dal 15/7/10 al 24/10/10
Francesca Woodman
Retrospettiva
Palazzo della Ragione - piazza dei Mercanti, 1 -
Milano
mart-dom 9.30-19.30, giov 9.30-22.30, lun 14.30-19.30
a cura di Marco Pierini e da Isabel Tejeda
Dal 16 luglio al 24 ottobre 2010, al
Palazzo della Ragione di Milano si tiene la grande
retrospettiva dedicata a Francesca Woodman (Denver,
1958 - New York, 1981), uno dei talenti piu' precoci
e interessanti della seconda metà del Novecento.
L'esposizione, curata da Marco Pierini e da Isabel
Tejeda, realizzata dal Comune di Milano - Cultura
e da Civita, in collaborazione con SMS Contemporanea
di Siena, l'Espacio AV di Murcia (Spagna) e l'Estate
di Francesca Woodman di New York, presenta 116 fotografie
tra cui 15 immagini esposte in esclusiva per Milano
e cinque video che ripercorrono tutta la carriera
dell'artista, interrottasi a 22 anni.
Figlia d'arte - la madre Betty e' ceramista
e il padre George, pittore e fotografo - Francesca
Woodman comincio' a lavorare a soli tredici anni di
età, con la sua prima macchina fotografica
e l'uso dell'autoscatto. Negli anni a venire, ha continuato
a usare se stessa come soggetto privilegiato delle
sue foto, rappresentandosi sia in contesti domestici,
con la predilezione per ambientazioni vintage e decadenti,
che in mezzo alla natura, da sola o con amiche, nel
vivo di azioni e performance appositamente progettate.
All'amica Sloan Rankin, che le domandava
perche' utilizzasse spesso se stessa come modello,
la Woodman rispondeva -e' una questione di convenienza.
Io sono sempre disponibile-. La frase, ironica e schietta,
ci aiuta a comprendere da un lato l'aspetto dell'indagine
sull'Io e sulla propria intimità che contraddistingueva
la sua ricerca, dall'altro la condizione di giovane
artista adolescente che negli anni Settanta sosteneva
da sola i costi di produzione del proprio lavoro.
Anticipatrice di tendenze e tematiche che connoteranno
l'arte contemporanea negli anni successivi ed erede
della tradizione artistica occidentale dell'autoritratto,
Francesca Woodman colpi' la comunità artistica
per la maturità e la coerenza concettuale delle
opere che creo' in nove anni di intensa attività.
Il percorso espositivo segue le orme
tracciate dalle sue serie fotografiche piu' significative,
che si identificano con i luoghi dove sono state create
e ripercorrono i passaggi essenziali della sua biografia:
una ha per scenario Boulder, nel Colorado, datata
agli anni della scuola superiore; un'altra riguarda
l'intenso periodo di formazione presso la Rhode Island
School of Design di Providence; infine, quella che
fra 1977 e 1978 venne eseguita a Roma.
New York, da una parte, e la natura incontaminata
della MacDowell Colony nel New Hampshire rappresentano
le fasi estreme della sua opera. All'interno del suggestivo
Palazzo verrà ricreata anche l'installazione
Swan Song (La canzone del cigno), realizzata da Francesca
a Providence nel 1978 ed esposta per la prima volta
in Italia in occasione di questa mostra. Le 5 fotografie
di grande formato (circa 1 metro x 1 di grandezza)
rappresentano una rottura degli schemi convenzionali
che prevedevano di appendere l'opera all'altezza degli
occhi. La Woodman progetto' l'installazione in modo
da collocare le stampe ad altezze variabili, alcune
molto in alto e altre all'altezza del pavimento, in
funzione del flusso narrativo delle immagini e sfruttando
le caratteristiche architettoniche del contesto in
un dialogo tra artista e spazio che diventa parte
dell'opera.
Completano l'esposizione cinque frammenti video, parte
dei pochissimi realizzati dall'artista durante i corsi
della RISD, recentemente restaurati e pubblicati dall'Estate.
Testimonianza del lavoro performativo dell'artista,
sono un utile strumento che ci mostra l'artista modella
e regista al tempo stesso.
Quasi tutta la produzione di Francesca
Woodman vive nel rapporto tra il proprio corpo, oggetto
e soggetto degli scatti, e il proprio sguardo. Di
se' non offre mai alcuna visione idealizzata, eroica,
caricata di particolari significati; al contrario,
la propria immagine e' sempre inserita nell'universo
delle cose, come fosse parte di esse. Spesso, il corpo
dell'artista si assimila con l'intonaco dei muri,
gioca con la propria ombra, compare da porte e finestre,
si nasconde tra i mobili e gli oggetti; la luce ne
sfalda la consistenza piuttosto che esaltarla, oppure
ne tornisce le forme purche' siano sempre colte come
frammenti, come particolari. Uno dei tratti caratteristici
e ricorrenti della sua cifra espressiva e' l'assenza
del volto, tagliato dall'inquadratura, o solo nascosto
da maschere, dai propri capelli, da una torsione del
collo o del busto, e la dimensione performativa, ben
evidenziata anche dai pochi minuti dei video girati
dall'artista.
Accompagna la mostra un catalogo Silvana
Editoriale con saggi dei due curatori e di Rossella
Caruso e Lorenzo Fusi.
Francesca Woodman nasce il 3 aprile
1958 a Denver, Colorado. Il padre George e' un pittore,
la madre Betty una ceramista. Tra 1965 e 1966 la famiglia
Woodman trascorre un anno a Firenze, dove Francesca
frequenta la seconda elementare in una scuola italiana.
Rientrati negli Stati Uniti Francesca frequenta la
scuola pubblica a Boulder, nel Colorado, e prende
lezioni di pianoforte. Ad Andover, nel Massachusetts,
sceglie di iscriversi nel 1972 all'Abbot Academy,
una scuola privata per sole donne, tra i pochi licei
americani con corsi d'arte. Subisce l'influenza di
una delle insegnanti, la fotografa Wendt Snyder McNeill,
che ritroverà poi alla Rhode Island School
of Design di Providence. A questo periodo risalgono
le prime fotografie, stampate nella camera da letto
trasformata in studio fotografico. Ogni estate la
famiglia soggiorna ad Antella, vicino Firenze, in
un casale immerso nella campagna che avevano acquistato
nel 1969. Tra 1973 e 1974 frequenta ad Andover la
Phillips Academy e ha come insegnante di fotografia
Don Snyder, fratello di Wendy Snyder McNeill. Torna
in estate ad Antella con la famiglia. Tra 1974 e 1975
frequenta la scuola secondaria a Boulder, diplomandosi
nel giugno del 1975. Nel vecchio cimitero della cittadina
universitaria esegue una serie di scatti che la ritraggono
mentre attraversa una stele tombale. In estate torna
ad Antella. Dell'estate del '76 e' un gruppo di fotografie,
sempre eseguite con l'autoscatto, dove il suo corpo
nudo e' immerso in un paesaggio desertico. A partire
da settembre frequenta a Providence un'Accademia di
belle arti: la Rhode Island School of Design (RISD).
Aaron Siskind e' tra i suoi professori, suoi compagni
e amici Sloan Rankin, George Lange e Arlene Shechet.
L'appassionano le fotografie di Man Ray, Duane Michals,
Arthur Felling Weegee. Risiede in un grande appartamento
semivuoto nell'edificio industriale di Pilgrim Mills,
dove ambienta numerose fotografie. Appartengono inoltre
al primo anno della RISD le serie Depht of field,
Charlie the model, Door in abandoned house, Abandoned
house, Space2, Polka dots, Spring in Providence. Tra
il 1977 e il 1978 e' in Italia con l'amica Sloan Rankin
per seguire i corsi europei della RISD che ha sede
in Palazzo Cenci, nel centro di Roma. Conosce i proprietari
della libreria antiquaria Maldoror, Giuseppe Casetti
e Paolo Missigoi, che allestiranno la sua prima personale
in Italia. Stringe amicizia con Sabina Mirri, Edith
Schloss, Giuseppe Gallo, Enrico Luzzi, Suzanne Santoro.
Sviluppa le serie Angels, già iniziata a Providence,
e realizza le Eel series, la Serie del guanto (1977)
e Self-deceit (1978). Del soggiorno romano sono anche
alcuni autoscatti dove si ritrae nuda con il corpo
sporcato da diverse sostanze (farina, pigmenti, gesso)
che nella stampa in bianco e nero acquistano valore
materico, a contrasto con la liscia compattezza dell'incarnato.
Nell'autunno del 1978 torna a frequentare a Providence
l'ultimo semestre della RISD e nel gennaio 1979 consegue
il B.F.A. in fotografia e si trasferisce a New York.
Trascorre l'estate a Stanwood, Washington, e stampa
un gruppo di fotografie di dimensioni varie e con
un insolito sviluppo orizzontale, che ripropongono
il tema dei corpi nudi o vestiti in comunione panica
con la natura. A novembre allestisce alla Woods-Gerry
Gallery (RISD) la personale Swan Song, un omaggio
a Proust, del quale legge l'opera completa. Nell'intenzione
di affermarsi come fotografa sperimenta anche la fotografia
di moda (Fashion photographs), ispirandosi al lavoro
di Deborah Tuberville, tra gli autori ai quali manda
i suoi dossier. Nella primavera del 1980 lavora al
Temple project, una sorta di ricostruzione della facciata
dell'Eretteo, dove modelle avvolte da panneggi classicheggianti
sostituiscono le cariatidi. Durante l'estate, come
artista residente della MacDowell Colony (Peterborough,
New Hampshire), sviluppa in alcune serie di provini
a contatto il tema delle corrispondenze con gli elementi
naturali: le sue braccia, rivestite di corteccia,
sono rami di betulla; il suo corpo, ricoperto da tessuti
fiorati, si confonde con il terreno. In questo periodo
sperimenta anche le blueprints (cianografie), alcune
delle quali furono esposte all'Alternative Museum
di New York. Nel corso dell'anno partecipa a due mostre
collettive presso la galleria newyorchese di Daniel
Wolf, dove conosce i critici Peter Frank e Max Kozloff
e il collezionista di opere surrealiste Timothy Baum.
Nel gennaio 1981 esce l'edizione a stampa di Some
disordered interior geometries (Synapse Press, Philadelphia),
uno dei sei quaderni fotografici progettati durante
il soggiorno romano. Il 19 dello stesso mese abbandona
volontariamente la vita.
n.m.
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10 luglio 2010
" notte rosa "
Il centro di Nun
Cortile della via Cavour, 82 - Corsico
dalle ore 17 alle ore 24, nell'ambito della Notte
Rosa, organizzata dalla Città di Corsico
ESPONGONO:
Giuliana Bellini, Loriana Castano, Fernanda Fedi,
Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Simonetta Ferrante,
Sara Montani, Nadia Magnabosco, Marilde Magni,
Mari Jana Pervan, Antonella Prota Giurleo,
Rosanna Veronesi, Maria Grazia Zanmarchi
Inaugurazione: ore 18 con performance: letture di
poesie in lingua araba e in lingua italiana; interventi
di Jolanda Guardi, Anna Schoenstein, Antonella Prota
Giurleo.
Curatrice: Antonella Prota Giurleo
Testo critico: Cristina Rossi
L' associazione di donne GALASSIA ha
deciso di aderire alla Notte Rosa, serata dedicata
alle donne, organizzata dalla città di Corsico
per sabato 10 luglio 2010, presentando, nel cortile
di una casa di ringhiera del 1700, situata nel centro
della città, una mostra di opere bidimensionali
di artiste contemporanee.
In mostra il lavoro di collaborazione tra
- Università degli Studi di Milano, Fac. di
Scienze Politiche, Dipartimento di Lingue e Culture
Contemporanee, Corso di Laurea in Mediazione Linguistica
e Culturale e Corso di Laurea in Lingue, Culture e
Comunicazione Internazionale, corso di Traduzione
Specialistica Arabo, docente prof. Jolanda Guardi;
- la casa editrice A Oriente! di Anna Schoenstein;
- il gruppo di artiste invitate dall'artista e curatrice
Antonella Prota Giurleo
La mostra delle tredici
donne artiste presenta lavori ispirati ai versi della
poetessa marocchina Touria Ikbal. Un mondo femminile
plurale carico di un potere dirompente; la pluralità,
secondo il Corano, è un dono di Allah.
Se l'arte incarna ogni sorta di viaggio, tutto il
fascino di un mondo lontano si sprigiona nelle opere
delle artiste, che hanno potuto accostarsi, nella
traduzione italiana, alla poetica di Touria Ikbal.
Ho letto questi lavori in sequenza come frammenti
lirici al confine tra scrittura e segno; una scrittura
delle origini fatta di materiali e tecniche che rimandano
a motivi decorativi mutuati dalla ceramica, alle pitture
sul corpo fatte con l'henna, alle sabbie del deserto,
miscelate con la pasta del colore, ai collages multimaterici,
ai graffiti, dove il dinamismo del segno denuncia
una certa carica eversiva.
Una pluralità di voci femminili che si sviluppa
e si tramanda secondo il racconto di sé, attraverso
una parola fondante, quella poetica, quella che conduce
a un dialogo salvifico, a un'apertura, a una scoperta
di verità invisibili, come la donna invisibile
dietro al velo, metafora di tutti i veli che siamo
chiamati a sollevare.
Ogni opera è legata a un pensiero, a un'eco
che la parola poetica stimola, creando così
un'emozione legata non solo alla qualità dei
lavori, ma al progetto nel suo insieme, semplice nella
sua concezione e carico di suggestioni nei suoi esiti.
Cristina Rossi, 10 luglio 2010
n.m.
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fino al 19 settembre 2010
LOUISE BOURGEOIS. THE FABRIC WORKS

Studio Emilio Vedova
Zattere 51-Venezia
Orario 10.30 - 18.00, chiuso il martedì
La Fondazione Emilio e Annabianca Vedova dal 5 Giugno al 19 Settembre amplia il suo territorio operativo e architettonico affiancando al Magazzino del Sale il recuperato Studio di Emilio Vedova, Zattere 51, che diventa un ulteriore spazio pubblico per esposizioni e incontri con l’arte. Tale arricchimento coincide con la presentazione, in contemporanea, di due importanti e originali mostre, curate da Germano Celant e dedicate ad aspetti mondialmente inediti dell’opera di Louise Bourgeois, con i suoi “The Fabric Drawings”, mai esposti nella sua complessità, quanto del lavoro di Emilio Vedova con il suo potente intreccio, mai completamente analizzato, tra pittura e scultura.
Nel Magazzino del Sale, la cui macchina espositiva è stata disegnata da Renzo Piano, dal 5 Giugno si terrà una mostra sorprendente, per la sua novità, di una protagonista assoluta dell’arte moderna e contemporanea, la scultrice Louise Bourgeois, a cura di Germano Celant in collaborazione con Jerry Gorovoy dello Studio Bourgeois, New York.
Nello spettacolare spazio veneziano sarà presentata, con un allestimento architettonico disegnato per ospitare disegni e sculture, la produzione quasi sconosciuta di opere realizzate in stoffa, come la ricca sequenza dei suoi Fabric Drawings, realizzati dal 2002 al 2008, o la leggera presenza delle sue Cells, come Conscious and Unconscious, 2008.
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15 - 25 giugno 2010

Quintocortile- Viale Bligny 42 Milano

con il Patrocinio dell’Istituto Italiano di Cultura di Mosca
GUERRA E PACE
Mostra internazionale del
LIBRO d’ARTISTA e QUASI-LIBRO
a cura di Evelina Schatz

A quasi 150 anni dalla pubblicazione di 'Guerra e pace' di Tolstoj una mostra internazionale di libri d'artista e quasi-libri che ne attualizza i contenuti nei suoi risvolti attuali.
La mostra, dopo questa anteprima milanese, si sposterà a Mosca presso il Museo Majakovskij, poi al CDCh, fiera del libro e quindi l’anno prossimo al Museo Tolstoj.
artisti:
Eugenio Alberti Schatz, Boris Bel’skij, Loriana Castano, Maura Cantamessa, Francesco Cucci, Fausta Dossi, En Nico, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Gino Gini, Claudio Granaroli, Enzo Guaricci, Alexandr Lavrent’ev, Pino Lia, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Maiorova Marica, Margherita Mariani, Mauro Olgiati, Valentina Persico, Lucia Pescador, Michail Pogarskij , Antonella Prota Giurleo, Francesco Puggioni, Victor Ribas, Giovanni Rubino, Evelina Schatz, Stefano Soddu, Anna Spagna, Fausta Squatriti, Andrej Suzdalev, Armanda Verdirame, Rosanna Veronesi, con una selezione di studi sulla guerra di Manuel Schatz (1916-1999), veterano della II Guerra Mondiale
durante l'inaugurazione la performance di Giovanni Rubino "Fare memoria"
inaugurazione: martedì 15 giugno 2010 alle ore 18,30
orario: da martedì a venerdì dalle 17,30 alle 19,30
m.m.
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June 16 to October 10, 2010
Women Artists.
Breaking Down Barriers, 1965-2000
Works from the collection of the Muse'e national des
beaux-arts du Que'bec
curator Pierre Landry
50 women artists. 110 remarkable works produced between
1965 and 2000. During those 35 years, women were actively
involved in the major art movements. They trained
a critical eye on their surroundings and on themselves.
They engaged, liberated and asserted themselves. They
broke down barriers.
The exhibition features paintings, sculptures, installations,
photographs and videos by some of the most celebrated
women of the Quebec art scene, including Raymonde
April, Claudie Gagnon, Betty Goodwin, Diane Landry,
Jana Sterbak and Irene Whittome.
The works have been selected from among the some
2,600 pieces by women in the collection of Muse'e
national des beaux-arts du Que'bec.
Along with the exhibition, the Muse'e is launching
a 300-page, lavishly illustrated book on 20th-century
women artists, Femmes artistes du xxe sie'cle. Collection
du Muse'e national des beaux-arts du Que'bec (in French
only). It features an essay by MNBAQ Executive Director
Esther Tre'panier on the 1900-1965 years and another
by the exhibition curator, Pierre Landry, MNBAQ Curator
of Contemporary Art, on the period from 1965 to 2000.
The first title in the "Arts du Que'bec"
collection, the book also includes 101 biographies
of Quebec WOMEN artists.
n.m.
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dal 15 al 18 giugno 2010
Alba Savoi Scripturae

Biblioteca Vallicelliana Salone Borromini
Piazza della Chiesa Nuova 18 2° piano -
Roma
Martedì 15 giugno 2010 alle ore 17,00 nel
Salone Borromini della Biblioteca Vallicelliana di
Roma, Mario Lunetta terrà la presentazione
della monografia antologica di Alba Savoi, raccolta
in catalogo per le Edizioni dArte Félix
Fénéon a cura di Beniamino Vizzini.
In concomitanza della presentazione si inaugurerà
la mostra Scripturae, esposizione di circa 30 libri-oggetto
della stessa autrice.I libri in mostra, sono tutti
pezzi unici eseguiti negli anni. Dai lontani anni
77 Memorandum e 88 Di-aria,
con le loro caratteristiche pieghe scrittura, libri,
più volte citati in cataloghi specifici dallartista/critico
Mirella Bentivoglio, ai libri in terracotta Terre
lontane appunti di viaggio degli
anni 90, legati ad esperienze di viaggio. Scritture
e colori dalle terre anatoliche e dai geroglifici
egiziani. Si cita, tra i tanti, i libri dedicati ai
Poeti: a Baudelaire, Il fiore del Mare del
96, ispirato dalla raccolta di versi del Poeta
I fiori del male, citato dalla critica Ivana DAgostino
e dalla stessa Mirella Bentivoglio, ed a Il libro
e il fiore, di Vasilj Andrevic, del 99;
Fino ad arrivare al 2009 con il Libro sfera
presentato alla mostra, Cogli una sfera e fai crescere
un bambino, dedicato ai bambini di Africa Si.
Apertura: 9,00 13,00 / 17,00 19,00
E-mail informazioni: b-vall@beniculturali.it
n.m.
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7-8 giugno 2010
VII RASSEGNA
POESIARTE MILANO
"FINESTRE"
Quintocortile
Viale Bligny 42 - Milano
Questo settimo appuntamento di Poesiarte Milano dal titolo “Finestre” prende spunto dal nuovo luogo di Quintocortile in cui si svolgerà la prossima Rassegna: sotto le finestre della casbah di viale Bligny 42.
E poi ‘finestre’ sono soprattutto quadri del passato e del presente, aperture che collegano fra loro i diversi gradi temporali in una sfaccettatura di situazioni soggettive che, insieme e sommate fra di loro, ci restituiscono un affresco complessivo del fluire e divenire della realtà contemporanea.
Organizzazione a cura di: Mavi Ferrando, Donatella Airoldi (Associazione Quintocortile)
Con la collaborazione di Adam Vaccaro, Laura Cantelmo (Associazione Milanocosa)
Poesiarte Milano si svolgerà a Quintocortile (nuova sede) nei giorni lunedì 7 e martedì 8 giugno 2010 con interventi di poeti e musicisti dalle 17,30 alle 19,30. Seguirà visione delle opere in mostra con presentazione degli artisti e aperitivesca kermesse fino alle 21.
Ciascuna giornata vedrà l’intervento di 13 poeti e di alcuni musicisti che presenteranno loro lavori sul tema secondo un calendario prestabilito. Quarantatre artisti invitati realizzeranno ed esporranno un’opera sul tema della manifestazione.
artisti:
Giuliana Alberti, Donatella Bianchi, Adalberto Borioli, Maria Elena Borsato, Pierluigi Boschetti, Michela Buttignon, Salvatore Carbone, Silvia Cibaldi, Angela Colombo, Nicoletta Crocella, Albino De Francesco, Giuseppe Denti, Antonio Falleti, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Simonetta Ferrante, Barbara Gabotto, Mario Gatto, Ornella Garbin, Gino Gini, Giacomo Guidetti, Jane Kennedy, Grazia Lavia, Pino Lia, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Gianni Marussi, Emanuela Mezzadri, Marco Mucha, Roberto Origgi, Elisabetta Pagani, Mario Palmieri, Laura Pitscheider, Marta Popescu, Luca Rendina, Raffaele Romano, Stefania Selmi, Roberto Sommariva, Antonio Sormani, Elisabetta Sperandio, Armando Tinnirello
poeti:
Sebastiano Aglieco, Massimo Arrigoni, Maria Carla Baroni, Marco Bellini, Rinaldo Caddeo, Luigi Cannello, Laura Cantelmo, Lorena Carboni, Annamaria De Pietro, Mariella De Santis, Gabriela Fantato, Gabriella Girelli, Eugenio Grandinetti, Stefano Guglielmin, Giorgio Morale, Guido Oldani, Mariella Parravicini, Maria Pia Quintavalla, Paolo Rabissi, Anthony Robbins, Franco Romanò, Marco Saya, Franco Santamaria, Adam Vaccaro, Aky Vetere, Giuliano Zosi
musicisti:
Marco Saya, Claudio Repentini e il duo Poemus, Barbara Gabotto e Giacomo Guidetti
PROGRAMMA
dalle 17,30 alle 19,30 letture dei poeti con un intermezzo musicale
dalle 19,30 alle 21 visione delle opere degli artisti con aperitivo
Lunedì 7 giugno
Massimo Arrigoni, Mariella De Santis, Anthony Robbins, Gabriela Fantato, Mariella Parravicini, Marco Bellini, Marco Saya
Intermezzo musicale con Marco Saya e Claudio Repentini
Franco Santamaria, Gabriella Girelli, Giuliano Zosi, Franco Romanò, Eugenio Grandinetti, Adam Vaccaro
Martedì 8 giugno
Sebastiano Aglieco, Maria Carla Baroni, Stefano Guglielmin,
Giorgio Morale, Paolo Rabissi, Lorena Carboni, Laura Cantelmo
Intermezzo musicale col duo Poemus, Barbara Gabotto e Giacomo Guidetti
Luigi Cannillo, Guido Oldani, Annamaria De Pietro, Rinaldo Caddeo,
Maria Pia Quintavalla, Aky Vetere
m.m.
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martedì 8 giugno 2010 dalla 17 alle 19
La sposina “sbagliata”
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Casa editrice A Oriente! , Piazza Wagner
1, Milano
Artiste e artisti:
Alessandra Boghetich, Francesco Ceriani, Francesco Cucci, Giuseppe Denti, Donato di Poce, anna Rosa Faina gavazzi, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Isabella Gobbato, Michele Lorenzelli, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Gianmario Masala, Veronica Menni, Mari Jana Pervan, Antonella Prota Giurleo, Luca Rendina, topylabris, Stefania Tussi , Florence Valero, Rosanna Veronesi, Maria Grazia Zanmarchi
Progetto e coordinamento: Antonella Prota Giurleo
Curatrice: Anna Schoenstein
Testi: Anna Schoenstein, Antonella Prota Giurleo
Il destino di un errore
“Se un errore ha sconquassato, devastato, distrutto la tua vita … bene, ripeti quell’errore.”
In un’epoca dove niente sembra aver più il potere di sorprendere e stupire, il nostro sguardo non può fare a meno di posarsi su ciò che appare differente, speciale: l’errore, con la sua imprevedibilità, ci regala un’emozione.
Il destino non è mai gentile con gli errori, spesso li attende impietoso il Cestino. Per una volta, il destino di un errore è stato fiabesco, filosofico, spirituale, ironico: alcune copie “sbagliate” di “La Sposina”, racconto indiano di Citra Mudgal, pubblicato dalla nostra casa editrice A Oriente! per la traduzione italiana di Alessandra Consolaro, sono state trasformate in arte.
Per ringraziare Antonella Prota Giurleo, coordinatrice dell’iniziativa, le artiste e gli artisti per questa preziosa riflessione sulla trasformazione e sulla chance curiosa che abbiamo di poter sbagliare, dopo l’esposizione presso l’Università degli Studi di Torino, la casa editrice “A Oriente!”, nata per dialogare con le culture orientali, invita nella propria redazione ad ammirare la mostra di Libri d’Artista ispirati alle copie sbagliate de “La Sposina”.
Anna Schoenstein
Succede che una splendida donna, Anna Schoenstein, ideatrice e direttrice di un’altrettanto splendida casa editrice, A Oriente! comunichi a un’artista, tra una chiacchiera e l’altra, di avere alcune copie sbagliate di un libro.
Il testo, La sposina di Citrā Mudgal, tradotto dalla lingua hindi da Alessandra Consolaro, è un piccolo gioiello.
Naturalmente il volume è stato poi pubblicato nel formato e con la copertina corretta ma sarebbe un peccato che, per un errore di tipografia, le copie sbagliate restassero in magazzino.
Così l’artista, che è anche curatrice, propone ad altre artiste e ad alcuni artisti di elaborare un’opera a partire da un errore. Si tratta di donne e di uomini che amano la lettura, l’arte, la poesia, la musica; tutte, tutti avranno cura del piccolo testo e lo restituiranno diverso nella sua preziosità.
Antonella Prota Giurleo
m.m.
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Giovedì 3 giugno 2010
Scatole_Cilindri
2 installazioni collettive

