della mostra Carnegie International nel
1999."
(n.m)
___________
E'
in libreria l'ultimo volume della serie "l'Altra Metà dell'Arte"
della Selene Edizioni "Prestami il volto - Donne oltre il ritratto"
di Valeria Palumbo.

Il
libro racconta del rapporto fra artisti famosi e le donne che hanno prestato il
volto ai loro ritratti, donne che tuttavia "non sono state semplici muse,
ma personalità di tutto rilievo che hanno condiviso con i loro partners
non solo le tormentate vicende esistenziali, ma le esperienze artistiche, culturali,
imprenditoriali e politiche......Prestami il volto non solo vuole restituire
a queste personalità - (quali ad esempio Marianne von Werefkin e Rosa
Bonheur) - una nuova dignità e un ruolo ben più sostanzioso di
quello in cui la definizione musa vorrebbe confinarle. Ma anche dimostrare che
ognuna di loro non è un capitolo, per quanto vasto, nella biografia del
suo illustre partner".
(n.m)
___________
dal
17 al 18 gennaio 2004
Arte femminile in video

FONDAZIONE SANDRETTO RE REBAUDENGO
Via Modane 16 (10141) - Torino
+39
01119831610 (info)
www.fondsrr.org
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
ha in programma per sabato 17 e domenica 18 gennaio 2004 , nell'auditorium della
Fondazione, due giornate di repliche dei video al femminile presentati da Emanuela
De Cecco nell'ambito della rassegna Visioni in Viaggio.
orario: h.11.30 -
h.21
biglietti: ingresso libero
L'iniziativa è un'occasione
unica in Italia per entrare in contatto con materiali difficilmente reperibili
e conferma la volontà della Fondazione di offrire, alla città e
al pubblico, eventi culturali di grande livello volti a rafforzare il circuito
arte contemporanea di Torino. Parallelamente alla mostra Lei. Donne nelle collezioni
italiane , Visioni in viaggio si sviluppa come un'antologia per immagini volta
a ripercorrere alcune tra le tappe significative del percorso delle artiste dagli
anni Settanta ad oggi. "L'intento ", spiega Emanuela De Cecco, curatrice
della rassegna, "è riaprire un confronto con un patrimonio di lavori
e di esperienze che costituisce una tappa fondamentale nell'arte della fine del
XX secolo e con il quale il pubblico in generale, gli studenti in particolare,
raramente hanno occasione di entrare in contatto".
Fra
i lavori in programma: Not For Sale: Feminism and Art in the USA di Laura Cottingham
che presenta la produzione di circa 100 artiste fra video, performance, installazioni,
opere collettive, ma anche spezzoni di manifestazioni, momenti di discussione
e altri documenti che raccontano dal vivo il movimento femminista; i lavori di
J ohanna Demetrakas, Martha Rosler e Hannah Wilke focalizzati su gli stereotipi
tipici nei confronti del femminile ; l e performance dell'artista afro-cubana
Ana Mendieta, le riflessioni sulla maternità in una società patriarcale
dell'artista inglese Laura Mulvey, la produzione artistica di Annette Messager.
Il programma completo prevede: SABATO 17 GENNAIO 2004:
h.11.30 Not For Sale: Feminism and Art in the USA, 1998 Laura Cottingham, 90 min.
h.14.30 Semiotics of the Kitchen 1975. Martha Rosler, 6,09 min Hello Boys, 1975.
Hannah Wilke, 12 min Womanhouse , 1974 Johanna Demetrakas 47 min. h.16 Performances
1972-1981, Ana Mendieta, 33 min.Ana Mendieta Fuego de Tierra, 1987. Kate Horsfield,
Nereyda Garcia-Ferraz, Branda Miller, 52 min. h.18 Facing a Family , Valie Export,
1971, 4,44 min. The Riddle of the Sphinx. Laura Mulvey, Peter Wollen, 1977. 92
min.h.21 Art must be beautiful, Artist must be beautiful , Marina Abramovic,1975,
14'. Plaisirs, Displaisirs. Le bestiaire amoreux d¹Annette Messager,Heinz
Peter Schwerfel, 2001. 52 min.
DOMENICA 18 GENNAIO 2004:
h.
11.30 Not For Sale: Feminism and Art in the USA, 1998 Laura Cottingham, 90 min.
h.14.30 Semiotics of the Kitchen 1975. Martha Rosler, 6,09 minHello Boys, 1975.
Hannah Wilke, 12 min Womanhouse, 1974 Johanna Demetrakas 47 min.h.16 Performances
1972-1981, Ana Mendieta, 33 min.Ana Mendieta Fuego de Tierra, 1987. Kate Horsfield,
Nereyda Garcia-Ferraz, Branda Miller, 52 min. h.18Facing a Family , Valie Export,
1971, 4,44 min.The Riddle of the Sphinx. Laura Mulvey, Peter Wollen, 1977. 92
min. h.21Guerrillas in our Midst, 1992. Amy Harrison 35 min.
(n.m)
___________
Su
Alias, inserto de Il manifesto di sabato 27 dicembre 2003, c'era un articolo molto
interessante di Simona Franceschetti sul suo incontro con l'artista texana, trapiantata
a Los Angeles,
oni artistiche degli anni '70 hanno costituito, per molti
artisti, la base per successive esperienze. I suoi lavori - video, collage, opere
fotografiche - hanno denunciato l'intervento degli Stati Uniti in Vietnam, lo
sfruttamento del corpo e del ruolo femminile e la manipolazione dei mass-media.
Nelle opere della serie "Bringing the war Home", 1967-72 (Portando la
guerra a casa) a idilliaci quadretti di vita domestica tratti da riviste femminili
si alternano gli orrori della guerra. In "Beauty Knows No Pain", 1966-72
(la bellezza non conosce dolore) a corpi patinati femminili che pubblicizzano
prodotti di bellezza si mescolano immagini pornografiche. Nella serie "Transitions
and Disgressions", 1981-96, immagini di vetrine di negozi in varie città
del mondo sono ritratte evidenziando l'uso di stereotipi femminili a fini consumistici.
Si è inoltre occupata degli spazi pubblici, variando dagli aereoporti alle
strade ai senzatetto, credendo nella capacità dell'arte di stimolare il
dialogo sociale..
(n.m)
Segnalazioni artistiche dal settembre
al dicembre 2003
Segnalazioni artistiche dal marzo
all'agosto 2003