Associazione Gheroartè - laboratori di espansione
creativa
c/o Ex Stazione FS di Corsico
via Gramsci 4, 20094 Corsico (MI)
tel/fax 02/45103113 - 3334333040
gheroarte@gheroarte.com
www.gheroarte.com
In mostra dal 4 al 13 giugno su appuntamento
Inaugurazione dalle ore 18:00 con:
Alessandro Molteni interpreta il monologo Il
Tognela
Clara Oliveti legge una fiaba di Mimosa
Prota Giurleo
Kumudu Rajapaksha, Pinky Vishaka Perera e
Kumari Madurawalage interpretano una danza dello
Sri Lanka
Nasser El Hefny, Bahaa Alì e Ashraf
Khakil interpretano una danza araba.
Da due elementi di recupero, un cilindro e una scatola,
artiste e artisti hanno elaborato un'opera.
Le piccole opere sono state accostate a formare due
installazioni collettive.
Ogni giorno le installazioni muteranno forma attraverso
la modifica di posizione di alcuni cilindri e di alcune
scatole.
Artiste e artisti:
Ada Celico , Antonella Prota Giurleo, Antonio Sormani,
Attilio Tono, Donato Di Poce, Francesco Ceriani, Gianmario
Masala , Gretel Fehr, Isabella Gobbato, Luca Rendina,
Lucrezia Ruggieri, Maria Amalia Cangiano, Maria Grazia
Zanmarchi, Mari Jana Pervan, Marilde Magni, Mavi Ferrando,
Michele Lorenzelli, Mirko Bozzato, Monika Wolf , Nadia
Magnabosco, Pino Lia, Raffaele Romano, Rosanna Veronesi,
Silvia Giorgetti, Stefania Tussi, Stefania Scattina,
topylabris, Veronica Menni e studenti del liceo artistico
Boccioni
n.m.
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dal 2/6/2010 al 5/6/2010
Acqua, bene comune
Mail art

a cura di Antonella Prota Giurleo
Parco Ex Pozzi
Via Alzaia Trento - Corsico (MI)
Ingresso libero
L'acqua e' una risorsa di tutte e di tutti, necessaria
e irrinunciabile per lo svolgimento della vita delle
donne e degli uomini, degli animali, delle piante,
della terra intera.
L'acqua e' vita, pensare di vendere l'acqua, di privatizzarla,
come si sta facendo in Italia e in altri paesi, e'
come pensare di vendere la vita: e' una follia. Sul
tema dell' Acqua, bene comune e' stata organizzata
una convocazione di arte postale Incredibile e inattesa
la risposta di artiste ed artisti ( e non solo) dall'Italia
e da diversi paesi del mondo. Ogni giorno decine di
buste contenenti lavori; nelle buste spesso piu' di
un lavoro.
Una quantità di lavori che, non a caso, saranno
appesi con piccole mollette a corde, a comporre un'installazione
collettiva che richiama l'idea del bucato. Centinaia
tra disegni, dipinti, collage, fotografie, computer
art, testi, dicono l'attenzione e la volontà
di tante persone, l'idea condivisa e consolidata che
l'acqua debba essere e restare pubblica.
Opere visive di:
ITALIA
Opere visive:
Aphra, Alessandra Boghetich, Angelo Riviello, Anna
Boschi, Anna Martinetti, anna Rosa Faina gavazzi,
Antonella Prota Giurleo, Antonio Sassu, Gruppo sin
estetico, Antonio Sormani, Caterina Azzoni, Cinzia
Mastropaolo, Claudio Jaccarino, Cristina Volpi, Daniela
Dente, Domenico Severino, Elena Castagnola, Elisa
Mazza, EmanuelaMezzadri, Emilio Morandi, Enrico Franchi,
Ester Motta, Fausta Dossi, Fausta Squatriti, Federica
Scacchi, Filippo Soddu, Francesca Mottola, Francesco
Ceriani, Gabriele Bianconi, Gabriele Genchi, Gerardina
Busillo, Giancarla Ugoccioni, Gianmario Masala, Gianni
Franchi, Gilia Montanella, Giuliana Bellini, Giovanni
StraDA DA Ravenna, Laura Cristin, Lella Corvi, Lia
Battaglia, Loredana Scarian, Luca Grilli, Ludovica
Mottola, Maria Amalia Cangiano, Maria Grazia Zanmarchi,
Maria Tonino, Marilde Magni, Maurizio Barraco, Domenico
Mimmo Di Caterino, Mirko Bozzato, Nadia Magnabosco,
Natale Cuciniello, Nicola Antolini, Nicola Palermo,
Odilia Zanini, Ornella Garbin, Paola Zanzottera, Pino
Lia, Roberto Scala, Rolando Zucchini, Rosanna Corsini,
Rosanna Veronesi, Ruggero Maggi, Salvatore Pepe, Salvatore
Vargas , Serena Rossi, Silvana Gatta, Stefania Selmi,
Stefano Azzena, Stefano Marchetti, Stefano Soddu,
Tarcisio Pingitore , topylabris , Veronica Menni,
Wanda Reali
Testi:
Anna Martinetti, Antonello Quarta, Grazia Lombardi,
Maria Antonietta Russo, Maria Carla Baroni, Mimosa
Prota Giurleo, Paolo Beverina, Rosanna Veronese, Silvana
Colombi, Silvana Gatta, Valeria Pirovano
ARGENTINA Alfredo West Ocampo, Silvia Lissa , Zulema
Eleo
BELGIO Liza Leyla
BRASILE Heloisa M. Sonaglio , Hugo Pontes , Lavinia
Thys , Maria Da Gloria Jesus De Oliveira , Maria Darmeli
Araujo
BULGARIA Nadezda Blagoeva
DANIMARCA Marina Salmaso
FINLANDIA Aila Koivisto, Aila Rautanen, Anja Mattila
, Eeva Maija Maula, Eira Viertoma, Irene Kaunisto,
Irja Rantala , Kana Wusitalo, Meeri Lindfors , Nina
Nahkala, Nonna - Nina Makki, Paul Tiilila, Perttu
Rukakowsi, Reija Remes, Ritta Forstrom, Siha Ojala,
Stig Ronn, Tarja Trygg, Tarjo Hlopainen
GERMANIA Klaus Groh
GIAPPONE Jun Tagami
GRAN BRETAGNA Sna Khan
GRECIA Georgia Gregoriadon
INDIA Renuka Kesaramadu
ITALIA GERMANIA Gretel Fehr
MALAYSIA
ROMANIA Corneliu Ionescu
SPAGNA Carmen Teresa Troll, Eva Figueras Ferrer, Gustavo
Vega, Isidro Lopez Aparicio, Pere Salinas, Sergi Quinonero,
Valdor
URUGUAY Clemente Padin
Inaugurazione: Mercoledi' 2 giugno 2010 alle ore
17,45
n.m.
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Cicip Ciciap
Via Gorani 9 Milano

Giovedì 27 maggio dalle ore 19,30 il circolo Cicip&Ciciap ospita una serata di proiezioni e ragionamento sull’arte e il lavoro di artiste che, a partire dall’appartenenza di genere, utilizzano materiali ecocompatibili e/o di recupero per la realizzazione delle proprie opere.
La serata, curata da Antonella Prota Giurleo e Cristina Rossi, vede gli interventi di Antonella Ortelli, Catia Riva, Elisabeth Klerks, Gretel Fehr, Maria Pace, Marilde Magni, Nadia Magnabosco, Patricia Cicogna, Rosanna Veronesi.
Una tesi da dimostrare: la ricerca sui materiali ecocompatibili e l’utilizzo di materiali di recupero in arte costituiscono una caratteristica di genere nel lavoro delle artiste.
Una caratteristica che corrisponde all’attenzione alla terra e all’ambiente, al mondo umano e animale ma anche al mondo delle cose; attenzione che si esplicita nel non buttare, nel tenere da conto, perchè tutto, prima o poi, può tornare ad essere utile.
Antonella Prota Giurleo
m.m.
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L'Associazione di donne GALASSIA, in collaborazione
con il circolo ACLI - Il Sogno, organizza incontri
di LETTURA di SCRITTURA di DONNE. In ogni incontro
una donna presenterà una scrittrice amata,
ne traccerà un breve profilo biografico e racconterà
succintamente la trama del libro prescelto, di cui
verranno lette alcune pagine. Seguirà uno scambio
di opinioni.
La partecipazione è gratuita e aperta a tutte
le donne interessate.
Il prossimo incontro sarà:
Mercoledì 26 maggio dalle ore 21 alle ore
23
al Bem Viver Cafè in via Monti,5 a Corsico
- saletta di sotto.
Nadia Magnabosco e Marilde Magni presentano
Antonia S. Byatt "Le storie di Matisse"
Coordinamento di Antonella Prota Giurleo
Letture di Maria Carla Rossi
e.mail:silvana.gatta@tiscali.it - tel. 339.4389688
n.m.
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May 16 July 16, 10am 1 pm
Ni Una Mas (Not One More)

Leonard Pearlstein Gallery
3401 Filbert Street, Philadelphia, PA 19104 [map]
(between N. 34th and 36th Streets)
Ni Una Mas is a powerful two-month long exhibition
featuring more than 70 works of art by 20 international
artists, including works or participation by Yoko
Ono, Kiki Smith, Nancy Spero, Irish activist painter
Brian Maguire and local artists Arlene Love and Jen
Blazina organized by Drexel University through a collaboration
of academic, student and institutional departments.
The goal of Ni Una Mas is to raise awareness about
gender violence and, in particular, crimes against
women in the Mexican border town of Juarez. During
the exhibition, Ni Una Mas will hold multiple events
including lectures, concerts, film screenings and
Artmarch, a public rally/performance arts piece designed
to raise awareness against these crimes. Work of noted
forensic artist and Philadelphia native Frank Bender
will also be included in the exhibition. Ni Una Mas
will demonstrate to students and the Philadelphia
region that art can be a force for social change.
www.drexel.edu/westphal/gallery
UPDATE: IN THE FIRST 3 MONTHS OF 2010, 34 WOMEN HAVE
BEEN REPORTED MISSING, ACCORDING TO A REPORT FROM
THE STATE ATTORNEY GENERALS OFFICE FOR THE NORTHERN
ZONE IN JUAREZ
n.m.
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dal 13/5/10 al 1/8/10
Eva Hesse - Studioworks

Fundacio Antoni Tapies - Arago' 255 - Barcelona
Curated by Briony Fer and Barry Rosen
Although the artistic
career of Eva Hesse (1936-1970) lasted only ten years,
her production has had a lasting influence on the
history of art in the second half of the twentieth
century. Through her small works, or -Studioworks',
this exhibition shows Eva Hesse's contribution to
sculpture's radical transformation at a time when
the nature of the artistic object itself was being
questioned. Alongside her large-scale sculptures,
the American artist Eva Hesse produced a great many
small experimental works in a remarkably unusual range
of materials, including latex, fibreglass, wire-mesh,
cheesecloth, masking tape and wax. These small works
have often been called -test-pieces', on the assumption
that they were made to test out materials and techniques
in preparation for other more ambitious work. However,
it is clear that they were rarely only technical experiments.
The studioworks show Eva Hesse's radically innovative
use of materials, but they also demonstrate - as a
collection-in-miniature of her working methods - her
radical transformation of sculpture at a time when
the very nature of the art object itself was in crisis.
As much as other seminal artists of the 1960s such
as Andy Warhol or Donald Judd, Eva Hesse redefined
the nature of the aesthetic encounter in a way that
still has repercussions for us today.
Eva Hesse. Studiowork
Eva Hesse's career was
abruptly cut short by her tragic death of a brain
tumour in May 1970 at the age of 34. She left a studio
full of work, both finished and unfinished, as well
as many smaller studioworks. In 1979, a large group
of these smaller pieces was given by Hesse's sister,
Helen Hesse Charash, to the Berkeley Museum of Art.
Others had been given away by the artist herself during
her lifetime as gifts to friends such as fellow artist
Sol LeWitt. Still more, notably the group of papier-mâche'
shapes shown in public for the very first time in
this exhibition, were simply stored away after her
death. The studioworks are made the focus of this
exhibition, bringing them back together from diverse
collections and placing them in the context of some
of her larger pieces. Hesse's intense artistic career
spanned just ten years in total, but her output has
proven to be of crucial importance to the history
of twentieth century art. Eva Hesse began as a painter
in 1960, having studied at Yale, and only later turned
to sculpture. It was in 1965, during a year spent
in Germany with her then husband, the sculptor Tom
Doyle, that she started to make three dimensional
work. At first these were highly coloured reliefs,
made of shapes that resembled weirdly textured body-parts
- breasts, nipples, penises - combined together to
look like wildly dysfunctional erotic machines. Her
studio in the German town of Kettwig was in an old
disused textile factory where she found abandoned
bits of machinery that she combined with string and
papier-mâche'. By the time she returned to New
York after a year in Europe her work had transformed:
it was now strongly sculptural, even when it hung
on the wall. Works that were attached to the wall
like a picture instead behaved, or rather misbehaved,
as if they were so many part-objects, with palpable
textures, pendulous shapes and quirky protrusions.
In their visceral as well as sometimes comic effects,
these objects seemed very far removed from the smooth
contemporary finishes of Minimalism. Like a return
of the hidden, Hesse brought the sensual bodily qualities
of art back into play. In September 1967 Eva Hesse
first began to use latex, which she bought in liquid
form from a supplier on Canal Street in Lower Manhattan.
Shortly afterwards she started to experiment with
fibreglass. These were synthetic materials. But rather
than suggest technological or industrial surfaces,
Hesse used them to map a radically different bodily
topography. Hesse's work is full of allusions to the
body without being a conventional depiction of the
body. More and more, as she discovered new materials,
she relied on their often bizarre and sensual effects
to make the sexual reference for her, rather than
incorporate recognisable body-shapes. Although her
work is often characterised as -organic' in opposition
to the -geometric' vocabulary of the Minimalists,
in fact her work tends to disallow straightforward
oppositions of this kind - preferring to work with
shapes and structures that were both organic and geometric
at the same time - as if art were a way of making
a contradiction in terms into a material thing. The
term -test-piece' was not one that Hesse herself used
to describe her small experimental works. If anything,
in her notes, she referred to -samples'. The term
-test-piece' got attached to them after her death,
partly by default. It was - like -prototype' - an
expression of the times, revealing a desire to link
art with the language of industry. This was a time
when artists often had work made by fabricators to
their specification, when art was divested of the
aura of the individual expressive trace of the artist's
touch. Hesse carried on making smaller objects herself
but, like so many artists at this time, used fabricators
and assistants to make the large-scale pieces. But
the term -test-piece' arguably links her work too
much with the technophilia then prevalent, and not
enough with its sheer corporeality and bodily associations.
The renaming -studiowork' coined in the title of this
exhibition is intended as a more elastic term to describe
this deeply enigmatic range of objects, which are
neither purely technical experiments nor necessarily
finished pieces in their own right. They are liminal,
falling somewhere between the two and resisting easy
categorisation. The status of the studiowork is precarious.
A reasonable definition might be that studiowork is
work without necessarily becoming -a work'. These
are things made by Hesse on a daily basis, handmade
and often intricate objects that invite us to think
not only about the processes of art but what impulses
- both conscious and unconscious - drive the making
of art. It might even be that making small things
like this in the studio not only provides a way of
working things out, of thinking through making, but
even prolongs the process of making - deferring an
end product in favour of process. The compulsive desire
to repeat is evident in much of the studiowork and
the techniques deployed by the artist, like threading,
folding, cutting, piercing and winding, are often
based on repetitive actions and gestures. Looking
at the objects is also to see these actions unfolding.
Something that initially seems almost accidental and
throwaway, like an oddly shaped piece of latex, takes
time to look at - and as you look, the gestures that
went into making it become clearer. So something that
initially looks like a piece of studio debris can
come into being as an object as you look at it. The
studiowork is at that tipping point between origin
and leftover. There is a photograph of a table in
Hesse's apartment that shows some of the studioworks
scattered across the surface strewn with other ephemera,
including reviews of her own show at the Fischbach
Gallery in 1968, flyers and leaflets for shows by
her artist-friends like Carl Andre and Ruth Vollmer,
and much else. This photo was actually taken by her
friend the artist Mel Bochner as part of an unfinished
series of photographs of artist's work tables - which
fitted with Bochner's own interest in -working drawings'
and what he called the -upstream of art' - that is,
the work that went into the artwork. Seen from this
point of view, the photograph is much more than simply
a document of Hesse's table. It is itself a work that
is comparable to Hesse's studiowork: a work about
making work. Hesse's table was made for her by Sol
LeWitt and had a grey grid painted on it. The stuff
of art and life that is scattered across it plays
out a dynamic of order and accident that characterises
all her work. Of course it is possible to trace links
between the studioworks and Hesse's large-scale works,
but this can all too easily explain them away. They
can also be thought of in relation to her continuous
process of drawing - a practice she maintained throughout
her career. This exhibition aims to focus on the studiowork
as a group of material objects that deserve attention
in their own right, rather than as subsidiary to some
other aspect of her work. As such, they reflect her
working process, running the gamut between small works,
models, samples, partial works, spare parts, trials,
fragments, to abandoned bits and pieces. They fall
somewhere beneath the threshold of sculpture as it
is usually understood. And yet they have the materiality
that we associate with sculptural objects. They are
part of a history of what can be called -sub-objects'
- things that get made in the studio and which are
not thrown away but at the same time are not endowed
with the imprimatur of a one-off finished piece. The
debris of artist's studios has a certain allure. Since
the late nineteenth century, photographers have exploited
the seductive shadows of the studio, from Rodin through
to Giacometti, to create the aura of art in the making.
However, Hesse's studiowork, whilst part of a larger
historical context of sub-objects, also breaks with
the traditional mythology of the studio as a mysterious
private realm. For one thing, Hesse herself exhibited
some of the little experimental pieces in a glass
pastry case at the back of her first major solo show
of sculpture held at the Fischbach Gallery in New
York at the end of 1968. Alongside the case were some
latex buckets and sleeves. This suggests that she
wanted them to be seen in public. They had leached
out of the confines of the studio to enter the public
realm of the exhibition. From now on they had a life
outside the studio as well as inside. Placing the
studioworks in glass cases was one way of arranging
and showing them. The idea of grouping them together
is fundamental to Hesse's approach to all her work,
much of which consists of multiple elements in fairly
random arrangements. The accidental look is important.
It suggests something more temporary than permanent.
Her large-scale work was often made so that it could
expand to occupy the space in which in would be situated
- the units could be spread out more in a larger space
or contract in a small room - or a hanging piece might
vary in length according to the height of the ceiling.
The distribution of the little test-pieces in the
glass cases is simply another version of this: never
intended to be fixed but always imagined as fluid
and mutable arrangements. There is a lot of discussion
nowadays about the fragility of the materials that
Hesse used. This has become an urgent problem for
museums and conservators because the works have so
deteriorated, especially the latex pieces. To a certain
extent, however, the changes wrought by time on the
materials were very much part of their appeal for
Hesse. She was well aware that latex was a perishable
material. She even chose to use it partly because
it was - because it meant that it had time built into
it. Latex hardens over time and changes colour. Many
of the latex pieces, including the studioworks, have
turned a deep amber colour and are brittle, as compared
with the creamy white and supple material it once
was. Depending on how thick it is, a layer can be
translucent, but over time it will become opaque.
Fibreglass too changes colour, turning from clear
and transparent to yellowy green. Although she liked
their temporality, it is hard to know what she would
have made of their disappearing altogether. The deterioration
of the materials can make them look like ruins but
it is still possible to get a sense of Hesse's preoccupations.
In particular, Hesse was concerned with light - exactly
what makes her materials deteriorate, of course, but
which also animates them. Light filters through her
materials to different degrees, showing her interest
in opacity and translucency. Over the course of 1969,
Hesse worked on a large-scale piece that ended up
as Contingent. It was made up of eight separate panels
suspended from the ceiling and at right angles to
the wall. Each panel was made of a mixture of fibreglass
and latex-coated cheesecloth. Each was different from
the next and deliberately irregular. During the making
of this piece, executed by her assistants, Hesse had
to interrupt her work process because of health problems.
But she got it done and it was exhibited in a group
show at Finch College in New York. She also made other
panels associated with it, one of which she gave to
her friend Naomi Spector and which is now in the National
Gallery of Art in Washington. Although this was always
called a -test-piece', it is worth noting that it
was a gift and therefore, one might assume, also more
than just a test-piece. Naomi Spector herself has
always said that she never considered it anything
other than a work. There is another, little known
work, which has rarely been shown but which is exhibited
here. Considerably longer than the others, the single
panel began, according to Hesse's notes, as part of
the larger work but later she decided that it was
a separate piece. That is to say, the status of the
object changed over time. It began as one thing and
became something else. Although it was sold as a separate
piece during her lifetime, it is unclear which way
round Hesse would have intended to hang it. Or rather,
following the logic of her work, it could plausibly
be hung either parallel or perpendicular to the wall.
The flexibility of orientation is, characteristically,
not fixed but open. If the work is viewed from a distance,
it almost looks like a materialist antidote to a Rothko
painting. It has the same vertical ladder of lighter
and darker bands, but instead of layers of paint these
are layers of liquid latex painted onto cheesecloth
next to sections of translucent fibreglass and polyester
resin. Looked at very closely, it is possible to see
the irregular grid of the loose weave of the cheesecloth
through the latex. Hesse's work challenged assumptions
about what sculpture should look like but also, through
introducing the possibility of multiple orientations,
she opened the object to the expanded situation of
its setting. This is true of all her work, although
it is not only anticipated but is dramatically played
out in the often open-ended experiments that make
up studiowork, where in many cases it is impossible
to say -which way around' an object should go. When
Hesse bought some canvas boat bumpers from a marine
supplier she covered them with dangling strings like
so much pubic hair - making a readymade strange and
transforming it into an uncanny object. The three-cornered
star shape invites the viewer to think of rotating
and touching it. The extreme tactility of the materials
does not literally need to be handled in order to
incite such a powerful and volatile sense of touch.
As a consequence, looking and touching become intimately
entwined. This open-endedness is nowhere more apparent
than in the paper bowls that Hesse probably made in
the last year of her life. These are rather different
form her earlier use of papier-mâche', where
she moulded newspaper around an inflated balloon and
then painted it in a hard shell of enamel paint. In
some of these later pieces, strips of paper are laid
on in a grid and left bare; in others tissue paper
is moulded around a curved shape to make a surface
that is barely there. Some of
Hesse's studioworks are almost viscerally material.
Others are almost unbearably ephemeral in their effect.
But a powerful logic holds them together - a logic
that plays between presence and absence, materiality
and immateriality. They may not in the end be -test-pieces'
in the sense of that term as it is applied in industrial
design. But there is a sense in which they do test
out our capacity to see them as sculpture. They are
prototypes, not for designs or finished products but
of a kind of looking that is full of sense and touch.
In this way, the processes of making are translated
into the processes of looking. Rather than marginal
to the -main' work, the studiowork is at the very
heart of Hesse's approach to making art. It is Hesse
at her most extreme, and therefore allows us to see
her radical contribution to the history of sculpture.
n.m.
_________________
sino al 23 luglio 2010
Dorothea Tanning
Early Designs for the Stage

Drawing Center
35 Wooster Street
(between Broome and Grand Streets)
New York, NY 10013
Dorothea Tanning: Early Designs for
the Stage will present approximately twenty hand-drawn
ballet costume designs by Dorothea Tanning (b.1910)
created in collaboration with the early modernist
choreographer, George Balanchine. Dating from 19451953,
the designs will be shown together for the first time,
and will be accompanied by archival photographs and
ephemera related to the staged productions. This series
explores the dynamic intersections of dance, performance,
visual art, and costume, while drawing important parallels
to Tannings early discoveries in both painting
and sculpture. Taking the form of traditional fashion
plates, the blithely rendered drawings are suggestive
of bodies in motion and portrayals of outlandish characters
through the quirky detailing and sensual drapery of
the costumes. This exhibition is curated by Assistant
Curators Joanna Kleinberg and Rachel Liebowitz.
And on June 10th, they'll be having a panel discussion:
Dorothea Tanning: A Dialogue
Between Visual Art and Performance
Panel Discussion
Thursday June 10, 6:30 PM
Moderated by Joanna Kleinberg and Rachel Liebowitz,
the co-curators of Dorothea Tanning: Early Designs
for the Stage, this discussion will focus on the relationship
between the visual arts and performance in the twentieth
century with a particular focus on Tanning's collaboration
with George Balanchine throughout the 1940s and 50s,
which challenged both artists to expand their ideas
about their own work, and the viewer's perception
of the dynamic intersections of dance, performance,
design, and visual art. Panelists will include Ann
Temkin, The Marie-Josée and Henry Kravis Chief
Curator of Painting and Sculpture at The Museum of
Modern Art; Robert Greskovic, freelance writer and
dance critic for The Wall Street Journal; and Anna
Finke, Wardrobe Supervisor for Merce Cunningham Dance
Company.
n.m.
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dal 4 al 15 maggio 2010
ARTISTI PER LA SALUTE

Galleria Derbylius, via Pietro Custodi 16, Milano
tutti i giorni 14-19
Apertura della mostra: martedì 4 maggio, ore 18.30
Presentazione ufficiale della mostra e del relativo un libro-catalogo: martedì 11 maggio ore 18.30
Hanno aderito all’iniziativa e sono presenti nella mostra:
Minou Amirsoleimani, Salvatore Anelli, Leonardo Anfolsi, Caterina Arcuri, Tamara Aureli, Marco Bagnoli, Marco Baj, Luigi Ballarin, Helenio Barbetta, Clara Bartolini, Donatella Baruzzi, Pietro Bellani, Luciana Bertorelli, Tomaso Binga, Lorenzo Viscidi Bluer, Marité Bortoletto, Ugo Bortolin, Claudio Bozzaotra, Virginia Cafiero, Teresa Campioni, Luigi Francesco Canepa, Maria Amalia Cangiano, Mara Cantoni, Leonilde Carabba, Salvatore Carbone, Marco Cardini, Anna Caré, Alberto Casiraghy, Ezio Centini, Mimmo Centonze, Lella Cervia, Olivier de Champris, Luis Ciccognani, Diego Cinquegrana, Gigi Conti, Mary Crenshaw, Stefania Dalla Torre, Gianfranco De Angelis, Giancarlo Dell'Antonia, Adriana Del Vento, Danilo De Mitri, Giulio De Mitri, Pier Giorgio De Pinto, Claudio Di Carlo, Dagmar Dost-Nolden, Lisa Eleuteri Serpieri, Luisa Elia, Valentina Fabi, Barbara Fässler, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Vincenzo Ferrari, Piero Ferrini, Walter Festuccia, Anna Finetti, Domenico Fittipaldi, Annunziata Fiumi-Loosli, Raffaella Formenti, Pietro Fortuna, Manuela Gaja, Lucia Gangheri, Gian Antonio Garlaschi, Gianni Garrera, Anna Rosa Gavazzi, Vincent Giannico, Pippo Gianoni, Gino Gini, Patrizia Gioia, Jean-Pierre Giovanelli, Anna e Giuliano Grassi, Massimo Grossi, Pino Guzzonato, Heidi Hirvonen, Said Iherchiouen, Pina Inferrera, Emily Joe, Faouzi Laatiris, Anna Lambardi, Elisabeth Lanza, Moumene Larbi, Mohamed Larbi Rahali, Rosanna La Spesa, Marialisa Leone, Pino Lia, Tania Lorandi, Bruno Lucca, Dante Maffei, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Rita Mandolini, Walter Manzini, Giovanni Marinelli, Davide Martinazzo, Claudia Masolini, Rosaria Matarese, Salvatore Mauro, Constantin Migliorini, Alzek Misheff, Elena Modorati, Patrizia Molinari, Albano Morandi, Emilio Morandi, Letizia Nicolini, Antonio Noia, Massimo Orsini, Martina Pancrazzi, Daniele Papuli, Claudio Parentela, Giancarlo Pavanello, Laura Peluffo, Gianpiero Pileri, Antonella Piro, Marco Porta, Lucio Pozzi, Michele Principato, Antonella Prota Giurleo, Nuccia Pulpo, Mariagrazia Quaranta, Erminio Riva, Fiorella Rizzo, Aldo Roda, Dayse Rodrigues, Filippo Rolla, Raffaele Romano, Annamaria Russo, Vitantonio Russo, Gino Sabatini Odoardi, Rosemarie Sansonetti, Antonio Sassu, Salvatore Sava, Salvatore Scalora, Evelina Schatz, Manuel Schatz, Batoul Shimi, Flavio Sciolé, Federico Simonelli, Stefano Soddu, Afro Somenzari, Sandro Soravia, Antonio Sormani, Anna Maria Spagna, Valdi Spagnulo, Daniela Spaletra, Celina Spelta, Micaela Spinazzè, Aldo Spinelli, Fausta Squatriti, Franco Summa, Armando Tinnirello, Alessandro Traina, Ur5o, Luisa Valentini, Franco Vertovez, Rita Vitali Rosati, Mauro Vitturini, Carlo Volpicella, Insa Winkler, Paola Zampa, Settimia Zerboni
Da sempre la medicina accompagna l’uomo. Dopo un lunghissimo periodo di visione magica del rapporto tra uomo, salute e contesto, il mondo occidentale si è mosso verso una specializzazione crescente, perdendo di vista la visione complessiva. Il progredire della medicina ha portato a conoscenze che svelano l’incredibile complessità del corpo umano, evidenziando, tra l’altro che molti elementi psicologici influenzano il sistema immunitario, fino addirittura a determinare guarigioni “miracolose”: oltre antibiotici, chirurgia e altre pratiche mediche, sono parte della terapia la comunicazione col paziente, la fiducia nella cura, la voglia di guarire, la serenità del contesto.
Eppure uno sguardo sulle strutture ospedaliere ci rivela immediatamente che queste sono state spesso progettate per i medici, e non per i malati, che un ospedale è vissuto, percepito, sentito in tutti gli aspetti come luogo di malattia, e non di guarigione, che stanze, colori, arredi, odori, rumori in tali ambienti sono connotazione di sofferenza, e non di speranza. Perché allora trasformare i luoghi della cura in luoghi della salute? A ciò è possibile contribuire attraverso la presenza stimolante e positiva di numerose opere d’arte, che distolgano la mente da quella parte di segnali ambientali che possono influire negativamente, e conducano l’ammalato a percorsi più introspettivi, improntati a ottimismo e speranza, piuttosto che a incertezza e ansia.
Da queste considerazioni è nato il progetto “Disegnando Allegria”, coordinato dal prof. Marco Maiocchi del Politecnico di Milano, che vede la collaborazione dell’Istituto dei Tumori di Milano, e dell’Istituto Tecnologico de Estudos Superiores di Monterrey - Mexico, per proporre soluzioni innovative per il miglioramento del contesto ambientale dei luoghi di cura, attraverso arte e design.
Nell’ambito di tale progetto è stata organizzata a Milano un’esposizione permanente di opere di artisti internazionali; a fronte di una semplice richiesta di regalare un loro lavoro che trasformasse un contesto di malattia in uno di speranza, tali artisti hanno mostrato grande sensibilità e generosità, donando un lavoro, che resterà esposto nei reparti dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
Oltre 160 artisti hanno inviato una loro opera: una mostra di tutti i lavori sarà organizzata presso la Galleria Derbylius di Milano, via Pietro Custodi, 16 dal 4 al 15 maggio 2010; le opere saranno poi trasferite nella loro sede definitiva, all’Istituto Nazionale dei Tumori in Milano, via Venezian, 1.
160 artisti: con diversi stili, diverse tecniche, diverse nazionalità, diverse età, diverse esperienze, che si accettano l’un l’altro e accettano il reciproco confronto. Accanto a giovani e poco noti, sono presenti nomi ormai affermati. Siamo di fronte a una meravigliosa “scultura vivente” di beuysiana memoria, in cui assistiamo al la solidale, libera collaborazione e comunicazione tra uomini di differenti culture, origini, religioni, stati sociali, economici e politici.
I risultati? Innanzitutto il calore, la vicinanza, il segnale del dono. Poi gli effetti sui malati: se si facesse una misura della cura delle terapie e dell’esito delle stesse prima e dopo il cambiamento del contesto con la presenza artistica, ci potrebbero riscontrare delle differenze? Sono pronto a scommettere che ci sarebbero, e grandemente positive! Come potrebbe essere altrimenti, se medici, pazienti e il personale tutto sono esposti ogni giorno alla vivifica visione dell’artista?
La mostra sarà trasformata in esposizione permanente nel corso del mese di giugno 2010 all’Istituto Nazionale dei Tumori, via Venezian, 1, Milano.
recensione di Marcella Busacca
m.m.
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dal 20 maggio al 5 settembre 2010
Christiane Löhr - Dividere il vuoto

Villa e Collezioni Panza-Fai
Piazzale Litta 1 - Biumo (Varese)
Orari: h. 10.00/18.00; ultimo ingresso h. 17.30
“Nel suo lavoro troviamo la poesia delle piccole cose della natura. L’artista - con le composizioni che costruisce unendo i fili d’erba - ci mostra la bellezza di un mondo delicato, che continua anche quando è privato della vita. E’ piccolo il materiale che l’artista usa e quindi anche le opere che crea. Rivela il paziente lavoro di chi ama le minuscole cose che ci circondano. Si riscopre così la nostra vera natura. Siamo viventi come le erbe dei prati. Torniamo a conoscere le nostre origini lontane, ma che anche oggi ci danno nutrimento.”
Così Giuseppe Panza di Biumo descrive il lavoro di Christiane Löhr, le cui opere sono esposte nella mostra “Christiane Löhr. Dividere il vuoto”, organizzata dal FAI – Fondo Ambiente Italiano dal 20 maggio al 5 settembre: nelle Scuderie di Villa e Collezione Panza oltre cinquanta opere tra disegni, sculture e installazioni, la maggior parte delle quali realizzate esclusivamente per gli spazi espositivi del museo.
Christiane Löhr - artista tedesca le cui opere fanno parte della Collezione di Giuseppe Panza dal 2003 - crea sculture e installazioni attraverso il contatto diretto con la natura e la sua relazione con lo spazio. L’artista utilizza materiali inconsueti come i semi di diverse piante - cardo selvatico, edera, graminacei - oppure crini di cavallo per realizzare le sue installazioni che, come microcosmi lievi e raffinatissimi, rimandano a un'architettura immaginaria, preziosa e complessa, ma allo stesso tempo espressione di una solidità rassicurante.
L’allestimento si snoda nei tre spazi delle Scuderie della Villa. Nella Scuderia Grande Christiane Löhr ha concentrato la sua ricerca creando undici gruppi di sculture, installate su basi di legno e concepite come isole.
Nella Limonaia, invece, si evince, con l’alternanza di disegni e sculture collocate direttamente sulle pareti, un movimento continuo: il risultato è la lettura di un ambiente che appare intimo, leggero e arioso.
Nella Scuderia Piccola, infine, si sviluppa un’installazione che rimanda anche all’uso originario del luogo: una forma tubolare - composta da tantissimi fili di crine di cavallo annodati - taglia lo spazio nella sua lunghezza. L’artista crea con le sue opere forme finite che si aprono a infinite associazioni. Fragili e delicate e insieme robuste ed eterne, le sue installazioni interagiscono anche in questa sede con il vuoto che le circonda, come nell’intento di sottrarre forza vitale alla trasparenza dell’aria.
La sua arte è sospesa tra la leggerezza apparente delle sue costruzioni e la semplicità dei materiali utilizzati che, parte integrante del mondo in cui viviamo, rimandano a forme pure ed eleganti libere da inutili sofisticazioni.
Christiane Löhr – Cenni biografici
Christiane Löhr (Wiesbaden, 1965) vive e lavora tra Colonia e Prato. Ha studiato all'Accademia di Düsseldorf con Jannis Kounellis. Ha ricevuto, tra numerosi premi e riconoscimenti, nel 2000 la Borsa di studio per la residenza alla Cité Internationale des Arts (Parigi) e per il soggiorno in India con il DAAD, nel 2002 il Warhol Grant, Headlands Center for the Arts, San Francisco. Tra le principali esposizioni personali si ricordano: Das Übergewicht des Kleinen, Mittelrhein-Museum Koblenz 1997, Wie die Dinge den Raum berühren, Kunstmuseum Bonn 2003, Tendersi dentro – stretching towards the inside, Fattoria di Celle, Gori Collection, Pistoia 2004, Sortint de l'embull, Fundació Pilar i Joan Miró, Palma de Mallorca 2009. Tra le colletive: Basics, Kunsthalle Bern 2002, Il racconto del filo. Cucito e ricamo nell’arte contemporanea, MART Rovereto 2003, XII Biennale Internazionale di Scultura, Carrara 2006, micro-narratives, Museé d’Art Moderne de Saint-Etienne Métropole 2008, green platform, CCCS, Palazzo Strozzi, Firenze 2009, Linie Line Linea, Contemporary drawing, Kunstmuseum Bonn, State of Mind, Panza Collection, Lucca Center of Contemporary Art, Dead or Alive, Museum of Arts and Design, New York 2010. Nel 2001 partecipa alla 49º Biennale di Venezia nella sezione Arsenale, a cura di Harald Szeemann.
m.m.
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fino al 28 Maggio 2010
Mara Pepe
così non è
DIECI.DUE! international research contemporary art
Via Volvinio 30 20141 Milano - 02 58306053
art director Maria Rosa Pividori
www.diecipuntodue.it
a cura di Matteo Galbiati testi di Eleonora Fiorani,
Matteo Galbiati, Angela Madesani
inaugurazione: mercoledì 5 Maggio 2010 ore
18,30 - 21
aperto da martedì a venerdì dalle 15,30
alle 19 e su appuntamento
Le opere di Mara Pepe sono forme nette,
esibite nella loro geometrica perfezione, presenze
mute dell'oggetto mentale reificato in due o tre dimensioni
a seconda che si dispongono a parete, in orizzontale,
o si estroflettano nello spazio, in un'elevazione
della forma a struttura geometrica, ergendosi in verticale.
Sono strutture che mettono in questione l'idea stessa
di scultura, ne danno un altro modo di essere rovesciandone
i termini. Sono corpi di plexiglas trasparenti, resi
monocromi dalla vernice, per cui sono lente e schermo
nello stesso tempo e il "fare" dell'artista
opera, modificandola, sulla potenzialità ottica
della materia mantenendosi entro i confini di un linguaggio
rigorosamente formale. ... (dal testo di Eleonora
Fiorani)
...Se prendiamo ad esempio il dato più evidente,
quell'affinità della sua espressione, legata
ad un'astrazione minimale, trovato un iniziale punto
di contatto con la corrente storica pone subito un
netto distinguo: sarebbe un errore gravissimo vincolare
la sua opera al Minimalismo, di cui lei scardina il
principio base, che privilegia la presenza dell'opera
come riduzione estetica puramente oggettuale. Non
ci sono emozioni, allegorie, rappresentazioni, azioni,
gesti. Mara Pepe invece pratica continui sezionamenti,
alla sua opera che la portano a rintracciare la telluricità
vitale di ciò che si nasconde sotto la pelle
esterna, piatta e fredda, della scultura. Non si limita
ad un algido e freddo distacco rispetto alla propria
azione ed interviene con decisa passione sugli oggetti
della sua arte, violandone le superfici, alterandone
le strutture, tagliandone la pelle, ferendone l'aspetto.
Queste azioni non sono rispondenti però ad
un'emozione incontrollata, ma sono condotti sempre
ad una misurata logica. La riduzione ai minimi termini
ci fa parlare quindi di un Minimalismo di forma ma
non d'espressione, né tanto meno di contenuto,
che ci suggerisce fin dall'inizio, e con una certa
immediatezza, il non farci mai bastare l'apparente,
il dato superficialmente oggettivo, ovvio e scontato,
della prima lettura, del primo livello di visione.
... (dal testo di Matteo Galbiati)
... Le sue sono metafore, ancora una volta in contrasto
con le teorie minimaliste, della condizione esistenziale.
Le cose sono sempre diverse dall'apparenza. La forma
diviene un punto di partenza per giungere ad altre
riflessioni. Mara Pepe privilegia i tempi lunghi,
di esecuzione certo, ma anche di lettura. Per comprendere
appieno il suo lavoro, occorre un avvicinamento profondo,
bisogna soffermarsi davanti alle opere, guardarle
e penetrarle con lo sguardo. Nel corso degli anni
Pepe ha portato il visitatore all'osservazione dei
contenuti, attraverso accessi privilegiati. ...(dal
testo di Angela Madesani)
n.m.
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Mercoledì 5 maggio dalle ore 14,30 alle ore
16
La sposina "sbagliata"
collettiva di libri d'artista
Università degli Studi di Torino Dipartimento
di Orientalistica
Palazzo Gorresio Via Giulia di Barolo 3A - Torino
- Aula3
Mezzi pubblici: Bus 55-56-68-61 Tram 13-15-18
Artiste e artisti:
Martine Boubal, Francesco Ceriani, Francesco Cucci,
Giuseppe Denti, Donato di Poce, anna Rosa Faina gavazzi,
Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Isabella Gobbato, Michele
Lorenzelli, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde
Magni, Gianmario Masala, Veronica Menni, Peppe Monetti,
Mari Jana Pervan, Antonella Prota Giurleo, Luca Rendina,
topylabris, Stefania Tussi , Florence Valero, Rosanna
Veronesi, Maria Grazia Zanmarchi
Progetto e coordinamento: Antonella Prota Giurleo
Curatrici: Alessandra Consolaro, Anna Schoenstein
Informazioni:
Antonella Prota Giurleo 3470312744 a.protagiurleo@email.it
Alessandra Consolaro 3281555260 alessandra.consolaro@gmail.com
Succede che una splendida donna,
Anna Schoenstein, ideatrice e direttrice di un'altrettanto
splendida casa editrice, A Oriente! comunichi
a un'artista, tra una chiacchiera e l'altra, di avere
alcune copie sbagliate di un libro.
Il testo, La sposina di Citra Mudgal, tradotto
dalla lingua hindi da Alessandra Consolaro, è
un piccolo gioiello.
Naturalmente il volume è stato poi pubblicato
nel formato e con la copertina corretta ma sarebbe
un peccato che, per un errore di tipografia, le copie
sbagliate restassero in magazzino.
Così l'artista, che è anche curatrice,
propone ad altre artiste e ad alcuni artisti di elaborare
un'opera a partire da un errore. Si tratta di donne
e di uomini che amano la lettura, l'arte, la poesia,
la musica; tutte, tutti avranno cura del piccolo testo
e lo restituiranno diverso nella sua preziosità.
Ed ecco che i libri d'artista vengono presentati all'Università
di Torino dove Alessandra Consolaro insegna lingua
e letteratura hindi.
Antonella
Prota Giurleo
Il destino di un errore
Un errore. Una svista tipografica,
uno scambio di copertine. Semplicemente, qualcuno
si è sbagliato.
In una cultura che ammette solo la banalità
della perfezione, senza essere più capace di
riconoscere il fascino di ciò che non è
perfetto e l'emozione dell'imprevedibilità,
l'errore diventa la magnifica distinzione, la grande
originalità che si trasforma in arte. Libri
che non avevano altra destinazione che il macero sono
diventati musa ispiratrice per una mostra di Libri
d'Artista:
torri scolpite di errori, echi di
album della sposa, bomboniere in bilico tra Oriente
e Occidente, opere di pura astrazione, immaginario
occidentale e la quintessenza dello sbaglio: un artista
che smarrisce un'opera sull'errore.
"Il libro in carta è defunto. W
il libro!", come se si parlasse di una religione
"nuova" che va a sostituirne una "vecchia":
nell'epoca che decreta la fine della carta stampata
e l'affermarsi di innovativi sistemi di lettura -
o meglio, di nuovi mercati - fortemente inquinanti
e solo apparentemente liberalizzanti, essere responsabili
di ogni foglio di carta stampata, prendersi cura delle
pagine d'inchiostro è una sorta di impegno
morale.
"A Oriente!", una casa editrice di
lingue orientali, un'esperienza tra gli alfabeti dell'Oriente
e una riflessione, anche questa del tutto orientale
sul Caso e il Destino.
Una mostra dedicata all'amore per i libri e certo
anche al destino, ma soprattutto alle meravigliose
opportunità che ci dona la capacità,
teneramente umana, di commettere errori.
Errori, meravigliosi errori. Affascinanti come opere
d'arte.
Anna
Schoenstein
n.m.
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dal 24 aprile 2010 al 09 maggio 2010
TIBET di Terra e di Cielo
a cura di Ornella Garbin

CASA CERETTI - Via Roma, 42 - Verbania - Intra
Mostra collettiva d'arte contemporanea
organizzata dall'Associazione Tibet Culture House
Orari: 10:00-12:00 | 15:00-18:00 - Chiusura lunedì
- Ingresso libero
Sabato 24 aprile 2010 alle 18,00
si inaugura a Verbania presso Casa CERETTI Museo del
Paesaggio, la mostra "TIBET di Terra e Cielo"
- mostra collettiva d'arte contemporanea. L'esposizione
organizzata dall'Associazione Tibet Culture House
di Cologno Monzese (MI), è patrocinata della
Città di Verbania - Provincia Verbano Cusio
Ossola.
Finalità della mostra è
creare un "ponte sensibile" per conoscere
e capire meglio la cultura tibetana e la sua condizione.L'arte
contemporanea può favorire così l'approfondimento
di valori etici, oltre che estetici, ma soprattutto
far sì che nessuno dimentichi l'inalienabilità
del diritto alla vita e alla libertà.
All'inaugurazione saranno presenti
Marco Zacchera -Sindaco di Verbania-, Lidia Carazzon
-Assessore alla Cultura, rappresentanti delle associazioni
di solidarietà con il Tibet e numerosi artisti.
Introdurranno la mostra Chophel Tamding, Presidente
della Tibet Culture House, e Ornella Garbin, curatrice.
Venerdì 30 aprile e venerdì
7 maggio sono previste due conferenze dedicate alla
Medicina Tradizionale e alla situazione tibetana,
presso l'Hotel il Chiostro Verbania Intra - ore 21.00,
organizzate dall'Associazione Tibet Culture House
(info: tamchoe@hotmail.com)
Artisti in mostra: Carla Arosio, Giancarlo Bertoncini,
Gabriele Bianconi, Adalberto Borioli, Maria Elena
Borsato, Carmen Carlotta, Elena Ciocca, Gian Paolo
Ciurlo, Marisa Cortese, Dade alias Daniela Dente,
Antonio Di Mauro, Fausta Dossi, Giuseppe Fabris, Gretel
Fehr, Mavi Ferrando, Ornella Garbin, Luigi Gentilini,
Maria Luisa Grimani, Kalamari, Rosella Lamperti, Maria
Clotilde Licini, Alberto Maderna, Ruggero Maggi, Francesco
Magli, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Marco Malagola,
Albino Marcolli, Alberto Mari, Emanuela Mezzadri,
Anna Olivares, Aldo Pancheri, Irene Petrella, Silvia
Porro, Tiziana Rosmini, Gian Rusconi, Dante Spotti,
Mario Tonino, Paolo Ugolini, Maria Grazia Zanmarchi.
n.m.
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dal 15 aprile al 9 maggio 2010
IL MURO
1989 - 2009
Rassegna d'Arte Contemporanea

Mikalojus Konstantinas Čiurlionis National Art Museum
address: V. Putvinskio g. 55, LT-44248, Kaunas Lituania
Zilinskas Art Gallery
Neoriklausomybes 12 – Kaunas Lituania
inaugurazione sabato 15 aprile 2010 ore 18
orario da martedì a domenica ore 11:00 – 17:00
a cura di Enzo Fornaro, Mario Napoli
testi di Maura Ghiselli, Elena Putti
collaborazioni Julie Azoulay, Silvia Barbero
Con il Patrocinio di
Mikalojus Konstantinas Čiurlionis National Art Museum e Istituto Italiano di Cultura, Vilnius
Artisti partecipanti
Paolo Ancarani, Antonella Aprile, Tommaso Arscone, Mario Bardelli, Serena Basei, David Biasini, Raffaella Bisio, Bucciarelli&Miglio, Gabriele Buratti, Virginia Cafiero, Sara Calzolari, Silvia Cappiello, Luigi Carpineti, Gianfranco Carrozzini, Rossana Tara Cassoletti, Cristina Cattaneo, Rossana Chiappori, Meri Ciuchi, Milly Coda, Nicoletta Conio, Nelli Cordioli, Valerio Cosimo, Giuliano Crepaldi, Carolina Cuneo, Marina Dagnino Isnaldi, Riccardo Dametti, Daniela Da Riva, Valentina De Chirico, Gigi Degli Abbati, Elena Del Fabbro, Luca Di Castri, Walter Di Giusto, Maria Di Nitto, Angela Di Sanza, Cira D’Orta, Sabrina Faustini, Saverio Feligini, Enrico Francescon, Alfredo Galleri, Francesca Galleri, Maria Gambacorta, Gianluigi Gentile, Luisa Giovagnoli, Fabio Giovinazzo, Lilli Gloria, Riccardo Laggetta, Grazia Lavia, Rodolfo Lepre, Nadia Magnabosco, , Marilde Magni, Giuseppe Manneschi, Graziella Gemignani Menozzi, Massimo Micci, Marcella Mineo, Manuela Moscato, Munico, Riri Negri, Peter Nussbaum, Gabriella Nutarelli, Sofia Paoletti, Paola Pappalardo, Lucia Pasini, Giuliana Petrolini Arcella, Giuliana Piccardo, Elisabetta Piu, Sergio Poggi, Marco Ponte, Luana Resinelli, Alessandro Rietti, Stefania Rizzelli, Guido Rosato, Enrico Paolo Rossi, Cristina Ruffoni, Sergio Saracino, Simona Sarti, Valentina Scattolin, Katia Scotti, Giuliana Silvestrini, Gabriella Soldatini, Giovanni Soncini, Alberto Sordi, Claudio Spoletini, Rosaria Stevanazzi, Alessandro Tambresoni, Ivan Tosi, Barbara Tuso, Maria Vittoria Vallaro, Elena Verardo.
Satura organizza una mostra a tema nella ricorrenza del ventennale della caduta del Muro, invitando gli artisti a produrre un’opera ad hoc sull’evento, lasciando la più ampia libertà alle interpretazioni. Il risultato è stato presentato in una grande esposizione a Palazzo Stella, nel novembre scorso; ora la mostra si sposta nei paesi dell’Est Europeo per arricchirsi di altre testimonianze.
Prima tappa di questo percorso Kaunas - Lituania ospiti del Mikalojus Konstantinas Čiurlionis National Art Museum. Il museo e' dedicato a Mikalojus Čiurlionis un grande artista lituano, musicista, scrittore e pittore simbolista. Si tratta di uno dei più importanti musei della Lituania e comprende oltre alla sede principale altre succursali e gallerie. La sua collezione e' costituita dalle opere di Ciurlionis, oltre ad opere di arte folkloristica lituana, reperti dell'antico Egitto e numismatica. Nelle sedi correlate come la Zilinskas Art Gallery, dove la mostra viene ospitata, sono conservate molte opere dal XVII al XX secolo.
m.m.
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18 aprile-13 giugno 2010
XIV Biennale Donna 2010 Ferrara
Memorie velate
arte contemporanea dall’Iran

Ferrara - Padiglione di Arte Contemporanea
Orari
da martedì a domenica 9.00 – 13.00 | 15.00 – 18.00
Aperto 1 maggio e 2 giugno 2010
“MEMORIE VELATE. Arte Contemporanea dall’Iran” è la mostra collettiva scelta per la XIV edizione della Biennale Donna, promossa dall’UDI – Unione Donna in Italia di Ferrara, in collaborazione con le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea e i Musei Civici di Arte Antica del Comune di Ferrara, in programma dal 18 aprile al 13 giugno 2010 al Padiglione d’Arte Contemporanea di Ferrara.
La mostra ripercorre l’esperienza di sei artiste contemporanee iraniane già affermate a livello internazionale: Shirin Fakhim, Ghazel, Firouzeh Khosrovani, Shadi Ghadirian, Mandana Moghaddam e Parastou Forouhar. Sei donne che oltre ad aver vissuto un tormentato passato, a partire dalla Rivoluzione Islamica del 1979, fino alla guerra Iran-Iraq (1980-1988), portano soprattutto la testimonianza della gravosa condizione della donna in uno dei Paesi mediorientali più conservatori. Nella cultura iraniana la discriminazione della donna è infatti ancora un argomento prioritario e anche se tentativi di cambiamento sono stati fatti, la donna iraniana è tuttora collocata nei gradini più bassi della scala sociale, considerata come una cittadina di “seconda classe”.
Filo conduttore della mostra sono le memorie di un passato ed un presente ancora in bilico fra desiderio di modernizzazione e volontà di salvaguardia delle tradizioni culturali e religiose islamiche, in un delicato ma altrettanto articolato percorso visto dagli occhi di coraggiose donne, instancabili portavoci di una realtà che vuole essere raccontata.
L’indagine che ne consegue ritrae volutamente l’esperienza di artiste che hanno seguito percorsi diversi, presentando le riflessioni sia di chi ha scelto di rimanere in Iran, sia di chi già da anni ha deciso l’esilio, in uno stato di nomadismo geografico obbligatorio che però non dimentica la forte identità culturale.
La rassegna ripercorre temi quali il ruolo sociale e familiare della donna nel mondo islamico, il legame con il proprio Paese e la speranza di un cambiamento verso un futuro più democratico, il tutto proposto con ampia varietà di linguaggi espressivi: dalla video arte all’installazione, dalla fotografia ad opere site specific realizzate appositamente per la Biennale, fino ad arrivare al documentario, un genere che sta vivendo in Iran un importante sviluppo espressivo.
La mostra si apre con la presentazione di alcuni dei più significativi lavori mai esposti in Italia della giovane Shirin Fakhim, sculture a grandezza naturale che con audacia ed evidente provocatorietà affrontano il tema del grande aumento di prostitute a Teheran, triste risultato del ripudio, degli abusi domestici o della vedovanza subiti da donne che “perdono la propria dignità” come previsto da regole religioso-sociali. La rassegna prosegue con la complessa video-installazione di Ghazel, artista già affermata a livello internazionale che porta alla Biennale un’opera in esclusiva italiana, un intimo diario quotidiano fortemente autobiografico che racconta gesti, atteggiamenti e parentesi di vita di una donna dalla multipla e complessa identità. L’unico documentario presente in mostra, quello della giovane giornalista e documentarista Firouzeh Khosrovani, riporta invece la concezione del corpo femminile dalla Rivoluzione Islamica fino ad oggi, quando anche i manichini femminili nelle vetrine dei negozi di Teheran diventano oggetto di attive controversie che sfociano nell’inverosimile decisione di mutilarne le forme femminili.
La privata riflessione sull’individualità femminile trova una giusta espressione nelle opere della fotografa Shadi Ghadirian, originali e suggestivi scatti che evidenziano le contraddizioni dell’Iran odierno rivelandone le incoerenze e sostenendo che dopo la modernizzazione della tecnologia deve arrivare quella dei valori. Di grande impatto visivo e tipicamente concettuali sono i lavori composti da cemento, capelli veri e specchi di Mandana Moghaddam, installazioni dalla forte tensione creativa che giocano sull’inaspettabile bilanciamento fra la forza maschile e quella femminile, resa con una finezza caratteristica predominante del percorso artistico di Moghaddam. A chiudere la mostra le opere di Parastou Forouhar, controversa artista che ha vissuto in prima persona la violazione dei diritti umani a causa della brutale uccisione dei suoi genitori, all’epoca oppositori politici in Iran. L’arte di Forouhar, indubbiamente influenzata da una dolorosa storia personale, si concentra infatti su temi quali la libertà di pensiero e la lotta per i diritti delle donne.
La mostra curata da Silvia Cirelli, è organizzata da un comitato scientifico composto da Lola Bonora, Anna Maria Fioravanti Baraldi, Dida Spano, Anna Quarzi, Ansalda Siroli, Antonia Trasforini, Liviana Zagagnoni, ed è sostenuta da Comune di Ferrara, Provincia di Ferrara e Regione Emilia-Romagna.
In occasione della esposizione sarà edito un catalogo bilingue italiano ed inglese che contiene le riproduzioni di tutte le opere esposte e apparati biografici, unitamente a contributi critici della curatrice Silvia Cirelli e della critica d’arte Rose Issa.
Alla Biennale Donna verranno poi affiancate una serie di iniziative collaterali strettamente legate al filo conduttore della mostra, come una rassegna cinematografica, presentazioni letterarie e dibattiti.
vedi Memorie velate
m.m.
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11 - 20 maggio 2010
L'errare dei segni di Alessandra Bonelli
Incandescenti, attraversiamo i muri di Giulia Comenduni
Quintocortile
Viale Bligny 42 - Milano
a cura di Donatella Airoldi
presentazioni di
Mariella De Santis e
Emilio Pappini
inaugurazione: martedì 11 maggio ore 18
orario: da martedì a giovedì dalle 17,00 alle 18,30
Una doppia mostra personale con un comune filo conduttore: la carta.
Alessandra Bonelli presenta una serie di opere su carta: in esse, l'estrazione del particolare, la rappresentazione per frammenti trasforma l'immaginario a reperto mnemonico fino quasi alla sua parziale cancellazione. Una grande installazione dal titolo 'Lacerti' ce ne fornisce una visione emblematica.
Giulia Comenduni presenta una serie di opere sulla carta: suggestiva sequenza di fotografie realizzate prendendo a soggetto la carta: pagine di libri che formano parabole, curve, sinusoidi, copertine che si trasformano e si deformano fino a diventare completamente altro, lontanissimo dall'origine e al limite dell'indecifrabile
m.m.
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fino al 27 maggio 2010
Martina Bacigalupo
Umumalayika

FNAC
Via Torino ang Via della Pula-Milano
Martina Bacigalupo, nata nel 1978 a Genova, con il progetto fotografico intitolato Umumalayika (in lingua swahili significa "angelo") ci racconta il presente di Francine, una donna africana del Burundi straziata dall’orrendo delitto di suo marito che, a colpi di machete, le ha tagliato ambedue le braccia. Il racconto disegnato dall’obiettivo di Martina si svolge su due piani contrapposti: le immagini in bianco e nero rappresentano con crudezza ciò che Francine è nella nuda realtà di ogni ora del giorno; le immagini a colori esprimono con leggerezza ciò che Francine è nei sogni che l’accompagnano e l’aiutano ad amare la vita ancora, per sempre, nonostante tutto.
m.m.
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dal 23 Aprile al 9 Maggio 2010
La scatola degli affetti
Fotografie a foro stenopeico di Patrizia Di Siro

Atelier Foto Paolo Aldi
Palazzo Cosmi – Via Rialto 47 – Rovereto (TN)
"Espongo a Rovereto la prima edizione de “La scatola degli affetti”, lavoro tuttora in corso.
Le 21 fotografie qui esposte sono state riprese nel 2009 e ritraggono famiglie, coppie o gruppi, tutti coloro insomma che in qualche modo condividono nella loro vita, o per gran parte della loro vita, spazi e tempi comuni. Ogni gruppo è stato ripreso nel suo proprio ambiente e, quando possibile ed esistente, insieme al suo oggetto personale del desiderio/ossessione.
Sono state realizzate grazie alla collaborazione degli amici che hanno voluto sottoporsi ad una inusuale lunga esposizione davanti ad una scatola apparentemente vuota sperando che non passasse di lì, proprio in quegli interminabili secondi, qualcuno che li conosceva.
Ci siamo divertiti!
Il divertimento che nasce dalle cose che ci imbarazzano è irresistibile e così la fotografia a foro stenopeico si ritrova ad avere alcuni insospettabili simpatizzanti in più.
E ancora, coloro che pensavano che ne sarebbe risultata un’immagine che li ritraeva con un’espressione perlomeno “idiota”, si sono ricreduti quando l’hanno vista, coloro che pensavano di essere in grado di stare fermi ben più a lungo, anch’essi si sono ricreduti, così come quelli che pensavano di non riuscire a stare fermi per più di un secondo. Insomma tutti si devono ricredere davanti alla scatola vuota e allo scorrere lento del tempo, lentezza alla quale siamo così disabituati ".
Patrizia
m.m.
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dal 17 aprile al 22 maggio 2010
"IL PAESE SENZA PUNTA"

opera di Antonella Prota
Giurleo
Spazio Eventi della Fondazione Museo Arti e Industria
di Omegna
Tel. 0323/887233 - 0323/866141
programma su www.rodariparcofantasia.it
Organizzatore Responsabile Mauro Caldera
Curatrice Marisa Cortese
Artiste e artisti:
ANITA ARPAIA - CARLA BONECCHI - M. CECILIA BOSSI
- TEGI CANFARI - PIER CATTANEO - GIOVANNI COMPAGNI
- GIANNI COSSU - FINA CURRA' - MARIANO FILIPPETTA
- MAXIMILIAN FLIESSBACH - ORNELLA GARBIN - VITTORIO
GIANINETTI - GIORGIA GRIORIADOU - GEETHA KEKOBAD
- PAULA KOUWENHOVEN - MONICA LASCONI - ALFONSO
LENTINI - CHEN LI - M. GRAZIA MARTINA - ANNA MASSINISSA
- VALENTINA MAYER - SUSANNE MULLER - MARTINO PALUMBO
- ANTONIO PICARDI - ANTONELLA PROTA GIURLEO -
MAURA RABELLI - BARBARA REALE - RODOLFO RIOS ZERTUCHE
(OCEANO) - ROBERTO RIPAMONTI - PACA RONCO - TINA
SALETNICH - BIANCA TANGANDE - ERIKA WAGNER - ALESSIA
ZUCCHI
Nell'anno in corso 2010 si celebra, soprattutto
nelle città in cui ha vissuto,Omegna, Orvieto
e Roma, la ricorrenza dei 30 anni dalla morte
ed i 90 dalla nascita di Gianni Rodari. In considerazione
di ciò, la Fondazione Museo Arti e Industria
di Omegna, con il Parco della Fantasia "Gianni
Rodari", con il Centro Studi "Gianni
Rodari" di Orvieto, e l'Associazione Siviera,
hanno ideato ed ospitato un ciclo di mostre di
opere dì artisti capaci di rendere con
i linguaggi artistici più diversi, alcune
tra le più belle favole di Gianni Rodari.
Vernice 17 Aprile
Orari visita: martedì/venerdì:
9.30/12,30 - 14/17 - sabato e domenica 14,30/18,30
Orari laboratori con i bambini: sabato e domenica:
dalle 15 alle 17
n.m.
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dal 10 al 17 aprile 2010
SIMPOSIO INTERNAZIONALE DARTE CONTEMPORANEA
DI ANIANE (FRANCIA)

Salle des Fêtes Etienne Sanier ANIANE 34150
Curatrice: Martine Boubal
Al simposio parteciperanno ventisei tra artiste
ed artisti di nove differenti paesi:
Italia: Antonella Prota Giurleo; Germania:
Dorothea Fleiss; Serbia: Vince Juhas,
Mirjana Milic; Polonia: Bartosz Fracezk,
Anna Fracezk; Gran Bretagna: Antony White;
Romania: Mirela Traistaru; Spagna: Giuseppe
Strano Spitu; Stati Uniti: Djordje Gavric;
Francia: Martine Boubal, Neda, Christian Pioch,
Florence Valero, Mary Van Gool, Rose Moreno, Anne
Bru, Genevieve Armand, John Sergeant, Anne Marie
Desfours, Michelle Villaret, Christine Pioch,
Myriam Vergely, Alain Devault
n.m.
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dal 14 aprile al 9 maggio 2010
Biennale di arti visive Materiali Resistenti
IV edizione
Mostra
LE SORELLE DI ARTEMISIA - LA DONNA TRA ARTE
E LIBERTÀ

Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione,
della Guerra, dei Diritti e della Libertà
- corso Valdocco 4/a, Torino
Inaugurazione martedì 13 aprile, ore 17.30
In occasione del 65° anniversario
della Liberazione, l'Associazione Arte Totale
in collaborazione con la Fondazione ECM organizzano
e promuovono la quarta edizione della biennale
di Arti Visive "Materiali Resistenti",
con il patrocinio della Regione Piemonte e della
Città di Settimo Torinese. In continuità
con i principi e le finalità che hanno
animato e contraddistinto le edizioni precedenti,
saranno riproposti, attraverso alcuni linguaggi
delle arti visive, i temi della pace e della libertà,
quali valori universali che governano l'umana
coesistenza. Tutte le espressioni creative si
confrontano con i grandi ideali e con gli eventi
della storia, e diventano veicoli di idee capaci
di costruire percorsi di conoscenza e di riflessione.
L'arte e la Resistenza trovano quindi un terreno
comune nella condivisione di principi quali la
libertà, la partecipazione, la passione
e l'intervento. L'edizione 2010 sarà inaugurata
il 13 aprile al Museo Diffuso della Resistenza
di Torino, dove sarà ospitata fino al 9
maggio, per poi spostarsi dal 14 maggio al 13
giugno presso la Casa dell'Arte e dell'Architettura
"La Giardinera" di Settimo Torinese.
Questa edizione in particolare si
presenta in una veste tutta al femminile e propone
opere di pittura, grafica e fotografia realizzate
da 30 artiste piemontesi. Le opere in mostra propongono,
quale tema dominante, il rapporto tra la donna
e l'arte in relazione al valore della libertà,
con un esplicito riferimento alla Lotta di Liberazione,
a tutte le esperienze di resistenza e alle battaglie
civili tese a conquistare diritti e dignità
negati alle donne, nel passato e nel presente.
Anche il linguaggio dell'arte nelle storiche lotte
per l'emancipazione femminile ha permesso alle
donne la libera espressione delle proprie idee,
dei sentimenti e delle emozioni che ancora oggi,
nel contesto di numerose realtà etniche,
sociali e culturali, sono limitate o del tutto
negate. Da qui il riferimento, nel titolo della
manifestazione, alla pittrice Artemisia Gentileschi,
donna dal grande talento artistico operante a
Roma nel XVII secolo, che riuscì a superare
pregiudizi e ostacoli sociali in un contesto storico
particolarmente complesso, simbolo quindi della
dignità femminile e della libertà
di espressione conquistata proprio tramite l'arte.
In occasione della mostra sarà visibile
anche il documentario NON AVER PAURA! Donne che
non si sono arrese dedicato al progetto teatrale
sulla Memoria "Non mi arrendo, Non mi arrendo!"
promosso da SPI-CGIL Torino, che ha coinvolto
oltre cinquanta donne - protagoniste della guerra
di Liberazione in Piemonte e delle successive
battaglie per l'affermazione dei diritti sociali
e civili - che si raccontano attraverso il linguaggio
del teatro. In un dialogo a più voci e
tra generazioni, trasmettono alle giovani studentesse
che le affiancano in scena un nuovo senso della
storia e il loro stesso coraggio per non arrendersi.
Le artiste:
Laura Avondoglio, Daniela Baldo, Maura Banfo,
Ines Daniela Bertolino, Barbara Bonfilio, Laura
Castagno, Liliana Cecchin, Clotilde Ceriana Mayneri,
Simona Chiefari, Costanza Costamagna, Carla Crosio,
Maria Erovereti, Nadia Fiorenza, Anna Madia, Olga
Maggiora, Paola Malato, Adriana Mazzetti, Jolanda
Mensio, Riccarda Montenero, Ines Lidia Montero,
Michela Pachner, Rosa Quaglieri, Daniela Rissone,
Valeria Sangiorgi, Maria Antonietta Rossetti,
Maria Troglia, Dede Varetto, Tatiana Veremeienko,
Elisabetta Viarengo Miniotti, Alma Zoppeggi.
n.m.
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Incontro con Elisabetta Baudino

Spazio Unione Femminile
Corso di Porta Nuova 32 - Milano
Inaugurazione
Sabato 27 marzo 2010, ore 18
Presentazione di Vera Maria Carminati.
La mostra proseguirà il 28 e 29 marzo dalle ore 10 alle ore 19
Artista ed insegnante di formazione filosofica, Elisabetta Baudino ha sviluppato un percorso che, iniziato con lo studio del colore nei laboratori di acquarello di orientamento steineriano, è approdato negli ultimi anni ad una ricerca di linguaggi e materiali diversi: oggetti recuperati, materiali poveri, colori, parole. Ha avuto molteplici riconoscimenti in spazi espositivi importanti e ha espresso le sue riflessioni teoriche sull’arte in momenti collettivi anche di pensiero femminile (XII Simposio IAPh, Associazione Internazionale delle Filosofe, Roma, 31 agosto – 3 settembre 2006,).
“Dal 1998 ha esposto e coordinato progetti artistici sempre accompagnati da una riflessione filosofica, partecipando ad una visione dell’arte intesa come pratica connessa ad ogni campo dell’attività umana e caratterizzata da una forte tensione etica.” Ne sono testimonianza i differenti ambiti collettivi in cui Elisabetta si è mossa: dall’Associazione di donne in arte “Oltreluna”, con cui è cresciuta e ha avuto un confronto appassionato; alla progettualità ambiziosa, felicemente riuscita, di laboratori didattici e formativi, rivolti agli studenti dell’Istituto Tecnico Agrario “Italo Calvino” di Noverasco, dove ha sperimentato con i giovani la possibilità di un riutilizzo entropico dei materiali in disuso nella scuola, con l’esplicito riferimento alle intuizioni artistiche di Beuys, le cui opere Elisabetta apprezzava.
Così scrive Anna Maria Carminati nel presentare la mostra di Elisabetta al Circolo Bertold Brecht “Figure in tempi variabili” (Milano 7-18 novembre 2005):
Non è solo la profondità del concetto e dell'interpretazione - solido orizzonte delle figure di questa artista -, ma uno spessore di ricordi e di attese, un tempo sedimentato nell'interiorità e disteso oltre lo sguardo bambino del desiderio. Dalla loro dimensione ancestrale e senza tempo, figure archetipe di donna-albero sembrano indicare, con la forza del paradosso, il fluire incessante della vita e il radicamento come condizione ineludibile, convergenza di limite e ricchezza.
Il nostro desiderio, a un anno dalla scomparsa di Elisabetta, è quello di restituire voce e sguardo alle sue parole e alle sue opere, ridando loro ancora luce e altro tempo attraverso una mostra antologica dei suoi lavori più significativi, dove scrittura e immagini si incontrano per svelarsi reciprocamente e testimoniare di una ricerca di senso, di “un punto di equilibrio”, come scrive Elisabetta, “tra i paradossi dell’intelletto e del corpo”.
m.m.
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n.m.
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http://gianmariomasala.blogspot.com/2010/04/arteambiente-2010-on-last-march-18-i.html
m.m.
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dal 17 al 30 marzo 2010
GRAFFIATE

presso la nuova sede di Quintocortile
nella storica casbah di Viale Bligny 42 a Milano
inaugurazione: mercoledì 17 marzo 2010 alle ore 18
a cura di Donatella Airoldi
opere di: Eugenio Alberti Schatz, Donatella Berra, Loriana Castano, Francesco Ceriani, Chiò, Paolo Dell'elce, Valeria Diamanti, Anna Filippi, Giò Lagostena, Michelangelo Miani, Antonella Prota Giurleo, Sergio Sansevrino, Marina Scognamiglio, Marco Sperandio
Nella settimana che vede la giornata mondiale della poesia una mostra poetico-horror che va dalle delicatissime e dolcissime linee ricavate col punteruolo a tragici graffi (finti) sulla pelle. Nella primavera le braccia graffiate non si possono nascondere.
eventi in mostra: venerdì 19 marzo alle ore 18,30 concerto con musiche di Guido Boselli e testi di Vito Trombetta - per violoncello e voce recitante (nell'ambito della Rassegna 'Festival 5 giornate')
orario: da martedì a giovedì dalle 17 alle 19 (dal 17 al 30 marzo 2010)
m.m.
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dal 18/3/10 al 4/4/10
Marisa Villa Vanetti - Le
acrobate
Galleria D'arte Moderna La Torre
viale Tunisia, 18 - Milano - 02 29510480
Inaugurazione 18 marzo ore 18.30
In esposizione opere
di Marisa Villa Vanetti, artista contemporanea che
punta la sua attenzione sulla donna raccontandone
la fatica per raggiungere, attraverso l'innata forza
interiore, la propria affermazione e il proprio ruolo
in un mondo che ancora le oppone discriminazione.
L'artista espone opere pittoriche e scultoree.
Marisa Villa Vanetti
torna nuovamente a cimentarsi in questa bella personale
con il tema della donna nella società. E lo
fa senza clamore di voci, senza esasperazione di atteggiamenti,
ma utilizzando gli strumenti a lei congeniali della
pittura e della scultura. Due strade che l'artista
percorre da sempre con forza e convinzione, sorretta
da consensi e riconoscimenti. Due strade che convergono
nell'ideologia che Marisa Villa Vanetti, donna-madre-artista,
ha maturato nel tempo: la dolorosa fatica che la donna
sopporta per affrancarsi, per conseguire un proprio
ruolo nel sociale, in sintesi per affermare la propria
identità. Tematica
che si e' delineata nel percorso progettuale e creativo
dell'artista già dal 2005. Erano allora tele
dominate da un fondo bianco simulante la luce, una
luce in grado di far vibrare, ma anche di consumare,
frammentandole, membra di donne colte nel busto, nell'essenza
della loro sofferta capacità di generare. Private
del volto, esse precipitano tuttavia nell'anonimato
mentre la mancanza degli arti inferiori impedisce
loro di muoversi, di divenire nel tempo. I dipinti
che Marisa Villa Vanetti ora espone irradiano una
nuova, pur timida, presa di coscienza e di maturata
consapevolezza da parte dell'artista e di conseguenza
nell'universo delle sue creature. I busti, a noi frontali,
e con diverse posture, sono fasciati da vestiti, moderni
jeans o piu' morbidi panneggi, ed e' proprio l'indumento
che ci racconta l'identità della donna, proteggendola
e qualificandola con un nome. Sono i -Ritratti-, composizioni
di grande forza evocativa: stesure veloci di colore
liquido e segni sicuri a definire le figure mostrano
la capacità di sintesi raggiunta dall'artista,
frutto di un lavoro continuo. Non a caso appaiono
sempre le mani, simbolo di un'operosità tutta
femminile. La produzione scultorea di Marisa Villa
Vanetti si esprime in differenti tipologie, riconducibili
sempre ad un cambiamento in ascesa o ad un gap da
oltrepassare. Nelle sculture dal titolo -Salti-, la
donna, definita da un corpo forte e vitale, siede
su un masso dalla forma arrotondata ed e' pronta a
balzare in avanti, ad allontanarsi da quell' ingombro
gravidico. Di grande lievità sono le sculture
in creta e ferro dedicate alle -Acrobate-, dove le
membra piene delle figure femminili sono sapientemente
bilanciate dalle ariose strutture in ferro cui le
acrobate si aggrappano, con fiduciosa dipendenza.
Ma nel percorso verso la gestazione della personalità
della donna ecco un'ulteriore e decisiva tappa: e'
la -Guardiana- precorritrice di nuove e future figure
femminili. Posta all'ingresso della mostra, e' in
piedi e nella mano regge un ferro (rudimentale scettro?).
Forte nella sua nudità primigenia, ci osserva-
(Vittoria Colpi)
La mostra prosegue dall'8 al 18 aprile 2010 presso
Associazione Sassetti Cultura
via Volturno, 35 Milano
aperta tutti i giorni dalle 15 e 30 alle 18 e 30
n.m.
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dal 12 al 31 marzo 2010
Venerdì 12 marzo alle ore 18.00, presso la
Sala Planet dellUniversità del Melo di
Gallarate, via Magenta 3, Silvia Cibaldi, importante
artista riconosciuta a livello internazionale (ha
esposto a Praga e Vienna), inaugurerà la mostra
personale delle sue opere Cè un
tempo. Tempo interiore della coscienza. La mostra
è la sesta tappa del programma di esposizioni
previste presso la Galleria dArte dellUniversità
del Melo, che proseguirà fino a fine 2010 con
nuove mostre ogni mese.
"Da anni non
organizzo mostre personali per scelta, tranne in casi
eccezionali. Partecipo a mostre di gruppo e collettive
a tema quando largomento proposto mi piace.
Nel 2008 ho esposto alla casa biologica di Busto Arsizio
per una mostra da inserire nel trentennale dellassociazione
dei liberi artisti varesini di cui sono socia. Ora
nel 2010, grazie a mia figlia Duilia, ho conosciuto
il dott. Predazzi, direttore del Melo di Gallarate,
che ha organizzato una rassegna dal titolo accattivante:
larte invisibile. Decido che è tempo
di mettere a confronto vecchie opere rivitalizzate
con quelle di nuova produzione. Cè un
tempo di memoria, tempo di gioco, tempo di silenzi
e sogni, tempo di spiritualità, di riflessione,
di consapevolezza, di amicizia, di regine. La mia
prima mostra è del 1966. Ora è tempo
di bilanci personali in un luogo e con persone che
sanno far vibrare le corde da tempo silenziose per
un concerto aperto a tutti quelli che sanno ascoltare."
(silvia
cibaldi)
La mostra sarà aperta tutti i giorni, dalle
ore 16.00 alle ore 19.00, fino al 31 marzo. Lingresso
è libero e gratuito. Per visite guidate in
compagnia dellartista durante i fine settimana
e per informazioni rivolgersi al numero 0331 708224
oppure 0331 776083.
n.m.
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m.m.
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dal 6 al 14 marzo 2010
FIORI D'ACCIAIO:
IL CORAGGIO DELLE DONNE NELL'ARTE

Teatro "Verdi" - Via G. Verdi, 14 - Corsico
La "Stabile città di Corsico" e Galassia
Associazione di donne, con il patrocinio del COMUNE
DI CORSICO presentano
"FIORI D'ACCIAIO" opera teatrale di R.
Harling
Direzione: Piera Brussolo. Regia: Miriam Borroni
con Daniela Aronica, Ester Baldrighi, Piera Brussolo,
Manuela Gorla, Mariangela Porotti, Anna Serpe.
"IL CORAGGIO DELLE DONNE" Mostra d'arte
contemporanea
Curatrice e coordinatrice Silvana Gatta
Opere di Gretel Fehr, Nadia Magnabosco, Marilde Magni,
Veronica Menni, Antonella Prota Giurleo
Due associazioni, La "Stabile
Città di Corsico" e "Galassia",
unite da un fine comune, dare voce al coraggio delle
donne, propongono una mostra d'arte che, fondendosi
in un percorso che si interseca con un "bucato
di pensieri stesi", accompagnerà spettatori
e spettatrici alla visione dell'opera teatrale che
compiutamente darà risalto al concetto espresso
dalle artiste.
Inaugurazione e Prima: Sabato 6 marzo 2010 - ore
21,00
Informazioni e prenotazioni
per lo spettacolo teatrale: Sala La Pianta- Via Leopardi,7:
mercoledì 3 marzo, giovedì 4 marzo,
giovedì 11 marzo, dalle ore 17 alle ore 19.
Costo biglietto: €. 6,50.
per la mostra d'arte contemporanea: Ingresso libero
- tel. 339.4389688 silvana.gatta@tiscali.it
Data repliche: Domenica 7 marzo - ore 15,30; Sabato
13 marzo - ore 21: Domenica 14 marzo - ore 15,30.
n.m.
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8 marzo 2010 dalle 12 alle 14
8 MARZO DONNE
Azienda Valassis Milano
Interventi di:
Tina Tortorella, delegata sindacale;
Dora Maffezzoli, Roberto D’Arcangelo, Gualtiero Quetti, funzionari sindacali
Antonella Prota Giurleo, artista
Lavoratrici Valassis
Installazione: Il bucatino, composta con i contributi delle lavoratrici
Performances: di Antonella Prota Giurleo con la collaborazione delle lavoratrici:
Il testamento di Maria Helena
Il filo
Il muro dei desideri
Informazioni:Tina Tortorella 333 49 13 159 tor_tina@alice.it
Antonella Prota Giurleo 347 0312744 a.protagiurleo@email.it
Le rappresentanti sindacali della Valassis, azienda di 89 dipendenti, in grande maggioranza donne, hanno voluto organizzare, anche in vista del rinnovo della RSU, un 8 marzo che espliciti valori e competenze del genere femminile.
Nel corso dell’iniziativa, dopo i brevi interventi sindacali, si svolgerà la performance Il filo, performance ideata da Antonella Prota Giurleo che prevede il coinvolgimento delle lavoratrici presenti, e che, richiamando una frase di Adrienne Rich, esplicita la necessità di legami forti tra donne, legami che l’artista ritiene ormai ben presenti e saldi, per la costruzione di un mondo nel quale il sesso femminile e il sesso maschile assumano ed esplicitino, a partire da sé e dall’assunzione cosciente del proprio genere, competenze e saperi.
Successivamente, attraverso la visione delle opere e la lettura di scritti di alcune artiste considerate madri simboliche, Berthe Morisot, Marie Laurencin e Georgia O’Keeffe, si svolgerà una discussione tra le lavoratrici su temi che si riferiscono alla propria crescita come donna: la relazione con la madre, la relazione con le altre donne, la bellezza e la creatività ( la predilezione per i fiori, l’attenzione affettiva espressa attraverso la preparazione dei cibi, la cura del mondo delle cose espressa nel tenere da conto), la gioia e il dolore.
Sugli stessi temi le lavoratrici sono state invitate a produrre testi o immagini ( disegni, dipinti, fotografie) proprie o di altre, che saranno esposte in un’installazione, Il bucatino.
A tutte sarà consegnato un testo di Nerina Benuzzi, segretaria della Camera del lavoro di Milano, dal titolo Le mele. Testo che esplicita l’affettività femminile espressa anche attraverso il dedicare tempo ed energie alle persone amate attraverso quel di più che sta nella preparazione dei dolci.
Consuetudine questa ripresa anche dalle lavoratrici della Valassis. Durante il periodo di maggiore pressione all’interno dell’azienda, nel corso della difficile trattativa per impedire la chiusura/trasferimento e la conseguente perdita del posto di lavoro, quando il pericolo era più alto, a turno, il venerdì, una lavoratrice portava una torta per condividere con le altre donne un momento di convivialità e di benessere.
Al termine della discussione sarà presentato Il testamento di Maria Helena. Il testo poetico Il testamento dell’artista Maria Helena Vieira da Silva costituirà il punto di partenza per una performance nel corso della quale sarà donato a tutte le persone presenti un collage che esprime il pensiero dell’artista sulle vita. Un dono che introduce una piccola contraddizione nel mercato dell’arte, mercato che, in quanto tale, prevede la vendita, mai il dono.
Le lavoratrici della Valassis, a differenza di quelle della maggior parte dei luoghi di lavoro, non hanno la possibilità di segnare della propria presenza lo spazio lavorativo, in quanto l’organizzazione del lavoro su due turni, mattina e pomeriggio, prevede che due diverse donne utilizzino la stessa scrivania. Impossibile quindi disporre sulla scrivania le foto dell’attore preferito o dei figli o i loro disegni o una pianta o un portamatite, lo spazio condiviso non permette la personalizzazione.
Ma, anche qui, la creatività, caratteristica femminile che in quest’azienda si esprime anche attraverso la fantasia e la competenza visiva in quanto più del dieci per cento delle lavoratrici proviene dal liceo artistico, ha trovato il modo di segnare il proprio spazio.
La creatività, la capacità cioè di trovare soluzioni, ha introdotto una regola non scritta ma forte della condivisione: ci sono tre cassetti in ogni scrivania, il primo è per la cancelleria, il secondo per la donna che fa il turno del mattino e il terzo per quella che svolge il turno pomeridiano o viceversa.
E, nel cassetto, i segnali di sé e, forse, i sogni. Sogni che potrebbero uscire e trasformarsi in desideri. E qui sta il senso dell’ultima performance che concluderà l’incontro prima del rinfresco. Una serie di post it gialli con la scritta Voglio sui quali ciascuna potrà esprimere il proprio volere e che, tutti insieme, costituiranno Il muro dei desideri.
m.m.
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dal 19 febbraio al 16 maggio 2010
Donne. Avanguardia femminista
negli anni 70"

GNAM, Galleria Nazionale dArte Moderna e
Contemporanea
Viale delle Belle Arti 131 - Roma
Artiste in mostra: Helena Almeida, Eleanor Antin,
Renate Bertlmann, Valie Export, Birgit Jürgenssen,
Ketty La Rocca, Suzanne Lacy / Leslie Labowitz, Suzy
Lake, Ana Mendieta, Martha Rosler, Cindy Sherman,
Annegret Soltau, Hannah Wilke, Martha Wilson, Francesca
Woodman, Nil Yalter
In un momento di rinnovato interesse
internazionale per l'arte delle donne e per l'arte
femminista la Galleria nazionale d'arte moderna e
contemporanea, in collaborazione con Sammlung Verbund
di Vienna, offre al pubblico una scelta di 200 opere
di 17 artiste che negli anni Settanta hanno trattato
da pioniere temi come il corpo, l'identità
femminile e la differenza uomo-donna, oltre ad aver
messo in discussione il proprio ruolo attraverso la
ricerca di nuovi linguaggi o, anche, utilizzando riferimenti
surrealisti e concettuali.
La mostra che intende attirare l'attenzione
su una tematica e su un decennio non ancora sufficientemente
esplorati, presenta per la prima volta in Italia una
significativa scelta tematica e cronologica tra i
molteplici lavori della Sammlung Verbund di Vienna,
una collezione d'impresa costituita a partire dal
2004, che riunisce artisti di fama internazionale
dagli anni Settanta ad oggi, e si accresce seguendo
due filoni di ricerca: uno performativo e focalizzato
appunto sulle avanguardie femministe, l'altro basato
sullo studio e la destrutturazione degli spazi. A
tale proposito la direttrice della Sammlung Verbund
e curatrice della mostra, Gabriele Schor, afferma:
"Ho voluto definire il movimento artistico femminista
degli anni '70 avanguardia femminista per sottolinearne
il ruolo storicamente precursore".
In mostra una scelta dei primissimi
lavori di Cindy Sherman, realizzati nel 1975-76 e
ancora poco noti, mentre saranno esposte in Italia
per la prima volta le opere di Birgit Jürgenssen,
Renate Bertlmann, Annegret Soltau e Nil Yalter.
Orari di apertura martedì - domenica dalle
8.30 alle 19.30 (la biglietteria chiude alle 18.45)
Chiusura il lunedì. Biglietti Intero 10 euro,
ridotto 8 euro, Ridotto per i cittadini UE fra i 18
e 25 anni. Gratuità per i cittadini UE sotto
i 18 e over 65 anni.
vedi Donne d'avanguardia di Lea Mattarella
vedi Arte femminista di Francesca Giuliani
vedi Le cattive Ragazze degli Anni Settanta di Manuela Gandini
n.m.
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dal 1 al 20 marzo 2010
TRAME
PER TUTTE LE STAGIONI
Mostra Poetica sul colore dei dodici mesi
ROSANNA VERONESI
Studio Tufano
Viale Col Di Lana, 14 - Milano
tel/fax 02 89 42 03 03
tufanostudio25@libero.it
Inaugurazione Lunedì 1 marzo dalle ore 18.30
con poetiche e musica di artisti, performance di Christa
Wibbelt dalle ore 19
Durata Mostra dall'1 al 20 marzo 2010 - pomeriggio
su appuntamento
Rosanna Veronesi è un'artista che affronta
in maniera trasversale il complesso mondo dell'arte,
non dipinge quindi solamente, ma è curatrice
- attualmente una delle anime di Tufanostudio25 -
è scrittrice, giornalista ed editore - al suo
attivo la creazione di Area - occupandosi anche di
attività di recupero del disagio sociale. Sempre
operando con grande attenzione e sensibilità.
Per questa mostra ha realizzato dodici disegni poi
telati con velature colorate per cercare di rappresentare
il Colore dei Mesi, coinvolgendo amici e artisti,
invitati a comporre dei testi - che saranno letti
nel corso della serata - che descrivano, appunto,
i colori dei mesi. L'inaugurazione sarà accompagnata
dalla performance della stilista Christa Wibbelt,
i cui abiti - in sintonia con le opere di Rosanna
Veronesi - saranno indossati da ragazze naturalmente
portatrici di differenti colori.
Un pensiero ricorrente, come lo scorrere del tempo,
delle stagioni, dei singoli mesi, riguarda l'interpretazione
del colore che cambia, muta, trasformando paesaggi,
cose, visione del mondo che ci circonda. Così
è l'occasione e l'interpretazione di questa
mostra e, al tempo stesso, l'inizio sullo scenario
di una prossima primavera, con il suo costante accostamento
degli acidi e vibranti colori. Una visione tutta personale,
che stende sulla carta il corpo di ciascun mese e
che diviene un gioco di rimandi e velature: immagini
che sfumano con l'intento di sottolineare un nuovo
significato. La serata di apertura è arricchita
dalla partecipazione di
CHRISTA WIBBEL stilista
Presentazione di BARBARA CHIRIZZI - GRETEL FEHR
Legge le sue poesie e le poetiche d'artista ADA CELICO
ANTONELLO QUARTA accompagna con le sue composizioni
musicali
Artistie/i contribuiscono con le loro poetiche a dare
ulteriore forma all'insieme: - ANNA AURENGHI - GIOVANNI
BAI - ADA CELICO - GRETEL FEHR - TANIA LORANDI - NADIA
MAGNABOSCO - JANAMARI - ANTONELLA PROTA GIURLEO -
e naturalmente GIOVANNI TUFANO
n.m.
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al 24 febbraio al 2 aprile 2010
In&Out.
A portrait of Iranian art
Project B
Via Boria Borgonuovo 3 Milano
ProjectB presenta In&Out in collaborazione con
Xerxes Art di Londra. Un esercizio culturale per portare
in Italia alcuni tra gli artisti iraniani più
rappresentativi che affrontano tematiche legate al
tema dellidentità attraverso differenti
media svelando come larte contemporanea iraniana
vada vista al di là della cultura, della nazionalità
e della religione, con un occhio da chi vive dentro
e chi fuori dallIran.
Accanto agli artisti che vivono allinterno dei
confini nazionali, esiste un numero significativo
di artisti nati in Iran ma che vivono e lavorano allestero.
Questi ultimi fanno parte del cosiddetto movimento
della Diaspora Iraniana, che fu coinvolto nei turbolenti
eventi della rivoluzione e nel periodo immediatamente
successivo.
Concetti come lesilio, lalienazione, la
nostalgia, lindigeno, il femminismo, la libertà
e assimilazione culturale, o lassenza di tutto
ciò pervadono questo insieme di opere altamente
raffinate.
In occasione della mostra un evento unico: la proiezione
di Road, documentario di Abbas Kiarostami, 32 minuti,
2004. Il film ripercorre la fotografia del regista
iraniano e segue il suo viaggio fuori Tehran, in cui
produce immagini di pura poesia.
Artisti: Navid Azimi-Sajadi; Jamshid Bayrami; Nader
Davoodi; Parastou Forouhar; Dariush Gharahzad; Khosrow
Hassanzadeh; Mahmoud Kalari & Ali Rahbar; Hossein
Khosrojerdi; Abbas Kiarostami; Farsad Labbauf; Ahmad
Morshedloo; Malekeh Nayini; Afshin Pirhashemi; Seifollah
Samadian, Mitra Tabrizian; Sadegh Tirafkan.
n.m.
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dal 23/2/10 al 30/3/10
Bad girls
Good girls go to heaven,
bad girls go everywhere!
Piazza Ivrea - Genova
Caterina Gualco - UnimediaModernContemporary
Art - e Clelia Belgrado - VisionQuesT gallery - sono
liete di annunciare la mostra « Bad Girls :
good girls go to heaven, bad girls go everywhere »,
che si inaugurerà nei due spazi di Piazza Invrea
a Genova, martedi' 23 febbraio 2010 dalle 18:00 alle
21:00.
L'idea di una mostra insieme e' nata
non solo dalla posizione delle due gallerie che si
affacciano su Piazza Invrea, nel cuore di Genova,
a un passo da Piazza San Lorenzo, ma anche dal desiderio
di continuare il lavoro di sinergia che le gallerie
genovesi stanno portando avanti da qualche tempo.
Saranno presenti in mostra 43 artiste:
Marina Abramovic, Vanessa Beecroft, Connie Bellantonio,
Stefania Beretta, Daniela Carati, Silvia Camporesi,
Sandra Chiesa, Alessia De Montis, Niki De Saint-Phalle,
Tracy Emin, Ivana Falconi, Limbania Fieschi, Francesca
Galliani, Nan Goldin, Zoe' Gruni, Dorothy Hong, Carla
Iacono, Mirta Kokalj, Noris Lazzarini, Silvia Levenson,
Manon, Federica Marangoni, Mary Ellen Mark, Malena
Mazza, Paola Mongelli, Charlotte Moormann, Shirin
Neshat, Anna Oberto, Yoko Ono, Meret Oppenheim, Orlan,
Gina Pane, Alessandra Pedonesi, Carol Rama, Elettra
Ranno, Bettina Rheims, Gretta Sarfaty, Carolee Schneemann
Sandy Skoglund, Berty Skuber, Kiki Smith, Alessandra
Vinotto, Laura Zicari
Sono tre generazioni di artiste contemporanee,
il cui lavoro si muove fondamentalmente nell'ambito
dell'installazione, della performance, della fotografia
e del video accomunate da una energia specificamente
femminile. Scrive Viana Conti: ''Dare appuntamento
in galleria alle cosiddette Bad Girls della storia
dell'arte, non intende ricalcare la formula glamour
di una compilation musicale, di un film di richiamo
erotico, di un serial televisivo, di un disinibito
affondo letterario... ma intende dare immagine a una
provocazione autoironica, storicamente e visivamente
ben architettata dalle galleriste Caterina Gualco,
attiva dagli anni Settanta, e Clelia Belgrado, di
una generazione successiva, interessata alla storia
e alla contemporaneità del linguaggio fotografico.
La donna, tendenzialmente oggetto di rappresentazione,
qui e' finalmente soggetto; prendendosi ora la libertà
di volgersi verso qualsiasi interesse, si dispone
alla ricerca di un'autorappresentazione di ordine
ontologico, in cui la propria immagine non cessi di
illuminare gradualmente una realtà interiore
ancora oscura: la propria. Questa rassegna multimediale
al femminile, un po' anarcoide, un po' canzonatoria,
senz'altro politicamente scorretta, muove dagli anni
Quaranta per arrivare fino ad oggi''. E le nostre
Bad Girls, potrebbero tutte dire con Mae West - la
vessillifera delle cattive ragazze: «When I'm
good, I'm very good, but when I'm bad, I' m better
».
Catalogo con testo di Viana Conti in
galleria. - Galleria Vision Quest Contemporary Photography
piazza Invrea, 4 r - Genova e UnimediaModernContemporary
Art c/o Palazzo Squarciafico Piazza Invrea, 5/b Lun-sab
15.30-19.30, mattino e festivi su appuntamento
n.m.
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dal 13 febbraio al 14 marzo 2010



n.m.
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sino al 7 marzo 2010
Ambientarte 2009
I Edizione
Rassegna d'Arte riservata ad artisti che utilizzano
materiali di riciclo
Manifestazione d'Arte promossa dal Comune di Gaeta
Sindaco Antonio Raimondi - Patrocinio Regione Lazio
Provincia di Latina Camera di Commercio di Latina
A cura dell'Associazione Culturale Novecento - Presidente
Antonio Lieto
Artisti partecipanti provenienti da
ogni parte d'Italia:
Paola Abbondi - Modesto Adamo - Marcello Aprea
-
Giovanni Ariano - Daniela Barzaghi - Kika Bohr-
Antonella Boscarini - Giovanni Bravini -
Maria Amalia Cangiano - Carmine Cerbone -
Silvia Cibaldi - Cosmo Cinisomo - Andrea Colaianni
-
Nicoletta Crocella - Francesco Cucci - Salvatore Dell'Anno
-
Giuseppe De Spagnolis - Mavi Ferrando - Ornella Garbin
-
Ilaria Berenice Gasperoni - Ruggero Maggi -
Nadia Magnabosco - Marilde Magni -
Francesco Martelli - Rosario Mazzella -
Gianluca Menegon - Antonio Menenti - Kosmo -
Mario Palmieri - Antonella Prota Giurleo -
Annalisa Ramondino - Samuel Roncen - Patrizio Vellucci.
L'esposizione si tiene presso la Pinacoteca
Comunale d'Arte Contemporanea "Giovanni da Gaeta"
in Via De Lieto n. 2 Gaeta. Apertura dal 5 Dicembre
2009 al 7 marzo 2010. Le opere esposte sono 55. La
rassegna o parte di essa sarà ospitata presso
lo Yacht Med Festival che si terrà a Gaeta
dall ' 11 al 18 aprile 2010 e radunerà tutto
il mondo della nautica da diporto compresi i più
grandi costruttori di imbarcazioni che esporranno
nelle acque del porto la loro ultima produzione.
La mostra è stata programmata
dall'Associazione Culturale Novecento che gestisce
la Pinacoteca Comunale di Arte Contemporanea "Giovanni
da Gaeta".
La Mission è quella di dimostrare
che l'Arte, al solito, arriva sempre prima e già
da tempo lancia messaggi allarmanti sul trattamento
che l'uomo riserva all'ambiente. I materiali usati
dagli artisti, apparentemente esausti, trovano nuova
vita e lanciano messaggi in contesti totalmente diversi
da quelli in cui sono nati. Il rifiuto deve perciò
essere considerato una potenziale risorsa ed essere
trattato come tale rimanendo nel suo ambito chimico,
senza inquinare.
Durante l'apertura della mostra sono
stati organizzati convegni e tavole rotonde intorno
alle denunce fatte dagli artisti attraverso le loro
opere.
n.m.
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dal 3 al 20/2/2010
no War, please!

Biblioteca Chiesa Rossa - Via San Domenico Savio,
3 Milano
Tel. 02 884 65991
Mezzi pubblici: MM2 Abbiategrasso, Tram 3, Tram 15,
Bus 79
Alberto Maria Maderna, Aleksandra Erderljan, Alessandro
Bombardini, Alessia Brozzetti, Alma Islambegovic,
Andrea Margheriti, Andreina Argiolas, Anna Epis, Antonella
Prota Giurleo, Antonio Eusebio, Antonio La Malfa,
Antonio Marciano, Antonio Sassu, Barbara Crimella,
Cadi Salama, Calogero Marrali, Calogero Tuzze', Claudio
Parentela, Claus (Claudia Lauro), Cristina Cattaneo,
Cristina De Marchi, Davide Di Taranto, Domenico Severino,
Eleonora Pullano, Elidon Mucaj, Elvira Vera Mauri,
Erika Riehle, Fran Forman, Frances Crocetti, Francesco
Lasalandra, Gabriela Diana Gavrilas, Gerardo Marzullo,
Giada Fioramonti, Gian Paolo Ciurlo, Gianluca Centrone,
Gianna Maria Pesce, Giuliano Cotellessa, Giuseppe
D'Alia, Ilaria Dolino, Leo Nilde Carabba, Lia Battaglia,
Luca Biondi, Luca Squarcialupi, Luigi Caiffa, Luigi
Spagnolo, Marcella Zardini, Marco Bellomi, Marco Lamanna,
Margherita Calzoni, Maria Elena Borsato, Maria Sabina
Segatori, Marianna Mendozza, Mariano Bellarosa, Marilde
Magni, Marta Idda Maryse Marconi, Me and Jesus (Salvatore
Palazzo), Meliha Druzic, Michele Cutrano, Mirta Caccaro,
Nadia Magnabosco, Nadia Sabbioni, Olga Vanoncini,
Ornella Garbin, Paolo Camplone, Paolo Chirco, Paolo
Ollano, Patrizia Pecorella, Roberto Contini, Rosa
Maria Taffaro, Rosalba Cutrano, Rosanna Giani, Ruggero
Maggi, Santina Chirulli, Santo Giunta, Sebastiana
Vitello, Simona Vajana, Stefania Recalcati, Stefano
Vitellaro, Tijana Kojic, Tiziana Rosmini, Valentina
Berna Berionni, Valentina Majer, Veronica Menni, Vincenzo
Inrgasci', Vincenzo Todaro
A cura di: Anna Epis e Aldo Torrebruno
Inaugurazione: mercoledì 3/2/2010 alle ore
18.00
Quando abbiamo deciso di lanciare l'iniziativa di
No war, please! eravamo in dubbio: il rischio quando
si sceglie un tema così ampiamente dibattuto
è sempre quello di cadere nella facile tentazione
del qualunquismo, del pacifismo pronto alluso,
acritico e generico, di non contribuire seriamente
al dibattito. Per contro, ci sembrava necessario,
per la prima occasione in cui uniniziativa di
microbo.net si spostava dal non-luogo per eccellenza,
la Rete, a luoghi fisici, non occuparci di un tema
qualsiasi, ma di chiedere agli artisti
di confrontarsi con un tema importante, pesante, per
il quale valesse la pena impegnarsi. Per andare oltre
questa contraddizione abbiamo deciso di seguire la
via tracciata da una bellissima frase di Gianni Rodari,
che permettesse a tutti di orientarsi in un tema così
spinoso, richiamandosi allatteggiamento dei
bambini a cui Rodari ha dedicato tutta la sua
vita di scrittore che nascono naturalmente
bendisposti verso i propri simili, naturalmente disposti
allamicizia, naturalmente contrari alla guerra
(di cui, peraltro, sono poi le vittime più
deboli e più indifese). Con locchio
del bambino possiamo osservare il multiforme collage
di No war, please!: ogni artista ha saputo dare il
proprio contributo, e tali contributi, così
eterogenei, trovano una inattesa armonia nel tutto
(dis)organizzato che è possibile osservare
nella mostra. Si ha la sensazione che ci siano richiami
tra le opere, che si stia osservano un organismo dalle
molte parti, talvolta contraddittorie nelle forme,
ma assolutamente consonanti nella sostanza: non è
un urlo disperato quello di No war, please! ma un
messaggio di speranza, trasmesso in linguaggi artistici
differenti, che ci sembrano ripetere, con Rodari Ci
sono cose da non fare mai, né di giorno né
di notte né per mare né per terra: per
esempio, la guerra
Anna Epis e Aldo Torrebruno | microbo.net
La mostra resterà aperta da lunedì a
venerdì dalle ore 9.00 alle 19.15;
mercoledì dalle 15.00 alle 19.15; sabato dalle
10.00 alle 18.15
info: http://www.microbo.net/winnerextra.asp?ID=25
n.m.
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dal 6 al 21 febbraio 2010
XX
AUTORI PER IL MURO


n.m.
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14 febbraio - 14 marzo 2010
Elena Bianchini, Editt Davidovici,
Jaya Schuerch, Virginia Tentindò
DonnaScultura
VIII edizione
a cura di Valentina Fogher e Chiara Celli

Chiesa di Sant'Agostino, Pietrasanta
Orario apertura: 16,00-19,00 / lunedì chiuso
L'arte al femminile. Quattro scultrici internazionali si raccontano, tra esperienze di vita e percorsi creativi, in un comune progetto espositivo. DonnaScultura è un'iniziativa degli Assessorati alla Cultura e alle Pari Opportunità del Comune di Pietrasanta, a cura di Valentina Fogher e Chiara Celli. Protagoniste di questa VIII edizione saranno l'italiana Elena Bianchini, l'americana Jaya Schuerch, la rumeno-canadese Editt Davidovici e l'argentina Virginia Tentindò.
DonnaScultura racconta la storia di quattro scultrici che hanno stabilito a Pietrasanta il centro della loro creatività. Quattro donne di diversa provenienza. Quattro diversi percorsi e linguaggi espressivi. Quattro profili d'artista. La sacralità e la riservatezza dei loro mondi, il loro universo di pensiero e di emozioni si rivelano al pubblico consentendo di leggere l'opera da un privilegiato punto di osservazione, di partecipare, fase dopo fase, al processo creativo da cui nasce la loro scultura. In questo nuovo viaggio nella scultura al femminile emergono le personalità di Elena Bianchini (Italia, Lucca 1935), Jaya Schuerch (Usa, Santa Barbara - California 1958), Editt Davidovici (Romania, Iasi 1946), Virginia Tentindò (Argentina, Buenos Aires 1931). Ciascuna ha privilegiato una tecnica, un tema, forme e materia. La mostra, attraverso le opere esposte, oltre quaranta, consentirà di ripercorrerne il cammino artistico. In particolare sarà illustrata con fotografie, disegni e bozzetti, la genesi di una scultura che ciascuna considera particolarmente significativa nel proprio percorso creativo.
Sin dagli anni '60 Elena Bianchini si dedica alla pittura e proprio quando la sua carriera sembra avviata in un susseguirsi di esposizioni e positivi riscontri, una pausa di riflessione la conduce, ad inizio anni '90, alla scultura. Una scultura figurativa, calda e materna, in bronzo o terracotta, tutta incentrata sull'uomo e la sua complessità esistenziale.
Da sempre legata alla scultura, Jaya Schuerch, dopo un percorso formativo compiuto tra la Svizzera e gli Stati uniti, approda a Pietrasanta una prima volta nel 1986, quindi nell'88, fino alla decisione di fondare alle porte della città un suo spazio personale, lo Studio Pescarella (2001), insieme a Neal Barab e Lotte Thuenker. Una personalità forte che si rivela anche nelle sue opere, il cui fermo astrattismo è fortemente pervaso di energia, d'impeti divergenti o armonici incontri che sembrano traspirare dalla materia stessa.
Editt Davidovici, benché nata in Romania, trascorre la sua infanzia in Israele, ma, poco più che ventenne, si trasferisce in Canada, che diventa la sua patria d'adozione, dove inizia a dedicarsi alla pittura e alla scultura, coltivando la propria formazione artistica. Docente di scultura alla Koffler Gallery School di Toronto, negli anni Ottanta giunge in Italia, a Carrara, per affinare la conoscenza della pietra e da allora stringe un fecondo rapporto creativo con Pietrasanta. Un pulito astrattismo ne caratterizza le opere, quasi simboli di una vera e propria libertà espressiva.
Da giovanissima Virginia Tentindò scopre la sua passione per la scultura. A tredici anni inizia a frequentare la scuola di Belle Arti, a quindici tiene la sua prima personale, a diciotto inaugura la sua galleria. Un percorso fulmineo che passa da significative esperienze in Francia e in Svezia, prima di approdare in Versilia negli anni Settanta. Qui perfeziona le sue tecniche di lavorazione dedicandosi soprattutto alla terracotta, ma anche al bronzo e al marmo. Il suo mondo creativo è popolato di antiche creature dalle forme sinuose. Idoli di una lontana cultura che affonda solide radici nella fertilità della terra, generatrice di ogni forma di vita.
Alessia Lupoli
m.m.
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10 febbraio 2010 ore 17,30
Presentazione del terzo numero della rivista d’arte di strada

Biblioteca Gallaratese, Via Quarenghi 21, Milano ( MM1 Bonola)
Gretel Fehr e Antonella Prota Giurleo organizzano la pubblicazione
e la distribuzione di una rivista d’arte di strada da diffondere gratuitamente in ambiti artistici e culturali.
La rivista, redatta in mille copie di 28 pagine ciascuna, è realizzata in fotocopie bianco e nero su carta riciclata in formato A5.
Ha uscita semestrale ( quando riesce).
In occasione della presentazione saranno esposti tutti i lavori pervenuti sino ad ora.
ARTISTI: S. Rajshekhar Nature, India: Regina Carmona, Brasile; Silvia Lissa, Argentina; I.M. Nagaray, India; Tarja Trigg Finlandia; Manuchakravarthi K.N., India; Corneliu Ionescu,Romania; Jaromir Svozilik, Norvegia; Maria Angelica Chamorro, Argentina; Satish Shivarudraiah, India; Gretel Fehr, Italia – Germania; Francesco Cucci, Italia; Roberto Sommariva, Italia; Alberto Mari, Italia; Clemente Padin, Uruguay; Stefano Soddu, Italia; Maria Amalia Cangiano, Italia; Rani Rekha, India; Simone Beck, Italia; Eliana Frontini, Italia; Angela Caporaso, Italia; Dodog Soeseno, Olanda; Hilda Paz, Argentina
AUTRICI E AUTORI DEI TESTI pubblicati sul numero 3:
Rosalba Signorello, Domenico "Mimmo" Di Caterino, Donato Di Poce, Luciana Tavernini
TESTOCRITICO DI PRESENTAZIONE:
Abbiamo deciso di dar vita ad una rivista d’arte di strada perchè ci piace pensare che arte e strada possano confrontarsi andare d’accordo;
l’abbiamo chiamata bianchenere perchè ci piace pensare a pagine nelle quali le gradazioni del bianco, quelle del nero e le infinite dei grigi diano il senso della varietà di pensieri e di saperi;
abbiamo scelto di stamparla su carta riciclata perchè ci piace pensare che cultura e natura possano vivere in armonia
m.m.
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13 February 2010 - 25 April 2010
LEE LOZANO

Moderna Museet - Stockholm
Lee Lozano (19301999) belongs to the generation
of artists who were active in New York in the 1960s
and early 1970s. She was a seminal figure on the largely
male-dominated art scene.
Within merely twelve years, Lozano produced radical,
often provocative, independent and multifaceted works,
verging on pop art, minimalism and conceptual art,
but always in her own way. When Lozano left the New
York art scene in the early 1970s with her Drop Out
Piece, her style had developed through a rapid succession
of phases. Towards the end of the 1960s, she abandoned
painting entirely, in favour of conceptual art in
the form of text-based investigations, Language Pieces.
Unlike many of her male colleagues, Lee Lozano never
received the recognition she deserved and is therefore
still relatively unknown. Among other aspects, her
relevance lies in the way she challenged both female
and male stereotypes.
Moderna Museets retrospective exhibition aims
to highlight Lee Lozano and present her oeuvre for
the first time to a Nordic audience. The exhibition
is produced by Moderna Museet.
Curator: Iris Müller-Westermann
n.m.
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February 12September 12, 2010
Kiki Smith: Sojourn

Elizabeth A. Sackler Center for Feminist Art, 4th
Floor
Brooklyn Museum - New York
In this exhibition, acclaimed artist
Kiki Smith presents a unique, site-specific installation
exploring ideas of creative inspiration and the cycle
of life in relation to women artists. Kiki Smith:
Sojourn draws on a variety of universal experiences,
from the milestones of birth and death to quotidian
experiences such as the daily chores of domestic life.
An important eighteenth-century silk needlework by
a young woman named Prudence Punderson, The First,
Second and Last Scene of Mortality (Collection of
the Connecticut Historical Society), which provided
original inspiration for Smiths installation,
is included in the exhibition. Pundersons stark
depiction of a womans journey from childhood
to death in the years leading up to and immediately
after the United States gained its independence intrigued
Smith because rather than following the stereotypical
rites of passage in a womans life of the periodmarriage,
family, and domestic lifethis young woman chose
to depict a life of the mind for her subject, presenting
a woman engaged in creative work.
In Sojourn, Smith, who is known for
a psychologically acute, non-narrative approach to
constructing installations, begins from the position
of the adult female artist and cycles through a series
of experiences and artistic genres that venture far
beyond the autobiographical. Religion, mythology,
and spirituality surface repeatedly throughout Smiths
work, and in this installation, the Annunciation is
used as a metaphor for identifying the unknown and
unexpected sources female artists draw upon for inspiration.
Sojourn presents a variety of work by the artist in
a range of media, including unique sculpture, cast
objects, collage, drawing, and photography. To extend
the conceptual relationships she will develop in the
Sackler Center galleries, Smith will also incorporate
two eighteenth-century period rooms in the Museums
nearby Decorative Arts galleries into her project.
The exhibition at the Brooklyn Museum is the fourth
site-specific installation of a long-term project
by the artist that originated at Museum Haus Esters,
Krefeld, Germany (March 16August 24, 2008),
before traveling to Kunsthalle Nürnberg (September
18November 16, 2008) and Fundació Joan
Miró, Barcelona (February 19May 24, 2009).
n.m.
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L'opera Abito da lavoro di Marilde Magni,
una maglia-carta ottenuta lavorando ai ferri
fili di parole dello Statuto della CGIL,è esposta
permanentemente alla Camera del Lavoro di Milano

vedi il sindacato, il lavoro
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sino al 31 gennaio
è possibile vedere al BEM VIVER di Cosico,
in via Monti, le immagini e i testi raccolti dal Gruppo
Donne CGIL Giambellino Corsico sul tema:
Il lavoro che c'era, che c'è,
che non c'è

marilde
magni nadia
magnabosco
Abbiamo pensato di affrontare la crisi uscendo dalla
solitudine.Cerchiamo di riflettere, il più
possibile allinsegna della leggerezza, sulla
crisi e sui problemi, ma anche e soprattutto sul valore,
sui valori che, come donne, possiamo e sappiamo portare
nel nostro piccolo grande mondo. Abbiamo chiesto ad
amiche e amici, donne e uomini che lavorano e operano
nei più diversi settori di inviarci pensieri,
disegni, storie, fotografie, pagine di diario sul
tema del lavoro: quello che cera, quello che
cè, quello che non cè più.
Abbiamo ricevuto contributi di testi e di immagini
dal cerchio, grande, delle nostre relazioni. Ci hanno
scritto loperaia della Hitman ormai pensionata
e lartista dalla Finlandia, la critica darte
e linsegnante precaria, la giovane con contratti
a progetto e la segretaria CGIL, il lavoratore e la
lavoratrice del settore del commercio e la poeta milanese,
e tante altre. Ci hanno mandato immagini donne e uomini
che hanno lavorato o lavorano in zona e artiste e
artisti da diverse parti del mondo, soprattutto dallAmerica
Latina, a ricordarci, se ce ne fosse bisogno, che
la crisi è mondiale. Abbiamo deciso di esporre
tutti i contributi ricevuti in una installazione collettiva,
una sorta di bucato. Testi e immagini appesi con le
mollette a riprendere simbolicamente un lavoro femminile
e una modalità di espressione pubblica, il
tendedero, che ci viene dallArgentina. Poichè
lo spazio espositivo al Bem Viver non è stato
sufficiente per esporre tutto il materiale, abbiamo
inserito in un raccoglitore tutti i testi con le immagini
relative ed i lavori realizzati dalle artiste e dagli
artisti.
Autrici e autori dei testi:
Santo Alderuccio, Piera Ambroselli,
Pinuccia Barbieri per il Gruppo di Lavoro della Libreria
delle donne di Milano, Primo Casali, Lucia Cavalieri,
Rosanna Corsini, Silva Cristofari, Nerina Benuzzi,
Carmela Di Paola , Nicoletta Fasani, Raffaella Frigiolini,
Carla Galimberti, Ornella Garbin, Silvana Gatta, Gabriella
Lazzerini, Angela Marino, Licia Rita Roselli, Cristina
Rossi, Paul Tiilila, Rosanna Veronesi.
Autrici e autori delle immagini:
Gabriela Alonso, Piera Ambroselli, Paco
Ariza, Giuliana Bellini, Franco Bonini, Giulio Calegari,
Maria Angelica Chamorro, Iole Contino, Massimo Cuomo,
Darmeli, Nicoletta Fasani, Gretel Fehr, Raffaella
Frigiolini, Ornella Garbin, Marcela Graba, Graciela
Gutierrez Marx, Pirjo Heino, Luigia Introini, Silvia
Lissa, Grazia Lombardi, Jim Lorena, Tania Lorandi,
Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Angela
Marino, Veronica Menni, Antoni Mirò, Gilia
Montanella, Emilio Morandi, Hilda Paz, Marcela Peral,
Irma Petrella, Antonella Prota Giurleo, Perla RaMa,
Daniela Re, Tulio Restrepo, Tere Roquero, Maria Carla
Rossi, Jaromir Svozilik, Paul Tiilila, Alejandro Uribe,
Rosanna Veronesi, Alfredo West Ocampo
Antonietta Aucello, Iole Contino, Grazia Lombardi,
Antonella Prota Giurleo, Daniela Re, Maria Carla Rossi
n.m.
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Fino al 29 gennaio 2010
Pinturas de rua - i figli
del Brasile raccontano
Istituto Brasile-Italia - Via Borgogna,
3 Milano
Si chiamano meninos de rua, bambini di
strada: Martina Seminara, lillustratrice e curatrice
di questa mostra, è andata a trovarli nella
struttura-associazione Casa do Menor di Miguel Couto,
alla periferia di Rio,e con loro ha giocato con colori
e forme, macchie e materiali particolari. Il risultato
è Pinturas de rua, una mostra che
fino al 29 gennaio racconta di questi bimbi e del
loro abbandono, ma anche della bellezza di una rinascita:
è la mostra dei sorrisi degli ex bambini
di strada della Casa do Menor.
Per tutta la durata della mostra raccoglieremo nella
sede dellIBRIT materiale artistico per i bimbi
della Casa do Menor di Miguel Couto.
www.ibrit.it
n.m.
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dal 23 gennaio al 14 febbraio 2010
Sex-Zwangsarbeit in NS-Konzentrationslagern
(La Prostituzione forzata
nei lager nazisti)

"Women of Ravensbruck." Drawing
by Ravensbrück prisoner Helen Ernst. Ravensbrucker
Zeichnungen. © (MRG/SBG). (Original in Historisches
Museum Schwerin, Germany.
Museo della Liberazione di Via Tasso - Roma
Per la prima volta in Italia una mostra che illustra
la costrizione alla prostituzione subita da molte
prigioniere del regime nazista e rende nota una pagina
di estrema crudeltà rimasta finora nascosta
alla conoscenza e alla coscienza civile e politica
del nostro paese. L' esposizione si propone di far
luce su una delle pratiche più criminalmente
dimenticate in uso nei lager nazisti: quella di forzare
alcune prigioniere a prosituirsi per soldati e prigionieri.
Fotografie delle "case di piacere" create
accanto ai campi di concentramento, schede identificative
delle detenute costrette alla prostituzione, ma anche
"buoni premio" che i prigionieri di sesso
maschile ricevevano dalle SS per una "visita
al bordello" come ricompensa per la buona condotta
allinterno della macchina lavorativa, questi
i reperti che sarà possibile osservare tra
i pannelli in mostra.
L'iniziativa è stata organizzata
dalla cooperativa sociae "Be Free":"Ci
interessava approfondire il tema dell'utilizzo storico
dello sfruttamento del corpo delle donne", spiega
la presidente di "Be Free" Oria Gargano,
motivando così la scelta di una cooperativa
normalmente impegnata nell'assistenza concreta alle
donne vittime di tratta, violenza e discriminazioni,
di organizzare questa iniziativa di interesse storico
e culturale.
"Le donne costrette alla prostituzione
erano le cosiddette "prigioniere asociali",
ovvero donne recluse per crimini comuni o crimini
politici spiega l'organizzatrice della mostra
e operatrice di Be Free, Antonella Petricone
mentre gli utilizzatori erano inizialmente solo i
membri della polizia di stato, ma successivamente
anche i prigionieri considerati meritevoli di premio".
Come spiega la Petricone le motivazioni che hanno
spinto ad allargare ai prigionieri l'accesso ai bordelli
sono, secondo la documentazione analizzata, relative
al "timore del diffondersi dell'omosessualità
nei campi, ma anche di malattie sessualmente trasmissibili".
L'esposizione presenta la documentazione
della prostituzione forzata di oltre 200 donne, in
gran parte provenienti dal campo di concentramento
di Ravensbruck. Proprio a Ravensbruck la mostra è
nata ed è stata ospitata per due anni; l'esposizione,
il cui titolo originale è in tedesco Sex-Zwangsarbeit
in NS-Konzentrationslagern (Prostituzione forzata
nei campi di concentramento nazisti), è stata
creata dal gruppo di studiosi di Vienna Die
Aussteller, e successivamente è stata
trasformata in laboratorio e mostra itinerante dal
gruppo di studenti della Universität der Künste
di Berlino.
n.m.
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19 gennaio 2010
Antonella Prota Giurleo
dell' ASSOCIAZIONE DI DONNE GALASSIA condurrà
a Corsico presso il Centro Falcone, Via falcone5/7
un incontro sul tema
"l'arte e le artiste"
Attraverso la proiezione di immagini e il racconto orale si esamineranno le artiste che hanno partecipato alla FIAC ( Fiera Internazionale di Arte Contemporanea) svoltasi nell'ottobre 2010 e le artiste presentate alla mostra Elles in corso sino al maggio di quest'anno al Beaubourg ( ufficialmente, Centre Pompidou).
L'ingresso è libero e l'incontro è aperto a tutte le donne interessate.
m.m.
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dal 18 gennaio al 9 aprile 2010
REGINA.FUTURISMO, ARTE CONCRETA E OLTRE

Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea
Palazzo Panella, Via Matteotti 53,
Palazzolo sull’Oglio (BS)
Inaugurazione
sabato 16 gennaio 2010 ore 11.30
Date mostra 18 gennaio 2010 - 9 aprile 2010
Orari da lunedì a venerdì 9-13 / 14.30-18.30
sabato e domenica e festività su appuntamento
La Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea, in collaborazione con il Museo Regina di Mede, presenta la mostra “REGINA. Futurismo, arte concreta e oltre”, ovvero l’intero percorso creativo della scultrice futurista lombarda Regina Cassolo Bracchi (Mede, 1894 - Milano 1974) dagli esordi degli anni venti alle ultime produzioni degli anni settanta, in una delle più complete antologiche mai realizzate, con oltre 140 opere tra sculture, disegni, taccuini e bozzetti, alcuni di questi assolutamente inediti e mai sino ad oggi esposti.
La rassegna è curata da Paolo Campiglio, con il patrocinio della Regione Lombardia - Culture Identità e Autonomie della Lombardia, della Provincia di Brescia - Assessorato alle Attività e Beni Culturali Valorizzazione delle Identità, Culture e Lingue locali e del Comune di Palazzolo sull’Oglio - Assessorato alla Cultura, Comune di Mede. Dall’ultima antologica di Luciano Caramel nel 1991, gli studi sulla figura di Regina, considerata tra le maggiori interpreti femminili del 900 italiano che dal Secondo Futurismo approda all’Astrattismo, si sono moltiplicati, tanto da sollecitare l’esigenza di una revisione critica del suo lavoro che include anche una vasta produzione grafica e di bozzetti su carta.
Proprio i disegni e i bozzetti presenti in mostra alla Fondazione Ambrosetti seguono l'intera attività della scultrice e pongono l’attenzione sul momento progettuale, affiancandosi alle sculture vere e proprie in un costante richiamo tra disegno e scultura.
L’esposizione, articolata in sei momenti principali, è organizzata seguendo un percorso cronologico.
Gli anni della formazione e delle prime sculture, tra la fine degli anni venti sino all’inizio degli anni trenta, sono caratterizzati da una produzione ancora figurativa. Agli anni trenta appartengono invece le opere in alluminio ritagliato di ispirazione futurista e la produzione non figurativa, ed è proprio in questo periodo che, dopo aver conosciuto Marinetti nel 1931, Regina frequenta gli artisti del secondo futurismo milanese (Bruno Munari, Ricas, Cesare Andreoni e Giuseppe Scaini), firmando nel 1934 il Manifesto Tecnico dell’aeroplastica futurista e partecipando sino al 1940 a tutte le esposizioni di aeropittura.
Negli anni quaranta Regina procede verso una maggiore astrazione, come evidenziano i disegni relativi agli studi sui fiori e, forte di questa esperienza, negli anni cinquanta aderisce al Movimento Arte Concreta (MAC), giungendo a de - materializzare sempre più la scultura.
Nuovo è anche l’approccio ai materiali quali ferro, plexiglas, marmo e in linea con le premesse del gruppo appare l’adesione a un’estetica geometrica. Negli anni 1955 e 1957 Regina è invitata alla Biennale di San Paolo del Brasile, alla Prima rassegna italiana d'arte concreta, alla Biennale di Milano e alla Permanente. Negli anni sessanta continua le esperienze astratte e nel frattempo si interessa, con una serie di disegni e tavole, al linguaggio non verbale, ai suoni della natura e del paesaggio.
Al periodo giovanile appartengono opere come La popolana (1925 ca.), un ritratto inedito esposto originariamente alla I Mostra Sindacale Lombarda di Milano nel 1928.
Con la definitiva maturazione intorno al 1930 e la sperimentazione di materiali nuovi quali latta e alluminio, che permettono una facile modellazione manuale e si allineano a un’estetica meccanica, nascono le prime opere futuriste come Spiaggia (1930), La signora provinciale (1930-31) e il Ritratto del nipote (1930-33). Il periodo più vivo dell’aereoscultura è invece testimoniato in mostra da progetti inediti per L’amante dell’aviatore, realizzata nel 1935.
Nel 1934-35 la produzione della scultrice appare in clima con le ricerche non figurative che, da Fausto Melotti a Lucio Fontana, interessavano il contesto milanese gravitante attorno alla Galleria del Milione.
Una sala è interamente dedicata a Il paese del cieco (1936), prima riflessione sul linguaggio e sulle sensazioni di un non vedente, lavoro emblematico che rappresenta un punto di arrivo nell'arte di Regina, con abbondanza di studi preparatori in carta e di varianti in alluminio.
La ricerca degli anni quaranta è testimoniata da sculture astratte in gesso o in marmo come Fiore (1945), Scultura spaziale (1947) e Ritratto di Mariuccia Rognoni (1948), in cui la forma si semplifica e si libera in una composizione equilibrata e armonica col mondo della natura.
La de-materializzazione scultorea si compie nelle strutture in plexiglas del periodo MAC, come le sculture multicolore sospese e le composizioni con fili di ferro ed elementi in plexiglas. Sempre agli anni cinquanta appartengono le opere Sputnik (1952) e Terra-Luna (1955), suggestionate dalle nuove scoperte scientifiche in campo spaziale.
La ricerca sul linguaggio non verbale, che in parte riprende gli studi degli anni trenta, è presentata, per la prima volta al pubblico, nella sala dedicata alle nove tempere su carta trasparente de Il linguaggio del canarino (1966), nelle quali Regina ha decifrato e illustrato il linguaggio del suo canarino. Proprio in queste opere il tema della traduzione del linguaggio degli animali in poesia visiva e disegno raggiunge l'acme più lirico dell'intera produzione dell'artista, da sempre rivolta anche al mondo degli animali e della natura.
La mostra rappresenta indirettamente anche un omaggio a Vanni Scheiwiller che, grande estimatore della moglie del pittore Luigi Bracchi, ne conservò la memoria dando vita alle prime monografie dedicate all’artista, la cui cifra stilistica è sempre stata una moderna ‘avanguardia mentale’ così descritta dalla stessa Regina: «I miei pensieri non sono mai fissi, sono sempre disposta a cambiare opinione».
Per l’intera durata della retrospettiva è previsto un programma di attività didattiche, sia per le scuole, sia per adulti con bambini, ideati e realizzati da Valeria Depalmi, Cinzia Cassinari ed Elisabetta Bernardelli della cooperativa Educarte. I laboratori prenderanno spunto dagli aspetti più significativi dell’iter artistico di Regina quali l’innovazione plastica, il disegno, la sperimentazione dei materiali, la suggestione delle tecnologie spaziali, per tradurre e dare vita a piccole architetture astratte, a decorazioni artistiche e sculture mobili.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito e realizzato dalla Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea, con il contributo della Fondazione Banca Popolare di Bergamo onlus.
vedi Una Regina dell'arte in viaggio nel Futurismo di Chiara Gatti
vedi La Regina del secondo Futurismo di Renato Barilli
m.m.
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30 gennaio - 28 febbraio 2010
Palazzo Te incontra il contemporaneo: Lucia Pescador,
Gabriella Pauletti, Sonia Costantini

Palazzo Te - Viale Te 19 - Mantova
Tel +39 0376 323266
Palazzo Te a Mantova, dal 30 gennaio al 28 febbraio
2010, ospita nellAla Napoleonica, lunica
area della villa ideata e progettata da Giulio Romano
che non presenta il suo intervento pittorico, le mostre
monografiche di Lucia Pescador, Gabriella Pauletti
e Sonia Costantini.
I lavori delle tre artiste, che approdano a differenti
risultati espressivi, dallinstallazione allastrattismo,
si arricchiscono nel confronto con la grande arte
del Maestro manierista.
La mostra Wundernachtkammer per Mantova
di Lucia Pescador è allestita in una piccola
stanza di servizio di Palazzo Te fino
ad oggi esclusa dal percorso di visita museale. La
scelta insolita dello spazio espositivo, oltre a confermare
loriginalità del progetto a cura di Gabriella
Belli, è perfettamente funzionale alle esigenze
dellartista che, ispirandosi alla città
di Mantova, ai temi del teatro e degli animali, reinterpreta
la tradizione enigmatica delle Stanze delle Meraviglie.
A partire dal XVI secolo, il termine tedesco Wunderkammer
designa lambiente privato in cui ambiziosi e
gelosi collezionisti darte erano soliti conservare
oggetti con caratteristiche straordinarie (per forma,
dimensione, materiale e provenienza) sia appartenenti
al mondo della natura (naturalia) sia creati dalle
mani delluomo (artificialia).
Lucia Pescador realizza un montaggio raffinato
e visionario di disegni, immagini, illustrazioni,
fotografie, indumenti e oggetti, in parte selezionati
dal suo repertorio di opere dagli anni Ottanta a oggi
perlopiù dallInventario di fine
secolo con la mano sinistra e in parte inediti.
Numerosi frammenti che vanno a comporre
linstallazione illustrano la città di
Mantova, il Gabinetto Scientifico del Liceo Virgilio
e il Teatro Bibiena. Mentre al teatro e agli animali
si rifà la scelta di maschere, ritratti di
attori degli anni Quaranta, illustrazioni di volpi,
serpenti e coccodrilli. Peculiari sono sia le citazioni
di maestri come Mondrian, Depero, Monet, sia i rimandi
ad altri temi come la religione o il fumetto. Il filo
conduttore della sua opera è la notte, che
riecheggia la segretezza, il mistero.
Di fatto spiega lartista
riempio pareti, da cima a fondo, lavorando sullaccumulo
e la stratificazione, con disegni di tante misure
utilizzando carte già adoperate, mischiate
con oggetti e foto. Dispongo tutto vicino in modo
che ne esca una sola voce, quella di un coro.
Le carte di Gabriella Pauletti, esposte
nella Loggia Meridionale di Palazzo Te, rappresentano
spesso un sofferto tentativo di avvicinamento o di
approssimazione tra mondi, cose e persone, raffigurano
incontri possibili che il più delle volte esprimono
la conflagrazione di uno scontro.
L'esposizione Versus, curata da Paolo Campiglio, presenta
una decina di opere ed è incentrata su alcune
tappe dell'avventura creativa dell'artista mantovana.
Accanto alle carte catramate, che ricordano delle
costellazioni, per l'impiego di differenti materiali
come lustrini e terre, vi sono le ultime lastre di
metallo segnate a grafite e carboncino, a cui si affiancano
alcune tele emblematiche di una ricerca più
che ventennale. Tra queste ricordiamo la serie dei
ponti e quella dei segni liberi su carta giapponese,
che rappresentano un felice controcanto di luce e
segno rispetto all'oscurità espressa delle
composizioni caratterizzate da toni bruni, neri e
grigi.
L'avverbio versus che dà il titolo alla mostra
pone l'attenzione sull'ambiguità espressa dalle
opere dell'artista, tendenti certamente a un avvicinamento,
ma al tempo stesso disposte a chiudersi a riccio per
difendersi, o addirittura a esprimere un conflitto,
una conflagrazione di forze ed energie.
Lintervento della mantovana Sonia
Costantini, esposto nella Camera delle Vittorie di
Palazzo Te consiste in 4 quadri monocromatici di grandi
dimensioni e dà conto di una accurata riflessione
sul rapporto di intima reciprocità tra il colore
e la luce. Il colore è inteso come valore assoluto:
tema, sostanza, materia, corpo opaco che reagisce
alla luce, trasformandosi.
Inserendosi nella tradizione della pittura di
colore, con la mostra Armonie per accordo, a
cura di Federico Sardella, lartista invita il
visitatore a fruire dellopera darte con
atteggiamento empatico: quando la pittura si manifesta
nella più totale dimensione monocromatica è
infatti indispensabile che locchio dellosservatore
si disponga a cogliere ogni vibrazione della tessitura.
Eseguiti con una tecnica mista, acrilico e olio su
tela, di formato quadrato, i dipinti esprimono la
trasparenza del colore nei toni del Rosa di Avignone,
Terra Verde e Azzurro Cenerino. Mentre il quarto pezzo,
esposto separatamente nella piccola stanza adiacente,
si presenta nellassoluto del Blu Reale. Con
le opere di Sonia Costantini si apre un dialogo suggestivo
con la grande arte del passato. Le tele monocromatiche
appaiono come momenti despansione
dei meravigliosi affreschi giulieschi che decorano
lantica residenza dei Signori di Mantova.
Lopera darte spiega lartista
definisce lo spazio che la circonda, e in virtù
di questo assume per sé un valore altro che
ne arricchisce il senso. Il linguaggio della pittura
è carico di storia e di memoria stratificata.
Le mostre Wundernachtkammer per Mantova di Lucia
Pescador a cura di Gabriella Belli, Versus di Gabriella
Pauletti a cura di Paolo Campiglio e Armonie per accordo
di Sonia Costantini a cura di Federico Sardella, organizzate
dal Centro Internazionale dArte e di Cultura
di Palazzo Te con la collaborazione del Comune di
Mantova, Provincia di Mantova, Museo Civico di Palazzo
Te e MAC Francesco Batoli, sono corredate da cataloghi
monografici editi da Tre Lune.
n.m.
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Lunedì 26 gennaio 2010 dalle ore 18 alle ore 21
CLARA BRASCA
“ ARTE DALL'ARTE”

Galleria Maria Cilena
Studio per l’arte contemporanea
Via C. Farini, 6-Milano
La mostra prosegue fino al 28 febbraio
da martedì a venerdì, dalle ore 15 alle 19
Abitare il quadrato, Spazio pittorico, Poststorico, sono alcuni titoli che danno una ragione della ricerca di Clara Brasca, artista milanese che ha esposto molte delle sue opere anche all’estero. Disvelamento è un quadro bianco nel quale è raffigurata l’insondabile oscurità di un taglio di Fontana, dal quale immaginavamo l’accesso ad un’altra dimensione, si affaccia inaspettatamente una Venere neoclassica, che ritorna titubante nella speranza di venire nuovamente accolta e considerata il centro e il motore dell’arte.
Il tema della mostra è un motivo costante dell’iter pittorico, che Clara Brasca periodicamente riprende e sviluppa in sequenze di opere dal vario contenuto espressivo, in occasione di vari appuntamenti espositivi. Compie un viaggio artistico nel quale la contemporaneità è considerata come simultanea al passato e la storia come un eterno presente, da elaborare e da cui attingere.
Gli autori e le opere del passato sono un patrimonio storico di linguaggi codificati, disponibili per nuove interpretazioni ma in questo caso non possiamo parlare di omaggi o citazioni, perché non si tratta di rifare un capolavoro alla “maniera di” De Chirico, Picasso e molti altri, ma di una appropriazione attraverso il proprio vissuto, la cultura odierna, le proprie emozioni per modificarlo e reinterpretarlo alla luce del presente. In un’epoca in cui tutto è già stato detto, scritto, dipinto e i margini d’azione per il nuovo, soprattutto in pittura sono minimi, diventano secondo il pensiero di Clara Brasca possibili nuove aperture solo muovendosi liberamente nella Storia, raccogliendo e ricomponendo i frammenti del sapere di questa cultura e rielaborandoli.
Le tele esposte raffigurano figure femminili che si muovono e abitano gli spazi astratti di Mondrian, Malevic, Fontana e la ricerca cromatica è ridotta a volte al semplice bianco e nero, per concentrarsi maggiormente sulla dimensione spaziale.
m.m.
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sino al 14 febbraio 2010
Gender Check
Femininity and Masculinity in the Art
of Eastern Europe

MUMOK Museum of Modern Art
Ludwig Foundation Vienna
www.mumok.at
'Gender Check' is the first comprehensive
exhibition featuring art from Eastern Europe since
the 1960s based on the theme of gender roles. 20 years
after the fall of the Berlin Wall, the curator Bojana
Pejic, along with a team of experts from 24 different
countries, has put together a selection of over 400
works including paintings, sculpture, installations,
photography, posters, films and videos. With over
200 artists, the exhibition paints an exceptionally
diverse picture of a chapter in art history that until
recently had been largely unknown and that could also
act as an important addition to contemporary gender
discourse.
'Gender Check' follows the changes in
the representation of male and female role models
in art especially as they develop under different
socio-political conditions. The exhibition, initiated
and supported by the ERSTE Foundation, shows the interrelationship
between art and history following both a chronological
and thematic approach:
Up into the 1960s, heroic male and female
workers were the dominant figures in the socialist
realist tradition of art. The intended realitytransforming
program of a 'sexless society' propagated by the state
was met with irony and unmasked by unofficial art
at the time. Following the period of collective state
utopian aesthetics, different individual and more
open tendencies could be found on a local level
periodically provoking a hostile response that
created independent spaces for nonconformist art.
Beginning in the 1970s, ideals of femininity and masculinity
were reexamined beyond the propagandist clichés
of the past: Self-portraits and representations of
the body and subjectivity began to hint at a newfound
self-confidence also reflected in openly displayed
sexuality that called heterosexual standards and heroic
ideals of masculinity into question. Even many of
the abstract pieces worked with anthropomorphic forms
and the relationship between the sexes within society.
The emancipation from role models went
along with an emancipation from traditional means
of expression, as new media and art forms like photography,
film, video and performance became increasingly important.
At the same time, more and more female artists began
to gain in prominence.
With the fall of the wall in 1989 and
the end of socialist regimes, new challenges became
evident in the face of rising nationalism and neoliberal
influences from the west. The newly won freedoms came
hand in hand with neoconservative role constraints
that soon also became the topic of artworks. A critique
of chauvinist, militaristic, misogynist and xenophobic
ideologies were expressed in the context of feminist
theory. Homosexuality began to be brought up. Clichés
about motherhood and traditional religious-inspired
ideals of femininity and patriarchal power structures
came under critique. To underline the political and
public significance of female identity, allusions
came to be made to historical allegories of femininity.
Curator Bojana Pejic
n.m.
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sino al 7 gennaio 2010
INDOMITABLE WOMEN SHOW
Audiovisual Selection of the Barcelona Art Contemporari
Festival 10.0 Pandoras Box

CCCB ·Centre de Cultura Contemporania de Barcelona
c/ Montealegre, 5, 08001, Barcelona, Spain
Curator: Macu Morán · Curatorial Assistant:
Francesca Tusa
Curated by Macu Morán, the Indomitable
Women exhibition gathers a selection of audiovisual
artworks developed within the past four decades, in
an attempt to glimpse the ethereal something that
is a backdrop to the feminine artistic praxis. Homage
to those passionate artists who fearlessly redefine
contemporary aesthetic and thought, taking us all
towards new futures, conceived for an advanced, dynamic
and multi-faceted society.
Passion is the basis and sustenance
of this exhibition. Impulses from women with very
different stories, beating for so many other beings,
finally brought into the practical philosophy that
art invites with an admirable passion. The selection
certainly bespeaks of a passionate process, throughout
proposals and reflections developed with the necessary
wisdom to allow total freedom of creation under diverse
circumstances. Artists with a passion to create something
different, to leave their particular imprint, fearlessly
redefining contemporary aesthetics and thought.
They are indomitable because no one
has been able to cast them into a mould designed through
a long history developed for and by men. They are
indomitable because both endogenous and exogenous
domination mechanisms have not worked on them. Indomitable
because of being immune to the standard guidelines,
the product of mental paradigms that come from implicit
and unconscious assumptions beliefs, and cultural
values that restrain creativity and repress ideas,
towards the obedient acquiescence to the predominant
masculine role, established in most societies since
the origins of humankind.
Indomitable, once again, because of
embracing the audiovisual medium as a genuine form
of artistic expression, embodying the temporal dimension
as an active player in the universe of perceptions
and multiplying the experience with countless visual
impacts, which choreograph at the retina an everlasting
sensation.
Passionate women who know how to give
time to time in the artistic practice, who have not
been stopped by the recalcitrant resistance of conservative
reactionaries afraid of change and specific to each
generation. Women with their own voice and criteria,
who, by vocation, have let their imagination fly and
take us all towards new futures, conceived for an
advanced, dynamic and multi-faceted society. What
is will no longer be; what was is no more. Intrinsically
bound to change, time does not stop; neither does
it repeat itself. Wise are those creators who have
an inspiring muse and travel companion in this juncture.
The Indomitable Women selection provides
a space for an important group of artists to transmit
the essential features of womens freedom of
creativity and its possibilities, able to cope with
multiple proposals in the aesthetic, form and content,
while always loyal to the duty of evolution inherent
in art, and acquiescent with its revolutionary power.
Gathering works developed within the past four decades,
the show is an attempt to glimpse that ethereal something
that is a backdrop to women's artistic praxis. The
flux of conscience that emanates from their works,
intimate monologues of oscillating thought, images,
wishes, emotions, curiosities and reflections, which
contain surprising conceptual, aesthetic and, of course,
technical and technological links.
The show is an effort to discover the
characteristics of the female point of view behind
the camera as a pertinent discursive thread that has
not been sufficiently analyzed, exhibited or recognized.
It invites to reflect upon the perception and vital
behavior that designates the various approaches of
the female creative nature and, on a deeper level,
concerns anchored in the psyche over time, perceptible
thanks to the cross-historic cut.
Distinguishing art as a flux of currents
of thought that promotes the creation of innovative
notions, which subtly filter through society, permuting
the rooted structure of masculine values and refuting
a society that identifies with them and is programmed
to serve their interests. Meanings and signifiers
which have created and continue to create their imprints
in contemporary art history, confronting past times
and generating new ideas and original perspectives.
It is essential to give visibility to these works,
which just by existing de-construct the male-centered
subjacent discourse, and point to a more fair social
progress.
Work elaborated with the virtuosity
that only passion can conceive, and that in the de-codification
state offers an open reading to the viewers, allowing
them to have an intimate relationship to the codes
and sub-codes proposed in each work by this splendid
group of artists and indomitable women.
n.m.
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Existence
denied
Mostra fotografica di Andrea
M. e Magda C

Alternative Information Center di Beit Sahour, Betlemme
La mostra Existence denied
dei fotografi Andrea M. e Magda C. è presente
dal 17 ottobre presso l'Alternative Information Center
di Beit Sahour, Betlemme: Il nostro lavoro ha avuto
come scenario i quattro venerdì dello scorso
Ramadan, momento in cui crediamo risulti più
facile comprendere il vero volto di un checkpoint
e più difficile nasconderne il vero significato
da parte dell'autorità israeliana, momento
in cui risulta più evidente ciò che
accade nella vita quotidiana di ogni abitante dei
Territori Occupati Palestinesi. L'intento delle immagini
della mostra è quindi prima di tutto spostare
l'attenzione sulla vera natura di un checkpoint. Checkpoint
dall'inglese letteralmente significa punto di
controllo, ma difficilmente sentirete questa
parola pronunciata da un Israeliano o da un Palestinese.
Il termine più usato è machsom
dall'ebraico barriera e la differenza
tra questi due concetti ci rende il reale significato
di questo strumento di privazione del diritto. Ma
per ironia della sorte machsom significa
secondo la terminologia della kabbalah ebraica barriera
tra questo mondo e quello spirituale e mai come
durante il Ramadan tale parola risulta essere piu'
appropriata. Centinaia di migliaia di Palestinesi
che hanno cercato di recarsi alla moschea di Al-Aqsa
a Gerusalemme per la preghiera del venerdì
si sono visti rifiutare in maniera aggressiva e immotivata
il loro diritto al movimento ed il loro diritto alla
preghiera, protetti tra l'altro dagli articoli 13
e 18 della dichiarazione universale dei diritti dell
uomo. Con le nostre foto abbiamo inoltre cercato di
sottolineare, allo stesso tempo, l'arroganza e la
prepotenza dei militari israeliani, e la resistenza
pacifica e composta del popolo palestinese che nemmeno
per un secondo ha sconfinato nella violenza o nella
risposta alle ostilità ricevute. Sfidando il
caldo torrido del sole d'agosto, il digiuno imposto
dal corano, la lunga estenuante fila di attesa ed
i malori che ne sono conseguiti, questa gente ha dovuto
subire ulteriormente i maltrattamenti, l'umiliazione
e nella maggior parte dei casi il rifiuto di recarsi
a Gerusalemme. Solo le donne sopra i 45 anni, gli
uomini sopra i 50 ed i giovani sotto i 16 anni, sono
stati autorizzati a passare ed il fatto che sia stato
rifiutato il passaggio durante i venerdì di
preghiera a chi non rientrasse nelle fasce d'età
consentite, pur possedendo il permesso giornaliero
di lavoro per recarsi da Betlemme a Gerusalemme, dimostra
ulteriormente come queste barriere non
abbiano nessuna relazione con la sicurezza. Tutto
ciò anzi non fa altro che accrescere la sensazione
di impotenza ed umiliazione che porta inevitabilmente
all'odio nei confronti dell'unica faccia della società
israeliana (i soldati) che ai palestinesi è
consentito conoscere. Stiamo organizzando in questo
periodo delle esibizioni all'estero ed in Italia.
Chiunque sia interessato alle foto o all'organizzazione
di una mostra, possa darci anche semplici consigli
o suggerimenti, può contattarci all'indirizzo
mad_kamboui@hotmail.com o telefonare ai numero 00972(0)59.85.86.275
oppure 0039.328.678.52.66. Tutti i nostri contatti
così come le foto del reportage sono visibili
sul sito: http://www.andrea-magda.com/.
n.m.
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dal 15 al 22 dicembre 2009 e dal 12 al 27 gennaio
2010
VOLUTE
opere di Mavi Ferrando

nella nuova sede di Quintocortile - Viale Bligny
42 - Milano
presentazioni di Roberto Borghi, Chiara Gatti, Evelina
Schatz
inaugurazione martedì 15 dicembre alle ore
18
orario: da martedì a giovedì dalle 17
alle 19 - dal 15 al 22 dicembre 2009 e dal 12 al 27
gennaio 2010
vedi Mavi
Ferrando di Antonella Prota Giurleo
n.m.
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fino al 28 febbraio 2010
ANTENATE DI VENERE

Castello Sforzesco, Sala Sforzesca
Milano
LA TERRACOTTA più antica della storia raffigura una donna dai seni generosi, anzi enormi, e dai fianchi larghi. La Venere di Vestonice sta comodamente nel palmo di una mano, con i suoi 11 centimetri di altezza, ha quasi 30.000 anni ed è stata ritrovata nel 1925 in Moravia. Un pezzo più unico che raro, che anticipa di 20.000 anni la tipologia di figure femminili diffusa in età neolitica. Da oggi è esposta eccezionalmente al Castello Sforzesco nella mostra Antenate di Venere, prodotta dal Comune e dall' associazione Capodanno Celtico e curata da Venceslas Kruta e Alena Humplova (catalogo Skira). Sono circa 150 pezzi, quasi tutti provenienti dai musei della Repubblica Ceca: tra i molti vasi e oggetti di uso quotidiano, spicca una trentina di statuette femminili che costituiscono la vera attrazione. Queste piccole donne di terracotta sono le discendenti della Venere di Vestonice e sono databili tra il 6.000 e il 4.000 a.C., quando l' uomo scoprì l' agricoltura e smise di essere esclusivamente cacciatore. Molte le ipotesi sulla loro natura: c' è chi le crede divinità, altri figure erotiche, leggendole come una sorta di "Playboy" preistorico, mentre per le femministe americane erano l' espressione di una società matriarcale. Da non perdere la Figuretta femminile intagliata in un molare di cinghiale e il vaso a forma di donna seduta, in cui le mani sono sostituite da due scodelline.
Michele Tavola da La Repubblica del 5/12/09
m.m.
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fino al 22 gennaio 2010
SPOSE IN VIAGGIO / BRIDES ON TOUR
Pippa Bacca Silvia Moro

FONDAZIONE MUDIMA
via Tadino 26, 20124 Milano
tel. +39 02.29.40.96.33 fax +39 02.29.40
Inaugurazione mercoledì 9 dicembre 2009 - ore
18.30
La Fondazione Mudima inaugura la mostra Spose
in viaggio / Brides on Tour, un progetto realizzato
nel 2008 da Pippa Bacca e Silvia Moro in collaborazione
con Byblos Art Gallery di Verona. Le due artiste,
animate dalla forte determinazione di portare a compimento
il loro progetto, hanno lavorato con dedizione alla
sua preparazione e alla messa a punto della rete di
connessioni e ospitalità servite a supporto
del progetto e del viaggio. Così facendo hanno
percorso in autostop i paesi del Mediterraneo sconvolti
da recenti guerre, con lo scopo di portare un messaggio
di pace, speranza e solidarietà, attraverso
il viaggio stesso e una serie di rituali/performances
di grande valore simbolico. Pippa Bacca e Silvia Moro
sono partite da Milano vestite in abito da sposa,
attraversando la Slovenia, la Crozia, la Bosnia, la
Serbia, la Bulgaria, sino ad arrivare in Turchia,
dove il percorso è stato bruscamente interrotto
dalla tragica morte di Pippa, che non ha però
distrutto la fiducia nel loro positivo messaggio e
la volontà di spiegare i significati racchiusi
in questo progetto, ricco di sfaccettature. La mostra
documenta e rivive le tappe più importanti
vissute nel viaggio di Pippa e Silvia attraverso diverse
sezioni espositive avvalendosi di sezioni multimediali
e della documentazione originale raccolta durante
il viaggio: opere prodotte in collaborazione con le
persone incontrate, fotografie, ricordi, testimonianze,
oggetti. Pippa Bacca e Silvia Moro, attraversando
paesi sconvolti da guerre fratricide e odi etnici,
hanno innescato un sistema di relazioni e di scambi
dove la pace, la speranza, il confronto e la solidarietà
sono divenuti le vere tappe che hanno scandito il
loro viaggio, sostenuto dalla volontà e dal
coraggio di impersonare e dar voce al simbolico femminino,
generatore di vita e creatore di relazioni feconde.
Proprio come inno alla vita Pippa Bacca ha realizzato
durante il viaggio la "Lavanda dei piedi"
alle ostetriche del posto, come simbolo di riconoscenza
e gratitudine verso queste donne che permettono alla
vita di nascere in luoghi in cui la guerra troppo
spesso non ne ha rispetto. Come ha scritto Giorgio
Bonomi nel testo in catalogo, il viaggio di Pippa
Bacca ha aperto la mente e il cuore di tanta
gente, in tutto il mondo, per cui il male si è
trasformato, dialetticamente, in bene: è penetrato
in profondità, così, il messaggio che
larte di Pippa voleva comunicare, cioè
la fratellanza e lamore tra i popoli, e gli
individui, tra il tu e lio. Silvia Moro
ha invece utilizzato lantichissima arte del
ricamo che ha varcato i confini territoriali e culturali
ancora prima di quelli linguistici, chiedendo alle
donne che ha incontrato in ogni paese di realizzare
ricami sul suo abito che contaminandone il bianco,
rivelano e testimoniano la rete di connessione e relazioni
possibili come dissolvimento dei limiti territoriali,
culturali e linguistici, in nome della pace. Martina
Corgnati ben sottolinea nel suo testo in catalogo
lattitudine di Silvia Moro verso il progetto:
La rinuncia sistematica allautorship a
favore dello scambio e della condivisione, il rifiuto
di fermarsi sullopera, loggetto risolto,
compiuto e concluso a favore di un insistente e persino
umile processualità; il rifiuto, in altre parole,
della verticalità dellio a favore dellorizzontalità
del noi, un noi femminile, indefinito, aperto, non
barriera ma rete, non dogma ma tentativo, almeno tentativo
di osmosi e di condivisione. Saranno anche in
mostra le opere fotografiche di Sirio Magnabosco,
il fotografo che ha raccolto dal vivo le testimonianze
video-fotografiche dei rituali-performances quotidiane
come il lavaggio degli abiti, le persone, i loro mestieri,
l'interazione con i luoghi, la visita alle associazioni
culturali, i rapporti con gli artisti locali. Il 9
dicembre alle 18.30 verrà inoltre presentato
il catalogo del progetto Spose in viaggio
con i testi critici di Martina Corgnati e Giorgio
Bonomi, che interverranno allinaugurazione.
La mostra rimarrà aperta fino al 23 dicembre
e riaprirà dal 7 al 22 gennaio 2010 lun.-ven.
10.30/12.30 - 15.30/19.30
n.m.
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fino al 30 gennaio 2010
Dorothea Tanning
Beyond the Esplanade: Paintings, Drawings and Prints
from 1940 to 1965
Frey Norris Gallery and Annex
456 Geary Street, San Francisco, CA 94102
Beyond the Esplanade surveys a fascinating
period in the career of one of the most intriguing
artists and writers of the last century. After extensive
travel and living for some time in Sedona, Arizona
and the Loire Valley in France, Dorothea Tanning now
lives back in New York City, the same city where she
came to prominence in 1942. That year Julien Levy,
the gallerist who effectively introduced the United
States to Surrealism, visited her studio. Levy was
so impressed by Tanning's painting Birthday (now in
the Philadelphia Museum of Art), that he quickly offered
her a solo exhibition in his eponymous gallery in
1944. This exhibition was well received and positioned
Tanning as one of the more significant artists in
the country at the time. As a thinker and artist,
Tannings life with her husband, the renowned
painter Max Ernst, served as the epicenter for encounters
and electrifying exchanges with many of the most significant
creatives alive. From Joseph Cornell, Truman Capote,
Merce Cunningham, George Balanchine, John Cage and
Dylan Thomas to Alberto Giacometti, Joan Miro and
James Merrill, Tannings autobiography Between
Lives sometimes reads like a bildungsroman - Tanning
found herself quickly surrounded by genius, yet remained
sufficiently grounded to allow this to inspire and
not overshadow her own emerging oeuvre. The exhibition's
title painting, Beyond the Esplanade (1940), speaks
to the strength of will, creative unorthodoxy and
story of artistic blossoming that would define Tannings
evolving vision. Through work that cleaves rather
closely to Surrealist paradigms of the biomorphic,
erotic and the power of chance association, Tanning
matured into a period of prismatic abstraction that
calls to mind the shattering of semi-precious gems
across the surface of her paintings. In Daphne (1943),
Fatala (1947) and The Witch (1949), the intensely
self-revelatory and still self-obscuring tones of
her signature paintings demonstrate a sharp and witty
intelligence struggling with the effects of, and often
dismissive assumptions conjured by, her own physical
beauty. This struggle is probably best encapsulated
in the expression of the solitary and seductive but
perhaps drowned woman depicted in Beyond the Esplanade,
or the more confessional passages of her autobiography.
Paintings like Vorace Veracite (1956) and Ignotti
Nulla Cupido (1960) epitomize the jewel-like beauty
of the second and third decades of Tannings
career, a transition from a tone of discomfiting sexuality
to embracing a distinct abstract language, one defined
by color, hidden imagery and intricacy bolstered by
clever poetic titles. Tanning would later experiment
with what is now called installation art (such as
Hotel du Pavot, Chambre 202 of 1973) and soft sculptures
which the artist understood would not last, would
be ephemeral combinations of plump twisting curves
and functional furniture with titles like Pincushion
to Serve as a Fetish (1979). In the 1980s Tanning
began to concentrate more on her writing, authoring
several books and becoming a much celebrated poet,
with poems appearing in The Best American Poetry 2000
and The New Yorker. Beyond the Esplanade is the most
comprehensive look at Tanning's early career to appear
in an American gallery since the Philadelphia Museum
of Art hosted "Birthday and Beyond" in 2000,
to celebrate their acquisition of this seminal painting.
A 48 page catalogue accompanies the exhibition with
an essay by Surrealism scholar and art historian Amy
Lyford.
n.m.
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dal 28 novembre 2009 al 14 febbraio 2010
'Yayoi Kusama
'I want to live forever'

Padiglione d'Arte Contemporanea
Via Palestro 14
Milano
Curata da Akira Tatehata, direttore del National Museum of Art di Osaka, la mostra è dedicata alla protagonista indiscussa dell'arte contemporanea giapponese.
Oltre a dipinti figurativi e astratti di recente realizzazione, sculture di grandi dimensioni e installazioni create nell'ultimo decennio, sarà esposta anche una selezione di disegni risalenti agli anni '50 e '60.
In mostra anche Narcissus Garden, l'installazione-scultura presentata per la prima volta alla XXXIII edizione della Biennale di Venezia (1966). Kusama produsse questo ambiente interattivo composto da 1500 sfere metalliche con l'assistenza di Lucio Fontana. In una presentazione improvvisata sul prato del Padiglione Italiano, Kusama, vestita in kimono, puntò l'attenzione sugli aspetti commerciali usualmente velati della Biennale, vendendo ogni sfera a 1.200 lire. Più di quaranta anni dopo, Narcissus Garden arriva per la prima volta a Milano.
Kusama produsse i suoi primi enormi dipinti ''infinity'' alla fine degli anni '50 a New York. Oggi compone ancora questi quadri, come lo spettacolare ''I Want to Live Forever'' a cinque pannelli (2008). I suoi ultimi lavori figurativi, come ''Cosmic Space'' (2008), riflettono un'ossessione per la mortalità, oltre che per la solitudine, il vuoto e i misteri dell'universo fisico e metafisico. Nelle sue sculture, Kusama fa uso continuo di specchi, come nell'opera ''Passing Winter'' (2005) o nel complesso ambiente ''Aftermath of Obliteration of Eternity'' (2008), che utilizza un sistema di semplici ma ingegnosi strumenti ottici per creare un'interazione senza fine di luce riflessa. Il più recente gruppo di sculture monumentali di Kusama ''Flowers that Bloom at Midnight'' sono fiori barocchi dai colori accesi, che misurano in altezza tra 1,5 e 5 metri.
vedi Zucche e lanterna magica è il mondo di Kusama di Barbara Casavecchia
m.m.
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dal 25 novembre 2009 al 14 febbraio 2010
Marianne Werefkin
L'amazzone dell'avanguardia
Angels of Anarchy is the first major exhibition
in Europe to explore the crucial role that women artists
played in the surrealist art movement. The exhibition
features over 150 artworks, including paintings, photography,
sculpture and surreal objects, created by three generations
of artists from around the globe. The 32 artists are
some of the most important and influential artists of
the 20th century, including Frida Kahlo, Lee Miller,
Meret Oppenheim and Leonora Carrington. These were radical,
revolutionary women whose work still inspires, and sometimes
shocks, today. The exhibition explores five different
themes which show how women surrealist artists created
artworks which challenged and subverted tradition. These
themes are landscape, portrait, still life, interior
and fantasy.
Portrait/Self Portrait: Traditionally, portraiture has
represented women as passive muses or erotic objects.
This was strongly evident in art by the male surrealists.
The artists in this exhibition set out to challenge
this notion. The artworks in this section show how they
developed strategies to present identity as something
that is not fixed, but is transformative and continually
changing, something that can be manipulated to play
with and disturb image and gender boundaries. Photographic
and painted self portraits feature alongside little
explored photographs of women surrealists by women surrealists,
such as Dora Maar's and Lee Millers candid images
of their contemporaries, as well as rarely seen images
of Frida Kahlo by Lola Alvarez Bravo, including a poignant
portrait of Kahlos studio after her death.
Landscape: Women surrealist artists subvert the traditional
landscape in different ways. Rock formations, beaches
and desert sandscapes take on human characteristics.
In Ithell Colquhouns Scylla, rocks take on the
shape of a pair of thighs and in LEsprit saint
Jane Graverol transforms the female silhouette into
a rocky seascape. Throughout this section images of
rocks, holes, gaps and spaces in the landscape, such
as Lee Miller's Portrait of Space or Eileen Agar's Rocks
at Ploumenach, are represented as bodily parts and become
imbued with erotic significance. The artists depict
environments which are barren, desolate and impermanent,
as if in a state of transformation. This represents
the nomadic lifestyle of constant travelling and moving
from place to place experienced by many of the artists
represented.
Interior: Interiors in the world of women surrealist
artists become strange, unfamiliar and uncanny spaces.
They oppose the traditional view that a womans
place in the world is confined to the home. Some artworks
examine conventional, eroticised representations of
women in bedroom scenes. In other works, domestic interiors
are depicted as dark, claustrophobic or barren spaces
- the stuff of nightmares, such as Dorothea Tannings
Eine Kleine Nachtmusik or Remedios Varos Insomnia.
Interior spaces take on different meanings, redefined
as the spaces inside the artists head spaces
of memory, dream, desire and, above all, of freedom
of imagination and expression.
Still Life: Traditional still life painting usually
features subject matter such as arrangements of food,
flowers or objects. Women surrealists reworked still
life to challenge how women's roles and bodies have
traditionally been represented. They often draw comparisons
between body parts and food, using surrealist puns and
juxtapositions to 'dish up' the objectification of women
in a male-dominated world.Some artists used found materials
and animal matter such as wood, cork, coral and embalmed
birds to assemble beautiful, but sinister surreal objects.
Other artists put themselves into the artwork, such
as Francesca Woodmans torso in her photograph
Three Kinds of Melon and Mimi Parent's own hair in the
object Maitresse.
Fantasy: Fantastic scenarios played a significant role
in women surrealists' artistic production. Fantasy offers
fertile ground to explore unconscious drives and desires,
but also to examine the uncanny and the world of dreams
alongside the world of everyday life. The artists delved
into the world of dreams, myth, folklore and fairytales.
Images of goddesses, visionaries and hybrid beings are
re-worked to tell new stories and present alternative
identities for women. The sphinx, which in classic mythology
has the head and breasts of a woman, the body of a lioness
and the wings of an eagle, is a repeated figure (seen
in Jane Graverols LEcole de la Vanité).
The angel is also a recurring figure and one of the
key symbols of women surrealists, as a gender-ambiguous
divine messenger operating between worlds.
sms contemporanea, il centro di arte contemporanea del Santa Maria della Scala di Siena, in collaborazione con l’Espacio AV di Murcia e l’Estate di Francesca Woodman di New York presenta una grande mostra retrospettiva di Francesca Woodman composta da 114 fotografie, alcune delle quali inedite.
Nata a Denver nel 1958, figlia degli artisti Betty e George Woodman, Francesca cominciò a lavorare col mezzo fotografico a soli tredici anni di età, quando realizzò il primo autoscatto. Nei nove anni che separano questo esordio dall’abbandono volontario della vita, avvenuto nel gennaio 1981 a soli ventidue anni, l’artista ha continuato a fotografare se stessa in ambienti domestici, in mezzo alla natura, sola o con amiche, nel vivo di azioni e performance appositamente progettate.
Le serie fotografiche più significative si identificano con i luoghi dove sono state realizzate e ripercorrono i passaggi essenziali della sua biografia: la prima ha per scenario Boulder, nel Colorado, e data agli anni della scuola superiore, la seconda riguarda l’intenso periodo di formazione presso la Rhode Island School of Design di Providence, seguita da quella, molto ricca, che fra 1977 a 1978 venne eseguita a Roma. New York, da una parte, e la natura incontaminata della MacDowell Colony nel New Hampshire rappresentano le fasi estreme della sua opera.
Quasi tutta la produzione dell’artista vive nel rapporto tra il proprio corpo, oggetto e soggetto degli scatti, e il proprio sguardo, nella dialettica cioè che s’instaura fra la Francesca Woodman artista e la Francesca Woodman modella di se stessa. Di sé non offre mai alcuna visione idealizzata, eroica, caricata di particolari significati; al contrario, la propria immagine è sempre inserita nell’universo delle cose, come fosse una di esse o, meglio ancora, parte di esse. Ecco allora che il corpo di Francesca quasi si assimila con l’intonaco dei muri, gioca con la propria ombra, compare da porte e finestre, si nasconde tra i mobili e gli oggetti; la luce ne sfalda la consistenza piuttosto che esaltarla, oppure ne tornisce le forme purché siano sempre colte come frammenti, come particolari. Tratti caratteristici e ricorrenti sono anche l’assenza del volto, tagliato via dall’inquadratura - o nascosto da maschere, dai propri capelli, da una torsione del collo o del busto - e la dimensione performativa, ben evidenziata anche dai pochi minuti di video girati dall’artista che sarà possibile vedere nel percorso della mostra.
La mostra, a cura di Marco Pierini e Isabel Tejeda, è accompagnata da un catalogo edito dalla Silvana Editoriale con testi di Isabel Tejeda, Marco Pierini, Rossella Caruso e Lorenzo Fusi.
Installazioni, opere a muro e tridimensionali, presenteranno la ricerca dell’artista compiuta dal 1998 ad oggi, in quattro cicli tematici.
Fausta Squatriti, artista visiva, poeta, narratrice, saggista, docente, esperta di editoria d’arte, è nota in Italia e all’estero già dagli anni ’60, avendo esposto in prestigiose gallerie, in capitali europee e americane, New York, Huston, Honolulu, Stoccolma, Caracas, Ciudad Mexico, Caracas, Tel Aviv, Parigi, Ginevra, Milano, Dusseldorf, ed altre, partecipando a numerosissime esposizioni di gruppo e di tendenza, si è sempre differenziata dalle ricerche in atto, pur partecipandovi in prima persona.
Ha al suo attivo parecchi testi di poesia e prosa pubblicati, e collabora a riviste specializzate, sia in arte che in letteratura, con testi creativi e critici.
La sua ricerca sul linguaggio la porta ad avvalersi liberamente delle tecniche a lei utili, dalle più antiche come l’acquarello o il disegno, alle fusioni in resina, alle stampe digitali, alle costruzioni in ferro, acciaio e pietra, con un suo personalissimo linguaggio che assume dentro al proprio lavoro le istanze proposte dalle avanguardie del ‘900, facendo dell’opera il luogo della meditazione etica sull’esistente, insistendo, in modo sempre profondo, specie negli ultimi vent’anni, sulla dolorosa contraddizione insita nella società di impronta occidentale, ma non solo.
Emblematico è il titolo dato alla mostra, preso a prestito dal linguaggio simbolico cristiano, “ECCE HOMO” : ecco qui l’uomo, nel suo dolore, nella sua miseria, e nella sua misteriosa grandezza, a causa della quale è spesso denunciato, perseguitato, esattamente come accadde a Cristo di fronte a Ponzio Pilato.
Una situazione che non ha mai smesso di ripresentarsi.
I cicli che saranno esposti riguardano dieci anni di ricerca attorno alla storia dell’umanità, della sua gloria e della sua miseria, e della natura così come è stata adattata, sia in positivo che in negativo, diventando anch’essa parte della incessante elaborazione della realtà, nelle mani dell’uomo.